Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
Part 4
[11] _V._ Cantemiro, Storia dell'Impero Ottomano, pag. 94. Scrivendo Murad o Morad, sarei forse più corretto, ma ho preferito il nome generalmente conosciuto a questa esattezza scrupolosa, nè molto sicura, quando è d'uopo convertire in lettere romane i caratteri orientali.
[12] _Le leggi e la loro osservanza sono certamente un benefizio a tutti comune. La libertà poi, se non è regolata da prescrizioni governative, facilmente diviene turbolenta e piena di gravi mali._ (Nota di N. N.)
[13] _V._ Calcocondila (l. VII, p. 186, 188), Duca (c. 33) e Marino Barlezio nella Vita di Scanderbeg (pag. 145-146). La buona fede mostrata da Amurat verso la guernigione di Sfetigrado fu un esempio ed una lezione al figlio di lui Maometto.
[14] Il Voltaire (_Essai sur l'Histoire générale_, cap. 89, p. 283, 284) ammira il _filosofo turco_. Avrebbe egli fatto lo stesso elogio ad un Principe cristiano che si fosse ritirato in un Monastero? Il Voltaire alla sua usanza era intollerante e bacchettone.
[15] Cioè _eremiti, o solitarj della religione maomettana, ch'ebbero origine quattro secoli circa dopo la di lei fondazione, detti Santi da' Maomettani_. (Nota di N. N.)
[16] _V._ nella Biblioteca orientale del d'Herbelot gli articoli _Derviche, Fakir, Nasser, Rohbaniat_. Nondimeno gli scrittori arabi e persiani hanno trattato leggiermente questo argomento, e fra i Turchi soprattutto questa specie di monaci si è moltiplicata.
[17] Rycault, nell'opera, (_Etat présent de l'Empire Ottoman_, pag. 242-268) narra molte particolarità tratte da intertenimenti personali avuti co' primarj Dervis, i quali per la maggior parte fanno ascendere la loro origine al regno di Orcano; ma non fa menzione dei _Zichidi_ di Calcocondila (l. VII, pag. 286), fra i quali Amurat si ritirò. I _seid_ di questo autore sono discendenti di Maometto.
[18] Nel 1431, l'Alemagna mise in armi quarantamila uomini a cavallo, o sergenti, per far la guerra agli Hussiti della Boemia (Lenfant, _Hist. du Conc. de Bâle_, t. I, p. 318). Nell'assedio di Nuys sul Reno, nel 1474, i Principi, i Prelati e le città inviarono ciascuno il lor contingente; e il Vescovato di Munster (che non è de' più grandi) somministrò millequattrocento uomini a cavallo, seimila fanti, tutti vestiti di verde, e dugento carriaggi. Le forze congiunte del Re d'Inghilterra e del Duca di Borgogna erano appena eguali ad un terzo di questi eserciti d'Alemanni (_Mém. de Philippe de Comines_, lib. IV, c. 2). Le potenze dell'Alemagna possono far conto sopra sei o settecentomila combattenti ben pagati ed ottimamente disciplinati.
[19] Solamente nel 1444 la Francia e l'Inghilterra convennero di una tregua d'alcuni mesi (_V. Foedera_ del Rymer, e le _Cronache_ delle due nazioni).
[20] Nel descrivere la Crociata dell'Ungheria mi è stato guida lo Spondano (_Annal. eccles._ A. D. 1443, 1444). Egli ha letti accuratamente e paragonati coll'abilità di un vero critico gli scritti de' Greci e degli Ottomani, le Storie dell'Ungheria, della Polonia e dell'Occidente. Chiaro mostrasi ne' racconti, e allorchè può spogliarsi dai pregiudizj religiosi, non sono da sprezzarsene le deduzioni.
[21] Ho tolta dal nome di Ladislao la lettera W, con cui lo cominciano per la maggior parte gli Storici (_Wladislao_), o il facciano per uniformarsi alla pronuncia polacca, o per distinguerlo dal suo rivale, l'infante Ladislao d'Austria. Callimaco (l. I, part. II, pag. 447-486), Bonfinio (_Dec._ III, l. IV), Spondano e Lenfant parlano diffusamente delle gare di questi due principi per conseguire il trono d'Ungheria.
[22] Gli Storici greci, Franza, Calcocondila e Duca, non ci dimostrano il loro Principe come personaggio molto operoso in questa Crociata. Sembra che dopo esserne stato instigatore, l'abbia indi impacciata colla sua pusillanimità.
[23] Cantemiro attribuisce al Caramano l'onore del divisamento citando una lettera incalzante che scrisse al Re d'Ungheria. Ma le Potenze maomettane son di rado istrutte degli affari della Cristianità, e la situazione de' Cavalieri di Rodi e la loro corrispondenza danno a credere che essi abbiano avuto parte a questo disegno del Sultano di Caramania.
[24] Nelle loro lettere all'Imperatore Federico III, gli Ungaresi ammazzarono trentamila Turchi in una sola battaglia; ma il modesto Giuliano riduce il numero de' morti a soli seimila, o fors'anche duemila Infedeli (Enea Silvio, in _Europa_, c. 5, et _epist._ 44-81, _apud Spondanum_).
[25] _Siccome tanto i Cristiani che i Maomettani ammettevano ed ammettono l'esistenza di un Esser Supremo, creatore e reggitore d'ogni cosa, così ambidue i partiti, fecero in nome di lui il loro giuramento: la differenza poi fra il dogma de' primi, e quello de' secondi è questa: i Maomettani ammettono soltanto l'unità di Dio, cioè che c'è un solo Dio senza trinità di persone, contro i politeisti, ossia idolatri, che ammettono molti Dei; i Cristiani poi credono all'unità dell'essenza di Dio, ed alla trinità della di lui persona, contro i Maomettani e contro i politeisti ad un'ora._ (Nota di N. N.)
[26] _Non è da meravigliarsi che i Turchi maomettani sapendo, che i Cristiani credono alla transustanziazione, abbiano chiesto che giurassero l'osservanza del Trattato sul pane eucaristico, ossia mutato nel corpo reale di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, pensando che cotale giuramento legasse vie più le loro coscienze (non superstiziose per quella credenza) che quello fatto sull'Evangelio._ (Nota di N. N.)
[27] _V._ l'origine della guerra de' Turchi e la prima spedizione di Ladislao nel quinto e sesto libro della terza decade di Bonfinio, che molto felicemente imita lo stile e l'ordine di T. Livio. Nondimeno Callimaco (l. II, p. 487-496) lo supera in purezza di lingua ed autenticità.
[28] Non pretendo farmi mallevadore per l'esattezza letterale del discorso di Giuliano, le cui espressioni variano in Callimaco (l. III, p. 505-507), in Bonfinio (_Dec._ III, l. VI, p. 457, 458) e in altri Storici che hanno forse adoperata la propria loro eloquenza nel far parlare gli Oratori di questo secolo; ma tutti s'accordano nell'attribuirgli il consiglio dello spergiuro, che i Protestanti hanno amaramente censurato, e mal difeso i Cattolici, cui tolse ogni coraggio la rotta di Warna.
[29] Varnes, o Warna, era sotto la denominazione greca di Odessa, una colonia di Milesj così chiamati ad onore di Ulisse (Cellario, t. I, p. 374. D'Anville, t. I, p. 312). Giusta la descrizione dell'Eussino data da Arianno (p. 24-25, nel primo volume de' _Geografi di Hudson_) essa era situata 1740 stadj lontano dalla foce del Danubio, 2140 da Bisanzo, e 360 a tramontana del Promontorio del monte Emo che sporge nel mare.
[30] Alcuni Autori cristiani affermano che Amurat si trasse dal seno un'ostia diversa da quella su di cui avea giurato di mantenere i patti della negoziazione. I Musulmani più semplicemente suppongono ch'ei si appellasse al _Profeta Gesù Cristo_, nella quale opinione sembra accordarsi anche Callimaco (l. III, p. 516; Spondan., A. D. 1444, n. 8).
[31] Un critico giudizioso, crederà difficilmente a quegli _spolia opima_ di un general trionfante, ottenuti sì rare volte dal valore, e sì spesso inventati dall'adulazione (Cantemiro, p. 90, 91). Callimaco (l. III, p. 517) dice con più semplicità e verisimiglianza: _Supervenientibus janizaris, telorum multitudine, non tam confossus est, quam obrutus._
[32] Oltre ad alcuni passi preziosi di Enea Silvio accuratamente raccolti dallo Spondano, i nostri migliori testi sono tre Storici del secolo XV, Filippo Callimaco (_De rebus a Wladislao Polonorum atque Hungarorum rege gestis, libri III, in Bell., scriptor. rer. hungar._, t. I, p. 433-518), Bonfinio (_Décad._ III, l. V, pag. 460-467) e Calcocondila (l. VII, p. 165-179). I due primi erano Italiani, ma trascorsero la loro vita in Polonia e nell'Ungheria (Fabricius, _Bibl. lat. medii infimae aetatis_, t. I, p. 524; Vossius, _De Hist. lat._, l. III, c. 8-11; _Dictionn. de Bayle_, Bonfinius) v. quanto al teatro della guerra del secolo XV un Trattatello di Felice Petancio, Cancelliere di Segnia (_ad calcem Cuspinian. de Caesaribus_, p. 716-722).
[33] Il sig. Lenfant ne fa conoscere l'origine del Cardinale Giuliano (_Hist. du concil. de Bâle_, t. I, p. 247, ec.) e le guerre da esso fatte in Boemia (p. 515, ec.). Spondano e il Continuatore di Fleury raccontano, secondo le circostanze, i servigi da esso prestati a Basilea ed a Ferrara, e l'infausto fine che ebbe.
[34] Syropulo fa un elogio ben generoso de' meriti del suo nemico (p. 117): τοιαυτα τινα ειπεν ο Ιουλιανος, πεπλατυσμε ως αγαν και λογικως, και μετ’ επιστημης και δεινοτητος Ρητορικης, _disse Giuliano alcune cose molto ampiamente e logicamente, e con sapiente e vigorosa rettorica_.
[35] _V._ Bonfinius (_Déc._ III, l. IV. p. 423). Come mai gli Italiani poteano pronunziare senza vergogna, o il Re d'Ungheria ascoltare, nè arrossirne, la ridicola adulazione che confondea il nome di un villaggio della Valachia col soprannome glorioso, ma accidentale, di un ramo della famiglia Valeria dell'antica Roma?
[36] Filippo di Comines (_Mém._, l. VI, cap. 13) si fonda sulla tradizione de' tempi, e tesse uno splendido elogio ad Uniade, chiamato col singolar nome di Cavalier Bianco di Valeigne (Valachia). Calcocondila e gli Annali turchi del Leunclavio però ne mettono in dubbio il valore e la fedeltà.
[37] _V._ Bonfinio (Déc. III, l. VII, p. 492), e Spondano (A. D. 1457, n. 17). Uniade ebbe comune la gloria di difendere Belgrado con Capistrano, Frate dell'Ordine di S. Francesco; ma ne' lor racconti nè il Santo, nè l'Eroe si degnano far menzione l'uno dell'altro.
[38] _V._ Bonfinio (Déc. III, l. VIII, Déc. IV, l. VIII). Ridondano di sana critica le singolari osservazioni che ha fatte lo Spondano sul carattere e sulla vita di Mattia Corvino (A. D. 1464, n. 1; 1475, n. 6; 1476, n. 14-16; 1490, n. 4, 5). La prima ambizione di questo Principe era volta a meritarsi l'ammirazione degl'Italiani. Pietro Ranzani, Siciliano, ne ha celebrate le imprese nell'_Epitome rerum hungaricarum_. (p. 322-412). Galesto Marzio di Narni ha raccolte tutte le arguzie e le sentenze di Mattia Corvino (p. 528-568); e abbiamo inoltre una relazione particolare sul suo matrimonio e sulla cerimonia della sua incoronazione. Queste tre Opere trovansi unite nel primo volume _Scriptores rerum hungaricarum_ del Bell.
[39] Ser Guglielmo Temple nel suo pregevole Saggio sulle virtù eroiche (vol. III, p. 385 delle sue Opere) collegò Uniade e Scanderbeg ai sette uomini che ad avviso di lui meritarono, senza averla cinta, una Corona; Belisario, Narsete, Gonzalvo di Cordova, Guglielmo I, Principe d'Orange, Alessandro, Duca di Parma, Giovanni Uniade e Giorgio Castriotto, o Scanderbeg.
[40] Bramerei trovare alcuni Comentarj semplici ed autentici scritti da un amico di Scanderbeg, ove mi venissero dipinti a dovere il luogo, l'uomo ed i tempi. La vecchia Storia nazionale di Marino Barletti, prete di Scodra (_De vita, moribus et rebus gestis Georgii Castrioti_, ec., lib. XIII, p. 367, _Strab._ 1537, _in fol._ ), non cel dà a divedere che avvolto in bizzarri panni e carico di menzogneri ornamenti. _V._ Calcocondila, l. VII, p. 185; l. VIII, p. 229.
[41] Marino tratteggia appena e con ripugnanza tutto quanto si riferisce alla educazione e alla circoncisione di Scanderbeg (l. I, p. 6-7).
[42] Se Scanderbeg morì nel 1466, compiendo il sessantesimoterzo anno della sua età (Marino, l. XIII, p. 270 ), ne deriva che nacque nel 1403. Se in età di nove anni, _novennis_ (Mar. l. I, pag. 1-6), fu dai Turchi rapito ai genitori, sarà ciò accaduto nel 1412, vale a dire nove anni prima che Amurat II salisse il soglio: questo Principe ereditò dunque, non comprò egli lo schiavo albanese. Spondano ha osservata questa contraddizione (A. D. 1341, n. 31; A. D. 1443, n. 14).
[43] Per buona sorte Marino ci ha istrutti delle rendite di Scanderbeg (l. II, p. 44).
[44] Vi erano due Dibras, Dibras Superiore, e Dibras Inferiore, uno nella Bulgaria, l'altro nell'Albania. Il primo distante settanta miglia da Croia (l. I, pag. 17) era contiguo alla Fortezza di Sfetigrado, i cui abitanti ricusarono di attinger l'acqua ad un pozzo, ove era stata usata la perfidia di gettare un cane morto (l. V, pag. 139-140). Una buona carta dell'Epiro ne manca.
[45] Si paragoni il racconto del turco Cantemiro colla prolissa declamazione del prete Albanese (l. IV, V, VI), copiata da tutti quelli che vennero dopo.
[46] Ad onore del suo Eroe, il Barletti (l. VI, p. 188-192) fa morire il Sultano sotto le mura di Croia, di malattia per dir vero; ma questa ridicola favola è smentita dai Greci e dai Turchi, che convengono unanimemente sul tempo e sulle circostanze della morte di Amurat avvenuta dopo.
[47] _V._ le sue imprese in Calabria, ne' libri IX, X di Marino Barletti, ai quali può contrapporsi la testimonianza, o il silenzio del Muratori (_Ann. d'Ital._ t. XII, p. 291) e dei suoi Autori originali (Giovanni Simoneta, _De rebus Francisci Sfortiae_, in Muratori, _Script. rerum Ital._, tom. XXI, p. 728, ed altrove). La cavalleria albanese divenne ben tosto famosa in Italia sotto il nome di Stradiotti (_Mém. de Comines_, l. VIII, c. 5).
[48] Lo Spondano, fondato sopra ottime autorità e giudiziose considerazioni, ha ridotto il colosso di Scanderbeg a proporzioni ordinarie (A. D. 1461, n. 20; 1463, n. 9; 1465, n. 12, 13; 1467, n. 1). Le lettere che lo stesso Scanderbeg scriveva al Papa e la testimonianza di Franza, riparatosi a Corfù, vicino al luogo dell'asilo sceltosi dall'Albanese, ne dimostrano le angustie cui si vide questi ridotto, angustie che Marino cerca palliare con poco garbo (l. X).
[49] _V._ intorno alla famiglia de' Castriotti il Ducange (_Fam. Dalmat._, XVIII, p. 548-550).
[50] Colonia d'Albanesi citata dal sig. Swinburne nel suo viaggio alle Due Sicilie (vol. I, p. 350-354).
[51] Chiara ed autentica è la Cronaca di Franza, ma invece di quattro anni e sette mesi, lo Spondano (A. D. 1445, n. 7) attribuisce sette o otto anni al regno dell'ultimo Costantino, fondandosi sopra una lettera apocrifa di Eugenio IV al Re di Etiopia.
[52] Il Franza (l. III, c. 1, 6) è meritevole di confidenza e di stima.
[53] Supponendo che cotest'uomo fosse preso nel 1394, allorchè Timur invase la Georgia la prima volta, (Serefeddino l. III, cap. 50), egli è possibile che abbia seguito il suo padrone tartaro nell'Indostan, nell'anno 1398, e di lì siasi imbarcato per le Isole degli aromi.
[54] I felici e virtuosi Indiani vivevano oltre a cencinquanta anni, e possedevano le più perfette produzioni de' regni vegetabili e minerali; gli animali vi erano di statura gigantesca, draghi di settanta cubiti, formiche lunghe nove pollici (formica indica), pecore grandi come gli elefanti, e anche elefanti grandi come pecore. _Quidlibet audendi...._ etc.
[55] Il nostro centenario s'imbarcò in una nave che veleggiava alle Isole degli aromi, per trasferirsi a uno de' porti esterni dell'India, _invenitque navem grandem ibericam qua in Portugalliam est delatus_. Un tal passaggio descritto nel 1477 (Franza, l. III, c. 30), vent'anni avanti la scoperta del Capo di Buona Speranza, è immaginario, o miracoloso; però questa singolare geografia sente l'antico e vecchio errore che collocava le sorgenti del Nilo nell'India.
[56] Cantemiro che chiama la figlia di Lazzaro Ogli, l'Elena de' Serviani, mette l'epoca delle sue nozze con Amurat nell'anno 1424. Non sarà cosa sì facile da credersi che durante ventisei anni in cui stettero insieme il Sultano _corpus ejus non tetigit_. Dopo la presa di Costantinopoli, ella si rifuggì presso Maometto II, Franza (l. III, c. XXII).
[57] Il leggitore istrutto avrà a memoria le offerte di Agamennone (_Iliade_, l. V, n. 144) e l'uso generale degli antichi.
[58] Cantacuzeno (ignoro se fosse parente dell'Imperatore di questo nome) era Gran Domestico, zelante difensore del simbolo greco, e fratello della regina di Servia, presso la quale fu inviato col carattere d'ambasciadore (Siropulo, p. 37, 38-45).
CAPITOLO LXVIII.
_Regno e carattere di Maometto II. Assedio e conquista definitiva di Costantinopoli fatta dai Turchi. Morte di Costantino Paleologo. Servitù de' Greci. Distruzione dell'Impero romano nell'Oriente. Atterrimento dell'Europa. Conquiste di Maometto II, sua morte._
L'assedio di Costantinopoli fatto dai Turchi, eccita primieramente i nostri sguardi e la nostra curiosità sul personaggio e sul carattere del possente distruttore di questo Impero[59]. Maometto II era figlio di Amurat II; la madre di lui, insignita de' titoli di Cristiana e di Principessa, trovossi verisimilmente confusa tra la folla delle tante concubine che venivano d'ogni paese a popolare lo _harem_ del Sultano. Educato da prima nelle massime e ne' sentimenti d'un devoto seguace dell'Islamismo, finchè in lui durò questo fervore, non v'era volta in cui avesse toccate donne infedeli, che non si tergesse indi le mani e il volto colle abluzioni prescritte dalla legge. Ma sembra che, cogli anni e colla consuetudine di regnare, si ammollisse in lui la severità di così stretta osservanza; e l'animo ambizioso di questo principe, disdegnando riconoscere alcuna potestà maggior della sua, vuolsi che, in alcuni momenti di libertà, qualificasse senza riguardi il Profeta della Mecca coi predicati d'impostore e di masnadiero. Ma, agli occhi del pubblico, sempre mostratosi rispettoso alla dottrina e ai precetti del Corano[60], i suoi privati trascorsi non giunsero mai a saputa del popolo; però a tal proposito, non conviene prestar cieca fede alla credulità degli stranieri e de' settarj, ognor proclivi a pensare che uno spirito, recalcitrante alla verità, opponga poi all'errore e alle cose assurde un disprezzo ancor più invincibile. Addottrinato da abilissimi maestri, fece rapidi progressi nel corso degli studj che nel tempo della sua educazione gli vennero prescritti; assicurasi che egli parlasse o intendesse cinque lingue[61], l'araba, la persiana, la caldea o l'ebraica, la latina e la greca. Potea contribuire al suo diletto la persiana, alla sua edificazione l'araba; le quali due lingue d'ordinario tutti i giovani dell'Oriente imparavano. Attese le corrispondenze che trovavansi fra i Greci ed i Turchi, era naturale in lui il desiderio di conoscere la lingua d'una nazione ch'ei divisava di soggiogare: e doveva parimente essergli piacevole d'intendere gli encomj in versi, o in prosa latina[62], che all'orecchio gli pervenivano[63]; ma non intendiamo di qual giovamento potesse divenirgli, o qual merito raccomandasse alla sua politica il rozzo dialetto de' suoi schiavi ebrei. Famigliari erano ad esso la storia e la geografia, e ardea di nobile emulazione in leggendo le vite degli Eroi dell'Oriente e forse di quelli dell'Occidente[64]. I suoi studj di astrologia, poteano essere scusati dalle assurde massime di quel secolo, oltrechè questo studio, vano in sè stesso, suppone in chi lo professa alcuni principj di matematica; le generose sollecitazioni fatte ai pittori dell'Italia, perchè venissero a stare presso di lui, e le ricompense delle quali ai medesimi largheggiò, il palesarono acceso di un gusto profano per le belle arti[65]. Ma la religione e le lettere non pervennero a domare il suo carattere selvaggio ed impaziente di freno. Nè rammenterò già a questo proposito, perchè pochissima fede le presto io medesimo, la storia de' quattordici paggi fatti sventrare dinanzi a sè, per conoscere qual d'essi avesse mangiato un popone, nè l'altra leggenda della bella schiava da lui medesimo decollata per dare a divedere ai suoi giannizzeri che le donne non avrebbero mai soggiogato il loro padrone. Il silenzio degli Annali turchi che accusano di ubbriachezza soli tre Principi della dinastia ottomana[66], attesta la sobrietà di Maometto II; ma sono fuori di dubbio i suoi furori e l'inflessibilità delle sue passioni. Sembra dimostrato ad evidenza che, e nel campo, e nella reggia, lievissimi motivi lo indussero a versar torrenti di sangue, e che le sue inclinazioni, contrarie alla natura, arrecarono spessi oltraggi ai più nobili fra i suoi giovani prigionieri. Durante la guerra d'Albania, egli meditò le lezioni del padre, e ne superò di buon'ora la gloria, onde all'invincibile scimitarra di questo Sultano viene attribuita la conquista di due Imperi, di dodici Reami, e di dugento città, calcolo però falso e dalla sola adulazione instituito. Egli aveva indubitatamente tutte le prerogative di un soldato, e quelle fors'anche di un Generale: la presa di Costantinopoli suggellò la sua fama; ma ponendo in confronto le imprese, i soccorsi per eseguirle, e gli ostacoli, lo stesso Maometto II avrebbe dovuto rifiutar, vergognandone, l'adulazione di chi lo mettea al pari di Alessandro e di Timur. Le forze da lui guidate furono sempre superiori di numero a quelle dell'inimico, e nondimeno, le sue conquiste non si estesero al di là dell'Eufrate e del mare Adriatico, e nondimeno, ne interruppero il corso e Uniade, e Scanderbeg, e il Re di Persia, e i Cavalieri di Rodi.
[A. D. 1451-1481]
Sotto il regno di Amurat, Maometto gustò due volte i diletti del trono e due volte ne scese: la sua giovine età non gli permettea d'opporsi al ritorno del padre; ma non la perdonò più mai ai Visiri che questo salutare espediente aveano consigliato. Dopo avere sposata la figlia di un Emir turcomanno, e assistito alle feste che durarono due mesi, partì con sua moglie da Andrinopoli per Magnesia, ov'era la residenza del suo governo. In meno di sei settimane, lo richiamò un messaggio del Divano che annunziavagli la morte del padre, e la propensione che mostravano i giannizzeri a ribellarsi. Ma la rapidità del suo arrivo, e il vigore che ei dimostrò, li ricondussero tosto all'ubbidienza: attraversò l'Ellesponto con una scelta guardia, e alla distanza di un miglio da Andrinopoli, gli furono incontro, per prosternarsi ai suoi piedi, i Visiri e gli Emiri, gl'Imani e i Cadì, i soldati ed il popolo, che gioia e tenerezza ostentavano. Egli avea allora ventun anni, e allontanò ogni motivo di sedizione colla morte, indispensabile a' suoi fini, de' fratelli tuttavia fanciulli[67]. Vennero a congratularsi con esso, e a sollecitarne l'amicizia, gli Ambasciatori delle Potenze d'Asia e d'Europa, coi quali favellò in termini che additavano moderazione e pace. Ridestò fiducia nell'animo del greco Imperatore con solenne giuramento e lusinghevoli assicurazioni che andavano unite alla ratifica del Trattato stipulatosi dal padre suo coll'Impero; finalmente assegnò un ricco dominio, in riva allo Strimone, al pagamento annuale de' trecentomila _aspri_ dovuti alla Corte di Bisanzo, che, per secondare le istanze del Sultano, custodiva un Principe della Casa ottomana. Ma i suoi confinanti dovettero palpitare in veggendo la severa austerità di questo giovane Monarca nel riformare il fasto della Casa imperiale. Le somme di danaro che da Amurat venivano consagrate al lusso, egli adoperò ai fini della sua ambizione. Licenziò, incorporandone una parte nel suo esercito, un reggimento di settemila falconieri; nella state di quel primo anno del suo regno, trascorse a capo delle sue soldatesche le province dell'Asia; e dopo avere umiliato l'orgoglio de' Caramani, ne accettò la sommessione, affinchè non gli dessero impaccio ad eseguire imprese di maggior conseguenza[68].
[A. D. 1451]