Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 13

Chapter 133,474 wordsPublic domain

La ritirata di Greene nella Virginia, quantunque tutti quegli effetti non avesse partorito negli animi dei Caroliniani fedeli al Re, che Cornwallis si era persuaso dovesse operare, tuttavia aveva eccitato in alcuni fresche speranze e desiderj di cose nuove. Il capitano inglese poi era intentissimo nell'incoraggiargli ed esortargli al correre all'armi. Era fama, che il distretto situato tra i fiumi Haw e Deep abbondasse soprattutti di leali; e per fargli sollevare, mandò Cornwallis Tarleton nel paese loro. Non pochi vi alzarono le bandiere del Re. La famiglia dei Pili, molto principale, era fra tutte la più ardente e la prima guidatrice dei loro consiglj. Già un colonnello di questa famiglia aveva raggranellato una grossa banda de' suoi più arditi seguaci, ed era in via per accostarsi a Tarleton. Ma Greene, il quale s'accorgeva benissimo, quanto il lasciar cader del tutto le cose della Carolina Settentrionale disgraziasse le armi del congresso, e temendo che i leali non vi suscitassero qualche grave incendio, aveva di nuovo mandato sulla destra riva del Dan il colonnello Lee coi cavalleggieri, a fine facesse punta d'intimorir i leali, di rinfrancar i libertini, e d'impedire, che il nemico non vagasse alla libera pel paese. Intendeva anche, tostochè ricevuto avesse i rinforzi, che già erano in via, di ripassare egli stesso il fiume, e recarsi di nuovo sulle caroliniane terre; imperciocchè aveva preso la ricuperazione delle Caroline a scesa di testa. Faceva Lee egregiamente l'opera sua, la quale non penò molto a riuscir fatale ai seguaci di Pilo. Stavano questi, siccome quelli, che poco conoscevano gli scaltrimenti della guerra, molto a mala guardia, sì fattamente, che credendosi per via d'incontrarsi nello squadrone di Tarleton, diedero dentro a quello di Lee. L'Americano, accerchiatogli, gli assalì ferocemente. Essi, che tuttavia credevano di aver a fare con Tarleton, il quale scambiati gli avesse per libertini, sclamavano, guardasse bene quello che si facesse; perciocchè essi erano leali. Andavano gridando a tutta possa, _Viva il Re_, mentre Lee infuriato gli affettava. E brevemente non si fe' fine all'uccisione, finchè non furono tutti o morti o prigionieri. Così questa gente inesperta fu condotta alla mazza da un capitano temerario per aver fatto maggior fondamento sul calor delle parti, che sui buoni ordini militari. Dopo questo fatto, che fu piuttosto uno inretamento ed uccisione di regj, che battaglia, Tarleton, il quale si trovava vicino, si metteva tra via per andare ad incontrar Lee. Ma un comandamento di Cornwallis lo arrestò, e fe' tornare a Hillsborough. La cagione di questa subita risoluzione del capitano britannico si fu, che Greene, quantunque non avesse ancor ricevuto altro che una piccola parte dei rinforzi, che aspettava, aveva animosamente ripassato il Dan, e di nuovo minacciava di correre la Carolina; non che intendesse di combattere una battaglia giudicata, prima che avesse l'esercito intiero, ma per mostrare intanto a Cornwallis ed ai libertini della provincia, che egli era vivo ed abile all'osteggiare. Poneva gli alloggiamenti sulla sinistra riva, e molto in su presso le fonti dell'Haw per evitar la necessità del combattere. Cornwallis, udito, che le armi di Greene si facevano di nuovo sentire nella Carolina, abbandonando Hillsborough, e passando l'Haw più sotto, andò a porsi presso l'Allemance-creek, facendo correre i cavalli di Tarleton fino al fiume Deep. Così i due eserciti si trovavano molto vicini, e solo separati dal fiume Haw. Seguivano spesse scaramucce, tra le quali una ne avvenne di non poca importanza, nella quale Tarleton fe' gran danno nella legione di Lee, ai montanari ed alle milizie del capitano Preston. Si andarono per lo spazio di molti dì i due nemici capitani con molta maestria volteggiando, l'Americano per ischivar la battaglia, l'Inglese per farla; nel che tanto fu avventurato, od esperto Greene, che ottenne l'intento suo. Infine avendo egli verso la metà di marzo messo in assetto nuove genti, massimamente stanziali e bande paesane della Virginia condotte dal generale Lawson, ed alcune milizie caroliniane guidate dai generali Butler, e Eaton, fatto confidente, si determinò a non voler più sfuggir l'incontro, ma per lo contrario a combattere coi nemici a bandiere spiegate in una terminativa battaglia. Si spinse perciò innanzi con tutte le genti, ed andò a piantar gli alloggiamenti a Guilford-courthouse. Argomentava, che siccome prevaleva di numero di soldati, e principalmente di cavalli, la sconfitta dei suoi non avrebbe potuto essere totale, nè irreparabile; e che il più pernizioso effetto, che avrebbe operato, stato sarebbe quello d'indurre la necessità di ritirarsi un'altra volta nella Virginia, dove avrebbe potuto agevolmente rifar l'esercito. Considerava ancora, che le milizie, le quali abbondavano nel campo, si disbanderebbero prontamente, se non fossero usate tosto, e durante il primo calore degli animi loro. Da un'altra parte, se gl'Inglesi rimanevano perdenti, lontani dalle navi loro, in mezzo ad un paese tanto avverso, impossibilitati alla ritirata, ne sarebbe stato l'esercito loro conculcato e disfatto. Certo nella vicina battaglia mettevano più gran posta gl'Inglesi, che gli Americani. Cornwallis dal canto suo si accorgeva ottimamente, che il rimaner più lungo tempo in que' luoghi con un esercito nemico sì possente da fronte, e coi popoli all'intorno o freddi, o titubanti, o avversi non era più oltre cosa possibile ad eseguirsi. La ritirata poi, oltrechè sarebbe riuscita d'infinito pregiudizio agl'interessi del Re, doveva riputarsi pericolosissima, per non dire del tutto impraticabile. I suoi soldati erano veterani valentissimi, usi a tutte le arti, ed a tutti i pericoli della guerra, e già nudriti in tante vittorie. Perilchè, non lasciato luogo a dubitazione alcuna, scegliendo fra tutti il partito, se non il meno pericoloso, certo il più onorevole, avviò tosto il suo esercito alla volta di Guilford con animo di por fine una volta a tanti indugi, ed a tante giravolte con una giusta e determinativa battaglia. Per essere più spedito, e per precauzione in caso di sconfitta, mandò il carreggio colle bagaglie con una grossa scorta sino a Bell's-mills, luogo situato sul fiume Deep. Greene anch'esso, dirizzate prima le salmerie a Ironworks a dieci miglia distante alle spalle, aspettava la battaglia. L'uno e l'altro mandavano avanti gli stracorridori per pigliar lingua. S'incontrarono nello spazio tra mezzo i due eserciti quei di Tarleton con quei di Lee, e ne seguì un feroce affrontamento. Dapprima la fortuna inclinava a favore di Lee, poscia cresciuti di numero gl'Inglesi, superò Tarleton. Lee si ritirava di nuovo al campo. In questo mentre l'uno e l'altro esercito si apparecchiava a far la giornata. Vi erano nell'Americano da seimila uomini, la maggior parte milizie della Virginia, e della Carolina Settentrionale, il rimanente stanziali virginiani, marilandesi e delawariani. Gl'Inglesi, inclusi anche gli Essiani, sommavano a un dipresso a duemila quattrocento soldati. Era la contrada tutto all'intorno una boschereccia selvatichezza interrotta qua e là da campestri campi. Una collina dolce e boscata s'attraversava, e molto dall'una parte e dall'altra si continuava della strada maestra, che guida da Salisbury a Guilford. La strada stessa passava per mezzo la selva. Da fronte, e prima che si arrivasse a piè della collina, v'era un campo largo seicento passi. Dietro la selva, tra il suo cisale posteriore, e le case di Guilford si distendeva un altro campo spedito, molto acconcio a volteggiarvi dentro i soldati. Questa collina selvosa, e questo campo aveva Greene empiuto di genti, e, fatto ivi il suo alloggiamento fermo, intendeva di combattere la vicina battaglia. Aveva egli nel seguente modo assembrato i suoi soldati. Erano partiti in tre schiere. La prima composta di bande paesane della Carolina Settentrionale guidata da Butler, e da Eaton si era fermata alle falde della collina sull'anteriore orlo della selva, ed aveva a petto una folta siepe. Due bocche da fuoco guardavano la strada maestra. La seconda consistente in milizie virginiane, e governata da Stephens, e da Lawson erasi attelata dietro, e parallela alla prima dentro il bosco, forse ottocento passi distante. Gli stanziali poi sotto il generale Huger, ed il colonnello Williams si erano fermati nel campo frapposto tra la selva e Guilford, dove potevano adoperarsi e mostrare la loro virtù. Due altre bocche da fuoco arringate sopra un poggio a lato loro erano pronte a spazzar la strada. Il colonnello Washington cogli uomini d'arme, e con alcuni fanti leggieri, ed i corridori di Linch assicurava il fianco destro, il colonnello Lee con altri fanti leggieri, ed i corridori di Campbell il sinistro. Ma Cornwallis disponeva le sue genti di modo, che il generale Leslie con un reggimento inglese, ed il reggimento essiano di Bose occupassero la diritta della sua prima fila; ed il colonnello Webster con due colonnelli di soldati inglesi la sinistra. Un battaglione delle guardie formava un poco di retroguardo ai primi, ed il generale O-hara con un altro al secondo. L'artiglierie, e gli uomini d'arme marciavano stretti sulla calpestata. Tarleton colla sua legione arringatosi sulla medesima tenne ordine di non muoversi, se non in caso di estremo bisogno, fino a che le fanterie, superato il bosco, spinte si fossero nel campo posteriore, dove la cavalleria avrebbe potuto a posta sua armeggiare. Incominciava la battaglia coll'allumarsi da ambe le parti le artiglierie, che non poco diradarono le file. Poscia gl'Inglesi, lasciate indietro le artiglierie, si spinsero avanti, traversando scoperti, ed esposti ai colpi del nemico, il campo anteriore. Le milizie caroliniane senza far motto gli lasciarono approssimare, poscia trassero. Gl'Inglesi, fatto una prima scarica, si avventaron correndo colle baionette. Fecero i Caroliniani cattivissima sperienza. Senza aspettar l'urto del nemico, nonostante la fortezza del sito loro, abbandonarono la zuffa, e si misero vergognosamente in fuga. I Capi gli confortarono invano per far loro riassumere gli ordini, e per rannodargli. Così dette piega, ed andò in fuga il primo stuolo americano. Stevens, veduta la rotta irreparabile dei Caroliniani, perchè i suoi non ne sbigottissero, diè voce, che quelli tenevano ordine, tosto fatti i primi spari, di ritirarsi. Aprì quindi le sue file per dar luogo ai fuggiaschi, le passassero; poi le richiuse. Sopraggiunsero gl'Inglesi, e si attaccarono coi Virginiani. Ma questi sostennero francamente la pugna, e vi fu che fare assai, prima che volessero cedere il luogo. Finalmente piegarono, e si ritirarono anch'essi, non senza qualche disordine nelle file, verso gli stanziali. Intanto tra per l'effetto della battaglia, e quello dell'inegualità del terreno e della spessezza del bosco si era la schiera inglese anch'essa disordinata, ed aperta in varj luoghi. Perilchè i capitani, fatti venir avanti i due dietroguardi, riempirono con questi gli spazj vuoti. Tutta la schiera allora, passato il bosco, ed arrivata nel campo posteriore, si lanciava contro gli stanziali. Ma questi asserrati sostennero l'impeto del nemico valorosamente. Ciascuno di loro dimostrava egregiamente la sua virtù, sicchè stette per un pezzo la vittoria dubbia, a quale delle parti dovesse inclinare. Sulla sinistra loro Leslie trovò sì feroce incontro negli stanziali, che fu costretto a ritirarsi dietro una fondura, e quivi star aspettando le novelle di quello, che fosse accaduto in altre parti. Ma nel mezzo vi era gran pressa, e si travagliava aspramente. Il colonnello Steewart col secondo battaglione delle guardie, ed una mano di granatieri valorosissimamente combattendo aveva fatto volger le spalle, e preso due cannoni ai Delawariani. Ma i Marilandesi valentissimi vennero rattamente alla riscossa, e non solo ristorarono la battaglia, ma fecero barcollar gl'Inglesi. Sopraggiungeva in questo mentre il colonnello Washington colla cavalleria, ed urtati ferocemente i regj, gli metteva in manifesta fuga, gli tagliava a pezzi, ripigliava i cannoni. Ne furono sperperati, e quasi morti tutti i soldati di Steewart. Egli stesso ne rimase ucciso. In questo punto l'evento della giornata pendeva da un sol filo; e se gli Americani avessero, seguendo la fortuna loro, tutto quello che dovevan fare, fatto, tutto l'esercito inglese era spacciato. Se tosto rotto le guardie, e morto Steewart, occupato avessero un poggio, che giace a lato la strada maestra sull'orlo posteriore del bosco, e munito d'artiglierie, avrebbero probabilmente rimosso ogni dubbio della vittoria. Imperciocchè in tale caso non avrebbero potuto gl'Inglesi rinfrescarsi in quella parte di nuove arme e di nuovi combattitori, ne sarebbe stata separata l'ala loro sinistra dalla mezzana e dalla diritta, e le sbaragliate guardie non avrebbero avuto comodità di riaversi e di riordinarsi. Ma gli Americani contenti a quello, che sin là avevan fatto, in luogo d'impadronirsi del poggio, andarono a ripigliare i posti, che avevano prima che si scagliassero contro gl'Inglesi. Quindi avvenne, che il tenente inglese Macleod, veduto il bello, si spinse avanti colle artiglierie, e, collocatele in su quel medesimo poggio, potè ferire aspramente da fronte gli stanziali americani. I granatieri ed un altro colonnello inglese comparvero sulla destra dentro il campo, e spintisi avanti percossero anch'essi con grand'impeto in quelli. Nell'istesso tempo spuntò sulla sinistra un'altra insegna di stanziali inglesi, e Tarleton arrivò spazzando colla sua legione. O-hara intanto, avvengadiochè fosse ferito sconciamente, aveva riordinato le sbattute e sconfitte guardie. Tutte queste genti mandate ed arrivate in fretta dalle due ali, e dal mezzo in aiuto, e per riparare alla rotta della mezzana e prima schiera, produssero quegli effetti che se ne dovevano aspettare. Gli stanziali americani, sopra i quali era restato tutto il pondo del fatto, assaliti da tante parti, cominciarono a rimettere del primo impeto, e ad uscire dalla battaglia, quantunque ordinati, minaccevoli ed attestati. Lasciarono sul campo non solo i due pezzi di artiglieria, che avevano di fresco riconquistati, ma ancora due altri in poter del nemico. Webster allora ricongiunse l'ala sua a quella di mezzo, e, fatto nuovo impeto contro l'estrema ala dritta di Greene, agevolmente la fugò. Cornwallis si astenne dal far seguitare dalla cavalleria di Tarleton gli Americani che si ritiravano, perchè di quella gliene faceva mestiero in altra parte. Si erano attaccate l'ala dritta inglese colla stanca americana; e quantunque il reggimento essiano di Bose, condotto dal signor de Buy, il quale in quel dì combattè con molto valore, e le altre genti inglesi avessero il vantaggio, tuttavia gli Americani facevano un'aspra contesa. E siccome il terreno era disuguale ed ingombro di boscaglie, e che le milizie erano molto atte al combattere alla leggiera, così non potevano i primi venirne a capo. Fugate ritornavano, cacciate si rimpiattavano, rotte si rattestavano. In mezzo a questa battaglia sparsa, o per meglio dire moltitudine di parziali abboccamenti sopraggiunse battendo Tarleton, il quale girato intorno alla punta dell'ala dritta de' suoi, e nascosto in mezzo al fumo delle armi loro, imperciocchè a questo fine avevano tratto tutti ad una volta, urtò l'inimico contrastante, e rottolo gli fece votar le stanze in ogni parte. Le milizie s'inselvarono. Così furon liberati gli Essiani da quella lunga, e fin là inestricabile avvisaglia. In questa maniera fu posto fine all'ostinata e molto varia battaglia di Guilford, la quale si combattè addì quindici di marzo. Vi perdettero gli Americani tra morti, feriti, prigionieri e smarriti meglio di tredici centinaia di soldati. Pochi furono i prigionieri. La più parte de' feriti si annoverarono tra gli stanziali; i dissipati per la fuga, e tornati alle loro case fra le milizie. Huger e Stevens furono tra i feriti. La perdita degl'Inglesi fu in proporzione del numero loro maggiore, sommando i morti ed i feriti gravemente a più di seicento ottimi soldati. Oltre Steewart sopraddetto, morì con forte rammarico loro Webster. Howard e O-hara, che tenevano i primi luoghi nell'esercito regio, siccome pure Tarleton, rimasero feriti. Dopo la battaglia ritirò Greene le sue genti dietro il Reedy-fork, dove attese un pezzo a raccorre i fuggiaschi, gli sciorinati ed i traviati. Poscia indietreggiando vieppiù, andò a por gli alloggiamenti ad Ironworks sulle sponde del rivo Troublesome. Cornwallis rimase padrone del campo di battaglia. Ma non solo non potè côrre nissuno dei consueti frutti della vittoria, ma ancora fu costretto di abbracciare quei consiglj, che sogliono usarsi dai vinti. La stanchezza de' suoi, la moltitudine dei feriti, la fortezza dei nuovi alloggiamenti presi dal generale americano, ed il prevaler questi di soldati armati alla leggiera, massimamente di cavalli, lo impedirono dal seguitar la vittoria. Poscia la vivezza ed il numero dei libertini, la freddezza dei leali, i quali non che facessero le viste di voler romoreggiare dopo il fatto di Guilford, se ne stavano quieti, nonostante che Cornwallis con un nuovo bando gli avesse invitati a correre alle armi, ed a rivoltarsi all'obbedienza del Re, soprattutto la carestia delle vettovaglie operarono di modo, che il capitano britannico fu necessitato a tirar le sue genti indietro sino a Bell's-mills sul fiume Deep, lasciando anche a New-Garden molti de' suoi più sconciamente feriti in poter dei repubblicani. Rinfrescate le genti a Bell's-mills, e raggranellate alcune poche vettovaglie, dirizzò l'esercito verso Cross-creek alla volta di Wilmington. Lo seguitava spacciatamente Greene, e con un nugolo di stracorridori continuamente lo noiava alla coda. Non fe' l'Americano fine alla persecuzione, se non quando egli arrivò a Ramsay's-mills, dove essendo la contrada sterile e sfruttata, e rottosi dagl'Inglesi il ponte sul Deep, gli lasciò andar al cammino loro. Ma siccome quegli, che animoso era, e grande intraprenditore, volendo giovarsi della congiuntura, in cui i regj si trovavano al disotto, ritorse con novissimo ardore le sue genti per verso la Carolina Meridionale, la quale era stata spogliata della più gran parte de' suoi difensori, e specialmente si difilava a gran giornate contro Cambden. Così Greene rotto a Guilford era più potente in sui campi che prima; così i vincitori, come se vinti fossero, partivano dal giuoco, ed i vinti, come se fossero vincitori, incalzavano fieramente, e di nuovo più arditi, che prima, correvano alle offese. Cornwallis dopo gravi fatiche e stenti arrivò a Wilmington il giorno sette aprile. Quivi si appresentavano alla mente sua due imprese da farsi, ambedue di grandissima importanza. Una era di muoversi in soccorso della Carolina Meridionale, l'altra di volgersi alla Virginia per congiungersi colle genti d'Arnold, e con quelle, che di fresco vi aveva condotte Phillips. Furono molti i dispareri dei Capi dell'esercito intorno quest'oggetto, dalla decisione del quale poteva dipendere tutta la somma della guerra. Volevano alcuni, che si conducesse tosto l'esercito nella Virginia. Allegavano, esser la contrada tra il fiume del capo Fear e Cambden povera, gretta ed impedita da frequenti fiumi e fiumane; che specialmente il passare il fiume Pedee con un nemico così grosso da fronte era cosa troppo malagevole e pericolosa; che sulla strada per a Georgetown s'incontravano le medesime difficoltà; che l'imbarcar le genti per a Charlestown era opera tediosa e lunga; che nulla v'era da temersi per quest'ultima città; che l'assaltar con esercito potente la ricca provincia della Virginia avrebbe rivocato Greene dalla Carolina; che non si sarebbe potuto arrivare in tempo per soccorrere lord Rawdon, che allora si trovava dentro Cambden, e che, se egli fosse stato rotto prima dell'arrivo dell'esercito soccorritore, si sarebbe questo trovato nel vicinissimo, e forse irreparabile pericolo di essere tagliato a pezzi da forze a molti doppj superiori. Da un altro canto quei, che mantenevano la contraria opinione, instavano, che le strade alla volta della Virginia erano non meno, e forse più difficili di quelle che menavano alla Carolina; che gli indugi dell'imbarcare provenivano massimamente dalla cavalleria, e che questa poteva sicuramente fare il viaggio per la via di terra; il che i capitani suoi, e soprattutti Tarleton, si offerivano prontissimi ad eseguire; che ciò posto si poteva prestamente fare l'imbarco; e se i venti fossero favorevoli, si sarebbe potuto arrivare nel buon dì in soccorso della Carolina; che poichè non si era potuto conquistare la Virginia, si doveva almeno conservar le Caroline; che il recarsi contro la prima si era un porsi in dubbio di conquistare una nuova provincia, e nella certezza di perderne intieramente due, e forse tre delle altre, che già erano in potestà del Re; che già i popoli in queste incuorati dall'avvicinarsi di Greene, e dalla lontananza dell'esercito si sollevavano universalmente a cose nuove; che già Marion e Sumpter correvano la campagna; che ogni cosa vi si volgeva a nuova ribellione; che poichè nulla si aveva a temere di Charlestown, si doveva anche star sicuri rispetto a Cambden, città fortificata con un presidio gagliardo dentro, governato da un capitano esperto e forte; che per altrettanto tempo, per quanto le città di Charlestown, e di Cambden si reggessero a divozione del Re, era sempre la Carolina da stimarsi in balìa sua, e da potersi facilmente tutta ricuperare; lamentavano finalmente, che la gita verso Cambden non fosse stata intrapresa già fin quando, trovandosi l'esercito a Cross-creek, si ebbero le novelle, che non si poteva aprir la via alla navigazione del fiume del capo Fear da quel luogo stesso di Cross-creek sino a Wilmington. Ma che quantunque pel fatto soprastamento il prospero successo non fosse più del pari certo, tuttavia era ancora probabile, e non si doveva tralasciarne la occasione. Prevalse la opinione dei primi, e Cornwallis indirizzò totalmente l'animo, dopo fatto una sufficiente fermata a Wilmington a fine di riposar le genti, e rammassar vettovaglie, a volgersi contro la Virginia. Dalla quale deliberazione del capitano britannico ne nacque poco appresso quel fortunoso avvenimento, il quale fu principal cagione del pronto fine della guerra, e dell'americana independenza.

FINE DEL LIBRO DUODECIMO

LIBRO DECIMOTERZO

[1781]