Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 27

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Peraltro le armi non erano i soli stromenti che i nuovi ministri della Gran-Brettagna volevano adoperare per arrivare al fine loro, ch'era quello di una fortunata guerra, e di una onorata pace. E siccome tutti i nemici loro, quando nella presente unione continuassero, vincere e superar del tutto non isperavano, così fecero pensiero di mettere screzio tra di quelli, e scomunargli con fare a ciascun di loro profferte di condizioni di pace separate, avvisandosi, che il rompimento della lega stato sarebbe la più sicura via al conseguimento di una finale vittoria. Nel che speravano ancora, che quand'anche non avessero potuto ottenere l'intento, avrebbero almeno conseguìto quello di dar pasto, e di contentar i popoli della Gran-Brettagna, e rendergli, con dimostrare la necessità della guerra, alla continuazione della medesima meno avversi. Nè non era possente stimolo agli animi loro il pensare, che pure dovevan essi, volendo sostener quelle persone, che fin là tanto fuori, quanto dentro del Parlamento sostenute avevano, amici ed autori di pace, se non sinceramente, almeno apparentemente dimostrarsi. Per tutte queste cagioni operarono di modo presso l'Imperadrice delle Russie, ch'ella fece uffizio di componimento colle Province Unite d'Olanda col proporre, essendo a ciò fare dal Re della Gran-Brettagna autorizzata, alla repubblica una tregua, e quelle medesime condizioni di pace, che stat'erano accordate coll'Inghilterra nel trattato del mille seicento settantaquattro. L'ambasciador di Francia, che allora si trovava all'Aia, e che vegghiava queste pratiche, gagliardamente operò, perchè la cosa non avesse effetto, esortando gli Stati Generali a mantenersi in fede. Espose, che pure si erano colla Francia a non fare la pace coll'Inghilterra, se non se quando questa avesse riconosciuto l'illimitata libertà dei mari, obbligati; parlò dei concerti presi tra i due Stati intorno le operazioni navali da farsi contro il comune nemico, il rompere i quali sarebbe stato ugualmente poco onorevole alla repubblica, che dannoso al suo Re, loro fedele alleato. Toccò finalmente della riconoscenza, che gli dovevano per la conservazione del Capo di Buona Speranza, e per la ricuperazione dell'isola di Sant'Eustachio, e delle colonie di Surinam, l'una e l'altra operate dall'armi di Francia. Questi furono gli uffizj dell'ambasciadore. Considerarono poi gli Olandesi, che quelle isole e colonie erano come altrettanti statichi in mano dei Francesi, e che poca speranza poteva rimaner loro di ricuperarle, se essi dalla lega colla Francia si discostassero. Queste cose in un coll'opera dei partigiani della Francia, i quali in questa occorrenza efficacemente si travagliarono, fecero di modo, che gli Stati Generali non si dimesticarono alle proposte inglesi, e si risolvettero a non dipartirsi dall'amicizia di Francia, allegando, che ciò molto bene si conveniva a quella incorrotta fede, colla quale era sempre stata solita a procedere quella repubblica. Nè miglior fine sortirono le pratiche a questo medesimo fine introdotte presso i governi di Francia e di Spagna; perciocchè entrambi le offerte condizioni ricusarono, il primo, perchè aveva ferma speranza di cacciar del tutto gl'Inglesi dall'isole delle Antille, ed ottenere poscia migliori patti in proposito della libertà dei mari; il secondo per questi stessi motivi, e principalmente per quella leccornìa, accresciuta anche dalla speranza di aver in mano sua la Giamaica e Gibilterra, non considerando, che l'uomo ordisce, e la fortuna tesse; l'uno e l'altro poi per osservare il patto di famiglia, e per conservare intatto l'onore delle loro corone, il quale sarebbe grandemente offeso ad un somigliante abbandono fatto dell'alleato loro. Ma i ministri britannici avevano non poca speranza, che pei maneggi loro si potessero ridurre le cose a qualche composizione cogli Stati Uniti d'America. Per questo avevano mandato per iscambio al generale Clinton il Carleton, uomo, il quale per la prudenza ed umanità dimostrate nei passati fatti della canadese guerra era in buona voce presso gli Americani. Gli diedero facoltà, siccome pure all'ammiraglio Digby, di accordar la pace cogli Stati Uniti, riconoscendo la independenza, e concludendo con essi un trattato di amicizia e di commercio. Ma gli Americani considerarono, che a quel tempo nissuna legge era stata fatta dal Parlamento, che autorizzasse il Re a concludere o pace, o tregua coll'America, e che per conseguente quest'erano offerte e promesse, che i ministri facevano di per sè stessi, e che il Parlamento avrebbe potuto disdire. Conoscevano la ripugnanza, che aveva grandissima il Re al riconoscere la independenza loro. Perciò entrarono in gran sospetto, che ci covasse sotto qualche occulta frode, o malizia. Nel quale si confermarono anche maggiormente, quando intesero le novelle, che i ministri avevano introdotto pratiche d'accordi separati presso gli altri potentati guerreggianti d'Europa. Per le quali cose tutte si fermarono onninamente in questa sentenza, che questo fosse un andirivieno britannico fabbricato a bello studio per disgiugnergli tra di loro, e per menargli per parole. Sospettavano, che il trattamento dell'accordo fosse stato con artifizio dagl'Inglesi usato per deviargli dalle provvisioni della guerra, e per farsi più facile l'oppressione loro. Fece anche a questo tempo il ministro francese presso il congresso grandi uffizj, perchè si sturbasse la pratica, e non si desse retta a queste proposte, dall'una parte la mala fede britannica, dall'altra la lealtà e la generosità del suo Re esponendo, e con vivi colori dipingendo. Parve invero una gran cosa a coloro che reggevano i consiglj dell'America, il rompere sul bel principio dello Stato loro le promesse, e lo scambiar in una non sicura amicizia una provata alleanza. Perilchè ricusarono. Dichiarò il congresso non potere, nè volere in alcun negoziato particolare, nel quale l'alleato loro non partecipasse, entrare. E perchè da nissuno potesse stimarsi poco sincera la fede della repubblica, e per tor ogni speranza all'Inghilterra, ed ogni sospetto alla Francia, i particolari Stati tutti decretarono, che non mai sarebbono divenuti ad una pace coll'Inghilterra, se non vi fosse stato il contento dell'alleato; chiarendo anche nemici alla patria coloro, i quali tentassero di negoziare senza l'autorità del congresso. In cotal modo si ruppero sul principiar del presente anno le pratiche della pace, perchè le cose della guerra non erano ancor mature, e perchè in mezzo a tanta scambievole diffidenza nissuna forma di concordia si poteva trovare, se non era dall'ultima necessità indotta.

Andando le cose in America a questo cammino, nelle lontane isole dell'occidente già s'incamminavano elle a quel fatale caso, che doveva por fine all'antillese guerra, non altrimenti, che quello del Cornwallis aveva concluso l'americana. Eransi dai confederati quei maggiori apparati, che possibili fossero, fatti, per fare una volta l'impresa della Giamaica. Avevano gli Spagnuoli una possente armata, ed una grossa banda di soldati nelle isole di San Domingo e di Cuba, l'una e l'altra fornitissime di ogni cosa, e pronte a partire per ogni qualunque fazione, che si volesse tentare. Il conte di Grasse poi si trovava nel porto del Forte Reale della Martinica con trentaquattro grosse navi di fila, con altre due di cinquanta cannoni, con due armate in fluta, e molte fregate. Quivi attendeva a racconciarle, e stava aspettando una seconda conserva partita da Brest sul principio di febbraio, la quale gli recava una egregia quantità di armi e di munizioni, delle quali abbisognava. Rassettato che avesse il navilio, e ricevuto i nuovi fornimenti di guerra, intendeva di andar a congiungersi a San Domingo cogli Spagnuoli, e correre quindi unitamente contro la Giamaica. Effettuata la congiunzione, avrebbero avuto gli alleati un'armata di sessanta navi di fila, e da quindici in ventimila soldati da sbarcare, forza prepotente, e tale, che una somiglievole non s'era mai in quelle spiagge veduta. Non avevano a gran pezza gl'Inglesi forze nè terrestri, nè marittime, le quali fossero sufficienti a contrastare a tanto apparato. Imperciocchè Rodney, il quale si trovava a questo tempo alla Barbada dopo la congiunzione sua ivi fatta con Hood, e l'arrivo dall'Inghilterra di altre tre navi, aveva sotto il suo governo non più di trentasei vascelli di alto bordo, soldati da sparmiare per le guernigioni delle altre isole pochi, e nella Giamaica stessa si avevano solamente sei battaglioni di stanziali, con anco entrovi, secondo l'usanza di quei paesi, molte paghe morte, e le bande paesane. Il terrore vi era grande, ed il governatore dell'isola vi aveva promulgato la legge marziale, per la quale veniva a cessare ogni autorità ne' maestrati civili, ed a conferirsi tutta ai Capi della guerra.

L'ammiraglio Rodney conosceva benissimo, che tutta la fortuna dell'antillese guerra, e quella di tutte le possessioni inglesi in quei mari totalmente pendevano dall'intraprendere la conserva di Brest, primachè ella arrivasse nei porti della Martinica, e dall'impedire, che l'armata francese non andasse ad accoppiarsi colla spagnuola a San Domingo. Per ottenere il primo di quest'intenti era egli uscito al mare, e talmente aveva la sua flotta arringata a sopravvento dell'isole, che ella si distendeva dall'isola Desirada sino a quella di San Vincenzo in su quella via, la quale tengono per l'ordinario le navi, che vengono d'Europa per recarsi alla Martinica. E per maggiore sicurezza aveva anche fatto affilar le sue fregate più in là a sopravvento, perchè, speculando tutto all'intorno, avvisassero prontamente l'avvicinarsi del nemico. Ma i Francesi, che pure subodorato avevano qual cosa, invece di andare al solito viaggio per alla Martinica, la conserva loro talmente avviarono, che, torta la via a destra verso settentrione, passarono a tramontana della Desirada, e poscia piaggiando a sottovento la Guadaluppa e la Domenica, la condussero a salvamento a Porto Reale della Martinica. Fu questo molt'opportuno rinfrescamento ai Francesi, e d'infinito cordoglio cagione agli Inglesi, ai quali nissun'altra speranza rimaneva al preservarsi da una totale rovina in quei lidi, fuori di quella d'impedire la congiunzione delle due armate francese e spagnuola in San Domingo. A questo fine andò Rodney a porsi al Gros-Islet in Santa Lucia, dove stava continuamente alla vista, e per la vicinanza de' luoghi poteva facilmente, e spacciatamente venire informato di quello, che si facesse il nemico al Forte Reale. Faceva sopravvedere diligentemente il mare dalle veloci fregate. Attendeva intanto a far acqua, e viveri, ed a porsi in grado a poter bastare ad una lunga crociata.