Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1

Part 12

Chapter 123,646 wordsPublic domain

«Io non so, onorandi cittadini, nobilissimi signori, se più debba meco stesso rallegrarmi, che la mala valetudine mia, la quale da sì lungo tempo affligge, e travaglia questo mio corpo già da molti anni stanco e quasi caduco, rimettendo testè un poco della solita sua ferocia, m'abbia in questo della facoltà concessa di veder queste mura, ed in mezzo a questo venerabil consesso comparire per potervi di una cosa importantissima, ed alla salute della patria nostra tanto vicina favellare; ovvero della necessità dei fati dolermi, perciocchè essa patria a tanto splendore e maestà in quest'ultimi tempi pervenuta, e potentissima e formidabil fatta a tutto l'universo, ora da interno male occupata, e vinta, e dalle civili discordie in varie parti lacerata e distratta corra imminente pericolo di esser colle proprie mani a quel termine condotta, al quale trarla non han potuto tutte le più potenti nazioni dell'Europa, che a' suoi danni s'erano congiurate. Ed avesse voluto Dio, che la mia infermità allora medesimamente m'avesse di qua recarmi permesso, quando dapprima si parlò dell'americana tassazione; che se la mia debil voce abile non fosse stata di volgere altrove il corso delle presenti calamità, e la tempesta, che sì dappresso ci minaccia, distornare, almeno avrei contro di quella il mio testimonio arrecato. Ma ora ella è una legge vinta; e, se seguendo il mio costume, io son per parlare modestamente di quella, siami lecito almeno di favellarne con libertà. Certamente nissun soggetto mai venne all'attenzion vostra sottoposto, che più di questo importante fosse, se si eccettui quel solo, che, havvi ora un secolo, fu con tanta contesa ed ardenza d'animi agitato, cioè se voi stessi aveste ad esser liberi, o servi. Questi, che con tanta passione fece le parole prima di me, mantiene, che si dee vincere la prova, perchè così all'onor nostro importa. La qual cosa, se non m'inganno, vuol dire, che, ragione o torto che si abbia, si deve tirar avanti nell'incominciata impresa, e seguire un'ombra vana, che alla perdizione vi può per la diritta via condurre. Ma può stare il puntiglio d'onore contro il giusto, contro il ragionevole, contro il diritto? O dove può meglio consistere l'onore, che nell'esercizio delle cose ragionevoli? Questo reame non ha il diritto di tassare le colonie, quantunque esso abbia, e ciò dico colla più grande asseverazione, l'autorità suprema e sovrana in ogni altra occorrenza di governo, e di legislazione qualsivoglia sopra di quelle. Sono i coloni sudditi di questo regno, son dotati, quanto voi stessi siete, di tutti i naturali diritti al genere umano appartenenti, e dei peculiari privilegj, i quali spettano agli uomini inglesi; del pari obbligati dalle sue leggi, del pari partecipi della costituzione di questa libera contrada. Gli Americani sono i figliuoli, non i bastardi dell'Inghilterra. La tassazione non è parte dell'autorità che governa, o di quella che fa le leggi, essendo le tasse doni volontarj, concessioni gratuite, che solo dai Comuni possono procedere. Nella legislazione concorrono tutte e tre le supreme potestà del regno; ma in riguardo alle tasse, il concorso dei Pari e della Corona non è necessario per altro, se non per l'autenticazione degli atti, che le impongono, cioè per dare a questi la forma prestabilita dalla legge. Ma il dono e la concessione ai soli Comuni appartengono; e questa Camera rappresenta quei Comuni, ed essi il rimanente degli abitanti virtualmente rappresentano. E perciò, quando noi in questa Camera qualche cosa doniamo e concediamo, ciò doniamo e concediamo, che è nostro. Ma, nell'americana tassa che cosa fate voi? Noi i Comuni della Gran-Brettagna di Vostra Maestà diamo, e concediamo, che? La roba nostra? No; noi diamo e concediamo alla Maestà Vostra la roba dei Comuni vostri dell'America. Della qual cosa niuna più assurda immaginar si potrebbe. Fu testè affermato, non esservi niuna differenza tra le tasse interne ed esterne, ed esser la tassazione una parte essenziale della legislazione. Ma, di grazia, la Corona, i Pari non sono, e l'una e gli altri egualmente che i Comuni, della potestà legislativa investiti? Certo che sì; la Corona ed i Pari hanno la potestà di tassare? Mai no; e ciò nissun pretende. Or dite su, o Giorgio Grenville, se queste due posizioni son vere, come sono verissime, e voi il concedete, non ne segue di necessità, che la tassazione non fa parte della semplice legislazione, e ch'ella è una qualche cosa da essa diversa? E' si dice, che gli Americani sono qui virtualmente rappresentati. Ma di grazia, da qual provincia mai, o da qual contado, da qual città, da qual borgata sono essi rappresentati? Certamente da quella provincia, o contado, o città, o borgata, che eglino nè gli antenati loro non hanno mai nè veduto nè conosciuto, nè mai saranno per vedere nè per conoscere. I Comuni dell'America, o sia le assemblee loro, quelli sono i rappresentanti loro, quegli hanno avuto ed esercitato sempre, quelli hanno ed esercitano tuttora il diritto di tassare i coloni. E' sarebbero schiavi stati, se un tal diritto posseduto non avessero. Io non sono venuto qua armato di tutto punto, nè ho diligentemente rivilicato i vecchj libri dei nostri statuti, come il mio valente avversario ha fatto. Ma questo so, che se si voglia far accurata considerazione delle cose antiche, e' diventerà manifesto, che niuno mai, anche nei regni i più arbitrarj fu tassato, se non era rappresentato, ed a' tempi nostri, anche quei, che non mandano deputati al Parlamento, sono tutti abitanti della Gran-Brettagna, e, o possono, quando vogliano, rendere il partito nell'elezione di quelli, o con coloro, che il rendono, hanno o congiunzione, o autorità: e piacesse pure al cielo, che tutti meglio fossero rappresentati, che eglino non sono; perciocchè questo è il vizio della costituzione nostra, e forse avverrà, e mi giova sperare, che un dì la bisogna della rappresentazione, parte sì essenziale de' nostri primitivi ordini, e la principal salvaguardia delle libertà nostre, sarà a quella perfezione condotta, che ogni buon Inglese deve desiderare. Si dimanda, quando, e come sia stata l'America emancipata? Ed io dal canto mio dimando, quando, e come ella sia schiava stata? Si dice qui in questa Camera esser rizzato il segnale della resistenza, l'insegna della ribellione, e così d'infame nota si tassa la più bella prerogativa dei senatori inglesi, quella di dir ciò che sentono, e delle cose, che alla patria appartengono, sinceramente e liberamente favellare. Eglino hanno di questa malavventurosa legge con libertà parlato, ed i minacciati pericoli presentiti e presagiti; e questa libertà è loro a delitto riputata. Molto mi duole, che la libertà del discorso sia in questa Camera a delitto attribuita, e ciò mi pare le tristissime cose annunziar per l'avvenire, se le nostre lingue, se li nostri petti, se le mani nostre alla disegnata tirannide con animi fortissimi non opponiamo. Odo dire, che l'America è ostinata, ch'essa corre alla ribellione. Io son ben contento, e mi rallegro, che l'America abbia resistito. Tre milioni d'uomini così dimentichi di ogni senso di libertà, che volontariamente, e di queto fossersi a diventare schiavi sottomessi, sarebbero opportuni stromenti stati a farci schiavi noi stessi. Ei dice ancora, imperciocchè d'invettive e di male parole non ha difetto, che l'America è ingrata, e vanta a cielo la sua bontà verso di quella. Ma queste bontà non eran forse in ultimo al benefizio di questo reame dirette? E come è vero, esser l'America ingrata? Non dà forse ella buona corrispondenza di sè medesima? Certo al sì. I profitti che la Gran-Brettagna ritrae dal commercio dell'America, sono di due milioni di sterlini all'anno. Questo è il fondo stato, che vi ha fatti andar trionfanti per ogni dove a' tempi dell'ultima guerra. Le terre, le quali settant'anni addietro davano una rendita di duemila lire all'anno, ora ne danno di tremila, e ciò si debbe all'America riferire. Questo è il prezzo, ch'ella vi paga per la protezione vostra. E passo sotto silenzio l'incremento della popolazione nelle colonie, l'avvento colà di nuovi abitatori da tutte le parti dell'Europa, e l'ulterior progresso del commercio americano, se ei verrà con savie leggi regolato. Ciò non ostante noi abbiamo ad udir qui un pubblicano venir fuori vantandosi di voler tenere per segno di un diritto, che non si ha, il picciolo, il nonnulla nel tesoro reale! Ei si duole di essere stato malconcio nei pubblici diarj. Del che altro non saprei dire, se non se che questa è una comune sventura a tutti coloro, che nella repubblica tengon grado, od esercitano i maestrati. Ei dice ancora, quando ei per la prima volta propose la tassa, nissuno alzato essersi per contraddire. Ma chi non sa, quanto grande sia la modestia di questa Camera, quando si tratta di contraddire ad un ministro? Della quale se non si spoglieranno una volta questi onorandi gentiluomini, credo bene, che i popoli rimetteranno molto di quel rispetto e fede, che in loro han collocati. Si parla molto fra la gente e più che dicevol non saria, della potenza, e della forza dell'America. Ma in una giusta causa, ma nella difesa di un buon diritto l'Inghilterra ha, molto più che non bisogna, per ridurre l'America a divozione. Ma quando si tratta di queste tasse, quando si vuole un'evidente ingiustizia proseguire, io sono il primo a render il partito contro, ad alzar le mie mani e la mia voce, perchè non sia. In tal caso la felicità dell'evento sarebbe deplorabile, la vittoria pericolosa. Se avesse l'America a cadere, ella cadrebbe come l'uomo forte; ella abbraccierebbe, e scrollerebbe le colonne dello Stato, e seco trarrebbe a rovina la costituzione stessa. È questa la vostra vantata pace? Cacciar la spada non nel fodero, ma sì nelle viscere dei vostri concittadini! Volete voi correre alle discordie civili, ora, che tutta la Casa di Borbone s'è alleata contro di voi? Ora, che la Francia disturba le vostre pescagioni in sulla Terra-Nuova; ora, che impiglia il vostro commercio degli schiavi in Africa; ora, che soprattiene le robe dei vostri sudditi del Canadà impromesse dai trattati; ora, che la Spagna denega il riscatto delle Manilie, ed il loro prode conquistatore vien chiamato un vil marrano, un detestabile saccheggiatore? Certamente gli Americani han misfatto, e scostati sonsi dalla prudenza e dalla temperanza. Ma voi con l'ingiustizia vostra gli avete tratti ad impazzare. Vi darà il cuore di punirgli a cagion di quella mattezza, ch'è opera vostra? Mai no; sia piuttosto l'Inghilterra, siccome quella che è la più forte, e siccome alla madre meglio s'appartiene, la prima ad usare la benignità e la moderazione. Compatite i loro errori, siate cortesi alle loro virtù. Adunque per concludere una volta io dico, che giudico alla dignità nostra più consentaneo, ed alla libertà più utile, ed in tutto al nostro regno più sicuro, che la provvisione della marca sia assolutamente, totalmente ed immediatamente rivocata; e con ciò io sento ancora, che nell'istesso tempo si dichiari e si affermi, l'autorità di questa contrada sopra le colonie essere sovrana, e potersi ad ogni capo qualsivoglia di legislazione estendere. Si statuisca, che noi possiamo il commercio loro regolare, confinar le manifatture, ed ogni poter qualsivoglia esercitare, fuori di quello di trar dalle mani loro la pecunia senza il loro consentimento».

Queste parole gravemente, e con grande asseverazione dette da un uomo di tanta autorità ebbero molta forza negli animi degli ascoltanti. Vi rimaneva però ancora molta ruggine per cagione delle enormità, alle quali erano gli Americani trascorsi; e forse non si sarebbe vinta la rivocazione, se nel medesimo tempo i ministri non l'avessero accompagnata coll'atto declaratorio, del quale si parlerà poco sotto. Alcuni portano anche opinione, che la cosa sia stata molto ajutata colla promessa, che si sarebbe tosto introdotta la rivocazione del dazio posto sui melichini; la quale veramente fu poscia deliberata, e vinta nel mese d'aprile. I Deputati dei contadi, dove si fa il melichino, altrimenti detto _sidro_, tutti rendettero il partito per la rivocazion della marca. Quale di questo sia la verità, messo e raccolto il partito nel giorno ventidue di febbrajo, la provvisione per la rivocazione dell'atto della marca fu vinta, non senza però un gran numero di voti contrarj. I sì arrivarono a dugento sessantacinque, ed i no a cento sessantasette. Essa fu approvata nella Camera dei Pari con cento cinquantacinque voti favorevoli e settantauno contrarj. Nel medesimo tempo si vinse l'atto declaratorio, il quale statuì, che il Parlamento della Gran-Brettagna aveva il diritto di far leggi e statuti di sufficiente forza e valore per obbligar le colonie in tutti i casi qualsivogliano. Il dì diciannove marzo il Re recatosi alla Camera dei Pari, diè la sua approvazione all'atto della rivocazione, ed a quello della dependenza delle colonie verso la Corona della Gran-Brettagna. In questa occasione i mercatanti, i quali in Londra si ritrovavano, vennero in folla per testimoniare la gratitudine ed allegrezza loro. Le navi, che erano sorte in sul Tamigi dispiegarono a festa le bandiere; si fecero i fuochi alle case in tutti i canti della città; si sentivano gazzarre, e si accendevano i falò in ogni luogo; e, brevemente, non si tralasciarono nissuna delle dimostrazioni solite a farsi dai popoli in simili occorrenze verso la bontà del Re e la sapienza del Parlamento. Si spedirono subitamente corrieri a Falmouth, acciocchè per tutto il Regno e nell'America portassero le novelle di una legge, che pareva, dovere da una parte, contentando gli animi, acquetare i tumulti; e dall'altra quei timori dissipare, che dai danni provati nelle manifatture erano proceduti.

FINE DEL LIBRO SECONDO

LIBRO TERZO

[1766]

Generalmente essendo gli Americani chi nojato dai presenti disordini, chi offeso dall'interrompimento del commercio, e chi spaventato dall'apparenza delle future cose, che già parevano a manifesta discordia risguardare, ricevettero con grandissima esultanza la nuova, che fosse la legge della marca stata dal Parlamento annullata. Eglino si vedevano con infinita allegrezza sottratti dalla necessità o di venire agli estremi danni, ed al sangue civile, la qual cosa si appresentava loro come in sè stessa abbominevole, e piena di grandissimi pericoli, di piegare il collo ad un giogo, che detestavano del pari, ed al quale già più ripugnavano, poichè erano tant'oltre nella resistenza proceduti. Perciò se siano stati grandi i segni in ogni luogo dell'allegrezza pubblica, ognuno il può immaginare. L'assemblea stessa di Massacciusset, o perchè avesse l'animo grato, o forse per viemaggiormente nell'opposizione confermarsi; perciocchè già erano in quella entrati i Capi principali del popolo massacciuttese, che probabilmente a tutt'altra cosa pensavano meno, che a questa di volere la dependenza dell'America verso l'Inghilterra mantenere, unitamente decretò, si dovessero render grazie al Duca di Grafton, e ad altri nobili uomini, a Guglielmo Pitt, e ad altri gentiluomini, i quali nella Camera dei Pari, ed in quella dei Comuni avevano la difesa dei diritti delle colonie intrapresa, e fatta l'abborrita legge abrogare. Medesimamente l'assemblea dei borghesi della Virginia determinò, dovessesi rizzare una statua al Re in riconoscimento e memoria della rivocazione dell'atto della marca, ed un obelisco in onore e commemorazione di quegli uomini degnissimi, i quali si erano con tanta efficacia in favor loro adoperati. Guglielmo Pitt sopra tutti era diventato l'anima loro, ed il suo nome con grandissime lodi esaltato fino alle stelle, per aver egli detto, che gli Americani bene avevan fatto a resistere; poco badando, ch'egli avesse con sì gravi e forti parole voluto l'autorità parlamentare sopra le colonie in ogni caso di legge, e di esterna tassazione stabilire. Ma le minacce guardavan come cose remote, le asseverazioni di certi diritti nel Parlamento, e come cose speculative, solo messe avanti per salvar l'onore, per lusingar l'orgoglio britannico, e per far isgozzare quell'amaro boccone. Dall'altra parte volevano per la coperta delle passate cose, e fors'anche pei disegni a venire, farsi scudo di un tanto nome. Coll'istesso animo ricevettero l'atto declaratorio, il quale nel medesimo tempo venne dal segretario di Stato trasmesso in America, che quello della rivocazione della marca.

Ciò nonostante, e sotto di questa specie d'allegrezza universale non quietarono del tutto gli animi; che anzi vi covavano ancora molti mali umori, e vi passavano segrete ruggini. Le restrizioni poste nuovamente sul commercio erano state causa di altrettanto disgusto, di quanto l'atto stesso della marca, principalmente nelle città commercianti delle province più settentrionali, ed il buon successo della prima resistenza dava luogo ad ulteriori speranze. Duranti le passate turbolenze si erano grandemente avvezzati gli uomini alle disquisizioni politiche; si andava sottilmente ricercando ogni carta, ogni diritto; e raro era, non mai, che gli Americani dessero il torto a sè stessi. In tali investigazioni e disputazioni erano sopra di molte cose nate opinioni nuove, e qualche volta strane ed esagerate sui diritti americani, e sulla natura della congiunzion loro coll'Inghilterra. Di pari grado s'erano gli animi inritrositi ed inacerbiti. Tutti stavan molto sollevati, e non avrebbon lasciato passare un bruscolo in fatto della libertà politica e civile; dimodochè pareva, a chi molto bene dentro guardava, che la riconciliazione tra le colonie e la metropoli fosse più apparente, che vera, e che si sarebbero le prime occasioni pigliate per prorompere di nuovo nei rivolgimenti e nella discordia.

L'esca al nuovo fuoco, e la cagione di nuove alterazioni fu data dalle province di Massacciusset e della Nuova-Jork. L'assemblea della prima stava in mala volontà col governatore Francesco Bernardo, per esser questi avverso, come credevano, alle prerogative americane; ed avendo per suo oratore eletto l'Otis, uno de' libertini più svegliati, che si trovassero a quei tempi in America, il governatore gli diè divieto; la qual cosa fece grandemente inselvatichire i deputati. Intanto Otis per far le sue vendette operò tanto, che furono esclusi dall'assemblea gli uffiziali della Corona, ed i membri della Corte superiore di giustizia, ch'erano l'Hutchinson, e l'Oliver. Il governatore aspreggiato diè dal canto suo l'esclusiva a sei fra gli scambj proposti. Così il mal animo cresceva da una parte e dall'altra. Ma i libertini, che così chiameremo con vocabolo antico coloro che amano, o fanno professione di amar la libertà, procedettero più oltre, e fecero sì, che l'assemblea decretò, che i dibattimenti fossero pubblici, e si construisse un ballatojo per comodo di coloro, i quali desiderassero intervenirvi. La qual cosa non fu sì tosto detta, che fatta. La pubblicità delle tornate diè animo ai libertini, e sgomentò i fautori del governo; quelli eran sicuri di guadagnar più seguito, quanto più efficacemente delle libertà americane favellavano; e questi più erano disgraziati, e più venivano in odio dell'universale, quanto più si sforzavano le parti del governo mantenere. Onde molti per lo migliore deliberarono di ristarsi. I primi vantaggiavano d'assai i secondi, perchè, per metter gli avversarj in voce di popolo, bastava, dicessero, aver eglino, vero, o falso, che ciò fosse, alla provvisione della marca dato favore.

Il segretario di Stato Conway, coll'atto della rivocazione della legge della marca, aveva anche inviato ai governatori delle province un'altra risoluzione della Camera dei Comuni, la quale ordinava, che tutte quelle persone, le quali per conto del desiderio, che dimostrato avevano di eseguire esse stesse, o di fare ad altri eseguire un qualche atto del Parlamento, ricevuto avessero ingiuria o danno, ne fossero ristorate dalle colonie, nelle quali esse ingiurie o danni fossero state commesse. Di più il segretario aveva raccomandato ai governatori, dovessero adoperarsi in modo, che quelle persone fossero per l'avvenire da ogni altro insulto o disgusto difese, e fosse loro quel rispetto avuto, e quella giustizia usata, che ed i meriti loro verso la Corona, e le passate disgrazie richiedevano.

I danni e l'ingiurie erano principalmente stati fatti, ed usate nella provincia di Massacciusset, ed il governatore Bernardo comunicò tosto all'assemblea la risoluzione della Camera dei Comuni; ma ciò fece con sì aspre parole, che quella se ne risentì gravemente, e gli animi di già male inclinati s'ingrossaron di vantaggio da ambe le parti. Nacquero quindi varj bisticci, e l'assemblea iva schermendosi ora con una scusa, ora con un'altra per non far i compensi. Finalmente, venuta la cosa in nuova deliberazione, considerato dall'un canto, che ad ogni modo avrebbe il Parlamento potuto, per mezzo di qualche nuovo dazio sui porti di mare, la pecunia necessaria alle compensazioni raccogliere, e dall'altro in quanta detestazione sarebber venuti appresso gli uomini prudenti per questa nuova resistenza, giacchè tante cose già si dicevano della ritrosia massacciuttese, deliberarono di far le compensazioni a spese della provincia; e perciò vinsero una provvisione di perdono verso gli offenditori e di compensazione verso gli offesi. Alla quale il Re pose poscia il suo divieto; perciocchè l'assemblea colonaria non avesse autorità di far provvisioni d'indulti e di perdonanza. Tuttavia gli offesi furon rifatti, e gli offenditori non furono ricerchi. L'assemblea della Nuova-Jork parve ricevere con miglior animo l'atto di compensazione, ed i danni furono ristorati alla maggior parte degli offesi. Solo il vice-governatore Colden non potè la sua ottenere, allegando l'assemblea, che se la plebe era corsa a suoi danni, ei se l'aveva molto ben meritato.

Ma nacque in questa medesima provincia un'altra gara, la quale dimostrò, che non erano ancora posate affatto le alterazioni. Si aspettava nella Nuova-Jork il generale Gage con una buona mano di soldati, e perciò il governatore ebbe mandato un messaggio all'assemblea ricercandola, eseguissero la provvisione del Parlamento ch'essi chiamano atto dell'ammotinamento, il quale ordina, che in quelle colonie, nelle quali le genti del Re avessero le stanze, siano provviste di baracche e d'altre cose di cui hanno bisogno. Per mala forza, ed in parte acconsentirono, avendo deliberato, fossero somministrate le baracche, il fuoco, il lume, i letti, ed alcuni altri utensigli, siccome n'erano stati ricerchi; ma il sale, l'aceto, il melichino e la cervogia non vollero fornire, dicendo che queste ultime cose non eran solite a somministrarsi ai soldati quando sono attrabaccati, ma solamente quando sono sulle mosse. La qual deliberazione accettò il governatore per lo men reo partito. E qui si vide un manifesto esempio della mansuetudine dei ministri inglesi in quel tempo; imperciocchè in vece di risentirsi e gastigare questa nuova disubbidienza, siccome alcuni consigliavano, si contentarono di promuovere una legge, per la quale si venne ad ordinare, che l'assemblea della Nuova-Jork fosse proibita dal fare alcuna provvisione, sino a che non avessero soddisfatto in ogni parte alla requisizione del Parlamento. Obbedirono poscia gli Jorchesi, e le cose furono ai primitivi ordini ritornate.