Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4
Part 17
Ma se le cose tra gl'Inglesi, i Francesi, e gli Spagnuoli passarono nei mari d'Europa senza molto spargimento di sangue, e pressochè tutte in mostramenti, se non del tutto inutili, certo poco fruttuosi, si attaccarono però gl'Inglesi e gli Olandesi con tanto furore, e con sì gran valore combatterono gli uni contro gli altri, che parvero rinnovarsi quelle ostinatissime battaglie, per le quali sì grandemente furono queste due nazioni nel decimo settimo secolo celebrate. Esercitavano gli Olandesi nel mare Baltico un fioritissimo commercio coi proventi delle colonie loro, ed essendo come quasi i fattori generali diventati del traffico tra le nazioni settentrionali, e meridionali d'Europa, ne avevano grandissime ricchezze acquistato. Oltreacciò i paesi di verso tramontana erano quelli, nei quali andavano a far procaccio di tutti gli oggetti alle construzioni navali necessarj. La qual cosa molto più frequentemente usavano di fare, dopo ch'era nata la guerra colla Gran-Brettagna, a fine di poter allestire il navilio necessario, e mantener le possessioni, il commercio e la dignità della repubblica. Conciossiachè molto mancava, che i suoi arsenali nel momento della rottura fossero forniti delle cose, che abbisognavano. Non isfuggiva agl'Inglesi, di quanta importanza fosse e l'interrompere questo commercio, e l'impedire l'accivimento degli arsenali. Per la qual cosa molto per tempo, e perfino dal mese di giugno avevano fatto uscire con quattro grossi vascelli, ed uno di cinquanta l'ammiraglio Hyde-Parker, padre di quell'altro, che militava nei mari d'occidente, vecchio, ed espertissimo capitano di mare. Gli fu commesso, andasse a correre i mari di tramontana, facesse quel maggior male, che potesse, al commercio olandese, e ritornandosene a casa, sotto la sua tutela pigliasse, e convogliasse una ricca conserva, che era raccolta, e pronta al viaggio nel porto di Elseneur. Eseguì diligentemente Hyde-Parker i comandamenti del suo Re, e già rivenuto dal Baltico segava colla conserva le acque del mare d'Allemagna. Si erano dopo la sua partenza da Portsmouth seco lui accozzate altre navi, tra le quali una di 74 chiamata il Berwick, una di 44 nominata il Delfino, e parecchie fregate, dimodochè arrivava la sua flotta a sei navi d'alto bordo, oltre il Delfino, e le fregate. Ma gli Olandesi non erano in questo mezzo tempo stati neghittosi; anzi con incredibile sforzo operando avevano apparecchiato una flotta di sette navi di fila con parecchie fregate, e fuste armate in guerra. Ne davano il governo all'ammiraglio Zoutman, ed al comandante Kindsberghen. Mettevasi Zoutman in mare verso la metà di luglio con una conserva di legni mercantili destinata pel Baltico, sino al quale intendeva di scortarla. Venne in questo mentre a congiungersi seco lui una grossissima fregata americana, denominata il Charlestown. S'imbattè la mattina dei 5 agosto coll'ammiraglio Hyde-Parker sopra lo scanno detto Doggers-bank. L'armata d'Inghilterra aveva il sopravvento. Veduto il nemico così gagliardo, mandavano al viaggio loro le navi della conserva accompagnate dalle fregate; colle grosse si scagliavano contro gli Olandesi. Questi, scoperto il nemico, fatt'anch'essi ritirare in dietro verso i porti loro la conserva, si ordinavano animosamente alla battaglia; poichè nel desiderio di questa non erano meno ardenti, che gl'Inglesi si fossero. Si attelavano gl'Inglesi con sette navi, tra le quali una di 80, ma questa vecchia e sdruscita, due di 74 gagliardissime, una di 64, una di 50, e finalmente una ultima di 44. Gli Olandesi si affilavano anch'eglino con sette navi, una di 76, due di 68, tre di 54, ed una di 44. Le fregate spigliate, e leggieri fuori della fila se ne stavano pronte a correre, ove d'uopo facesse. Correva a piene vele, e col vento in fil di ruota l'armata inglese contro la olandese, che, ferma e ne' suoi ordini ristretta, l'aspettava. Un silenzio profondo, ch'è segno per l'ordinario dell'ostinazione, regnava su tutte a due. Nissun romore si udiva, se non se quello del cigolar delle girelle, del fischiar del vento, e del fremere dell'onde. Stavano in attitudine aspra arringati coll'armi in mano i soldati aspettando il segno della battaglia, e gli artiglieri colle corde accese presso il focone dei cannoni. Nissuno trasse, finchè non furono le due armate vicine l'una all'altra ad una mezza gittata di moschetto. Si appettarono le due capitane, cioè la Fortezza, su cui si trovava Hyde-Parker, e l'Ammiraglio Ruyter, sulla quale era Zoutman, ed incominciarono una ferocissima battaglia. Non tardarono a mescolarsi anche le altre, e diventò essa tosto generale. Prevalevano gli Olandesi per la grossezza delle artiglierie, e per le fregate, massime per la Charlestown, le quali velocemente aggirandosi qua e là, ferivano da fianco le navi del nemico. Prevalevano all'incontro gl'Inglesi, essendo essi più maneschi, e le navi loro più maneggevoli, per la spessezza dei tiri. Si combattè da ogni parte con grandissimo ardore, e con pari sorte lo spazio di tre ore e mezzo, o di vantaggio. Non potevano gli Olandesi esser cacciati dal luogo loro, e gl'Inglesi ogni altra cosa piuttosto si avrebbero eletta, che di partirsi senza vittoria. Ma la forza degli elementi quegli effetti produsse, ai quali ripugnava la rabbia degli uomini. Erano le navi dall'una parte, e dall'altra sì fattamente malconce, che più non si potevano governare. Si lasciavano, come legna morte, trasportare all'ondeggiar dell'acque. Questo le separò di tanto spazio, che più desiderarono, che potessero combattere. Ricevettero le navi inglesi inestimabile danno negli alberi, nelle vele, e nel sartiame. Volle Hyde-Parker, dopo pigliato breve rifiatamento, riordinar le sue navi, e ricominciar la battaglia, quando tuttavia Zoutman se ne stava. Volle seguitarlo, quando lo vide partire alla volta del Texel. Ma tutto fu indarno. Vennero meno nello sforzarsi. Nè in miglior condizione si trovavano le navi olandesi, mentre se ne andavano. A questa cadeva un albero, a quella un altro. Ora un capitano mandava dicendo a Zoutman, che il muoversi gli era divenuto impossibile; ora un secondo, che tant'era l'acqua dentro le sfesse navi, che non si poteva aggottare; ora un terzo, che andava a fondo; ed ora se ne udiva un quarto trar le cannonate di misericordia. La nave la Olanda affondò a trenta leghe distante dal Texel, e fu sì presto il caso, che la fuggente ciurma lasciovvi dentro abbandonati a certa morte i miseri feriti. Le altre rimorchiate dalle fregate si condussero, comechè non senza grave fatica, a salvamento nei porti. Perdettero gl'Inglesi tra morti, e feriti da 450 soldati, tra i quali alcuni uffiziali di conto. Tra i morti fu con somma lode rammentato il capitano Macartney, il quale aveva guidato la nave la Principessa Amelia. Ma se fu mirabile la virtù sua, non fu minore quella del giovine Macartney suo figliuolo, il quale fanciullo ancora di sette anni se ne stette continuamente a' fianchi del capitano, mentre più ardeva la pugna, essendo stato infelice, ma forte testimonio della morte del padre. Lord Sandwich, capo del maestrato sopra le cose navali, avendo l'ucciso capitano in questa vita lasciato una numerosa famiglia, e poche facoltà, lo adottò in suo figliuolo. Nè qui si ristettero le lodi date in Inghilterra ai combattitori della giornata di Doggers-bank. Lo stesso Re Giorgio, giunto che fu l'ammiraglio Hyde-Parker nel porto di Nora, lo andò a visitare a bordo della sua nave, e molto commendò e questo, e gli suoi uffiziali pel calore dimostrato in quel pericoloso cimento. Ma il vecchio Hyde-Parker, uomo brusco, e, siccome marino, solito a svertarla, essendo gonfiato contro l'uffizio dell'ammiragliato, perchè avendogli dato sì poche forze, gli avesse rotto la occasione di una segnalata vittoria, disse a buona cera al Re, che gli desiderava più giovani uffiziali, e migliori navi. Che in quanto a lui era diventato tropp'oltre cogli anni, perchè potesse più lungamente servire. E poterono bene il Re, i cortigiani, ed i ministri dire a posta loro, ch'egli se ne stette sodo, e domandò licenza. Nè in Olanda il pubblico, ed i maestrati furono avari delle lodi verso i loro capitani, e soldati, che nella battaglia dei 5 agosto avevano sostenuto l'antica riputazione del nome olandese. Scrisse il Principe Statholder lettere pubbliche a Zoutman commendandolo, e molto ringraziandolo, in nome della repubblica, e da sotto-ammiraglio, ch'egli era, lo creò vice-ammiraglio. Nominò sotto-ammiragli i capitani Dedel, Braam, e Kindsberghen. Con grandissimi onori poi proseguirono il conte Bentinck, mentre portato a riva, e trafitto da cassale ferita se ne moriva. Aveva questi durante la battaglia non meno espertamente che animosamente il vascello il Batavo governato. Lo crearono anche, prima che morisse, sotto-ammiraglio. La perdita degli Olandesi tra uccisi, feriti e sommersi fu maggiore di quella degl'Inglesi. Tale fu l'esito della battaglia navale di Doggers-bank, la più ordinata, e la meglio combattuta di tutta la presente guerra. Chi ne avesse il vantaggio, egli è incerto. Ma certo è bene, che gli Olandesi, essendo stati costretti a rientrar nei porti pe' gravi danni sofferti, dovettero torsi giù dal disegno loro che era stato di recarsi nei mari di tramontana. La nazione olandese però si levò universalmente a nuove speranze, e si rinfrescò nel cuore di tutti la virtù dei passati tempi.
Tosto che fu il conte di Guichen rientrato nel porto di Brest, si fecero in Francia nuovi disegni. Conoscevano benissimo i ministri, che il conte di Grasse si sarebbe fra breve trovato in bisogno di aiuti sì marittimi, che terrestri. Imperciocchè nei mari dell'Antille e vi sono assai scarse le provvisioni navali, e la natura del cielo, e dell'acque è tale, che vi si logorano prontissimamente le navi. Oltreacciò sebbene si credeva, che le forze colà mandate nel precedente, e nel presente anno fossero sufficienti a compir i disegni, che fatti si erano sulla terra-ferma d'America, e contro le isole inglesi più deboli, tuttavia a voler far l'impresa della Giamaica, alla quale continuamente stimolava la Spagna, vi abbisognavano più gagliarde armi sì da terra, che da mare. Nè era nascosto a coloro, i quali reggevano lo Stato, che per ricuperar le cose perdute nell'Indie orientali, era mestiero mandarvi nuove forze, e che di più vi s'incominciava a difettar grandemente di armi, e di munizioni da guerra. Per le quali cose tutte si ammassarono con grandissima diligenza nel porto di Brest armi e munizioni destinate ad esser portate nelle Indie. Vi si facevano marciar i soldati, e sollecitamente si lavorava a risarcir il navilio, ed a metterlo in punto ad uscire. Infine essendo ogni cosa in pronto, salpavano il conte di Guichen colla grossa armata, il marchese di Vaudreil con una flotta più sottile, e le due conserve per le Indie occidentali, ed orientali. Doveva Guichen, fatto che avesse la posta a quest'ultime sino all'alto mare, e condottele fuori del pericolo delle flotte, che stanziavano nei porti d'Inghilterra, volgersi a ostro; ed andar a congiungersi coll'armata spagnuola nel porto di Cadice. Quest'era per impedire i soccorsi, che dalla Gran-Brettagna si sarebbero potuti mandare a Minorca. S'intendeva, che Vaudreil conducesse i novelli soldati nelle Antille, e congiungessesi col conte di Grasse per far unitamente agli Spagnuoli l'impresa della Giamaica. Da lungo tempo non erano uscite dai porti francesi conserve sì numerose; nè che sì importante carico portassero di fornimenti guerreschi. Si ebbero in Inghilterra tosto dello smisurato apprestamento le novelle, sebbene vi s'ignorasse, se per colpa dei ministri, o altrimenti, che dovesse essere accompagnato da sì gagliarde armi navali. Fu perciò commesso il carico all'ammiraglio Kempelfeldt, perchè uscisse al mare con dodici navi di fila, una di 50, e quattro fregate per correre contro le conserve. Ma Guichen aveva diecinove navi delle più grosse, e Kempelfeldt, in vece di pigliar altrui, correva pericolo di esser pigliato egli. Ciò nonostante fece la fortuna quello, che gli uomini non potevano fare. Il giorno dodici di dicembre l'ammiraglio inglese, essendo il tempo brusco, ed il mare fiottoso, s'incontrò nella conserva francese, e sì fattamente ebbe la buona ventura, che in quel punto trovandosi egli a sopravvento della conserva, l'armata francese ne era a sottovento, e perciò fuori di facoltà di soccorrerla. Giovossi l'Inglese molto destramente della favorevole occasione, e dato dentro pigliò venti bastimenti, alcuni ne mandò a fondo, ed i rimanenti disperdette. Più ne avrebbe pigliato, se il tempo fosse stato più chiaro, il mare più tranquillo, ed avesse avuto maggiore numero di fregate. Intanto sopraggiunse la notte. L'uno e l'altro ammiraglio avevano le navi loro raccolto e rannodato. Viaggiava di conserva Kempelfeldt tutta la notte con animo, subito che fosse spuntato il nuovo dì, di dare la battaglia al nemico, tuttavia ignorando qual fosse la forza di lui. Infatti la mattina lo discoprì a sottovento; ma vedutolo così gagliardo, fece altri pensieri. E non volendo perdere per imprudenza quello, che acquistato aveva per forza, e per un riguardo favorevole della fortuna, volse le prue verso i porti dell'Inghilterra, nei quali arrivò sicuramente con tutte le predate navi. Fe' egli in quest'incontro prigioni undici centinaja di stanziali, da seicento a settecento marinari. Le conquistate spoglie furono una quantità assai considerabile di cannoni, e di ogni altra specie di armi, di munizioni, e di attrezzi da guerra, siccome pure di grasce di diversa natura, come sarebbe a dire vino, olio, spiriti, farina, biscotto, carne salata ed altre di simil sorta. Nè a questo si ristette la fortuna avversa ai Francesi; che il giorno seguente assalite le navi loro da una furiosa tempesta accompagnata da tuoni, e folgori orribili, e da un vento di scirocco impetuosissimo, furono obbligati a condurle, tutte rotte e sdruscite, com'erano, nel porto di Brest. Solo le due di fila il Trionfante ed il Bravo, e cinque o sei da carico poterono il viaggio loro continuare. Fu questo gravissimo danno alla Francia; poichè oltre la perdita inestimabile dell'armi e delle munizioni, penarono tanto le navi da guerra ad essere ristorate, che trascorsero ben sei settimane prima, che potessero rimettersi in mare alla volta delle Antille; indugio che riuscì assai fatale, come si vedrà in appresso, all'armi francesi in quelle spiagge.
Travagliandosi le armi nel modo che siamo andati finora discorrendo, con varia fortuna in Europa, il conte di Grasse veleggiava prosperamente alla volta della Martinica, e per arrivarvi più per tempo fece dalle sue navi da guerra rimorchiare quelle da carico. Tanta fu la diligenza che usò, che giunse in cospetto di quell'isola con cencinquanta vascelli, computando insieme l'armata e la conserva, trenta giorni dopo, dacchè egli era dal porto di Brest partito. Ebbe l'ammiraglio Rodney pronto avviso dell'avvicinarsi dell'ammiraglio francese. Conosceva egli ottimamente, di quanta importanza fosse l'impedire la congiunzione di questa novella armata con quella, che già si trovava nei porti della Martinica e di San Domingo. Conduceva seco il conte di Grasse venti navi di alto bordo con una di 50, e nei porti sopraddetti già se ne avevano in punto da sette in otto altre, che l'attendevano. Rodney non aveva che ventuna navi di fila. Egli era vero che Hyde-Parker ne aveva altre quattro alla Giamaica. Ma queste, oltrechè erano credute necessarie alla difesa di quell'isola, trovandosi a sottovento, non si poteva sperare, potessero venire in aiuto della grossa armata, che stava a sopravvento. Mosso da tutte queste ragioni mandò Rodney i due ammiragli Samuele Hood e Drake con diecisette vascelli a star in crociata avanti la bocca del porto del Forte Reale della Martinica, al quale sapeva, che il conte di Grasse aveva rivolto il corso del suo viaggio. Perchè l'ammiraglio inglese abbia eletto di mandar quest'armata a bordeggiar rimpetto al porto del Forte Reale, dov'era soggetta a cader sottovento, ed a lasciar inevitabilmente, e sicuramente passar l'armata francese tra essa e la terra per ridursi in quel porto medesimo, piuttosto che farla stanziare a sopravvento presso la punta delle Saline a noi non è noto. Fu scritto, che Hood, il quale era uomo nelle cose navali eccellentissimo, abbia fatto in questo proposito qualche rimostranza. Ma Rodney, ch'era uomo di sua testa, e che voleva quel che voleva, gli mandò dicendo, non pensasse ad altro; attendesse ad eseguir le commissioni. Ma l'esito che ebbe la cosa, dimostrò, che la crociata della punta delle Saline sarebbe stata più opportuna, che quella del porto del Forte Reale. Compariva con magnifica mostra il conte di Grasse presso la nominata punta la sera dei 28 aprile. Gli speculatori recarono tosto le novelle all'Hood dell'approssimarsi dei Francesi. Ordinò egli prestamente le sue navi alla battaglia colle prue rivolte verso la parte, donde veniva il nemico. Comandò eziandio, che orzassero per poter poscia, poggiando, meglio avvicinarsi alle coste della Martinica, a fine d'impedire ai Francesi il trapassare tra sè e la terra. Intanto si fe' bruno, e sopraggiunse la notte. La mattina gl'Inglesi ebbero vista dell'armata francese, la quale in bellissimo ordine, ed in una lunga fila arringata andava radendo terra terra le spiagge dell'isola. Dietro, cioè tra la terra medesima e le navi da guerra, navigavano le onerarie. Ma le prime colle orze rivolte all'armata inglese, e le prue al porto, tra essa armata e le seconde s'interponevano. Le une e le altre si sforzavano di girar intorno il capo Diamante, passato il quale avrebbero potuto correre difilatamente nel porto. Tanto non poterono operar gl'Inglesi per esser a sottovento, che le navi da guerra, che erano quattro di fila, ed una di cinquanta, le quali già in quello si ritrovavano, non uscissero, e non venissero a congiungersi colle vegnenti. Quindi il conte di Grasse venne ad aver sotto i suoi comandamenti ventisei grosse navi di fila; ed abbenchè in quel fortunoso punto si fosse accostato all'Hood un vascello di 74 testè venuto da Santa Lucia, ciò nondimanco non poteva la sua alla forza dell'avversario equiparasi. Ciò nonostante, ossiachè credesse sulle prime, che de Grasse non avesse tanto numero di navi, quant'egli aveva veramente, o che si fosse persuaso, che parecchie fra le medesime, quantunque avessero la sembianza di navi da guerra, non fossero però altro, che giunchi, o, come dicono i Francesi, navi armate in _fluta_, o che veramente così il consigliassero il suo ardire e la confidenza, che aveva grandissima ne' suoi, si sforzava ad avvicinarsi, come meglio poteva orzando, all'armata francese. Il conte di Grasse trovandosi forte, e volendo tuttavia condurre a salvamento nel porto la conserva nè cercava, nè sfuggiva la battaglia. Arrivati che furono gl'Inglesi a lunga gittata dai Francesi, s'incominciò da ambe le parti a por mano al trarre delle artiglierie. Così si continuò a combattere di lontano per lo spazio di tre ore con grave danno dei primi, e leggiero dei secondi. In questo mezzo la conserva era entrata nel porto. Allora, fatti i Francesi più arditi, si scagliavano contro gli Inglesi. Quest'indietreggiarono, sebbene in ottima ordinanza. Ma le navi di Hood per esser tutte foderate di rame erano più franche veleggiatrici, e non era fatto abilità a de Grasse di raggiungerle. Oltreacciò il dietroguardo francese essendo rimasto indietro, perchè non vi si erano collate tutte le vele, fattosi un intervallo tra di esse e la rimanente armata, poco mancò, che Hood non si ficcasse in mezzo, e non riportasse una inaspettata vittoria. Ma accortosi prontamente de Grasse rife' il ripieno, ed impedì l'imminente rovina. Continuarono per due dì i Francesi a seguitare, gl'Inglesi a ritirarsi, finchè, tornati gli uni e gli altri indietro, i primi posero nel porto del Forte Reale, ed i secondi in Antigoa. In questi incontri le quattro navi britanniche il Centauro, il Russel, il Torbay e l'Intrepido patirono gravissimo danno.