Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 11

Chapter 113,541 wordsPublic domain

Avendo noi raccontato qual fine abbia avuto la trama ordita alla Nuova-Jork, l'ordine della storia, che intrapreso abbiamo, richiede, che descriviamo ora i successi, ch'ebbero nelle due Caroline le armi britanniche. Era la stagione pervenuta verso la metà di settembre, quando i capitani del Re, apparecchiato avendo le munizioni, le genti, ed ogni altra cosa necessaria, si risolvettero a voler muovere le armi, e quelle imprese compire, che già da molto tempo disegnate avevano, e che dovevano essere il più importante frutto della vittoria di Cambden. Stimavano che come avessero volto il viso verso la Carolina Settentrionale, subito al romore l'esercito americano se n'avesse a partire; e nella mente loro già non solo si promettevano la conquista di questa provincia, ma ancora quella della Virginia. Speravano, che allorquando a quella delle due Caroline, della Giorgia e della Nuova-Jork si fosse aggiunta la possessione della Virginia tanto ricca, e tanto possente, gli Americani non potendo più nutrir una tanta guerra, avrebbero piegato l'animo a far il volere della Gran-Brettagna. Non dubitavano punto, che le cose degli Americani avessero a declinare, ed ire del tutto in fascio. A questi fini dovevano nel medesimo tempo cooperare Cornwallis colle genti che aveva, correndo dalla meridionale nella settentrionale Carolina, e Clinton con quelle della Nuova-Jork, mandandone una parte ad assaltare i luoghi bassi della Virginia; e conquistati questi, e passato il fiume Roanoke, congiungersi colle prime sui confini della Carolina e della Virginia. Per la qual cosa Clinton, mandato tre migliaia di soldati sotto la condotta del generale Leslie sulle rive del Chesapeake, i quali sbarcati a Portsmouth ed in altre vicine Terre pigliarono possessione del paese, ardendo e guastando le provvisioni, principalmente di tabacco, ch'erano copiosissime. S'impadronirono di molte navi onerarie. Quivi dovevano aspettar le novelle dell'avvicinarsi di Cornwallis, le quali avute, sarebbero marciati per accozzarsi con esso lui sulle rive del Roanoke. Ma siccome la distanza era grande, e che gli accidenti fortuiti della guerra avrebbero per avventura potuto impedir la congiunzione dei due eserciti, così Clinton aveva commesso a Leslie, obbedisse agli ordini di Cornwallis; e ciò a fine, che questi potesse all'uopo far venire, quando la congiunzione medesima per la strada di terra fosse impossibile, una parte di quelle genti a trovarlo per la via del mare fin nelle Caroline. Da un'altra parte s'era mosso Cornwallis da Cambden, incamminandosi alla volta di Charlottes-town, città posta nella Carolina Settentrionale. Per altro per tenere in fede la meridionale, e non perder l'ansa da potervi all'uopo ritornare, lasciò dietro di sè, oltre un grosso presidio in Charlestown, altri più piccoli, ma sufficienti sulle frontiere, uno in Augusta sotto i comandamenti del colonnello Brown, un altro a Ninety-six governato dal colonnello Cruger, ed un terzo più gagliardo a Cambden sotto la condotta del colonnello Turnbull. Marciò egli col grosso delle sue genti, e pochi cavalli per la via di Hanging-Rock verso Catawba, mentre Tarleton col rimanente della cavalleria, varcato il Wateree, saliva per la oriental riva del fiume. L'una e l'altra schiera dovevano ricongiungersi a far capo grosso a Charlottes-town. Vi arrivarono infatti sul finir di settembre, e s'insignorirono della Terra. Ma non penarono gran fatto gl'Inglesi ad accorgersi, che avevano alle mani una impresa molto più dura di quello che avessero creduto. La contrada all'intorno di Charlottes-town era sterile, e per le strade strette ed intricate assai difficile, gli abitatori non solo nemichevoli, ma ancora vigilantissimi ed attivissimi nell'assaltar le scolte, nel mozzar le vie, nell'arrestar i messi, nell'opprimere gli sbrancati, nel por le mani addosso alle munizioni, che da Cambden si avviavano a Charlottes-town. Quindi non potevano i regj nè uscire alla campagna, nè foraggiare, se non grossi, nè avere lingua di quelle cose che accadevano nei contorni. Oltre di questo Sumpter, il quale aveva rizzato una bandiera di ventura per far guerra, dove gli venisse meglio, iva aliando con un grosso di genti arrisicatissime intorno gli estremi confini delle due Caroline. Un'altra testa di valenti stracorridori si era raccozzata sotto la condotta del colonnello Marion. Oltre di questo dava non poca noia il sapere, che il colonnello Clarke aveva raggranellato una grossa banda di montanari, abitatori delle parti superiori delle Caroline, uomini armigeri, duri alla guerra, coraggiosissimi. E sebbene si fosse inteso, che un assalto, ch'egli aveva dato ad Augusta, per la valorosa difesa fattavi entro da Brown, avesse infelice fine avuto, tuttavia, serbati raccolti i suoi, teneva il campo, ed andava volteggiandosi verso le montagne, pronto od a congiungersi con Sumpter, od almeno, se la squadra di Fergusson ciò gl'impedisse, ad aspettar più altri montanari, che correvano a trovarlo. Così i reali si trovavano attorniati da ogni banda da nugoli di repubblicani; e, posti in mezzo ad un paese tutto nimichevole all'intorno, avevano meglio la sembianza di assediati, che di assalitori. A tante angustie sopraggiunse per arrota un caso, che gli obbligò tosto a pensar ai fatti loro. Era il colonnello Fergusson, siccome sopra si è detto, stato mandato da Cornwallis sulle frontiere della Carolina Settentrionale per ivi dar animo, e raccorre i leali. Erano questi venuti a congiungersi con lui in buon numero; ma la maggior parte uomini ribaldi e rubatori, i quali avendo creato per Capo del loro furore Fergusson ogni cosa mandavano a sacco ed a sangue, ovunque passavano. A tante enormità bastanti a riscaldare ogni freddo spirito alla vendetta fieramente si crucciarono i vicini montanari, e calavano a stormo dalle montagne, quelle armi carpando, che la elezione, il caso, od il furore paravano loro davanti. Tutti dicevano di voler ire a dar la caccia a quel bestione di Fergusson, fargli pagar cari i latrocinj ed il sangue; si mettevan l'un l'altro alle coltella; presi a furia i primi uffiziali di milizia, che incontrarono, questi crearono a loro Capi. Ciascuno portava un'arme, uno zaino, una coperta. Corcavansi sopra la nuda terra, sotto lo stellato cielo; all'acqua dei rivi si dissetavano; sfamavansi col bestiame che si facevan trottar dietro, o colle selvaggine, che ammazzavano in mezzo alle profonde foreste. Gli guidavano i colonnelli Campbell, Cleveland, Selby, Seveer, William, Brandy e Lacy. Cercavano per ogni dove, a tutti domandavano di Fergusson. Giuravano ad ogni passo di volerlo esterminare. Finalmente il trovarono. Ma Fergusson era un uomo così fatto, che non temeva nè essi nè altri. Stava egli accampato sopra un poggio selvoso, e cavaliere alla campagna, la cui base è di figura circolare. Lo chiamano Kingsmountain, o sia montagna del Re. Aveva posto al di sotto sulla via principale alla scesa una guardia. Arrivati vicini i montanari tosto la fugavano; poscia partiti in varie colonne, attorniato il monte, salivano arditissimamente all'assalto. Traevano gli uni di dietro gli alberi, gli altri di dietro le petraie, molti ancora scopertamente. Si difendeva aspramente Fergusson. I primi ad arrivare in sul poggio furono quei guidati dal Cleveland. Gl'Inglesi si avventavan loro contro colle baionette, e gli risospingevano. In questo mentre arrivava Shelby co' suoi, e si sforzava di entrar negli alloggiamenti nemici; ma Fergusson rivoltatosigli contro colle baionette lo ributtava. Non aveva egli sì tosto avuto la vittoria contro Shelby, che arrivava a furia sulla cima Campbell, e tuttavia l'Inglese mostravagli il viso, e pure colle baionette lo cacciava. Ma invano si spendeva tanto valore contro gli assalti di un nemico arrabbiato. Quando Fergusson era alle mani cogli uni, e gli faceva piegare, gli altri, che stat'erano cacciati, ritornavano a caricarlo. Fe' egli tuttociò, che uomo esperto e franco può fare nelle difficili battaglie per isbrigarsi. Ma già inclinava la vittoria a favor dei repubblicani, i quali inondavano il poggio. Non volendo il capitano inglese arrendersi, tuttavia combattendo fu morto. Il suo successore, chiesti i quartieri, gli ottenne. Fu fatto in questa zuffa gran sangue; poichè ebbero i reali tra morti, feriti e prigionieri meglio di undeci centinaia di soldati, luttuosa e gravissima perdita in quelle occorrenze. Tutte le armi e munizioni fecer più chiaro il trionfo dei vincitori. Fecero questi a buona guerra cogl'Inglesi; ma i leali bistrattarono, alcuni anche crudelmente impiccarono. Dissero, per rappresaglia di quei repubblicani, che stat'erano tratti al medesimo supplizio dai reali a Cambden, Ninety-six ed Augusta. Allegarono ancora, essere stati quelli colpevoli di delitti meritevoli di morte secondo le leggi del paese. Così al furor della guerra veniva a congiungersi, come se esso non fosse non che bastante, troppo, la rabbia cittadina. I montanari, avuta la vittoria, alle case loro se ne tornarono. La rotta di Kingsmountain indebolì molto le cose del Re nelle Caroline, e diè molto a pensare a Cornwallis. Oltre lo sbigottimento dei leali, che ne seguì, i quali d'allora in poi si rimasero dal venirlo a trovare, era egli con un esercito debole in mezzo ad un paese nemico, ad una contrada sterile, ad una difficoltà grandissima di pigliar lingua. Prevedeva benissimo, che l'andar avanti era un accrescere la angustie, in cui già si trovava. Per la qual cosa, veduto di non poter più per allora conquistar la Carolina Settentrionale, nella quale i repubblicani avevano in copia e avvisi di spie, e comodità di ricetti, si risolvette a difendere almeno, e guarentire la meridionale, sino a tanto che avesse ricevuto nuovi aiuti. Quindi è, che, lasciato Charlestown, e ripassata la Catawba, andò a porsi a Winnesborough, Terra posta in luogo, donde si poteva consuonare coi posti di Cambden e di Ninety-six, e che per la feracità del suolo offeriva più grassi alloggiamenti. Nel medesimo tempo inviò ordini a Leslie nella Virginia, imbarcasse immediatamente le sue genti, e toccato prima Wilmington, se ne venisse poscia, e rattamente, a Charlestown.

La ritirata delle genti del Re da Charlottes-town a Winnesborough, e la rotta di Kingsmountain diedero molto ardire ai repubblicani, i quali correvano a porsi sotto le insegne dei loro arditissimi capitani, tra i quali tenevano il primo luogo Sumpter e Marion. Questo infestava le contrade basse, quello le superiori. Ora Cambden, ora Ninety-six erano minacciati, ed i reali non potevano, nè buscare, nè foraggiare, nè legnare, nè alcun'altra fazione fare senza correre gran pericolo di essere oppressi. Per liberarsi da quella rangola, Tarleton si metteva in sulle mosse contro Marion; ma questi, che intendeva soltanto di bezzicare trascorrendo, e non di combattere le campali battaglie, spacciatamente si ritirava. L'Inglese lo perseguitava. Ma gli sopravvennero ordini da Cornwallis, acciò si recasse contro Sumpter, che minacciava di venir sopra a Ninety-six, e già aveva rotto, o preso sulle rive del fiume Broad il maggiore Wemis, e fatti molti prigionieri, fanti e cavalli. Tarleton con incredibile celerità camminando arrivò all'incontro di Sumpter, il quale si era accampato sulla destra riva del fiume Tigre in un luogo detto Blackstocks. Erano gli alloggiamenti americani fortissimi, avendo un rivo, case, e palificate da fronte, montagne inaccessibili, o luoghi erti e difficili dai due lati. Tarleton sospinto dal suo ardore, e temendo che Sumpter, varcato il Tigre, non gli fuggisse dalle mani, lasciati i fanti leggieri, e quei della sua legione indietro, si era fatto avanti cogli uomini d'arme, e con una parte delle fanterie. Si attaccò una feroce zuffa, nella quale l'una parte e l'altra mostrarono un grandissimo valore. Un reggimento britannico fu sì malconcio, che disordinato si tirò indietro. Tarleton per rinfrescar la battaglia diè dentro cogli uomini d'arme. Ma gli Americani tennero il fermo. Fu l'Inglese costretto a ritirarsi con perdita di molti morti e feriti, tra i quali alcuni uffiziali di conto. Ma sopraggiunta la notte, avvicinandosi le genti che il capitano britannico aveva lasciate indietro, ed essendo stato Sumpter gravemente ferito in una spalla, si riparò questi al di là del fiume, e non potendo più per allora star in sulla guerra a cagione della ferita, fu portato da alcuni suoi soldati più fedeli a luoghi alpestri e sicuri. La maggior parte de' suoi si disbandarono. Tarleton, corso per alcuni dì la contrada posta sulla stanca del Tigre, se ne tornò di pian passo sulle rive del fiume Broad nella meridional Carolina. Così si travagliava da ambe le parti con una guerra guerriata, nei piccoli incontri della quale e molto ardire si mostrava, e maggiore si pigliava.

In questo mezzo tempo Gates, racimolate alcune poche genti massimamente cavalli, per mantener vivo in quelle parti il nome del congresso, e rizzare una testa, che col tempo si potesse ingrossare, ripassato, il fiume Jadkin, era venuto a por gli alloggiamenti a Charlottes-town, intendendo anche di far isvernare ivi l'esercito; perciocchè credeva, che durante l'inverno, che già si avvicinava, non si sarebbe potuto in quelle contrade guerreggiare. Mentre Gates con grandissima diligenza si adoperava per apparecchiarsi ad una nuova guerra, e che già pareva, gli ritornasse la prosperità della fortuna, arrivò al campo il generale Greene, il quale avendo generato di sè ottimo concetto di persona di molto valore, e d'altrettanta fede verso la repubblica, era mandato dal congresso e da Washington a pigliare in iscambio di quello il governo dell'esercito. Sopportò Gates, siccome quegli, che più amava la sua patria, che il potere e la gloria, non solo con costanza, ma ancora senza mal umore questo sinistro della fortuna. Confortollo assai l'assemblea della Virginia, la quale passando egli per Richmond per ridursi alle sue case, lo mandò a visitare, assicurandolo, che la memoria delle sue gloriose gesta non poteva cancellata essere da nissuna disgrazia; andasse pur sicuro, che i Virginiani sempre ricordevoli de' suoi meriti non avrebbero nissuna occasione trasandato per testimoniar al mondo quella gratitudine, che come membri dell'americana lega gli portavano. Non condusse seco Greene alcun rinforzo dall'esercito settentrionale, sperando, che il caso si potesse medicare colle sole forze delle meridionali province. Solo venne con lui il colonnello Morgan con alcune carabine, che erano in grandissimo nome di soldati esercitatissimi. Era il suo esercito molto debole. Ma i boschi, le paludi, i fiumi, dei quali era piena la contrada, lo assicuravano. Siccome l'intento suo era soltanto di badaluccare, non di far battaglie giuste, così sperava di poterne venire a capo con attritare e consumare appoco appoco il nemico. Quasi nel medesimo tempo, ch'era la metà di decembre, era arrivato dalla Virginia a Charlestown con un rinforzo di meglio, che duemila stanziali Leslie, dove, trovati nuovi ordini, si pose tosto in via con quindici centinaia di soldati, ed andò a congiungersi col lord Cornwallis a Winnesborough.

[1781]

Ricevuto questo rinforzo, si rinnovarono nel capitano britannico i medesimi desiderj di conquistar la Carolina Settentrionale, e, oltrepassata questa, di entrare nella Virginia. Ma i Capi britannici per meglio assicurarsi dell'esito di questa impresa, non l'ebbero commessa solamente all'esercito, che militava sotto gli ordini di Cornwallis, ma vollero di più, si facesse nel medesimo tempo un gagliardo motivo dalla parte della Virginia; non già per conquistarla totalmente, imperciocchè a questo senza le forze di Cornwallis non erano sufficienti, ma sibbene soltanto per impedire, che da quella provincia potente non fossero mandati aiuti all'esercito di Greene. A questo fine avevano imposto al generale Arnold, che si recasse nel Chesapeack, e là, sbarcate le genti, facesse tutto quel maggior male che potesse. Speravano altresì, che il suo nome ed il suo esempio avrebbero dato animo a molti ad abbandonare le insegne della repubblica per andare a porsi sotto quelle del Re. Iva Arnold alla fazione molto baldanzosamente con un'armata di cinquanta navi da carico, e quindici centinaia di soldati. Sbarcato, mandava sottosopra ogni cosa. A Richmond ed a Smithfield fece un danno incredibile. Ma stormeggiando i popoli all'intorno, e le milizie levandosi in capo, si ritirò a Portsmouth, e quivi attendeva a fortificarsi. Perocchè andarsene non voleva per tener quel calcio in gola agli Americani, correre la campagna non poteva, essendo troppo debole in mezzo ad una provincia gagliarda, e molto al nome reale nemica. Questa ladronaia produsse in parte gli effetti, che se ne aspettavano, ed in parte no; poichè i soccorsi di verso la Carolina ne furono ritardati; ma del venire gli abitatori a trovar l'Arnold, nissuno se ne trovò, essendo gl'incendj, le rovine ed il sacco poco acconci allettativi ai popoli. Ma nella Carolina la guerra già era incominciata; ed i due capitani nemici si erano accinti a riempire i disegni, che ordito avevano. Erasi mosso da Winnesborough lord Cornwallis, e camminava tra i due fiumi Broad e Catawba per recarsi per le vie superiori verso la Carolina Settentrionale. Già era giunto a Turkey-creek. Greene per impedire i progressi dell'esercito regio si risolvette a fare una dimostrazione per assaltar il posto di Ninety-six, mentre nel medesimo tempo mandò Morgan con cinquecento stanziali virginiani, alcune bande di milizie, ed i cavalleggieri del colonnello Washington a guardare i passi del fiume Pacolet. Egli poi andò a porsi a Hick's-creek sulla sinistra riva del Pedee rimpetto a Cheraw-hill. L'avere diviso in tal modo le sue genti già sì deboli, fu da molti riputato biasimevole consiglio. Imperciocchè, se gl'Inglesi si fossero spinti innanzi velocemente, avrebbero potuto cacciarsi di mezzo tra lui e Morgan, e riportarne agevolmente la vittoria di ambidue. Ma forse credette, che i regj fossero, come in parte era vero, troppo ingombri d'impedimenti per far una sì presta mossa; e forse ancora non aveva avuto avviso della congiunzione di Leslie con Cornwallis. Questi spedì immantinente Tarleton colla sua legione di cavalli, e con una parte dei fanti in aiuto di Ninety-six. Giunto Tarleton nelle vicinanze di questa Terra trovò ogni cosa sicura, ed i nemici essersi ritirati dopo alcune leggieri avvisaglie. Allora si determinò a volgersi contro Morgan, tenendo per certo, o di poterlo rompere con uno assalto improvviso, od almeno di farlo ritirare al di là del fiume Broad, lasciando in tal modo sgombra la strada all'esercito reale. Ne scrisse a Cornwallis, il quale non solo approvò il disegno, ma ancora si risolvette a cooperarvi, salendo lungo la sinistra riva del Broad a fine di minacciar Morgan alle spalle. Le cose da principio succedevano bene. Tarleton, superati con eguale celerità che felicità i fiumi Ennoree e Tigre si appresentava sulle rive del Pacolet. Morgan si ritirava da questo, e Tarleton, occupato il passo, lo perseguitava. Già già lo incalzava. Ora era divenuta cosa pericolosa a Morgan il varcare il fiume Broad, presso il quale si trovava, avendo un sì feroce e lesto nemico vicino. Per la qual cosa si determinò ad aspettare la battaglia. Ordinava i suoi molto convenevolmente partendogli in due file, delle quali la prima, che fu la vanguardia, ed era condotta dal colonnello Pickens fece distendere fuori, e lungo il ciglione di un bosco in vista del nemico. La seconda guidata dal colonnello Howard nascose dentro il bosco medesimo. Era, in quest'ultima, posta la principale speranza della vittoria; perciocchè era composta la maggior parte di valenti soldati stanziali, mentre la prima constava di bande raunaticce di milizia. Il colonnello Washington co' suoi cavalli si era attelato, come per servire alla riscossa, dietro questa seconda schiera. Sopraggiunse Tarleton, ed ordinò anch'egli i suoi alla battaglia. Ogni cosa pareva promettergli la vittoria. Prevaleva di cavalli, ed i suoi sì uffiziali che soldati si dimostravano ardentissimi al combattere. Assalirono gl'Inglesi la prima schiera americana, la quale, fatta una sola scarica con poco danno del nemico, disordinatamente andò in volta. Si attaccavano allora colla seconda; ma quivi trovarono più duro incontro. Sì menava le mani aspramente dalle due parti, e la battaglia era pareggiata. Tarleton per far piegare la fortuna in suo favore spinse avanti uno squadrone della seconda schiera, e nel medesimo tempo mandò una frotta di cavalli a ferire il destro fianco degli Americani; perchè il noiargli sul sinistro non si ardiva a cagione, che in questo si trovava il colonnello Washington, il quale già con una feroce affrontata aveva ributtato indietro la cavalleria, ch'era andata ad annasarlo. Le mosse di Tarleton ebbero l'effetto che ne aspettava. Gli stanziali americani piegarono, e disordinati rincularono. Seguitavano gl'Inglesi già gonfiati dall'aura della vittoria. Già Tarleton colla cavalleria manometteva i fuggiaschi, quando ecco il colonnello Washington co' suoi cavalli, ch'erano rimasti intieri, caricare improvvisamente l'inimico furiante, e messosi nella gran pressa ristorar la fortuna della giornata. Nell'istesso momento Howard aveva riordinato i suoi stanziali, e gli riconduceva alla pugna. Pickens ancor'egli, con incredibile sforzo operando, aveva rannodato le milizie, e le spigneva rattamente contro i reali. Morgan con voce ed aspetto terribile incuorava i suoi alla battaglia. Tutti gli Americani in un subito, e con impeto concorde si serrarono addosso agl'Inglesi. Questi sorpresi e sbalorditi all'inaspettato rincalzo, prima si ristettero, poscia andarono in fuga. Instarono i primi, e strettamente perseguitando i fuggiaschi gli sfondolarono. Nè i preghi, nè le minacce, nè le esortazioni de' Capi gli poterono trattenere. La rotta fu assai grave. Perdettero gl'Inglesi tra morti, feriti e prigionieri meglio di ottocento soldati, due cannoni, le insegne del settimo reggimento, tutto il carreggio e le bagaglie. Ma perdita gravissima ed irreparabile fu quella dei cavalli grandemente necessarj all'esercizio della guerra in quei luoghi piani, e tanto opportuni alle insidie. Tale fu l'esito della battaglia di Cowpens, gli effetti della quale risentirono gl'Inglesi in tutto il corso della caroliniana e della virginiana guerra, e fu la prima e principal cagione del fine, ch'ella ebbe. Imperciocchè oltre la perdita piuttosto di totale, che di grande importanza dei cavalli, l'aver rotto Tarleton e la sua legione, che diventati erano terribili ad ognuno, infuse novelli spiriti in quelle genti; e se prima erano, o sbigottite, o disperate, ora diventarono confidentissime. Rendè il congresso pubbliche ed immortali grazie a Morgan, e lo presentò con una medaglia d'oro. Presentò altresì con una d'argento i colonnelli Washington e Howard, con una spada Pickens.