Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
Part 17
[245] Oltre alle Storie generali delle Chiese d'Italia e di Francia, abbiamo un prezioso Trattato, composto da un Dotto, amico del sig. de Thou, che ha per titolo _Histoire particulière du grand différent entre Boniface VIII et Philippe le-Bel, par_ Pierre Dupuis (t. VII, part. II, p. 61-82); ed è inserito nelle Appendici delle ultime e migliori edizioni della Storia del Presidente De Thou.
[246] Non è cosa sì facile da comprendersi, se il Labat (t. IV, pag. 53-57) scherzi, o parli sul serio, quando racconta che il paese d'Agnani si risente tuttavia di questa maledizione di Benedetto XII; e che la natura, fedele suddita de' Pontefici, vi tarda ciascun anno la maturità delle biade, degli olivi e delle vigne.
[247] _Se il Labat scriveva di buona fede, egli era grandemente ingannato dalle sue cieche prevenzioni, e dal fanatismo; e se faceva la satira della stupida credulità del popolo d'Agnani di quel tempo, avea ben ragione di farla; ma colle satire non s'istruiscono, ma s'irritano i popoli; vi vogliono libri ben fatti e scuole._ (Nota di N. N.)
[248] _V._ nella Cronaca di Giovanni Villani (l. VIII, c. 63, 64, 80, in Muratori, t. XIII) l'imprigionamento di Bonifazio VIII e l'elezione di Clemente V. I particolari di tale elezione, come quelli di molti aneddoti, non sono troppo chiari.
[249] Le Vite originali degli otto Papi di Avignone, Clemente V, Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Urbano V, Gregorio XI e Clemente VII, furono pubblicate da Stefano Baluzio (_Vitae paparum Avenionensium_, Parisiis, 1693, 2 vol. in 8), con lunghe note e ben fatte, e con un volume d'atti e documenti. Collo zelo di un uomo amante della sua patria e di un editore, giustifica, o scusa pietosamente i caratteri de' suoi concittadini.
[250] Gl'Italiani paragonano Avignone a Babilonia, e chiamano la migrazione della Santa Sede in quella città _cattività di Babilonia_. La Prefazione del Baluzio confuta gravemente tali metafore più addicevoli alla fantasia del Petrarca che alla ragione del Muratori. L'abate di Sade si va trovando in impaccio tra la sua affezione verso il Petrarca e l'amore di patria. Osserva modestamente che molti svantaggi locali di Avignone sono spariti, e che gl'Italiani venuti a stanziarsi colà, seguendo la Corte de' Pontefici, vi aveano portati que' vizj contro cui l'estro del Petrarca si è scatenato (t. I, p. 23-28).
[251] Filippo III, re di Francia, cedè nel 1273 la Contea del Venesino ai Pontefici, dopo avere egli ereditati i dominj del Conte di Tolosa. Quarant'anni prima, l'eresia del Conte Raimondo avea somministrato un pretesto agli stessi Papi di impadronirsi di questa Contea; e fin dall'undicesimo secolo riscoteano diversi diritti d'oscura origine sopra alcune terre citra Rhodanum (Valois, _Notitia Galliarum_, p. 459-610; Longuerue, _Déscript. de la France_, t. I, p. 376-381).
[252] Se un possedimento di quattro secoli non tenesse vece di un diritto, sì fatte obbiezioni basterebbero a rendere nullo il contratto; ma farebbe sempre di mestieri restituire la somma, perchè fu realmente pagata. _Civitatem Avenionem emit... per ejusmodi venditionem pecunia redundantes_, etc. (_Secunda vita Clement. VI_, _in_ Baluzio, t. I, p. 272; Muratori, _Script._, t. III, part. II, p. 565). Giovanna, e il secondo marito della medesima, furono sedotti dal danaro contante, senza del quale non avrebbero potuto ritornare nel loro regno di Napoli.
[253] Clemente V fece in una sola volta una promozione di dieci Cardinali, nove francesi, uno inglese (_Vit. quarta_, pag. 63, Baluzio, p. 625, etc.). Nel 1331 il Papa ricusò due Prelati raccomandatigli dal Re di Francia, _quod XX cardinales, de quibus XVII de regno Franciae originem traxisse noscuntur, in memorato collegio existant_ (Thomassin, _Discipl. de l'Eglise_, t. I, p. 1281).
[254] Le prime nozioni intorno a ciò, ne vengono dal Cardinale Giacomo Gaetano (_Maxima Bibl. patrum_, t. 25); sarei imbarazzato a decidere se il nipote di Bonifazio VIII fosse uno stupido, o un malvagio; le incertezze sono minori rispetto al carattere dello zio.
[255] _Sanno già le colte persone la condotta di Bonifazio VIII, e conoscono il di lui carattere; egli fu ed è disapprovato per avere voluto colle scomuniche sottomettere l'autorità del re di Francia, Filippo il Bello, nelle cose temporali, e per avere quindi recato molti mali._ (Nota di N. N.)
[256] _V._ Giovanni Villani (l. VIII, c. 36) nel dodicesimo volume della Raccolta del Muratori, e il _Chronicon Astense_, nell'undecimo volume della stessa Raccolta. _Papa innumerabilem pecuniam ab eisdem accepit, nam duo clerici, cum rastris_, etc.
[257] Le due Bolle di Bonifazio VIII e di Clemente VI si trovano nel _Corpus juris canonici_, (_Extravag. commun._, l. V, tit. 9, c. 1, 2).
[258] Gli _Anni e i giubbilei sabbatici_ della legge di Mosè (_Car. Sigon. de republ. Hebraeorum_, _Opp._, tom. IV, lib. III, c. 14, 15, pag. 151, 152); la sospensione di ogni specie di cura e lavori, quella restituzione periodica dei fondi, quell'affrancamento dai debiti e dalla servitù, ec., offrono una bella idea, ma l'esecuzione ne sarebbe impossibile in una repubblica non teocratica; e avrei piacere, se mi si potesse dimostrare che gli Ebrei osservavano di fatto questa rovinosa festa.
[259] _V._ la Cronaca di Mattia Villani (t. I, c. 56) nel volume decimoquarto del Muratori, e les _Mém. sur la vie de Pétrarque_ (t. III, p. 75-89).
[260] Il sig. Chais, Ministro della Comunione protestante all'Aia, ha trattato profondamente questo argomento nelle sue _Lettres historiques et dogmatiques sur les Jubilées et les Indulgences_ (Aia, 1751, 3 v. in 12); Opera laboriosa, e che riuscirebbe dilettevole, se l'Autore non avesse preferito il carattere di teologo polemico a quel di filosofo.
[261] Il Muratori (_Dissert._ 47) cita gli Annali di Firenze, di Padova, di Genova ec., l'analogia degli altri avvenimenti, la testimonianza di Ottone di Freysingen (_De Gestis Freder. I_, lib. II, cap. 13) e la sommessione del Marchese d'Este.
[262] Nell'anno 824 l'Imperatore Lotario I si credè in necessità d'interrogare il popolo romano per intendere dai singoli individui, secondo qual legge nazionale intendevano di essere governati.
[263] Il Petrarca inveisce contro questi stranieri, tiranni di Roma, in una declamazione, o epistola piena di ardite verità, e di assurda pedanteria, che pretendeva applicare le massime ed anche i pregiudizj dell'antica Repubblica a Roma, qual trovavasi nel secolo decimoquarto (_Mem._, t. III, p. 157-169).
[264] Il Pagi (_Critica_, t. IV, p. 435, A. D. 1124, n. 3, 4) racconta l'origine e le avventure di questa famiglia di ebrei, traendo le sue testimonianze dal _Cronographus Maurigniacensis_, e da _Arnulphus Sagiensis de Schismate_ (_in_ Muratori, t. III, part. I, p. 423-432). I fatti debbono sotto alcuni aspetti esser veri; ma piacerebbemi che fossero stati narrati freddamente prima di farne un argomento di rimprovero all'Antipapa.
[265] Il Muratori ha pubblicate due dissertazioni (41 e 42) su i nomi, i soprannomi e le famiglie d'Italia. La critica ferma e moderata di questo Storico può forse avere offesi alcuni Nobili che delle favolose loro genealogie superbiscono. Nondimeno poche once di oro puro vagliono meglio di molte libbre di metallo grossolano.
[266] Il Cardinale di S. Giorgio, nella sua Storia poetica, o a meglio dire versificata, della elezione e coronazione di Bonifazio VIII (Muratori, _Scriptor. Ital._, tom. III, parte I, p. 641, ec.) ne fa conoscere lo stato di Roma e le famiglie ch'essa racchiudeva all'epoca di tale coronazione (A. D. 1295):
_Interea titulis redimiti sanguine et armis_ _Illustresque viri Romana a stirpe trahentes_ _Nomen in emeritos tantae virtutis honores_ _Intulerant sese medios festumque colebant,_ _Aurata fulgentes toga sociante caterva._ _Ex ipsis devota domus praestantis ab URSA_ _Ecclesiae, vultumque gerens demissius altum_ _Festa COLUMNA Jocis, nec non SABELLIA mitis;_ _Stephanides senior, COMITES, ANNIBALICA proles,_ _Praefectusque urbis magnum sine viribus nomen._
(l. II, c. 5, 100, p. 647, 648)
Gli antichi statuti di Roma distinguono undici famiglie di Baroni, che debbono prestare _in consilio communi_, e dinanzi al Senatore, il giuramento di non concedere asilo nè protezione ai malfattori, agli esiliati ec., giuramento che poi non osservavano.
[267] Possiam dolerci che i Colonna non abbiano eglino stessi pubblicata una Storia compiuta e critica della illustre loro famiglia; la quale idea mi viene suggerita dal Muratori (_Dissert._ 42, t. III, p. 647, 648).
[268] _V._ Pandolfo da Pisa, _in vit. Pascal. II_, _in_ Muratori, _Script. Ital._, t. III, part. I, p. 335. Questa famiglia possede tuttavia vasti fondi nella Campagna di Roma; ma ha venduto ai Rospigliosi il feudo _Colonna_ (Eschinard, p. 358, 359).
[269] _Te longinqua dedit tellus et pascua Rheni_, dice il Petrarca; e nel 1417 un duca di Gheldria e di Juliers si riconobbe (Lenfant, _Histoire du Concile de Constance_, t. II, p. 539) discendente degli antenati di Martino V (Ottone Colonna). Ma il re di Prussia osserva nelle _Mémoires de Brandebourg_, che ne' suoi stemmi lo scettro è stato confuso colla Colonna. Per sostenere l'origine romana di questa famiglia, fu ingegnosamente supposto (_Diario di Monaldeschi_, ne' _Script. ital._, t. XII, p. 553) che un cugino dell'Imperatore Nerone, nel fuggir da Roma, andasse ad edificare la città di Magonza.
[270] Non è a questo luogo da tacersi il trionfo romano, o l'ovazione di Marc'Antonio Colonna, che avea comandate le galee del Papa alla battaglia di Lepanto (De Thou, _Hist._, l. VII, t. III, p. 55, 56; Muratori, _Oratio 10, opp._ t. I, p. 180-190).
[271] Muratori, _Annali d'Italia_, t. X, p. 216, 220.
[272] Il grande affetto dimostratosi sempre dal Petrarca alla famiglia Colonna ha indotto l'abate di Sade a raccogliere molte particolarità intorno la condizione, in cui si trovavano i Colonna nel secolo decimoquarto, la persecuzione che soffersero da Bonifazio VIII, il carattere di Stefano e de' suoi figli, i loro litigi cogli Orsini, etc. (_Mém. sur Pétrarque_, t. I, pag. 98-110, 146-148, 174-176, 222-230, 275-280). La critica del Sade spesse volte corregge i fatti narrati dal Villani sopra semplici tradizioni, e gli errori di alcuni moderni meno esatti. Vengo assicurato che il ramo di Stefano è estinto.
[273] Alessandro III avea promulgati incapaci di possedere alcun beneficio ecclesiastico tutti i Colonna che parteggiarono per l'Imperatore Federico I (Villani, l. V, c. 1), e Sisto V abolì l'usanza di rinovare ogni anno la scomunica emanata contro di essi (_Vit. di Sisto V_, t. III, pag. 416). Il tradimento, il sacrilegio e l'esilio sono di frequente la miglior prova di antica nobiltà.
[274]
— _Vallis te proxima misit_ _Apenninigenae qua prata virentia sylvae_ _Spoletana metunt armenta gregesque protervi._
Il Monaldeschi (t. XII, _Script. ital._, pag. 533) attribuisce origine francese alla casa Orsini. Può essere che in tempi lontanissimi sia migrata di Francia in Italia.
[275] La Vita di Celestino V, pubblicata in versi dal Cardinale di S. Giorgio (Murat., t. III, part. I, pag. 613, ec.) contiene il seguente passo assai chiaro, nè privo di eleganza (l. I, c. 3, p. 203. ec. ).
— _Genuit quem nobilis Ursae_ (Ursi?) _Progenies, romana domus, veterataque magnis_ _Fascibus in clero, pompasque experta senatus,_ _Bellorumque manu grandi stipata parentum_ _Cardineos apices nec non fastigia dudum_ _Papatus_ iterata _tenens._
Il Muratori (Dissert. 42, t. III) vorrebbe si leggesse _Ursi_, ed osserva che il primo pontificato di Celestino III, Orsino, era sconosciuto.
[276] _Filii Ursi, quondam Celestini papae nepotes, de bonis Ecclesiae romanae ditati_ (_Vit. Innocent. III_, _in_ Muratori, _Script._, t. III, p. 1). La prodigalità usata da Nicolò III a favore de' suoi parenti apparisce anche meglio dalle Opere del Villani e del Muratori. Ciò nonostante gli Orsini avrebbero trattati con disdegno i nipoti di un Papa moderno.
[277] Il Muratori nella sua _Diss._ 51 sulla Antichità d'Italia, spiega l'origine delle fazioni de' Guelfi e de' Ghibellini.
[278] Il Petrarca (t. I, p. 222-230) come partigiano de' sentimenti dei Colonna, ha celebrata una tale vittoria; ma due autori contemporanei, l'uno di Firenze (Giovanni Villani, lib. X, c. 220), l'altro di Roma (Lodovico Monaldeschi, p. 533, 534), contraddicono l'opinione del Poeta, e si mostrano men favorevoli all'armi Colonna.
[279] L'abate di Sade (t. I, _Notes_, p. 61-66) ha applicato il sesto Sonetto del Petrarca _Spirto Gentil_, ec., a Stefano Colonna il Giovane.
ORSI, _lupi, leoni, aquile e serpi_ _Ad una gran marmorea_ COLONNA _Fanno noja sovente ed a sè danno_.
CAPITOLO LXX.
_Carattere del Petrarca e sua coronazione. Libertà e antico governo di Roma risorto per opera del tribuno Rienzi. Virtù e vizj, espulsione e morte di questo tribuno. Partenza dei Papi d'Avignone e loro ritorno a Roma. Grande scisma d'Occidente. Riunione della Chiesa latina. Ultimi sforzi della libertà romana. Statuti di Roma. Istituzione definitiva dello Stato ecclesiastico._
[A. D. 1374]
I moderni non vedono nel Petrarca[280] che il Cantore italiano di Laura e dell'amore. In questo armonioso Poeta l'Italia ammira, o piuttosto adora, il padre della sua lirica poesia, e l'entusiasmo o l'ostentazione del sentimento ne ripetono i canti o per lo meno il nome. Qualunque essere possa l'opinione di uno straniero, non avendo egli che una nozione superficiale della lingua italiana, dee starsi in ordine a ciò al giudizio di una nazione ragguardevole pe' suoi lumi. Nondimeno oso sperare, o presumo, che gli Italiani non mettano a confronto una serie di Sonetti e di Elegie d'un andamento sempre uniforme e noioso, co' sublimi componimenti dei loro epici Poeti, colla originalità selvaggia del Dante, colle regolari bellezze del Tasso, coll'inesausta varietà dell'inimitabile Ariosto. Mi vedo anche men atto a giudicare sul merito dell'amante, ed eccita in me poco interesse una passione metafisica concetta per una donna tanto vicina al chimerico, che si è dubitato se vi sia stata[281]; sì feconda[282] che mise al Mondo undici figli legittimi,[283] mentre il suo spasimato cantava e disacerbava i suoi amorosi affanni presso alla fontana di Valchiusa[284]. Secondo l'opinione del Petrarca e quella de' più gravi suoi contemporanei, questo amore era un peccato, e i versi che lo celebravano un futile passatempo. Egli dovette ai suoi versi latini e ad alcuni tratti di filosofia e di eloquenza, scritti nel medesimo idioma, la sua fama, di cui non tardarono a risonare la Francia e l'Italia: i suoi amici e discepoli si moltiplicarono in ciascuna città; e comunque il grosso volume delle sue Opere[285] or dorma in pace, dobbiamo nondimeno encomj e gratitudine all'uomo che coll'esempio e coi precetti fece rivivere il gusto e lo studio degli autori del Secolo d'oro. Il Petrarca aspirò dai suoi primi anni alla corona poetica; e dopo avere ottenuti nelle tre facoltà gli onori accademici, ei ricevè anche il grado supremo di maestro, o dottore in poesia[286]. Il titolo di Poeta laureato mantenutosi costantemente, piuttosto per consuetudine che per effetto di vanità alla Corte d'Inghilterra[287] venne inventato dai Cesari della Germania. Nelle provoche di musica dell'Antichità[288], il vincitore otteneva un premio; credeasi che Virgilio e Orazio fossero stati coronati nel Campidoglio; idea che accese la fantasia del Petrarca; fattosi sospiroso di ottenere gli onori medesimi[289], oltrechè il lauro[290] avea per lui un nuovo vezzo venutogli della somiglianza col nome di Laura. Il lauro, e Laura, fattisi scopo degli ardenti suoi voti, crebbero di pregio ai suoi occhi per la difficoltà di ottenerli; ma se la virtù, o la prudenza di Laura rendettero questa inesorabile[291], il Petrarca vinse almeno la ninfa della poesia, e potè vantarsi del primo trionfo. La vanità di questo Poeta non fu per vero delicatissima, poichè ad assicurarsi meglio l'adempimento delle sue brame, celebrò da sè medesimo le proprie fatiche e il buon esito delle medesime; popolare era divenuto il suo nome, i suoi amici s'adoperavano fervorosamente per lui, onde superò finalmente, colla destrezza dell'uom di merito che sa ostentare rassegnazione, le opposizioni pubbliche, o segrete della gelosia, o del pregiudizio. Aveva trentasei anni, quando fu sollecitato di accettare ciò che egli ardentemente agognava; e trovavasi nella sua solitudine di Valchiusa nel giorno in cui ricevette questo solenne invito per parte del Senato di Roma; ed altro simile ne ricevè dall'Università di Parigi. Certamente non era attributo nè della dottrina di una scuola di teologia, nè della ignoranza di una città abbandonata al disordine, il concedere questa Corona immortale, benchè ideale soltanto, che decretano al genio gli omaggi del pubblico e della posterità; ma tal molesta considerazione il Petrarca dal suo animo allontanò. Dopo alcuni momenti d'incertezza e di gioia si risolvè per gli onori che la Metropoli del Mondo offerivagli.
[A. D. 1341]
La cerimonia della coronazione[292] fu celebrata in Campidoglio sotto gli auspizj di quel supremo Magistrato della Repubblica che del Petrarca era ad un tempo il protettore e l'amico. Vi comparvero dodici giovani patrizj in abito di colore scarlatto, e sei rappresentanti delle primarie famiglie vestiti di verde, che portavano ghirlande di fiori. Appena il Senatore, Conte di Anguillara, collegato coi Colonna, si fu collocato sul trono, facendogli corteggio molti Principi e Nobili, il Petrarca venne chiamato da un araldo, e surse in piede. Dopo avere recitato un discorso sopra un testo di Virgilio e messi voti triplicatamente per la prosperità di Roma, s'inginocchiò innanzi al trono, d'onde il Senatore, ponendogli la Corona sul capo, pronunciò questi pochi detti ben più preziosi di essa: «Tale è la ricompensa del merito». Il popolo esclamò: «Lunga vita al Campidoglio e al Poeta!» Il Petrarca recitando un sonetto a gloria di Roma, fece sfarzo del suo ingegno poetico e d'un animo che sentiva la gratitudine. Trasferitosi il corteggio al Vaticano, Petrarca prostrandosi al Reliquiario di S. Pietro, si tolse dal capo la profana corona poc'anzi ottenuta. Il diploma[293] che venne porto al Petrarca, gli concedea il titolo e i privilegi di Poeta laureato dismessi d'uso da tredici secoli, conferendogli facoltà di portare a suo grado una corona d'alloro, o d'edera, o di mirto, di vestire l'abito di poeta, d'insegnare, disputare, interpretare, comporre in qualunque luogo, e sopra qualunque argomento di letteratura. Tal grazia gli ratificarono il Senato ed il popolo, insignendolo in oltre del carattere di cittadino di Roma, siccome premio allo zelo che per la gloria di cotesta città avea dimostrato; onore d'alto riguardo e da esso ben meritato. Avendo egli attinte negli scritti di Cicerone e di Tito Livio le idee di quegli egregi cittadini vissuti ne' bei tempi della Repubblica, coll'opera di sua ardente immaginazione, arricchivale del calore del sentimento, e ogni sentimento si trasformava in passione. La vista de' Sette Colli e delle maestose loro rovine invigorì queste vivaci impressioni. Prese ad amar sempre più una nazione che dopo averlo coronato, per proprio figlio adottavalo; gratissimo figlio che si mosse a pietà e ad indignazione all'aspetto della povertà e dell'invilimento di Roma; dissimulando i falli de' suoi novelli concittadini, applaudiva con entusiasmo agli ultimi eroi e alle ultime matrone della Repubblica; e trasportato dalle ricordanze del passato, e acceso di speranze sull'avvenire, cercava di velar fino a sè stesso l'obbrobrio de' tempi nei quali vivea. Roma agli occhi suoi era sempre la padrona legittima dell'Universo; il Papa e l'Imperatore, l'uno il Vescovo, l'altro il Generale di Roma, aveano abbandonato il loro posto facendosi lecita una ignominiosa ritirata sulle rive del Rodano e del Danubio; ma la Repubblica, rivestendo le antiche virtù, potea ricuperare l'antica libertà e l'antico dominio. Intantochè, giuoco dell'entusiasmo e della propria eloquenza[294], si abbandonava coll'animo alle luminose chimere che n'erano figlie, una vicissitudine politica, che parve pronta ad avverarsi, venne a rendere attoniti il Petrarca, l'Italia e l'Europa. Imprendo ora a ragionare dell'innalzamento e della caduta del tribuno Rienzi[295]. L'argomento è importante; i materiali in gran numero, e le contemplazioni animate di un bardo, fatto fervoroso del patriottismo[296], ravviveranno il racconto, copioso di circostanze, ma semplice, del Fiorentino[297] e soprattutto del Romano[298] che questa parte di Storia hanno trattata.