Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1

Part 23

Chapter 231,844 wordsPublic domain

Le due parti si accusarono anche scambievolmente siccome nelle guerre civili suol addivenire, di molte ed orribili crudeltà. Riferirono gli Americani, che gl'Inglesi incendiarono molte case, ne saccheggiarono più, distrussero quanto non potettero portar via, ed ammazzarono parecchie persone inermi e quiete. Gli Inglesi all'incontro affermarono, che alcuni dei loro, fatti prigionieri dai ribelli, furono con barbara ferità tormentati e messi a morte. Raccontarono eziandio, cosa orribile a dirsi, che uno dei feriti inglesi, rimasto essendo indietro, ed a grande stento sforzandosi di raggiungere i suoi, fu sopraggiunto da un Americano, giovane d'anni, ma di animo efferato, il quale gli spezzò con un'accetta il cranio, e fè schizzar fuora a forza il cervello. La qual cosa, se essa è vera, il che noi non ardiremo di affermare, quantunque la troviamo scritta come non dubbia presso autori meritevoli di fede, falso è bene ciò, che si divulgò allora da molti, che a parecchj tra i feriti e morti inglesi siano state dalla gente fanatica della Nuova-Inghilterra, secondo il costume dei barbari, che abitano le selve nelle contrade poste a ridosso delle colonie, tirate e staccate dal cranio le zaccagne, gli occhi spinti fuori dalle occhiaje e le orecchie tagliate. Ci giova credere, e non ci mancano autorità per affermare, che queste accusazioni sono molto esagerate da una parte e dall'altra; e che se qualche violenza venne commessa nel calor del fatto, egli è ben certo, che dopo di quello l'umanità trovò il suo luogo; che anzi si sa di sicuro, che i feriti rimasti in balìa dei provinciali ebbero a provare tutte quelle cure, che sono in uso presso le nazioni civili. Fu anzi mandato dire dagli Americani al generale Gage, che stava in sua facoltà d'inviar cerusici per medicare ed assistere i feriti, che in mano loro si ritrovavano.

Da questo primo fatto nacquero due cose, delle quali la prima si è, che si dimostrò, quanto fossero vani i vanti di quei bravi, i quali fuori e dentro del Parlamento discorsero con sì inconvenienti parole della codardia americana; e che generalmente la nazione inglese, ma più di tutti i soldati, si persuasero che la contesa sarebbe stata assai più dura e sanguinosa di quello, che si erano dati ad intendere dapprima. La seconda si è, che gli Americani ripresero maggior animo, e se prima erano ostinati a volere i diritti difendere, ora diventarono ostinatissimi. Si debba anche aggiungere, che i racconti delle crudeltà dalle soldatesche britanniche commesse, vere o false che elleno si fossero, e che i Capi non mancarono di propagare e magnificare in ogni luogo, colle più veementi parole e coi più vivi colori rapportandole, avevano una concitazione incredibile ed una maravigliosa rabbia negli animi dei coloni ingenerato; e per dare maggior vigore, se possibil fosse, a queste passioni, fecero gli uccisi con ogni maniera di onorate esequie sotterrare, estollendogli con sommissime lodi, e chiamandogli martiri della libertà; i nomi e le famiglie loro erano in molta venerazione tenuti da tutti. Erano posti e mostrati ad ognuno, come esempj da imitarsi nell'ardua contesa, nella quale l'America era tratta dall'ingiustizia e dalla prepotenza inglese.

Sedeva allora il congresso provinciale di Massacciusset in Watertown, dieci miglia distante da Boston. Avute le novelle della battaglia di Lexington scrissero una lunga lettera al popolo inglese, colla quale diedero ogni più minuta contezza del fatto, e si sforzarono di provare, che le genti del Re erano state esse le prime ad appiccar la battaglia, traendo contro le pacifiche milizie provinciali; e che avevano tanto a Concordia, quanto a Lexington molte esorbitanze commesse del nome britannico affatto indegne. Lo pregavano, si volesse tramettere per evitar le ulteriori calamità, che soprastavano sì alle colonie, e sì alla Gran-Brettagna; dichiararono e protestarono della lealtà loro; nel medesimo tempo affermarono, esser costante ed irrevocabil risoluzione loro di non volere a nissuna specie di tirannia sottomettersi; e ne appellarono al cielo per la giustizia della causa loro, per la quale erano a spendere tutte le facoltà e la vita stessa, ove d'uopo ne fosse, apparecchiati.

Ma non contenti alle parole, e volendo pigliare un giusto modo alla guerra, e dar una regola e norma certa ai moti de' popoli, che tumultuavano a masse per ogni dove, stabilirono le paghe agli uffiziali ed ai soldati, e fecero statuti per governare la milizia, ed il buon ordine fra la medesima mantenere. Per poter poi bastare alle spese, le quali in sì gran frangente erano necessarie, fecero una gittata di biglietti di credito, i quali si dovessero come moneta in tutti i pagamenti ricevere, per la guarentigia dei quali impegnarono la fede della provincia. Dichiararono inoltre, che al generale Gage, per aver egli mandato genti armate a distruggere ciò che si trovava nei fondachi pubblici nella Terra di Concordia, e che per questo fatto molti abitanti della colonia erano stati barbaramente ed illegalmente morti, non si doveva più niuna obbedienza prestare; che anzi dovesse riputarsi nemico a quelle contrade.

Deliberarono anche, si dovesse fare una leva di tredicimila e seicento uomini nella provincia, ed elessero generale loro il colonnello Ward, soldato molto riputato. La qual milizia dovesse essere la parte di Massacciusset, e mandaron pregando le province del Nuovo-Hampshire, del Connecticut, e dell'isola di Rodi, acciò fornissero le rate loro, finchè si venisse a compire un esercito di trentamila soldati. Giovanni Thomas, uffiziale molto pratico, fu eletto generale. Il Connecticut mandò speditamente una grossa schiera verso Boston, al comando della quale prepose il colonnello Putnam, vecchio uffiziale, che si era acquistato nelle due ultime guerre il nome di prudente e coraggioso capitano. Nè le altre province furon lente a far marciare le insegne loro, di modochè in poco tempo un esercito di trenta migliaia di soldati si trovò raunato intorno le mura di Boston. Tanta era l'ardenza prodotta nell'universale dei popoli dal fatto di Lexington, che i generali americani dovettero mandarne indietro parecchie migliaia. Prese Putnam i suoi alloggiamenti a Cambridge, e Thomas a Roxbury in sull'ala dritta dell'esercito per mozzar affatto ogni via al presidio per l'istmo verso il paese circonvicino. In tal modo fu posto, pochi giorni dopo la battaglia di Lexington, uno stretto assedio alla città capitale della provincia di Massacciusset; in tal modo una moltitudine collettizia, ch'erano riputati ribelli, e di animo codardo e vile, tenevano rinchiusi, senza che s'ardissero saltar fuori o vettovaglie procacciarsi, molte migliaia di sperimentati soldati capitanati da un generale di molto valore, che militavano sotto le insegne del Re, e ch'erano stati inviati colà colla ferma speranza, che avessero a far cagliar molto alla prima tutti gli abitatori di una contrada assai più vasta, ed a correre più difficile, che non è l'Inghilterra stessa. Ma in tutti i tempi gli eserciti stanziali si son fatto beffe dei soldati dei popoli sollevati; e questi soldati dal canto loro hanno sovente tenuto il fermo, e fatto stare gli eserciti stanziali.

NOTA

[3] _Pel Nuovo-Hampshire_. — Giovanni Sullivan, Nataniele Fulsom.

_Per Massacciusset_. — Jacopo Bowdine, Tommaso Cushing, Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Paine.

_Per l'Isola di Rodi_. — Stefano Hopkins, Samuele Ward.

_Pel Connecticut_. — Elifaleto Dyer, Rogero Sherman, e Silas Deane.

_Per la Nuova-Jork_. — Jacopo Duane, Enrico Wisner, Giovanni Jay, Filippo Livingston, Isacco Low, Giovanni Alsop, Guglielmo Floyd.

_Per la Nuova-Cesarèa_. — Jacopo Kinsey, Guglielmo Livingston, Giovanni Dehart, Stefano Crane, Riccardo Smith.

_Per la Pensilvania_. — Giuseppe Galloway, Carlo Humphreys, Samuele Rhoads, Giorgio Ross, Giovanni Morton, Tommaso Mifflin, Edoardo Biddle, Giovanni Dickinson.

_Per la Delawara_. — Cesare Rodney, Tommaso Mackean, Giorgio Read.

_Per la Marilandia_. — Roberto Goldsborough, Tommaso Johnson, Guglielmo Paca, Samuele Chase, Matteo Tilghman.

_Per la Virginia_. — Peyton Randolfo, Riccardo Enrico Lee, Giorgio Washington, Patrizio Enrico, Riccardo Poland, Beniamino Harrison, Edmundo Peddleton.

_Per la Carolina Settentrionale_. — Guglielmo Hooper, Giuseppe Hughes, Riccardo Caswel.

_Per la Carolina Meridionale_. — Enrico Middleton, Giovanni Rutledge, Tommaso Lynch, Cristoforo Gadsden, Edoardo Rutledge.

FINE DEL VOLUME PRIMO

TAVOLA DELLE COSE CONTENUTE NEL TOMO PRIMO

Avvertimento _pag._ iii

Nota delle opere, che l'autore della presente storia ebbe in sua facoltà per la composizione della medesima. » vii

LIBRO PRIMO » 1

_Sommario._ — Opinioni, maniere, costumi, ed inclinazioni degli abitatori delle colonie inglesi in America. Dolcezza del governo d'Inghilterra verso i suoi coloni. Primi mali umori tra l'uno, e l'altro popolo. Modello di governo colonario proposto dai coloni. Altro modello proposto dai ministri. Altre occasioni di sdegni in America. Giustificazioni dei ministri. Disegni, ed instigazioni dei Francesi. Tutti gli Stati d'Europa desiderano di abbassare la potenza dell'Inghilterra. Nuove occasioni di disgusto. Tassa della marca immaginata dai ministri, e proposta innanzi il Parlamento. Gli Americani se ne sdegnano, e fanno le rimostranze. Lunghi, e grandi dibattiti tra gli oppositori, ed i fautori della tassa della marca. Tassa della marca vinta nel Parlamento.

LIBRO SECONDO » 83

_Sommario._ — Querele in America per cagione della tassa della marca. Grave tumulto in Boston. Sommosse in altre parti dell'America. Lega di cittadini volti a cose nuove. Semi d'insolite dottrine intorno l'autorità dello Stato. Leghe americane contro il commercio inglese. Mirabile costanza dei coloni. Congresso generale della Nuova-Jork, e sue operazioni. Effetti prodotti in Inghilterra dalle novelle dei tumulti, ed ammottinamenti seguìti in America. Ministri scambiati. Nuovi ministri favorevoli agli Americani. Propongono al Parlamento la rivocazione della tassa della marca. Dottor Franklin udito dal Parlamento. Orazione di Giorgio Grenville a favore della tassa. Orazione di Guglielmo Pitt contro la medesima. Tassa della marca rivocata. Dimostrazioni d'allegrezza fatte in Inghilterra per tale rivocazione. Se ne mandano tostani avvisi in America.

LIBRO TERZO » 138

_Sommario._ — Allegrezza dei coloni, udita la rivocazione della marca. Cagioni di nuove alterazioni. Deliberazioni del governo a motivo delle nuove ritrosie americane. Ministri scambiati. Propongono, e vincono in Parlamento una gabella sopra il te, la carta, i vetri ed i colori. Questa gabella è accompagnata da altre deliberazioni di sinistro augurio ai coloni. Nuovi tumulti, e leghe in America. Soldatesche in Boston. Tumulto con isparsione di sangue in Boston. Giudicio mirabile in mezzo a tante alterazioni. Mansuetudine del governo inglese nel rivocar le tasse, solo lasciata quella del te. Gli Americani non se ne mostrano contenti. Il governo insorge con deliberazioni rigorose. Gli Americani insorgono dal canto loro, e fanno mirabili leghe. Te buttato in mare dai Bostoniani. Consiglj rigorosi dei ministri. Gravi commozioni in America, e fatti che ne conseguono. Si fanno nuove leghe. Tutte le province deliberano di fare un congresso generale in Filadelfia.

LIBRO QUARTO » 200

_Sommario._ — Fede posta dai popoli d'America nel congresso generale. Disposizione degli animi in Europa, e particolarmente in Francia verso gli Americani. Deliberazioni del congresso. Le province le appruovano. Freddezza degli animi in Inghilterra rispetto la querela americana. Parlamento convocato. I ministri vogliono, che i Massacciuttesi siano chiariti ribelli. Orazione di Wilkes contro il partito posto dai ministri. Orazione di Harvey in favore. Prevalgono i ministri. Mandano soldatesche in America. Accompagnano il rigore con una proposta d'accordo, e con promesse di perdoni. Edmundo Burke propone al Parlamento un altro modello d'accordo, il quale non si ottiene. Causa principale, per cui i ministri non vogliono dar ascolto a niuna proposta d'accordo. Rabbia degli Americani nell'udire, che i Massacciuttesi fossero stati chiariti ribelli. Ogni cosa in America si volge alla guerra. Battaglia di Lexington. Assedio di Boston. Universale consenso dei coloni nel pigliar le armi, e correre alla guerra.

FINE DELLA TAVOLA

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (ritrosia/ritrosìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.