Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13

Part 22

Chapter 223,569 wordsPublic domain

La dominazione temporale del Clero è sempre stato soggetto di censura a' Teologi, del pari che a' Politici, ed a' Filosofi. I primi non la credeano legittima stando alla lettera del Vangelo: agli altri non piaceva il vedere in certo modo invilita l'antica maestà della padrona del Mondo, e rimembrando i suoi Consoli, i suoi trionfi, le sue glorie, trovavano troppo dissimile, e basso un Governo sacerdotale. Pure calcolando a mente tranquilla i vantaggi e i difetti di questo, si debbe dare le debite lodi ad un'amministrazione decorosa e pacifica, non soggetta ai pericoli d'una minorità, o agl'impeti d'un giovane Principe, non rovinata dal lusso, non esposta per sè medesima ai disastri di lunghe guerre. Bensì non è dessa esente dalle vicende di successioni frequenti, e rinovate in breve periodo, di Sovrani rade volte originarj di Roma, spesso in età senile; e più spesso inesperti della politica, privi per lo più della speranza di vivere tanto da terminare opere grandi, e del conforto di avere successori che sien partecipi de' loro alti pensieri, o capaci d'emularli. Tratti sovente dalla solitudine de' chiostri, deggiono di leggieri per la ricevuta educazione, e per l'acquistata consuetudine di vita essere estranei a idee mondane, a cure d'alti affari, troppo aliene dall'austerità e dalle massime d'una religione contraria alle passioni del secolo e all'ambizione del dominio. Può per altro nelle nunziature specialmente avere attinta qualche cognizione di Mondo, ma difficilmente sapranno lo spirito e i costumi d'un Ecclesiastico trasformarsi quanto sarebbe d'uopo per uguagliare l'accortezza, ed il senno d'un Principe temporale. Non mancarono per altro, e forse non mancheranno a quando a quando gli esempj di Pontefici degni di stare al paragone coi più grandi Potentati. Il genio di Sisto V[377] si sollevò dall'oscurità di un convento di Francescani; un regno di cinque anni, distrusse la razza de' banditi e di tutti quegli uomini malvagi che avea proscritta la legge; tolse agli scellerati i luoghi di secolare franchigia ove potevano rintanarsi[378]; creò una marineria e un esercito di terra, restaurò i monumenti dell'antichità, li pareggiò nei nuovi che eresse; e dopo aver fatto nobile uso delle pubbliche rendite, e dopo averle notabilmente accresciute, lasciò ricco di cinque milioni di scudi l'erario del Castel S. Angelo. Ma la crudeltà ne contaminò la giustizia; dalle mire di conquista fu condotta la sua solerzia; ricomparvero al suo morire gli abusi; vennero disperse le ricchezze, che egli aveva adunate; aggravò i posteri di trentacinque nuove imposte e della venalità degli ufizj; e quando ebbe mandato l'ultimo anelito, un popolo ingrato, od oppresso, ne rovesciò il simulacro[379]. La selvaggia originalità di Sisto V, tiene un luogo particolare nella Storia de' Papi, nè possono giudicarsi le massime e gli effetti della temporale loro amministrazione che mediante un esame positivo e comparativo delle arti e della filosofia, dell'agricoltura e del commercio, della ricchezza, e della popolazione dello Stato ecclesiastico[380]. Quanto a me, che desidero morire in pace con tutto il Mondo, in questi ultimi momenti della mia vita non offenderò volontariamente nè il Papa, nè il Clero di Roma.

NOTE:

[280] Les _Mémoires sur la vie de François Pétrarque_ (Amsterdam, 1764; 1767, 3 vol. in 4) presentano un'Opera abbondante di particolarità, originale e gradevole assai; lavoro eseguito con impegno, e da tale che avea studiati accuratamente e il Poeta, e i contemporanei del Poeta; ma in mezzo alla Storia generale del secolo in cui visse l'eroe del racconto, lui medesimo perdiamo troppo sovente di vista, e l'autore comparisce talvolta snervato per troppa ostentazione di urbanità e di galanteria. Nella prefazione posta al primo volume, l'abate di Sade accenna, esaminando partitamente il merito di ciascheduno, venti biografi italiani, che hanno trattato _ex professo_ l'argomento medesimo.

[281] L'opinione di coloro che voleano Laura essere solamente un personaggio allegorico, prevalse nel secolo decimoquinto, ma i circospetti Comentatori non s'accordavano, volendo alcuni che _Laura_ fosse la Religione, altri la Virtù, e persino la Santissima Vergine, ec. _V._ le Prefazioni del primo e secondo volume dell'abate di Sade.

[282] Laura di Noves, nata verso l'anno 1307, nel gennaio del 1325, sposò Ugo di Sade, gentiluomo di Avignone, che fu geloso, ma non, a quanto sembrò, per effetto di amore, perchè contrasse novelle nozze, sette mesi dopo la morte di Laura, accaduta nel 6 di aprile 1348, ventun anni esattamente dal dì, che Petrarca, vedendola per la prima volta, si accese d'amore per lei.

[283] _Corpus crebris partubus exhaustum:_ l'abate di Sade, biografo del Petrarca, e sì ardente di zelo e d'affetto per questo Poeta, discende in decimo grado da un figlio di Laura. Gli è verisimile essere questo il motivo che gli ha suggerito il disegno della sua Opera, e lo ha fatto sollecito di rintracciare tutte le particolarità di una Storia sì rilevante per la vita e la fama della sua progenitrice (_V._ soprattutto il tom. I, p. 123-133, note, p. 7-58, e il t. II, p. 455-495, note, p. 76-82).

[284] La fontana di Valchiusa, cotanto nota ai nostri viaggiatori inglesi, è stata descritta dall'abate di Sade (_Mémoires_, t. I, p. 340-359) che ha seguìto le Opere del Petrarca, e le sue proprie nozioni locali. Essa per verità non era che un ritiro da eremita, e la sbagliano assai que' moderni che nella grotta di Valchiusa mettono insieme Laura e il suo amante.

[285] L'edizione di Basilea, del secolo decimosesto, senza additar l'anno, contiene milledugencinquanta pagine, stampate in carattere piccolo. L'abate di Sade predica con forza per una nuova edizione delle Opere latine del Petrarca; ma io dubito se sarebbe nè molto proficua al Tipografo, nè molto dilettevole al Pubblico.

[286] _V._ Seldeno, _Titles of Honour_ (t. III delle sue Opere, p. 457-466). Un secolo prima del Petrarca, S. Francesco avea ricevuta la visita di un poeta _qui ab imperatore fuerat coronatus et exinde rex versuum dictus_.

[287] Da Augusto fino a Luigi XIV, la Musa de' poeti non è stata che troppo menzognera e venale; pure io dubito, se in verun secolo, o in veruna Corte, siavi mai stato, come alla Corte d'Inghilterra, un poeta stipendiato coll'obbligo di somministrare due volte all'anno, e sotto tutti i regni, e qualunque fosse l'occasione, una certa quantità di versi, e una certa dose di cantici di lode da cantarsi nella Cappella regia, e credo, alla presenza del medesimo Re. Mi esprimo con tanto maggiore franchezza sulla ridicolosità di un tal uso, che non vi sarebbe miglior tempo d'abolirlo siccome questo in cui viviamo sotto un Monarca virtuoso, ed avendo per poeta un uomo sommo.

[288] Isocrate (_Panagir._, t. I, pag. 116, 117, ediz. Battie. Cambridge, 1729) vuole di Atene sua patria, la gloria dell'istituzione αγωνας και τα αθλα μεγισαμη μονον ταχους και ρωμης, αλλα και λογων και γνομης, _degli agoni e dei premj massimi non solo per la velocità e per la forza, ma ancora per l'eloquenza e pel sapere_. I Panatenei vennero imitati a Delfo, ma non v'ebbe ai Giuochi Olimpici alcuna corona per la musica fuor quella che la vanità tirannica di Nerone si arrogò (Svet., _in Ner._, c. 23, Philostrat. presso il _Casaubon. ivi_, Dione Cassio, o Xifilino, l. LXIII, p. 1032, 1041, _Potter's greek Antiquities_, v. I, p. 445-450).

[289] I Giuochi Capitolini (_certamen quinquennale_ MUSICUM _equestre; gymnicum_) vennero istituiti da Domiziano (Svet., c. 4) nell'anno 86 di Gesù Cristo (Censorino, _De die Natali_, c. 18, p. 100, ediz. Havercamp), nè furono aboliti che nel quarto secolo (Ausonio, _De professoribus Burdegal_. V). Se la corona fosse stata conceduta a poeti d'un merito straordinario, l'esclusione di Stazio (_Capitolia nostrae inficiata lyrae, Sylv._, l. III, v. 31) potrebbe darne a divedere qual fosse il merito di coloro che concorrevano alle corone dei giuochi del Campidoglio; certamente i poeti latini vissuti prima di Domiziano sol dall'opinione pubblica furono coronati.

[290] Il Petrarca e i Senatori di Roma ignoravano che l'alloro fosse la corona de' Giuochi Delfici, non quella de' Capitolini (Plinio, _Hist. nat._, XV, 39; _Histoire critique de la république des lettres_, t. I, p. 150-220). I vincitori del Campidoglio venivano coronati con una ghirlanda di foglie di quercia (Marziale, l. IV, ep. 54).

[291] Il pio discendente di Laura si è sforzato, e non senza efficacia, a difendere la purità della sua progenitrice contro le censure di gravi personaggi, e contro le derisioni del mondo maligno (t. II, _not._, p. 76-82).

[292] L'abate di Sade descrive con molta esattezza tutto quanto alla incoronazione del Petrarca si riferisce (t. 1, p. 425, 435, t. II, p. 1-6, not. p. 1-13). Questi racconti sono tolti dagli scritti del Petrarca e dal Diario romano del Monaldeschi, che ha avuto il senno di non frammettere alle sue narrazioni le favole di cui ne ha recentemente presentati Sannuccio Delbene.

[293] L'atto originale trovasi pubblicato fra i documenti giustificativi alle _Mémoires sur Pétrarque_ (t. III, p. 50-53).

[294] Per avere prove sull'entusiasmo che il Petrarca nodriva per Roma, voglia soltanto il leggitore aprire a caso le Opere dello stesso Poeta, o quelle del suo francese biografo. Questi ha scritto il primo viaggio del Petrarca a Roma (t. I, p. 323-335); ma in cambio di tanti fiori di rettorica e di morale, sarebbe stato meglio che, per dilettare il suo secolo e la posterità, il Poeta avesse offerta una descrizione esatta della città e della propria Coronazione.

[295] Il Padre Du Cerceau, Gesuita, ha scritto la _Histoire de la Conjuration de Nicolas Gabrini, dit de Rienzi, tyran de Rome, en 1347_, Opera pubblicata a Parigi, nel 1748, in 12, dopo la morte dell'autore. Ho tolti da quest'Opera alcuni fatti e diversi documenti che trovansi in un libro di Giovanni Hocsemio, Canonico di Liegi, Storico contemporaneo (Fabricius, _Biblioth. latin. medii aevi_, t. III, p. 273; t. IV, p. 85).

[296] L'abate di Sade che fa sì grande numero di scorrerie sulla Storia del secolo decimoquarto, necessariamente ha dovuto trattare, come proprio soggetto, una vicenda politica, che fece nel Petrarca una sì viva impressione (_Mémoires_, t. II, p. 50, 51, 320, 417, not. p. 70-76; t. III, p. 221-243, 366-375). V'ha luogo a credere che nessuna idea, o nessun fatto accennati nelle Opere del Petrarca gli sieno sfuggiti.

[297] Giovanni Villani, l. XII, c. 89-104, in Muratori, _Rerum Ital. script._, t. XIII, p. 969, 970, 981-983.

[298] Il Muratori ha inserito nel suo terzo volume delle _Antichità italiane_ (p. 249-548) _i Fragmenta historiae romanae ab anno 1327, usque ad annum 1354_, scritti nel dialetto che usavasi a Roma e a Napoli nel secolo decimo quarto, con una versione latina a comodo degli stranieri. Contengono questi le particolarità le più autentiche sulla Vita di Cola (Nicolò) di Rienzi; erano stati pubblicati nel 1627, in 4., col nome di Tommaso Fortifiocca, del quale non parlasi nell'Opera, se non se come d'uomo punito dal Tribuno per delitto di falso. La natura umana rade volte è capace di una così sublime, o stupida imparzialità; ma chiunque sia l'autore di tali Fragmenti, gli ha scritti sul luogo e nel tempo della sommossa, e dipinge senza secondi fini e senza arte i costumi di Roma e l'indole del Tribuno.

[299] La prima e la migliore epoca della vita del Rienzi, quella in cui governò col carattere di Tribuno, trovasi descritta nel capitolo decimottavo dei _Frammenti_ poc'anzi citati (p. 399-479). Questo capitolo, nella nuova divisione, forma il secondo libro della Storia, che contiene trent'otto capitoli, o sezioni meno estese.

[300] A taluno forse non dispiacerà di trovar qui un saggio dell'idioma che parlavasi a Roma e a Napoli nel secolo decimoquarto: _Fo da soa juventuine nutricato di latte de eloquentia, bono gramatico, megliore rettuorico, autorista bravo. Deh como et quanto era veloce lettore! moito usava Tito Livio, Seneca, et Tullio, et Balerio Massimo, moito li dilettava le magnificentie di Julio Cesare raccontare. Tutta la die se speculava negl'intagli di marmo le quali iaccio intorno Roma. Non era altri che esso, che sapesse lejere li antichi pataffii. Tutte scritture antiche vulgarizzava; quesse fiure di marmo justamente interpretava. Oh come spesso diceva:_ Dove suono quelli buoni Romani? dove ene loro somma justitia? Poteramme trovare in tempo che quessi fiuriano!

[301] Il Petrarca raffronta la gelosia de' Romani col carattere facile de' mariti avignonesi (_Mém._, t. I, p. 330).

[302] I frammenti della _Lex Regia_ trovansi nelle _Inscrizioni_ del Grutero (t. I, p. 242) e in fine al Tacito dell'Ernesti, con alcune dotte annotazioni dell'editore. (t. II).

[303] Non posso omettere un sorprendente e ridicolo abbaglio del Rienzi. La _lex Regia_ conferisce a Vespasiano la facoltà di dilatare il _Pomaerium_, vocabolo famigliare a tutti gli Antiquarj, ma non al Tribuno, che lo confondeva con _pomarium_ (verziere), e traducea lo _Jardino de Roma, cioene Italia_; il quale significato adottarono e il traduttore latino (p. 406) e lo Storico francese (pag. 33), meno scusabili nella loro ignoranza. Che più? La dottrina del Muratori su questo passo si è addormentata.

[304] _Priori_ (Bruto) _tamen similior, juvenis uterque, longe ingenio quam cujus simulationem induerat, ut sub hoc obtentu liberator ille P. R. aperiretur tempore suo.... Ille regibus, hic tyrannis contemptus._ (Opp., p. 536).

[305] Leggo in un manoscritto _perfumante quatro_ SOLDI, in un altro _quatro_ FIORINI; differenza non lieve, perchè il fiorino valeva dieci _soldi romani_ (Muratori, _Dissert._ 28). Verrebbe dalla prima versione che le famiglie di Roma ascendessero solamente a venticinquemila, la seconda le porterebbe a dugencinquantamila; ma temo assai che la prima versione sia più conforme allo stato di scadimento in cui trovavasi Roma in allora, e alla poca estensione del suo territorio.

[306] V. Hocsemio, p. 398, presso Du Cerceau (_Hist. de Rienzi_, p. 194). Le quindici leggi pubblicate da questo tribuno trovansi presso lo Storico che, per far più presto, chiamerò _Fortifiocca_, l. II, c. 4.

[307] _V._ Fortifiocca (l. II, c. 11). La descrizione di questo naufragio ci dà a conoscere alcune particolarità del commercio e della navigazione del secolo decimoquarto. 1. Il naviglio era stato costrutto a Napoli, e noleggiato pe' porti di Marsiglia e di Avignone. 2. I piloti, originarj di Napoli e dell'isola _Oenaria_, e meno abili dei piloti siciliani e genovesi. 3. Lo stesso naviglio tornava allora, costeggiando, da Marsiglia; assalito da una tempesta, si rifuggì alla foce del Tevere, ma mancatagli la corrente, fu costretto a naufragare; la ciurma, veduta l'impossibilità di salvarlo, scese a terra. 4. Questo naviglio portava all'erario regio la rendita della Provenza, e contenea molte balle di pepe, di cannella e drappi di Francia, per un valore di ventimila fiorini, preda assai rilevante a quei giorni.

[308] Nello stesso modo un vecchio conoscente di Oliviero Cromwell, che si ricordava di averlo veduto entrar goffamente, e con ignobile atteggiamento nella Camera de' Comuni, fu attonito del contegno facile e maestoso del Protettore sul trono (_V._ Harris's _Life of Cromwell_, pag. 27-34, sulle testimonianze di Clarendon, Warwick, Witelocke, Waller, ec.). Un uomo che senta il proprio merito e il proprio potere assume facilmente le maniere confacevoli alla sua dignità.

[309] _V._ le particolarità, le cagioni e gli effetti della morte di Andrea nel Giannone (t. VI, l. XXIII, p. 111, 130 dell'ediz. Bettoni, Milano) e nelle _Mémoires sur la vie de Pétrarque_ (t. II, p. 143-148, 245-250, 375-379, _not._, p. 21-37). L'abate di Sade vorrebbe attenuare il delitto di questa Regina.

[310] L'avvocato che arringò contro Giovanna di Napoli non poteva aggiungere nulla alla forza de' ragionamenti espressi in poco nella lettera di Luigi di Baviera: _Johanna! inordinata vita praecedens, retentio potestatis in regno, neglecta vindicta, vir alter susceptus, et excusatio subsequens, necis viri tui te probant fuisse participem et consortem._ Giovanna di Napoli ha molti tratti singolari di somiglianza con Maria di Scozia.

[311] _V._ l'_Epistola hortatoria de capessenda republica_, che il Petrarca scrisse al Rienzi (_Opp._, pag. 535-550) e la quinta egloga o pastorale dello stesso Petrarca, allegorica dal principio al fine, e piena di oscurità.

[312] Plutarco nelle sue _Quistioni romane_ (_Opusc._, t. I, p. 505, ediz. gr. Enr. Stef.), pone sopra principj sommamente costituzionali il genere semplice del poter dei Tribuni, i quali, propriamente parlando, non erano magistrati, ma argini opposti alla magistratura. Era di lor dovere ομοιουσθαι σχηματι, και σολη και διαιτη τοιε επιτνγχανουσι των πολιτων... καταπατεισαιδαι δει, _assomigliarsi nel contegno, nell'abito e nella vita ai seguaci dei cittadini.... il tribuno dee passeggiare_, (è detto di C. Curione) και μη σεμνον ειναιτη τον δημαρχον οψει... οσω δε μαλλον εκταπεινουται τω σωματι, τοσουτω μαλλον αυξεται τη δυναμει, _e non essere d'aspetto severo in vista.... Quanto più comparisce umile all'esterno, tanto più cresce in potere_. Ma nè il Rienzi, nè forse lo stesso Petrarca erano in istato di leggere un filosofo greco. Ciò nondimeno Tito Livio e Valerio Massimo, che entrambi studiavano, avrebbero potuto instillar loro questa modesta dottrina.

[313] Non si saprebbe come tradurre in inglese questo titolo energico, ma barbaro, _Zelator Italiae_[*], che il Rienzi assumea.

* _Forse desiderosissimo di una Italia_ in italiano si accosterebbe al concetto che Cola di Rienzi voleva esprimere. Dico si accosterebbe, perchè _desiderare_ non è _adoperarsi per ottenere_. _Studiosissimo_, _zelantissimo_ renderebbe meglio il _zelator_, ma senza un verbo col segnacaso genitivo _di vedere, di creare_, si cadrebbe nell'oscuro, e forse nel barbaro, anche in italiano. (_Nota del Trad. Ital._)

[314] _Era bell'uomo_ (l. II, c. I, p. 399). È da osservarsi che _il riso sarcastico_ dell'edizione di Bracciano non si trova nel manoscritto romano pubblicato dal Muratori. Di ritorno dal suo primo esilio, veniva dipinto siccome un mostro. _Rienzi traeva una ventrasca tonna trionfale a modo de un abbate asiano or asinino_ (l. III, c. 18, p. 523).

[315] Comunque stravagante possa sembrare una tal festa, se ne erano vedute altre simili. Nel 1327, un Colonna e un Orsini furono creati cavalieri dal popolo romano, che tentava questa via per avvicinare le due famiglie; fu apprestato a ciascuno de' due candidati un bagno d'acqua di rose; lor vennero apparecchiati letti con reale magnificenza, e a S. Maria d'Araceli sul Monte Capitolino furono serviti dai venti _buoni uomini_. Ricevettero indi da Roberto, re di Napoli, la spada di cavalieri (_Hist. rom._, l. I, c. 2, p. 259).

[316] Tutti credeano in quel tempo alla lebbra e al bagno di Costantino (Petr. _epist. fam._ VI, 2); e il Rienzi, per giustificare in appresso la propria condotta presso la Corte di Avignone, allegò che un divoto Cristiano non poteva avere profanato un vaso di cui s'era servito un Pagano. Cionnullameno quando venne lanciata contro il tribuno una Bolla di scomunica, fra i motivi della medesima veniva anche specificato questo delitto (Hocsemio, presso il Du Cerceau, p. 189, 190).

[317] Questa intimazione verbale fatta al Pontefice Clemente VI, narrata dal Fortifiocca, e che trovasi in un manoscritto del Vaticano, viene negata dal biografo del Petrarca (t. II, _not._, p. 70-76); egli si giova però d'argomenti più speciosi che atti a convincere. Non è maraviglia, se la Corte di Roma non desiderò di entrare in una quistione sì dilicata.

[318] Quanto ai due Imperatori rivali, che il Rienzi citò al suo tribunale, è l'Hocsemio (Du Cerceau, p. 163-166) che racconta questo tratto di libertà e di follia.

[319] È cosa singolare che il Fortifiocca non abbia fatto cenno di questa coronazione, verisimile per sè stessa, e confermata dalle testimonianze dell'Hocsemio e del medesimo Rienzi (Du Cerceau, p. 167-170-229).

[320] _Puoi se faceva stare denante a se, mentre sedeva, li baroni tutti in piedi ritti co le vraccia piegate, e co li capucci tratti. Deh como stavano paurosi_ (_Hist. rom._, l. II, c. 20, p. 409)! Gli ha veduti, ce li fa vedere.

[321] La lettera, colla quale il Rienzi giustifica la condotta tenuta verso i Colonna (Hocsemio, presso Du Cerceau, p. 222-229), svela al naturale un mariuolo ad un tempo ed un pazzo[322].

[322] Trovo un concetto affatto identico nel Cantore del Ricciardetto.

«E v'è un misto di matto e di briccone.»

(_Nota dell'Ed._)

[323] Rienzi, nella lettera che abbiam citata poc'anzi, attribuisce a S. Martino il Tribuno e a Bonifazio VIII, nemici della Casa Colonna, a sè medesimo e al popolo romano, la gloria di questo combattimento, che il Villani (l. XII, c. 104) trasforma in una regolare battaglia. Il Fortifiocca (l. II, c. 34-37) descrive partitamente e con semplicità il disordine del combattimento, la fuga de' Romani, e la viltà di Rienzi.

[324] Parlando della caduta della famiglia Colonna, intendo qui solamente quella di Stefano. Il Padre Du Cerceau confonde spesse volte il padre ed il figlio. Dopo l'estinzione del primo ramo, questa Casa si è perpetuata ne' rami collaterali da me non conosciuti in un modo abbastanza esatto. _Circumspice,_ dice il Petrarca, _familiae tuae statum, Columniensium_ domos: _solito pauciores habeat Columnas. Quid ad rem? Modo fundamentum stabile, solidumque permaneat._

[325] Il Convento di S. Silvestro era stato fondato e dotato dai Cardinali della Casa Colonna a favore di quelle loro parenti che volessero abbracciare la vita monastica, e la stessa Casa Colonna continuò sempre a proteggerlo. Nel 1318 le religiose erano in numero di dodici. Le altre figlie di questa Casa aveano la permissione di sposare i lor cugini in quarto grado, dispensa fondata sul picciolo numero delle nobili famiglie romane, e sulle strette loro parentele (_Mém. sur Pétrarque_, t. I, p. 110; t. II, p. 401).

[326] Il Petrarca scrisse alla famiglia Colonna una lettera piena di ricercatezza e di pedanteria (_Fam._, l. VII, _epist._ 13, p. 682, 685). Vi si vede un'amicizia annegata in mezzo al patriottismo. _Nulla toto orbe principum familia carior; carior tamen respublica, carior Roma, carior Italia._

«_Je rends graces aux Dieux de n'être pas Romain._»

[327] Polistore, autore contemporaneo che ha conservati molti fatti originali, nè privi di vezzo per gli eruditi (_Rer. Ital._, t. XXV, c. 31, p. 798-804), accenna oscuramente questa assemblea, e le opposizioni che trovò il Rienzi nella medesima.

[328] Il P. Du Cerceau (p. 196-252) ha tradotti i Brevi e le Bolle di Clemente VI contra il Rienzi seguendo gli Annali Ecclesiastici di Oderico Rainaldi (A. D. 1347, n. 15-17-21) che trovò questi atti negli archivj del Vaticano.

[329] Mattia Villani descrive l'origine, il carattere e la morte di questo Conte di Minorbino, uomo _di natura incostante et sanza fede_. Era stato avo del Minorbino un astuto notaio che arricchitosi delle spoglie de' Saracini di Nocera, comperò indi la Nobiltà. _V._ il suo imprigionamento, e gli sforzi fatti a pro del medesimo dal Petrarca (t. II, p. 149-151).

[330] Mattia Villani (l. II, c. 47; l. III, c. 33-57-78) e Tommaso Fortifiocca (l. III, c. 1-4) narrano le turbolenze accadute in Roma fra l'intervallo della partenza e del ritorno del Rienzi. Non mi sono fermato sulle amministrazioni del Cerroni e del Baroncelli che imitarono unicamente il Rienzi, loro modello.