Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1

Part 11

Chapter 113,051 wordsPublic domain

Fra tanti romori e travagli giunse al suo fine l'anno 1765, allorquando fu il Parlamento convocato addì 17 dicembre; e quantunque il Re nella sua dicerìa avesse fatto cenno alle cose americane, ciò nondimeno questa materia, la quale teneva sospesi gli animi, non solo in Inghilterra ed in America, ma eziandio in tutta l'Europa, fu aggiornata fino alla prossima tornata del Parlamento, che doveva cadere dopo le vacanze del Natale. Infatti nel giorno diciassette di gennajo del 1766 il Re, facendo la dicerìa al suo Parlamento, introdusse di nuovo il discorso sulle rinvolture dell'America, come un oggetto importantissimo, ed il principale, che nella presente tornata dovesse da quello esser considerato. Le cose erano da ogni parte a maturità condotte. I nuovi ministri avevan avanti le due Camere tutte le notizie poste, che a quello si riferivano; ed avendo precedentemente nella mente loro delineato la via, che dovevan tenere nel governare questo negozio, eransi in ogni modo apparecchiati a ributtare le obbiezioni, che dalla parte contraria sapevano, dover esser in mezzo arrecate. Parimente tutti coloro, i quali, o per interesse proprio e per radicata opinione, o spontaneamente, o messi su da altri intendevano i ministri nelle deliberazioni loro secondare, aveano tutte quelle cose ordinate, che credevano al fine, che si proponevano, poter condurre. Da un'altra parte i ministri congedati, e tutti quelli, che le parti loro seguitavano, avevano ogni opera usata per poter difendere una legge, ch'essi avevano promossa, e che era la cima dei desiderj loro, avvisando, che oltre l'amor della propria opinione, di quanto, se non disonore, almeno scemamento d'autorità e riputazione avesse a riuscire la rivocazione. Ma fossero qualsivogliano i motivi dedotti dalla ragion di Stato per far mantenere la legge, erano già pur troppo evidenti i danni, che da quella aveva il commercio della Gran-Brettagna provato. Perciò, quasi come se tutti i negozianti del regno si fossero indettati a voler ciò fare, s'appresentarono al cospetto del Parlamento con petizioni appropriate a far la legge stornare. Esponevano, quanto decaduto fosse il commercio loro per causa de' nuovi statuti e delle nuove leggi in sull'America poste; stare ora ammassate, o guastarsi nei fondachi quantità senza fine di lavorii inglesi, i quali prima trovavano la via loro verso l'America; un numero grandissimo di artieri, manifattori e marinari essere senz'opera e senza vitto; privata l'Inghilterra del riso, indigo, tabacco, provvisioni navali d'ogni sorta; di olio, di stecchi di balena, di pelli, di potassa e di altre grasce e derrate prodotte dall'America, che ivi gli abitanti suoi arrecavano in permuta, e per levare le merci inglesi; esser eglino privati delle rimesse in lettere di cambio od in moneta, che i coloni loro procuravano, e che questi coi proventi del paese a sè stessi procacciavano, i quali non erano, come già soprabbondanti portati in sul mercato inglese, ma sì in sui mercati esteri venduti; difettare parimente di quei capi di commercio che gli Americani, avendosegli colle mercanzie inglesi e coi proventi proprj procacciati, venivano in Inghilterra a portare; questo commercio, esercitato da una parte colle mercanzie inglesi, e dall'altra colle materie gregge dell'America, essere alla nazione inglese di una grandissima importanza, stantechè tra le altre cose tendeva anco a diminuire la dependenza sua verso le nazioni forestiere; ma ora il medesimo essere del tutto guasto, se il Parlamento non interponeva l'autorità sua; andare i mercatanti inglesi in credito di molti milioni di sterlini verso i mercatanti americani; non poter più questi, secondo il costume loro, a debiti tempi far le rimesse; tanto essere il danno recato loro dalle regole di commercio nuovamente introdotte; e veramente parecchj fallimenti essere in America accaduti, cosa per lo avanti pressochè inusitata. Aggiungevano gli addomandatori, si movesse il Parlamento in soccorso loro, e salvassegli da un'imminente rovina; prevenisse, che una moltitudine innumerabile di manifattori, non fosse ridotta alla necessità di andare a cercar il vitto in un'estera contrada con perdita inestimabile della patria loro; preservasse intiera la forza della nazione, la floridezza del suo commercio, l'abbondanza delle sue rendite, la potenza del suo navilio, la frequenza e la ricchezza della sua navigazione, essendo queste la gloria vera, ed il baluardo più forte del Regno; mantenesse finalmente le colonie per amore, per debito, per interesse alla comune madre legate ed affezionate.

L'agente della Giamaica medesimamente presentò una sua petizione, colla quale raccontò i cattivi frutti partoriti in quell'isola da una provvisione della marca, fatta già dall'assemblea de' suoi rappresentanti. Un'altra ne fu porta dagli agenti della Virginia e della Giorgia. Quest'erano maneggi dei ministri. Quelle del Congresso della Nuova-Jork non furono udite, perchè esso non era dagli ordini della costituzione autorizzato. Nè contenti a queste cose i ministri, siccome quelli, che erano infiammatissimi nel desiderio della rivocazione, vollero a questo fine adoperare il nome e l'autorità di Beniamino Franklin, uomo sopra tutti di grandissima estimazione a quei tempi. Perlocchè, mentre stava pendente l'oggetto della marca, ei fu in cospetto della Camera dei Comuni esaminato. La fama della persona, il candore dell'animo suo colla ricordanza delle cose da lui fatte, tanto nelle materie dello Stato in prò della patria, quanto nelle fisiche a vantaggio dell'umano genere tenevano sospesi gli animi di ognuno; ed in quel dì era la Camera frequentissima di spettatori cupidi tutti di udirlo favellare intorno un affare di tanto momento. Rispose con molta gravità, e con maggior acume d'ingegno. Disse, che pagavano già gli Americani imposizioni sopra tutti i beni reali e personali, una tassa sopra le teste, un balzello sopra tutti gli uffizj, professioni, traffichi, ed esercizj di qualunque sorta in proporzione del lucro loro; come ancora sul vino, sul rum e sopra altri liquori spiritosi, ed un dazio di dieci lire per testa su tutti i Neri introdotti nelle colonie, ed alcune altre gabelle; che le imposizioni sopra i beni reali e personali importavan diciotto pensi per lira, e quelle sopra gli esercizj una mezza corona per lira; che in nissun modo potrebbero le colonie pagare la marca; che non esisteva tant'oro e tanto argento in quelle da poterla pagare solo un anno; che i Tedeschi, i quali abitavano la Pensilvania, erano di vantaggio contro la marca indisposti, che i nativi stessi; che molto avevano gli Americani rimesso dell'antica affezione loro, e ciò a motivo delle nuove leggi, verso la Gran-Brettagna, e del rispetto loro verso il Parlamento; che passava una grandissima differenza fra le tasse esterne e le interne; perciocchè quelle siano gabelle poste sulle grasce e merci introdotte, le quali altro effetto non fanno, che accrescere il prezzo in sul mercato americano di esse grasce e merci, e formano perciò una parte di questo prezzo; ma che sta in facoltà degli abitanti di comperarle o di non comperarle, e perciò pagare, o no la tassa, secondo che più loro aggrada; che molto diversa è la natura di una tassa interna, perchè questa, volere, o no, forza è che si paghi; e stando nell'esempio della marca, che non possono gli Americani nè mutar la proprietà loro, nè accettare, nè prestare, ne quitare, nè in qualunque modo piatire, nè testare senza esser costretti di pagare tali, e tali somme per la marca; e peggio ancora incontrar loro, se non le pagano per le ingorde multe, alle quali andrebbono soggetti; che i coloni dell'America possono in poco tempo diventare abili a bastare a sè stessi colle manifatture loro; e che la rivocazione dell'atto della marca acqueterebbe affatto gli animi, e le cose nella pristina tranquillità restituirebbe. Così parlò Franklin, e furono le parole di lui grande appoggio ai ministri. Ma gli avvocati della marca non si restavano, ed ogni opera facevano per isturbare la rivocazione.

Finalmente dopochè le disquisizioni e le contese erano state molte tra l'una parte e l'altra, e già presso che due mesi durate, volgendosi la cosa al suo fine, Giorgio Grenville, quell'istesso che, essendo primo ministro aveva la provvisione della marca proposta la prima volta in Parlamento, uomo di gran seguito e dependenza, alzandosi, parlò nella seguente sentenza.

«Se io credessi, senatori e cittadini eccellentissimi, che l'ambizione nelle proprie opinioni, o l'amor delle parti, o l'affezione che l'uomo porta per l'ordinario alle cose da lui fatte potessero gli occhj della mente in tal modo abbacinarmi, od i sensi dell'animo occupare, che quello che manifesto è, vedere e distinguere non potessi, io certo nella presente occorrenza mi sarei nel silenzio contenuto, ed acquistatomi il nome se non di zelante magistrato e cittadino, certo almeno quello di discreto e prudente. Ma siccome questa stessa bisogna fu molto bene da me, e già da molto tempo indietro, e ponderata, e considerata per ogni verso, quando eran tutt'ora le cose raffredde, e lontani i presenti scandali, e che da un altro canto e' pare che per un volere della fortuna, il quale però modestamente io ricevo, all'onore ed alla riputazione mia sia congiunto l'onore e la dignità di questo nobilissimo Regno, potrebbe per avventura da taluno la discrezione abbandono, e la prudenza freddezza giustamente riputarsi. Ma qual'è quell'uomo pubblico, quale quel privato il quale, quantunque di moderato animo sia, ai presenti pericoli che sì da vicino alla patria nostra sovrastano, non si risenta, e quel poco ch'ei può del suo senno, non arrechi in mezzo per preservarnela? E chi non si commoverebbe, od anche sinistro augurio non piglierebbe, contemplando i nuovi consiglj, e la tardità dei presenti servitori della Corona? Certamente non nissuno. È stata una solenne legge vinta in Parlamento, già un anno fa; era, ed è ancora debito dei ministri il farla eseguire; abbiamo nella scritta dei diritti, che il sospendere una legge o l'esecuzione di essa da parte dell'autorità reale, e senza il consenso del Parlamento, è fellonia. Ciò non ostante quella si soprattiene; a quella si resiste apertamente. Ma che dico si resiste? Si insultano le persone, si spoglian le case, si fa forza ai vostri maestrati, si vanno a far le scede, come per provocare la pazienza vostra, per fino sotto le bocche delle vostre artiglierie; e si protesta per ogni dove, che non si può, che non si vuole, che non si deve prestare alla vostra legge obbedienza. Forse altri ministri più fatti all'antica avrebber creduto in questo caso di dar forza alla legge, mantenendo la dignità della Corona e la sicurezza delle deliberazioni vostre. Ma questi giovanetti che sull'altro canto seggono e non si sa come, portano opinione, esser queste anticate massime dei nostri dolcissimi vecchj, dan buona passata alle riotte, alle ingiurie ed all'ostinata resistenza. Raccomandan con una esemplare pazienza ai governatori la moderazione e la temperanza; lor mandan la facoltà di far venire in ajuto tre o quattro soldati, o barche dal generale Gage e dal lord Calvil; e gli lodano che non abbian, per far la legge eseguire, tutti quegl'istromenti adoperati, che erano nelle mani loro posti. State a vedere che i sediziosi han ragione, e che noi abbiamo il torto. Certo se lo pensano i ministri. Ma che dico se lo pensano? Eglino ve l'hanno detto, e diconlo tutt'ora; e' pare che per maladetta forza abbian le insolenze e le enormità americane alla fin fine al Parlamento communicate; perciocchè elleno incominciarono in luglio, ed or siamo molt'oltre in gennajo. Esse eran da principio mali umori, poi divennero disturbanze; poi tumulti e riotte; or certo si avvicinano, se già non sono, alla ribellione; e se le dottrine di questi nuovi uomini sono confermate, temo, non abbiano a pigliar tosto il nome di rivoluzione. Il ciel benedica l'ammirabile sopportazione dei nostri ministri; ma temo ben io, che ne abbiamo a raccogliere molti amari frutti; che l'occasione è fugace, il pericolo grande; ed intanto quel popolo indisciplinabile, sì gran diletto e sì dolce cura loro, s'affratellano, s'allegano, s'apparecchiano a resistere ai comandamenti del Re e del Parlamento. Continuate pure, o uomini pazientissimi, nella via che avete intrapresa; fate anzi rivocar la legge, che ne troverete poi molti uffiziali od agenti vostri, i quali per fare eseguir le leggi del reame, per trar l'entrate a sollievo dei vostri popoli siano a fare il debito loro inclinati; ne troverete ancora di molti ministri, i quali pel pubblico servizio siano per opporre un generoso e forte petto contro le perniziose combriccole, contro le combinazioni potenti dei privati e particolari interessi, contro i clamori della moltitudine, contro la malvagità delle fazioni. Se volete tagliare i nervi del governo, rivocate pure la legge. Odo dire per ogni dove da questi difensori dei coloni, non poter essi venir tassati dall'autorità del Parlamento, perchè ivi rappresentati non sono. Ma se così è, e perchè, e con quale autorità fate voi leggi per loro oltre di quelle della tassazione? Se essi sono rappresentati, eglino debbono ad ogni qualunque legge del Parlamento obbedire, o sia di tassa o di qualsivoglia altra natura. Se non lo sono, e' non debbono non solo alle leggi delle tasse, ma neanco a qualunque altra conformarsi. E se credete che i coloni non debban andare alle tasse soggetti per autorità del Parlamento, perchè in questo rappresentati non sono, come manterrete voi, che tanti uomini inglesi, avendo noi i nove decimi degli abitanti di questo regno, i quali meglio che i coloni, rappresentati non sono, abbiano alle tassazioni vostre ad obbedire? E come non temete voi, che un dì ad un bel bisogno vi dicano anch'essi coll'esempio dei coloni, che non vogliono pagare le tasse, perchè rappresentati non sono? Sonsi gli Americani in una condizione ostile posti contro la comune madre, e voi volete non solamente perdonar loro gli errori, rimetter le ingiurie, allontanare le dovute pene, ma ancora fare il volere loro, e dar loro in ogni modo vinta la causa? Se ciò sia un impedire, un prevenire le popolari commozioni, i tumulti, le ribellioni, oppure un fomentarle, un accarezzarle, un preparar nuova esca al fuoco, ogni uomo libero dall'amor delle parti il può facilmente giudicare. Darei io volentieri la mano ai consiglj mansueti, consentirei alla rivocazione della legge, se, coi civili modi procedendo, avessero ciò gli Americani da noi richiesto. Ma i modi loro sono le ingiurie, le vie di fatto, le derisioni, i saccheggi, i furti, le armi ed una aperta resistenza alla volontà del governo. Cosa in vero incomportabile e affatto nuova, che ad ogni tratto che lor pigli la fantasia, o non sia del grado loro una legge qualsivoglia, tosto corrano ad affamare i nostri manifattori, e ricusino di pagare i debiti verso gli uomini della Gran-Brettagna. Dimandarono iteratamente gli uffiziali della Corona in America, e ricercarono dai ministri i mezzi opportuni per far la legge eseguire. Ma questi le instanze loro trasandarono, e per la loro trascuraggine crebbero in questo termine, che vediamo, i tumulti americani. Ed ora abbiamo noi da sopportare che gli effetti della negligenza dei ministri siano da essi medesimi allegati, per indurci a sacrificare ad un male cresciuto sì, ma non irreparabile, quando si voglia mostrar il volto alla gente impazzata, i reali e stabili interessi del regno, la maestà, la potenza e la riputazione del governo? Di nuovo, se i coloni in virtù delle costituzioni loro alle tasse parlamentari sottoposti essere non debbono, siccome per alcuni atti del Parlamento, sono state proibite o ristrette le leve dei marinaj in America, così ne seguirebbe, che non debbono essi nè uomini fornire per la difesa della comune patria, nè moneta per pagargli, e sola l'Inghilterra dover il peso portare del mantenimento e della protezione di questi suoi ingrati figliuoli. Se ciò fosse, e sopportassesi una sì evidente parzialità, dipopolerebbesi questo reame, scioglierebbesi l'egualità, e romperebbesi quell'original patto, sul quale tutte le umane società fondate sono. Abbenchè odo questi dottori sottili andar fantasticando una distinzione tra le tasse interne ed esterne, come se le une e le altre non fossero, quanto all'effetto, le stesse, cioè di ritrar moneta dai sudditi pel pubblico servizio. Che cosa voglion significare adunque questi nuovi consiglj? Quando per la prima volta in questa Camera medesima io proposi di tassar l'America, addimandai iterativamente, se alcuno qualche dubitazione avesse intorno al diritto; nissuno imprese a contraddire. Di grazia, quando è stata l'America emancipata? E' vengono pur qui gli Americani ai tempi delle angustie loro a domandarci soccorso, del quale è stata in ogni tempo ed occorrenza la Gran-Brettagna liberalissima; e gli Americani ricusano di contribuire del loro obolo per sollevarci! E non v'ingannate, o Signori, sulla gravità della tassa. Ella non basta tampoco alle spese che sono alla soldatesca vostra, che stanzia in America, necessarie. Ma è meglio un picciolo, un nonnulla in segno del diritto, che cento milioni senza di questo. Eppure nonostante la tenuità della tassa e la gravità del caso nostro, questi Americani si ristanno, e in vece di concorrere alle spese da noi fatte in loro prò e per causa loro, disprezzano l'autorità vostra, insultano ai vostri maestrati e corrono a manifesta ribellione. Così non avrebbono eglino in altri tempi proceduto. Ma ora novelli ministri più americani che inglesi gli sostentano. Ora per opera di questi garzoni vanno attorno le petizioni infiammative contro di noi ed in favor loro. In questa Camera istessa, in questo santuario delle leggi la sedizione ha trovato i suoi difensori. Qui si loda la resistenza alla legge, qui si esalta la disubbidienza, qui s'incoraggia l'ostinazione, qui si chiama la ribellione virtù. Ah! inconsideratezza piucchè giovanile! Ah! cieca ambizione delle umane menti! Ma voi ponete un mal esempio, voi stessi avrete un dì a pentirvi dell'opera vostra. E tu, ingrato popolo americano, così rispondi alle cure ed alla bontà della tua antica madre? Quand'io aveva l'onore di servir la Corona, quando eravate voi stessi da un enorme debito oppressati, voi avete un merito concesso sulle canape loro, sul ferro e sopra molti altri capi di commercio; voi vi siete scostati in favor loro dall'atto di navigazione, da quel salutare palladio del commercio britannico. Eppure si stampò nei diarj pubblici, che io era al commercio americano inimico; e che aveva ordini ed istruzioni dato per impedir il traffico spagnuolo. Io non cercai di impedire altro traffico fuori di quello che era dalle leggi del Parlamento proibito. Ma si vuole l'uomo prima calunniare, e poi l'opera sua disfare. Di me non dirò altro, e venendo a quello che io di questo fatto intendo e conosco, dico, che si conservi la legge, e dati siano ai governatori delle province americane i mezzi opportuni, perchè, raffrenati i tumulti ed i disordini compressi, possa quella essere ed abbastanza protetta e ad effetto recata».

Ma all'incontro parlò Guglielmo Pitt, uomo venerabile per l'età, e per gli egregi fatti in prò della patria.