Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1

Part 21

Chapter 213,408 wordsPublic domain

«Abbenchè io non creda di essere da tanto, che nella presente causa io possa con tanta facondia disputare, con quanta il mio infuocato avversario ha favellato in favore di coloro, che all'antichissima potestà della Gran-Brettagna alla scoperta ed armata mano resistono, essendo quelle gentili discipline, che agli uomini insegnano l'arte del bene e leggiadramente favellare, troppo dalla mia professione diverse e lontane, tuttavia non mi rimarrò io dal dirne liberamente quel che ne sento, quantunque dovessero le mie parole dagli uomini parziali in mal senso essere interpretate; ed io stesso rappresentato, come autore d'illegittimi consiglj, come difenditore, siccome essi dicono, della tirannide. Ed in sul bel principio io non posso non deplorare la sventura dei presenti tempi; e quel destino, che la nostra cara e gioconda patria persegue, ch'ella sia a questi stretti termini condotta non solo dal pervicace animo di quegl'ingrati figliuoli, che vivono dall'altra parte dell'Oceano, ma eziandio da alcuni fra gli abitanti di questo regno, i quali, non che per debito di giustizia e di gratitudine, ma di onore ancora, dovrebbero quella sostentare e difendere, a quella porger la lingua e le mani ajutatrici. Fintantochè non si porrà un freno ai sediziosi, i quali con eguale costanza ed arte, che vergogna ed infamia loro soffiano la discordia, e spargono il veleno loro in ogni luogo, invano potrem noi sperare, senza venirne agli ultimi danni, di ridurre i Capi di quel popolo invasato al debito loro. Il negare, che la potestà legislativa della Gran-Brettagna non sia sovrana, intiera e generale sovra tutte le parti del suo dominio, mi par cosa troppo puerile, perchè vi si possa spender più parole intorno. Quello che voglio dire si è, che sotto queste coperte di diritti, sotto questi colori di franchigie, con questi pretesti d'immunità nascondono questi buoni e fedeli Americani il disegno non nuovo, ma ora apertamente messo avanti, di levarsi dal collo ogni specie di superiorità, e ad ogni modo una nazione independente diventare. Si dolsero gli Americani della tassa della marca. Ella fu tolta. Furonne essi contenti? Mai no; anzi ridussero le cose a peggiore stato, ora non volendo rifar i danni agli offesi, ed ora quelle risoluzioni annullare, che pizzicavan già fin d'allora di ribellione. Eppure non si trattava in quei casi di tasse nè interne nè esterne. Furono quindi posti i dazj sul vetri, le carte, i colori ed i tè. Di nuovo si ammottinano; e la benignità di questa troppo amorosa madre rivocava ancora la più parte di quei dazj, lasciando solo quello in sui tè, che doveva al più gettare sedicimila lire di sterlini. Anche questa avrebbe per l'inudita pazienza e mansuetudine sua rivocata la Gran-Brettagna, se i coloni, coi quieti e pacifici modi procedendo, avessero la rivocazione addimandata. Ora si lamentano degli eserciti stanziali mandati colà per mantenervi la pubblica quiete. Ma, in nome di Dio, qual è la causa della presenza loro in Boston? Le disturbanze americane. Se i coloni non avessero dapprima la pubblica tranquillità turbata; se non avessero insultati i vostri uffiziali; se le proprietà pubbliche e private rispettate avessero, nè apertamente alle leggi del Parlamento ed agli ordini del Re contrastato, essi i soldati armati non avrebbero dentro le mura loro veduti. Ma il fatto sta, che pongon essi espressamente le cagioni per potersi poscia lagnare degli effetti. Allorquando era presente un pericolo, allorquando sovrastavano gli esterni ed i domestici nemici, eglino agli eserciti stanziali posti nel cuore stesso delle province loro non solo acconsentivano, ma questi da noi richiedevano con ogni maniera di più efficace istanza. Ma passato il pericolo, e restituiti i coloni colla pecunia e col sangue nostro alla pristina sicurezza, tostochè questi eserciti son diventati necessarj per frenare i faziosi, per dar forza alle leggi, tosto sono essi contrarj alla legge, sono una manifesta violazione delle libertà americane, sono un tentativo di tirannide; come se non fosse diritto ed obbligo dell'autorità suprema di mantener del pari la pace interna, che l'esterna, e di contener egualmente i domestici nemici, che i forestieri. E come se temessero gli Americani di esser un dì chiamati a parte della rappresentazione nazionale nel Parlamento, preoccupano il passo, e vi ammoniscono, che per la lontananza loro non possono nel Parlamento britannico venir rappresentati. Il che, se non m'inganno, vuol significare, che non voglion essi una comune potestà legislativa coll'Inghilterra avere, ma sibbene più tosto una propria loro, e da questa nostra affatto separata. Ma che vado io divisando, o quali dubitazioni son queste? Non si contentano essi di metter la discordia in casa loro, di corrompervi tutti gl'istrumenti del vivere civile, ma vanno ancora a gettar semi di erbe contrarie nelle vicine province della Nuova-Scozia, delle Floride, e principalmente in quella del Canadà. Nè qui si rimangono le americane fraudi. Non abbiamo noi letto qui, sotto di questo felice e benigno cielo, le infiammative parole della dicerìa loro al popolo inglese indiritta per trar questo a parte della ribellione? Anche qui avrebbero voluto, e per quanto sta in loro, tentato hanno, introdurre le ruberie, i saccheggi, le ferite, gli oltraggi, i tumulti e l'aperta resistenza alle leggi. Ahi misero! ahi disgraziato! ahi mille volte infelice popolo inglese, se lasciato ti fosti dalle lusinghe americane sedurre, dalle arti ingannare, dalle provocazioni incitare; che di questa lietissima pace, di questa dolcissima libertà già più tu non goderesti, e la feroce anarchia avrebbe già distrutte le tue ricchezze, annientata la tua potenza, ed ogni contento di questa felicissima vita, che ora vivi, guasto e contaminato. Già rompono ogni freno, già d'ogni rispetto si dispogliano, ed in mezzo alla cupezza delle arti loro, in mezzo a quell'ombre, nelle quali si avviluppano, lascian, come loro malgrado, trapelar l'intento loro; e se non la realtà istessa, certo la forma e lo stile assumono di una nazione independente. Chi di noi non si è commosso sin dentro all'anima, chi non ha pigliato sdegno, udendo le risoluzioni del congresso, colle quali in modi e parole, che meglio si converrebbero alle altiere Corti di Versailles e di Madrid, che a' sudditi di un gran Re, prescrivono superbamente, che ogni commercio, ogni traffico sia interrotto tra la loro e la nostra contrada? Fra tutte le altre nazioni possiamo le merci nostre, le nostre derrate trasportare. Solo sotto il cielo inospitale dell'America, solo in quelle terre tinte del nostro sangue, e bagnate del nostro sudore sparsi in prò e benefizio degli abitanti suoi non può l'industria inglese sperar protezione, trovare asilo. Siam fatti e nati noi per sopportare, che i sudditi nostri descrivano il cerchio di Popilio, ed imperiosamente ci dicano, con quali condizioni, e non altrimenti, ci consentano ad obbedire alle antiche leggi della comune patria? Ma bene sta; eglino ne sono ben contenti, perciocchè sperano, che abbia a nascere dalla nostra magnanimità la guerra, e dalla guerra l'independenza. E qual è questo popolo, cui i benefizj non obbligano, la mansuetudine inacerba, la necessità della difesa da esso stesso indotta offende? Se adunque non può più rimanere dubbio alcuno intorno l'intendimento di questi sconoscenti coloni; se una universale resistenza al civil governo ed alle leggi del paese; se l'impedire il reciproco e libero commercio tra una parte e l'altra del regno; se il contrastare ad ogni atto della potestà legislativa dell'Inghilterra; se il negare in fatti ed in parole la sovranità di questa contrada; se il por mano nella pecunia pubblica; se l'insignorirsi delle fortezze, delle armi e delle munizioni del Re; se il provocare i sudditi di quelle e delle vicine province a pigliar l'armi, ed a resistere all'autorità legittima della Gran-Brettagna sono atti di ribelli, egli è pur forza il confessare, che gli Americani sono in istato di ribellione constituiti. Orsù adunque pigliamo i consiglj risoluti; e se un'altra alternativa non ci è lasciata, se bisogna usare quella potenza, che il giusto Iddio ci ha concessa, onde protegger l'universalità dell'impero, mostriam pur noi agli Americani, che se i nostri gloriosi antenati sparsero il sangue loro per lasciarci questa libera costituzione, noi, come degni posteri loro, ad onta delle fazioni al di dentro, e delle ribellioni al di fuori, sapremo bene quella intatta ed incorrotta ai nostri discendenti tramandare. Odo dire a questi propagatori di sinistri augurj, che sarem perdenti nella contesa. Ma tutte le imprese umane han sempre in sè stesse una parte d'incertezza. Hanno perciò da ristarsi gli uomini generosi, e da lasciarsi condurre oziosamente all'arbitrio della fortuna? Certo, se queste timide dottrine prevalessero, se volessesi sempre andare a gioco vinto, nissuna rilevata impresa si tenterebbe, e tutto governerebbe il caso ed il cieco destino. Abbenchè nella presente bisogna io creda, che noi dobbiamo migliori speranze avere; conciossiachè, passando anche sotto silenzio il valore dei nostri soldati, e la perizia dei nostri capitani, gli uomini fedeli non sono, come credono alcuni, o come fingon di credere, sì rari in America; nè potranno gli Americani sopportare il difetto delle cose al viver necessarie, che il numeroso navilio nostro sarà per vietare, perchè ai lidi loro non approdino. Questo è quello che nel presente fatto io sento; questi i pensieri di un uomo nè parziale nè invasato, ma da ogni anticipata opinione libero, e pronto a combattere, a versare il proprio sangue per allontanare la sfrenata licenza, per ispegnere i semi della crudele anarchia, per difendere i diritti e le libertà di questo innocentissimo popolo, o sia, ch'egli incontri i nemici di lui negli strani e selvaggi deserti dell'America, o nelle coltivate pianure dell'Inghilterra. E se fra di noi vi sono Catilina, i quali tra le tenebre ordiscano le pericolose trame contro lo Stato, che siano essi disvelati e tratti a cotesta luce; che siano offerti, come vittime, in sagrifizio alla giustissima vendetta di questa cortese patria; che i nomi loro siano d'infamia notati infino tra la più tarda posterità, e la memoria loro esecrabil fatta a tutti gli uomini ingenui e dabbene in ogni secolo avvenire».

Attutato il fremito, che le due veementi orazioni concitato avevano fra i circostanti, fu posto il partito e funne vinta la proposta ministeriale con due terzi più di voti favorevoli.

In tal modo si terminò nel Parlamento il più importante affare, che da molto tempo indietro fosse stato alla sua disaminazione sottoposto. Tanto gli abitanti dell'Inghilterra, quanto quei della restante Europa stavano tutti intenti e disiosi di sapere, qual dovesse essere il fine di questa contesa. Mentre stava tuttora in pendente, i ministri esteri, che risiedevano in Londra, spiavano attentamente ogni procedere dei ministri britannici, ed i dibattimenti del Parlamento, dandosi a credere, e non senza cagione, che qualunque avesse ad esserne la uscita, sarebbe ella di gravissimi avvenimenti feconda, non solo per l'Inghilterra, ma eziandio per tutti gli altri regni dell'Europa.

A questi dì fu letta in Parlamento una petizione dell'isola della Giamaica molto grave, e tutta in favor delle colonie. Non piacque, e fu posta, secondo il solito, dall'un de' lati.

I ministri, avendo vinto la pruova coll'aver fatto chiarir ribelli gli abitanti di Massacciusset, si risolvettero a discoprire innanzi il Parlamento, qual fosse il disegno loro intorno gli affari dell'America. Essi, o non conoscendo la ostinazione dei popoli sollevati a nuove cose, o avendo la mente occupata dalla passione, ovvero dalla timidità degli animi loro rattenuti, persistevano nella credenza, che gli Americani non avrebbero lungamente sopportata la privazion del commercio loro, e che perciò, divisi tra di loro, avrebbero chiesti i patti. Medesimamente, facendo troppo fondamento sulle asseverazioni dell'Hutchinson e degli altri uffiziali della Corona, ch'erano stati, od erano ancora in America, i quali costantemente affermavano, che gli amici dell'Inghilterra erano in quelle province potenti di numero, di forze e di riputazione, credettero di doverne venire a rigorose determinazioni, senza però accompagnarle colle debite armi. Così condotti, secondo il solito, da quell'affascinamento di mente, la causa loro fidarono non alle certe operazioni delle armi e dei soldati, ma piuttosto alle credute parzialità ed incostanza degli Americani. Perciò il lord North introdusse una provvisione, il fine della quale si era di confinare il traffico ed il commercio delle province della Nuova-Inghilterra nella Gran-Brettagna, l'Irlanda e le Isole inglesi dell'Indie occidentali; e nel medesimo tempo di proibir loro la pesca sui banchi di Terra-Nuova. Il danno, che da questa provvisione dovevan pruovare gli abitanti della Nuova-Inghilterra, da questo solo si può argomentare, ch'essi impiegavano ogni anno in queste pescagioni circa quarantaseimila botti, e seimila marinai; e che il provento loro nei mercati esterni sommava a un dipresso a trecento ventimila lire di sterlini.

Questa provvisione però non passò di quieto nelle due Camere; che anzi le batoste ed il romore non vi furon pochi. Molti membri del Parlamento fecero grande opera, perchè la non fosse approvata, e più di tutti il marchese di Rockingam, il quale presentò a questo fine una petizione dei mercanti di Londra.

La provvisione però si ottenne con grandissimo favore. Gli opponenti protestarono; i ministeriali non sen curarono.

Questa proibizione da ogni commercio forestiero, e dalle pescagioni di Terra-Nuova, la quale soltanto le quattro province della Nuova-Inghilterra dapprima riguardava, i ministri, avendo trovato il Parlamento secondo il bisogno tenero e pieghevole, distesero poscia anche alle altre colonie, eccettuate quelle della Nuova-Jork e della Carolina Settentrionale; allegando, ch'elle si erano accostate all'altre nelle perniziose leghe contro il commercio e le manifatture inglesi. La proposta fu approvata di leggieri. Trascorsi alcuni dì, mossero, che alla medesima legge fossero sottoposte le colonie situate sulla Delawara, perciocchè anco queste avessero aperti spiriti di ribellione. La cosa passò. Così i ministri britannici seguivano i consiglj spezzati, e parevano fare, come i fanciulli fanno, i quali intorno ad un argine si trastullano; che ora a questa, ora a quell'altra buca corrono, dove l'acqua ha rotto, per riturarle.

Intanto si apparecchiavano a mandare in America diecimila soldati; la quale forza credevan sufficiente, per costringere all'obbedienza, e far le leggi eseguire; imperciocchè facevano tuttavia un gran fondamento sulle parzialità degli Americani, e sul numero di coloro, i quali credevano alla causa britannica affezionati. Questo errore dei ministri è stato la principal cagione della diuturnità della guerra, e del fine che ella ebbe, essendochè egli importava moltissimo alla somma delle cose, che le prime impressioni fossero gagliarde; che fosse tolta in fino dalle prime mosse agli Americani l'opinione del poter resistere; e che fossero incontanente, con un grandissimo ed incontrastabile sforzo, alla necessità di por giù l'armi ridotti. Ma i ministri amarono meglio l'esito di questa guerra, nella quale una sì gran posta si metteva, alle speranze sempre incerte delle Sette e delle parti, che non alle buone armi e sufficienti fidare.

Ma qui non ebbero fine i consiglj dei ministri britannici. Volendo accoppiar al rigore una qualche mansuetudine, e levar anche l'occasione all'America di recalcitrare, misero innanzi un modello di legge, il quale importava: che allorchè in qualche provincia o colonia il governatore, il Consiglio, e l'assemblea, o Corte generale proponessero di fare una provvisione di pecunia in conformità delle rispettive condizione, circostanze e facoltà loro, affine di contribuire proporzionatamente alla comune difesa; la qual rata, o proporzione dovesse raccolta essere in ciascuna provincia o colonia sotto l'autorità della generale Corte ed assemblea, e tenersi a disposizione del Parlamento, ed allorchè si obbligassero ancora a fare un'altra provvisione pel mantenimento del civil governo, e per l'amministrazione della giustizia, in tal provincia o colonia, in tali casi fosse giudicato conveniente, quando una simile proposta fosse dal Re nel suo Parlamento approvata, e per altrettanto tempo, per quanto ella sarà fatta, astenersi dal porre in sì fatta colonia o provincia alcuna gabella o tassa o gravezza, eccettuate quelle, che siano al regolare il commercio credute necessarie.

Questa proposizione del lord North, siccome dispiacque a molti fra i ministeriali, i quali opinavano, che la dignità ed i diritti del Parlamento ne fossero grandemente pregiudicati, e che nissuna concessione dovesse farsi ai ribelli, finchè tenevano le armi in mano, così fu anche con grandissimi segni di disapprovazione da parte degli opponenti ricevuta, i quali bassa, vile ed insidiosa la chiamarono. Ma i ministri consideravano, che qualunque avesse ad essere l'effetto della legge in America, se gli Americani non l'accettassero, sarebbersi convinti i popoli inglesi, che nulla poteva vincere l'ostinazione dei coloni, e che, trattandosi di pecunia, essi non volevano a patto niuno entrar a parte delle pubbliche gravezze. E se la provvisione più concordia doveva ingenerare in Inghilterra, pareva anche verisimile, che avrebbe disunito gli animi in America; conciossiachè, se una sola provincia accettava la offerta, e calava agli accordi, la confederazione dei coloni, la qual sola formidabili gli rendeva, sarebbesi del tutto risoluta. Questa ultima speranza non dissimulò lord North, facendo la sua orazione nel Parlamento. La qual cosa recò grande offesa agli Americani, lamentandosi, che il ministro volesse usare la divulgata massima di divider per imperare; come se il ministro inglese avesse dovuto riputare non lodevole quello, che eglino riputavano biasimevole; e le cose fra i nemici dovessero presso l'uno e l'altro andare al medesimo ragguaglio ed alla medesima stregua.

Questi erano i pensieri dei ministri rispetto alle cose americane. Ma intanto quei, che in Inghilterra e nel Parlamento medesimo favorivano le parti dell'America, non perdutisi punto d'animo per l'infelici pruove fatte, e preveggendo ottimamente, qual piena fosse per andare addosso ai coloni, se le risoluzioni ministeriali fossero mandate ad effetto; non volendo mancare al debito loro verso la patria, e forse anche mossi da ambizione, caso che le cose sinistrassero, deliberarono di fare nuovi sforzi per indurre, se possibil fosse, il governo a far deliberazioni meglio atte a calmare quegli spiriti inveleniti, ed a disporgli alla concordia; imperciocchè non credevano per niun modo, che il mezzo proposto dal lord North fosse per partorire gli effetti, che se ne attendevano.

Perciò Edmundo Burke, uno dei membri della Camera dei Comuni, il quale per ingegno, per dottrina e per lode d'eloquenza i più famosi eguagliava, e gli altri avanzava, incominciò a dire, che molto piacere aveva provato nell'animo, vedendo che i ministri si erano dimostrati propensi a far concessioni; che poichè lord North istesso aveva messo avanti un partito, che si credeva poter condurre alla concordia, ciò accettava egli in felice augurio di quanto era per dire; che in una tale disquisizione non si doveva alle vane immaginazioni, alle astratte idee dei diritti, alle generali teorie di governo riguardo avere, ma piuttosto dalla natura delle cose, dalle attuali circostanze, dall'uso e dall'esperienza argomentare. Ei fece quindi una accurata investigazione del presente stato delle colonie, esaminando la situazione, l'estensione, la ricchezza, la popolazione, l'agricoltura, il commercio loro e quei rispetti, che tutte queste cose avevano colla grandezza e la potenza dell'Inghilterra. Ei rammentò quello amore alla libertà che gli Americani da ogni altro popolo distingueva; osservò, che fino a tanto che l'Inghilterra aveva governato l'America in conformità di tutte queste circostanze, erano l'una e l'altra concordi e felicissime state; e che bisognava, per ristorar l'antica condizion delle cose, ridursi di nuovo al consueto modo di governo. Considerò le varie maniere di reggimento proposte pell'America, e notò principalmente quello della forza; metodo, il quale, siccome è quello, ch'è il più semplice ed il più facile ad esser compreso da tutti, così gli uomini a questo hanno tosto ricorso nelle difficili occorrenze; ma che ciò che pare più speditivo, riesce il più delle volte meno spediente; ei disse, che l'utilità di usare la forza dipende dai tempi e dalle circostanze, le quali sono variabili sempre ed incerte; che essa tende necessariamente alla distruzione e non alla preservazione; che questo era un insolito modo di governare le colonie, e perciò pericoloso a cimentare; che la floridezza loro, che i benefizj, che ne trae l'Inghilterra, ad un metodo affatto contrario, a cause del tutto diverse si dovevano più convenevolmente riferire. Seguitò dicendo, che senza correr dietro alle questioni dei diritti e dei favori, la regola più sicura per governar le colonie era di chiamarle a parte della libera costituzione dell'Inghilterra, ed assicurare gli Americani colla fede data del Parlamento, che la Gran-Brettagna non sarebbe mai per iscostarsi da quelle regole, che una volta fossero stabilite, che in questa materia meglio la prudenza, che il diritto dovevasi considerare; che i solenni dottori delle leggi in questa cosa non avevan che fare, ma era mestiero piuttosto consultar la esperienza; che questa aveva già da lungo tempo indicato la strada che si doveva tenere, alla quale era d'uopo ritornare, tutti i nuovi ed insoliti consiglj abbandonando. Discorse finalmente, che nissuna ragione si aveva per dubitare, che i coloni avessero ad essere per l'avvenire più renitenti a concedere di per sè stessi i sussidj, di quello che fossero stati per lo passato. E che perciò s'indirigessero dai segretarj di Stato le consuete requisizioni alle assemblee loro.