Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 11

Part 35

Chapter 353,499 wordsPublic domain

Dopo la perdita di Gerusalemme, Acri[654], lontana circa settanta miglia dalla prima città, divenne la metropoli de' Latini orientali: di vasti e saldi edifizj la ornarono, di doppio muro la cinsero, un porto artifiziale ivi costrussero. E fuggiaschi, e nuovi pellegrini ne aumentarono la popolazione, mentre il favor della tregua e il sito suo vantaggioso, tutto il commercio dell'Oriente e dell'Occidente vi conduceano. Trovavansi ne' mercati di Acri le produzioni di ogni clima; gl'interpreti d'ogni lingua vi convenivano; ma un tal miscuglio di tutte le nazioni, tutti i vizj ancora addusse colà, e propagò. Fra quanti eranvi discepoli di Cristo e di Maometto, gli abitatori di Acri d'entrambi i sessi, tutti gli altri in fama di corruttela e dissolutezza passavano, nè le leggi erano a bastanza forti per frenar quivi gli abusi della religione. Parecchi sovrani contava questa città, governo nessuno. I Re di Gerusalemme e di Cipro appartenenti alla Casa di Lusignano, i principi di Antiochia, i conti di Tripoli e di Sidone, i Gran Mastri degli Ordini, ospitaliero, templario e teutonico, le repubbliche di Venezia, di Genova, di Pisa, il Legato del Papa, i Re di Francia e d'Inghilterra, tutti con autorità independente volean dominarvi. Diciassette tribunali giudicavano con diritto di assolvere e sentenziare a morte; laonde i colpevoli d'un rione si rifuggivano ad un altro, ove non accadea mai che protezione non ottenessero. La gelosia delle diverse nazioni, e violenze, e sanguinosi casi partoria di frequente. Alcuni venturieri disonorando la Croce che difendeano, si trassero per correggere il ritardo de' loro stipendj a saccheggiare diversi villaggi maomettani. Diciannove mercatanti della Sorìa, che riposandosi nella fede pubblica, faceano tranquillamente il loro traffico, vennero spogliati ed appiccati per opera de' Cristiani; il Governo de' quali, negando la giusta soddisfazione chiesta per tale misfatto dal Sultano Kalil, le ostilità di questo principe giustificò. Ei mosse ver la città con sessantamila uomini di cavalleria, e cenquarantamila d'infanteria. Il suo traino di artiglieria, se mi è lecito valermi di questa espressione, era formidabile e numeroso. Vi vollero cento carri per trasportare i pezzi di legno, de' quali una sola macchina andava composta. Lo storico Abulfeda, che militava nelle truppe di Hamà, fu egli medesimo spettatore di questa santa guerra. Comunque grandi fossero le sregolatezze de' Franchi, l'entusiasmo e la disperazione animaronli di novello coraggio; ma dilacerati per le discordie de' diciassette lor Capi, si trovarono da tre bande oppressi dal peso delle forze che conduceva il Sultano. Dopo un assedio di trentatre giorni (A. D. 1291), i Musulmani forzarono il doppio muro. Le macchine distrussero la primaria fra le torri d'Acri; e datosi assalto generale dai Mammalucchi, la città venne presa, e sessantamila Cristiani perirono, o divennero schiavi. Il Convento, o a meglio dire la Fortezza dei Templarj, per tre giorni ancor resistè; ma trapassato da una freccia il Gran Mastro perì, e di cinquecento cavalieri che difendevano quelle mura, soli dieci rimasero in vita; più sfortunati però di coloro che caddero vittime della pugna, poichè il destino più tardi serbavali a patire su feral talamo le conseguenze dell'ingiusto e crudel bando che tutto il loro Ordine fulminava. Il re di Gerusalemme, il Patriarca, e il Gran Mastro dell'Ordine degli Ospitalieri, operarono la loro ritirata verso la riva; ma tempestosa era l'onda, nè il numero delle navi bastante ad accoglierli. Molta mano di fuggitivi annegò prima di aggiugnere l'isola di Cipro, ove Lusignano della perduta Palestina potea consolarsi. Vennero per ordine del Sultano spianate le chiese e le fortificazioni delle latine città; un motivo di timore o di avarizia persuase lasciar libero alla pietà cristiana l'accesso del Santo Sepolcro, libertà di cui alcuni devoti pellegrini d'indi in poi profittarono. Su quel lido, che sì lungo tempo avea rintronato delle querele del Mondo, un lugubre e solitario silenzio regnò[655].

NOTE:

[534] Anna Comnena racconta le conquiste fatte dal padre suo nell'Asia Minore (_Alexiad._, l. XI, p. 321-325, l. XIV, pag. 419); la guerra di Cilicia contra Tancredi e Boemondo (p. 228-342); la guerra di Epiro con insopportabile ampollosità (l. XII, XIII, pag. 345-406); la morte di Boemondo (l. XIV, p. 419).

[535] Cionnullameno i Re di Gerusalemme ad alcune forme di dependenza si sottomisero; e nelle date delle loro iscrizioni, una delle quali è tuttavia leggibile nella chiesa di Betlem, al proprio nome, quello del regnante Imperatore rispettosamente anteponevano (_Dissertat. sur Joinville_, XXVII, pag. 319).

[536] Anna Comnena, a compimento della sua favola, aggiunge che venne rinchiuso entro la bara in compagnia del cadavere d'un cuoco, e si degna fare le maraviglie che questo Barbaro abbia potuto sopportare tale imprigionamento e l'odore d'un morto. La ridicola novelletta dai Latini non è conosciuta.

[537] Απο Θυλης, nella geografia bisantina dovrebbe significare Inghilterra. Pure sappiamo, in modo da non dubitarne, che Enrico I non permise a Boemondo il levar truppe dall'Inghilterra (Ducange, _Not. ad Alexiad_, p. 41).

[538] La copia del Trattato (_Alexiad_, l. XIII, p. 406-416), è un documento meritevole di curiosità, che per essere inteso bene avrebbe d'uopo della carta del Principato di Alessandria: ma potrebbe anche fornire i dati per disegnarla.

[539] _V._ nella dotta opera del de Guignes (t. II, part. II) quanto sulla storia de' Selgiucidi d'Iconium, di Aleppo e di Damasco si è potuto raccogliere dagli autori Greci, Latini, ed Arabi; ma questi ultimi poco istruiti degli affari di Rum si dimostrano.

[540] Iconium viene citato da Senofonte, come posto fortificato; lo stesso Strabone lo accenna col nome equivoco di Κωμοπολις, _Comopoli_ (Cellarius, t. II, p. 121): nondimeno S. Paolo trova questo sito abitato da una _moltitudine_ πληθος di Ebrei, o Gentili. Abulfeda lo descrive, sotto la corrotta denominazione di Kunigià, come città grande, bagnata da un fiume, ricca di sontuosi giardini, distante tre leghe dalle montagne, e ornata, non so il perchè, dal mausoleo di Platone (Abulfeda, _Tabul._ XVII, p. 304, vers. Reiske, e l'_Index geographicus_ di Schultens, tolto da Ibn Said).

[541] Come supplimento alla storia della prima Crociata, _V._ Anna Comnena (_Alexiad_, l. XI, p. 331 ec.) e il libro ottavo di Alberto d'Aix.

[542] Intorno la seconda Crociata di Corrado III e di Luigi VII, _v._ Guglielmo di Tiro (l. XVI, c. 18-29), Ottone di Freysingen (l. I, cap. 34-45, 59, 60), Mattia Paris (_Hist. Mayor._, p 68), Struve (_Corpus Hist. Germanicae_, p. 372, 373), _Scriptores rerum Franc._, del Duchesne, t. IV; Niceta, _in Vit._ Manuel, l. I, c. 4, 5, 6, pag. 41-48; Cinnamo (l. II, p. 41-49).

[543] Intorno alla terza Crociata di Federico Barbarossa _V._ Niceta in Isacco l'Angelo (l. II, cap. 3-8, pag. 257-266), Struvio (_Corpus Hist. Ger._ p. 414), e due istorici che probabilmente furono spettatori: Taginone (_in Script. Freher._, t. I, p, 406-416, ediz. Struvio) e l'Anonimo _de Expeditione Asiatica, Fred. 1_ (_in Canisii antiquit. Lection._, t. III, part. II, p. 498-526, ediz. Basnage).

[544] Anna Comnena che pone di quarantamila uomini a cavallo e di centomila fanti il numero di questi migrati, li chiama Normanni, e assegna loro per condottieri i due fratelli di Fiandra. I Greci erano in singolarissima guisa ignoranti sui nomi delle famiglie e de' possedimenti de' Principi latini.

[545] Guglielmo di Tiro e Mattia Paris contano in ciascun esercito settantamila _loricati._

[546] Il Cinnamo cita questo conto imperfetto (εννενηκοντα μυριαδες, novecentomila), che Odone di Diogile presso il Ducange (_ad Cinnamum_) riduce alla esattezza col profferire un numero di novecentomila cinquecentocinquantasei individui. Perchè dunque la traduzione e il comentario si stanno al calcolo non compiuto di novecentomila? Goffredo di Viterbo esclama (_Pantheon_, p. 19 Muratori, t. VII, p. 462).

_— Numerum si poscere quaeras,_ _Millia millena milites agmen erat?_

[547] Questo stravagante calcolo è di Alberto di Stade (_V._ Struvio, p. 414). Il mio è tolto da Goffredo di Viterbo, da Arnoldo di Lubecca, citato dallo stesso Goffredo, e da Bernardo il Tesoriere (c. 169, p. 804). Gli autori originali tacciono a tal proposito. I Maomettani faceano ascendere il loro esercito a dugento, o dugentosessantamila uomini (Bohadin, _in vit. Saladin_, p. 110).

[548] Mi è d'uopo notare che nella seconda e nella terza Crociata, i Greci e gli Orientali chiamano i sudditi di Corrado e di Federico _Alamanni._ I _Lechi_ o _Tzechi_ del Cinnamo sono i Polacchi e i Boemi; questo autore conserva ai Francesi l'antica denominazione di Germani. Cita ancora i Βριταονοο _Britanni_ o Βριττο, _Britti_.

[549] Niceta, tuttavia fanciullo ne' giorni della seconda Crociata, durante la terza, difese contro i Franchi la rilevante piazza di Filippopoli. Cinnamo non respira che orgoglio e parzialità di nazione.

[550] Niceta biasima la condotta tenutasi dagli abitanti di Filadelfia, intanto che l'anonimo Alemanno accusa i proprj compatriotti (_culpa nostra_). Sarebbe da augurarsi che solamente contraddizioni di questo genere la Storia offerisse. Gli è ancora da Niceta che sappiamo il pio dolore, e gli umani sentimenti dimostrati da Federico.

[551] Χθαμαλη εδρα, _bassa sedia_, vocabolo che il Cinnamo traduce in latino come se fosse un sinonimo di Σεδδιον, _sella_. Il Ducange si adopera a tutt'uomo per coonestare questa circostanza umiliante pel suo Sovrano e per la sua patria (_sur Joinville, Dissert. 27_; pag. 317-320). In appresso Luigi insistè per un parlamento, _in mari ex aequo_, e non _ex equo_, come fu scioccamente in alcuni manoscritti copiato.

[552] _Ego Romanorum imperator sum, ille Romaniorum_ (Anonimo Canis. pag. 512). Lo stile pubblico e storico dei Greci era Ρεξ _Rex o princeps_; però il Cinnamo riguarda come sinonimi Ιμπερατορ, _Imperatore_ e _Re_ Βασιλευς.

[553] _V._ nell'_Epistole_ di Innocenzo III (13, p. 184), e nella _Storia di Boadino_ (pag. 129, 130) quali fossero su di un tal genere di tolleranza le opinioni di un Papa e quelle di un Cadì.

[554] Come conti di Vexin, i re di Francia prestavano omaggio di vassalli al monastero di S. Dionigi, e riceveano dall'Abate la bandiera del Santo, che era di forma quadrata, e di colore rosso fiammeggiante (_flamboyant_); e dal duodecimo fino al quindicesimo secolo l'oriflamma sempre innanzi ai francesi eserciti sventolò (Ducange _sur_ Joinville, _Dissert._ 18, p. 244-253).

[555] I materiali delle storie francesi della seconda Crociata si trovano nell'Opera _Gesta Ludovici VII_, pubblicata nel decimoquarto volume dalla Raccolta del Duchesne. Questo volume medesimo contiene molte lettere originali del Re, del ministro Suger ec., documenti i più autentici fra quanti la Storia ne somministri.

[556] _Terram horroris et salsuginis, terram siccam, sterilem, inamaenam_ (Anonim. Canis., p. 517). Modo di esprimersi enfatico e confacevole all'uom che soffriva.

[557] _Gens innumera, sylvestris, indomita, praedones sine ductore_; in somma tal genia d'uomini che lo stesso Sultano di Cogni potea sinceramente allegrarsi della lor distruzione (Anon. Canis., p. 517, 518).

[558] _V._ nello Scrittore anonimo della Raccolta di Canisio, in Taginone e Boadino (_vit. Saladin._ p. 119 e 120) la condotta ambigua tenutasi da Kilidge Arslan, sultano di Cogni, che detestava e temeva nel modo medesimo Saladino e Barbarossa.

[559] Il vezzo di mettere in paralello due grandi uomini, ha tratti molti scrittori a credere, o almeno a voler sostenere, che Federico annegò nel Cidno, famoso per la morte di Alessandro che imprudentemente vi prese un bagno (Q. Curt., l. III, c. 4, 5). Ma la strada tenuta dall'imperatore Barbarossa, m'induce piuttosto a pensare che il Saleph sia tutto un fiume col Calicadno, riviera men rinomata del Cidno, ma nel suo corso più lunga.

[560] Marino Sanuto mette per principio (A. D. 1321) _quod stolus Ecclesiae per terram nullatenus est ducenda_; e coll'attribuire a straordinario soccorso celeste il buon esito della prima Crociata, distrugge l'obbiezione, che questa alla massima da esso annunziata opporrebbe (_Secreta fidelium crucis_, l. II, pars II, c. 11, p. 37).

[561] _Ma questo sepolcro era quello di Gesù Cristo, riguardato da' Crociati, come una cosa preziosissima[*]._ (N. di N. N.)

* Alla pia osservazione dell'Autore di queste note un'altra ne aggiugneremo, filosofica semplicemente. I Crociati, e massimamente i loro condottieri, non erano dalla sola pietà guidati a queste imprese, ma dal desiderio di conquistare ricchezze e novelli regni, come lo stesso sig. Gibbon ha osservato nel precedente capitolo. L'esperienza poi delle sciagure de' predecessori non poteva essere di tanto peso, massimamente ne' secoli della cavalleria, per uomini ardentissimi di gloria militare, avvezzi a non calcolare, può dirsi, nulla la vita sol che vedessero una lontana speranza di superare ostacoli da niuno ancor superati. Forse minori pericoli non disprezzavano, e non disprezzano tuttavia, dopo la scoperta del Nuovo Mondo, quegli arditi naviganti, che, avidi di trovare nuove terre, nuovi animali, nuove meteore, affrontano incogniti fondi, furor di selvaggi, e mostri, e fame, e mari di diaccio. (_Nota dell'Editore_)

[562] I più autentici schiarimenti intorno a S. Bernardo si trovano ne' suoi scritti medesimi pubblicati nella edizione corretta del padre Mabillon, e ristampati a Venezia nell'anno 1750 in sei volumi _in-folio._ Tutto quanto l'affezione personale ha potuto raccogliere, tutto quanto la superstizione è stata capace di aggiungere, trovasi nelle due vite di questo Santo, composte da' suoi discepoli, nel sesto volume. Tutto ciò che l'erudizione e la sana critica possono ammettere, leggesi nelle Prefazioni degli Editori benedettini.

[563] Chiaravalle, detta _la valle di Assinto_, è situata nelle foreste vicino a Bar di Aube, nella Sciampagna. S. Bernardo arrossirebbe oggidì al vedere il lusso della sua Chiesa; cercherebbe la biblioteca, nè rimarrebbe molto edificato trovando un tino di capacità eguale ad ottocento botti, quasi somigliante a quello di Eidelberga. (_Mélanges d'une grande Bibliothèque_, t. XLVI, p. 15-20).

[564] _Secondo l'Autore il carattere di Santo non è interamente combinabile colla ragione e coll'umanità. Ma il vocabolo_ Santo, _altro non vuol dire, che buono, nel suo senso generale, applicabile a qualunque uomo, di qualunque nazione, e religione; e l'uomo buono pensa, ed opera secondo la ragione, e l'umanità; dunque non è vero essere il carattere di_ Santo _in generale, e nel suo vero significato non combinabile colla ragione, e coll'umanità. Riferendo poi l'Autore il vocabolo Santo ai Cristiani, fra' quali era S. Bernardo, avverta il lettore, che vie più, quando veramente lo meritino, il vocabolo_ Santo _è, loro bene applicato nel suo vero senso, inseparabile dall'uso della ragione, e dai sentimenti di umanità: nè varrebbe l'opporre alcuni fatti di zelo eccessivo e condannevole._ (N. di N. N.)

[565] I discepoli del Santo (_vit. prima_, l. III, c. 2, p. 1232; _vit. secunda_, c. 16, n. 45, p. 1383) raccontano un esempio sorprendente della pietosa apatia del loro maestro. _Juxta lacum etiam Lausannensem totius diei itinere pergens, penitus non attendit, aut se videre non vidit. Cum enim vespere facto, de eodem lacu socii collequerentur, interrogabat eos ubi lacus ille esset; et mirati sunt universi._ Per farsi idea del senso che una tal distrazione di S. Bernardo dovea eccitare, vorrei che il leggitore avesse, come io in questo momento, dinanzi alle finestre della sua Biblioteca, la deliziosa prospettiva di un sì ammirabil paese.

[566] Ottone di Freysingen, l. I, c. 4; S. Bernardo, _epist._ 363, _ad Francos orientales_, _Opp._, t. I, pag. 328; _vit. prima_, l. III, c. 4, t. VI, p. 1235.

[567] _Mandastis et obedivi.... multiplicati sunt super numerum; vacuantur urbes et castella; et pene jam non inveniunt quem apprehendant septem mulieres unum virum; adeo ubique viduae vivis remanent viris_ (S. Bern. _epist._ pag. 247).

[568] _Quis ego sum ut disponam acies; ut egrediar ante facies armatorum, aut quid tam remotum a professione mea, si vires, si peritia, ec._ (_Epist._ 256, t. I, pag. 259). Parla con disprezzo di Piero l'Eremita, _vir quidam_ (_ep._ 363).

[569] _Sic dicunt forsitan isti, unde scimus quod a Domino sermo egressus sit? Quae signa tu facis ut credamus tibi? non est quod ad ista ipse respondeam; parcendum verecundiae meae, responde tu pro me, et pro te ipso, secundum quae vidisti et audisti, et secundum quod te inspiraverit Deus._ (_Consolat._, lib. II, cap. 1, _Opp._, tom. II, p. 421-423).

[570] _V._ le testimonianze, _in vit. prima_, l. IV, c. 5, 6, _Opp._, l. VI, p. 1258-1261, l. VI, c. 1-17, p. 1286-1314.

[571] Filippo, arcidiacono di Liegi, che accompagnava S. Bernardo ha composta una narrazione de' miracoli che attribuivansi a questo Santo, e che, stando al detto del narratore, non erano meno di trentasei al giorno (Fleury, _Hist. eccles._ l. LXIX, n. 16). (_Nota dell'Editore_)

[572] _I Miracoli di S. Bernardo, senza entrare nell'esame delle particolarità del loro numero, della loro qualità, e delle loro circostanze, furono creduti; ma oggidì pei progressi delle cognizioni si distinguono gli effetti delle cause naturali, da quelli di una soprannaturale; e la filosofia mostra come sieno da separarsi le illusioni della calda immaginazione e della prevenzione, dalla realità, o l'imposture dalle verità. Molti luoghi poi di S. Bernardo, e specialmente quello_ sic dicunt farsitanae _mostrano la sua abilità nell'arte rettorica. La grandissima prevenzione del popolo a di lui favore, doveva rendere sempre vittoriosa la di lui facondia, che tutti i popoli spingeva alla crociata in Palestina, onde ne venivano disertate le province. Oggidì la facondia di S. Bernardo non produrrebbe alcun effetto._ (Nota di N. N.)

[573] Abul-Mahazen, presso il De Guignes, _Histoire des Huns_, t. II, part. II, p. 99.

[574] _V._ l'articolo _Sangiar_ nella Biblioteca orientale del d'Herbelot, e il de-Guignes (t. II, part. 1, pag. 230-261). Per suo splendente valore, fu soprannomato dagli Orientali il secondo Alessandro, e tanto fu l'eccesso dell'affetto de' sudditi verso di lui, che per un anno intiero dopo la sua morte, continuarono pel Sultano le lor preghiere. Però Sangiar potrebbe essere caduto prigioniero così de' Cristiani, come degli Uzj. Regnò cinquant'anni all'incirca (A. D. 1103-1152), e si mostrò proteggitor generoso ai poeti della Persia.

[575] L'Autore della Zaira avea del certo presente all'animo questo stato politico dell'Oriente in que' giorni, quando facea dire ad Orosmano:

«Mais la mollesse est douce, et sa suite est cruelle. Je vois autour de moi cent rois vaincus par elle, Je vois de Mahomet ces lâches successeurs, Ces califes tremblans dans leur triste grandeur, Couchés sur les debris de l'autel et du trone, Sous un nom sans pouvoir languir dans Babylone; Eux qui seraient encore, ainsi que leurs ayeux, Maîtres du monde entier, s'ils l'avoient été d'eux. Bouillon leur arracha Solyme et la Syrie; Mais bientôt, pour punir une secte ennemie, Dieu suscita le bras du puissant Saladin ec.» (_Nota dell'Editore_).

[576] _V._ la Cronologia degli Atabek di Yrak e della Sorìa nel De Guignes, t. I, p. 254, e nello stesso autore (t. II, part. 2, p. 147-221) i regni di Zenghi e di Noraddino, da esso descritti valendosi del testo arabo di Benelatir, Ben-Sciunà e Abulfeda; la _Biblioteca orientale_, agli articoli, _Atabek e Noradinno_; e le dinastie di Abulfaragio (p. 250-267, _vers._ Pocock).

[577] Guglielmo di Tiro (l. XVI, capo 4, 5-7) racconta la presa di Edessa, e la morte di Zenghi. Il nome di Zenghi corrotto e trasformato in _Sanguino_ somministra ai Latini materia di una goffa allusione e all'indole del medesimo, che essi fanno _sanguinaria_, e al suo misero fine: _Fuit sanguine sanguinolentus._

[578] _Noradinus_ (dice Guglielmo di Tiro, lib. XX, 33) _maximus nominis et fidei christianae persecutor; princeps tamen justus, vafer, providus, et secundum gentis suae traditiones religiosus._ Possiamo aggiungere a questa autorità di un Cattolico, quella d'un primate de' Giacobiti (Abulfaragio, p. 267). _Quo non alter erat inter reges vitae ratione magis laudabili: aut quae pluribus justitiae experimentis abundaret._ Fra gli elogi fatti ai Re, i più meritevoli di fede sono quelli che questi ottengono dopo morte, e dal labbro stesso dei loro nemici.

[579] Fondato su i racconti dell'Ambasciatore, Guglielmo di Tiro (l. XIX, cap. 17, 18) descrive il palazzo del Cairo. Vennero trovati nel tesoro del Califfo una perla grossa quanto un uovo di colombo, un rubino che diecisette dramme d'Egitto pesava, uno smeraldo lungo un palmo e mezzo, e grande numero di cristalli e di porcellane della Cina (Renaudot, p. 536).

[580] _Mamluc_, al plurale _Mamalic._ Pocock (_Proleg. ad_ Abulfaragio, pag. 7), e d'Herbelot, pag. 545, definiscono il _Mamluc, servum emptitium, seu qui pretio numerato in domini possessionem cedit._ Vediamo di frequente i Mammalucchi nelle guerre di Saladino (Bohadin, pag. 236). I primi Mammalucchi introdotti dai discendenti di Saladino nell'Egitto, furono i Mammalucchi _Bahartie._

[581] Giacomo di Vitry pretende che il re di Gerusalemme non avesse condotto con sè più di trecentosettantaquattro cavalieri. Tanto i Franchi, quanto i Musulmani, attribuiscono la superiorità di numero al nemico: i quali due calcoli si possono conciliare sottraendo in un d'essi i timidi Egiziani, nell'altro sommandoli.

[582] Si parla qui di Alessandria degli Arabi, che, quanto ad estensione e ricchezze, può riguardarsi termine medio fra l'Alessandria de' Greci e de' Romani, e l'Alessandria de' Turchi (Savary, _Lettres sur l'Egypte_, t. I, p. 25, 26).

[583] Intorno a questa grande rivoluzione dell'Egitto, _V._ Guglielmo di Tiro (l. XIX, 5, 6, 7-12-31, XX, 5-12), Boadino (_in vit. Saladin._ pag. 30-39), Abulfeda (_in excerpt._, Schultens, p. 1-12), d'Herbelot (_Bibl. orient. Adhed_, _Fathema_, ma vi è poca esattezza), Renaudot (_Hist. patr. Alex._, pag. 522-525, 532-537), Vertot (_Hist. des chevaliers de Malte_, t. I, p. 141-163, in 4) e de Guignes (t. II, part. II, p. 185-215).

[584] Quanto ai Curdi, _V._ de Guignes (t. I, p. 416, 417), l'_Indice geografico_ di Schultens, e Tavernier (_Voyages_, part. I, p. 308-309). Gli Aiubiti discendeano dalla tribù dei Ravadici, una fra le più nobili; ma essendo infetti della eresia delle Metempsicosi, i Sultani ortodossi procuravano farli credere non derivati dai Curdi, se non se per parte della madre che avesse sposato uno straniero stanziatosi fra queste genti.

[585] _V._ il quarto libro dell'_Anabasis_ di Senofonte. I diecimila ebbero più a dolersi delle frecce de' Carduchiani che di tutto il rimanente dell'esercito del gran Re.

[586] Dobbiamo al professore Schultens i materiali i più autentici e preziosi intorno alla vita di Saladino; e sono: la vita di questo principe, composta dal suo ministro ed amico, il Cadì Boadino; numerose compilazioni della storia composta dal parente di Saladino, principe Abulfeda di Hamà. Aggiugneremo a questi l'articolo _Salahaddin_ della _Biblioteca orientale_, e quanto è possibile il raccogliere dalle _Dinastie_ di Abulfaragio.

[587] Poichè il medesimo Abulfeda era un Aiubita, gli si dee merito, d'avere, almeno col suo silenzio, professata la modestia del fondatore.

[588] _Hist. Hieros._, nell'Opera _Gesta Dei per Francos_, (pag. 1152). Trovasi un esempio di simil fatta nel Joinville (pag. 42, ediz. del Louvre); ma il pietoso S. Luigi ricusò agl'Infedeli l'onore di ammetterli a far parte di un Ordine cristiano (Ducange, _Observ._ p. 70).