Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
Part 23
[331] Lo zelo di Polistore, l'Inquisitore dominicano (_Rer. ital._, t. XXV, c. 36, p. 819), ha, non v'è dubbio, esagerato queste visioni, non saputesi nè dagli amici, nè dai nemici del Rienzi. Se questi avesse affermato, che il Regno dello Spirito Santo sottentrava in vece di quello di Cristo, che la tirannide del Pontefice doveva essere abolita, non si sarebbe tardato a convincerlo di eresia e di ribellione, senza dar disgusto al popolo di Roma.
[332] La maraviglia, e quasi gelosia, del Petrarca è una prova, se non della verità di questo fatto incredibile, almeno della buona fede di chi lo racconta. L'abate di Sade (_Mém._ t. III, p. 242) cita la sesta epistola del lib. decimoterzo del Petrarca; ma egli ha consultato il manoscritto reale, non l'edizione ordinaria di Basilea (p. 920).
[333] Egidio, o Gille Albornoz, Nobile spagnuolo, Arcivescovo di Toledo, e Cardinale Legato in Italia (A. D. 1353-1367), restituì coll'armi e col consiglio l'autorità temporale ai Pontefici. Sepulveda ne ha scritta la vita; ma il Dryden non ha potuto ragionevolmente supporre che il nome di Albornoz, o di Volsey fosse pervenuto all'orecchio del Mufti della tragedia del _Don Sebastiano_.
[334] Il P. Du Cerceau (p. 344-394) ha tolta da Mattia Tillani e dal Fortifiocca la sua relazione sulle azioni e la fine del Cavaliere di Montréal, vissuto da ladro e morto da eroe. Capo di una compagnia libera (la prima di queste bande che avesse ancora desolata l'Italia) si arricchì e divenne formidabile; aveva impiegato danaro in tutti i banchi, e a Padova, solamente, sessantamila ducati.
[335] Il Fortifiocca che non si mostra nè amico, nè nemico del Rienzi, ne racconta con tutte le particolarità (l. III, p. 12-25) l'esilio, la seconda amministrazione e la morte. Il Petrarca che amava il _Tribuno_, intese con indifferenza la morte del _Senatore_.
[336] L'abate di Sade descrive in piacevole modo, e attenendosi allo stesso Petrarca, la fiducia e le speranze deluse del Poeta (_Mem._ t. III, p. 375-413); ma il maggior cordoglio, benchè il più nascosto, fu per lui la corona che il Poeta Zanubi ottenne dalle mani medesime dell'Imperatore Carlo IV.
[337] _V._ nell'Opera aggradevole ed esatta dell'abate di Sade le lettere scritte dal Petrarca, nel 1334, a Benedetto XII (t. I, p. 261-265), nel 1342, a Clemente VI (t. II, p. 45-47) e nel 1336, ad Urbano V (t. III, p. 677-691); l'elogio dell'ultimo di questi Pontefici (p. 711-715), l'apologia del medesimo (p. 771); e si consulti (_Opp._ p. 1068-1085) ove si rinverrà il parallelo pieno di fiele che il Petrarca instituisce fra il merito della Francia e quel dell'Italia.
[338]
_Squallida sed quoniam facies, neglectaque cultu_ _Caesaries; multisque malis lassata senectus_ _Eripuit solitam effigiem; vetus accipe nomen;_ _Roma vocor._
(Carm. l. II, p. 77.)
Protrae una tale allegoria al di là di tutti i limiti, e sin della pazienza dei leggitori. Le lettere in prosa che il Petrarca scrisse ad Urbano V sono più semplici e più persuasive (_Senilium_, l. VII, p. 811-827; l. IX, _epist._ 1. p. 844-854).
[339] _In vece di credulità bisognava dire fede, o credenza, perchè credulità significa credenza eccessiva senza motivi di credibilità. S. Paolo scrisse_ rationabile obsequium vestrum. _Si sa poi da quella parte d'istoria Ecclesiastica risguardante i Papi specialmente, ch'essi furono premurosissimi, per loro istituto, di tener fermi gli animi nella credenza._ (Nota di N. N.)
[340] Non ho tempo di trattenermi sulle leggende di Santa Brigida e di Santa Catterina: la seconda di queste leggende potrebbe somministrare alcune dilettevoli storie. L'impressione che fecero sull'animo del Papa è attestata dai discorsi tenuti da lui medesimo al letto di morte, quando avvertì i circostanti _ut caverent ab hominibus, sive viris, sive mulieribus, sub specie religionis loquentibus visiones sui capitis, quia per tales ipse seductus_ etc. (Baluzio, _Not. ad vit. pap. Avenionensium_, t. I, p. 1223).
[341] Questa spedizione di scorridori viene narrata dal Froissard (Chronique, t. I, p. 230) e nella Vita del Du Guesclin (_Collection générale des Mémoires historiques_, t. IV, c. 16, p. 107-113). Fin dall'anno 1361 la Corte avignonese avea sofferte violenze da bande d'uomini della stessa indole, che indi attraversavano l'Alpi (_Mémoires sur Pétrarque_, tom. III, p. 563-569).
[342] Il Fleury, seguendo gli Annali di Oderico Rinaldi, cita il Trattato originale stipulato e sottoscritto nel dì 21 decembre, 1776, fra Gregorio XI e i Romani (_Hist. eccl._, t. XX, p. 275).
[343] La prima Corona, o _regnum_ (Ducange, _Gloss. lat._, t. V, p. 702), che vedesi far comparsa sulla mitra de' Papi, significa la donazione di Costantino, o di Clodoveo. Bonifazio VIII vi aggiunse la seconda per dare a divedere che i Pontefici, oltre al regno spirituale, un regno temporale possedono. I tre Stati della Chiesa vengono rappresentati dalla triplice Corona che adottarono Giovanni XXII, o Benedetto XII (_Mém. sur Pétr_. t. I, p. 258, 259).
[344] Il Baluzio (_Not. ad pap. Avenion._, t. I, p. 1194, 1195) cita diverse testimonianze intorno alle minacce degli ambasciatori romani e alla rassegnazione dell'Abate di Monte Cassino, _qui ultro se offerens, respondit se civem romanum esse, et illud velle quod ipsi vellent_.
[345] Possono leggersi, nelle Vite di Urbano V, e di Gregorio XI, Baluzio, (_Vit. pap. Avenion._, t. I, p. 363-486), Muratori, (_Script. rer. ital._, t. III, part. I, pag. 613-712) il ritorno de' Papi a Roma, e l'accoglienza che dal popolo ricevettero. Nelle dispute dello scisma vennero esaminate severamente, benchè con parzialità, tutte le circostanze; soprattutto allor quando accadde la grande verificazione che decise sull'obbedienza della Castiglia, verificazione alla quale il Baluzio, seguendo un manoscritto della Biblioteca di Harlay, rimanda sì di frequente i proprj leggitori nelle sue note, p. 1281, etc.
[346] Può forse, chi crede l'immortalità dell'anima, ravvisare nella morte un gastigo per l'uom dabbene? Mostrerebbe così una perplessità nella propria fede. Ma un filosofo non può essere di concorde avviso coi Greci ον οι θεοι φιλουσιν αποθνησκει νεος, _muore giovane chi è amato dagli Dei_ (Brunck, _Poetae Gnomici_, p. 231). _V._ in Erodoto (l. I, c. 31) la Novella e morale de' giovani d'Argo.
[347] Il Sig. Lenfant, nella _Storia del Concilio di Pisa_, ha compilati e paragonati fra loro i racconti de' partigiani d'Urbano, e di quei di Clemente, degl'Italiani e degli Alemanni, de' Francesi e degli Spagnuoli. Sembra che gli ultimi si mostrassero più operosi e verbosi in questa querela. Il loro editore Baluzio ha nelle sue _Note_ somministrate le prove sopra tutti i fatti e i detti che vengono narrati nelle Vite di Gregorio XI e di Clemente VII.
[348] Sembra che i numeri adottati dai successori di Clemente VII, e di Benedetto XIII, sciolgano a svantaggio della legittimità di questi Pontefici la quistione. Gl'Italiani li chiamano, senza riguardo, Antipapi, mentre i Francesi, dopo avere ventilate le ragioni d'entrambe le parti, si limitano a dubitare e a tollerare (Baluz., _in Praef._). È cosa singolare, o piuttosto è cosa da non maravigliarsene, che l'una e l'altra fazione ebbero Santi, visioni e miracoli.
[349] Il Baluzio si studia (_Not._ p. 1271-1280) a giustificare la purezza e la pietà de' motivi di Carlo V, Re di Francia: «Questo Principe ricusò di ascoltare le ragioni di Urbano; ma e i partigiani di Urbano non ricusarono forse di ascoltare quelle di Clemente etc.?».
[350] Una lettera o declamazione pubblicata col nome di Eduardo III (Baluzio, _Vit. papar. Avenion._, t. I, p. 553), mostra con quanto zelo la nazione inglese si movesse contra la fazione di Clemente; nè a sole parole si limitò questo zelo. Il Vescovo di Norwick sbarcò a capo di sessantamila fanatici sul Continente (Hume's, _History_, vol. III, p. 57, 58).
[351] Oltre a quanto narrano in generale gli Storici, i Giornali di Delfino Gentile, di Pietro Antonio e di Stefano Infessura, nella grande Raccolta del Muratori, ne danno a conoscere quai fossero in quella età lo stato e le sciagure di Roma.
[352] Il Giannone (T. VI, l. XXIV, c. VI, p. 247, ediz. Bettoni) suppone che Ladislao si fosse intitolato _Rex Romae_, benchè tale titolo più non si conoscesse dopo l'espulsione dei Tarquinj. Ma si è scoperto in appresso che conveniva leggere _Rex Ramae_, di Rama, oscuro regno congiunto a quel di Ungheria.
[353] Qual precipua e decisiva parte abbia sostenuta il Regno di Francia nello scisma di Occidente, leggesi in una Storia particolare, composta sulla traccia di autentici documenti da Pietro Dupuis, ed inserita nel settimo volume dell'ultima edizione dell'opera del Presidente De Thou, amico dello stesso Dupuis (part. XI, p. 110-184).
[354] Giovanni Gerson, uno de' più intrepidi fra que' dottori, autore, o per lo meno il propugnatore zelante di questo partito, regolò spesse volte in ordine a ciò la condotta dell'Università di Parigi e della Chiesa Gallicana, come egli medesimo ne parla a lungo ne' proprj scritti teologici, dei quali abbiamo una buona compilazione eseguita dal Le Clerc (_Bibl. choisie_, t. X, p. 1-78).
[355] Leonardo Bruni di Arezzo, un di quelli che maggiormente contribuirono al risorgimento della letteratura classica nell'Italia, e che, dopo avere servito parecchi anni alla Corte di Roma, qual Segretario, abbandonò questa carica per assumere l'altra onorevole di Cancelliere della Repubblica di Firenze (Fabr., _Bibl. med. aevi_, t. I, p. 290). Il Lenfant nella sua Opera (_Concile de Pise_, t. I, p. 191-195) ne ha offerta la traduzione di questa curiosa lettera.
[356] Non posso passare sotto silenzio la grande lite nazionale che gli ambasciatori dell'Inghilterra sostennero valorosamente contro quelli di Francia. Pretendeano questi che la Cristianità fosse per essenza scompartita in sole quattro grandi nazioni, l'Italia, l'Alemagna, la Francia e la Spagna, sole, secondo essi, che avessero voce nella grande contesa; e quanto ai Regni men vasti (la Danimarca, il Portogallo ec., e vi aggiugnevano l'Inghilterra) non erano che compresi sotto l'una, o l'altra di queste generali divisioni. Gl'Inglesi affermavano per parte loro che le Isole Britanniche, di cui la principale era l'Inghilterra, dovevano essere riguardate come quinta nazione, e quinta nell'aver voce; e per rialzare lo splendore della loro patria ricorsero a tutti gli argomenti che la verità e la favola ai medesimi suggeriva. Comprendendo nelle Isole Britanniche l'Inghilterra, la Scozia, il paese di Galles, i quattro Regni d'Irlanda e le Orcadi, presentarono questi territorj di otto reali Corone, distinte per quattro o cinque lingue, l'inglese, la gallese, il dialetto della contea di Cornovaglia, la scozzese e l'irlandese; asserirono che la maggiore fra queste Isole era lunga, da tramontana ad ostro, ottocento miglia, corrispondenti a quaranta giorni di cammino; che la sola Inghilterra contenea trentadue contee, o cinquantaduemila parrocchie (asserzione un poco avanzata) oltre alle cattedrali, ai collegi, ai priorati, agli ospitali. Furono allegate la missione di S. Giuseppe di Arimatea, la nascita di Costantino, la legazione de' due Primati, ec.; nè venne posta in obblivione la testimonianza di Bartolomeo di Glanville (A. D. 1360 ) il quale non vedeva che quattro Regni nella Cristianità; 1. quel di Roma; 2. quel di Costantinopoli; 3. quel dell'Irlanda, passato negl'inglesi Monarchi; 4. quel della Spagna. Gl'Inglesi trionfarono ne' Consigli; ma per vero dire aggiunsero grande peso alle loro fazioni le vittorie di Enrico V. Ser Roberto Wingfield, ambasciatore di Enrico VIII presso l'Imperatore Massimiliano I, trovò a Costanza le allegazioni d'entrambe le parti, e le fece stampare a Lovanio nel 1517. Vennero indi più correttamente pubblicate nella Raccolta di Vonder-Hardt (t. V), che si giovò di un manoscritto di Lipsia; ma non ho veduto che la compilazione di tali atti pubblicata dal Lenfant (_Conc. de Const._, t. II, p. 447-453; ec.).
[357] Un Ministro protestante, il sig. Lenfant, che abbandonando la Francia, si ritirò a Berlino, ha scritta con molta buona fede, diligenza ed eleganza, la Storia de' tre successivi Concilj di Pisa, di Costanza e di Basilea, in sei volumi in 4. La parte men pregevole di quest'Opera è quanto si riferisce al Concilio di Basilea, la migliore, quella che tratta del Concilio di Costanza.
[358] _V._ la _Diss. 27 delle Antichità_ del Muratori, e la prima _Istruzione della Scienza delle Medaglie_ del P. Joubert e del Barone della Bastia. La Storia numismatica di Papa Martino V e de' suoi successori venne composta da due frati, Moulinet, oriondo francese, e Bonanni, oriondo italiano. Credo però che la prima parte della Serie sia stata rifatta con più recenti medaglie.
[359] Oltre alle Vite di Eugenio IV (_Rer. Ital._, tom. IX, p. 869, e t. XXV, p. 256) il Giornale di Paolo Petroni e di Stefano Infessura, sono i testi più sicuri ed originali che si abbiano intorno alla ribellione de' Romani contra Eugenio IV; il primo che vivea in que' giorni a Roma, tiene il linguaggio di un cittadino, pavido, nella stessa guisa, della tirannide de' preti e di quella del popolo.
[360] Il Lenfant (_Conc. de Basle_, t. II, pag. 276-268) nel descrivere la coronazione di Federico III, segue Enea Silvio, spettatore ed attore di questa sfarzosa cerimonia.
[361] Il giuramento di fedeltà che il Papa prescriveva all'Imperatore, è stato registrato e consacrato nelle _Clementine_ (l. II, tit. 9); ed Enea Silvio, il quale si oppose a questa nuova pretensione del Pontefice, non prevedea che dopo il volgere di pochi anni, ascenderebbe egli stesso il trono di S. Pietro, e abbraccerebbe allora le massime di Bonifazio VIII.
[362] _Lo senatore di Roma, vestito di brocarto con quella beretta, con quelle maniche, e ornamenti di pelle, co' quali va alle feste di Testaccio e Nagone_, non ferì forse gli sguardi di Enea Silvio; ma il cittadino di Roma parla con ammirazione e compiacenza di una tal circostanza.
[363] _V._ negli _Statuti_ di Roma il _Senatore_ e i tre _Giudici_ (l. I, c. 3-14), i _Conservatori_ (lib. I, cap. 15, 16, 17; l. III, c. 4), i _Caporioni_ (lib. I, c. 18; l. III, c. 8), il _Consiglio segreto_ (lib. III, cap. 2), il _Consiglio comune_ (l. III, c. 3). Il titolo delle _querele domestiche_, delle _disfide_, e degli _atti di violenza_, ec., occupa molti capitoli (c. 14-40) del secondo libro.
[364] _Statuta almae urbis Romae auctoritate S. D. N. Gregorii XIII, Pont. Max. a senatu populoque Rom. reformata et edita Romae, 1580, in folio._ I vecchi statuti cadendo in disuso, nè convenendo più per l'avvenire ai Romani, furono raccolti in cinque libri non pubblicati. Luca Peto, dotto giureconsulto e antiquario venne incaricato di esserne il Triboniano; per altro io m'augurerei il vecchio codice colla sua rozza corteccia di libertà e di barbarie.
[365] Nel tempo ch'io stetti a Roma, e nel tempo parimente che vi soggiornò il sig. Grosley (_Observ. sur l'Italie_, t. II, p. 361), il Senatore di Roma era il sig. Bielke nobile svedese che aveva abbracciata la religione cattolica. Gli Statuti accennano anzichè determinare i diritti del Papa sulla elezione del Senatore e de' Conservatori.
[366]
_Sopra il monte Tarpeio, Canzon, vedrai_ _Un cavalier che Italia tutta onora_ _Pensoso più d'altrui che di sè stesso_
Petr. Canz. _Spirto gentil ec._
(_Nota dell'Ed._).
[367] _Nicolò V ben lungi dall'essere un tiranno avea trattato Stefano Porcaro con molta clemenza, e questi avendo giurato fedeltà doveva osservarla._ (Nota di N. N.)
[368] Il Machiavello (_Ist. fiorentina_, l. VI, p. 373-375, edizione Bettoni) ne porge un racconto brevissimo e in un curiosissimo della cospirazione del Porcaro. La troviamo parimente nel giornale di Stefano Infessura (_Rer. Ital._, t. III, part. II, p. 1134, 1135) e in uno scritto particolare pubblicato da Leone Battista Alberti (_Rer. Ital._, t. XXV, p. 609-614). È cosa non priva di vezzo l'istituir paragone fra lo stile di questi due scrittori, e fra le opinioni del cortigiano e del cittadino. _Facinus profecto quo... neque periculo horribilius, neque audacia detestabilius, neque crudelitate tetrius, a quoquam perditissimo uspiam excogitatum sit.... Perdette la vita quell'uomo da bene, e amatore dello bene e libertà di Roma._
[369] I disordini di Roma, inveleniti oltre ogni dire dalla parzialità di Sisto IV, vengono narrati ne' Giornali di Stefano Infessura e di un cittadino anonimo che ne furono spettatori. _V._ le turbolenze dell'anno 1484 e la morte del Protonotario Colonna (t. III, part. II, p. 1083-1158).
[370] «_Est toute la terre de l'Eglise troublée pour cette partialité_ (dei Colonna e degli Orsini), _comme nous dirions Luce et Grammont, ou en Hollande Houc et Caballan; et quand ce ne serait ce différend, la terre de l'Èglise serait la plus heureuse habitation pour les sujets, qui soit dans tout le monde (car ils ne payent ni tailles ni guères autres choses), et seraient toujours bien conduits (car toujours les papes sont sages et bien conseillés); mais très-souvent en advient de grands et cruels meurtres et pilleries_».
[371] _Non può negarsi, che le scomuniche, le quali escludono alcuno dal numero de' fedeli, non fanno effetto sull'animo di quelli che non credono alla loro forza ed alle loro conseguenze. Per altro le scomuniche devono avere un giusto e certo soggetto. Ogni diritto di scomunicare, ed ogni scomunica, ha la sua origine e la sua forza da quelle parole di Cristo riferite nell'Evangelio._ Si autem peccaverit in te frater tuus vade et corripe eum inter te et ipsum solum; si te audierit lucratus eris fratrem tuum; si autem non audierit adhibe tecum adhuc unum vel duos, ut in ore duorum vel trium testium, stet omne verbum. Quod si non audierit eos, die ecclesiae; si autem ecclesiam non audierit sit tibi sicut Ethaicus et Publicanus. _S. Matteo, c. 18. La Storia civile ed ecclesiastica concordemente ci mostrano quali grandi e replicati abusi sieno stati fatti del diritto di scomunicare, secondando le passioni, e recando mali e disordini gravissimi._ (Nota di N. N.)
[372] L'assegnatezza di Sisto V portò a due milioni e mezzo di scudi romani la rendita dello Stato ecclesiastico (_Vit._ t. II, p. 291-296), e sì bene fornito era l'esercito pontifizio, che in un mese Clemente VIII potè occupare con tremila uomini a cavallo, e ventimila fantaccini lo Stato di Ferrara (t. III, p. 64). D'indi in poi (A. D. 1593) le armi del Pontefice han presa per buona sorte la ruggine; e la rendita, almeno in apparenza, debb'essere cresciuta.
[373] Soprattutto dal Guicciardini e dal Machiavello. Il leggitore può consultare _l'Istoria generale_ del primo, _l'Istoria fiorentina_, il _Principe_, e i _Discorsi politici_ del secondo. Il Guicciardini e il Machiavello, Fra Paolo e il Davila degni loro successori, sono stati considerati a buon diritto, come i primi Storici de' moderni popoli fino a questo momento, in cui la Scozia è surta al vanto di contendere cotesta palma all'Italia.
[374] Nel descrivere l'assedio di Roma fatto dai Goti (c. XXI) ho paragonati i Barbari coi sudditi di Carlo V, anticipazione che mi feci lecita senza scrupolo, siccome usai nel narrare prima del tempo le conquiste dei Tartari, per la poca speranza che allora era in me di terminare quest'Opera.
[375] Il racconto delle deboli ostilità cui si lasciò trascinare per ambizione il Pontefice Paolo IV della famiglia Caraffa, leggesi nel Presidente De Thou (l. XVI, XVIII) e nel Giannone (t. VIII, l. 33, c. 1, p. 203-232, edizione Bettoni). Due bacchettoni cattolici, Filippo II e il Duca d'Alba, osarono separare il principe romano dal Vicario di Gesù Cristo. Nondimeno il carattere sacro che ne avrebbe santificata la vittoria, giovò onorevolmente a proteggerlo nella sconfitta.
[376] Il dottore Adamo Smith (_Wealth of Nations_, vol. I, p. 495-504) spiega in ammirabile guisa il cambiamento dei costumi e le spese che trae seco il progresso della civiltà. Forse dimostra con troppa acredine, che le mire le più personali ed ignobili hanno partoriti gli effetti i più salutevoli.
[377] Un Italiano uscito del suo paese, Gregorio Leti, ha pubblicata la Vita di Sisto V (_Amsterd_. 1721, 5 vol. in 12), opera circostanziata e dilettevole, ma non fatta per inspirare piena fiducia. Nondimeno quanto vi si legge sul carattere del Pontefice, e sui principali fatti di questa Storia trovasi confermato negli Annali dello Spondano e del Muratori (A. D. 1585-1590), e nella Storia contemporanea del grande De Thou. (l. LXXXII, c. 1, 2; l. LXXXIV, c. 10; l. C, c. 8).
[378] I Ministri esteri, ad esempio della Nobiltà romana vollero avere questi luoghi privilegiati, _quartieri_, o _franchigie_. Giulio II avea abolito l'_abominandum et detestandum franchitiarum hujus modi nomen_; ma le franchigie ricomparvero ancora dopo Sisto V. Non so trovare ove fosse la giustizia, o la grandezza di Luigi XIV quando, nel 1687, spedì a Roma un ambasciatore (il Marchese di Lavardin) con mille ufiziali, guardie e servi armati per sostenere questo iniquo diritto e insultare Innocenzo XI in seno della sua Capitale. (_Vita di Sisto V_, t. III, p. 260-278; Muratori, _Annali d'Italia_, t. XV, p. 494-496, e Voltaire, _Siècle de Louis XIV_, t. II, c. 14, p. 58, 59).
[379] Questo oltraggio diede origine ad un decreto scolpito in marmo e collocato in Campidoglio; decreto il di cui stile è di una semplicità nobile e repubblicana. _Si quis, sive privatus, sive magistratum gerens, de collocanda_ vivo _pontifici statua mentionem facere ausit, legitimo S. P. Q. R., decreto in perpetuum infamis et publicorum munerum expers esto M. D. X. C. mense Augusto_ (_Vita di Sisto V_, tom. III, p. 469). Credo che un tale decreto venga tuttavia osservato, nè dubito di affermare che dovrebbero mettere una simile proibizione tutti i principi meritevoli veramente di statua.
[380] Le Storie della Chiesa, dell'Italia e della Cristianità mi hanno giovato a comporre questo capitolo. Nelle Vite originali de' Papi si scopre sovente lo stato della città e della Repubblica di Roma, e gli avvenimenti de' secoli XIV, XV trovansi registrati nelle rozze Cronache che ho esaminate accuratamente, e che ora, seguendo l'ordine dei tempi, indicherò ai leggitori.
1. Monaldeschi (Ludovici Boncomitis), _Fragment_. _Annalium roman_. (A. D. 1328), in _Scriptores rerum italicarum_ del Muratori, t. XII, p. 525. N. B. La fiducia che può essere inspirata da questo fragmento, viene alquanto diminuita da una singolare interpolazione mediante cui l'Autore racconta la sua _propria morte_, accaduta quando compieva il centoquindicesimo anno.
2. _Frammenta Historiae romanae_ (_vulgo_ Thomas Fortifiocca, _in romana Dialecto vulgari_) A. D. 1327-1354, nel Muratori (_Antiquit. med. aevi ital._, t. III, p. 247-548), base autentica della Storia del Rienzi.
3. Delphini (Gentilis) _Diarium romanum_ (A. D. 1370-1410) in _Rerum italic._, etc. t. III, part. II, p. 846.
4. Antonini (Petri), _Diarium romanum_ (A. D. 1404-1417) t. XXIV, p. 969.
5. Petroni (Pauli) _Miscell. historica romana_ (A. D. 1433-1446), t. XXIV, p. 1101.
6. Volaterrani (Jacob), _Diarium rom._ (A. D. 1472-1484), t. XXIII, p. 81.
7. _Anonymi Diarium urbis Romae_ (A. D. 1481-1492), t. III, part. I, II, p. 1069.
8. Infessura (Stephani), _Diarium romanum_ (A. D. 1294, 1378-1494), t. III, part. II, p. 1109.
9. _Historia arcana Alexandri VI, sive excerpta ex Diario Joh. Burcardi_ (A. D. 1492-1503) _edit. a Godefr. Gulielm. Leibnizio_, Hanov. 1897, in 4. I manoscritti che si trovano nelle diverse Biblioteche dell'Italia e della Francia possono giovare a compire la grande e preziosa Opera del Burcardo, (Foncemagne, _Mém. de l'Acad. des Inscript._, t. XVII, p. 597-606).