Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4
Part 10
Mentre dal canto delle Caroline la perversità della stagione avea posto fine alle ostilità, e che anche da quello della Nuova-Jork gl'Inglesi, poco potendo offendere, perchè erano più deboli di armi terrestri, ed i confederati, perchè erano al di sotto di armi navali, una simile cessazione della guerra si era introdotta, si andava maturando un disegno, il quale, se avesse quella riuscita avuto, che gli autori suoi si erano proposto, avrebbe partorito la totale rovina dell'esercito di Washington, e forse ancora l'intiero soggiogamento dell'America. Certo egli stette ad un pelo, che l'opera di tanti anni, e che già tanti tesori aveva costati, e tanto sangue, non venisse da una inopinata causa sino in fondo distrutta, e che gl'Inglesi per via di un tradimento quel fine conseguissero, al quale non avevano potuto arrivare per mezzo di una lustrale guerra con sì grande arte, e con tutte le forze loro esercitata. E venire doveva il danno da parte di colui, dal quale meno, che da ogni altro potevano, e dovevano gli Americani aspettarlo. Dal che si ebbe un argomento manifesto, che il coraggio disgiunto dalla virtù non è da pigliarsi a fidanza; che gli uomini più avventati in una causa sono anche spesso alla medesima i più infedeli, e che gli avari, ed ambiziosi dissipatori delle proprie, e delle pubbliche sostanze facilmente diventano della patria loro scellerati venditori e traditori. Nè nessuno dubiti, che siccome le virtù private sono le produttrici, così siano ancora il principale ed unico fondamento alle pubbliche; e si dee tener per sicuro, che coloro, i quali privi essendo delle prime si accostano al governo delle repubbliche, ciò fanno o per ambiziosamente soprastare, o per avaramente taglieggiare i proprj concittadini. E quando ciò non è loro comportato, fanno novità al di dentro, o tradimenti al di fuori. Era il nome del generale Arnold molto, e molto meritevolmente caro a tutti gli Americani, che lo stimavano uno dei principali difensori dello Stato loro. Essendosi egli ritratto dal militare in sui campi, a motivo di quelle ferite non ben sanate, che sì sconciamente gli avevano guasto una gamba, e non volendo il congresso e Washington porre in dimenticanza i servigj di lui, lo avevano creato comandante di Filadelfia, allorquando, ritiratisi gl'Inglesi da questa città, era essa di bel nuovo venuta in poter dei repubblicani. Quivi vivendo dissolutamente, più spendeva che potesse spendere, e più esigeva di quello, che avesse diritto di esigere. Postosi ad abitare nelle case di Penn le aveva fornite di ogni foggia di ricchi addobbi e di preziosi arredi. Giuocava alla dirotta; metteva tavola spesso; teneva gran vita, di balli, di concerti, di feste promovitore, e donatore grandissimo. Nè bastando a gran pezza le solite paghe del suo grado a tanti stravizzi e strabocchi, si era messo in sul mercanteggiare, ed in sul corseggiare. Le cose non gli tornaron bene; i debiti s'ammontavano, i creditori lo importunavano; quell'animo altiero e dissoluto non sapeva dove volgersi; nulla voleva rimettere della sua grandigia; filava tuttavia del signore. Questo gli fe' concepir animo di far peggio, e sperando di ristorarsi con quel del pubblico per inganno di quello, che dissipato aveva per iscialacquo, presentò certi conti in cui inserì di quelle cose, che sarebbero state disoneste al più ingordo usuriere del mondo. La cosa parve non solo strana, ma enorme. Si creò un magistrato espresso di commissarj per esaminargli. Questi non solo non vollero spegnere con esso lui i conti, ma ricusarono la metà delle partite. Si arricciò fieramente l'Arnold, e diceva dei commissarj di quelle cose, che non si sarebbero potute dipingere. Non istette contento al loro giudicato, e ne appellò al congresso. Delegò questi alcuni de' suoi membri, perchè, esaminato questo affare, lo assestassero. I quali giudicarono, che i commissarj più avevano concesso ad Arnold di quello, che avesse diritto di domandare. Se ad una tale sentenza montasse egli in bizzarria, ciascuno il pensi; e siccome uomo rotto e caldo, ch'egli era in tutte le sue azioni, diceva del congresso le più vituperose parole, e le maggiori villanie, che mai a uomini costituiti in grado si dicessero. Queste cose non erano sì fatte, che potessero disacerbar le ire, e ricompor gli animi gonfiati dall'una parte e dall'altra. Nè la pertinacia di quelle menti americane era tale, che fossero capaci di lasciar a mezza via una faccenda, che incominciato avessero. Fu Arnold accusato di peculato dallo Stato della Pensilvania, e tradotto avanti una Corte militare per subir il suo processo. Lo accagionarono, tra molte altre cose, che avesse fatto sue le mercanzie inglesi, che aveva trovate, e staggite in Filadelfia l'anno 1778; che usasse i carri del pubblico per trasportar certe robe dei privati, e specialmente le sue, e quelle de' suoi compagni nel commercio della Cesarea. La Corte sentenziò, dovesse essere ripreso da Washington. Il quale giudizio non soddisfece nè agli accusatori, ne all'accusato, allegando i primi, che si avesse avuto più rispetto ai passati servigj d'Arnold, che alla giustizia; e dolendosi il secondo, dell'ingiustizia e dell'ingratitudine della sua patria. E non potendo quell'uomo altiero sgozzare sì grave ingiuria, siccome la chiamava, nè comportare, poichè gli Americani con sì smoderato affetto l'avevano amato, d'essere ora venuto in tanta disgrazia loro, si determinò nell'impeto della concetta collera; e per poter continuare a gozzovigliare ed a grandeggiare coll'oro inglese, giacchè coll'americano più non poteva, di aggiungere alla intemperanza la frode, ed alle ruberie il tradimento. Per la qual cosa, risoluto al tutto di ritornar la patria sua in servitù degl'Inglesi, discovrì con una lettera l'animo suo a un Robinsone colonnello inglese, il quale ne diè tosto contezza a Clinton. Si appiccò una pratica tra le due parti per mezzo del maggior André, ajutante di campo del generale inglese, giovane e per l'eccellenza delle forme, e per costumi, per bontà, per cortesia amabilissimo. Arnold e André carteggiavano tra di loro sotto i finti nomi di Gustavo e dì Anderson. Promettevano all'Arnold molt'oro, e il grado di generale nell'esercito regio. Egli dal canto suo si offeriva di fare qualche rilevato, e determinativo fatto in benefizio del Re. Si condussero tanto innanzi con queste pratiche, che vennero in parole di porre la Rocca di West-point in mano dei regj. Egli è West-point un luogo forte sull'occidentale riva del fiume del Nort. E siccome piuttosto di unica, che di grand'importanza per guardar il passo delle montagne dall'insù del fiume, così lo avevano gli Americani con infinita spesa ed arte talmente affortificato, che a ragione era chiamato il Gibilterra dell'America. Questo fortissimo propugnacolo s'accordò Arnold di voler porre nelle mani degl'Inglesi. Laonde allegando, che gli era venuto a noia il soggiorno di Filadelfia, e che desiderava di adoperarsi di nuovo fra i campi in servigio dello Stato, chiedè, gli si concedesse, ed ottenne il capitanato di West-point, e di tutta quella parte delle genti americane, che in quei contorni alloggiavano. Ma il disegno non si ristava alla dazione di West-point. Intendeva Arnold di far pigliare tali posti alle sue genti fuori della Fortezza, che fosse facilmente fatto abilità a Clinton di arrivar alla non pensata, e subitamente opprimerle. La qual cosa ottenutasi in un colla possessione di West-point, si sarebbero gl'Inglesi avventati contro le restanti genti di Washington, le quali, per custodire quei passi, nei circonvicini luoghi dall'una parte e dall'altra del fiume si erano fermate, e le avrebbero all'ultimo sconfitte e conculcate. In tal modo oltre la perdita di West-point, e di quei passi, che erano venuti in contesa già tante volte, e per acquistar i quali aveva il governo inglese fatto la spedizione di Burgoyne, avrebbero gli Americani tutto l'esercito loro, le artiglierie, le munizioni, le bagaglie, ed i migliori uffiziali perduto. E si poteva conghietturare che sopraffatte le menti dall'improvviso caso, e da sì subita rovina, e valendosi gl'Inglesi della confusione e dello sbigottimento dei popoli, gli Stati Uniti stati ne sarebbero oppressi, e l'independenza loro all'ultima ora condotta. Erasi verso la metà di settembre Washington recato, per fornirvi alcune pubbliche bisogne, a Hartford nel Connecticut. Sotto questa occasione credettero di poter trarre a fine l'accordato disegno. Appuntarono, che per pigliar insieme le ultime deliberazioni, sarebbe André venuto nascostamente a trovare Arnold. Sbarcò quegli la notte dei 21 settembre dalla corvetta inglese l'Avoltoio, che già da lungo tempo Clinton aveva fatto fermare su pel fiume non lungi da West-point per facilitare le pratiche, che tra di lui ed il generale americano bollivano. Trovò l'Arnold; stettero insieme tutta la notte. In sul fare del dì, non avendo ancor potuto accordare tutta la bisogna, André fu nascosto in luogo sicuro. La notte seguente se ne voleva ritornare. I navicellai non vollero ricondurlo all'Avoltoio, perchè aveva questo con certe mosse dato non so qual sospetto. Si risolvette, se ne gisse per la via di terra. Diegli Arnold un cavallo, ed un passaporto col nome di Anderson. Si spogliò André, benchè, come è fama, suo malgrado, ed a ciò costretto da Arnold, dell'abito d'offiziale inglese, che sin là aveva portato sotto un gabbano, vestendone un comune. Si avviava verso la Nuova-Jork. Già aveva trapassato le guardie, e le estreme scolte del campo. Credevasi giunto a salvamento. Ma I cieli avevano altro fine destinato alla brutta perfidia di Arnold, ed al generoso voto, che di sè stesso aveva fatto alla patria sua l'André. Passando questi per una Terra chiamata Tarrytown, già vicino a quelle occupate da' suoi, ecco che tre uomini di milizia, che là si trovavano a caso, e non per ordine, lo arrestarono. Mostrato il passaporto, lo lasciavano andare al suo cammino. Ma uno dei tre più sospettoso degli altri, avendo osservato non so che di strano nelle sembianze del passeggiero, il richiamò, André domandava, _Chenti fossero?_ Risposero, _di laggiù_, intendendo parlare della Nuova-Jork. Il non sospettante giovine mal naturato agl'inganni rispose, _ed ancor io sono_. Lo arrestavano. Si scopriva, qual era, un uffiziale inglese. Offeriva quant'oro volevano, un prezioso orologio, gradi, e ricompense nell'esercito britannico, se lo lasciassero andare. Tutto fu nulla. Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che tali erano i nomi dei tre soldati, disdegnarono le esibizioni, in ciò tanto più degni di lode, quanto che erano in basso luogo nati ed avrebbero acquistato altra condizione. Così nell'istesso tempo, in cui quegli, che teneva uno de' primi gradi negli eserciti dell'America, e che famoso era al mondo pel valore suo, e per le cose fatte in pro della patria, per un po' di concetta collera, e per la gola dell'oro, essa patria tradiva, e voleva dar in mano al nemico, tre soldati gregarj l'onesto all'utile, la fedeltà alle ricchezze anteponevano. Ricercarono l'André in ogni parte della persona. Trovarono, dentro gli stivali copiosi ricordi, tutti scritti di pugno d'Arnold sulle positure de' luoghi, sulle munizioni, sul presidio di West-point, e sul più convenevole modo di assaltar la Fortezza. Condotto André avanti l'uffiziale, che era preposto alle scolte, temendo di nuocere ad Arnold, se si discoprisse tosto, qual egli era, e non curando il pericolo, che correva vicinissimo di essere immediatamente, come spia, posto a morte, quando si risapesse, aver egli dissimulato il proprio nome, continuava ad affermare, esser desso Anderson. L'Americano non sapeva, che farsi, e si andava peritando, non potendo credere, che colui, il quale aveva sparso tante volte il suo sangue a beneficio della patria la avesse ora voluta tradire. Queste dubitazioni, le negazioni d'André, il ritrovarsi Washington ed Arnold medesimo lontani dal campo furono causa, che quest'ultimo ebbe comodità, avendo udito prontamente l'arrestamento d'André, di scansarsi, e di guadagnar l'Avoltoio. Divulgatasi la cosa, si riempirono i popoli d'insolito stupore al tradimento di un uomo, nel quale tanta confidenza, e sì lunga avevano posto, al vicino pericolo, che corso avevano, ed al fortunevole caso, che ne gli aveva preservati. Dio, dicevano, non permettere, periscano gli uomini valorosi; l'assistenza di lui nella presente occasione stata essere evidente; gradire esso, e proteggere la causa dell'America. Tutti abbominavano Arnold, tutti encomiavano gli arrestatori d'André. In questo arrivò Washington al campo, ritornando dal Connecticut. Prima di ogni cosa sospettando, che vi potesse esser più marcio e più complici, nè sapendo quali, pensava a' rimedj e pigliava quelle risoluzioni, che credeva valevoli a render vani gli sforzi loro. Temeva altresì, che l'esempio fosse pernizioso, e che in quei medesimi, ch'erano estrani al disegno, nascesse il desiderio di cose nuove. Imperciocchè, rotto una volta il guado, per l'ordinario vi s'affolla la gente per passare, e gli uomini a guisa delle pecore più volentieri vanno, dove vedono andar gli altri, che dove si dovrebbe andare. Di ciò stava egli tanto più in apprensione, che i suoi soldati erano pagati tardi, ed a spilluzzico, e mancavano di molte cose non solo al guerreggiare, ma anche al vivere necessarie. Ma le cautele furono superflue. Nissuno dondelò; nè si scoperse da alcun canto, che la mala influenza avesse altri contaminato oltre l'Arnold. André, quando pel progresso del tempo potè presumere, che Arnold fosse giunto in salvo, palesò il suo nome, e grado. Era più che della sua salute sollecito di provare, ch'ei non era nè impostore, nè spia, allegando, che quelle cose, che tale lo potevano far credere agli occhi degli uomini, non erano suo fatto. Affermava, che l'intento suo era stato solamente di venirsi ad abboccare in una Terra neutrale con quella persona, che gli era stata dal suo generale indicata; ma che quindi era stato aggirato, e tratto dentro gli alloggiamenti americani. Da quel momento in poi nulla potersegli imputare, poichè si trovava in potestade altrui. Washington intanto creò una Corte militare della quale furono eletti membri, oltre molti uffiziali americani dei primi, il marchese de La-Fayette, ed il barone di Steuben. Mandò egli al cospetto loro l'André, perchè esaminata, e considerata bene la cosa, definissero, di che qualità fosse il caso, e qual fosse il castigo, che convenisse dare al colpevole. Comparì l'Inglese al cospetto della Corte, nè insolente, nè avvilito. La sua ancor verde età, l'eleganza della persona, le maniere piene di cortesia piegavano i cuori di tutti i circostanti in suo favore. In quel tanto essendo Arnold arrivato a bordo dell'Avoltoio, scrisse tosto una lettera a Washington. Sì gloriava in essa, che l'amore, che fin dal bel principio della querela aveva portato alla sua patria, quello stesso l'aveva ora a questo passo condotto, checchè di ciò pensar potessero gli uomini sì spesso ingiusti estimatori delle azioni altrui. Continuava dicendo, che nulla pregava per sè, già troppo avendo sperimentato l'ingratitudine della sua patria, ma sì pregava bene, e scongiurava il capitano generale, fosse contento preservar la donna sua dagli insulti della gente irritata; mandassela a Filadelfia in mezzo agli amici di lei, o permettesse, andasse a raggiungerlo alla Nuova-Jork. Dopo questa venne una lettera del colonnello Robinson, data pure a bordo dell'Avoltoio. Chiedeva instantemente, fossegli renduto l'André, affermando, esser questo andato a riva per una bisogna pubblica, e sotto la tutela di un tamburino, chiamatovi dall'Arnold, e mandatovi dal suo generale; che per ritornasene alla Nuova-Jork aveva avuto licenza, e passaporti dal generale americano; che tutto quello, che aveva operato l'André, dopo ch'era venuto in mezzo agli alloggiamenti americani, e specialmente l'aver cambialo l'abito ed il nome era stato fatto per volontà di Arnold. Concludeva, che il ritenerlo più oltre era una violazione della santità dei tamburini, ed una cosa contraria agli usi della guerra, da tutte le nazioni riconosciuti e praticati. Scrisse poco poi lo stesso Clinton, richiedendo colle medesime instanze e ragioni l'André. In questa di Clinton era stata inclusa una lettera d'Arnold scritta in termini assai vivi, colla quale affermava, ch'egli nel grado suo di generale americano aveva il diritto di concedere ad André la solita protezione dei tamburini, perchè senza pericolo potesse venire ad abboccarsi seco lui, e che per rimandarnelo stava in sua facoltà di seguir quei modi, che più convenevoli aveva creduti. Ma André minor pensiero si dava della sua salute, che gli amici suoi dall'altra parte si avessero. Abborrendo ogni bugia e sotterfugio, volendo, giacchè si trovava dai fati inesorabili condotto all'ultimo confine della sua vita, questa almeno terminare pura e chiara, e senz'alcuna nota d'infamia, candidamente confessò, non esser venuto a niun modo sotto la protezione di un tamburino, aggiungendo, che se in tal modo venuto fosse, colla medesima accompagnatura se ne sarebbe ritornato. Guardavasi dall'incolpar chicchessia; di sè stesso parlò con mirabile ingenuità; confessò più di quello, di che fosse interrogato. Ognuno ammirava tanta generosità e tanta costanza. Tutti con lagrime dolorose compassionavano l'infelice giovane. Avrebbero desiderato salvarlo, ma troppo era la cosa chiara. La Corte, fondandosi sulle sue confessioni, sentenziò, essere André, e dovere considerarsi come una spia, e come tale dover essere posto a morte. Notificò Washington a Clinton, rispondendo alle lettere di lui, la sentenza. Narrò tutte le circostanze del fatto, e notò, che sebbene queste tali fossero, che, costituitone André nel grado di spia, sarebberne stati giustificati contro di lui i più sommarj procedimenti, tuttavia si aveva voluto operare più consigliatamente, facendo esaminar la cosa da un maestrato espresso, e che il giudicato suo era stato quello, che gl'inviava. Ma Clinton, al quale oltre ogni dire doleva il destino d'André, ch'era l'occhio e l'anima sua, non era uomo da ristarsi, per iscamparlo, alle già fatte dimostrazioni. Scrisse pertanto un'altra lettera a Washington, pregandolo giacchè, come diceva, i giudici non erano stati bene informati del fatto, fosse contento, si facesse un abboccamento a questo fine tra quelle persone, che dalle due parti si deputerebbero. Consentì Washington, e si abboccarono a Dobbs'-ferry il generale Robertson dalla parte inglese, e Greene dall'americana. Molto instò il primo per provare, che André non era spia, allegando i soliti argomenti dei tamburini, e del suo operar costretto, quando egli era in potestà d'Arnold. Ma accorgendosi di non far frutto, saltò a toccar dell'umanità, della necessità di mitigare con generosi consiglj la crudeltà della guerra, della clemenza di Clinton, che mai non aveva fatto porre a morte alcuno di coloro, che le leggi della guerra violato avevano; che André molto era caro al capitano generale, e che se a lui fosse conceduto di ricondurlo seco alla Nuova-Jork, ogni qualunque persona colpevole, che in mano degl'Inglesi si trovasse, della quale gli Americani si richiamassero, sarebbe incontanente posta in libertà. Pregò ancora, si sospendesse, e si rimettesse la cosa nell'arbitrio di due soldati pratichi degli usi della guerra, e delle nazioni, proponendo i generali Knyphausen, e Rochambeau, e che ciò, ch'essi opinassero, quello si facesse. Presentò infine una lettera d'Arnold indiritta a Washington, colla quale si era studiato d'incolpare in tutto sè, e di scolpar André. Concluse minacciando, che, se la sentenza recata contro André fosse posta ad effetto, si sarebbero fatte orribili rappresaglie; e che in ispecialità quei traditori della Carolina, ai quali Clinton, mercè sua, aveva fin'allora perdonato la vita, ne sarebbero tratti immediatamente a morte. L'interposizione di Arnold non poteva non nuocere all'André; e quando gli Americani avessero voluto piegarsi alla clemenza, la lettera sua ne gli avrebbe stornati. Si terminò l'abboccamento senza effetto. André intanto s'andava apparecchiando alla morte. Dimostrò egli contro di questa non quel disprezzo, che spesso è simulazione o bestialità, nè quella debolezza, che propria è degli uomini effeminati, o rei, ma sibbene quella costanza, che s'appartiene agli uomini virtuosi e forti. Gli pesava il morire; ma molto più gl'incresceva il modo della morte. Avrebbe desiderato di morire, come i soldati sogliono, passando per l'armi, non come le spie, ed i malandrini sulle forche. Questo abborriva grandissimamente. Ne addimandò alla Corte. Non gli fu risposto; perciocchè concedere la domanda non volevano, negarla espressamente stimarono crudeltà. Ma due altre cose molto l'animo del giovane tormentavano, e quest'erano, che la madre sua, e le tre sorelle, che sole aveva al mondo, e ch'egli piamente amava, e colle sue paghe sosteneva, fossero, morto lui, ridotte a miseria; l'altra, che gli uomini potessero credere, che gli ordini di Clinton quelli stati fossero, che lo avessero obbligato a far quei passi, i quali lo avevano nella presente condizione condotto. Temeva perciò, venisse la sua morte a quell'uomo imputata, ch'egli sommamente amava, e venerava. Gli fu concesso, ne scrivesse a Clinton; il che fece, molto a lui l'infelice madre, e le sorelle raccomandando, e testimoniando, che gli accidenti dell'esser venuto dentro le poste del nemico, e dell'essersi travestito erano stati cose contrarie, siccome alle sue intenzioni, così ancora agli ordini di Clinton. Il dì due d'ottobre fu il giorno dai cieli destinato per termine alla vita di André. Condotto al patibolo disse, _così debbo io morire?_ Gli fu risposto non essersi potuto fare altrimenti. Ne dimostrò grave dolore. Infine, fatte le sue preghiere, pronunziò queste, che furono per lui le ultime parole: _Siate testimoni voi, che io muojo, come un bravo uomo dee morire_. Così fu tratto a giusta, ma indegna morte un dabben giovine meritevole in tutto di miglior destino. La mestizia fu grande tra gli amici, e tra i nemici. Arnold si rodeva, seppure quell'anima contaminata era capace di rimorso. Gl'Inglesi stessi il detestavano e pel suo tradimento, e per essere stato cagione della morte d'André. Ciò nondimeno, siccome nelle cose di Stato soglionsi adoperare così gl'istromenti più vili, come i più generosi; e che in esse il fine, non i mezzi si guardano, fu Arnold creato Brigadier generale negli eserciti britannici. Sperava Clinton, che il nome di quello, e la dependenza avrebbero indotto molti fra gli Americani a correre a porsi sotto le insegne del Re. Ma Arnold conosceva benissimo, che poichè aveva abbandonato i suoi, gli era mestiero mostrarsi vivo in favor degl'Inglesi. E siccome gli uomini anche più malvagi vogliono serbar tuttavia la sembianza della virtù, così mandò un cartello, col quale, sperando di velare con questo artifizio l'infamia sua, iva aggirandosi, dicendo, che da principio aveva pigliate le armi in mano, perciocchè credeva, fossero offesi i diritti della sua patria; che anche aveva accomodato l'animo alla dichiarazione dell'independenza, quantunque la credesse intempestiva; ma che quando la Gran-Brettagna, come buona ed amorevole madre, aveva loro aperte le braccia, ed ebbe offerti giusti ed onorevoli accordi, il rifiuto di questi, e di più la lega colla Francia avevano intieramente cambiato la natura della querela, e fatto, che quello, che era giusto ed onorevole, diventato fosse ingiusto e vituperoso. D'allora in poi, affermava, esser diventato desideroso di ritornare nell'antica fede coll'Inghilterra. Censurò il congresso, e con aspre parole rammentò la tirannide e l'avarizia sua, condannò la lega colla Francia, lamentando, che i più gravi interessi della patria fossero dati in preda ad un superbo e perfido nemico; definì la Francia troppo debole per istabilir l'independenza; chiamolla nemica della fede protestante; accusolla di fraude nel voler mostrarsi affezionata alle libertà del genere umano, mentre i suoi proprj figliuoli teneva in vassallaggio e schiavitù. Concluse con dire, aver tanto indugiato ad operare a norma delle sue nuove opinioni, perchè aveva desiderato di far qualche gran fatto in benefizio, e riscatto della sua patria, e per evitare, per quanto possibil fosse, lo spargimento dell'uman sangue. Questo cartello indirizzò generalmente a' suoi concittadini. Un altro ne pubblicò pochi giorni dopo, intitolato agli uffiziali e soldati dell'esercito americano. Gli esortava a venirsi a porre sotto le insegne del Re, offerendo e gradi e caposoldi. Gloriavasi di voler condurre una scelta banda d'Americani alla pace, alla libertà, alla sicurezza; strappar la patria dalle mani della Francia, e di coloro che condotta l'avevano vicina al precipizio. Affermava, essere l'America preda all'avarizia, scherno al nemico, pietà agli amici; avere invece della libertà l'oppressione; spogliarvisi le proprietà, incarcerarvisi le persone, sforzarvisi la gioventù alle battaglie, inondarvi il sangue. Che altro è ora l'America, sclamava, se non se una terra di vedove, di orfani, di mendichi? Se l'Inghilterra cessasse gli sforzi suoi per liberarla, qual sicurezza rimanerle a potere quella religione godersi, per la quale gli antichi padri affrontarono l'oceano, il cielo, i deserti? Non essersi testè veduto l'abbietto e scellerato congresso assistere alla messa, e partecipare nei riti di una chiesa, contro l'anticristiana corruzione, della quale i pii maggiori renduto avrebbero col proprio sangue testimonianza? Questi furono i manifesti del traditore, che riuscirono altrettanto più inutili, quant'erano più smodati. Ma gli scrittori dalla parte dell'America non istettero all'incontro a badare; chè anzi con molte parole e ragioni alle sue contrarie gagliardamente il ributtarono. Tra le altre cose argomentarono, nissuno più dell'Arnold essere stato, anche dopo il rifiuto degli accordi, divoto e ligio servitor dei Francesi; nissuno più di lui esser andato loro a' versi; esso avere invitato il ministro Gerard in sul suo primo arrivo a Filadelfia ad abitar le sue case; esso avergli fatto le spese molto sontuosamente, e di balli, di feste, di conviti essersene avuto buona ragione; esso stato essere moiniere di Silas Deane, lancia dei Francesi; esso coi consoli ed altri maestrati francesi avere più di ogni altro avuto dimestichezza e familiarità, dimodochè quelli siansi creduti aver in Arnold trovato il miglior amico, che si avessero. Ma così andar la cosa, gli ambiziosi far le viste di servile servitù, e poscia di animo elevato secondo i casi, non vergognandosi di accusare in altrui i proprj vizj loro. Così, se Arnold aveva conficcato, gli altri ribadirono. Credette il congresso, fosse cosa indegna di sè il fare alcun motivo della tradigione, e dei manifesti d'Arnold. Solo per dimostrare in qual grado ei tenesse l'opera egregia, e degna d'onore di Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che furono gli arrestatori d'André, fece loro con pubblico ed orrevole partito una onesta provvisione di dugento dollari senz'alcuna ritenzione, o stanziamento per ciascuno anno, durante la loro vita, deliberare e pagare. Decretò ancora, si gittasse, e rimettesse loro una medaglia d'argento col motto _fedeltà_ da una parte, e dall'altra quest'altro, _vincit amor patriae_. Il consigliò esecutivo di Pensilvania mandò un bando, col quale citò Benedetto Arnold in compagnia di alcuni altri vili uomini a comparire innanzi i tribunali per render ragione dei tradimenti loro, ed in difetto gli chiariva soggetti a tutte le pene solite a darsi a coloro, che venderono la patria, e vollero porla al giogo de' tiranni. Furon questi i soli atti, pei quali i pubblici maestrati dell'America avvertirono al tradimento d'Arnold.