Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1
Part 6
Che se la libertà si deve a coloro, i quali hanno gli animi nati e fatti per apprezzarla, e bastante coraggio per esporsi ad ogni pericolo e ad ogni fatica per acquistarla, essere i coloni americani più degni dei loro fratelli stessi della Gran-Brettagna di possederla; avere essi non solo alla nativa terra rinunziato tanto cara alle umane menti e tanto diletta, ed a tutte quelle dolcezze che in lei si trovano, ma ancora essersi volontariamente sottomessi alle fatiche ed agl'incomodi di un lunghissimo viaggio; e dopo di essere con prospera fortuna, ma con evidente pericolo scampati dal mare, avere su per quelle spiagge disabitate e barbare incontrato la fame, la quale avendo combattuta e vinta con infinita, e pazienza e pericolo, essere, quasi per un miracolo della divina provvidenza, dopo molto tempo, a questo stato, ed in questa presente prosperità cresciuti cotanto utile a coloro, dai quali eglino ebbero primamente l'origine.
Che se nei primi anni dell'esistenza loro in America alcuni fra i coloni dimostrarono un umore inquieto e soggetto ad essere tenuto a freno, e fossero tutti esposti alle correrie dei vicini paesani, gente nemica e feroce, la qual condizione rendeva l'interposizione e l'assistenza del Parlamento britannico necessaria, essere ora a tale grado di maturità in fatto di civiltà e possanza pervenuti, che non abbiano più altrimenti di essa interposizione bisogno; e perciò, siccome sono cambiate le proporzioni che esistevano tra le due nazioni, così doversi anche cambiare i termini dell'antica congiunzione, e porne de' nuovi alla presente e rispettiva forza e costumi loro più consentanei.
Le leggi penali promulgate dal Parlamento non avere forza, e non obbligare nelle colonie, se non se quando queste sono in esse leggi specificamente nominate. La qual cosa dimostra evidentemente, le leggi generali inglesi non abbracciare nell'azion loro le colonie americane, ma aver bisogno di leggi specifiche e particolari. Perciò stare queste colonie verso l'Inghilterra a un dipresso in quel medesimo rispetto, nel quale stanno negli ordini feudali d'Europa i Signori verso il Sovrano, protestando quelli a questo, e pretendendo questo sovra di quelli una obbedienza ed una autorità in certi limiti ristretta.
Chiari esempj in confermazione di tutto ciò ritrovarsi nella storia delle colonie tanto antiche che moderne. Così i Cartaginesi, così i Greci ed altri popoli famosi dell'antichità avere ai coloni loro lasciata una grandissima larghezza di governo interiore, solo contentandosi ai benefizj commerciali che da quelle ne derivavano. Così i Barbari settentrionali, i quali afflissero l'Impero romano, aver portate seco le leggi loro, e nelle case de' vinti introdottole, non conservando che una ben tenue obbedienza e soggezione verso i Signori della patria loro. Così ne' tempi più vicini a noi la Casa d'Austria avere con le sue colonie dei Paesi Bassi adoperato, primachè queste si sottrassero dalla divozion sua intieramente. La qual cosa dovere gl'Inglesi tenere avvisati, e di ciò che hanno a fare in rispetto alle colonie loro, e di ciò che hanno a temere.
Pagare le colonie assai tasse, se si considerano le restrizioni poste sul commercio loro; perciò non doversi altre gravezze imporre sugli Americani, ovvero restituirgli ad una intera libertà di commercio: poichè altrimenti sarebbero gravati doppiamente. La qual cosa sarebbe e ingiusta e tirannica da riputarsi.
Da tutto questo non volersi pretendere, le colonie americane non dover andar soggette a certe gabelle esteriori da porsi per autorità del Parlamento ne' porti loro, o ad alcune altre restrizioni, alle quali, in virtù dell'atto di navigazione o di altre provvisioni, il commercio loro è stato sottomesso; imperciocchè elleno sono nella medesima condizione, che tutte le colonie, che appartengono agli altri potentati marittimi dell'Europa, i quali dal bel principio della fondazione delle colonie loro queste proibirono da ogni commercio colle nazioni forestiere. Qui volersi parlare solamente delle tasse interne da porsi sulla universalità del popolo; e mantenersi, prima che e' possa a somiglianti tasse essere sottoposto, dover essere rappresentato.
E concedendo anche quello che si niega, che il Parlamento britannico abbia il diritto di far leggi obbligatorie per le colonie, e quello che è più, impor loro tasse senza il consentimento loro, esservi delle gagliarde opposizioni a farsi contro le gabelle ultimamente poste sopra di quelle, e troppo più ancora, e più forti contro a quella della marca, la quale fu testè girandolata dai ministri, e viene ora proposta in Parlamento. Poichè invece che queste gabelle di marca sono state a poco a poco, e gradatamente poste a' tempi andati sui popoli dell'Inghilterra, elleno hanno ora a cadere ad un tratto sopra le colonie, le quali, se non ne resteranno affogate, non vaglia; e se queste stesse gabelle sono state sì gravi riputate in Inghilterra, avuto riguardo alla gran varietà de' casi, ne' quali elleno debbono esser pagate, ed al gran numero delle ingorde multe, nelle quali anche le persone di miglior animo possono incorrere, doversi di necessità credere, avere a riuscire di molto maggior gravamento e pregiudizio nelle colonie, dove in generale il popolo non deve riputarsi così versato nelle materie di questa sorta, e molti eziandio non intendono il linguaggio di queste leggi intricate, e così lontane dall'intelligenza degli agricoltori e mercatanti. Doversi a ciò aggiungere, le medesime, siccome quelle che troppo odore rendono della terra britannica, e troppo sono notate della sottilità dei cervelli inglesi abilissimi ad inventar giravolte per raunar pecunia, dover essere avversate, come pericolosi tranelli, dai forestieri, e perciò allontanargli dall'andarsi a fermare con le famiglie loro sotto quel nuovo cielo. La qual cosa di quanto danno abbia ad essere a quelle crescenti popolazioni, e quindi per rimando all'Inghilterra stessa, niuno è che non lo veda.
Avendo finalmente a' termini della provvisione a pagarsi la pecunia ricavata dalle gabelle di marca nella tesoreria inglese, dovere in poco tempo le colonie, considerate massimamente le incomode proibizioni sul commercio loro poste, rimanere spogliate del tutto della moneta loro con gravissimo pregiudizio del commercio tanto esterno, quanto interno.
Ma dalla parte dei ministri si arguiva in contrario:
Essere prima di tutto necessario estraere dalla presente quistione tutto quell'apparato di scienza e di erudizione, della quale hanno fatto pompa gli avversarj, e che ricavarono dai libri degli uomini speculativi, i quali hanno scritto sopra le materie politiche. Tutte queste sottigliezze ed argomentazioni, state adoperate da coloro che hanno ne' libri loro trattato del diritto naturale, come sarebbero Locke, Selden, Puffendorf e somiglianti autori, non essere il caso in una controversia, in cui si tratta di una legge scritta. L'andare poi a rilevare le vecchie carte per arguire di là alla presente costituzione inglese, essere la più assurda cosa del mondo, poichè la costituzione non è più la stessa, e nissun sa, quale ella si fosse a qualcheduno de' periodi, che si sono citati. Esservi cose nella _magna carta_ medesima, le quali non sono più negli ordini presenti; e perciò tutti questi ricordi delle cose antiche non comprovar nulla in riguardo alla costituzione inglese, tale quale ora ella è.
Questa costituzione essere in ogni tempo stata a continui cambiamenti ed ammendazioni soggetta, ora guadagnando, ora perdendo qualche cosa; nè essere la rappresentazione dei Comuni della Gran-Brettagna stata ridotta ai presenti ordini sino a' tempi di Errico settimo. In riguardo poi ai modi di tassazione, se si risale addietro oltre il regno di Edoardo primo o del Re Giovanni, non incontrarsi altro che dubbj ed oscurità, essendo la storia di quei tempi piena d'incertezza e di confusione. Le scritte per le domande di pecunia si facevano ora secondo la legge, ed ora no; e queste erano, per cagione d'esempio, quelle per la pecunia navale, o quelle per invitar le assemblee a tassare sè medesime, o quelle altre per far pagare i doni gratuiti. Altre tasse erano anche poste, come quella dello scutato, o sia servizio dello scudo, le cavalcate ed altre, che avevano la origine loro negli ordini feudali. I doni gratuiti pure essere contrarj alla legge; ed essere cosa nota a tutti, con quanta contenzione ed ostinazione il popolo inglese si opponesse alle domande della pecunia navale, le quali però la Corte non cessava di proseguire.
In riguardo alle marche di Cornovaglia, l'antico privilegio di tassare sè stesse aver poco durato, e solo essere stato concesso, perchè elleno potessero soccorrere il Re nella sua guerra contro i montanari di quel paese; essere nato, essersi spento col Regno di Edoardo primo, e quando il principe Edoardo diventò Re; ed allora queste marche essere state annesse alla Corona, e soggette divenute, come il restante del dominio inglese, alle tasse. Errico ottavo essere stato il primo fra i Re inglesi, il quale chiamò due deputati cornovallesi in Parlamento: la Corona avere esercitato, o no questo diritto di chiamare i deputati a sua posta, e quindi essersi originata quella disuguaglianza di rappresentazione, la quale a' presenti dì si osserva nella costituzione inglese. Errico ottavo aver chiamato un borghese di Calais in Parlamento, ed una delle Contee palatine essere stata tassata per ben cinquanta anni, innanzichè ella mandasse deputati al Parlamento.
Il Clero non esser mai stato senza rappresentanti; e quando e' si tassava da sè stesso nelle sue assemblee, ciò essersi fatto coll'autorità e consenso del Parlamento.
Il ragionare poi delle colonie inglesi dalle colonie dell'antichità essere una vana pompa di erudizione, sapendosi benissimo, le colonie dei Tirj in Africa, e quelle dei Greci in Asia non aver che far più che nulla coi presenti ordini delle colonie inglesi. Nissuna nazione prima dell'Inghilterra aver fatti statuti e regole fisse per le colonie, eccettuati i Romani; e gli ordini colonarj loro essere stati al tutto militari per mezzo dei presidj tenuti nelle principali città delle conquistate province, e la giurisdizione della principal patria essere stata assoluta ed illimitata; le province della Olanda non essere state colonie, ma piuttosto paesi sottomessi alla Casa d'Austria con una certa feudale dependenza; e finalmente niuna cosa essere più lontana stata dagli ordini, e modi delle colonie inglesi, che quell'inondazione di Barbari settentrionali, i quali, distrutte le reliquie dell'Impero romano, vennero sopra, ed occuparono tutta l'Europa; questi fuorusciti avere ad ogni legge, ad ogni protezione, e ad ogni connessione colle terre patrie rinunziato; aver quelli eletti i capitani loro, seguitate le loro insegne per andar a cercar ventura altrove, e fondare nuovi regni sulle rovine del romano Impero. Per lo contrario i fondatori delle colonie inglesi essere dal regno usciti con l'approvazione e consenso del Re e del Parlamento; a poco a poco gli ordini loro essere stati tocchi, e ritocchi con rispettivi diplomi, concessioni e statuti, finchè furono nella presente forma ridotti; ma non essere mai state quelle talmente dalla prima patria separate nè emancipate, che esse siano una volta diventate independenti, ed in propria balìa poste.
Il Parlamento a' dì della Repubblica molto per tempo essere stato della separazione delle colonie sollecito, ed aver vinta una provvisione, o atto (il quale se non sia più in vigore, doversi molto dubitare), per dichiarare e stabilire l'autorità dell'Inghilterra sopra le colonie. Ma quando vi fosse in questo proposito una legge scritta, o nissuna immediata illazione far si potesse da una somigliante legge, l'uso solo doveva bastare per quella autorità confermare. Non sonsi forse le colonie, per fino dai tempi della fondazione loro, alla giurisdizione della comune patria sottomesse? Non l'hanno elleno anzi in molti casi ricercata? In tutte le controversie concernenti la proprietà, non ebbero elleno ricorso al Consiglio privato? E non sono forse quelle controversie state determinate, non secondo le leggi delle colonie, ma sì, per lo contrario, secondo le leggi dell'Inghilterra? Ed a queste decisioni non si sottoposero elleno pacificamente? Eppure questi casi di ricorso, essere assai frequenti stati. Il Nuovo-Hampshire, ed il Connecticut essere già corsi al sangue a cagione delle gare loro; la Virginia, e la Marilandia all'armi; non dimostrar questo la necessità di una giurisdizione suprema, alla quale le altre subordinate giurisdizioni possano in caso di bisogno ricorrere? Nulla in nissun tempo poter più fatale riuscire alla pace e prosperità delle colonie, quanto che il Parlamento della sua soprantendente autorità sopra le medesime si dispogliasse; perciocchè dissolverebbesi in tal caso, ed in poco tempo ogni vincolo tra colonia e colonia, e nascerebbevi una fatale anarchia; conoscersi tra di esse bastanti semi di discordie e di fazioni, perchè di simile scompiglio non s'abbia ad avere qualche timore. Da questo al totale disfacimento dei presenti ordini colonarj, alla creazione di nuovi, al gettarsi in preda le colonie a qualche potentato esterno, esser parato lo sdrucciolo.
Di presente gli ordini delle colonie essere molto varj, siccome quelli, che furono l'un dopo l'altro stabiliti alla spicciolata, e dovettero alle circostanze ed accidenti de' diversi tempi accomodarsi; perocchè altri dovettero essere ne' primi periodi di ciascuna colonia, ed altri, quando esse si trovarono ad un ulterior grado di popolazione, di territorio e di ricchezza pervenute. In alcune da prima non avervi avuto altro, che un governatore assistito da due o tre consiglieri, poi più essere stati arroti; poi la Corte di giustizia eretta; poi le Assemblee create.
Siccome le costituzioni delle colonie sono state diversamente composte, e quasi alla spezzata; così dover esse per la necessità delle cose rimanere dalla giurisdizione della comune patria dependenti; niuno aver mai la posizione contraria mantenuta, innanzichè queste nuove dottrine andassero attorno; gli atti del Parlamento essere stati non solo senza alcun dubbio della legalità loro fatti, ma eziandio con applauso universale accettati, e volonterosamente obbediti; i porti loro essere stati alle dogane ed a regole sottomessi, che e mettevano un certo freno, e diminuivano il traffico loro; e gabelle essere state messe, e tra le altre quella delle poste, le quali andarono ad impressionare ed a ferire le più interne parti del commercio loro; e nissuno mai, salvando questi nuovi dottori, essersi dato a credere, le colonie non dover essere dall'autorità del Parlamento tassate, regolate ed obbligate.
Non poter esservi dubbio, che gli abitanti delle colonie sieno altrettanto rappresentati nel Parlamento, quanto la maggior parte del popolo d'Inghilterra, poichè nel numero di nove milioni di questo, otto milioni ne sono, i quali non hanno diritto di rendere, e non rendono partito nella elezione dei membri del Parlamento; e perciò tutte queste argomentazioni addottesi per provare non essere le colonie dependenti dal Parlamento, derivate da motivi di rappresentazione, esser vane; anzi provar anche troppo, perciocchè vanno a ferire tutta la presente costituzione dell'Inghilterra. Ma la cosa essere, che un membro del Parlamento, eletto da una borgata qualsivoglia, rappresenta non solo i commettenti ed abitanti di quel particolar luogo, ma ancora quelli di ogni altra borgata della Gran-Brettagna. Ei rappresenta la città di Londra, ed ogni altro Comune del regno, siccome anche gli abitanti di tutte le colonie e dominj della Gran-Brettagna; ed è per debito e per coscienza a tener cura degl'interessi loro obbligato.
Esser vana e falsa la distinzione tra le tasse interne ed esterne. Si concede le restrizioni sopra il commercio, e le gabelle sopra i porti poste essere secondo la legge, e si niega nel tempo medesimo il diritto del Parlamento della Gran-Brettagna d'imporre tasse interne sopra le colonie. Ma, e che differenza passa mai tra le prime e le seconde? Una tassa posta in un qualche luogo non è ella forse, come quel ciottolo gettato in uno stagno, il quale increspa a mò di circolo la superficie dell'acqua, e questo circolo ne produce e dà moto ad un altro, e questo ad un altro ancora, finchè tutta quella superficie si trovi dal centro fino alla circonferenza agitata? Nissuno non credere, nissuno non confessare essere manifesto, che una gabella di dieci, o di venti per centinajo posta, per cagion d'esempio, sopra il tabacco, o sia ne' porti della Virginia, o sia in quel di Londra, non sia una vera e reale gravezza, o tassa posta sopra le terre della Virginia stessa, nelle quali cresce il tabacco, e lontane anche a cento miglia dal mare.
La protezione essere quella, che dà il diritto della tassazione; le obbligazioni reciproche tra le colonie e la patria loro essere connaturali, e derivanti dall'un canto dalla difesa e protezione, dall'altro dall'obbedienza; ed essere cosa molto obvia, che o le colonie debbono essere in tutto ed in ogni special parte dependenti dall'Inghilterra, o del tutto dalla medesima separate e disgiunte. Non trattarsi ora qual fosse la legge, qual fosse la costituzione; ma versare la controversia in questo, quale sia ora la legge, quale la costituzione. Ciò esser la legge, ciò esser la costituzione, quello esser il diritto, che fu senza contraddizione, e per sì lungo tempo, ed in numerosissimi casi per tale riconosciuto, per tale esercitato da una parte, e approvato ed obbedito dall'altra. Le altre esser troppo sottili opinioni, o vane immaginazioni d'uomini speculativi, le quali, siccome sono lontane dalla comune sperienza delle umane cose, così sono anche pur troppo atte ed accomodate a sollevare ed accendere gli animi di coloro, i quali siccome obbedirono per lo passato, e ciò con tanto utile e vantaggio loro, così debbono anche per lo futuro agli ordinamenti della tenera, ad un tempo, e possente madre loro obbedire.
Del rimanente non essere forse per molti capi migliore la condizione degli Americani, che quella degli Inglesi? Le spese dell'amministrazione interna e civile dell'Inghilterra essere enormi; così leggieri per lo contrario nelle colonie, che non è quasi da potersi credere. Il governo ecclesiastico, il quale è sì grave spesa in Inghilterra, essere di niun momento in America; là le decime, là i benefizj non curati esservi ignoti; non conoscervisi la povertà; ognuno, secondo il dire delle sacre scritture, sotto la propria ficaja vivere; la fame e la nudità esserne sbandite: e là non vedersi nè paltoni, nè mendicanti. Se altrettanto si potesse affermare dei popoli inglesi al di qua dell'Oceano, beata l'Inghilterra! Ma il contrario essere il vero, e ciò esser noto a tutto il mondo.
E qual nazione avere abbracciato le sue colonie con tanta carità con quanta l'Inghilterra le sue? Queste non aver mai, a' tempi delle necessità loro, ricorso avuto alla Gran-Brettagna senza ottenerne i più pronti ed i più ampj sussidj. O fosse per la difesa propria contro il nemico, o per avanzare ed accrescere la domestica prosperità, questi essere stati senza soprastamento alcuno liberalissimamente conceduti.
Oltre a ciò, nissun altro popolo avere quella specie di protezione data ad una parte di sè, che dall'Inghilterra alle sue colonie fu concessa; quella del credito, senza del quale non avrebbero mai potuto a quel grado di ricchezza arrivare, che è da tutti quelli, che le visitano, lodato ed ammirato; e fatta questa considerazione, la tassa, di cui si tratta, non poter altro apparire, che un modico interesse di quelle esorbitanti somme, le quali aveva la Gran-Brettagna alle colonie prestate.
In quanto alla mancanza della moneta, anche questa essere una vaga argomentazione: l'oro e l'argento non esser mai per mancare in un paese altrettanto ricco di buone derrate, quale si è l'America settentrionale. Nè questa tassa avere a gettar tanto, essendo anzi, non che moderata, modica, che possa seccare le sorgenti della moneta, massimamente, quando si considera, il provento della medesima aver ad esser tenuto in serbo nel tesoro, non potersi in nissuna maniera storre, o sviare, ed esser tutto destinato alle spese della protezione e difesa delle colonie, e perciò dovere in queste necessariamente ritornare.
Adunque la superiorità inglese tanto magnificata non essere in fatto altro, che una superiorità di potenza e di sforzi per guardare e difendere tutte le sue dependenze e tutti i suoi dominj, ed in ciò essersi ella sì fattamente travagliata, che ne fu presso alla sua rovina. Egli è vero, aver l'Inghilterra in questa contesa conseguito tanta gloria, che a niuna maggiore potrebbe arrivare; ma in questa partecipare tutte le colonie sue; tanto lustro, tanto splendore essersi anche riverberati in America, e gli Americani essere venuti a parte così degli onori, come dei benefizj, che ai membri dell'Impero britannico appartengonsi, mentre che l'Inghilterra sola ha pagato l'immenso prezzo di tanta gloria.
Queste furono le argomentazioni da una parte e dall'altra con eguale ingegno e calore nel Parlamento allegate in prò, o contro la tassa americana. E mentre pendeva tuttavia la questione, i mercatanti di Londra, i quali trafficavano coll'America, sollevati maravigliosamente dal timore di perdere, o almeno di non poter riavere ai giusti tempi i capitali, che avevano nelle mani degli Americani collocati, presentarono al tempo della seconda lettura della provvisione una petizione contro la medesima; imperciocchè preveggevano benissimo, che fra gli Americani alcuni per necessità, ed altri con questo colore, mancato non avrebbero di ritardare le rimesse. Ma all'incontro si allegò quell'uso della Camera de' Comuni di non udir petizioni indiritte contra le provvisioni delle tasse; e quella de' Londinesi fu posta dall'un de' lati.
Intanto esclamavano i ministri, particolarmente Carlo Townsend:
«Ed ora vorranno questi americani figliuoli stabiliti dalle cure nostre, nutriti ed allevati dalla nostra amorevolezza, protetti dalle nostre armi, finchè a questa forza ed a questa opulenza, che oggidì vediamo, fossero pervenuti, torcere il grifo, e rimbrottando ricusare di porre in mezzo un lor quattrino per sollevarci da quel grave peso, che ci mette in fondo?».
Il Colonnello Baré riprese le parole, e con un bellissimo porgere per soldato, disse: