Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13

Part 10

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[75] Fra i Turchi trovatisi a Costantinopoli, quando ne furono chiuse le porte, eranvi alcuni paggi di Maometto, sì convinti dell'inflessibil rigore del lor padrone, che chiesero venisse loro tagliata la testa, poichè volevansi ad essi impedire i modi di tornare al campo prima del tramontare del Sole.

[76] _V._ Duca (c. 35). Franza (l. III, c. 3), che avea navigato sul vascello veneto, ne riguarda siccome un martire il Capitano.

[77] _Auctum est Palaealogorum genus, et imperii successor, parvaeque Romanorum scintillae haeres natus, Andraeas_, ec. (Franza, l. III, c. 7). Espressione energica ispirata dal dolore.

[78] _V._ Cantemiro, p. 97, 98.

[79] Il presidente Cousin traduce il vocabolo Συντροφος, _Coeducato_, padre, balio. Egli segue, è vero, la versione latina, ma nella sua fretta, ha trascurata la nota, ove Ismaele Boillaud (_ad Ducam_) riconosce e corregge il proprio errore.

[80] L'uso di non mostrarsi al Sovrano, o ai superiori, senza offrirgli doni, è antichissimo fra gli Orientali; sembra analogo all'idea de' sagrifizj, più antica ancora e più generale. _V._ alcuni esempj di questa costumanza presso i Persiani, in Eliano (_Hist. Variar._, l. I, c. 31, 32, 33).

[81] Il _Lala_ de' Turchi (Cantemiro, p. 54) e il _Tata_ dei Greci (Duca, c. 35) vengono dalle prime sillabe che i fanciulli pronunciano; e può osservarsi che queste voci primitive, fatte per indicare i genitori, sono sempre la ripetizione d'una medesima sillaba composta d'una consonante _labiale_ o _dentale_ seguita da una vocale aperta (De Brosses, _Mécanisme des langues_, t. I, p. 231-247).

[82] Il talento attico pesava circa sessanta mine, o libbre (_V._ Hooper _on Ancient Weights Measures_, etc.); ma tra i Greci moderni questa denominazione classica è stata applicata ad un peso di cento e di centocinque libbre (Ducange, ταλαντον). Leonardo da Chio misura la palla, o il sasso del secondo cannone: _Lapidem qui palmis undecim ex meis ambibat in gyro._

[83] _V._ Voltaire, _Hist. génér._, c. 91, p. 294, 295. Si sa che questo autore aspirava alla monarchia universale nella letteratura. Onde il vediamo nelle sue poesie pretendere il titolo di astronomo, di chimico, ec., e sollecito di ostentare il linguaggio di tali scienze.

[84] Il Barone di Tott (t. III, p. 85-89), che nell'ultima guerra fortificò contro i Russi i Dardanelli, ha descritto, con tuono enfatico ed anche comico, la sua prodezza e la costernazione in cui furono gli Ottomani. Ma questo ardimentoso viaggiatore non possede l'arte d'inspirar confidenza.

[85] _Non audivit indignum ducens_, dice l'ingenuo Antonino; ma poichè i timori e la vergogna non tardarono a crucciar l'animo del Pontefice, il Platina dice in tuono d'abile cortigiano: _In animo fuisse Pontifici juvare Graecos._ Enea Silvio dice ancora in termini più asseveranti: _Structam classem_, ec. (Spond., A. D. 1453, n. 3).

[86] Antonino, _in Proëm. epist. cardinal. Isid., ap. Spond._ Il dottore Iohnson ha ottimamente espressa questa circostanza caratteristica nella sua tragedia, l'Irene.

_The groaning Greeks dig up the golden caverns,_ _The accumulated wealth of hoarding ages;_ _That wealth which, granted to their weeping prince,_ _Had rang'd embattled nations at their gates._

I quali versi così furono trasportati nella nostra lingua:

Dal grembo della terra, ove gli avari Progenitori li celaro, a stento Le gemme e l'oro ritogliean; tesori Che, del lor prence conceduti al pianto, Falangi di guerrieri avrian condotte Nanti le porte di Bisanzo, e salva Da servitù de' Cesari la sede.

[87] Presso i Turchi, le truppe poste a guardar il palagio chiamansi _Capiculi_, quelli che difendono le province _Seratculi_. La maggior parte de' nomi e delle istituzioni della milizia turca precedevano il _Canone Nameh_ di Solimano II, sul qual codice il Conte Marsigli, giovandosi anche della propria esperienza, compose il suo _Stato militare dell'Impero ottomano_.

[88] L'osservazione di Filelfo venne confermata nel 1508 da Cuspiniano (_De Caesaribus in epilog. de militia turcica_, p. 697). Il Marsigli prova che gli eserciti effettivi de' Turchi son men numerosi assai di quanto appariscono. Leonardo da Chio, non conta più di quindicimila giannizzeri nell'esercito che assediò Costantinopoli.

[89] _Ego, eidem (Imperatori) tabellas exhibui, non absque dolore et maestitia, mansitque apud nos duos, aliis occultus numerus._ (Franza, lib. III, c. 8). Purchè si perdonino a Franza alcuni pregiudizj nazionali, non saprebbe desiderarsi un testimonio più autentico di lui, sia intorno ai fatti pubblici, sia intorno ai consigli privati.

[90] Spondano racconta il fatto di questa unione non solamente con parzialità, ma d'una maniera imperfetta. Il Vescovo di Pamiers morì nel 1642, e la Storia di Duca, che parla di questi avvenimenti (c. 36, 37) con verità e coraggio eguali, non fu pubblicata che nel 1649.

[91] Il Franza, uno del numero de' Greci conformisti, confessa aversi avuto ricorso a tale riconciliazione solamente _propter spem auxilii_; e favellando di quelli che non vollero assistere al divin servigio in comune nella chiesa di S. Sofia, afferma con soddisfazione che _extra culpam et in pace essent_ (l. III, c. 20).

[92] _Già i Greci, vale a dire l'Imperatore, la Corte, ed alcuni Vescovi, Commissarj de' rimasti in Oriente, tanto al Concilio di Lione, che a quello di Firenze, non si unirono momentaneamente nella credenza co' Latini, ammettendo nel_ Credo ec. _l'aggiunta_ filioque, _usando nel tempo de' due Concilj il pane azzimo e riconoscendo il primato del Vescovo di Roma, ed ammettendo il purgatorio ed altre cose, che per avere soccorsi contro i Turchi, che minacciavano perfino Costantinopoli; l'unione nella credenza fra Cristiani-greci e Cristiani-latini, durò come quella dei loro Vescovi ne' due detti Concilj; i Vescovi greci, nell'aderire a' Latini per bisogno, non furono sinceri; il fatto lo provò, perchè andati alla loro patria, la divisione nella credenza tornò, e dura anche oggidì e durerà._ (Nota di N. N.)

[93] Il nome secolare di lui era Scolario, al quale sostituì l'altro di Gennadio nel vestir la cocolla, ovvero nell'atto di divenir Patriarca. Essendo quell'istesso che avea difesa a Firenze cotesta unione, perseguendola poi a Costantinopoli con tanto accanimento, Leone Allazio (_Diatrib. de Georgiis in Fabric. Bibl. graec._, t. X, p. 760-786) ha creduto che vi fossero due uomini di tal nome; ma il Renaudot (p. 343-383) ha confermata l'identità della persona, e la doppiezza del carattere.

[94] _Quest'ultima espressione è inconveniente; bastava dire, ostinate nella loro opinione, e fanatiche: si sa pur troppo che in cotali controversie non vi fu e non v'è luogo a via di mezzo, a riconciliazione ed a pace._ (Nota di N. N.)

[95] Φσκιολιον, καλυπτρα ammettono assai bene l'interpretazione _cappello di Cardinale_. La differenza di vesti incrudeliva ancor la discordia fra i Greci e i Latini.

[96] _Il buon credente non deve dire chimerica la speranza di qualche miracolo; ma bisogna saperlo domandare, e meritarlo._ (Nota di N. N.)

[97] Fa d'uopo ridurre le miglia greche ad una picciola misura che si è conservata nelle _werste_ di Russia, che sono di cinquecento quarantasette tese di Francia. I sei miglia del Franza non eccedono le quattro miglia inglesi, secondo il d'Anville (_Mésures itineraires_, p. 61-123, ec.).

[98] _At in dies doctiores nostri facti paravere contra hostes machinamenta, quae tamen avare dabantur. Pulvis erat nitri modica exigua; tela modica; bombardae, si aderant, incommoditate loci primum hostes offendere maceriebus alveisque tectos non poterant. Nam siquae magnae erant, ne murus concuteretur noster, quiescebant._ Questo passaggio di Leonardo da Chio è singolare ed importante.

[99] Al dire di Calcocondila e di Franza, il grande cannone scoppiò. Duca pretende che l'abilità dell'artigliere evitasse questo disastro. È evidente che i primi e l'ultimo di questi Storici non parlano dello stesso pezzo.

[100] Circa un secolo dopo l'assedio di Costantinopoli, le squadre di Francia e d'Inghilterra si diedero il vanto di avere, in un combattimento di due ore accaduto nella Manica, tratti trecento colpi di cannone (_Mémoires de Martin du Bellay_, l. X, nella _Collection générale_, t. XXI, p. 239).

[101] Ho scelti alcuni singolari fatti, senza aspirare all'instancabile quanto truce eloquenza adoperata dall'Abate Vertot nelle sue prolisse narrazioni degli assedj di Rodi, di Malta, ec. Questo vivace Storico, fornito di una mente romanzesca, e sollecito di piacere co' proprj scritti ai Cavalieri di Malta, ne ha adottato l'entusiasmo e lo spirito cavalleresco.

[102] La dottrina delle mine artificiali trovasi per la prima volta accennata in un manoscritto del 1480 di Giorgio da Siena (Tiraboschi, t. VI, parte I, p. 324). Vennero tosto adoperate nel 1487 a Sarzanella; ma il loro miglioramento appartiene al 1503, e ne viene attribuito l'onore a Pietro di Navarra, che ne fece uso con buon successo nelle guerre d'Italia (_Hist. de la Ligue de Cambrai_, t. II, p. 93-97).

[103] È cosa singolare che i Greci non si accordano sul numero di questi famosi vascelli. Duca ne indica cinque, Franza e Leonardo, quattro, Calcocondila, due: forse l'ultimo indica solamente i due più grandi; gli altri comprendono ancora i piccoli. Il Voltaire, che ne assegna uno di questi a Federico III, confonde fra loro gl'Imperatori d'Oriente e d'Occidente.

[104] Il Presidente Cousin trascura manifestamente, o piuttosto ignora affatto ogni erudimento della lingua e della geografia, quando fa che un vento australe trattenga a Chio questi vascelli, e che un vento di tramontana li conduca a Costantinopoli.

[105] Può vedersi qual fosse la debolezza e lo scadimento della turca marineria in Rycault (_State of the ottoman Empire_, p. 372-378), in Thevenot (_Voyages_, part. 1, p. 229-242) e nelle _Mémoires du baron de Tott_ (t. III). Questo ultimo Scrittore si mostra sempre sollecito di dilettare e sorprendere i suoi leggitori.

[106] Devo confessarlo, in questo momento mi si rappresenta alla immaginazione la pittura animata che ne offre Tucidide (l. VII, c. 71) dell'atteggiamento degli Ateniesi, allorchè, perplessi ed inquieti, stavano contemplando la battaglia navale che accadde nel gran porto di Siracusa.

[107] Giusta il testo esagerato, o corrotto di Duca (c. 38) questo bastone d'oro pesava cinquecento libbre. Il Bouillaud legge cinquecento dramme, o cinque libbre, peso che bastava per tenere in azione il braccio di Maometto sul corpo del suo ammiraglio.

[108] Duca, mal istrutto, a confessione di lui medesimo, degli affari dell'Ungheria, attribuisce a questo fatto un motivo di superstizione. «Gli Ungaresi, dic'egli, credeano che Costantinopoli sarebbe il termine delle conquiste de' Turchi.» _V._ Franza (l. III, c. 20) e Spondano.

[109] La testimonianza unanime di quattro Greci vien confermata da Cantemiro (p. 96), che fonda sugli Annali turchi le sue narrazioni; pur sarei proclive a ridurre la distanza di dieci miglia, e a prolungare l'intervallo d'una notte.

[110] Franza cita due esempj di navigli trasportati in tal guisa sull'Istmo di Corinto per uno spazio di sei miglia; l'un, favoloso, riguarda le imprese d'Augusto dopo la battaglia di Azio; l'altro, vero, si riferisce a Niceta, Generale greco del decimo secolo. Il ridetto Storico poteva aggiugnere l'audace impresa operata da Annibale per introdurre nel porto di Taranto le sue navi (Polibio, l. VIII, pag. 749, edizione di Gronov.).

[111] Questa fazione fu probabilmente consigliata ed eseguita da un Greco di Candia, che in una occasione di tal natura prestò servigio simile ai Veneziani (Spond., A. D. 1438, n. 37).

[112] A questo luogo, intendo favellar soprattutto delle imbarcazioni eseguite dai nostri, nel 1776 e 1777, sui laghi del Canadà, impresa che tanti disagi costò e tornò sì inutile nell'effetto.

[113] Calcocondila e Duca non vanno d'accordo sul tempo e i particolari della negoziazione, nè questa essendo stata, o gloriosa, o salutare, il fedele Franza risparmia al suo principe fin la taccia d'aver pensato ad arrendersi.

[114] Queste ali (Calcocondila, l. VIII, p. 208) non sono che una figura orientale; ma nella Tragedia inglese Irene, la passione di Maometto esce dai limiti della ragione e perfino dal senso comune.

_Should the fierce North, upon his frozen wings,_ _Bear him aloft above the wondering clouds,_ _And seat him in the Pleiads' golden chariot — _ _Thence should my fury drag him down to tortures._

«Quand'anche l'impetuoso vento del Nort sulle sue ali addiacciate li portasse al di sopra delle nubi stupefatte, e li collocasse nel dorato carro delle Pleiadi, il mio furore li toglierebbe di là per consegnarli a nuovi tormenti».

Indipendentemente dalla stravaganza di questo discorso senza conclusione, noterò, 1 Che l'azione de' venti non opera al di là dell'atmosfera. 2 Che il nome, l'etimologia e la favola delle Pleiadi appartengono unicamente al popolo greco (_Scholiast. ad Homer._ Σ. 686, _Eudacia in Ionia_, p. 339; Apollodoro, l. III, c. 10; Heyne, p. 229, not. 682), e non han che fare coll'astronomia degli Orientali (Hyde, _Ulugbeg. Tabul. in Syntag. Dissert._, t. I, p. 40-42; Goguet, _Origine des arts_, etc; t. VI, p. 73, 78; Gebelm, _Hist. du Calendrier_, p. 73) studiata da Maometto. 3 Il carro delle Pleiadi non entrò nè nelle scienze dell'astronomia, nè nella favola: temo che il dottore Iohnson abbia confuso le Pleiadi coll'Orsa Maggiore, ossia col Carro, il Zodiaco con una costellazione del Nort.

Αρκτον θ’ ην και αμαξαν επικλησιν καλεουσι

_Chiamò l'orsa anche carro._

[115] Il Franza prende collera per queste acclamazioni dei Musulmani, non perchè adoperavano il nome di Dio, ma perchè vi frammetteano quello del Profeta. Il pio zelo del Voltaire è eccessivo ed anche ridicolo.

[116] Sospetto assai che Franza si sia fabbricato a suo modo questo discorso il quale sa di predica e di convento siffattamente da indurre il dubbio se Costantino lo abbia mai pronunziato. Leonardo gli attribuisce un'arringa diversa, in cui si mostra più riguardoso verso gli ausiliari latini.

[117] Questo contrassegno di umiltà, che la divozione talvolta ha suggerito ai principi giunti all'estremità della vita, è un perfezionamento aggiunto alla dottrina del Vangelo sul perdono delle ingiurie: è cosa più facile il perdonare novecentonovantanove volte, che il chiedere una sola volta perdono ad un inferiore.

[118] Oltre alle diecimila guardie, ai marinai e ai soldati di mare, il Duca annovera dugencinquantamila Turchi, o a cavallo o fantaccini, che a questo assalto generale parteciparono.

[119] Il Franza nel censurare severamente la ritirata del Giustiniani, esprime il proprio cordoglio e quello del pubblico. Duca, per motivi che a noi sono ignoti, lo tratta con più riguardi e dolcezza; ma le parole di Leonardo da Chio manifestano un'indegnazione che era tuttavia nel suo primo impeto, _gloriae, salutis, suique oblitus_. I Genovesi, compatriotti del Giustiniani, sono sempre stati sospetti e spesse volte colpevoli in tutto quanto operarono nelle loro spedizioni dell'Oriente.

[120] Duca dice che l'Imperatore fu ucciso da due soldati turchi. Se prestiam fede a Calcocondila, egli rimase ferito in una spalla, indi schiacciato sotto la porta della città. Franza, trasportato dalla disperazione, si precipitò in mezzo ai Turchi, nè fu spettatore della morte di Paleologo; al quale possiamo senza taccia di adulazione applicare que' nobili versi di Dryden.

«Per la vasta pianura, è vana speme «Di rinvenirlo; allorchè ai vostri sguardi «Di cadaveri un monte appaia, a quello «V'inerpicate; e giunti in su la cima, «Il troverete; al generoso aspetto «Come nol ravvisar? Coi lumi al cielo «Ancor conversi, in su quel letto istesso «Giace supin che di nemiche salme «Pria gli compose il formidabil brando.

[121] Spondano (A. D. 1453, n. 10), che spera l'Imperatore in luogo di salute, vorrebbe potere assolvere questa sua inchiesta dalla colpa di suicidio.

[122] Leonardo da Chio giustamente osserva, che se i Turchi avessero riconosciuto l'Imperatore, non avrebbero perdonato a sforzi per salvare un prigioniero di tanta importanza che Maometto dovea desiderare d'aver fra le mani.

[123] _V._ Cantemiro, p. 96. I vascelli Cristiani che si trovavano alla bocca del porto, aveano sostenuto e tardato l'assalto da quella banda.

[124] Calcocondila non arrossisce della ridicola supposizione che gli Asiatici saccheggiassero Costantinopoli per vendicare le antiche sciagure di Troia; laonde i gramatici del secolo decimoquinto fanno derivare con compiacenza la grossolana denominazione _Turchi_ dall'altra più classica _Teucri_.

[125] Allorchè Ciro sorprese Babilonia, che stava celebrando una festa, la città era sì grande e sì poca la cura degli abitanti nel farne la guardia, che lungo tempo vi volle prima di far giungere ai lontani rioni la notizia della vittoria del Re persiano. _V._ Erodoto (l. 1, c. 191) e Usher (_Annal._, p. 78) che cita su di ciò un passo del Profeta Geremia.

[126] _Nelle sue prime parole_, che i Turchi prenderebbero Costantinopoli, _la predizione era facile a farsi, e ad avverarsi pel tristissimo stato de' Greci; il resto fu ben lungi dal verificarsi: il linguaggio poi ond'è espressa e modificata, è proprio del tempo della presa di Costantinopoli, e della circostanza d'una prossima pubblica sciagura, che mettendo spavento grandissimo negli animi, li dispone a ricevere le predizioni e a divenirne fanatici; quel linguaggio poi rassomiglia molto ad uno stile più antico. Vi sono sempre stati veri e falsi Profeti, e vi furono imperfette, e perfette predizioni; fatta dal buon credente l'eccezione de' Profeti della Sacra nostra Scrittura, la considerazione de' tempi, delle politiche e civili circostanze, del carattere nazionale, del clima, della religione, della specie di letteratura del paese di cui si tratta, somministra fondamenti e mezzi per ben intendere le loro mire e per giudicarle._ (Nota di N. N.)

[127] Questa animata descrizione è tolta da Duca (c. 39), che due anni dopo si trasferì presso il Sultano, come ambasciatore del principe di Lesbo (c. 44). Fino alla conquista di Lesbo, accaduta nel 1463 (Franza, l. III, c. 27), questa isola avrà ringorgato di fuggiaschi bizantini, i quali non avranno fatto altro che raccontare, e forse arricchir di favole la storia della loro sventura.

[128] _V._ Franza, l. III, c. 20, 21. Le sue espressioni son chiare: _Ameras sua manu jugulavit.... volebat enim eo turpiter et nefarie abuti. Me miserum et infelicem!_ Del rimanente, ei non poteva sapere che per via di vaghe vociferazioni le sanguinolente, o infami scene, che accadeano in fondo al Serraglio.

[129] _V._ Tiraboschi (t. VI, part. I, pag. 290) e Lancelot (_Mém. de l'Acad. des Inscript._ t. X, pag. 718). Sarei curioso di sapere come egli abbia potuto lodare cotesto pubblico nemico, dopo averlo in più d'un luogo vilipeso, come il più corrotto e il più barbaro de' tiranni.

[130] I _Comentarj_ di Pio II, suppongono che Isidoro mettesse il suo cappello di Cardinale sulla testa d'un morto; che questa testa venisse recisa e portata in trionfo, intanto che il padrone vero del cappello, era contrattato, venduto, e liberato, come un prigioniero di poco prezzo. La grande Cronaca dei Belgi orna di nuove avventure la fuga d'Isidoro. Ma questi (dice Spondano, A. D. 1453, n. 15), le tacque nelle sue lettere, per paura di perdere il merito e la ricompensa di avere sofferto per Gesù Cristo.

[131] Il Bosbec si diffonde con piacere e approvazione su i diritti della guerra e sulla schiavitù tanto comune fra gli Antichi e fra i Turchi (_De legat. turcica_, epist. 3, p. 161).

[132] Somma indicata in una nota in margine dal Leunclavio (Calcocondila, l. VIII, p. 211); ma quando ci vien raccontato che Venezia, Genova, Firenze ed Ancona perdettero cinquanta, venti e quindicimila ducati, sospetto sia stata dimenticata una cifra, ed, anche in tale supposizione, le somme tolte agli stranieri avrebbero appena oltrepassata la quarta parte dell'intero bottino.

[133] _V._ gli elogi esagerati e le lamentazioni di Franza (l. III, cap. 17).

[134] _È vero che i Latini, o Cattolici, prendendo Costantinopoli, commisero degli eccessi per l'odio che portavano a' Cristiani greci-scismatici; ma i mali cagionati da' Turchi prendendo Costantinopoli sono stati maggiori. Il vedere nella Storia l'odio persecutore e sanguinario fra Cristiani-cattolici, e Cristiani-scismatici, e quello ancora che per simili cagioni venne, merita la nostra compassione riguardando a' traviamenti del fanatismo, riprovati dalla buona morale. L'uomo imparziale, e dotto della Storia civile ed ecclesiastica, conosce che i mali prodotti dalle molte e lunghe controversie e guerre per motivi di religione, e di riti, non furono inferiori a quelli derivati dall'altre guerre._ (Nota di N. N.)

[135] _V._ Duca (c. 43) e una lettera 15 luglio 1453 scritta da Lauro Quirini al Pontefice Nicolò V (Hody, _De Graecis_, p. 192 sopra un manoscritto della Biblioteca di Cotton).

[136] Faceasi uso a Costantinopoli del Calendario Giuliano che conta i giorni e le ore incominciando da mezza notte; ma qui sembra che Duca le conti dal nascere del Sole.

[137] _V._ gli _Annali Turchi_, pag. 329, e le _Pandette di Leunclavio_, p. 448.

[138] Ho già parlato di questo monumento singolare dell'antichità greca (_V._ il cap. XVII di quest'Opera).

[139] Dobbiamo a Cantemiro (pag. 102) le descrizioni fatte dai Turchi sulla trasformazione della chiesa di S. Sofia in Moschea, acerbo argomento delle lamentazioni di Franza e di Duca. È cosa non priva di vezzo l'osservare, come una medesima cosa appare sotto aspetti contrarj a un Musulmano, e a un Cristiano.

[140] Il distico originale, da cui questi versi sono tradotti, vien riportato da Cantemiro, e trae nuova bellezza dall'applicazione che ne fu fatta. Così nel saccheggio di Cartagine, Scipione ripetè la profezia famosa di Omero. Parimente un egual sentimento di generosità trasportò la mente de' due conquistatori sul passato o sull'avvenire.

[141] Non posso persuadermi con Duca (_V._ Spondano, A. D. 1453, n. 13) che Maometto abbia fatto portare la testa dell'Imperator greco all'intorno per le province dalla Persia, dell'Arabia ec. Egli sarebbe stato certamente contento di meno inumani trofei.

[142] Franza era il personale nemico del Gran Duca, nè il tempo, o la morte di questo nemico, o la solitudine del chiostro, poterono inspirargli qualche sentimento di compassione o di perdono. Duca propende a lodarlo siccome un martire. Calcocondila è neutrale, ma egli è però quel fra gli Storici che ne dà qualche traccia sulla cospirazione ordita dai Greci.

[143] _V._ intorno alla restaurazione di Costantinopoli, e alle fondazioni de' Turchi, Cantemiro (p. 102-109), Duca (c. 42) Thevenot, Tournefort, e gli altri nostri moderni viaggiatori. L'Autore del _Compendio della Storia ottomana_ (tom. I, p. 16-21) fa una pittura esagerata della grandezza e della popolazione di Costantinopoli, dalla quale nondimeno possiamo comprendere che, nel 1586, i Musulmani erano in questa Capitale men numerosi de' Cristiani e ancor degli Ebrei.

[144] Il _Turbé_, o monumento sepolcrale di Abu-Ayub, trovasi descritto e delineato nel _Tableau général de l'Empire ottoman_ (Parigi, 1787, grande _in folio_), Opera la cui magnificenza supera forse l'utilità.

[145] Franza descrive una tale cerimonia, che è stata probabilmente abbellita passando dalle labbra de' Greci in quelle de' Latini. Il fatto vien confermato da Emanuele Malasso, che ha scritta in greco-volgare la _Storia de' Patriarchi dopo la presa di Costantinopoli_, inserita nella _Turco-Graecia_ del Crusio (l. V, p. 106-184). Ma i leggitori, anche i più proclivi a credere, si persuaderanno difficilmente che Maometto abbia adottata la seguente formola cattolica: _Sancta Trinitas quae mihi donavit imperium, te in patriarcham novae Romae delegit._