Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4
Part 20
Nel tempo medesimo in cui il congresso, avendo anche in ciò consenzienti Washington, e tutti gli altri principali uomini della lega, si sforzava di stabilir nuovi e buoni ordini civili, i quali sono il principale fondamento alle fortunate guerre, il Capo dell'esercito meridionale correva a gran giornate, e con forze potenti alla ricuperazione della Carolina, la quale gli era, come se fosse sicura, o poco difficile preda, lasciata nelle mani dal lord Cornwallis, che si era a volgersi contro la Virginia deliberato. Era, partitosene Cornwallis, il governo della meridionale Carolina venuto in mano del lord Rawdon, giovane di buona mente e di non mediocre aspettazione nelle cose della guerra. Aveva egli posto il suo principal alloggiamento in Cambden, città assai fortificata; ma però il presidio vi era dentro molto debole, e tale, che se atto era a difendere la Terra, non l'era del pari a tener la campagna. E questa medesima debolezza aveva luogo in tutti gli altri posti della provincia, che tuttora si tenevano per gl'Inglesi. Oltreacciò, siccome il paese era per ogni dove nimichevole, così erano stati obbligati a partir le genti loro in altrettante piccole squadre, a fine di conservare nella propria divozione que' luoghi ch'erano necessarj alle difese, ed a raccorre le provvisioni. Di questi i principali erano la città stessa di Charlestown, e quelle di Cambden, di Ninety-six e di Augusta. I popoli, udito la ritirata di Cornwallis verso la Virginia, avevano volto l'animo a cose nuove. Già in alcuni luoghi incominciato avevano a far sedizione, e si erano cupidissimamente vendicati in libertà. Sumpter e Marion, l'uno e l'altro uomini dispostissimi ad ogni pericolo, attizzavano il fuoco, e la gente tumultuaria riducevano sotto le insegne, ed ordinavano in regolari compagnie. Tenevano infestati i confini della bassa Carolina, mentre Greene col grosso dell'esercito si difilava verso Cambden. Già si sentivano in questa città occulti mormorj della venuta del capitano della repubblica, e già esso, essendo vicino ad arrivarvi, aveva, per dar maggior animo ai popoli rivoltantisi, mandato il colonnello Lee co' suoi cavalli a congiungersi con Marion e con Sumpter. Così Rawdon non solo si trovò ad un tratto assalito da fronte dalle genti di Greene, ma ebbe timore, che non gli venisse tagliata la strada alla ritirata verso Charlestown. La cosa gli apparve non solo improvvisa, ma ancora molto strana; imperciocchè nissuno indizio certo, o sentore gli era pervenuto della risoluzione presa da Cornwallis di abbandonar la Carolina per recarsi contro la Virginia; non che Cornwallis non avesse spedito i messi portatori della novella, ma erano sì generalmente avversi i popoli, che nissuno aveva potuto trapelare, e da questi nissuna notizia, che vera fosse, si poteva spillare. Egli poi a tutt'altra cosa avrebbe pensato fuori che a questa, che il frutto della vittoria di Guilford stato fosse quello di doversi Cornwallis ritirare dalla presenza del vinto nemico. Tuttavia Rawdon nulla sgomentandosi a quest'inopinato cambiamento delle cose, siccome uomo valente ch'egli era, fece tosto quelle deliberazioni, che meglio alla congiuntura, in cui egli si trovava, si convenivano. Avrebbe voluto ritirarsi più verso Charlestown; ma essendo il paese infestato dagli stracorridori di Sumpter, ed avendo già Greene alle costole, se ne tolse dal pensiero. Nella quale risoluzione viemmaggiormente si confermò, considerato, che le mura di Cambden erano forti e capaci a sostenere un primo impeto del nemico. Solo le genti sparse qua e là nelle guernigioni delle Terre più deboli contrasse, e fe' venire dentro di Cambden. Lasciò solamente munite le città più forti. Accostò Greene l'esercito alle mura di Cambden; ma trovatele ben munite, e conoscendo di esser troppo sottile di gente per poter assaltare la piazza con isperanza di vittoria, prese la via dei monti, ed andò a mettersi a fortezza sopra un colle chiamato Hobkirk-hill ad un miglio distante dalla città. Non istava senza speranza, che la fortuna gli avrebbe scoperto qualche occasione per combattere, e se non credeva sè stesso abbastanza gagliardo ad assaltar il nemico dentro le mura, si persuadeva però di poterlo vincere nell'aperta campagna. Era l'alloggiamento suo molto forte, avendo da fronte tra la collina e Cambden folte boscaglie, e da sinistra una profonda e non valicabile palude. In questo campo facevano gli Americani negligenti guardie, confidatisi o nella fortezza del luogo, o nella debolezza del nemico, ovvero portati da quella loro trascuraggine, dalla quale tante infelici pruove non avevano potuto per ancora ritorgli. Lord Rawdon, conosciuta la condizione del nemico, e sapendo anche che questi aveva mandato indietro ad un miglio distante le sue artiglierie, si mosse per andarlo ad assaltare; animosa risoluzione, ma fatta necessaria dalle circostanze. Poste le armi in mano perfino ai suonatori, ai tamburini, ed ai saccardi, e la città in guardia ai convalescenti, trasse fuori l'esercito camminando alla volta di Hobkirk. Non potendo nè il bosco, nè la palude, che gli stavano davanti, varcare, iva distendendosi a destra, e tanto si allargò, che gli venne fatto di girar intorno la palude, e di comparire improvvisamente sopra il fianco sinistro del campo americano. Greene, veduto un sì vicino pericolo, emendò colla prontezza sua nell'ordinare i soldati alla battaglia la passata negligenza. Essendosi accorto, che il nemico marciava assai ristretto in una colonna, venne in isperanza di poterlo spuntar dai due lati. Per la qual cosa comandò al colonnello Ford, perchè con un reggimento di Marilandesi andasse a fiancheggiar gl'Inglesi sulla sinistra, ed al colonnello Campbel commise, gli ferisse sulla destra. Gli fe' poi assaltar da fronte dal colonnello Gunby, e mandò nel medesimo tempo il colonnello Washington co' suoi cavalli, perchè, girato intorno il fianco loro destro, gli urtasse alle spalle. In tal modo si appiccò la battaglia molto feroce da ambe le parti. I reali sulle prime piegarono, ed andarono, fanti e cavalli, disordinati in volta. Il terror loro era anche accresciuto dalle spesse gittate di scaglia, che facevano loro addosso i repubblicani per mezzo delle artiglierie arrivate in su quel fatto al campo. In questo punto Lord Rawdon spinse avanti una squadra d'Irlandesi, ed alcune altre compagnie, che aveva tenuto in serbo per le riscosse, e per mezzo loro ristorava la fortuna della giornata. Si combattè allora buon pezzo aspramente, e diversi ondeggiamenti si osservavano, cedendo ora questa parte, ora quella. Ma finalmente un reggimento marilandese fieramente pressato dal nemico si disordinò, e pose in fuga. Questo fu causa, che anche i vicini si smagliarono, e la rotta divenne in poco tempo universale. Si rattestarono i repubblicani parecchie volte, ma sempre invano, incalzando vicinamente gl'Inglesi. Entrarono questi poco dopo negli alloggiamenti nemici sulla collina. Intanto il colonnello Washington, eseguendo gli ordini del capitano generale, si era colla sua cavalleria condotto dietro le file inglesi, mentre ancora non si erano, dopo la prima rotta, rimesse negli ordini loro, e molti aveva fatto prigionieri. Ma, veduta poscia la rotta de' suoi, si ritirò intiero. Alcuni dei prigionieri gli sfuggirono dalle mani; gli altri condusse seco al campo, dove si raccozzò con Greene. Questi dopo la sconfitta si era ricoverato a Gun-Swamp a cinque miglia da Hobkirk, dove fece testa, ed attese alcuni dì a raccorre i fuggiaschi, ed a riordinare l'esercito. Questa fu la battaglia di Hobkirk, la quale si combattè addì 25 di aprile. Lord Rawdon, essendo al di sotto in cavalli, ed avendo fatto non leggiera perdita nella battaglia, in luogo di seguitar Greene, si era riparato di nuovo dentro le mura di Cambden. Quivi avrebbe voluto fermar le stanze, e ciò tanto più volentieri ch'ebbe ricevuto un rinforzo di genti sotto la condotta del colonnello Watson. Ma ebbe gli avvisi, che gli Americani levatisi a romore inondavano da ogni parte il paese; che già il Forte Watson aveva pattuito; e quei di Granby, di Orangeburgh e di Motte erano stretti d'assedio, dei quali quest'ultimo non era di poca importanza per esser posto presso la congiunzione dei due fiumi Congaree, e Santee, ed essere una notabile riposta di munizioni. Queste sinistre novelle operarono di modo nella mente del capitano britannico (imperciocchè tutti quei Forti erano posti alle sue spalle), che si risolvette ad abbandonare Cambden, ed a ritirarsi più sotto verso Charlestown. La quale risoluzione mandò ad effetto il giorno nove di maggio. Uguagliò al suolo le fortificazioni, trasportò in salvo tutte le artiglierie e le bagaglie, condusse seco le famiglie di quei leali, che per essersi ardentemente scoperti pel Re, erano in maggior odio venuti de' repubblicani. Arrivò tutto l'esercito a Nelson's-ferry sulle sponde del fiume Santee il giorno 13 dello stesso mese. Quivi avendo inteso, essersi gli Americani fatti padroni di tutti i Forti, che sopra abbiam nominato, levate le tende, indietreggiò vieppiù, ed andò a porre il campo a Eutaw-Springs.
Greene veduto, che Rawdon, ritiratosi nelle parti disottane della provincia, si era levato del tutto dal pensiero di difendere le superiori, pose l'animo a voler conquistare i porti di Ninety-six, e di Augusta, che soli vi si mantenevano in nome del Re. Erano già questi due Forti assediati dalle milizie condotte dai colonnelli Pickens, e Clarke. Accostava Greene l'esercito alle mura di Ninety-six, e postosi intorno procedeva tosto a farvi intensissimamente lavorare all'oppugnazione. Nel che con grandissima laude si adoperò il colonnello Kosciusko, giovane polacco, desiderosissimo di veder bene di quella causa d'America. Eravi dentro, come castellano, il colonnello Cruger. Nel medesimo tempo Pickens campeggiava strettamente la Terra di Augusta, dentro la quale con non poca industria e valore si difendeva il colonnello Brown, che n'era conestabile. L'una e l'altra piazza erano molto forti, e ci voleva assai tempo per soggiogarle. Ma lord Rawdon, al quale incresceva il venir privo di quelle, e molto più il perdere le guernigioni, che le difendevano, avendo anche ricevuto in questo mezzo un rinforzo di tre reggimenti poco prima arrivati dall'Irlanda a Charlestown, si metteva in via per andare a disalloggiar il nemico da quelle Terre, e principalmente da quella di Ninety-six; perciocchè non avendo deliberazioni, se non difficili, e pericolose, amò meglio attenersi al partito più generoso. Strada facendo gli pervennero le novelle della perdita di Augusta, la quale combattuta forte da Pickens, e non avendo rimedio, si era arresa all'armi del congresso. Il qual caso fu all'animo suo un nuovo stimolo per conservare Ninety-six. Greene, riscaldando ogni ora più la nuova dell'avvicinarsi di Rawdon, conobbe ottimamente, che la qualità, ed il numero de' suoi soldati non erano di tal fatta, che potessero resistere, quando assaltati fossero nel medesimo tempo e dalla guernigione di Ninety-six, che saltasse fuori, e dai soldati freschi e desiderosissimi di gloria, che incontro gli venivano. Da un altro canto l'abbandonar l'assedio, prima che avesse tentato qualche onorata fazione contro la piazza, gli pareva troppo vituperevole partito. Per la qual cosa, sebbene i lavori dell'oppugnazione non fossero ancora a quel termine condotti ch'era necessario, e che malgrado, che già avesse sboccato nel fosso, e si fosse colle zappe avvicinato ad un bastione, tuttavia le fortificazioni rimanevano pressochè intiere, si determinò a voler dar la battaglia alla Terra. Poco sperava in quella condizione di cose di poterla conquistare. Ma confidava almeno di potersene andare in modo, che le armi americane ricevessero minor percossa nella riputazione. Fu battuta con grande impeto la Terra dagli Americani, e con ugual valore difesa dagl'Inglesi. Ma, veduto Greene, che non profittava cosa nissuna; che per lo contrario molti de' suoi erano morti dalle artiglierie nei fossi non ancora appianati, fatto suonare a raccolta, gli ritirò agli alloggiamenti. Poco dopo la ributtata, essendo già vicino Lord Rawdon, stendava, e si ritirava, perseguitandolo i reali inutilmente, al di là dei fiumi Tigre, e Broad. Il capitano del Re entrato in Ninety-six, ed attentamente esaminata la qualità dei luoghi, venne in questa sentenza, che la Terra non si potesse tenere. E perciò, messosi di nuovo in cammino, e procedendo verso le parti più basse della Carolina, andò a porsi con tutte le sue genti a Orangeburgh. Veniva Greene, fatto ardito dalla ritirata di Rawdon, per annasarlo in questa ultima città. Ma trovatolo grosso, ed acconciamente alloggiato dietro le giravolte del fiume, si ristè, ed andò a metter campo sulle alte colline del Santee. Sopraggiunse quindi la stagione caldissima e malsana; e nacque per essa quella cessazione dalla guerra, alla quale la rabbia degli uomini per sè stessa non avrebbe voluto consentire.
Sospese in tal modo le ire guerresche, si accesero vieppiù le civili, e queste furono molto più dagl'Inglesi, siccome perdenti, esercitate, che non dagli Americani. Tra gli altri successe un caso molto compassionevole, e che a grandissima rabbia ebbe tutta l'America concitato, specialmente i Caroliniani; e questo fu una esecuzione, che fecero i reali contro di un gentiluomo benissimo nato, e di ottimi costumi fornito. Era il colonnello Isacco Hayne stato ardentissimo nell'americana impresa, ed a' tempi dell'assedio di Charlestown aveva militato sotto le insegne di una banda paesana a cavallo. Venuta poi quella città in poter dell'esercito regio, Hayne, non bastandogli l'animo di abbandonar la propria famiglia, la quale tenerissimamente amava, per andarsene in istrani luoghi cercando rifugio contro la rabbia dei conquistatori, e conoscendo, che ad altri uffiziali americani era stata concessa la facoltà di rimanersene quieti alle case loro, purchè dessero la fede di non offendere gl'interessi del Re, se ne venne in Charlestown, ed ivi si constituì volontariamente presso i generali britannici prigioniero di guerra. Ma questi, ai quali non era ascoso, quanto fosse l'ingegno suo, e quanta l'autorità, ch'egli esercitava presso i popoli, desiderarono di averlo del tutto in poter loro, e non vollero riceverlo in quel grado, ch'era venuto a domandare. Gli fecero perciò intendere, ch'egli aveva a diventare suddito britannico, ovvero ad essere in istretta prigione rinchiuso. Questo avrebbe Hayne potuto sopportare; ma non gli sofferì l'animo d'essere dalla sua moglie, e da' suoi figliuoli sì lungo spazio disgiunto, e tanto meno, quanto che sapeva, che infuriava fra di essi il vaiuolo, dal quale eziandio furono, poco dopo, quella, e due di questi ad immatura morte condotti. Nè gli sfuggiva, che se non consentisse alla inchiesta britannica, ne sarebbero state le proprietà sue dalle sfrenate soldatesche poste a ruba ed a sacco. Nella durissima alternativa l'amor di padre e di marito tanto in lui operarono, che consentì a rivestirsi della qualità di suddito inglese. Solo pregò, non potesse venir obbligato a combattere coll'armi in mano contro i suoi; la qual cosa gli fu dal generale inglese Patterson, e dal Simcoe, sovrantendente di polizia in Charlestown, costantemente promessa ed affermata. Ma primachè si fosse al pericoloso passo risoluto, se n'era a trovar il dottor Ramsay andato, quegli, che scrisse poi la storia della rivoluzione d'America, pregandolo, gli fosse in ogni caso avvenire testimonio, che non intendeva a patto nissuno la causa dell'America abbandonare. Sottoscritta la obbligazione di leanza, fu lasciato ritornare alle case sue. Intanto essendosi vieppiù la guerra riscaldata da ambe le parti, e gli Americani, che erano stati debellati e vinti, riavutisi e comparsi essendo di nuovo più arditi che prima in sui campi, i capitani del Re nulla curando la promessa fatta all'Hayne, gl'intimarono, pigliasse le armi, seco loro si congiungesse, andasse a combattere quelle nuove teste di repubblicani. Non volle. Arrivarono poscia nel paese i soldati del congresso; gli abitatori del suo distretto si sollevarono, lo elessero a capitano loro. Non credendosi egli più oltre obbligato a serbar quella fede agli altri, che gli altri, siccome gli pareva, non avevano voluto serbar a lui, consentì alle voglie dei suoi terrazzani, e vestì di nuovo quelle armi, che la necessità gli aveva fallo deporre. Venne poscia coi corridori ad infestar la contrada attorno Charlestown, dove, incappato in un agguato tesogli dai capitani del Re, fu preso, condotto nella città, e gettato in fondo di una oscura e schifa prigione. Fu dannato a morte dal lord Rawdon e dal colonnello Balfour, comandante di Charlestown, e ciò senza niuna forma di giudiziale processo. La qual cosa parve a tutti, qual era veramente, non solo enorme, ma barbara; imperocchè perfino ai disertori siano concesse le solite forme dei processi, e le difese; dal qual benefizio solo le spie sono state dalle leggi della guerra escluse. Tutti, e repubblicani, e reali per le virtù sue il compassionavano, e voluto avrebbero salvargli la vita. Nè solo nei desiderj vani si contennero; chè anzi molti fra i leali, e lo stesso governatore per parte del Re venuti in presenza di Rawdon con grandissime instanze intercedettero in favor del condannato. Le gentildonne di Charlestown con ogni maniera di più umili, e di più efficaci parole scongiurarono, gli fosse condonato. I figliuoli suoi ancor fanciulli con orrevole accompagnatura de' più prossimi parenti, conciossiachè il crudel morbo avesse testè la madre di questa vita tolta, tutti sordidati e vestiti a bruno, ginocchioni si appresentarono avanti Rawdon, supplichevolmente della vita dell'infelice padre addomandandolo. Tutti i circostanti con dirotte lagrime secondavano gli effetti dei pietosi preghi. Rawdon e Balfour non vollero a patto nissuno mitigare la severità del giudizio. Vicino Hayne all'essere condotto all'ultimo passo fe' venire al cospetto suo il suo figliuolo primogenito, allora in età di tredici anni constituito, gli rimesse certe scritture da esser porte al congresso; poi gli disse; _tu verrai al luogo del mio supplizio; là riceverai il corpo mio, e farailo interriare nella sepoltura dei nostri maggiori._ Menato al patibolo, preso con affettuose parole l'ultimo congedo dai dolenti amici, che gli stavano intorno, incontrò la morte con quella stessa costanza, colla quale era vissuto. Fu egli del pari dabben uomo, amorevole padre, benvogliente cittadino, valoroso soldato. E certo se le smoderatezze de' principi, o l'impazienza dei popoli rendono qualche volta inevitabili le rivoluzioni negli Stati, bene è da deplorarsi, che le prime e principali vittime ne siano per lo più i migliori, i più ragguardevoli, i più onorandi cittadini. Preso questo crudel supplizio d'un uomo tenuto in sì gran concetto, onde tutta la città rimase intenebrata, e pregna di vendetta, se ne partì Lord Rawdon alla volta dell'Inghilterra. Chechè si debba della giustizia di quest'atto dei capitani britannici pensare (abbenchè in ogni tempo l'estrema giustizia sia stata riputata estrema ingiustizia), essendo esso stato tratto ad esecuzione, allorquando le cose loro già erano in tanta declinazione, parve alla maggior parte piuttosto uno sfogo di un nemico aontato dalle perdite, che l'effetto di una giusta legge. Fieramente ne adirarono gli Americani, e quegli odj, che già sì acerbi erano, vieppiù si rinfuocolarono. Gli uffiziali di Greene gli addomandarono, usasse le rappresaglie, protestando di esser pronti a sottomettersi a tutte le conseguenze, che ne sarebbero nate. Perilchè ei mandò fuori un bando, col quale minacciò di rappigliarsi della morte di Hayne sulle persone degli uffiziali britannici, che gli verrebbero alle mani. Così la guerra, già di per sè stessa tanto crudele, la diventava ancor di vantaggio per le tracotanti ire degli uomini.