Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1

Part 20

Chapter 203,322 wordsPublic domain

Nè l'opposizione ai decreti dei ministri si contenne nei limiti delle due Camere del Parlamento. Una notabil parte della nazione britannica era del pari avversa, e massimamente i più ragguardevoli negozianti del regno. Le città di Londra, Bristol, Liverpool, Manchester, Norwich, Birmingham, Glasgow ed altre, nelle quali più fiorivano il commercio e le manifatture, presentarono le petizioni loro al Parlamento, colle quali con vivi colori descrissero i danni ricevuti nel commercio loro, e quelli che più gravi ancora sovrastavano per la sopravvenuta contesa coll'America. Lo pregarono, interponesse l'autorità sua, perchè l'antica quiete ed il passato pacifico stato di cose fossero restituiti. Ma le preghiere dei negozianti miglior effetto non sortirono, che l'autorità e le parole del conte di Chatam; e ne furon rimandati non senza molte male parole da parte dei ministeriali.

Nel mentre che queste cose si facevano, Bollan, Franklin e Lee, agenti degli Americani in Londra, si rappresentarono nella Camera dei Comuni colla petizione, che il congresso aveva al Re indiritta, e che questi aveva rimandata alla Camera, pregando essere in difesa della medesima uditi. Si levò un romore incredibile, pretendendo i ministeriali, che non si dovevano nè una leggere, nè gli altri udire; e gli opponenti, il contrario. Affermavano i primi, che il congresso non era legale assemblea; che ricevere le sue petizioni sarebbe un riconoscerla; che le assemblee provinciali ed i loro agenti erano i soli e veri rappresentanti delle colonie, e che la petizione non conteneva altro, che le solite lamentanze sui diritti; ma che nissuno mezzo offeriva, niuna speranza probabile di voler venire ad un accomodamento. Ma i secondi discorrevano, che quantunque il congresso non fosse una legale assemblea, era esso però, più che non bisogna, competente per presentar petizioni, ognuno avendo, o da sè od unito con altri, il diritto di presentarle; che coloro, i quali firmata la petizione avevano, erano personaggi dei più autorevoli delle colonie; e salvar pur la spesa, che si ascoltassero, se non nella pubblica qualità loro, almeno nella privata; che nissun governo esisteva più nelle colonie; che i moti popolari vi avevan tutto contaminato; che si doveva perciò far caso della rappresentanza di quel governo, che la necessità delle cose vi aveva stabilito; che si ricordassero molto bene, che le disturbanze americane erano nate, ed a questo termine che si osservava oggidì cresciute, per non essersi volute le petizioni ascoltare; che si doveva la presente occasione abbracciare, la quale trasandata, nissun'altra se ne appresenterebbe, e sarebbe ogni speranza di accordo spenta; che questa era probabilmente l'ultima pruova che gli Americani volevan fare d'inchinarsi, la quale ricevuta essendo con alterigia, sarebbe principio di calamità inevitabili; imperciocchè entrerebbe negli animi di quelli la disperazione, e con questa la ostinazione. Ma i ministri stavano alla dura, e pretendevano la dignità dello Stato. La petizione ne fu disgraziata.

Nè con più benigne orecchie fu udita una petizione dei proprietarj delle Isole occidentali, i quali posero sotto gli occhi della Camera il danno, che provavano dall'arrestamento del commercio loro cogli Americani. I ministeriali guardavan sopra le petizioni, come se altrettanti trovati fossero delle fazioni; e che se pur, dicevano, dentro le risoluzioni concernenti l'America vi era qualche danno, questo era un male necessario, una calamità inevitabile. Aggiungevano, che i mali sarebbero ancor maggiori, se il governo facesse vista di piegarsi alle voglie dei sediziosi, o calare agli accordi coi ribelli.

Dopochè ebbero i ministri le petizioni dell'America, e quelle che in favore di lei dall'Inghilterra e dalle Isole occidentali erano state porte al Parlamento con sopraccigli levati ricevute; e dopo che ebbero tutti i partiti ributtati, che dagli opponenti erano stati proposti, si discoprirono, e nel cospetto di quello disvelarono, quali fossero i consiglj, che intendevano di seguire per ridurre gli Americani all'obbedienza. Indotti sempre da quella opinione, che le leghe americane sarebbonsi risolute di breve per causa degl'interessi diversi, dei varj umori, delle rivalità che nelle diverse colonie esistevano; ed a motivo anche, ch'erano grandemente contrarie all'interesse ed ai comodi dei privati; credendo eziandio, che maggiori privazioni delle cose al vivere necessarie non avrebbono i coloni così di leggieri sopportato, si persuadettero, che senza mandare in America numerose soldatesche, ma solamente con certi rigorosi statuti, con alcune risoluzioni proibitive, che andassero a distendersi oltre la provincia di Massacciusset, ed a ferire nelle più interne parti il commercio degli Americani, potevano l'intento loro ottenere. Al che si deve aggiungere, che i ministri pensavano, che in America gli uomini parziali per l'Inghilterra fossero, e molto numerosi, e dei più riputati in quelle contrade, i quali avrebbero le prime occasioni pigliate per mostrarsi vivi, e che finalmente gli Americani, siccome erano, giusta l'opinione dei ministri, d'animo abbietto e poco usi alle guerre, non avrebbero osato guardare in viso i soldati britannici. Così essi si accostarono ad alcune deliberazioni, le quali erano forse più crudeli, e certo più irritanti, della stessa aperta guerra; conciossiachè abbia l'uomo in minor detestazione quegli che, combattendo contro di lui, gli lascia i mezzi della difesa, che non quello, che il pone in mezzo alla necessità della fame, senza ch'egli sen possa con un generoso sforzo sottrarre. Tali erano, come tosto vedremo, i disegni dei ministri britannici, dai quali raccolsero quei frutti, che se ne dovevano aspettare. Ma per mandargli ad effetto era prima di tutto necessario il poter usare una parola, che gli avrebbe tutti renduti legittimi, e questa era quella di ribellione. I dottori, che nelle loro consulte avevano introdotti, dopo di aver molto bene considerato per ogni verso il caso, trovarono una cosa, la quale, se sarebbe stata certa in altri regni, poteva per avventura parere a taluno tuttora dubbia in quello d'Inghilterra; cioè, che nella provincia di Massacciusset esisteva la ribellione. Perciò lord North addì due di febbrajo, dopo di esser ito divisando la benignità, colla quale il Re ed il Parlamento avevano proceduto per sostener le leggi del regno, e la necessità che sovrastava ai ministri di proteggere efficacemente dalla rabbia dei sediziosi le persone fedeli ed affezionate, propose, che nella dicerìa, che il Parlamento doveva indirigere al Re, si dichiarasse, che la ribellione esisteva nella provincia di Massacciusset, e ch'era questa fomentata e sostenuta da illegali leghe, da criminosi accordi contrattisi nelle altre colonie con grave pregiudizio di molti innocenti sudditi di Sua Maestà.

Il dichiarare i Massacciuttesi ribelli era un gettare affatto il dado, ed un dinunziar loro la guerra. Perciò gli oppositori si mostrarono molto ardenti nel contrastare alla proposta del ministro; e molti fra di quelli stessi, che il secondavano, parvero ripugnar molto, e quasi inorridire ad una cosa sì grave, e tanto pregna di future calamità. Contendevano, che fossero pure quanti e quali essi erano i disordini in Massacciusset, l'origin loro e la causa prima dovevansi riferire alle tente di coloro, quali avevano in animo di stabilire il dispotismo, e manifestamente tendevano a ridurre alla più abbietta condizione di servitù gli Americani, da introdursi poscia nel cuore stesso dell'Inghilterra; e conchiudevano con affermare, che il resistere all'oppressione era un diritto dei sudditi, e che dell'esercizio di questo diritto se ne avevano nei regni inglesi altri esempj. Insistevano ancora, che niun atto di violenza era stato commesso nella provincia di Massacciusset, che uguali e maggiori non siano stati usati in ciascuna delle altre, e che questa parzialità avrebbe prodotto pregiudiziali effetti; che l'aggravar la mano su di una sola provincia colla speranza di dividerla dall'altre era cosa vana, stantechè tutte erano nella medesima causa unite; che tutte difendevano i medesimi diritti; che il dichiarar la ribellione era una cosa, che aveva in sè molto pericolo e nissuna utilità, non servendo, che ad aggravare il male, a render gli animi più ostinati, ed a disporgli a resistere con più sforzo e coll'ultimo sangue; poichè niun'altra speranza era lasciata loro, che nella vittoria.

Ma i ministeriali, e massimamente i dottori, che gli secondavano, mantenevano, che i ribelli fatti dovevano col nome di ribellione chiamarsi; che il resistere coll'aperta forza alle leggi del regno si riputava ribellione in Inghilterra, e tale dovevasi anche riputare in America; che la misericordia e la liberalità verso gli obbedienti si sarebbero tramescolate col rigore e colla forza contro gli ostinati; che la ragione di Stato e la giustizia richiedevano il gastigo di questi; che la punizione di pochi avrebbe anche gli altri richiamati al dovere, e che in tal modo la unione delle colonie sarebbesi disciolta; che del rimanente la resistenza degli Americani era una cosa da tenersi in niun conto, essendo essi, dicevano, codardi di natura, inabili ad ogni sorta d'ordine militare; fievoli di corpo, lordi d'inclinazione; che non potrebbero continuare un sol anno in guerra, senza che o si disbandassero, o fossero sì fattamente assottigliati dalle malattie, che si abbia a credere, che poche forze debban bastare a suggettargli. Il generale Grant tanto s'infautò in questo pensiero, che disse spacciatamente, che gli bastava la vista con cinque reggimenti di fanti di traversar tutta la contrada, e cacciarsi innanzi tutti gli abitanti da un'estremità del continente all'altra. Queste cose i ministri, che tenevano del gretto anzichè no, se le lasciavan calare molto volentieri, e assai dolcemente se le credevano; e questa fu una delle principali cagioni dell'ardir loro a cominciar la guerra, e dell'avervi fatto contro sì deboli provvedimenti.

Il partito posto dal lord North fu approvato con due terzi più di voti favorevoli.

Ma gli opponenti, conoscendo pure di quanta importanza fosse il fare una sì espressa dichiarazione di ribellione, non si perdettero d'animo; che anzi il giorno sei dello stesso mese, lord Giovanni Cavendish mosse nella Camera dei Comuni, che si riconsiderasse.

Il signor Wilkes, uno dei più ardenti libertini di quei tempi, e come si suol dire un repubblicone largo in cintura, rizzatosi, parlò nei seguenti termini:

«Io mi maraviglio bene, che in una causa di tanto momento, quale quella si è, di cui ora si tratta, delle colonie inglesi della settentrionale America, e nella quale tutti i diritti comuni del genere umano, e tutti quei punti principali si comprendono, che alle bisogne di Stato, od alla legislazione si appartengono, si voglia, non so se mi debba dire, con sì poco riguardo, ovvero con tanta inconsideratezza procedere; e come così di leggieri sostener si possa, che quelli uomini, i quali sono sovente stati con sommissime lodi innalzati fino al cielo per l'amore loro verso di questa patria, per la generosità loro a concederle quegli ajuti, che le abbisognavano, e pell'egregio valore mostrato in difenderla, ora siano dall'antico costume loro tanto mutati e diversi, che ingrati, sediziosi, empj e ribelli s'abbiano ad appellare. Ma se così è, egli è ben forza il confessare, che per qualche assai grave cagione siano sì insolite affezioni nate, un tanto cambiamento negli animi dei fedelissimi popoli intervenuto. Ma chi non sa, chi non conosce la mattezza nuova, che invasò i nostri ministri? o chi ignora i tirannici consiglj presi da due lustri in qua? Eglino voglion ora, che noi portiamo al piè del trono una risoluzione ingiusta, temeraria, piena di sangue e di un orribile avvenire. Ma prima che questo si permetta loro, prima che s'intraprenda la civil guerra, prima che la madre impugni l'armi contro la propria figliuola, spero io, che la Camera sarà per considerare i diritti dell'umanità, la causa ed il fondamento della presente querela. Sta per noi forse la giustizia? Certo mai no. E' bisogna esser affatto nuovo nella costituzione inglese, per non sapere, che le contribuzioni sono doni gratuiti dei popoli; e' bisogna aver la mente cieca, per non vedere, che i nomi di libertà e di proprietà cotanto grati alle orecchie inglesi, non son più altro, che uno squisito scherno, che un grave insulto fatto agli Americani, se si può nelle proprietà loro por la mano senza il consentimento loro. E che mestiero c'è di questo nuovo rigore, di questi insoliti consiglj? Gli Americani non sono venuti forse sempre, e prontissimamente, e liberalissimamente in ajuto della patria? Nelle ultime due guerre contro la Francia più vi concedettero, che non dimandavate, e che concedere non potevano. Eglino vi furono delle ricchezze loro non che liberali, prodighi; ei combattettero ai fianchi vostri; ei gareggiarono di valore e di coraggio con essi voi; ei furono a parte della vittoria contro il comune nemico della libertà dell'Europa e dell'America, contro l'ambizioso ed infedel Francese, che noi ora temiamo, che piaggiamo oggidì. Ed in questo punto istesso, in cui noi gli vogliamo con l'odioso nome di ribelli marcare, qual è la favella loro, quali le protestazioni? Leggete, che il ciel vi guardi, la petizione del congresso indiritta al Re, e vi troverete, che son pronti essi, come sempre stati sono, a testificar la fede e lealtà loro, i più rilevati sforzi facendo per fornir i sussidj, per effettuar le leve, quando a norma della costituzione ricerchi ne siano. Eppure si va qui vociferando da alcuni uomini avventati, che gli Americani vogliono l'atto di navigazione disfare; che intendono di levarsi di sotto alla maggioranza inglese. Ma volesse pur Dio, che non fossero più provocative, che vere queste stesse parole. _Eglino non dimandan altro_, così favellan essi nella petizione, _che la pace, la libertà e la sicurezza. Ei non pretendono nè la diminuzione della prerogativa reale, nè alcun nuovo diritto. Ei son pronti e risoluti a questa prerogativa difendere, a questa autorità mantenere, ed a quei vincoli stringere viemmaggiormente, che alla Gran-Brettagna gli congiungono_. Ma i nostri ministri, forse perchè dire si possa, che puniscono in altri il peccato loro, questi medesimi vincoli vogliono non solo allentare, ma disciogliere e rompere affatto. Ci si presenta la provincia di Massacciusset, come se ella avesse rizzate le insegne della ribellione. Altri eloquenti ed offiziosi personaggi di questa Camera pretendono anche tutte le altre province comprendere nei medesimi e delitto e proscrizione. Ma lo stato presente loro è forse veramente ciò, che ribellion si chiama? O non forse meglio una giusta e convenevol resistenza a quegli atti arbitrarj, che la costituzione interrompono, che le libertà e proprietà loro intraprendono? Ma so ben io quel che succederà, e non voglio ristarmi dal dirvelo, comunque strano e duro abbia a taluni sembrare, acciocchè non possa venir io accusato di avere, in sì grave occorrenza e nel principio delle imminenti calamità, del debito mio verso la patria mancato. Sappiate adunque, che una resistenza coronata dal successo si chiama una rivoluzione e non una ribellione; che il nome di ribellione sta scritto sul dorso del sedizioso che fugge, e quello di rivoluzione brilla in sul petto del guerriero vittorioso. Chi ci assicura, che per l'effetto della violenta e folle dicerìa di questi dì, gli Americani, dopo d'avere sguainato la spada, non siano ad esempio nostro per gettarne il fodero lungi da loro? Come sappiam noi, che in poco d'anni non abbiano la rivoluzione del 1775 a festeggiare, siccome quella noi celebriamo del 1688? Se il cielo non avesse favor dato, e coronata con un felice evento la generosa impresa dei nostri padri per la libertà, il nobil sangue loro arrossati avrebbe i fatali ceppi in vece di quello dei traditori e ribelli Scozzesi; e quello, al nome inglese orrevolissimo fatto, sarebbe di ribellione tacciato contro l'autorità legittima del Principe, invece di esser lodato ed esaltato, come una resistenza autorizzata da tutte le leggi divine ed umane, e come un generoso cacciamento di un abborrito tiranno. Ma poniamo, che con più infelice augurio contro di noi combattano gli Americani, che noi con Jacopo combattuto non abbiamo, non sarà forse perniziosa e deplorabile la vittoria? Non saranne perduta, non che l'americana, l'inglese libertà? Quegli eserciti, che soggiogheranno i coloni, suggetteranno anche i padri loro. Mario e Silla, Cesare, Augusto e Tiberio la romana libertà oppressero con quelle stesse soldatesche, che state erano levate per la superiorità romana mantenere sulle suddite province. Ma la bisogna andò anche più oltre, che gli autori stessi non divisavano; poichè i medesimi soldati che spento avevano la romana repubblica, distrussero e rovinarono da capo in fondo la potenza imperiale essa stessa; ed in men che non fa cinquant'anni dopo la morte di Augusto, quegli eserciti che avevano il debito di tener le province in soggezione, non meno che tre Imperadori nello stesso tempo chiarirono, dell'Impero disponevano a lor talento, ed a chi più lor veniva a grado il trono dei Cesari concedevano. Ma non posso io meglio restar capace della prudenza, che della giustizia della deliberazion vostra. Dove sono le vostre forze? dove le armi? come le manterrete voi? come le fornirete? La sola provincia di Massacciusset ha in questo punto trentamila armati in pronto, usi alle armi e pratichi della militar disciplina; ad un grand'uopo potrà essa condurne in campo novantamila; e così farà ella al certo, quando ciò, che di più caro ella ha, sarà tratto a pericolo, quando ella sarà a difendere sforzata contro i crudeli oppressori i suoi beni e le sue libertà. Quell'onorando Signore, che porta la fettuccia cilestra, ci assicura che diecimila uomini dei nostri, con quattro reggimenti irlandesi faran tornar loro un poco di cervello in capo, e gli faran star queti per bella paura. Ma dove lo manderete voi, Signore, questo esercito? Per avventura potrete voi incendiar Boston, o presidiarlo forte; ma la provincia sarà perduta per voi. Voi avrete Boston, come avete Gibilterra, in mezzo ad un paese, che non sarà vostro; tutta la terra-ferma d'America sarà in mano dei nemici. Vedrem rinnovarsi l'esempio della pelle del bue, che circoscrisse i limiti delle mura di Cartagine. Veggio già fin d'adesso nascere e crescere l'independenza d'America, e questa la grandezza acquistare, in sulla libertà fondandosi, dei più ricchi, dei più possenti Stati dell'universo. Io temo gli effetti della presente risoluzione; io temo l'ingiustizia e la crudeltà nostre; io ridotto i frutti della nostra imprudenza. Voi volete gli Americani trarre alla disperazione. Essi le libertà e proprietà loro difenderanno con quel coraggio, che inspira l'odio della tirannide, con quell'istesso, col quale i gloriosi nostri antenati hanno i minacciati diritti loro, e difesi e stabiliti. Dichiarerannosi independenti, e ad ogni più grave pericolo si metteranno, ogni altro male incontreranno, ad ogni più crudele sventura sottentreranno, piuttosto che piegar il collo sotto quel giogo, che i ministri stan loro apparecchiando. Ricordivi di Filippo secondo, re della Spagna; sovvengavi delle Sette Province, e del Duca d'Alba. Si deliberava nella consulta del Re, quale fosse il partito da pigliarsi in riguardo ai Paesi Bassi. Alcuni consigliavano il rigore, altri la clemenza. Prevalsero i primi. Il Duca d'Alba fu vittorioso, egli è vero, per ogni dove; ma le crudeltà sue seminarono i denti del serpente. I pitocchi, i guidoni di Brilla, come gli chiamavano, tenuti tanto a vile, quanto gli Americani or sono, furon quelli, che diedero il primo crollo alla potenza spagnuola. E ragguagliando le probabilità dell'evento da una parte e dall'altra, può forse l'Inghilterra altrettanta speranza di vittoria avere, quanta aveva la Spagna? Certo, mai no. Eppure a tutti è nota l'uscita di quella impresa, e come quel possente impero sia stato lacerato e diviso in varie parti per sempre. Giovatevi, se un eguale destino non volete incontrare, della sperienza de' tempi. Ma voi volete chiarir ribelli gli Americani, ed aggiugnete le più aspre parole, gli più amari scherni alla ingiuria ed all'ingiustizia. Se voi manterrete la deliberazione vostra, ogni speranza di concordia è spenta. Gli Americani vinceran la pruova; tutto il continente dell'America settentrionale sarà dall'Inghilterra smembrato, e già si rompe quel vincolo, che queste due, una volta amiche e parenti contrade, tra di loro collegava e congiungeva. Abbenchè mi giovi ancora sperare, che il giusto disdegno del popolo inglese sarà per punire gli autori di si perniziosi consiglj; e che quei ministri, i quali primi inventati gli hanno, pagheran colla vita loro le pene della perdita della principale fra le province americane».

Così parlò quell'uomo ardentissimo; e se il suo non è stato profetare, non vaglia. Dal che si può forse con nuova pruova argomentare, esser vero il volgar motto, che meglio indovinano i matti che i savj; imperciocchè tra le altre cose si disse a quei tempi anche quella, che Wilkes sentiva dello scemo.

Ma il Capitano Harvey parlò all'incontro nella seguente sentenza: