Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4
Part 24
In mezzo a tanto pericolo ricevè Cornwallis lettere da Clinton, per le quali ei gli faceva intendere, che sperava, che l'armata soccorritrice avrebbe potuto passar lo scanno, ed entrar nell'alto mare il dì 12 di ottobre, salvi i venti, e gli accidenti contrarj. Lo avvertiva però, che tutte queste cose erano molto soggette a ingambature; e perciò gli facesse a sapere, se potesse tenersi sino alla metà di novembre; poichè nel contrario caso avrebbe egli fatto un motivo per la via di terra, correndo contro la città di Filadelfia. Il che avrebbe fuor di dubbio fatto una possente diversione in suo favore. Così scrisse il capitano generale a Cornwallis. Perchè poi nei concieri da farsi alle navi si sia più tempo consumato di quanto i Capi britannici si erano fatti a credere da principio, e come in ciò si siano ingannati sì grossamente, che invece di uscir dal porto della Nuova-Jork ai cinque d'ottobre, come annunziato avevano, non siano usciti, che ai diecinove, a noi non è noto. Certo è, che l'annunzio, e l'inopinato indugio furono causa, che si perdè l'esercito. Imperciocchè Cornwallis stando a speranza del vicino soccorso persistette nella difesa, e si astenne da quelle risoluzioni, che lo avrebbero potuto salvare. Nel che però, se egli si può scusare, dopo ch'ebbe la prima lettera di Clinton ricevuto, colla quale questi gli aveva annunziato che l'armata sarebbe partita il dì 5 d'ottobre, non lo è ugualmente, siccome pare, dopo ricevuta la seconda, per la quale seppe, ch'essa armata non poteva mettersi in via, se non se ai dodeci, lasciata anche la partenza medesima molto in dubbio. Non mancarono alcuni fra i capitani britannici, i quali furono confortatori, abbandonasse quelle fievoli mura, ritirasse improvvisamente l'esercito sulla sinistra riva del fiume, altro scampo cercasse alla sua salute. Lo consigliarono, trasportasse la notte la maggior parte delle sue genti a Glowcester; il che si poteva agevolmente fare per la copia del navilio, che si aveva in pronto dentro il fiume; rompesse, cosa anche facile ad ottenersi pel caso impensato, e per la superiorità delle forze, la schiera del signor de Choisy. Mostrarono, che allora si sarebbe trovato l'esercito in quella fertilissima regione, che è posta tra i due fiumi Jork e Rappahanock, dove per non aver essa fin allora patito nissuna percossa d'armi, si sarebbero trovati cavalli e vettovaglie in abbondanza; che si sarebbe potuto dilungare, marciando velocemente, di cento miglia dal nemico; che si sarebbe potuto proteggere la ritirata con una coda di tremila soldati valentissimi a piè ed a cavallo. Argomentarono, che una volta guadagnate le Terre oltre il fiume Jork, si sarebbe potuto deliberare, se si dovesse correre verso Filadelfia per andarsi a congiungere con Clinton il quale vi sarebbe venuto per la Cesarea, ovvero volgersi verso le Caroline, tenendo le vie superiori per poter guadar i fiumi sopra le diramazioni loro; che l'uno e l'altro partito offerivano pure qualche speranza di salute; perciocchè Washington non avrebbe potuto tostamente passare il fiume per seguitargli, a cagione del mancamento delle navi, e non sapendo a qual meta s'indirizzassero, sarebbe stato costretto a dividere in più parti il suo esercito. Aggiunsero, che quando anche avesse avuto prontamente le novelle della via, che intrapreso avessero, non avrebbe potuto tener loro dietro velocemente; perchè non avrebbe trovato nè stanze sufficienti per alloggiare, nè forni per ispianar pane, che bastasse ad alimentare tanta moltitudine. Concludettero, che il rimanere era un abbandonarsi in una perdita certa, e che l'andarsene poteva offerire qualche occasione di salvamento; e che in ogni caso la generosa impresa avrebbe con nuovo splendore le armi del Re illustrato. Se è fisso colassù, dicevano, che sì fiorito esercito non possa dalla cattività scampare, ciò non sia, se non dopo ch'esso abbia ogni sforzo fatto per allontanarla, e dopo d'aver onorato nome acquistato, e chiara fama presso gli uomini valorosi. Non volle Cornwallis, checchè di ciò ne sia la cagione, prestar orecchio a questi consiglj, e si risolvette a voler continuare a difendersi dentro le non difendevoli mura. Fors'ei credette, poter resistere più lungo tempo, dover gli aiuti arrivar più presto, e non potere, se questi fossero arrivati, venir escusato presso il suo Re, quando nella ritirata perduto avesse l'esercito. Pensò forse finalmente, che l'incertezza di salvarlo per mezzo della ritirata fosse altrettanto grande, quanto quella dell'arrivo dei soccorsi. Ma quello, che ne fosse la cagione, già le cose si volgevano a quel fatal fine, al quale erano incamminate. I confederati s'erano posti intorno i lavori della seconda circonvallazione, e con incredibile diligenza procedendo molto s'avanzavano. Era ella soltanto a trecento passi dalla piazza. Cercarono gl'Inglesi d'impedirgli cogli obici e colle bombarde. Ma gli altri colle artiglierie della prima circonvallazione, che continuamente fulminavano, operarono di modo, che gli assediati non solo non poterono guastare, o ritardar i lavori, ma ancora furono in sì fatta guisa battute le cannoniere sulla sinistra parte, che le artiglierie di dentro non potevano più fare effetto alcuno. Il che fu di tanto maggior pregiudizio, che verso quella appunto quei di fuori distendevano le trincee loro. Rimaneva a poterle compire, che si cacciassero gli assediati dai due ridotti esteriori, dei quali abbiam favellato, e ch'erano situati sulla sinistra della Terra. Comandò Washington, si pigliassero d'assalto. E per destar emulazione fra le due nazioni, commise l'assalto del ridotto destro posto a riva il fiume agli Americani, quello del sinistro ai Francesi. Erano i primi condotti dal marchese de La-Fayette, e dal colonnello Hamilton, aiutante di campo di Washington, giovane di grandissima aspettazione. Si trovava pure con essi il colonnello Laurens, figliuolo del presidente, ch'era tenuto prigione nella Torre di Londra, giovane anch'esso di alta speranza, e che avrebbe dato pruove della sua virtù, se un'acerba morte non l'avesse poco dopo alla sua famiglia ed alla patria tolto. Guidava i secondi il barone di Viomenil col conte Carlo di Damas, ed il conte di Due-Ponti. I capitani confortavano gli uni, e gli altri, combattessero con animo forte; quell'ultima fatica dover partorire una perpetua quiete. Andarono all'assalto con impeto grandissimo. Dall'esito di esso dipendeva massimamente quello dell'assedio. Approssimaronsi gli Americani cogli archibusi scarichi, e solo confidandosi nell'opera delle baionette. Arrivati, senza aspettare, che si rimuovessero gli ostacoli delle palificate, ma superatigli con grandissima celerità, saltarono dentro. Non così tosto si erano gli Inglesi messi in punto di difendersi, che furono dall'improvviso impeto oppressi, e se fu grande nell'assalto la virtù dei vincitori, non fu minore la umanità dopo la vittoria. Concedettero la vita a tutti coloro che la domandarono, malgrado le recenti crudeltà esercitate a Nuova Londra. L'uffiziale inglese si arrendè a Laurens, il quale in questo fatto si portò da uomo valoroso, ed acquistonne buon nome presso i suoi. Pochi soldati vi perdettero la vita da ambe le parti. Dall'altro canto vi fu maggiormente che fare. Ma infine i primi feritori, ed i granatieri francesi incuorati dai Capi, superati tutti gli ostacoli, entrarono dentro colle baionette appuntate, e si fecero padroni del ridotto. Così furono con non minor gagliardìa, che utilità loro guadagnati dai collegati i due ripari. Presentò Washington i due reggimenti Gatinese, e di Due-Ponti, i quali si erano trovati nel fatto, con due cannoni di quelli, che conquistati avevano. Non fecero gli assediati nissun motivo per ricuperar i due ridotti, e tosto gli assedianti gli rinchiudettero dentro la seconda circonvallazione, la quale si trovò allora compiuta sino al fiume. Ora la condizione degli assediati era diventata pericolosissima, e quasi disperata. Prevedeva ottimamente Cornwallis, che quando quei di fuori avessero piantate le batterie sopra la seconda circonvallazione, e con queste fulminato la piazza, non vi poteva più essere speranza alcuna di poter resistere. Le artiglierie sue erano la maggior parte o imboccate, o rotte, o senza carretti, i fossi scassati, le mura intronate, e quasi tutte le difese levate. Era egli a tanto bassamento condotto, che perduto l'uso delle artiglierie più grosse, appena che potesse dar segno di difesa col trarre degli obici, e di alcune più piccole bombarde. Oltre di ciò stavano i confederati apparecchiando certe batterie per trarre in arcata, e non si aveva dentro alcun riparo contro le offese delle palle di rimbalzo. In questo stato di cose, affine di ritardare, per quanto fosse in poter suo, il compimento delle batterie nemiche sulla seconda circonvallazione, si risolvette il capitano britannico a fare una sortita per farvi tutto quel guasto che potesse. Non credendo però, neanco con questo spediente, potere sbrigarsi dal pericolo in cui si trovava, nè prolungar le difese lungo spazio, scrisse a Clinton, che, essendo esposto ogni ora ad un assalto dentro fortificazioni rovinate, in una Terra poco atta alle difese, e con un presidio infievolito dalle ferite e dalle malattie, la condizione della Fortezza era molto incerta, e non portava il pregio, che l'armata, e le genti della Nuova-Jork si mettessero a qualche sbaraglio per soccorrerlo. Salivano gl'Inglesi dalla Terra la notte dei sedici sotto la condotta del colonnello Abercrombie, ed ingannati i nemici coll'aver dato voce, che fossero Americani, s'impadronirono di due batterie della seconda circonvallazione, una francese, e l'altra americana. Non pochi de' Francesi, che le difendevano, rimasero uccisi. Inchiodarono undeci pezzi di grosse artiglierie, e maggior male avrebbero fatto, se non che il visconte di Noailles, spintosi avanti prestamente, gli rincacciò, e rimesse dentro. Questa sortita riuscì del tutto inutile agli assediati, poichè per l'industria dei Francesi e le opere furono in breve tempo rassettate, e le artiglierie schiodate. Ora tutti i cannoni della piazza erano spenti; solo gli assediati briccolavano ad ora ad ora nel campo degli assedianti qualche bomba, ma ciò con poco frutto, e già veniva loro meno la provvisione delle bombe. Erano i soldati assai diradati, perduti d'animo, rifiniti dalle fatiche. Niuna speranza rimaneva di difesa; un assalto sarebbe stato irreparabile. Stretto Cornwallis da ogni parte, e disperato delle cose fu costretto di pensare per lo scampo suo a nuovi rimedj. Per la qual cosa deliberò di appigliarsi a quel partito, che avrebbe dovuto prima, quando era ancor tempo, abbracciare, e questo fu di far passare improvvisamente il fiume alle sue genti, e cercar quello, che sulla sinistra riva del medesimo determinasse la fortuna. Avvisava, che quando anche non potesse sfuggir la cattività, l'avrebbe almeno per qualche tempo ritardata, e che ad ogni modo i confederati occupati nel perseguitarlo, non avrebbero potuto sì tosto volger l'animo e l'armi ad altre imprese. Si preparano le barche; la notte vi s'imbarcano le genti, si lascian dietro le bagaglie, una piccola schiera, perchè capitoli, i feriti e malati, che non si possono trasportare, una lettera di Cornwallis a Washington per raccomandargli alla generosità del vincitore. Già una parte è sbarcata a Glowcester; già un'altra ha afferrato; già si aspettavano le rimanenti; i venti erano in calma, le acque tranquille, tutte le circonstanti cose parevano il nuovo disegno favoreggiare. Ma in questo arrischievole momento ecco improvvisamente sorgere una spaventevole bufera, che ogni cosa trasse a rovina. Le navi, che trasportavano le restanti genti ne furono di forza spinte all'ingiù del fiume, e l'esercito si trovò ad un tratto diviso in varie parti, le quali tra di loro non potevano comunicazione avere, nè vicendevolmente aiutarsi. Il pericolo era grande. Già si avvicinava la luce del dì. I nemici avevano posto mano ad allumare le artiglierie loro della prima e della seconda circonvallazione, e con orribile rimbombo e fracasso fulminavano la Terra. Le bombe traboccavano a copia nel fiume. Ma la tempesta intanto si era tranquillata, le barche poterono ritornare, ed essendo stato chiuso dall'inesorabile fortuna quest'ultimo spiraglio di salute agl'Inglesi, se ne tornarono essi, sebbene non senza pericolo durante il tragitto, là, dov'erano sicuri trovare od una certa morte, od un'inevitabile cattività. Occuparono pertanto di nuovo Jork-town. Cornwallis non vedendo alle cose sue rimedio alcuno, ed anteponendo la vita de' suoi valenti soldati all'onore, che avrebbero potuto acquistare in un mortalissimo assalto, mandò per mezzo di un tamburino dicendo a Washington, si cessassero le offese lo spazio di ventiquattr'ore, e si creassero intanto da ambe le parti commissarj per accordar l'arrendimento dei posti di Jork-town, e di Glowcester. Rispose il generale dell'America (imperciocchè non voleva andar tanto in là col tempo pel sospetto degli aiuti), che concedeva una tregua di due ore; proponesse in questo mezzo i patti. Avrebbe desiderato Cornwallis, che i suoi avessero la facoltà di ritornarsene alle case loro, gl'Inglesi in Inghilterra, i Tedeschi in Germania, dando però la fede di non portar le armi contro la Francia, e l'America sino agli scambj. Desiderò altresì, si regolassero gl'interessi di coloro fra gli Americani, i quali l'esercito britannico seguitato avevano, ed erano venuti a parte della sua fortuna. Ma nè l'una, nè l'altra di queste condizioni potè impetrare, la prima, perchè il Re d'Inghilterra non potesse i soldati cattivi adoperare nelle guernigioni interne, la seconda, perchè quella era una bisogna civile, fuori dell'autorità dei Capi della guerra. Rispetto però a quest'ultima tanto operò, che ottenne la facoltà di mandar per ispaccio, e senza che potesse essere ricerca, alla Nuova-Jork la corvetta la Bonetta. Solo fu obbligato di promettere, che tutte quelle persone, che vi si sarebbero imbarcate, dovessero esser poste al ragguaglio dei prigionieri di guerra, ed in tale condizione rimanersi sino agli scambj. Essendosi finalmente, dopo varie pratiche, i due nemici capitani accordati intorno gli articoli della resa, convennero nelle case di Moore i commissarj degli accordi, dalla parte inglese i colonnelli Dundas e Ross, da quella dei confederati il visconte di Noailles, ed il colonnello Laurens. Ai diciannove si fermarono gli accordi. Fossero le genti da terra prigioniere dell'America, quelle di mare della Francia; ritenessero gli uffiziali le armi loro, e le bagaglie; fossero i soldati fatti stanziare, e per quanto possibil fosse, raccolti in reggimenti nella Virginia, nella Marilandia, e nella Pensilvania; una parte degli uffiziali dovessero rimaner nella contrada in compagnia dei soldati; gli altri avessero la facoltà di andarsene sotto la fede loro, o nei porti americani tenuti dagl'Inglesi, od in Europa; la Bonetta ritornasse dalla Nuova-Jork, e fosse consegnata al conte di Grasse. Tutte le navi ed attrezzi navali furono posti in mano dei Francesi. Gli Americani ritennero le armi terrestri. Sommarono le navi al novero di venti, tutte da carico, oltre le fregate la Guadaluppa ed il Fowey. Altre venti erano state arse a tempo dell'assedio. Si trovarono tra in Jork-town, e Glowcester cento sessanta cannoni, la più parte di bronzo, ed otto bombarde. Il numero dei cattivi sommò, esclusi i marinari, a meglio di settemila soldati, ma di questi più di duemila o feriti, o malati. Morirono degli assediati da cinquecento cinquanta; fra gli uffiziali di conto nissuno fuori del maggiore Cochrane. Ebbero gli assedianti da quattrocento cinquanta tra morti e feriti. Deposte le armi furono i vinti a' destinati luoghi condotti. Se furono grandi, e di eterna lode meritevoli l'industria ed il valore, che dimostrarono gli alleati durante l'assedio, lo furono del pari la umanità e le cortesie, che usarono ai cattivi dopo la vittoria. I Francesi massimamente furono in questo singolari. Parve che a niun'altra cosa più pensassero che a quella di riconfortare, e racconsolare con memorabili pruove di gentilezza e di liberalità i vinti. Nè contenti alle dimostrazioni, profferirono, e ciò con istanze caldissime, la moneta loro sì pubblica che privata. Rendè Cornwallis per le sue lettere pubbliche alla cortesia loro solenne testimonianza. Fatte tutte queste cose, arrivava, il dì ventiquattro d'ottobre, alle bocche del Chesapeack l'armata inglese consistente in venticinque navi di fila con due di cinquanta cannoni, e parecchie fregate. Era essa partita dalla Nuova-Jork il giorno diciannove. Portava settemila soldati, e veniva in soccorso di Cornwallis. Ma i Capi udito prima il romore, poscia le vere novelle del disastro di Jork-town, la ricondussero tosto, tristi e dolenti, alla Nuova-Jork.
Se al suono della novella di una tanta, e sì gloriosa vittoria si rallegrassero gli Americani, non è da domandare. Tutti dimenticavano le passate sciagure, tutti gratificavano a sè stessi colle speranze dell'avvenire. Nissun dubbio intrattenevano della independenza. Tutti vedevano, che se la vittoria di Saratoga condotti gli aveva all'alleanza colla Francia, quella di Jork-town gli doveva condurre alla condizione di una nazione libera e franca; che se quella era stata causa di una fortunata guerra, questa doveva esserlo di una avventurosa pace. In ogni parte degli Stati si fecero feste e rallegramenti a sì gran sollevamento della fortuna d'America, ed a tanto abbassamento di quella del nemico. Le lodi di Washington, di Rochambeau; di Grasse e di La-Fayette andavano sino al cielo: Nè solo i popoli si rallegravano, e ringraziavano; ma il congresso la riconoscenza di tutti con solenni decreti confermava. Rendè pubbliche ed immortali grazie ai capitani, siccome pure a tutti gli uffiziali, e soldati dell'esercito vincitore. Ordinò, si rizzasse a Jork-town di Virginia una colonna di marmo ornata cogli emblemi dell'alleanza tra gli Stati Uniti, ed il Re Cristianissimo, e vi s'inscrivesse la compendiosa narrativa della dedizione del conte di Cornwallis. Decretò, fosse Washington presentato con due stendardi dei vinti, il conte di Rochambeau con due cannoni, e si richiedesse il Re di Francia, perchè fosse contento, si presentasse del pari il conte di Grasse. Andò altresì il congresso con solenne processione alla chiesa, per rendere divote e liete grazie all'altissimo Dio dell'avuta vittoria. Decretò finalmente, che il giorno tredici di dicembre fosse osservato, come di ringraziamenti e di preci a cagione di quell'evidente aiuto della divina Provvidenza. Nè a questo si ristettero le dimostrazioni della gratitudine della repubblica verso del capitano generale della lega. Gli Stati, le Università degli studj, le Società letterarie con lettere pubbliche si congratularono, e delle cose fatte molto il commendarono. Rispose a tutti assai modestamente, affermando, altro non aver fatto, se non quello, ch'era il dover suo di fare; del rimanente con acconce parole, e la virtù dell'esercito, e l'util opera del possente e generoso alleato lodando.
Avrebbe voluto Washington sì fattamente indirizzare l'avuta vittoria, che ne fossero del tutto gl'Inglesi cacciati dalla terra-ferma. Aveva principalmente posto l'occhio all'impresa di Charlestown; le quali cose tutte sarebbergli venute agevolmente fatte, se il conte di Grasse avesse avuto in poter suo di rimanere più lungamente su quei lidi. Ma i comandamenti del suo Re, e questi molto risoluti, il chiamavano nelle Antille. Alla volta delle quali isole, imbarcati i soldati venuti col marchese di San Simone, ei fece vela il dì cinque di novembre. Le genti vincitrici di Jork-town, parte si recarono sulle rive del fiume del Nort per vegghiar le cose di Clinton, che tuttavia si trovava forte nella Nuova-Jork, parte s'avviarono presso le Caroline per ingrossar Greene, e confermare alla lega l'acquisto di quelle province. Gl'Inglesi, abbandonata intieramente la campagna, dentro le mura di Charlestown e di Savanna si ritirarono. Intorno a questo medesimo tempo partì il marchese de La-Fayette per alla volta d'Europa desiderato, ed oltre ogni dire amato da quei popoli. Molto il congresso lo ringraziò dell'opera sua in favor dell'America. Pregollo ancora, fosse presso i ministri di Francia ad accordar seco loro le future cose, e molto tenesse presso il suo Re raccomandata la divota repubblica. Washington si riparò a Filadelfia, dove sovente si trovava a discorrere, ed a consultar col congresso sopra i casi della guerra, e le faccende dello Stato. E tanto fece ed operò, che gli affari appartenenti alla guerra furono per l'anno avvenire più presto, che nei passati stati fossero, espediti ed apparecchiati. Questo fu il fine della guerra virginiana, il quale fu anche a un di presso quello di tutta la guerra americana. In tale modo fu afflitta dal caso di Jork-town la potenza britannica su quel continente, che d'allora in poi, disperati gl'Inglesi di poter più instaurar l'impresa, pensarono non più all'offendere, ma soltanto al difendersi; ed eccettuati i luoghi forti, o quelli, ai quali aveva l'adito il loro prepotente navilio, che sono la provincia della Nuova-Jork, le circostanti isole, e le città di Charlestown e di Savanna, tutto il rimanente era ritornato all'obbedienza del congresso. Così pel cambiamento della fortuna i conquistatori diventarono conquistati, e quei, che nel corso di una crudele guerra l'arte di questa, come da maestri, dai nemici loro imparavano, in sì fatta guisa se ne informarono, che la fecero tornar in capo agl'insegnatori.