Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1
Part 18
Ei non v'ha dubbio, che i primi pensieri del congresso dovevano rivolgersi alla provincia di Massacciusset ed alla città di Boston. E siccome le determinazioni dell'assemblea di Suffolk erano fra le altre state le più vive e le più importanti, così esso statuì di confermarle. Risolvettero adunque, che grandissimo dolore sentivano all'infortunio dei concittadini loro della provincia di Massacciusset, originato dagli ultimi ingiusti e crudeli atti del Parlamento britannico; che molto approvavano la sapienza e la fortezza, che si erano contro sì malvage determinazioni dei ministri dai Massacciuttesi dimostrate; raccomandavano, si perseverasse e si mettessero ad effetto le risoluzioni dell'assemblea di Suffolk; che si doveva ottima speranza avere, che gli sforzi uniti dell'America settentrionale avrebbero la nazione britannica persuasa della imprudente, ingiusta e pericolosa condotta dei presenti ministri, sicchè presto avessero i Consiglj britannici a commettersi a uomini di miglior animo; e finalmente, che quelle contribuzioni, che in tutte le colonie si erano incominciate a raccogliere, dovesser continuarsi in sollievo e sostentamento dei Bostoniani. E siccome quando si vuole la guerra, si suol sempre dimostrar più vivo il desiderio della pace, così scrissero una lettera al generale Gage, pregandolo, cessasse i preparamenti ostili, i quali un popolo pacifico provocavano a nimichevoli procedimenti; il che avrebbe impedito, che gli sforzi del congresso ristorar potessero la buona intelligenza colla comune patria, ed avrebbe in mezzo di loro indotte tutte le calamità della civil guerra. Sopra tutto, discontinuasse le fortificazioni di Boston, proteggesse le proprietà, frenasse la licenza militare, e la libera comunicazione ristorasse tra la città ed il contado. Alla qual lettera Gage, quantunque il congresso non fosse, giusta gli statuti pubblici, un maestrato legittimo, volendo egli dar del buono per la pace, rispose: che nissuna soldatesca aveva mai minori motivi dato di doglienze di quella, che allora stanziava in Boston, malgrado gli insulti e provocazioni giornaliere fatte dagli abitanti tanto agli uffiziali, quanto ai soldati; che la comunicazione tra la città ed il contado era sempre libera stata, e sarebbe tuttavia, se gli abitatori non gli dessero cagione di pigliar altre deliberazioni.
Decretò ancora il congresso, che, se si tentasse di mettere ad esecuzione colla forza gli ultimi atti del Parlamento, in tal caso tutta l'America dovesse nella opposizione loro gli abitanti di Massacciusset ajutare; che se fossesi creduto necessario di rimuovere i cittadini da Boston nel contado, tutti dovessero contribuire a ristorargli de' danni, che avessero a sopportare; e che ogni qualsivoglia persona, la quale qualche commissione o autorità secondo le nuove leggi accettasse, fosse da tutti in abborrimento avuta.
Ei credette ancora fosse utile e necessaria cosa il ricorrere alle solite leghe contro il commercio inglese; e perciò ricercò i mercatanti delle colonie, sospendessero ogni incetta di merci dall'Inghilterra, finchè fossero pubblicate le intenzioni sue intorno i modi da seguirsi per preservare la libertà dell'America. Tosto si contrasse universalmente la lega secondo la mente del congresso; e di più si stabilì, che ogni trasporto di merci verso la Gran-Brettagna, l'Irlanda e le isole dell'Indie occidentali cessasse il primo settembre 1775, se prima di questo tempo non si fosse delle americane querele fatto ragione. Fu questa volta la lega osservata con maraviglioso consentimento.
Ma una cosa di somma importanza era quella di determinare, quali fossero le pretensioni dell'America, e quali i termini, in cui ella avrebbe acconsentito a ritornarne all'antica amicizia e congiunzione. A questo fine il congresso pubblicò una dichiarazione, che intitolò: _Dichiarazione dei diritti_, la quale fu con molto studio elaborata. In questa incominciò il congresso con parole gravissime a lamentarsi, che il Parlamento abbia in questi ultimi anni voluto tassar le colonie, stabilire un insolito maestrato sopra le dogane, ampliare la giurisdizione delle Corti dell'Ammiragliato; che abbia conceduti salarj ai giudici independentemente dalle assemblee colonarie, mantenuti eserciti stanziali in America a' tempi di pace; ordinato, siano gli accusati di delitti concernenti lo Stato tradotti e giudicati in Inghilterra; distrutti gli ordini del governo di Massacciusset rispetto ai processi da farsi a coloro, che fossero querelati per atti da loro commessi nell'esecuzione delle leggi, od in opposizione ai tumulti; ed abolite le leggi inglesi nel Canadà, e datovi favore straordinario alla cattolica religione. I quali atti del Parlamento ei chiamò impolitici, ingiusti, crudeli, contrarj alle costituzioni, pericolosi, e distruggitivi degli americani diritti. Egli continuò con dire, che siccome le legali assemblee dell'America, le quali pacificamente si tenevano per dimandare di esser sollevate dalle ingiuste ed insolite leggi, erano state disciolte, e le rimostranze e suppliche loro avute in dispregio dai ministri del Re, perciò avere gli Americani determinato di convocar questo congresso, a fine di vendicare ed assicurare i diritti e la libertà loro. Ei procedè quindi alla enumerazione di questi diritti, affermando, esser questi la vita, la libertà, la proprietà, delle quali nissun'autorità può disporre senza il consenso loro. Aggiunse a questi tutti quei diritti, che ai sudditi inglesi si appartengono, cioè a dir quello di avere parte nel Consiglio legislativo; e siccome gli abitanti delle colonie non erano, e per alcune circostanze di luoghi, e per altre cause non potevano essere nel Parlamento britannico rappresentati, così aver gli Americani il diritto di legislazione nelle rispettive assemblee, consentendo però essi di buon grado a sottomettersi a quegli atti del Parlamento, i quali siano di buona fede diretti a regolar il commercio, escluso ogni pensiero di tassazione tanto interna, quanto esterna: il diritto di esser giudicato dai Pari del vicinato, e quello di pacificamente raunarsi, e le petizioni loro indirigere al Re; e che il tenere un esercito stanziale nelle colonie a tempi di pace, senza il consenso delle rispettive assemblee colonarie, era cosa del tutto contraria alla legge. Finalmente si fece il congresso ad annoverare gli atti del Parlamento, che i diritti sin qui menzionati violati avevano, ai quali affermò, non poter gli Americani prestare obbedienza, nè potersi a niun modo al primiero stato di cose ritornare senza la rivocazione loro. Terminò con dire, che si sperava, che i concittadini loro dell'Inghilterra, riandando le rammentate leggi, annullate le avrebbero, e restituiti gli Americani a quei termini di felicità e di prosperità, che a' tempi andati avevano godute. Che intanto, e per ora essi s'eran risoluti a non introdurre, a non logorare, ed a non trasportar merci dall'Inghilterra, o verso la medesima. Determinarono eziandio di preparare una dicerìa da indirigersi al popolo della Gran-Brettagna, ed un memoriale agli abitanti dell'America inglese, siccome pure un altro al Re in conformità delle prese risoluzioni. Il pensiero loro era di procacciarsi colla prima favore presso i popoli inglesi, e gli animi di questi mitigare, i quali, siccome credevano, sarebbero stati grandemente alterati ai danni ricevuti nel commercio per causa delle leghe americane. Il che eseguiron essi con molta sagacità, lusingando dall'un de' lati l'orgoglio britannico, e dall'altro allegando, che, contro lor voglia, e come sforzati da una insuperabile necessità, si erano condotti ad abbracciare le pregiudiziali leghe. Aggiunsero, ch'essi eran pronti a risolverle, tosto che il governo gli avesse alle primitive condizioni ritornati.
Noi trascriveremo una parte di questa dicerìa del congresso americano indiritta al popolo inglese, siccome quella, che dimostra acconciamente, quali fossero in America le opinioni di quei tempi; con quanto ardore ed ostinazione avessero gli Americani la causa loro abbracciata, e quanto già innoltrati si fossero nella carriera dell'accomodatamente scrivere, e quella eloquenza acquistata avessero, che ha tanta forza sulla mente dei popoli. I tre membri del congresso che la composero, furono Lee, Livinsgton e Jay. Generalmente si tenne, ne sia stato quest'ultimo l'autore. Pertanto ella stava nei seguenti termini:
«Allorquando una nazione stata condotta alla grandezza per le mani della libertà e di tutta quella gloria risplendente, che dall'eroismo, dalla munificenza e dalla umanità esser può in dono data, si acchina alla ingrata opera di fabbricar catene pe' suoi amici e figliuoli, ed invece di dar favore alla libertà, si fa la difenditrice della servitù e dell'oppressione, deesi a giusto titolo sospettare, abbia ella cessato di seguir la virtù, ovvero che assai poca cura prenda della elezione de' suoi amministratori.
«Quasi in ogni età, in molti e reiterati combattimenti, in lunghe e sanguinose guerre tanto cittadine, ch'esterne contro molte e potenti nazioni, contro gli assalti dei nemici discoperti, contro le più perniziose tradigioni degli amici, hanno gli abitanti della isola vostra, i vostri grandi e gloriosi antenati, la independenza loro mantenuta, e tramandati a voi posteri loro i diritti dell'uomo, e le benedizioni della libertà.
«Non vi maravigliate adunque, se noi, che del medesimo ceppo originati siamo, i cui antenati sono partecipi stati di quei diritti, di tutte quelle libertà, e di quella costituzione, di cui voi sì meritamente vi gloriate, ed i quali hanno studiosamente a noi trasmessa sì bella eredità, guarentita dalla giurata fede del governo, e dal più solenne patto coi britannici sovrani, non vogliamo risolverci a dispogliarcene, ed a quegli uomini arrenderla, che non per nissuna giusta ragione sono tanto in ciò solleciti, ma a fine solamente, dopo essersi delle nostre vite e delle nostre proprietà insignoriti, possano con maggior facilità voi medesimi ridurre in ischiavitù.
«La causa dell'America sì grave, diventata è ora l'oggetto, che tien sospesi ed attenti tutti gli uomini della presente età. Questa infelice patria è stata non solo oppressa, ma oltraggiata ed accalognata. Il debito nostro verso di voi, verso i nostri posteri, verso l'interesse vostro, verso il bene generale dell'Impero britannico c'invita e spinge ad indirigerci a voi per favellarvi intorno ad una cosa di sì gran momento.
«Sappiate adunque, che noi ci crediamo altrettanto liberi, quanto voi siete; che mantegniamo, dover noi godere della medesima franchezza, di cui godono i nostri consudditi della Gran-Brettagna, e che niuna potestà su di questa terra ha il diritto di torci la roba nostra senza il nostro consentimento; che noi intendiam di goder dei medesimi vantaggi, che la costituzione inglese assicura ai sudditi, e particolarmente quello, che abbastanza non si può stimare del giudizio per Giurì; che noi pensiamo appartenere all'essenza della libertà inglese, che niuno possa essere condannato senza esser ascoltato, nè punito per offese imputategli senza aver la facoltà delle difese; che noi opiniamo, che la costituzione non dia autorità alla potestà legislativa della Gran-Brettagna di ordinare in veruna parte del globo una forma di governo arbitrario.
«Questi diritti sono sacri, e voi stessi vel credete. Eppure essi, e molti altri stati sono empiamente e replicatamente violati. I posseditori delle terre della Gran-Brettagna non sono eglino i padroni della loro proprietà? Alcuno potrebbe forse rapirla loro senza il proprio consenso loro? Certo no; perchè dunque i posseditori delle terre d'America saranno eglino meno padroni delle terre loro, che voi delle vostre, o perchè le darebbon essi in poter del Parlamento vostro, o d'alcun altro Parlamento o Consiglio del mondo, che di elezione loro non fossero? Forse il mare, che ci separa, qualche differenza arreca esso nei nostri diritti, o si può ragionevolmente credere, che quei sudditi inglesi, i quali a mille leghe lontano dal palazzo del sovrano abitano, meno godano di libertà, che quelli, che di cento leghe solamente lontani ne sono? La ragione ripugna a queste distinzioni, e gli uomini liberi non ne potrebbero restar capaci. Eppure quantunque ingiuste e vane esse siano, il Parlamento pretende di aver il diritto di obbligarci in qualsivoglia caso; consentiamo o no, vuol egli nelle nostre proprietà por mano, usarle quando, e come gli aggrada. Ei si pensa insomma, esser noi suoi pensionarj, che tegniamo dalla generosità sua l'usufrutto delle nostre possessioni. Ma pensiamo bene noi, esser queste eresie nella politica inglese, le quali meglio privarci non possono di quello che ci appartiene, che gl'interdetti del Papa non potrebbero i Re privare de' scettri, che le leggi del paese e la voce del popolo hanno nelle mani loro posti.
«In sul fine dell'ultima guerra, di quella guerra tanto gloriosa, fatta dall'ingegno e dall'integrità di un ministro, all'opera del quale l'Impero britannico il presente suo splendore e sicurezza riferir debbe; di quella guerra, alla quale tenne dietro una poco onorevol pace fermata sotto gli auspicj di un ministro, le massime e la famiglia del quale erano alla causa protestante ed alla libertà nemiche, allora, e sotto i consiglj di costui, fu fatto il disegno di ridurre i vostri concittadini d'America in servitù; il qual disegno sono andati dipoi appoco appoco, e costantemente colorendo.
«Prima di questo tempo voi stavate contenti al trarre a voi quelle ricchezze, che i frutti erano del nostro commercio, al quale voi imponevate tutte quelle restrizioni, che più credevate all'interesse vostro profittevoli. Voi eravate i signori assoluti del mare; voi c'indicavate i porti, voi le nazioni ci assegnavate, nei quali e colle quali ci permettevate il nostro commercio esercitare; e noi, tuttochè dure, tuttochè aspre fossero le narrate condizioni, a queste ci uniformavamo senza querela; noi vi riguardavamo come i padri nostri; noi credevamo essere a voi congiunti coi vincoli i più forti; noi ci stimavamo felici di esser gl'istrumenti della vostra grandezza e della prosperità vostra. Della lealtà nostra, del nostro amore verso gl'interessi comuni dell'Impero britannico, noi ne chiamiamo voi stessi in testimonio. Non accozzammo noi tutte le forze di questo vasto continente a quelle, che l'inimico ributtarono? Non lasciammo noi le rive della patria nostra per andar lungi ad affrontar le malattie e la morte, a fine di dare all'armi britanniche in estremi lidi ajuto? Non avete voi rese grazie immortali allo zelo nostro? Non ci avete voi rimborsati delle grosse somme di pecunia, che oltre la rata e le facoltà nostre, e ciò voi confessaste, avevamo noi anticipate? Certo sì; che voglion dunque significare questo subito cambiamento, e queste voglie di servitù preparata per noi al ritorno della pace?»
Dopo di aver narrata la storia delle presenti disturbanze, e tutte quelle nuove leggi annoverate, delle quali si querelavano, eglino continuaron così:
«Tale è lo stato delle cose; or mirate a qual fine esse tendano. Ponete, che il ministero colla possanza della Gran-Brettagna, e coll'ajuto dei cattolici nostri vicini vinca la pruova in fatto della tassazione, e che ad una totale umiliazione ci riduca a schiavitù, una tale impresa accrescerebbe senza dubbio il vostro nazional debito, che già sì gravemente opprime le libertà vostre, e vi tiene ingombri con pensionarj e con impiegati. Il vostro commercio eziandio ne sarà diminuito. Ma sia pure che ne abbiate la vittoria. Quali vantaggi o quali allori ne sarete voi per côrre? Non potrà forse il ministero colle medesime arti suggettarvi? Voi cesserete, dite voi, di pagar le soldatesche. Ma le tasse raccolte in America, ma le ricchezze, e stiam per dire, gli uomini di questo vasto continente, e soprattutto i cattolici romani, saranno allora in potestà dei vostri nemici, e voi non potrete sperare, che dopo che ci avrete schiavi fatti, molti fra di noi ricusino di cooperare a farvi schiavi voi stessi.
«Noi siamo persuasi avervi tuttora fra la nazione inglese molta virtù, molta giustizia, molta opinione comune. A' presenti dì noi ne appelliamo alla giustizia sua. Fuvvi detto da taluni, esser noi sediziosi, avidi d'independenza, impazienti di governo. Ma queste sono mere calunnie. Permetteteci di esser altrettanto liberi, quanto voi siete, e noi riputeremo sempre la congiunzion nostra con voi, come la nostra più bella gloria, come la più grande felicità.
«Ma se vi siete al tutto risoluti di permettere, che i vostri ministri si rechino a gioco i diritti del genere umano; se vero è, che nè la voce della giustizia, nè le decisioni delle leggi, nè i principj della costituzione, nè i dettami dell'umanità non possano le vostre mani ritenere pronte a versare il sangue cittadino in cotesta empia causa, noi vi facciamo a sapere, che non sarem noi mai per acconsentire a diventare i tagliatori di legna, o gli attignitori di acqua d'alcun ministro, o di alcuna nazione del mondo.
«Riponeteci adunque nel medesimo stato, in cui eravamo in sul finire dell'ultima guerra, e sarà tra di noi la primiera armonia ristorata. Ma siccome egli potrebbe addivenire, che, come voi foste da parecchj anni in qua sui comuni nostri interessi poco curanti, così il siate ancora per l'avvenire, noi stimiamo prudente cosa il discoprirvi, quali siano in ciò, già fin d'adesso, i nostri pensieri, o l'intendimento nostro. I ministri col distruggere il commercio di Boston voluto hanno alla suggezione costringerci, e forse il medesimo destino, che ai Bostoniani, si sta preparando a tutti noi. Perlochè procureremo noi di vivere senza commercio, ricorrendo pel sostentamento nostro alla bontà e fertilità delle nostre terre, le quali ogni cosa necessaria ci somministreranno, ed anche qualcuna di quelle, che sono alla vita gradevoli. Noi abbiam sospeso ogni introduzione dalla Gran-Brettagna e dall'Irlanda; e se in men che non fa un anno, non saranno le querele nostre ed i preghi esauditi, noi cesserem ogni trasporto verso di cotesti regni, e verso l'isole occidentali. Questi partiti, i quali di grave danno riusciranno pure a molti dei nostri concittadini inglesi ed irlandesi abbiam ben noi, nostro malgrado, ed a ciò spinti a viva forza dal desiderio della conservazione di noi medesimi, abbracciati. Ma ci giova sperare, che la giustizia e la magnanimità della britannica nazione daranno origine un dì ad un Parlamento di quella sapienza dotato, di quella independenza e di quell'amor della patria, che necessarj sono per salvar i diritti violati dalle fraudi di perversi ministri, e di malvagi consiglieri palesi, o segreti, ed in tal modo fra tutti gli abitanti dei regni e territorj di Sua Maestà quell'armonia, quella amicizia, e quella fratellevole affezione ristorare, che sono la cima dei desiderj di ogni vero, di ogni onesto Americano».
Col memoriale poi indiritto agli abitanti dell'America volle il congresso, con una diligente enumerazione delle leggi violatrici dei diritti e privilegi, giustificar la causa loro; confermargli nella resistenza, e gli animi loro preparare agli estremi casi, osservando, che i disegni dei ministri per ridurre le colonie in servitù erano con tal costanza orditi, che sarebbe prudente cosa l'attendere i più tristi avvenimenti, e di tenersi ad ogni più dura cosa apparecchiati.
Con quello finalmente indiritto al Re protestarono l'attaccamento loro ed amore verso quella Corona e verso la reale famiglia, ed affermarono, che niente altro, che le usurpazioni, le quali i malvagi consiglieri, ingannando il paternal cuore di Sua Maestà, avevano voluto usare, erano state valevoli ad allontanargli da quella soggezione, della quale hanno essi dato in più felici tempi tanti segnalati esempj, ed a sforzargli a por mano a quelle determinazioni, dalle quali il commercio dei consudditi loro doveva tanto danno sperimentare. Ma ciò aver ben fatto malgrado loro, ed indotti da una dura necessità; ed in fine, dopo di aver narrati tutti i motivi delle querele loro, seguitarono:
«Da queste deliberazioni distruggitive dell'amministrazione delle colonie, che si sono dopo il fine dell'ultima guerra seguìte, sono nate tutte le miserie, tutti i pericoli, tutti i timori e le gelosie, che i rispettosi vostri sudditi delle colonie opprimono. Noi isfidiamo i nostri più astuti e più inveterati nemici a trovare a questa malaugurosa contesa altra origine ne' passati tempi, o altra causa fuori di quelle, che annoverate abbiamo. Se da una indole inquieta, se dall'amor di una malnata ambizione, se dalle perfide suggestioni di persone sediziose potessesi di questa riconoscere il principio, noi meriteremmo di esser con quelli ingiuriosi nomi chiamati, coi quali alcuni personaggi, che per altro noi veneriamo ed osserviamo, ci hanno chiamati. Ma noi altro non abbiamo fatto, che opporci alle novità, invece di farne; e di niuna offesa possiamo noi venir accusati, salvo che offesa si voglia riputare il risentirsi alle ingiurie. Se avesse al Creatore delle umane cose piaciuto di farci nascere in una terra di schiavitù, l'ignoranza e l'avvezzamento avrebbero il sentimento della condizion nostra potuto in noi mitigare. Ma mercè la sua adorabil bontà abbiamo, nascendo, la libertà eredata, ed il nostro diritto goduto sotto gli auspizj dei Re vostri antenati, la famiglia dei quali fu sul trono britannico stabilita per salvare e guarentire una virtuosa e prode nazione dal papismo, e dal dispotismo di un tiranno superstizioso ed implacabile. Ora siam sicuri, che la Maestà Vostra prova un contento nell'animo, che il suo titolo alla Corona sia su di quello stesso fondato, che il suo popolo ha alla libertà: e così non dubitiam noi in alcun modo, che la vostra reale sapienza non approvi la gelosa cura, colla quale essi s'attentano questo bene conservare, il quale hanno dalla divina Provvidenza ricevuto, e dimostri con questo la fede sua nell'eseguir quel patto, che l'illustre Casa di Brunswick alla dignità imperiale, che ella possede oggidì, ha innalzato. Il timore di essere dalla condizione sì gloriosa di cittadini inglesi degradati, e ad uno stato di schiavitù ridotti, mentre che gli animi nostri sono dal più sviscerato amore verso la libertà penetrati, e chiaramente preveggono i mali, che a noi ed alla posterità nostra si apparecchiano, commuove sì fattamente i nostri cuori, che noi dir con parole non lo potremmo; ma sì pure nascondere nol vorremmo. Sentendo come uomini, e pensando come sudditi, siccome noi facciamo, il silenzio nostro sarebbe dislealtà. In dando a Vostra Maestà questa informazione fedelmente, noi crediamo di far tutto ciò, ch'è in nostra facoltà, per procurar quello, che è una gran parte delle vostre reali cure, vale a dire, la tranquillità del vostro governo, e la prosperità del vostro popolo. E siccome la Maestà Vostra fra tutti gli altri sovrani gode di regnare sopra liberi cittadini, così noi pensiamo, che il linguaggio d'uomini liberi non sia per offenderla. Speriam piuttosto, che Ella farà cadere tutto il suo reale disdegno su quegli uomini perversi e pericolosi, i quali, intromettendosi audacemente tra la vostra reale persona ed i vostri fedeli sudditi, occupati, senza mai ristarsi da molti anni in qua, in romper quei vincoli, che le varie parti dell'Impero vostro congiungono, abusando dell'autorità vostra, calunniando i vostri sudditi americani, e proseguendo i più disperati, i più aspreggianti disegni di oppressione, ci hanno alla fin fine con accumulazione d'ingiurie troppo crudeli, perchè noi possiamo più lungo tempo sopportarle, alla necessità ridotti di turbar colle nostre querele il riposo di Vostra Maestà».