Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
Part 16
[178] Trovansi negli _Storici Italiani del Muratori_ ( t. III, p. 277-685) le Vite de' pontefici, da Leone IX insino a Gregorio VII, composte dal Cardinal d'Aragona, da Pandolfo da Pisa, da Bernardo Guido ec., che hanno tolte da autentici monumenti le narrate cose; e ho sempre avuta questa raccolta dinanzi agli occhi.
[179] Le date che si troveranno a mano a mano in questo capitolo possono riguardarsi come citazioni degli Annali del Muratori, eccellente guida, da cui d'ordinario non mi diparto. Egli adopera e cita con magistrale sicurezza, la sua grande Raccolta degli Storici Italiani, divisa in vent'otto volumi, e benchè io l'abbia consultata, possedendo nella mia biblioteca un tale tesoro, ho fatto ciò per diletto, non per un bisogno che l'Autor degli Annali, coll'esattezza delle sue citazioni, mi avrebbe risparmiato.
[180] Non posso a meno di qui trascrivere il seguente energico passo di Pandolfo da Pisa: _Hoc audiens inimicus pacis atque turbator jam factus Centius Frajapane, more draconis immanissimi sibilans, et ab imis pectoribus trahens longa suspiria, accinctus retro gladio sine mora concurrit, valvas ac fores confregit. Ecclesiam furibundus introiit, inde custode remoto papam per gulam accepit, distraxit, pugnis, calcibusque percussit, et tamquam brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit; et latro tantum Dominum per capillos et brachia, Iesu bono interim dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et inclusit._
[181] _Ego coram Deo et Ecclesia dico, si unquam possibile esset, mallem unum imperatorem quam tot Dominos_ (Vit. Gelas. II, p. 398).
[182] _Quid tam notum saeculis quam protervia et cervicositas Romanorum? Gens insueta paci, tumultui assueta, gens immitis et intractabilis usque adhuc, subdi nescia, nisi cum non valet resistere_ (_De Consideratione_, l. IV, c. 2, pag. 441). Il Santo riprende fiato, continuando di poi in tal guisa: _Hi invisi terrae et caelo, utrique injecere manus_, etc. (p. 443).
[183] Il Petrarca, nella sua qualità di cittadino romano, si fa lecito di osservare, che S. Bernardo, comunque santo, era uomo; che avea potuto lasciarsi trasportare dalla collera, e fors'anche pentirsi dopo del proprio impeto, ec. (_Mém. sur la vie de Pétrarque_, t. I, p. 330).
[184] Il Baronio nel dodicesimo volume de' suoi Annali trova una scusa semplice e facile, separando i Romani in due categorie, di _Cattolici_ l'una, di _Scismatici_ l'altra. Spetta ai primi tutto il bene, ai secondi tutto il male che è stato detto di Roma.
[185] Il Mosheim che dà conto delle eresie del dodicesimo secolo, nelle _Inst. Hist. eccles._ (p. 419-427), porta favorevole opinione di Arnaldo da Brescia. Ho fatto parola altrove della Setta de' Paoliziani (c. 54) seguendoli nelle loro migrazioni dall'Armenia fino nella Tracia e nella Bulgaria, nell'Italia e nella Francia.
[186] Arnaldo da Brescia ci è stato dipinto in originale da Ottone di Freysingen (_Chron._, l. VII, cap. 31; _De Gestis Frederici_ I, l. I, c. 27; 1. II, c. 21), e nel terzo libro di _Ligurinus_, poema di Gunther, Autore che vivea nel 1200 (Fabricius, _Bibl. lat. med. et infim. aetat_., t. III, p. 174, 175). Il Guilliman (_De rebus helveticis_, lib. III, cap. 5, pag. 108) copia il lungo tratto che a quest'eresiarca si riferisce.
[187] Il Bayle, trascinato dalla sua malnata inclinazione a buttare in giuoco tutte le cose, si è sbizzarrito con inconsideratezza e dottrina eguali, quando nel suo Dizionario critico è venuto agli articoli _Abelardo_, _Fulbert_, _Eloisa_. Il Mosheim con somma aggiustatezza ne racconta le dispute di Abelardo e di S. Bernardo intorno a diversi punti di teologia scolastica e positiva (_Instit. Hist. eccles._, p. 412-415).
[188]
— _Damnatus ab illo_ _Praesule, qui numeros vetitum contingere nostros,_ _Nomen ab INNOCUA ducit, laudabile vita._
Meritano qualche applauso la sagacia e l'esattezza del poeta che trae partito, per fare un complimento, dalle angustie in cui lo ponea il nome anti-poetico di Innocenzo II.
[189] Si è trovata a Zurigo una Iscrizione di _Statio Turicensis_, in caratteri romani (d'Anville, _Notice de l'ancienne Gaule_, p. 642-644); ma la Città e il Cantone mancavano di prove per arrogarsi ed appropiarsi in privilegio i nomi di _Tigurum_ e di _Pagus Tigurinus_.
[190] Il Guilliman nella sua Opera _De rebus helveticis_ (l. III, cap. 5, pag. 106) ci dà conto della donazione fatta nell'anno 833 dall'Imperatore Lodovico il Pio alla badessa Ildegarda sua figlia. _Curtim nostram Turegum in ducatu Alemanniae in pago Durgaugensi_, unitamente ai villaggi, ai boschi, ai prati, alle acque, ai censi, alle chiese, ec.... tutte le quali cose formavano un magnifico donativo. Carlo il Calvo concedè a Zurigo il _Jus monetae_; la città venne cinta di mura sotto Ottone I, e gli Antiquarj di questo paese ripetono con piacere quel verso del Vescovo di Freysingen.
_Nobile Turegum multarum copia rerum._
[191] _V._ S. Bernardo (_Epist._ 195, 196, t. I, p. 187-190). In mezzo alle sue invettive, il Santo si lasciò sfuggire una confessione importante, _qui, utinam tam sanae esset doctrinae, quam districtae est vitae_. Afferma inoltre che Arnaldo sarebbe stato per la Chiesa un acquisto prezioso.
[192] Arnaldo consigliava ai Romani,
_Consiliis armisque suis moderamina summa_ _Arbitrio tractare suo: nil juris in hac re_ _Pontifici summo, modicum concedere regi_ _Suadebat populo. Sic laesâ stultus utraque_ _Majestate, reum geminae se fecerat aulae._
La poesia del Gunther qui s'accorda colla prosa di Ottone.
[193] _V._ Baronio (A. D. 1148, n. 38, 39) che ha seguito il manoscritto del Vaticano: egli inveisce violentemente contro Arnaldo (A. D. 1141, n. 3), cui pure dà colpa delle eresie _politiche_ che a quei giorni dominavano nella Francia, e gli effetti delle quali il ferivano.
[194] I leggitori inglesi possono consultare la _Biografia Britannica_, articolo _Adriano IV_; ma i nostri autori nazionali nulla hanno aggiunto alla fama, o al merito del loro concittadino.
[195] Oltre allo Storico e al Poeta da me citati, anche il Biografo di Adriano IV racconta gli ultimi fatti di Arnaldo (Muratori, _Script. rer. ital._, t. III, part. I, p. 441, 442).
[196] _V._ Ducange (_Gloss. latin, med. et infim. aetat._ Il Decarchones, t. II, p. 726) riferisce, seguendo il Biondi, il seguente passo (_Decad._ II, l. 2): _Duo consules ex nobilitate quotannis fiebant, qui ad vetustum consulum exemplar, summae rerum praeessent_; e il Sigonio (_De regno Italiae_, l. VI, _opp._ t. II, p. 400) parla de' Consoli e de' Tribuni del decimo secolo. Il Biondi ed anche il Sigonio si sono troppo attenuti al metodo classico di supplire colla ragione e coll'immaginazione alla mancanza di monumenti.
[197] Nel Panegirico di Berengario (Muratori, _Script. rer. ital._, t. II, part. I, p. 408) parlasi di un Romano _consulis natus_, nel principio del decimo secolo. Il Muratori (_Dissert._ 5) ha trovato negli anni 952, 956 un _Gratianus in Dei nomine consul et dux_, e un _Georgius consul et dux_; nel 1015, Romano, fratello di Gregorio VIII, si intitolava superbamente, ma in un modo alquanto vago, _Consul et Dux et omnium Romanorum Senator_.
[198] Gl'Imperatori greci, fino al secolo decimo, hanno usato coi Duchi di Venezia, di Napoli, d'Amalfi, ec., del titolo di υπατος o console (Vedi _Chron. Sagornini_ in diversi luoghi), e i successori di Carlomagno non rinunziarono ad alcune delle loro prerogative. Ma in generale, i nomi di _Console_ e di _Senatore_ che si usarono altra volta presso i Francesi e gli Alemanni, non vogliono dir altro che _Conte_, o _Signore_ (_Seigneur_; Ducange, _Gloss._). Gli Scrittori monastici cedono di frequente all'ambizione di mettere in uso belle espressioni classiche.
[199] La forma più costituzionale è quella che trovasi in un Diploma di Ottone (A. D. 998): _Consulibus Senatus populique romani_; ma verisimilmente è apocrifo un tale atto. Lo Storico Dithmar (Muratori, _Dissert._ 25) narrando la coronazione di Enrico I, accaduta nel 1014, lo rappresenta: _A senatoribus duodecim Vallatum quorum sex rasi barba, alii prolixa, mystice incedebant cum baculis._ Il Panegirico di Berengario fa menzione del Senato (p. 406).
[200] Nell'antica Roma, l'Ordine equestre, soltanto sotto il consolato di Cicerone, che si dà merito dell'instituzione di quest'Ordine, divenne un terzo ramo della repubblica, prima composta unicamente del Senato e del popolo. (Plinio, _Hist. nat._ XXXIII, 3; Beaufort, _Republ. rom._, t. I, p. 144-155).
[201] Il Gunther descrive ancora il sistema democratico immaginato da Arnaldo di Brescia:
_Quin etiam titulos urbis renovare vetustos;_ _Nomini plebeio secernere nomen equestre,_ _Jura tribunorum, sanctum reparare senatum,_ _Et senio fessas mutasque reponere leges._ _Lapsa ruinosis et adhuc pendentia muris_ _Reddere primaevo Capitolia prisca nitori._
Ma alcune di tali riforme erano chimere, altre si riducevano a sole parole.
[202] Dopo lunghe dispute fra gli Antiquarj di Roma, sembra cosa oggidì convenuta, che la cima del monte Capitolino, presso al fiume, sia il _mons Tarpeius_, l'_Arx_, e che sull'altra sommità, la chiesa e il convento di _Aracoeli_, occupati dai Franciscani Scalzi, tengano il luogo ove fu un giorno il tempio di Giove (Nardini, _Roma antica_, l. V, c. 11-16).
[203] Tacit., _Hist._ III, 69, 70.
[204] Questo parteggiamento delle monete fra l'Imperatore e il Senato non è per altro un fatto positivo, ma opinione verisimile de' migliori Antiquarj (_V._ la _Scienza delle Medaglie_ del P. Joubert, t. II, pag. 208-211, nella edizione, perfetta quanto rara, del Barone della Bastia).
[205] La dissertazione ventesimasettima sulle Antichità d'Italia (tom. II, p. 559-599 delle Opere del Muratori) offre una serie di monete senatoriali che portavano gli oscuri nomi di _Affortiati_, _Infortiati_, _Provisini_, _Parparini_. Nel durare di quest'epoca, tutti i Papi, senza eccettuarne Bonifazio VIII, si astennero dall'usare il diritto di batter moneta, ripreso poi da Benedetto XI, il quale ne usò in modo regolare nella Corte di Avignone.
[206] Uno Storico alemanno, Gerardo di Reicherspeg (in _ Baluz. Miscell._, t. V, pag. 64, _V._ Schmidt, _Storia degli Alemanni_, t. III, pag. 265 ), così descrive la costituzione di Roma dell'undicesimo secolo: _Grandiora urbis et orbis negotia spectant ad romanum pontificem, itemque ad romanum imperatorem; sive illius vicarium urbis praefectum, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet dominum papam cui facit hominium, et dominum imperatorem a qua accipit suae potestatis insigne, scilicet gladium exertum._
[207] Un autore contemporaneo (Pandolfo da Pisa nella Vita di Pasquale II, pag. 357, 358) racconta come accaddero nel 1118 l'elezione del Prefetto e la formalità del giuramento: _Inconsultis patribus..... loca praefectoria.... laudes praefectoriae... comitiorum applausam.... juraturum populo in ambonem sublevant.... confirmari eum in urbe praefectum petunt._
[208] _Urbis praefectum ad ligiam fidelitatem recepit, et per mantum quod illi donavit de praefectura eum publice investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis imperatori fuit obligatus, et ab eo prefecturae tenuit honorem_ (Gesta Innocent. III, _in_ Muratori, tom. III, part. I, p. 487).
[209] _V._ Ottone di Freysing, _Chron._ VII, 31; _De gestis Frederici_ I, l. I, c. 27.
[210] Un Autore inglese, Ruggero Hoveden, fa menzione dei soli senatori della famiglia _Capuzzi_ ec., _quorum temporibus melius regebatur Roma quam nunc_ (A. D. 1194) _est temporibus LVI senatorum_ (Ducange, _Gloss._, t. VI, p. 191, SENATORES).
[211] Il Muratori (_Dissert._ 42, t. III, p. 785-788) ha pubblicato un Trattato originale, il cui titolo è: _Concordia inter D. nostrum papam Clementem III et senatores populi romani super regalibus et aliis dignitatibus urbis_, etc., _anno 44 Senatus_. Ivi il Senato assume il linguaggio dell'autorità: _Reddimus ad praesens.... habebimus.... dabitis praesbyteria... jurabimus pacem et fidelitatem_, etc. Lo stesso autore ne offre ancora una _chartula de Tenimentis Tusculani_, che porta per data il quarantasettesimo anno della stessa epoca, e vien confermata _decreto amplissimi ordinis senatus acclamatione P. R. publice Capitolio consistentis_. Trovasi quivi la distinzione fra i _senatores consiliarii_ e i semplici senatori (Murat., _Diss._ 42, t. III, p. 787-789).
[212] Il Muratori (_Dissert._ 45, t. IV, p. 64-92) ha data ottimamente a conoscere questa forma di governo, e l'_Oculus pastoralis_, che trovasi in fine di tale Opera, è un trattato, o sermone sugli obblighi de' Magistrati stranieri.
[213] Gli Autori latini, quelli almeno del secolo d'argento, aveano già trasportato dall'uffizio alla persona insignita di esso il vocabolo _potestas_.
_Hujus qui trahitur praetextam sumere mavis._ _An Fidenarum Gabiorumque esse POTESTAS._ (Juven., Satir. XI, 99)
[214] _V._ la Vita e la morte di Brancaleone nella _Historia major_ di Mattia Paris, p. 741, 757, 792, 797, 799, 810, 823, 833, 836, 840. I pellegrinaggi e le sollecitazioni delle cause mantenevano in corrispondenza le Corti di Roma e di S. Albano; e il Clero inglese, pieno d'astio contro i Papi, si rallegrava in veggendoli umiliati ed oppressi.
[215] Così Mattia Paris conchiude il tratto che si riferisce a Brancaleone: _Caput vero ipsius Brancaleonis in vase pretioso super marmoream columnam collocatum, in signum sui valoris et probitatis, quasi reliquias, superstitiose nimis et pompose sustulerunt. Fuerat enim superborum potentum et malefactorum urbis malleus et exstirpator, et populi protector et defensor, veritatis et justitiae imitator et amator_ (p. 840). Un biografo d'Innocenzo IV (il Muratori, _Script._, t. III, parte I, p. 591, 592) fa un ritratto men favorevole di questo Senator ghibellino.
[216] Quegli Storici, le cui Opere trovansi inserite nell'ottavo volume della Raccolta del Muratori, Nicolò di Iamsilla (p. 592), il monaco di Padova (pag. 724), Sabba Malespini (lib. II, cap. 9, p. 808), e Ricordano Malespini (c. 177, p. 999), parlano della nomina di Carlo d'Angiò all'uffizio di Senatore perpetuo di Roma.
[217] L'arrogante Bolla di Nicolò III, che fonda la sua temporale sovranità sulla donazione di Costantino, ne rimane tuttavia, e Bonifazio VIII avendola inserita nella sesta delle Decretali, i Cattolici, o almeno i Papisti, debbono riverirla siccome legge sacra e perpetua.
[218] Devo al Fleury (_Hist. eccles._, t. XVIII, p. 306) una compilazione di quest'atto dell'autorità del popolo, ch'egli ha tolto dagli Annali ecclesiastici di Odorico Rainaldo, A. D. 1281, n. 14, 15.
[219] Ottone, Vescovo di Freysingen, ha conservato tali lettere e discorsi (Fabricius, _Bibliot. latin. medii et infim._ t. V, pag. 186, 187). Ottone era forse lo Storico che potea fra tutti i suoi colleghi vantare più eccelsi natali. Figlio di Leopoldo, marchese d'Austria, e di Agnese figlia dell'Imperatore Enrico IV, era divenuto fratello di Corrado III, zio di Federico I. Ha lasciata una Cronaca de' suoi tempi in sette libri, e una Storia _De Gestis Frederici I_, in due libri; questa ultima Opera si trova nel sesto volume degli Storici del Muratori.
[220] Noi desideriamo, diceano que' Romani ignoranti, di restituire l'Impero _in cum statum, quo fuit tempore Constantini et Justiniani, qui totum orbem vigore senatus et populi romani suis tenuere manibus_.
[221] _V._ Ottone di Freysing., _De gestis Freder. I_, l. I, c. 28, p. 662-664.
[222] _Hospes eras, civem feci. Advena fuisti ex transalpinis partibus, principem constitui._
[223] _Non cessit nobis nudum imperium, virtute sua amictam venit, ornamenta sua secum traxit. Penes nos sunt consules tui_, etc. Cicerone, o Tito Livio non avrebbero disdegnate queste immagini che adoperava un Barbaro nato ed allevato nell'ercinia Foresta.
[224] Ottone di Freysingen, che conoscea certamente il linguaggio della Corte e della Dieta alemanna, parla de' Franchi del dodicesimo secolo come della nazione regnante (_proceres Franchi, equites Franchi, manus Francorum_): aggiunge nondimeno l'epiteto _Teutonici_.
[225] _V._ Ottone di Freysingen (_De Gestis Frederici I_, l. II, c. 22, pag. 720-723). Nella traduzione e nel compendio di questi atti autentici e originali, mi sono permesse alcune libertà, senza per altro discostarmi dal senso.
[226] Il Muratori (_Dissert_. 26, tom. II, p. 492) ha tolto dalle Cronache di Ricobaldo e di Francesco Pipino questo bizzarro avvenimento, e i pessimi versi che accompagnarono il donativo.
_Ave decus orbis, ave! Victus tibi destinor, ave!_ _Currus ab Augusto Frederico Caesare justo._ _Vae Mediolanum! Jam sentis spernere vanum_ _Imperii vires, proprias tibi tollere vires._ _Ergo triumphorum urbs potes memor esse priorum_ _Quos tibi mittebant reges qui bella gerebant._
Ecco ora un passo delle _Dissertazioni italiane: Nè si dee tacere che nell'anno 1727, una copia di esso Carroccio in marmo, dianzi ignoto, si scoprì nel Campidoglio, presso alle carceri di quel luogo, dove Sisto V l'avea fatto rinchiudere. Stava esso posto sopra quattro colonne di marmo fino colla seguente inscrizione_, ec., il soggetto della quale collimava con quello dell'Inscrizione antica.
[227] Il Muratori narra con imparziale erudizione (_Annal_., t. X, XI, XII) quanto si riferisce al declinare delle forze e dell'autorità degl'Imperatori in Italia; e i nostri leggitori potranno raffrontarne i racconti colla _Storia degli Alemanni_ (tom. III, IV) scritta da Schmidt, che con quest'Opera si meritò la stima de' proprj concittadini.
[228] _V._ Floro, l. I, c. 11, (traduzione Liguì, edizione Bettoni del 1823, p. 17, 18). Può leggersi con molta soddisfazione questo passo di Floro che meritò gli elogi di un uomo sommo (_Oeuvres de Montesquieu_, t. III, p. 634, 635, edizione in 4).
[229] _Ne a feritate Romanorum, sicut fuerant Hostienses, Portuenses, Tusculanenses, Albanenses, Labicenses, et nuper Tiburtini destruerentur_ (Mattia Paris, p. 757). Questi avvenimenti vengono accennati negli Annali e nell'Indice del Muratori (vol. XVIII).
[230] _V._ la vivace pittura che ne presenta il P. Labat (_Voyage en Espagne et en Italie_) dello stato e delle rovine di queste città, sobborghi, per così dire, di Roma, e quanto egli dice sulle rive del Tevere, ec. Era egli riseduto lungo tempo in vicinanza di Roma. _V._ anche una descrizione più esatta di questa città che il P. Eschinard (Roma, 1750, in 8) ha unita alla Carta topografica del Cingolani.
[231] Il Labat (t. III, p. 233) porta un decreto che, prima di questo risorgimento, era stato emanato dal Governo romano, e nel quale trovavasi una espressione che feriva crudelmente l'amor proprio e la povertà de' Tivolesi: _In civitate Tiburtina non vivitur civiliter._
[232] Per assicurarsi questa data, il Muratori ha avuta la saggezza di ponderare le testimonianze di nove autori, contemporanei alla battaglia.
[233] _V._ Mattia Paris, (p. 345). Il Prelato che comandava una parte dell'esercito pontifizio, era Pietro di Roche, stato Vescovo di Winchester trentadue anni. Lo Storico inglese ce lo dipinge, come guerriero e uomo di Stato (p. 178-399).
[234] _I fatti su i quali l'Autore scorre colla sua solita rapidità, sono veri pur troppo, ma null'altro proveranno se non se i Papi, ed i preti in generale, essendo uomini, furono talvolta presi, come gli altri, da ambizione, da avidità, e da altre passioni, e quindi alcune volte i partiti loro, pel grande loro potere su gli animi, furono terribili; l'espressione figurata_ la vigna del Signore, _onde l'Autore disegna la Chiesa, non era da usarsi, perchè i teologi dicono che la Chiesa è il corpo mistico, cioè misterioso di Cristo, nel quale veramente non devono essere le cose anzidette, avendo egli detto a' suoi seguaci_ pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis; _ma pur troppo la Storia ecclesiastica e civile è piena di fatti, che mostrano avere i Cristiani spesse volte dimenticato quelle parole._ (Nota di N. N.)
[235] _Se il volgo riguardava quale idolo il Papa, s'allontanava assai dal vero cristianesimo e dalla vera idea che devesi avere del Papa._ (Nota di N. N.)
[236] _V._ Mosheim (_Instit. Hist. eccl._, p. 401-403). Lo stesso Alessandro non rimase per poco vittima di una di queste tumultuose elezioni; e Innocenzo, il cui merito era dubbioso, fu riconosciuto Papa soltanto, perchè l'ingegno e il sapere di S. Bernardo fecero piegare a favore di lui la bilancia. Vedine la _Vita_ e gli scritti.
[237] Il Thomassin (_Discipl. de l'Eglise_, t. I, pag. 1252-1287) ha discusso con molto senno sopra tutto quanto si riferisce all'origine, ai titoli, all'importanza, alle preminenze, agli abiti, ec. de' Cardinali, ma la loro porpora non ha conservato lo stesso splendore. Il sacro Collegio venne aumentato e determinato al numero di settantadue individui, onde raffigurasse, sotto l'autorità del Vicario di Gesù Cristo, il numero de' suoi discepoli.
[238] _V._ la Bolla di Gregorio X (_Approbante sacro Concilio_ nel SESTO della legge canonica, l. I, t. 6, c. 3) vale a dire nel supplemento alle Decretali che Bonifazio VIII promulgò a Roma nel 1298, diramandole a tutte le Università dell'Europa.
[239] L'ingegno del Cardinale di Retz gli dava diritto di dipingere il Conclave del 1665 al quale assistè (_Mem_. t. IV, p. 15-57). Ma non so in qual conto debbano tenersi il sapere e la veracità di un anonimo italiano, la cui Storia (_Conclavi_, in 4, 1667) è stata continuata dopo il regno di Alessandro VII. La fortuna accidentale dell'Opera offre agli ambiziosi una lezione non fatta per iscoraggiarli. Per mezzo a un intricato labirinto si arriva alla cerimonia dell'adorazione, e la pagina successiva comincia dai funerali del Candidato prescelto.
[240] Le espressioni del Cardinale di Retz sono positive e pittoresche. «Vi si stette sempre col medesimo rispetto, e colla medesima civiltà, che vengono osservati ne' gabinetti dei Re; colla stessa gentilezza che vedeasi adoperata alla Corte di Enrico III; con quella famigliarità che appartiene ai Collegi, colla modestia addicevole ai noviziati, con quella carità, almeno in apparenza, che regnar potrebbe in mezzo a fratelli perfettamente concordi tra loro».
[241] «_Richiesti per bando_ (così si esprime Giovanni Villani) _senatori di Roma, e 52 del populo, e capitani de' 25, et consoli_ (Consoli?) _e 13 buoni huomini, uno per rione_». Noi non abbiamo cognizioni bastanti su quella età per determinare qual parte di una tale costituzione fosse solamente temporanea, e qual altra ordinaria e permanente. Però, gli antichi statuti di Roma ne porgono in ordine a ciò qualche debole lume.
[242] Il Villani (l. X, c. 68-71, _in_ Muratori, _Script_. t. XIII, p. 641-645) parla di cotesta legge, narrando l'avvenimento con molto meno orrore di quello che ne dimostra il prudente Muratori. Coloro che hanno studiati i tempi barbari de' nostri Annali, avranno anche veduto quanto le idee, o, a dir meglio, le assurdità della superstizione, sieno incoerenti e variabili.
[243] _V._ nel primo volume de' Papi d'Avignone la seconda _Vita_ originale di Giovanni XXII (p. 142-145), la confessione dell'Antipapa (p. 145-152) e le laboriose note del Baluzio (p. 714, 715).
[244] _Romani autem non valentes nec volentes ultra suam celare cupiditatem, gravissimam contra papam movere caeperunt quaestionem, exigentes ab eo urgentissime omnina quae subierant per ejus absentiam damna et jacturas, videlicet in hospitiis locandis, in mercimoniis, in usuris, in redditibus, in provisionibus, et in aliis modis innumerabilibus. Quod cum audisset papa, praecordialiter ingenuit, et se comperiens_ MUSCIPULATUM etc-. (Mattia Paris, p. 757). Circa alla Storia ordinaria della vita de' Papi, alle loro azioni, alle morti, residenze in Roma, e allontanamenti, ci contentiamo di accennare ai nostri leggitori gli Annalisti ecclesiastici, Spondano e Fleury.