Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 3

Chapter 32,658 wordsPublic domain

Tornando al proposito della nostra narrazione delle cose della Carolina, il reggimento inglese, che vi era stato introdotto, dacchè i reali avevano preso la tenuta della provincia, andava considerando del modo di ristorarvi i danni causati dalla guerra e dalle fazioni, e di vieppiù confermarla nella divozione del Re. Dopo la conquista i biglietti di credito perduto avevano ogni sorta di riputazione, e più non vi si potevano spendere per nissun valore. E siccome molti da un canto avevano ricevuto in pagamento di antichi crediti i biglietti scapitanti, e da un altro vi rimanevano da pagarsi molti residui di debiti contratti nel valore edittale di essi biglietti, così si vollero costringere i primi debitori a compensare ai loro creditori con un nuovo pagamento di moneta la differenza, che passava tra il valore reale, e l'edittale dei biglietti, e stabilire una norma ferma, giusta la quale i debitori dei residui dovessero con moneta ai loro creditori soddisfare. Si crearono a questo fine tredici commissarj, i quali fossero per informarsi dei varj gradi dello scapito dei biglietti, e facessero poscia uno specchietto, o tavola scalata della declinazione del credito di quelli; la qual tavola dovesse servire di norma legale nel pagamento degli anzidetti debiti. Procedettero i commissarj in questa difficile bisogna con eguale e giustizia ed avvedimento; e ragguagliando i prezzi che avevano le grasce nel paese a' tempi dei biglietti con quelli, che esse avevano l'anno precedente alla guerra, ed esaminate le diverse proporzioni degli scambj tra le monete effettive, ed i biglietti medesimi, formarono la tavola non solo anno per anno, ma ancora mese per mese, contenendo la prima colonna le date, la seconda la ragione del valor dei biglietti a quello delle monete, la terza la ragion del valore dei biglietti a quello delle grasce, e la quarta il mezzo proporzionale dello scapito. Questa estinzione del valor dei biglietti di credito causata dalla presenza degl'Inglesi nella Giorgia e nella Carolina fece sì, che quei, che se ne trovavano ancora per le mani, gli portarono, o mandarono nell'altre province, nelle quali, sebbene poco, conservavano però ancora qualche valore. Da questo, siccome pure dalla perdita della Carolina, e dal sinistro aspetto che avevano le cose del congresso a questo tempo, ne nacque, che i biglietti andaron soggetti in tutti gli Stati ad un nuovo e soverchio bassamento. La qual cosa vedutasi dal congresso, e conoscendo benissimo che nissun rimedio vi era, che atto fosse a resistere a tanta rovina, e ad arrestar il corso del disavanzo, determinò di cedere al temporale, ordinando, che per l'avvenire si spendessero i biglietti non nel valore edittale, ma nel convenzionato, e fece a quest'uopo anch'esso fare la tavola scalata, la quale dovesse servir di norma nei pagamenti. Questa risoluzione del congresso ch'era una violazione della pubblica fede, se si eccettuano alcuni debitori disonesti, fu e grata, ed utile all'universale. Imperciocchè nissuna calamità possa essere maggiore ad una nazione di quella, che nasce dall'avere un mezzo, che serve di pecunia, il quale sia fisso dalla legge, e variabile nell'opinione; e da un'altra parte i biglietti si trovavano allora nelle mani non dei primi, ma sibbene degli ulteriori possessori, i quali anch'essi gli avevano avuti a basso prezzo. Solo si sarebbe desiderato, che il congresso non avesse fatto tante e sì efficaci protestazioni di voler mantenere il valor edittale dei biglietti. Conciossiachè ed il tenore stesso dei biglietti, ed i termini della creazione loro, e tutti gli atti pubblici, che a quelli risguardavano, promesso avessero, e solennemente assicurato, che un dollaro in biglietti sempre speso si sarebbe, e compro per un dollaro d'argento. E pochi mesi prima aveva il congresso in una sua lettera circolare favellato, come di una cosa ingiustissima di questa stessa risoluzione, che ora aveva preso, affermando, che la supposizione sola, che si volesse abbracciare, era da aversi in orrore. Ma tal è la natura dei reggimenti nuovi, massimamente a' tempi delle rivoluzioni, in cui gli affari dello Stato sono, più che in altri, soggetti all'arbitrio della fortuna, che spesso promettono di quelle cose che poi non possono attenere, essendo più forte l'imperio delle circostanze, che la necessità di serbar la fede. La qual cosa dovrebbe tali reggimenti rendere rispettivi nell'allargarsi in promesse. Ma eglino, o poco esperti, o troppo confidenti, o credendosi di aver vinto l'impresa, quando han trovato modo di spignerla pure avanti un dì, sembrano per l'ordinario più voler promettere, quanto meno hanno facoltà di attenere.

Il bando mandato fuori dai capitani britannici, pel quale disobbligavano dalle parole loro i prigionieri di guerra, e, restituendogli alla condizione di sudditi inglesi, gli costringevano ad unirsi alle genti regie, aveva causato non poco disgusto fra i Caroliniani. La maggior parte desideravano, poichè perduto avevano la libertà, di godersi almeno la pace alle case loro, accomodandosi in tal modo al tempo, e servendo alla necessità; la qual cosa, se fosse stata ad essi conceduta non avrebbero più fatto novità, e meno impazientemente sopportato avrebbero l'infelice condizione della repubblica. Quindi appoco appoco si sarebbero avvezzati al presente ordine di cose, e dimenticato avrebbero il passato. Ma quel bando di nuovo concitò la rabbia loro. Tutti dicevano; _se si ha a ripigliar le armi si combatta piuttosto per l'America, e per gli amici, che per l'Inghilterra, e per gli strani_. Alcuni, come dissero, così fecero. Sciolti dalla fede loro, siccome credettero di aver acquistato il diritto di ripigliar le armi, così lo vollero anche usare, e risoluti di pruovare ogni fortuna, per vie strane, ed incogniti tragetti si conducevano sulle terre della Carolina Settentrionale occupate tuttavia dalle genti del congresso. Altri continuarono a dimorare nel paese, e nella condizione di prigionieri, aspettando a volersi risolvere, che fossero chiamati attualmente dai capitani britannici sotto le insegne. I più, cedendo ai tempi, e non sofferendo loro l'animo di abbandonar le proprietà loro, e di ritirarsi in lontane regioni, come i primi, o temendo delle persecuzioni degl'Inglesi, e di quelle dei proprj paesani, desiderosi d'ingraziarsi presso i nuovi signori, amarono meglio, dissimulando, scambiar la condizion loro, e da prigionieri americani, diventar sudditi britannici. Alla quale risoluzione tanto più volentieri si accostarono, che correva voce, forse data ad arte, che il congresso fosse venuto in sulla determinazione di non contrastar più oltre agl'Inglesi la possessione delle meridionali province. La qual cosa non solo non era vera, ma era vero tutto il contrario, stantechè aveva il congresso nella sua tornata dei 25 giugno con molta solennità dichiarato, che ogni maggiore sforzo si voleva fare per ricuperarle. Ma queste cose non si sapevano dai prigionieri della Carolina, e vi si credeva dai più, ch'ella rimasta sarebbe una provincia britannica. Così la moltitudine correva parte per amore, parte per forza alla leanza. Ma gl'Inglesi avrebbero voluto avergli tutti, e non tornava lor bene, che vi rimanesse dentro, o fuori della provincia alcuno, che seguisse le parti del congresso. Epperò ogni sorta di stranezze usavano contro i beni, e le famiglie di coloro ch'erano fuorusciti, o di quei che rimasti erano prigionieri di guerra. Le proprietà dei primi erano sequestrate, e guaste, e le famiglie guardate di mal occhio, e taglieggiate, come di ribelli. I secondi erano spesso dai parenti loro separati e confinati in luoghi disagiosi e strani. Quindi quelli rientravano ogni giorno, e venivano a piegare il collo sotto il giogo della nuova servitù; e questi andavano anch'essi ad offerirsi, come buoni e fedeli sudditi del Re. Tra gli uni e gli altri vi erano di quegli stessi, i quali più vivi si erano dimostrati in quella loro impresa della libertà, e che avevano tenuto i primi maestrati nel reggimento popolare. Generalmente si escusavano col dire, che non avevano mai posto la mira all'independenza, e che detestavano la lega fatta colla Francia. Così gli uomini amano meglio esser tenuti bugiardi e spergiuri, che viver poveri e disgraziati. Queste cose si facevano nel contado. Ma gli abitatori della città, siccome quelli, che avevano per la capitolazione il diritto di starsene alle case loro, non furono inclusi nel bando dei 3 giugno. Epperò altri modi si usarono per fargli calare alla leanza. Gl'Inglesi ed i leali inveterati bucherarono di modo, che dugento e più Charlestonnesi fecero, e sottoscrissero una lettera pubblica, colla quale si rappresentarono al Capi britannici, seco loro congratulandosi dell'avuta vittoria. E siccome quest'era un concerto, fu loro risposto, goderebbero la protezione dello Stato, e tutti i benefizj della cittadinanza inglese, se volessero sottoscrivere una dichiarazione di leanza, e del buon animo loro a voler sostenere la causa del Re. Così fecero essi; molt'altri gl'imitarono. Quindi nacque una distinzione tra i sudditi ed i prigionieri. Erano i primi protetti, onorati, incoraggiati; i secondi guardati di traverso, molestati, perseguitati nella roba e nelle persone. I beni di costoro posti in contado erano manomessi e calpestati. In città era intrachiuso loro il ricorso ai tribunali per dirvi ragione contro i loro debitori, mentre da un altro canto era fatto abilità ai creditori, quand'eran sudditi, di chiamargli in giudizio. Quindi eran forzati a pagare i debiti, ed impediti dal riscuotere i crediti. Non erano lasciati uscir dalla città, se non colla licenza, la quale spesso, e senza nissun motivo era loro negata; e minacciati ancora di carcere, ove la leanza non sottoscrivessero. Le robe loro erano state messe a bottino dai soldati, e particolarmente gli schiavi involati. Nè v'era modo, che fossero loro restituiti, se non si piegavano, mentre i sudditi ciò di leggieri ottenevano. Erano gli artigiani permessi di lavorare, ma era poi negata loro la facoltà di farsi pagar la mercede delle opere dagli avventori, quando questi la ricusavano. Gli Ebrei stati erano lasciati comperare molte e ricche robe dai mercatanti inglesi, i quali colà eran venuti coll'esercito. Ma a meno che diventassero sudditi, non si permetteva loro di venderle. Insomma ogni arte si usava, e le minacce, e la forza per fare, che i cittadini mancassero alla fede data, ed all'antica soggezione ritornassero. I più simularono e dissimularono; e diventati sudditi furon fatti partecipi della britannica protezione. Altri o più ostinati o più virtuosi non s'inclinarono. Quindi le proprietà loro eran fatte bersaglio alla sfrenata cupidità delle soldatesche; altri nelle strette e pestilenti prigioni confinati; altri più fortunati, o più accorti incontrarono un volontario esiglio. In mezzo a così fiera catastrofe le donne caroliniane diedero l'esempio di una fortezza più che virile; e tanto amore dimostrarono di quella patria americana, che per me non saprei se le storie sì antiche che moderne ci abbiano tramandato la memoria di uguali, non che di maggiori. Non solo non tenevano a male, ma e si rallegravano, e si gloriavano all'essere chiamate col nome di donne ribelli. Invece di andarsene per le adunate pubbliche, dove si facevano le feste ed i rallegramenti, concorrevano a bordo delle navi ed in altri luoghi, in cui erano tenuti prigioni i consorti loro, i figliuoli e gli amici, e quivi con modi pieni di cortesia gli consolavano e riconfortavano. «Stessero forti, dicevano, non cedessero al furor dei tiranni; doversi anteporre le prigioni alla infamia, la morte alla servitù; risguardar l'America i suoi diletti campioni; sperare, i mali loro dover fruttificare, e produrre e confermare quella inestimabile libertà contro gli attentati dei ladroni d'Inghilterra; martiri essi essere, ma martiri di una causa sacra agli uomini e grata a Dio». Con tali detti ivano queste valorose donne disasprando i mali dei miseri cattivi. Allorchè i conquistatori nelle festevoli brigate, e ne' lieti concerti convenivano, non era mai che volessero le Caroliniane intervenirvi, e quelle poche, che sì facevano, n'erano presso le altre disgraziate. Ma come prima arrivava prigioniero in Charlestown un uffiziale d'America, tosto il ricercavano, e con ogni sorta di più onesta cortesia, e con ogni segno di osservanza e rispetto il proseguivano. Altre ne' luoghi più segreti delle case loro convenivano, e quivi addolorate lamentavano le sventure della patria. Altre i mariti loro incerti e titubanti riconfortavano, sicchè preferiron essi all'interesse ed ai comodi della vita un disagioso esiglio. Nè poche furono quelle, le quali venute per la costanza loro in odio ai vincitori, furono dalla patria bandite, ed ebbero i beni posti al fisco. Queste nel prender l'ultimo congedo dai padri, dai figliuoli, dai fratelli, e dagli sposi loro non che alcun segno dessero della fralezza, non so se nel presente caso io mi debba meglio dire maschile, o femminile, gli esortavano e scongiuravano, fossero di buono e saldo proponimento, non cedessero alla fortuna, e non sofferissero, che l'amore che portavano alle famiglie loro tanto in essi potesse, che dimenticassero quello, di ch'erano alla patria debitori. Quando poi, siccome accadde poco dopo, furono comprese in un bando dato ai libertini, abbandonate colla medesima costanza le natie Terre, ed esulando anch'esse, i mariti loro accompagnarono in lontane contrade, od anche sulle fetide e schife navi gli seguitarono, che a quelli servivano di prigione. Ivi ridotte in somma povertà, nutrendosi di vilissimi cibi, andavano con miserabile spettacolo mendicando il pane. Molte, ch'erano nate ed allevate in mezzo alle ricchezze, non solo ai soliti agi rinunciarono della passata vita, ed alla speranza della condizione avvenire delle famiglie loro, ma ancora ai più grossi lavorj; ed ai più umili servigi le disavvezze mani accomodarono. Tutte queste cose facevano non che con fortezza, con allegrezza; l'esempio loro confermò gli altri, e da questa fermezza delle caroliniane donne stette principalmente, che non venisse spento affatto nelle meridionali province il desiderio ed il nome della libertà. Da questo conobbero anche gl'Inglesi, che avevano alle mani un'impresa più dura di quello, che prima si fossero fatti a credere. Imperciocchè il più manifesto segno della generale opinione, e dell'ostinazione dei popoli in qualche pubblica faccenda loro quello sia, che le donne ne siano venute a parte, ed in questa abbiano posto la loro immaginazione, la quale se più debol'è, e più variabile di quella degli uomini, quand'è in calma, è bene molto più tenace e forte, quando è mossa ed accesa.

In cotal guisa si travagliava nella meridional Carolina, essendovi da una parte, od una ostinazione aperta contro il volere dei vincitori, od una simulata sottomessione, e dall'altra quei consiglj stessi che si pigliavano, operando un tutto contrario effetto a quello, che gli autori loro si proponevano. Il calore intanto della stagione, lo stato medesimo poco sicuro della Carolina, la carestia delle provvisioni, e la necessità di aspettar, per campeggiare, che fossero fatte le messi, indussero un pressochè generale silenzio della guerra, e soprattennero gl'Inglesi, acciò non si volgessero a voler conquistare la Carolina Settentrionale prima dell'uscir d'agosto, o dell'entrar di settembre. Per la qual cosa Cornwallis distribuì i suoi nelle stanze, di manierachè più pronti fossero e a dar animo ai contenti, ed a frenar gli scontenti, ed a por mano, quando fosse venuto il tempo, alla invasione di quella provincia. Attendeva specialmente a raccor vettovaglie e munizioni da guerra, delle quali fece la principal massa a Cambden, Terra grossa posta sulle rive del fiume Wateree sulla calpestata, che conduce nella settentrionale Carolina. Temendo poi, che i leali di questa provincia da eccessivo zelo mossi non prorompessero innanzi tempo, e perciò rimanessero oppressi, mandava loro continuamente dicendo, aspettassero le messi; stessero quieti; apparecchiassero intanto provvisioni per le genti del Re, che venute sarebbero a soccorrergli verso settembre. Queste esortazioni non poterono tant'operare, che i leali della contea di Tryon messi al punto dal colonnello Moore non insorgessero. Ma oppressi tosto da un subito impeto dei libertini guidati dal generale Rutherford, pagarono con una totale sconfitta il fio dell'imprudenza loro, e del non aver dato ascolto agli avvertimenti di chi più di loro e sapeva e poteva. Ottocento leali però sotto la condotta del colonnello Bryan riuscirono a congiungersi colle genti regie. Mentre una delle parti si ordinava ad assaltare nella stagione propizia la settentrional Carolina per di là aprirsi la via nel cuore della Virginia, il congresso faceva ogni diligenza per mettersi in grado di poter ricuperare la Carolina Meridionale. Nel che fece, come si vedrà, grandissimi frutti. Così la guerra, che per la malvagità della stagione era quasi spenta, doveva al tempo nuovo con maggior rabbia, che prima, riaccendersi.