Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 21

Chapter 212,402 wordsPublic domain

Greene in questo mezzo tempo non era stato ozioso nel suo campo sulle colline del Santee; chè anzi con ogni industria si era affaticato nel rifar genti, e con ispessi armeggiamenti le veterane confermare, le nuove ammaestrare nell'arte delle fazioni militari. Nè la sua diligenza era rimasta senza effetto. Fatte venire al suo esercito le bande paesane dei contorni, venne a raccozzare un novero di un esercito giusto, ottima gente, ed infiammatissima contro gl'Inglesi. Diventato poderoso, ed essendosi già in sull'entrar di settembre rinfrescata la stagione, si determinò ad andare ad assalir gl'Inglesi, e cacciargli del tutto da quelle poche Terre, che tuttora possedevano nella Carolina fuori della città di Charlestown. Fatta adunque una grande aggirata all'insù, passava il fiume Congaree, e poscia scendeva a gran passo sulla destra riva, spingendosi per la diritta con tutto l'esercito contro gl'Inglesi, i quali sotto la condotta del colonnello Steewart avevano posto il campo loro a Macord's-ferry, luogo situato presso la congiunzione di quel fiume medesimo col Santee. I regj intesa la mossa di Greene, vedendosi venir all'incontro un nemico così grosso, e fornitissimo massimamente di corridori, e trovandosi troppo lontani da Charlestown, donde traevano le provvisioni, abbandonato Macord's-ferry si ritirarono più sotto Eutaw-springs, dove attendevano ad affortificarsi. Gli seguitò Greene, e ne nacque gli otto di settembre la battaglia di Eutaw-springs. Aveva il capitano del congresso indrappellato le sue genti, dimodochè la vanguardia fosse composta delle milizie delle due Caroline, e la battaglia di stanziali caroliniani, virginiani e marilandesi. Il colonnello Lee colla sua legione proteggeva il fianco diritto, ed il colonnello Henderson il sinistro. Il colonnello Washington co' suoi cavalli, ed i Delawariani seguitavano alla coda. Questi, come schiera di sovvenimento, dovevano fare spalle alle prime in caso di rotta. Le artiglierie procedevano a fronte delle due prime schiere. Il capitano inglese arringò i suoi in due file, la prima delle quali era difesa sulla dritta dal rivo Eutaw, e sulla stanca dalle vicine selve; la seconda, quale schiera di riscossa, si era fatta attelare sopra di un poggio per guardar la strada per a Charlestown. Si mescolarono dapprima i corridori dell'una e dell'altra parte. Poscia, ritiratisi dietro gli altri, si appiccò la zuffa molto aspra tra le genti di più grave armatura. Si pareggiò buona pezza la battaglia; ma finalmente le milizie caroliniane, cedendo il luogo, disordinate si ritirarono. Quella parte delle genti regie, che formavano la sinistra ala della prima fila, lasciati i luoghi loro, gli tenevano dietro. Il che fu cagione, che un poco si scompigliarono gli ordini, e non poterono combattere di compagnia coll'altra parte della fila. Si giovarono tosto i repubblicani del fallo commesso dai reali. Greene si spinse innanzi colla seconda schiera, e gli assalì con sì grande e forte animo, che incontanente gli ruppe e fugò. Per accrescere la rotta, ed impedire agl'Inglesi, che non si riordinassero, Lee co' suoi cavalli, girato loro all'intorno sul sinistro fianco, gli assaltò alle spalle. Allora non vi fu più modo alcuno allo scompiglio, ed alla fuga dell'esercito britannico. La destra ala però manteneva tuttavia la battaglia. Ma Greene operò di modo, che fu ferita da fronte molto aspramente dagli stanziali marilandesi e virginiani, e da fianco dallo squadrone del Washington. Tutti allora disordinati andarono in fuga. Così tutto l'esercito regio, voltate le spalle, e cogli ordini scomposti, si ritraeva verso gli alloggiamenti. S'erano gli Americani già fatti padroni di alcune artiglierie, avevano presi molti prigionieri, e parevano essere intieramente in possessione della vittoria. Ma gli eventi della guerra dipendono troppo spesso dal voler della fortuna; ed i soldati, che sono con ottima disciplina informati, sanno sovente in mezzo al disordine rannodarsi e ricuperar quello, che già parevano avere irrevocabilmente perduto; del che se ne vide nella presente battaglia un manifesto esempio. I regj in mezzo a tanto perturbamento degli ordini loro si gettarono dentro ad una grossa, e bene fondata casa, e là rattestatisi facevano una disperata difesa. Altri si raccozzarono dentro una folta e pressochè impenetrabile boscaglia, ed altri dentro di un giardino impalizzato. Quivi si rinnovò la battaglia più sanguinosa che prima. Fecero gli Americani tutto ciò, che per valenti soldati si potè per isbarbar il nemico da quei nuovi posti. Diedero la batteria con quattro cannoni alla casa; Washington sulla dritta si sforzò di entrare nella boscaglia, Lee nel giardino. Tutto fu nulla; vi si difesero gl'Inglesi sì valorosamente, che ne fecero tornare indietro con grave danno i repubblicani. Il colonnello Washington istesso ne fu ferito e fatto prigioniero. La pressa, l'abbattuta e la mortalità furono grandi, principalmente presso la casa. Steewart intanto, avendo riordinata la sua ala dritta, la spinse avanti, e fattala girare a stanca, urtò all'improvviso i soldati di Greene sul loro sinistro fianco. La qual cosa vedutasi dal generale americano, siccome pure la strage de' suoi, che la magione assaltato avevano, disperato di poter più spedire questo nodo, fe' suonar a raccolta, e ritirò le sue schiere ai primi alloggiamenti, poche miglia distante dal campo di battaglia. Perchè si sia ritirato sì lungo spazio, lo attribuisce alla mancanza delle acque. Condusse seco da cinquecento prigionieri, e tutti i suoi feriti, eccetto quelli, che si trovarono troppo vicini alle mura della casa. Perdè due cannoni. Gl'Inglesi se ne stettero tutto il giorno negli alloggiamenti loro. La notte, levatisi da quel campo, andarono a porsi più sotto a Monk's-corner. Scrivono gli Americani, avere i reali per la fretta sparsi a terra i liquori spiritosi, e rotto e nascosto nelle fonti di Eutaw molte armi. Perdè Greene in questo fatto tra feriti, morti e prigionieri meglio di seicento soldati; Steewart, noverando anche gli smarriti, molti più. Fu grande il valore mostrato in questa giornata dai repubblicani, i quali impazienti diventati di battaglia manesca, tosto ne vennero alle bajonette, l'uso della quale arme, se tanto temettero ne' principj della guerra, ora fatti più arrisicati facevano, che altri lo temesse. Rese il congresso immortali, e pubbliche grazie ai combattitori della giornata di Eutaw-springs, e presentò con uno stendardo conquistato, ed una medaglia d'oro il generale Greene. Poco tempo dopo, ricevuti alcuni rinforzi, seguendo con molto ardore la fortuna vincitrice, scendè nelle parti più basse incontro agl'Inglesi, e mostratosi nelle vicinanze di Monk's-corner e di Dorchester fece di modo, ch'eglino, impotenti al resistere, si rintanarono del tutto dentro la città di Charlestown. Solo facevano correre la contrada intorno dai loro speculatori, e foraggieri; ma però non si allargavano molto, perchè Greene prevalendo soprattutto di soldati leggieri gli frenava, e, correndo pel paese, disturbava le vettovaglie. In questo modo fu posto fine alla meridional guerra, e Greene dopo una lunga ed aspra contesa, e con molta maestria di guerra ricuperò alla lega tutte le due Caroline e la Giorgia, solo eccettuate le due città capitali dell'una e dell'altra provincia, le quali tuttavia obbedivano agl'Inglesi in un coi territorj più vicini alle mura. Tali furono i frutti della risoluzione presa da lord Cornwallis a Wilmington di portar le armi sue contro la Virginia. Ma molta lode si debbe a Greene, il quale venuto, scambiando Gates, al governo dell'esercito del mezzodì, quando le cose vi erano non solamente in declinazione, ma quasi disperate, le ristorò di modo coll'attività sua, coll'ingegno e coll'ardire, che i suoi, da vinti diventarono vincitori, i popoli sfiduciati confidentissimi, e la fortuna inglese testè sì promettente non trovò altro scampo, se non dentro le mura di Charlestown. E se fu valoroso capitano, si mostrò del pari integro cittadino, uomo gentile e cortese, amorevole amico. Ei fu tale che superò l'invidia colle sue virtù, e giovando alla patria sua, ed ogni cosa governando, e massime sè stesso, con mirabile modestia, fu degno che la fama trasmettesse immaculato il suo nome alla posterità.

Ma nella Virginia iva Arnold mettendo a sacco, ed a ruba sì le cose del pubblico, come quelle dei privati, quasi che volesse al tradimento accoppiare la crudeltà. La qual cosa, siccome da noi già si è notato, ad altro fine non era stata dai Capi britannici ordinata, se non se per cooperare coll'armi di Cornwallis nelle Caroline, e per turbare e dividere i disegni, e le armi del nemico. Imperocchè lo stabilire alla divozione del Re la Virginia con sì poche genti, non era cosa che si potesse non che eseguire, sperare. Ma intanto la fortuna dimostratasi contraria a Cornwallis, posto avea Arnold in un grandissimo pericolo, e già le milizie virginiane levandosi a romore tutto all'intorno lo avevano costretto ad abbandonare la campagna, ed a ritirarsi di tutta carriera a Portsmouth, dove attendeva a fortificarsi. Da un altro canto Washington, che stava continuamente in orecchie, conoscendo, quanto gli Americani desiderassero il sangue del traditore, aveva fatto il pensiero di serrarlo per terra e per mare, dimodochè non gli potesse sfuggire dalle mani. A questo fine aveva speditamente mandato alla volta della Virginia il marchese de La-Fayette con dodici centinaia di fanti leggieri; ed anche operò di modo coi Capi delle forze francesi nell'Isola di Rodi, che questi fecero uscire un'armata di otto navi di fila, perchè andassero a serrare il passo ad Arnold nel Chesapeack. Ma gl'Inglesi avendo avuto pronto avviso della cosa, salparono dalla Nuova-Jork con otto somiglianti navi sotto la condotta dell'ammiraglio Arbuthnot, ed incontrarono i Francesi presso il capo Enrico. Ne seguì una grossa affrontata, in cui le due armate ricevettero a un dipresso uguale danno. Questi ultimi però ne furono costretti ad abbandonar l'impresa loro, e di ritornarsene all'Isola di Rodi. Il che uditosi da La-Fayette, il quale già era giunto in Annapoli di Marilandia, se ne andò di là a capo d'Elk. Così scampò Arnold da un grave pericolo. A questi dì i capitani del congresso avevano mandato un trombetto, o caporale, o sergente, ch'ei si fosse, al mastro padiglione d'Arnold per ivi fornirvi alcuna bisogna appartenente all'esercizio della guerra. Porta la fama, che avendogli il traditore chiesto, che cosa avrebbero di lui fatto, se preso l'avessero, colui gli desse questa subita risposta: _Se t'avessimo pigliato quella gamba, che ti fu guasta, quando stavi ai soldi della repubblica, l'avremmo seppellita con ogni dimostrazione d'onore; il rimanente del corpo tuo l'avremmo impiccato._ Clinton, conosciuto il pericolo, che aveva portato Arnold, e dubitando, che i confederati non ottenessero un'altra volta quello, che ora avevano tentato invano, mandò tosto in soccorso suo il generale Phillips con due migliaia di soldati. Accozzatisi insieme Phillips e Arnold, di nuovo corsero la provincia, depredando ed ardendo ogni cosa. A Osborn distrussero un numeroso navilio con molti ricchi arnesi, e merci, massime tabacco. Il Barone di Steuben, il quale governava i repubblicani, avendo poche genti, non era abile al resistere. In fine arrivava il marchese co' suoi, e colla presenza sua ebbe preservato la ricca città di Richmond. Quivi però gli fu forza prospettar l'incendio della città di Manchester, posta sulla destra riva del fiume James, rimpetto a Richmond, alla quale i regj a bello studio avevano appiccato il fuoco. Ma la guerra, finora vaga e sparsa, già si volgeva ad un solo e determinato fine. Aveva Phillips ricevuto le novelle, che Cornwallis si avvicinava, e già era presso ad arrivar a Pietroburgo. La-Fayette anch'egli aveva avuto fumo di quello, che succedeva. Per la qual cosa l'uno e l'altro capitano si affrettavano per arrivare, prima delle genti ritornate dalla Carolina, a Pietroburgo; il primo per ivi congiungersi con Cornwallis, il secondo per questa congiunzione impedire. Prevalsero gl'Inglesi, e posto piede dentro la Terra vi si alloggiarono. Quivi Phillips assalito da mortal febbre passò di questa vita con infinito desiderio de' suoi, che molto per la perizia nelle cose militari il riputavano. Arrivò Cornwallis, dopo d'aver corso con infinito disagio trecento miglia, a Pietroburgo, e si recò in mano il governo di tutte le genti. L'esser la Virginia fatta sede della guerra molto rinvergava coi disegni, che i ministri britannici avevano fatto sopra di questa provincia. Tostochè pervennero in Inghilterra le novelle della vittoria di Guilford si erano i ministri fatti a credere, che le due Caroline fossero intieramente ridotte nella potestà del Re, e che poco più vi rimanesse a fare altro, che ordinarvi il consueto reggimento civile. Non dubitavano, che quello a che le armi di Cornwallis avevano aperta la strada, non fossero i buoni ordini per compire. Soprattutto un grandissimo fondamento facevano sui leali, siccome quelli, che malgrado tant'infelici sperimenti, e tante false speranze molto tuttavia se ne stavano alle baie, ed alle novelle dei fuorusciti soliti sempre a confortarsi cogli aglietti. Pertanto coll'opera di questi leali, col romore delle vittorie di Cornwallis, e con pochi presidj, che intendevano di lasciare qua e là ne' luoghi più acconci, avevano speranza, che i libertini delle Caroline sarebbero stati impediti dal tentar cose nuove, e che queste due province sarebbero nella pristina obbedienza raffermate. Rispetto poi alla Virginia, siccome dall'un de' lati ella è molto frequente di grossi e profondi fiumi, e di golfi mediterranei, e dall'altro credevano, che colle navi mandate nell'acque d'America dall'ammiraglio Rodney dalle Antille, avrebbero potuto la navale superiorità in quelle medesime acque conservare, così dubbio alcuno non avevano, ch'ella si potesse, se non intieramente conquistare e soggiogare dall'armi del Re, almeno sì fattamente molestare, e nelle sue viscere stesse percuotere, che molto ne increscesse agli Americani, ed affatto inutile diventasse alla lega. A questo fine avevano disegnato, che i capitani da terra scegliessero un luogo comodo sulle spiagge virginiane, e con ogni maggior diligenza lo affortificassero, perchè potesse diventare un posto sicurissimo contro le offese del nemico. Con questo, e colle prepotenti armi marittime stimavano di diventare del tutto padroni della Virginia; e da un'altra parte per le sopra narrate cagioni erano confidentissimi dell'intiera possessione delle Caroline, siccome pure della Giorgia. Nè temevano per queste ultime gl'insulti delle armi navali nemiche, essendo le spiagge loro importuose, e quei pochi porti più comodi che vi sono, trovandosi in mano dei soldati del Re. In questo stato di cose, essendo padroni delle quattro ricche province poste a mezzodì, siccome anche di quell'altra non meno ricca, che opportuna pei porti, della Nuova-Jork, opinavano, che gli Americani si sarebbero finalmente dati vinti per istracca, o che anche si sarebbe potuto la guerra offensiva proseguire. Così argomentavano, non sapendo ancora, che le armate inglesi sulle spiagge dell'America erano non che al di sopra, al di sotto: che le Caroline in luogo di essere in balìa del Re, erano tornate quasi intieramente all'obbedienza del congresso; e che se veramente Cornwallis era arrivato nella Virginia, là era giunto piuttosto, nonostante il fatto di Guilford, in sembianza di vinto, che di vincitore.