Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 12
c. 18), è incontrastabile prova che questa città nel secolo decimoquarto
era la prima e la più bella di tutte l'altre del Mondo cristiano. Quanto alle spoglie di Costantinopoli che vi scorsero i Greci, _V._ Siropolo (p. 87).
[545] Nicolò III d'Este, regnò quarant'otto anni (A. D. 1343-1441), possedendo Ferrara, Modena, Reggio, Parma, Rovigo e Comacchio. _V._ la Vita nel Muratori (_Antichità Estensi_, t. II, p. 159-201).
[546] Le popolazioni delle città latine risero assai del vestire de' Greci, delle lunghe tonache, delle larghe maniche e della barba. L'Imperatore non si distingueva dagli altri che pel colore porporino dell'abito e pel diadema, o tiara, la cui punta andava fregiata di un magnifico diamante (Hody, _De Graecis illustribus_, p. 31). Un altro spettatore però afferma l'usanza del vestir greco, essere _ più grave e più degna_ che non l'italiana (Vespasiano, _in vit. Eugen. IV_. Muratori, t. XXXV, p. 261).
[547] Intorno alle cacce dell'Imperatore, _V._ Siropolo (p. 143, 144-191). Il Papa gli avea spediti undici cattivi falconi, ma egli ne comprò uno addestrato a maraviglia e condottogli dalla Russia. Qualche leggitore maraviglierà forse di trovar qui la denominazione di _Giannizzeri_, ma i Greci tolsero questa voce agli Ottomani senza imitarne l'instituzione; e la vediamo spesso volte usata nell'ultimo secolo del greco Impero.
[548] Non senza vincere molte difficoltà, i Greci avevano ottenuto, che invece de' viveri in natura venisse loro fatta una distribuzione in danaro. Furono quindi assegnati quattro fiorini al mese alle persone di onorevole grado, e tre a ciascun servo. L'Imperatore ne ebbe trentaquattro, il Patriarca ventinove, e il Principe Demetrio ventiquattro. La paga intiera del primo mese, non andò che a seicento novantun fiorini, la qual somma dimostra che il numero de' Greci non oltrepassava i dugento (Syropulus, p. 104, 105). Nel mese di ottobre 1438, erano dovute le somme di quattro mesi addietro, e tre mesi ancora in aprile del 1439, e cinque e mezzo in luglio, epoca della unione (p. 172-225-271).
[549] Siropolo (p. 141, 142-204-221) deplora la prigionia de' Greci che venivano ritenuti quasi per forza in Italia, dolendosi intorno a ciò della tirannide dell'Imperatore e del Patriarca.
[550] Trovasi una relazione chiara ed esatta delle guerre d'Italia nel quarto volume degli _Annali_ del Muratori. Sembra che lo scismatico Siropolo (p. 145) abbia esagerato il temere e il correre a precipizio del Papa, allorchè si ritirò da Ferrara a Firenze. Gli atti provano che fu assai tranquilla, e convenevolmente eseguita una tale ritirata.
[551] Siropolo novera fino a settecento Prelati nel Concilio di Basilea; ma l'errore è palpabile e fors'anche volontario. Nè gli ecclesiastici di tutte le classi che furono presenti al Concilio, nè tutti i Prelati lontani che esplicitamente o implicitamente ne riconosceano i decreti, avrebbero bastato a formar questo numero.
[552] I Greci opposti all'unione non voleano di qui decampare (Syropulus, p. 178-193-195-202). I Latini non vergognarono di tirar fuori un vecchio manoscritto del secondo Concilio di Nicea, ove era stata aggiunta al Simbolo la parola _Filioque_, alterazione evidente.
[553] Un Greco celebre dice: Ως εγω οσαν εις ναον εισελθω Λατινων ου προσκυνω τινα των εκεισε αγιων, επει ουδε γνωγιξω τινα, _quando entro in una chiesa de' Latini non adoro nessuno de' Santi che colà sono, perchè non li conosco_ (Syropulus, pag. 109). Vedasi in quale impaccio si trovarono i Greci, alle p. 217, 218, 252, 253, 273.
[554] _V._ la disputa urbana di Marco d'Efeso e di Bessarione in Siropolo (pag. 257), che non cerca mai di palliare i vizj de' suoi compatriotti, e rende imparziale omaggio alle virtù de' Latini.
[555] Quanto all'indigenza de' Vescovi greci, _V._ un passo di Duca (pag. 31). Uno di questi prelati possedea per tutta sostanza tre vecchi abiti, ec. Bessarione avea guadagnato quaranta fiorini d'oro, facendo scuola vent'un anni in un monastero, ma ne avea spesi ventotto nel suo viaggio del Peloponneso, e a Costantinopoli il resto (Syropulus, p. 127).
[556] Siropolo pretende che i Greci non abbiano ricevuto danaro prima di sottoscrivere l'atto di unione (p. 283); racconta nondimeno alcune circostanze sospette, e lo Storico Duca afferma che si lasciarono corrompere dai donativi.
[557] I Greci esprimono in tuon doloroso i loro timori d'un esilio, o d'una schiavitù perpetua (pag. 197), e l'impressione che fecero sovr'essi le minacce dell'Imperatore (p. 260).
[558] Io mi dimenticava d'un altro dissenziente[559] d'un grado meno sublime ma ortodosso oltre ogni dire, il cane favorito di Paleologo, che solito a star sempre tranquillo sui gradini del trono abbaiò furiosamente, sinchè durò la lettura del Trattato d'unione, e vano fu l'accarezzarlo e il flagellarlo per ridarlo al silenzio (Syropulus, p. 265-267).
[559] _Un accidente non doveva porgere soggetto di spargere il ridicolo sulla lettura del_ Decretum unionis etc. _del Concilio generale di Firenze: se poi l'unione dei Vescovi greci coi latini non fu sincera, com'è vero, e come risulta della Storia, per cui lo scisma continuò, e continua ancora, ciò non ha relazione al ridicolo._ (Nota di N. N.)
[560] _Bisogna osservare a questo passo dell'Autore, che è massima de' Decretalisti e de' Curiali della Corte di Roma, ed anche di molti Teologi, specialmente Italiani, che devonsi considerare soltanto autorevoli quegli atti e decreti del Concilio generale di Basilea, dati prima che nascesse la dissensione, e la guerra fra il Concilio stesso, ed il Papa Eugenio IV, e finchè questi approvò il Concilio, e che quelli fatti dopo il decreto di scioglimento del Concilio stesso, scritto da Eugenio, in un col di lui trasferimento, e nuova convocazione a Ferrara, e indi a Firenze, non sono da valutarsi, perchè il Papa presiedette quello di Ferrara, e indi quello di Firenze. Per altro il Concilio generale di Pisa, dal quale fu eletto il Papa Alessandro V, erasi adunato, ed aveva decretato, non molto tempo prima, senza l'intervento di Papa, e tuttavia è riputato legittimo, ed autorevole da tutt'i Teologi, ed anzi lodato per l'elezione canonica d'Alessandro in quel tempo di gravi turbolenze. Questa contraddittoria diversità d'opinione de' Teologi, favoritori della Corte di Roma, deriva dall'aver voluto il Concilio di Basilea, seguendo l'esempio del Concilio di Costanza, ristabilire l'aristocrazia de' Vescovi nel governo della Chiesa, specialmente dopo il decreto d'Eugenio dello scioglimento, lo che il Concilio non venne a capo di fare, per l'avveduta politica di quel Papa. Del resto lo scioglimento della questione intorno i decreti autorevoli e non autorevoli del Concilio di Basilea (che noi ora lasciamo volentieri a' controversisti, perchè esigerebbe una dissertazione, che paragonasse lo stato ed i fatti de' primi cinque secoli de' Cristiani antichi con quello de' moderni), dipende dalla soluzione di un'altra, cioè se l'autorità di un Concilio generale sia superiore, o no, a quella del Papa._ (Nota di N. N.)
[561] Le Vite de' Papi raccolte dal Muratori (t. III, part. II, t. XXV) ne rappresentano Eugenio IV, come un Pontefice di costumi illibati ed anche esemplari. Se osserveremo però in quale arduo stato egli si trovasse, avendo vôlti in se gli sguardi di tutto il Mondo e di tanti nemici, vedremo in ciò un motivo, che lo costringeva ad essere molto circospetto.
[562] Siropolo credè minore obbrobrio l'assistere alla cerimonia dell'Unione che sottoscriverne l'atto; ma poi fu obbligato a far l'uno e l'altro, e adduce cattive scuse per difendere la sua obbedienza ai comandi dell'Imperatore, p. 290-292.
[563] Non v'è più oggi giorno alcuno di questi atti originali dell'Unione. Di dieci manoscritti, cinque de' quali si conservano a Roma, gli altri a Firenze, Bologna, Venezia, Parigi e Londra, nove sono stati assoggettati all'esame di un Critico abile, il sig. Bréquigny, che li ricusa a motivo della differenza delle sottoscrizioni greche e degli abbagli nella scrittura. Alcuni però di questi possono essere riguardati come copie autentiche, sottoscritte a Firenze prima del 26 agosto, nel qual tempo il Pontefice e gl'Imperatori si separarono (_Mém. de l'Académie des Inscript._, t. XLIII, p. 287-311).
[564] Ημιν δε ως εδοκουν φωνας, _mi pareano voci senza significato_ (Syropulus, p. 297).
[565] Tornando a Costantinopoli, i Greci s'intertennero a Bologna d'Italia cogli Ambasciatori d'Inghilterra, i quali dopo alcune interrogazioni e risposte su tale argomento, risero della pretesa unione di Firenze (Syropulus, p. 307).
[566] Le unioni de' Nestoriani e de' Giacobiti ec., sono sì inconcludenti, o favolose, che invano ho scartabellata, per trovarne qualche vestigio, la _Biblioteca Orientale_ dell'Assemani, schiavo fedelissimo del Vaticano.
[567] Ripaglia, situata presso Thonon nella Savoia, ad ostro del lago di Ginevra, oggidì è una Certosa. Il sig. Addisson (_Viaggio d'Italia_, vol. II, pag. 147, 148, ediz. delle sue Opere per cura di Baskerville) ha celebrato il luogo e il fondatore. Enea Silvio, e i Padri di Basilea non si stancano di lodare l'austero vivere del Duca eremita; ma sfortunatamente, il proverbio francese _faire ripaille_, fa fede dell'opinione generalmente diffusa sulla vita molle di questo ex-Pontefice.
[568] _Anche i Papi erano uomini, e di che mai gli uomini non abusano? Ma dagli abusi particolari che si fossero verificati rispetto ad alcuni Pontefici, era egli lecito il dedurne la conseguenza generale per tutti_: Continuarono ad abusarne? (Nota di N. N.)
[569] Intorno ai Concilj di Basilea, Ferrara e Firenze ho consultati gli Atti originali che formano i volumi XVII, XVIII dell'edizione di Venezia, terminati dalla Storia chiara, ma parziale, di Agostino Patrizio, Italiano, del secolo XV. Essendo stati i compilatori de' medesimi il Dupin (_Bibl. eccles._, t. XII) e il continuatore di Fleury (t. XXII), il rispetto che la Chiesa gallicana serba ad entrambe le parti gli ha tenuti in una circospezione quasi ridicola.
[570] Il Meursio, nel suo primo Saggio, cita tremila seicento vocaboli _greco-barbari_; e ne aggiunse mille ottocento in una seconda edizione, lasciando cionnullameno molto lavoro da farsi al Porzio, al Ducange, al Fabrotti, ai Bollandisti, ec. (Fabr., _Bibl. graec._, t. X, pag. 101, ec.). Trovansi parole persiane in Senofonte, e latine in Plutarco; tale è l'inevitabile effetto del commercio e della guerra; ma questa lega non corruppe in sostanza l'idioma.
[571] Francesco Filelfo era un sofista, o filosofo vanaglorioso, avido e turbolento. La vita di lui è stata accuratamente composta dal Lancelot (_Mém. de l'Acad. des Inscr._, tom. X, p. 691-751), e dal Tiraboschi (_Storia della Letteratura italiana_, t. VII, p. 282-294), in gran parte seguendo le tracce delle lettere dello stesso Filelfo. Le Opere di questo e de' suoi contemporanei, scritte con troppa ricercatezza, sono poste in dimenticanza; ma le loro lettere famigliari dipingono gli uomini e i tempi.
[572] Sposò, e forse aveva sedotta, la nipote di Manuele Crisoloras, donzella ricca, avvenente, e di nobile famiglia, congiunta di sangue coi Doria di Genova e cogli Imperatori di Costantinopoli.
[573] _Groeci quibus lingua depravata non sit... ita loquuntur vulgo hac etiam tempestate ut Aristophanes comicus, aut Euripides tragicus, ut Oratores omnes, ut historiographi, ut philosophi.... litterati autem homines et doctius et emendatius.... Nam viri aulici veterem sermonis dignitatem atque elegantiam retinebant, inprimisque ipsae nobiles mulieres; quibus cum nullum esset omnino cum viris peregrinis commercium, merus ille ac purus Groecorum sermo servabatur intactus_ (Philelp., _epist. ad ann. 1451, ap._ Hodium, p. 188, 189). Osserva in un altro luogo, _uxor illa mea Theodora locutione erat admodum moderata et suavi et maxime attica_.
[574] Filelfo cerca ridicolosamente l'origine della gelosia greca, o orientale ne' costumi dell'antica Roma.
[575] _V._ lo stato della letteratura de' secoli XIII e XIV nelle Opere del dotto e giudizioso Mosheim (_Instit. Hist. eccles._, p. 434-440, 490-494.)
[576] Sul finire del secolo XV, trovavansi in Europa circa cinquanta Università, molte delle quali fondate prima dell'anno 1300. Bologna noverava diecimila studenti, una gran parte di giurisprudenza; le ridette Università vedeansi tanto più popolate di scolari quanto era minore il numero delle medesime. Nell'anno 1357 gli studenti d'Oxford da trentamila divennero seimila (_Hist. de la Grande-Bretagne_, par Henri, vol. IV, p. 478). Nondimeno questo numero ridotto superava ancora il numero degli studenti da cui questa Università oggi giorno è composta.
[577] Gli Scrittori che hanno trattato più fondatamente il soggetto della restaurazione della lingua greca in Italia, sono il dottore Humph. Hody (_De Graecis illustribus, linguae graecae litterarumque humaniorum instauratoribus_, Londra, 1742, in 8. grande) e il Tiraboschi (_Istoria della Letteratura italiana_, t. V, p. 364, 377; t. VII, p. 112-143). Il Professore di Oxford è un dotto laborioso; ma il Bibliotecario di Modena ha il vantaggio di essere storico nazionale e moderno.
[578] _In Calabria quae olim magna Graecia dicebatur, coloniis graeci repleta, remansit quaedam linguae veteris cognitio_ (Dottore Hody, p. 2). Se i Romani la fecero sparire, fu restaurata dai Monaci di S. Basilio, che nella sola città di Rossano possedeano sette conventi (Giannone, _Istoria di Napoli_, t. I, p. 520).
[579] _Li barbari_, dice il Petrarca parlando degli Alemanni e dei Francesi, _vix, non dicam libros sed nomen Homeri audierunt_. Forse in ordine a ciò il secolo XIII era men felice di quello di Carlomagno.
[580] _V._ il carattere di Barlamo nel Boccaccio (_De geneal. Deorum_, l. XV, c. VI).
[581] Cantacuzeno, l. II, c. 36.
[582] Intorno l'amicizia del Petrarca con Barlamo, e i due abboccamenti che ebbero nel 1339 ad Avignone, e nel 1342 a Napoli, _V._ le eccellenti _Mémoires sur la vie de Petrarque_ (t. I, p. 406-410; t. II, p. 75-77).
[583] Il Vescovado ove si ritirò Barlamo era la Locride degli Antichi, _Seta Cyriaca_ nel Medio Evo, e corrottamente _Hieracium_, Geracia (_Dissert. chorograph. Italiae medii aevi_, p. 312). La _dives opum_ del tempo de' Normanni fu ben tosto ridotta all'indigenza, poichè la stessa sua Chiesa era povera; nondimeno la città contiene ancora tremila abitanti (Swinburne, p. 340).
[584] Trascriverò un passo di questa lettera del Petrarca (_Famil._ X, 2): _Donasti Homerum non in alienum sermonem violento alveo derivatum, sed ex ipsis Graeci eloquii scatebris, et qualis divino illi profluxit ingenio.... Sine tua voce Homerus tuus apud me mutus, immo vero ego apud illum surdus sum. Gaudeo tamen vel adspectu solo, ac saepe illum amplexus atque suspirans dico: O magne vir_, etc.
[585] Intorno alla vita e agli scritti del Boccaccio, nato nel 1313 e morto nel 1375, il lettore può consultare Fabrizio (_Bibl. lat. medii aevi_, t. I, p. 248, ec.) e Tiraboschi (t. V, p. 83-439-451). Le edizioni, le traduzioni e le imitazioni delle sue Novelle, o Favole sono innumerevoli. Egli avea nondimeno rossore di comunicare quest'opera frivola e forse scandalosa al suo rispettabile amico Petrarca, nelle Lettere e Memorie del quale comparisce in modo onorevole.
[586] Il Boccaccio si permette una onesta vanità: _Ostentationis causa graeca carmina adscripsi..... jure utor meo; meum est hoc decus, mea gloria scilicet inter Etruscos graecis uti carminibus. Nonne ego fui qui Leontium Pilatum_, etc. (_De genealog. Deorum_, l. XV, c. 7). Quest'Opera, dimenticata oggi giorno, ebbe tredici, o quattordici edizioni.
[587] Leone, o Leonzio Pilato, è abbastanza conosciuto, da quanto ne dicono il Dottore Hody (p. 2-11) e l'Abate di Sades (_Vie de Petrarque_, t. III, pag. 625-634-670-673). L'Abate di Sades con molta abilità imita lo stile drammatico e animato del suo originale.
[588] Il Dottore Hody (p. 54) biasima acremente Leonardo Aretino, il Guerini, Paolo Giovio, ed altri, per avere affermato che le lettere greche erano state restaurate in Italia, _post septingentos annos_, come se, dic'egli, fossero state in fiore fino alla fine del settimo secolo. Forse cotesti Scrittori appoggiavano i loro computi alla fine dell'Esarcato, perchè la presenza de' militari e de' magistrati greci in Ravenna dovea in qualche modo avervi conservato l'uso della lingua che si parlava in Bisanzo.
[589] _V._ l'articolo di Manuele, o Emmanuele Crisoloras, in Hody (p. 12-54) e Tiraboschi (t. VII, pag. 113-118). La vera data dell'arrivo di questo dotto in Italia, si contiene fra il 1390 e il 1400, nè ha d'altra epoca sicura che il regno di Bonifazio IX.
[590] Cinque o sei cittadini nativi di _Arezzo_, hanno preso successivamente il nome di _Aretino_; il più celebre e il men degno di esserlo, visse nel secolo XVI. Leonardo Bruni l'Aretino, discepolo di Crisoloras, fu dotto nelle lingue, oratore, storico, segretario di quattro Pontefici e cancelliere della Repubblica di Firenze, ove morì nel 1444, in età di settantacinque anni (Fabr., _Bibl. medii aevi_, t. I, pag. 190 ec.; Tiraboschi, t. VII, p. 33-38).
[591] _V._ questo passo nell'Aretino. _In Commentario rerum suo tempore in Italia gestarum, apud Hodium_, p. 28-30.
[592] Il Petrarca, che amava questo giovinetto, si dolea sovente di scorgere nel suo discepolo una impaziente curiosità, una indocile irrequietezza, e un'inclinazione all'orgoglio, che però ne annunciavano il genio e i futuri pregi (_Mém. sur le Pétrarque_, t. III, p. 700-709).
[593] _Hinc graecae latinaeque scholae exortae sunt, Guarino Philelpho, Leonardo Aretino, Caroloque, ac plerisque aliis tamquam ex equo Trojano prodeuntibus, quorum emulatione multa ingenia deinceps ad laudem excitata sunt_ (_Platina in Bonifacio IX_). Un altro Autore italiano aggiunge i nomi di _Paulus Petrus Vergerius, Omnibonus Vincentius, Poggius, Franciscus Barbarus,_ etc. Ma dubito se un'esatta cronologia concederebbe a Crisoloras l'onore di avere formati tutti questi dotti discepoli (Hody, p. 25-27, ec.).
[594] _V._ in Hody l'articolo di Bessarione (pag. 136-177), Teodoro Gaza, Giorgio da Trebisonda, e gli altri Maestri greci da me nominati, od omessi, si vedono citati ne' diversi capitoli di questo dotto Scrittore. _V._ anche Tiraboschi nella I e II parte del suo sesto tomo.
[595] I Cardinali picchiarono alla porta di Bessarione, ma il suo conclavista ricusò di aprire per non distoglierlo da' suoi studj. «Ah! Nicolò, diss'egli, poichè lo seppe, il tuo rispetto mi ha fatto perdere la tiara, e a te un cappello di Cardinale».
[596] Eran fra questi Giorgio da Trebisonda, Teodoro Gaza, Argiropolo e Andronico da Tessalonica, Filelfo, Poggio, Biondi, Nicolai, Perotti, Valla, Campano, Platina ec. _Viri_ (dice Hody, collo zelo di uno scolaro) _nullo oevo perituri_ (p. 137).
[597] Giovanni Lascaris era nato prima della presa di Costantinopoli, e continuò i suoi studj fino al 1535. I più chiari protettori di lui furono Leone X e Francesco I, sotto gli auspizj de' quali fondò i Collegi greci di Roma e di Parigi (Hody, p. 247-275). Egli lasciò figli in Francia; ma i Conti di Ventimiglia, e le numerose famiglie che ne derivano, non hanno altro diritto a questo cognome, fuor d'un dubbioso contratto di nozze colla figlia dell'Imperatore greco nel secolo decimoterzo (Ducange, _Fam. byzant._, p. 224-230).
[598] Francesco Florido ha conservati e confutati due epigrammi contro Virgilio, e tre contro Cicerone, chiamando l'autor di essi _Graeculus ineptus et impudens_ (Hody, p. 274). Abbiamo avuto ai nostri giorni un Critico inglese, Geremia Markland, che ha trovata nell'Eneide _multa languida, nugatoria, spiritu et majestate carminis heroici defecta_, e molti versi ch'egli avrebbe arrossito di confessare per suoi (_Praefat. ad Statii Sylvas_, p. 21, 22).
[599] Emmanuele Crisoloras e i suoi colleghi sono stati accusati d'ignoranza, d'invidia e d'avarizia (_Sylloge_, ec., t. II, p. 235). I Greci moderni pronunciano il β come il _v_ consonante, e confondono le tre vocali η ι υ e molti dittonghi. Tale era la pronunzia comune, che il severo Gardiner, mettendo leggi penali, mantenne nell'Università di Cambridge; ma il monosillabo βη, ad orecchio attico, ricordava il belar di un agnello, e un agnello sarebbe stato senza dubbio miglior personaggio di riscontro che un Vescovo o un Cancelliere. I Trattati dei dotti che corressero la pronunzia, e particolarmente di Erasmo, si troveranno nella _Sylloge_ di Havercamp (due volumi in 8., _Lugd. Bat._, 1736-1740). Ma è cosa difficile additar suoni per via di parole, e la pratica delle lingue viventi ci fa conoscere che la pronunzia delle lingue non può essere data ad intendere che col fatto e dai nativi che parlano bene le medesime. Osserverò qui che Erasmo ha approvata la nostra pronuncia del θ, _th_ (Erasmo, t. II, p. 130).
[600] Giorgio Gemisto Pleto, autore di voluminose opere sopra diversi argomenti, fu maestro di Bessarione e di tutti i Platonici del suo secolo. Invecchiando, visitò l'Italia, ma tornò presto a terminare il corso di sua vita nel Peloponneso. _V._ una singolare _diatriba_ di Leone Allazio _de Georgiis_, in Fabrizio (_Bibl. graec._, t. X, p. 739-756).
[601] Il Boivin (_Mém. de l'Acad. des Inscript._, tom. II, p. 715-729) e il Tiraboschi (t. VI, part. I, p. 259, 288) hanno descritto con chiarezza lo stato della filosofia platonica nell'Italia.
[602] _V._ la vita di Nicolò V composta da due autori contemporanei, Gianotto Manetto (t. III, parte II, pag. 905-962) e Vespasiano da Firenze (t. XXV, p. 267-290), nella Raccolta del Muratori. Si consulti anche il Tiraboschi (t. VI, p. 1-46, 52-109) e Hody agli articoli, Teodoro Gaza, Giorgio da Trebisonda ec.
[603] Il lord Bolingbroke osserva con eguale spirito e aggiustatezza che i Pontefici in ordine a ciò mostrarono minore politica del Muftì, rompendo eglino stessi il talismano che tenea da sì lungo tempo soggetto il Mondo (_Lettere sullo studio della Storia_, l. VI, p. 165, 166, ediz. in 8., 1779)[604].
[604] V. _la Nota di N. N. nella seguente pagina_.
[605] _Fu grande, a dir vero, il merito di Nicolò V; e le Opere de' classici Greci, ch'egli procacciò con tante spese, e con tante cure alle nazioni, allora ignorantissime d'Europa, furono per il fatto il fondamento, ed il motivo dei progressi delle nostre cognizioni nella Storia antica; ed erano esse grandemente da preferirsi ai settantaquattro canoni detti Arabici, scritti e falsamente attribuiti, quasi ducento anni dopo, al Concilio generale di Nicea, onde renderli autorevoli; agli otto libri delle Costituzioni, e dei canoni falsamente attribuiti agli Appostoli per la medesima ragione; alle false decretali del Vescovo Isidoro, delle quali detto abbiamo in altra nota nel Tomo IX, p. 307, ed a varie altre leggende di simil conio, spacciate col favore della generale e profonda ignoranza, ed estrema credulità, e che conservavansi manoscritte, prima che vi fosse l'arte della stampa, negli Archivj della Chiesa romana con grande gelosia, e che oggidì sono inserite e stampate anche nel_ Labbe, Collectio Magna Conciliorum, _con le dovute annotazioni d'uomini dottissimi e cattolici, dimostranti la nessuna loro autenticità, siccome fece pure il Fleury nella sua Storia ecclesiastica, ed altri uomini sapienti e cattolici. Per altro se conservavansi nel Vaticano questi scritti, che la buona critica che dopo venne discoprì apocrifi, ve ne erano altresì un grande numero d'autentici pure, intorno le materie della religione._ (Nota di N. N.)
[606] _V._ la _Storia letteraria_ di Cosimo e di Lorenzo de' Medici in Tiraboschi (t. VI, p. 1, l. 1, c. 2), che non lascia privi di giusti encomj Adolfo d'Aragona, Re di Napoli, i Duchi di Milano, di Ferrara, d'Urbino ec. La repubblica di Venezia è quella che ha men diritto alla riconoscenza dei dotti.
[607] _V._ Tiraboschi (t. VI, parte I, p. 104), e la compilazione della prefazione di Giovanni Lascaris alla Antologia greca, stampata a Firenze nel 1494. _Latebant_ (dice Aldo nella sua Prefazione agli Oratori greci, presso Hody, p. 249) _in Athos Thraciae monte; eas Lascaris.... in Italiam reportavit. Miserat enim ipsum Laurentius ille Medices in Graeciam ad inquirendos simul et quantovis emendos pretio bonos libros_. È cosa meritevole di osservazione che questa indagine fu agevolata da Baiazetto II.
[608] Negli ultimi anni del secolo decimoquinto, Grossino, Linacero e Latimero, che aveano studiato a Firenze sotto Demetrio Calcocondila, introdussero la lingua greca nell'Università di Oxford. _V._ la _Vita_ di Erasmo, non priva di singolarità, che ha composta il dottore Knight; benchè zelante campione della sua Accademia, questo Biografo è costretto a confessare che Erasmo, maestro di lingua greca a Cambridge, l'aveva imparata ad Oxford.
[609] I gelosi Italiani bramavano riserbarsi il monopolio della cattedra di lingua greca. Quando Aldo si trovò in procinto di pubblicare i suoi Comentarj intorno Sofocle ed Euripide, _Cave_, gli dissero, _cave hoc facias, ne Barbari istis adjuti, domi maneant; et pauciores in Italiam ventitent_ (_V._ il dottore Knight, nella sua _Vita di Erasmo_, pag. 365, tolta da Beato Renano).
[610] La Tipografia di Aldo Manuzio, Romano, fu posta a Venezia verso l'anno 1494. Egli stampò oltre a sessanta voluminose Opere di greca letteratura, la maggior parte delle quali erano tuttavia manoscritte e conteneano Trattati di diversi autori; di alcuni di questi egli compose due, tre e sino a quattro edizioni (Fabrizio, _Bibl. graec._, t. XIII, p. 605 ec.). Questo merito di Aldo non ci dee far dimentichi nullameno che il primo libro greco, la _Gramatica di Costantino Lascaris_, fu stampata a Milano nel 1476, e che l'Omero, stampato a Firenze nel 1488, è adorno d'ogni fregio dell'arte della Tipografia. _V._ gli _Annali tipografici del Mattaire e la Bibliografia istruttiva _ del Debure, Stampatore-libraio di Parigi, distintosi per le sue cognizioni.
[611] Sceglierò tre singolari esempli di questo classico entusiasmo, 1. Nel tempo del Sinodo di Firenze, Gemisto Peto, standosi ad intertenimento famigliare con Giorgio da Trebisonda, gli pronosticò che ben presto tutte le nazioni, rinunciando all'Evangelio e al Corano, abbraccierebbero un culto simile a quello dei Gentili (Leo Allatius, _apud_ Fabricium, t. X, p. 751). 2. Paolo II perseguitò l'Accademia romana fondata da Pomponio Leto, i cui primarj individui erano stati accusati di eresia, di empietà e di _paganesimo_. (Tiraboschi, t. VI, parte I, p. 81, 82). 3. Nel successivo secolo alcuni studenti e poeti celebrarono in Francia la festa di Bacco, e immolarono, dicesi, un capro per festeggiare il buon successo ottenuto dal Jodelle nella rappresentazione della sua tragedia, la Cleopatra (_Dictionnaire de Bayle_, art. _Jodelle_; Fontenelle, t. III, p. 56-61). Per vero dire la mal intesa divozione spesse volte ha creduto scoprire una seria empietà in quanto era solamente giuoco della immaginazione e del sapere.
[612] Il Boccaccio non morì che nell'anno 1375, nè possiamo assegnare un'epoca anteriore del 1480 al _Morgante Maggiore_ di Luigi Pulci, e all'_Orlando Innamorato_ del Boiardo (Tiraboschi, t. VI, parte II, p. 174-177).
FINE DEL VOLUME DUODECIMO
INDICE DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE CHE SI CONTENGONO NEL DUODECIMO VOLUME
CAPITOLO LX. _Scisma de' Greci e de' Latini. Stato di Costantinopoli. Ribellione de' Bulgari. Isacco l'Angelo scacciato dal trono per opera del suo fratello Alessio. Origine della quarta Crociata. I Francesi e i Veneziani collegati col figlio d'Isacco. Spedizione navale a Costantinopoli. I due assedj, e resa della città caduta in mano de' Latini._
A. D. Scisma de' Greci _pag._ 5 Loro avversione ai Latini 6 Processione dello Spirito Santo 7 Variazioni nella disciplina ecclesiastica 10 857-887 Dispute mosse da ambizione tra Fozio Patriarca di Costantinopoli e i Pontefici 12 1054 Il Patriarca di Costantinopoli e i Greci scomunicati dai Papi 15 1100-1200 Nimistà fra i Greci e i Latini 16 I Latini a Costantinopoli 18 1185-1195 Regno e indole d'Isacco l'Angelo 21 1187 Ribellione de' Bulgari 23 1195-1203 Usurpazione e indole di Alessio l'Angelo 25 1198 Quarta Crociata 27 Crociata de' Baroni francesi 29 697-1200 Stato de' Veneziani 32 Lega de' Francesi co' Veneziani 36 1202 Unione della Crociata e partenza da Venezia 39 Assedio di Zara 42 Lega de' Crociati col giovine Alessio 44 1203 I Crociati partono da Zara per Costantinopoli 47 Arrivo 50 Inutili tentativi dell'Imperatore per negoziare 51 Passaggio del Bosforo 53 Costantinopoli presa e assediata la prima volta dai Latini 57 Isacco l'Angelo e Alessio figlio del medesimo rimessi in trono 61 Dispareri fra i Greci e i Latini 65 1204 Rincomincia la guerra 69 Morzullo scaccia dal trono i due Angeli padre e figlio 70 Secondo assedio di Costantinopoli 70 Saccheggio di Costantinopoli 76 Parteggiamento del bottino 78 Miseria dei Greci 80 Sacrilegj e scherni 82 Distruzione delle statue 83
CAPITOLO LXI. _I Francesi e i Veneziani si dividono fra loro l'Impero. Cinque Imperatori latini delle Case di Fiandra e di Courtenai. Loro guerre contro i Bulgari e i Greci. Debolezza e povertà dell'Impero latino. Costantinopoli ripresa dai Greci. Conseguenza generale delle Crociate._
1204 Baldovino I eletto Imperatore 105 Parteggiamento dell'Impero greco 110 1204 ec. Ribellione de' Greci 115 1204-1122 Teodoro Lascaris Imperatore di Nicea 116 1205 Guerra de' Bulgari 121 Sconfitta e cattività di Baldovino 124 1206-1216 Regno e indole di Enrico 127 1217 Pietro di Courtenai Imperatore d'Oriente 132 1217-1219 Prigionia e morte di Pietro di Courtenai 134 1221-1228 Roberto Imperatore di Costantinopoli 135 1228-1237 Baldovino II e Giovanni di Brienne Imperatori di Costantinopoli 137 1237-1261 Santa Corona di spine 144 Buoni successi de' Greci 148 1261 Costantinopoli ripresa dai Greci 151 Conseguenze generali delle Crociate 155 1020 Origine della famiglia di Courtenai 162 1101-1152 I. I Conti di Edessa 164 II. I Courtenai di Francia 166 1150 Loro unione colla famiglia reale di Francia 167 III. I Courtenai d'Inghilterra 171 I Conti di Devon 172
CAPITOLO LXII. _Gl'Imperatori greci di Nicea e di Costantinopoli. Innalzamento e regno di Michele Paleologo. Finta riconciliazione del medesimo col Papa e colla Chiesa latina. Divisamenti ostili del Duca d'Angiò. Ribellioni della Sicilia. Guerra dei Catalani nell'Asia e nella Grecia. Sommossa di Atene, e stato presente di questa città._
Restaurazione dell'Impero greco 177 1204-1222 Teodoro Lascaris 178 1222-1225 Giovanni Duca Vatace 178 1255-1259 Teodoro Lascaris II 181 Famiglia e carattere di Michele Paleologo 185 Suo innalzamento al trono 189 1260 Michele Paleologo Imperatore 193 1261 Conquista di Costantinopoli 193 Ritorno dell'Imperator greco 195 Paleologo manda in bando il giovine Imperatore dopo avergli fatto cavar gli occhi 197 1262-1268 Scomunicato dal Patriarca Arsenio 198 1296-1319 Scisma degli Arseniani 200 1259-1282 Regno di Michele Paleologo 202 1273-1332 Regno di Andronico il Vecchio 202 1274-1277 Sua unione colla Chiesa latina 203 1272-1282 Perseguita i Greci 207 1283 Unione delle due Chiese disciolta 210 1266 Carlo d'Angiò s'impadronisce di Napoli e della Sicilia 210 1270 Minaccia l'Impero greco 213 1280 Paleologo sollecita i Siciliani a ribellarsi 214 1303-1307 Servigio e guerra de' Catalani nell'Impero greco 220 1204-1456 Mutamenti politici accaduti in Atene 226 Presente stato di Atene 229
CAPITOLO LXIII. _Guerre civili e rovine dell'Impero greco. Regni di Andronico il Vecchio, di Andronico il Giovane, e di Giovanni Paleologo. Reggenza, sommossa, regno e rinunzia di Giovanni Cantacuzeno. Fondazione di una Colonia genovese a Pera e a Galata. Guerre de' Coloni contro l'Impero e la città di Costantinopoli._
1282-1320 Superstizione di Andronico e del suo secolo 233 1325 Coronazione di Andronico il Giovane 241 1328 Andronico il Vecchio rassegna l'Impero 243 1332 Morte di questo 245 1328-1341 Regno di Andronico il Giovane 245 Due mogli avute dal medesimo 246 1341-1391 Regno di Giovanni Paleologo 249 Buona sorte di Giovanni Cantacuzeno 249 Nominato alla Reggenza dell'Impero 251 1341 Contrastatagli 251 Da Apocauco 251 Dall'Imperatrice Anna di Savoia 252 Dal Patriarca 252 Assume la porpora 254 1341-1347 Guerra civile 256 Vittoria di Cantacuzeno 257 Reingresso in Costantinopoli 259 1347-1355 Regno di Cantacuzeno 261 1353 Giovanni Paleologo move le armi contro Cantacuzeno 264 1355 Cantacuzeno nel mese di gennaio rassegna il trono 265 1341-1351 Disputa intorno la luce del Monte Tabor 265 1291-1347 I Genovesi mettono domicilio a Pera o Galata 269 Commercio e tracotanza de' Genovesi 272 1348 Guerra de' Genovesi contra l'Imperatore Cantacuzeno 274 Sconfitta della flotta di Cantacuzeno 275 1352 Vittoria riportata dai Genovesi su i Greci e sui Veneziani 276
CAPITOLO LXIV. _Conquiste di Gengis-kan e de' Mongulli dalla Cina sino alla Polonia. Pericolo in cui si trovano i Greci a Costantinopoli. Origine de' Turchi Ottomani in Bitinia. Regni e vittorie di Otmano, Orcano, Amurat I e Baiazetto I. Fondazione e progressi della Monarchia de' Turchi in Asia e in Europa. Situazione critica di Costantinopoli e del greco Impero._
1206-1227 Zingis-kan, o Gengis-kan, primo Imperatore de' Mongulli e de' Tartari 282 Leggi di Gengis-kan 285 1214 Invade la Cina 289 1218-1224 Carizme, la Transossiana e la Persia 291 1227 Morte di Gengis-kan 294 1227-1296 Conquiste de' Mongulli sotto i successori di Gengis 294 1234 Dell'Impero settentrionale della Cina 295 1279 Della Cina meridionale 297 1258 Della Persia e dell'Impero de' Califfi 298 1242-1272 Della Natolia 300 1235-1245 Del Kipsak, della Russia, della Polonia e dell'Ungheria 301 1242 Della Siberia 305 1227-1259 I successori di Gengis 306 1259-1368 Adottano i costumi della Cina 308 1259-1300 Divisione dell'Impero de' Mongulli 310 1240-1304 Pericoli che minacciano Costantinopoli e l'Impero greco 310 1304 Invilimento in cui cadono gl'Imperatori, o Kan Mongulli della Persia 313 1240 ec. Origine degli Ottomani 314 1299-1326 Regno di Otmano 315 1326-1360 Regno di Orcano 317 1316-1339 Conquista della Bitinia 318 1300 Anatolia divisa fra gli Emiri turchi 319 1312 ec. Province asiatiche perdute dai Greci 319 1310-1523 Cavalieri di Rodi 321 1341-1347 Primo passaggio de' Turchi in Europa 321 1346 Nozze di Orcano con una Principessa greca 324 1353 Ottomani in Europa 326 Morte di Orcano e di Solimano figlio di Orcano 328 1360-1389 Regno di Amurat I, e sue conquiste in Europa 328 Giannizzeri 330 1389-1403 Regno di Baiazetto o Ilderim 331 Conquiste del medesimo dall'Eufrate al Danubio 332 1396 Battaglia di Nicopoli 334 1396-1398 Crociata e prigionia de' Principi francesi 335 1355-1391 L'Imperator Giovanni Paleologo 340 Discordia de' Greci 340 1391-1425 L'Imperatore Manuele 342 1395-1402 Angustia di Costantinopoli 342
CAPITOLO LXV. _Innalzamento di Timur, o Tamerlano al trono di Samarcanda. Sue conquiste nella Persia, nella Georgia, nella Tartaria, nella Russia, nell'India, nella Sorìa e nella Natolia. Sue guerre contro i Turchi. Sconfitta e cattività di Baiazetto. Morte di Timur. Guerra civile de' figli di Baiazetto. Restaurazione della Monarchia de' Turchi sotto Maometto I. Costantinopoli assediata da Amurat II._
Storia di Timur, o Tamerlano 346 1361-1370 Sue prime imprese 350 1370 Innalzato al trono del Zagatai 352 1370-1400 Conquiste 353 1388-1393 Della Persia 353 1370-1383 Del Turkestan 355 1390-1396 Del Kipsak, della Russia ec. 356 1398-1399 Dell'Indostan 359 1400 Guerra di Timur contra il Sultano Baiazetto 362 La Sorìa invasa da Timur 366 Saccheggio di Aleppo 368 1401 Di Damasco 370 Di Bagdad 371 1402 Ingresso di Timur nella Natolia 372 Giornata d'Angora 373 Sconfitta e prigionia di Baiazetto 376 Storia della gabbia di ferro 377 Contraria al racconto dello Storico persiano di Timur 377 Attestata dai Francesi 380 —— Dagli Italiani 380 —— Dagli Arabi 381 —— Dai Greci 382 —— Dai Turchi 383 Probabile conghiettura 383 1403 Termine delle conquiste di Timur 384 1405 Trionfo a Samarcanda 388 Morte nella spedizione della Cina 390 Indole e pregi di Timur 391 1403-1421 Guerre civili de' figli di Baiazetto 396 I. Mustafà 396 II. Isa 397 1403-1410 III. Solimano 398 1410 IV. Musa 398 1413-1421 V. Maometto 399 1421-1451 Regno dell'Imperatore Amurat II 400 1421 Restaurazione dell'Impero degli Ottomani 400 1421-1425 Stato dell'Impero greco 402 1422 Costantinopoli assediata da Amurat II 406 1425-1448 Giovanni Paleologo II Imperatore 407 Successione ereditaria e meriti de' Principi ottomani 407 Educazione e disciplina de' Turchi 409 Invenzione e uso della polvere 412
CAPITOLO LXVI. _Sollecitazioni degl'Imperatori d'Oriente appo i Pontefici. Viaggi di Giovanni Paleologo I, di Manuele e di Giovanni II alle Corti dell'Occidente. Unione delle Chiese greca e latina proposta nel Concilio di Basilea ed eseguita a Ferrara e a Firenze. Stato della letteratura a Costantinopoli. Suo rinascimento in Italia, ove i Greci fuggiaschi la trasportarono. Curiosità ed emulazione de' Latini._
1339 Ambasceria dell'Imperatore Andronico il Giovane al Papa Benedetto XII 416 1345 Negoziazione di Cantacuzeno con Clemente VI 421 1355 Trattato di Giovanni Paleologo I con Innocenzo VI 423 1369 Giovanni Paleologo visita a Roma Urbano V 425 1370 Torna a Costantinopoli 429 Viaggi di Manuele in Occidente 429 1400 Alla Corte di Francia 430 —— d'Inghilterra 432 Stato del sapere in Grecia 434 —— In Francia 436 —— In Inghilterra 437 1402-1417 Animo indifferente di Manuele rispetto ai Latini 439 1417-1425 Negoziazioni 440 Ragguaglio d'un intertenimento famigliare dell'Imperator Manuele 441 Morte 442 1425 Zelo di Giovanni Paleologo II 443 Corruttela che regnava nella Chiesa latina 444 1377-1429 Scisma 446 1409 Concilio di Pisa 446 1414-1418 —— Di Costanza 446 1439-1443 —— Di Basilea 446 Chiaritosi contra Eugenio IV 447 1434-1437 Negoziazioni co' Greci 448 1437 Giovanni Paleologo s'imbarca sulle galee del Pontefice 450 1438 Accolto trionfalmente in Venezia 456 —— In Ferrara 457 Concilio de' Greci e de' Latini in Ferrara 458 1439 —— In Firenze 461 Negoziazioni coi Greci 464 1438 Decreto del Concilio di Basilea che toglie il Pontificato ad Eugenio 467 Unione de' Greci coi Latini 469 1440 Ritorno de' Greci a Costantinopoli 471 1449 Pace definitiva della Chiesa 472 1300-1453 Stato della lingua greca a Costantinopoli 472 Parallelo fra i Greci e i Latini 475 Risorgimento dell'erudizione greca in Italia 477 1334 Lezioni di Barlamo 478 1339-1374 Studj del Petrarca 479 1360 —— Del Boccaccio 481 1360-1363 Leonzio Pilato, primo Professore di lingua greca a Firenze e nell'Occidente 482 1390-1415 La lingua greca si ferma in Italia per opera di Manuele Crisoloras 484 1420-1503 I Greci in Italia 487 Il Cardinale Bessarione ec. 488 Pregi e difetti de' Greci 489 Filosofia Platonica 492 Emulazione e progresso de' Latini 493 1447-1455 Nicolò V 493 Cosimo e Lorenzo de' Medici 496 Uso e abuso dell'antica erudizione 498
FINE DELL'INDICE
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (seguite/seguìte, ancore/áncore e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le citazioni in greco sono state trascritte integralmente, senza apportare alcuna correzione per eventuali inesattezze ortografiche o grammaticali.