Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 23

Chapter 233,722 wordsPublic domain

Ma se sin qui si era la guerra di Virginia travagliata con varj, ma deboli accidenti, ora però quel disegno, il quale doveva con un gran fatto por fine a tutta l'americana guerra, diventava ogni dì, ed ogni ora più vicino al suo adempimento. Erano i Capi della lega in America informati, che il conte di Grasse colla sua armata, e con un rinforzo di genti da terra era prossimo ad arrivare, e non s'indugiarono a far tutti quei preparamenti, che necessarj credettero al poter trar profitto della prepotente forza, ch'erano per acquistare sì per terra, che per mare. Si abboccarono a questo effetto a Wither-field Washington e Rochambeau, al quale abboccamento doveva, secondo l'ordine preso, trovarsi anche presente il conte di Barras, che governava il navilio francese sorto a Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi; ma quest'ultimo per alcune sue altre bisogne non potè intervenire. Si accordarono i due capitani di far l'impresa della Nuova-Jork, e rituffando quel presidio nel mare tor del tutto agl'Inglesi quel principal nido, che di tanta utilità era stato loro cagione in tutto il corso della guerra, ed era tuttavia. Le mosse, che poscia fecero, furono tutte consentanee a questa deliberazione, e sì appropriate, che, allorquando fosse giunto in quelle spiagge l'ammiraglio francese, si potesse subito por mano all'assedio della città. Ne entrò Clinton in tanto sospetto, che per questa sola cagione aveva, siccome si è detto, voluto rivocare una parte delle genti di Cornwallis, primachè avesse ricevuto quell'aiuto di Tedeschi. Sperava Washington di poter condur a buon fine l'impresa della Nuova-Jork, perchè era confidentissimo, che gli Stati, massime i settentrionali, soddisfatto avrebbero pienamente alle richieste, che loro erano state fatte, di fornir ciascuno un determinato numero di soldati. Ma sebbene avessero in parte adempiuti i desiderj del capitano generale, non avevano però mandato al campo tutte quelle genti, che avrebbero dovuto mandare, in guisa ch'egli, che aveva sperato di aver in questo gran bisogno un esercito di dodici in quindicimila soldati del paese, non si trovò ad aver altro, che quattro, o cinquemila stanziali, ed altrettanti soldati di milizia, od in quel torno. La fazione poi della Nuova-Jork doveva riuscire assai difficile, avendovi dentro Clinton un forte presidio di più di diecimila soldati; e non si poteva ragionevolmente credere di poterla fornire con sì poca gente. Oltreacciò aveva de Grasse fatto intendere, che stante gli ordini del suo Re, e gli accordi da lui fatti cogli Spagnuoli nelle Antille, non avrebbe potuto sulle coste dell'America rimanere oltre la metà di ottobre; e certamente sì breve intervallo di tempo non avrebbe bastato ad operare la conquista della Nuova-Jork. Finalmente si conosceva la ripugnanza, che gli uffiziali di mare, specialmente francesi, avevano a superar lo scanno per entrar nel porto di questa città. Tutti questi pensieri turbarono la deliberazione di Washington di assaltar la Nuova-Jork; e considerato, che sebbene a questa impresa per la pochezza delle sue genti non fosse capace, poteva però facilmente, e con molta speranza di prospero successo recarsi contro Cornwallis nella Virginia, a quest'ultimo partito si appigliò. Ma però siccome colle mosse già fatte aveva fatto nascere nella mente di Clinton il sospetto, ch'ei volesse recarsi contro la Nuova-Jork, così, malgrado che avesse volto l'animo ad un'altra impresa, volle continuare a nudrir in quello con altre, e più vive dimostrazioni il sospetto medesimo, e ciò a fine, che il capitano inglese non potesse apporsi, e penetrar nel suo segreto. Per la qual cosa, per condurlo più coloratamente nella trappola, scrisse lettere a parecchj de' suoi capitani, od agli uffiziali civili, nelle quali ei palesava il suo disegno di voler correre contro la Nuova-Jork, e poi artatamente le ebbe mandate per quelle vie, dove sapeva, che sarebbero dal nemico intraprese. La cosa allignava, e Clinton entrava ogni dì più in gelosia per quella sua città principale, e vi moltiplicava dentro le difese. Nel medesimo tempo era partito dall'Isola di Rodi il conte di Rochambeau con cinquemila Francesi, è già era giunto vicino al fiume del Nort. Si levava Washington dal suo campo di New-Windsor, ed andava ad incontrarlo sulla sinistra riva. Accozzatisi insieme ivano i confederati a campo a Philisburgo, come se correr volessero a Kingsbridge, ed entrar nell'isola stessa della Nuova-Jork. Vennero poscia a porsi effettualmente a Kingsbridge, ed andavano bezzicando i posti britannici or qua, or là tutto all'intorno dell'isola medesima. Nè contenti a questo gli uffiziali dei due eserciti accompagnati dagl'ingegneri andavano continuamente sopravvedendo dai due lati l'isola, raggiustando carte dei luoghi particolari, e formando piante di diversi posti, e perfino delle fortificazioni stesse, alle quali si accostarono a tiro d'artiglieria. Diedero anche voce, che fosse tosto per arrivar al Sandy-hook il conte di Grasse, e per far parere la cosa più verosimile, si erano i Francesi recati verso il Sandy-hook, e verso le coste prospettanti l'Isola degli Stati, come se avessero disegno di aiutar l'armata di Grasse a varcar quel passo, e ad entrar nel porto della Nuova-Jork. Tanto abbondarono con questi tranelli, che piantarono perfino una batteria alle bocche del fiume Rariton all'indentro del Sandy-hook. Raccolti tutti questi andari degli alleati, fece Clinton avviso, che volessero far impeto contro la Nuova-Jork, ed aspettava un vicinissimo assalto. Ma già era vicino il tempo, che doveva schiarire questa posta, e quella benda, che con tant'arte era stata avvolta intorno agli occhi del capitano britannico, pronta a sciorsi, ed a cadere. Quando ebbe Washington i certi avvisi, che il conte di Grasse non era più lontano dal Chesapeack, alle bocche del qual golfo ei sapeva, che questi aveva rivolto il cammino, passava improvvisamente il fiume Crotone, poscia quello del Nort, e traversata a gran passi la Cesarea, iva ad accamparsi a Trenton sopra la Delawara. Diè però voce, e fe' certe finte, che diedero a credere a Clinton, che questo motivo aveva fatto soltanto per trarlo dalla Nuova-Jork, e combatterlo con forze prepotenti alla campagna. Clinton, credendosi d'ingannar l'ingannatore, non uscì. Finalmente avendo il capitano della lega inteso, già essere le prue francesi vicine ad afferrare le americane spiagge, varcata con grandissima celerità la Delawara, ed una parte della Pensilvania, comparì improvvisamente a capo d'Elk, che è la testa del golfo Chesapeack. Un'ora dopo, e ciò se non fu destino espresso del cielo, fu certamente un maraviglioso appuntamento di bene ordita e concertatissima impresa, arrivò a piene vele alle bocche del golfo il dì 28 agosto il conte di Grasse con venticinque navi di allo bordo; e non sì tosto arrivato pose mano ad eseguire quella parte del disegno, che gli era stata commessa. Bloccava le bocche dei due fiumi James e Jork colle sue navi armate; questo per tagliare ogni corrispondenza per la via del mare a Cornwallis colla Nuova-Jork, quello per aprirne una al marchese de La-Fayette, il quale già si era recato agli alloggiamenti di Williamsburgo. A questo ultimo fine dubitando i confederati, che lord Cornwallis, accortosi di quell'agguato, che gli si andava tendendo tutto all'intorno, non corresse contro il marchese, ed oppressolo colla prepotente forza che aveva, non si salvasse verso le Caroline, per non corrompere la opportunità con la tardità, posti in sui legni minori da tremila soldati, molto buona e forbita gente, sotto la condotta del marchese di San Simone, fecero loro salire il fiume James, sicchè tosto si congiunsero coi soldati di La-Fayette. Così tutte le genti furono ridotte insieme a Williamsburgo. Ma siccome gl'Inglesi avevano molto fortificato Jork-town, e tuttavia lo fortificavano, così a volersene impadronire era necessaria una regolare oppugnazione, e perciò abbisognavasi di molte grosse artiglierie. Per questo era partito tre giorni prima dell'arrivo del conte di Grasse al Chesapeack dall'Isola di Rodi il conte di Barras con quattro navi di alto bordo, ed alcune altre minori, colle quali aveva levato tutti gli stromenti più necessarj all'oppugnazione delle piazze. E siccome non gli era nascoso, che gl'Inglesi stavano con una gagliarda armata nel porto della Nuova-Jork, così per non correr pericolo di esser intrapreso, il che avrebbe rotti tutti i disegni, e guaste tutte le speranze, si era molto allargato nell'alto mare, e segando le acque delle isole Bahame aveva il corso del suo viaggio dirizzato verso il Chesapeack. Intanto era arrivato alle bocche di questo golfo lo stesso giorno dei 25 agosto colle sue quattordici navi l'ammiraglio Hood, e non avendovi trovato, fuori dell'aspettazione sua, l'ammiraglio Graves, gli mandò tosto per una veloce fregata annunziando il suo arrivo, e senza por tempo in mezzo andò a congiungersi con lui con tutta la sua flotta nel porto di Sandy-hook il giorno vent'otto. Non aveva Graves, siccome da noi fu accennato, nissun avviso ricevuto del futuro arrivo di Hood, ed oltre di ciò erano state le navi sue con grave danno travagliate dai tristissimi tempi durante la crociata nelle acque di Boston, e perciò non erano a modo niuno pronte ad uscire. Nondimeno avendo egli, il quale come anziano si era recato in mano il governo di tutta l'armata, avuto tempestiva notizia della partenza del conte di Barras dall'Isola di Rodi, aveva con tanta sollecitudine fatto lavorare al risarcimento delle navi, che si trovò apparecchiato a salpare l'ultimo dì d'agosto. Uscì con diciannove navi d'alto bordo, e si avviò verso il Chesapeack, dove sperava di arrivare prima di Barras. Pare, ch'egli non avesse ancora nissuna contezza dell'arrivo del conte di Grasse in quel golfo. Ma non sì tosto potè scoprire di lontano il capo Enrico, che osservò l'armata francese, la quale consisteva in quel punto in ventiquattro vascelli, sorta di modo, che dal capo medesimo si distendeva sino allo scanno, che chiamano il _Middleground_. Si preparava incontanente alla battaglia, quantunque avesse meno cinque navi del suo avversario. Da un altro canto il conte di Grasse, veduto comparire l'armata inglese, levatosi con maravigliosa celerità d'in sull'ancore, ed entrato nell'alto mare veleggiava, acciò non perturbasse la speranza della vittoria, alla volta del nemico. L'intenzione dell'Inglese era di combattere una stretta battaglia, poichè la condizione del tempo era sì grave, che vi andava, se più si tardasse, tutta la fortuna dell'armi britanniche, ed il destino di tutta la guerra. Una totale sconfitta avrebbe per gl'interessi della Gran-Brettagna poco peggiori effetti partorito, che una battaglia larga e sciolta, la quale non potendo essere determinativa, avrebbe sempre lasciato i Francesi padroni del Chesapeack, e per conseguente Cornwallis nel medesimo pericolo. Ma il conte di Grasse, il quale aveva buono in mano, non voleva recare il giuoco vinto a partito, nè commettere all'arbitrio dell'incerta fortuna quello, che quasi già sicura preda teneva in poter suo. Nella qual risoluzione tanto più si confermò, che quindici centinaia de' suoi marinari non si trovavano sulle navi, impiegati essendo nel trasportar a terra i soldati di San Simone; e fu sì subita l'apparizione dell'armata inglese, che non ebbe tempo a fargli rimontare. Solo si proponeva d'intrattenere, e di dar tanto impaccio con affronti trascorrevoli, e lontani al nemico, che potesse Barras sicuramente arrivare nel Chesapeack. Con questi diversi pensieri andarono all'incontro l'uno dell'altro i due nemici ammiragli. Si appiccò la battaglia molto aspra tra le due vanguardie, nella quale però entrarono anche alcune navi del mezzo. I Francesi, i quali non volevano troppo mordere, nè essere morsi, avendo anche ricevuto non poco danno, si ritirarono indietro, e condussero la vanguardia loro a ricongiungersi colla restante armata. La prossimità della notte, e la vicinanza delle nemiche coste obbligarono l'ammiraglio inglese a desister dal cercar più oltre di mescolarsi col nemico. Fu fatto grave danno altresì alla sua vanguardia. I vascelli più malconci furono il Shrewsbury, il Montagu, l'Aiace, l'Intrepido ed il Terribile, che anzi quest'ultimo fu sì rotto, che, non potendovisi più aggottare, fu costretto Graves ad arderlo. Perdettero gl'Inglesi in questo fatto tra morti e feriti 336 soldati e marinari; i Francesi poco più di dugento. Continuarono a starsene le due armate l'una a riscontro dell'altra ancora pei quattro seguenti dì; ma godendo per lo più i Francesi il sopravvento, e sempre persistendo nella risoluzione di non volerne venire ad una battaglia giudicata, più non si attaccarono. Finalmente, quando il conte ebbe inteso, che Barras era entrato sano e salvo colle navi armate, e colle onerarie nel Chesapeack, si ritrasse dall'alto mare ed andò a riporsi nel golfo, dond'era partito. Volle anche la fortuna, in tutto contraria agli Inglesi, che, nell'atto del rientrar nella bocca di quello, due fregate l'Iride ed il Richmond, che si erano durante la sua assenza introdotte dentro per portare, sebbene ciò non sia loro riuscito, spacci a Cornwallis, tolte in mezzo dalle navi di Francia, rimanessero loro in preda Graves, avendo le navi sue fracassate essendo il mare diventato tempestoso, e venutogli meno il disegno d'intraprendere Barras, era alcuni giorni dopo ito ad apportare alla Nuova-Jork. Divenuti in tal modo i Francesi totalmente padroni del Chesapeack sbarcarono prima le armi e le munizioni portate dall'Isola di Rodi, poscia con grandissima sollecitudine si adoperarono a traghettar colle votate navi da carico, e colle più leggieri fregate l'esercito di Washington da Annapoli (imperciocchè a capo d'Elk non si era trovato in pronto sufficiente navilio per operare un tal passaggio) alle bocche del fiume James, e di là a Williamsburgo. Così fu tolta del tutto la campagna a Cornwallis, e le genti sue, ch'erano nel torno di settemila combattenti, si trovarono tutto ad un tratto per un mirabile concorso di prudenza umana, e di favorevole fortuna cinte da ogni intorno d'assedio, dalla parte di terra da un fiorito esercito di ventimila soldati, inclusi quattro migliaia di milizie, e da quella di mare, e per la via dei fiumi James e Jork da un'armata di circa trenta vascelli di alto bordo, e da una moltitudine di legni di minore grandezza. Tutto l'esercito dei confederati si era, come abbiam detto, raccolta dentro Williamsburgo, la qual città è lontana a poche miglia da Jork-town. Avevano però mandato una grossa banda di soldati, massimamente cavalli, sotto la condotta del signor de Choisy, e del generale Wieden a campo sulla sinistra riva del fiume Jork rimpetto Glowcester per impedire che di là gl'Inglesi non uscissero a foraggiare. Si erano i Francesi alloggiati sulla sinistra del campo a rincontro della dritta della città assediata, distendendosi dal fiume sino alla palude; gli Americani si eran posti sulla destra, e congiuntisi coi Francesi presso la palude, accerchiavano quindi la sinistra della città sino al fiume sotto la medesima.

Avea Clinton, al quale sì grandemente era a cuore il soccorrere Cornwallis nello stesso tempo, in cui l'ammiraglio Graves si era recato verso il Chesapeack, mandato a fare una fazione nel Connecticut. Sperava, tenendo in sulle brighe questa provincia, farvi concorrere una parte dei nemici; poichè avvisava ottimamente, che rimanendo le forze loro intere attorno le mura di Jork-town, avrebbe agli assediati convenuto arrendersi. Era il fine della fazione l'acquisto della città di Nuova Londra, ricca e prosperante Terra, posta sulle rive del fiume Nuovo Tamigi. Fu l'impresa commessa ad Arnold, il quale poca prima era ritornato dalla Virginia alla Nuova-Jork. Era l'accesso del porto di Nuova Londra reso difficile da due Forti piantati sulle due opposte spiagge, dei quali uno chiamavano Forte Trumbull, l'altro Griswold. Sbarcati i regj la mattina molto per tempo, agevolmente si fecero padroni del primo. Ma intorno al secondo vi fu che fare assai. Vi s'era gettato dentro a molta fretta il colonnello Ladyard con una banda di milizie, ed il Forte stesso era gagliardo, consistendo in una murata quadrata con orecchioni ai quattro angoli. Andarono ciò nonostante i reali valorosamente all'assalto, il quale se fu feroce, non fu men'ostinata la difesa. Si combattè prima coll'armi da fuoco, poscia, quando gl'Inglesi pervennero, sebbene non senza gravissime difficoltà e notabile strage loro, sulle mura, colle picche molto arrabbiatamente. Entrati finalmente dentro gli assalitori ammazzarono e chi s'arrendeva, e chi resisteva. Arse quindi tutta la Terra; chi scrive a caso, chi a posta. Molte ricche navi vennero in potere di Arnold. Compiuta la bisogna, non vedendo gl'Inglesi farsi all'intorno alcun motivo in favore loro, anzi romoreggiandovi i popoli contro, se ne tornarono là, dond'erano partiti, non senz'aver prima miserabilmente lacerato tutto il paese, pel quale passarono. Fu questa spedizione dal canto loro una ladronaia del tutto inutile. Imperciocchè poterono bene a posta loro tempestare, e furiare nel Connecticut, che Washington, avendo questo movimento in piccolissimo concetto, non si lasciò smuovere dal suo proposito, sapendo benissimo, che a colui, al quale ne fosse andata la vittoria di Jork-town, ne sarebbe anche andata quella di tutta la guerra. In luogo di mandar genti nel Connecticut le faceva tutte riscontrare nella Virginia.

Riusciti vani i due tentativi fatti per soccorrere Cornwallis, uno per mezzo della raccontata battaglia navale, l'altro per quello della fazione contro la Nuova Londra, Clinton raunò una Dieta di tutti i Capi dell'esercito e dell'armata, perchè tra di loro esaminassero e risolvessero quello che far si dovesse. Era a questo tempo arrivato dall'Europa alla Nuova-Jork l'ammiraglio Digby con tre vascelli d'alto bordo, ed inoltre un altro di pari portata vi era giunto con parecchie fregate dalle Antille. E sebbene, nonostanti tutti questi rinforzi, l'armata inglese non fosse ancora eguale alla francese, tuttavia, considerata la grandezza del pericolo, e l'importanza del caso, deliberarono i Capi britannici di porsi in mare, e correre in sovvenimento dell'assediato esercito. La qual cosa, premendo il tempo, avrebbe essi voluto fare immediatamente. Ma i racconci da farsi alle navi rotte dalla battaglia gl'impedirono. Sperarono però, che avrebbero potuto salpare ai cinque d'ottobre. Questo annunziò Clinton a Cornwallis per una scritta in cifera, la quale, malgrado l'estrema diligenza del nemico, gli fu il giorno 29 settembre ricapitata. Questa lettera operò di modo nella mente di Cornwallis, che, abbandonate tutte le difese esteriori, si ritirò del tutto dentro la piazza. Della quale risoluzione gli uomini intendenti della guerra molto, e secondo che a noi pare, molto meritevolmente il biasimarono, ed alcuni de' suoi capitani stessi ne lo avevano sconfortato; imperciocchè sebbene il capitano generale gli avesse annunziato, che aveva ogni ragione di sperare, gli aiuti sarebbero partiti dalla Nuova-Jork il dì 5 d'ottobre, ciò non di meno ei doveva considerare, che questa speranza per molte impensate cause poteva sfallire, e che ad ogni modo i viaggi marittimi sono più di ogni altra umana impresa soggetti agli accidenti della fortuna. Dal ch'egli è manifesto, che doveva ogni industria usare, ed ogni sforzo fare per mandar in lungo la difesa; ad ottener il quale intento le fortificazioni esteriori gli offerivano un mezzo molto efficace. Erano esse assai gagliarde; vi si era speso intorno incredibile fatica, e le genti erano a bastanza numerose, perchè potessero convenientemente difenderle. L'aver poi le genti medesime stivate dentro di una Terra, o per meglio dire di un campo trincerato, angusto per tanta moltitudine, le difese del quale erano tuttora imperfette, ed esposto per ogni dove, eccetto solo forse nel pendìo della collina verso il fiume, ad essere solcato dalle artiglierie del nemico, non fu certamente partito, che si possa lodare. Forse credette, che il restringersi, ed il ritirarsi in dentro, siccome pareva segno di timore, così sarebbe stato un nuovo sprone alla baldanza dei Francesi, perchè andassero subito all'assalto, del quale non dubitava punto di avere una compiuta vittoria. Ma Washington era altrettanto prudente, quanto animoso; ed i Capi francesi in quelle lontane contrade erano, ed a gran ragione, avari della vita dei loro. Tutti poi ripugnavano al rendere dubbia un'impresa, che ogni cosa annunziava, dover essere certa. Per la qual cosa saviamente deliberarono di farsi avanti colle zappe nel lavori di una regolare oppugnazione, prima di voler coll'armi assalire la Fortezza.

Egli è Jork-town, siccome abbiamo detto, una Terra posta sulla destra riva del fiume Jork. In questa era ridotta tutta la somma della guerra. L'avevano gl'Inglesi cinta di fortificazioni di diversa sorta. Dalla parte dritta, cioè superiore, l'avevano munita con un serraglio di puntoni tra di loro uniti, ed accortinati per mezzo di uno steccato, il quale sopportava un terrato a foggia di parapetto. I puntoni erano assicurati vieppiù da palizzate di frecce, e da abbattute d'alberi, e di terra. Una fondura paludosa si distendeva a fronte di queste opere, e quivi avevano costrutto un altro grosso puntone frecciato anch'esso, ed affossato. Questa era la parte più forte della Terra. Da fronte, cioè nel mezzo del circuito della piazza, avanti il quale girava anche la fondura, le difese consistevano in una tela di grosse palificate, ed in batterie, che guardavano i dicchi, che a traverso la palude davano l'adito alla palificata. Sul lato sinistro della fronte avevano alzato un'opera a corno affossata anch'essa, ed impalizzata; e quantunque non ancora perfetta fosse, nondimeno già vi avevano aperte alcune cannoniere. La parte sinistra poi, ch'è la inferiore, era assicurata da puntoni, e da semplici batterie accortinate con alzate di terra. Due altri piccoli, e non ancora finiti ridotti erano stati costruiti alcuni passi più in fuori verso la campagna, affine di dar maggior forza a questa parte, di verso la quale credevano principalmente avessero a venir le offese. Quivi la campagna era o piana, o solcata da stroscie, ed opportuna agli assediatori. Lo spazio poi dentro le fortificazioni era molto stretto, e mal sicuro alla guernigione. Dall'altra parte del fiume, vale a dire a Glowcester si era fatta un'altra cinta con terrati, e batterie, dove meglio il sito lo consentiva, ma però di poco momento.

Incominciarono i confederati a lavorare alle trincee la notte de' 6 ottobre. Nel che procedendo con cautela, fecero, nonostante che quei di dentro non avessero mancato di noiargli colle artiglierie, tanto frutto, che non tardarono a condur a termine tutta la prima circonvallazione, a rizzarvi su le batterie, ed a mostrar alla piazza poco meno di cento bocche da fuoco delle più grosse. Contro tanto impeto non avrebbero potuto resistere le meglio edificate mura, non che quelle di Jork-town ancora imperfette. Erano gl'Inglesi occupati non solo nel difenderle e ripararle, ma ancora in finirle. In pochi giorni la maggior parte dei cannoni loro erano soffocati, le difese levate, e le bombe traboccavano a copia in ogni luogo, e perfino, oltrepassata la Terra, nel fiume, dove appiccarono il fuoco, ed arsero la fregata il Caronte. Si vedeva manifestamente, che il valor non bastava contro tanto furore, e che non avrebbe la difesa potuto durar lungo tempo. Le artiglierie degli assedianti erano governate dal generale americano Knox, il quale così in questa, come in tutte le altre fazioni della guerra meritò lodi di ottimo bombardiere, e fu operatore, che i suoi in ciò tanto profittassero, che i Francesi stessi restavano maravigliati all'industria loro nel maneggiare questa sorta di armi.