Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 11
Part 28
Al combattimento giudiziario si facea luogo in tutte quelle cause criminali, ove della perdita della vita, di un membro, o dell'onore decider doveasi, e in tutte quelle pretensioni civili allor quando la cosa contrastata pareggiava, o oltrepassava il valore di un marco d'argento. Sembra che nelle cause criminali l'inchiesta del combattimento appartenesse all'accusatore; il quale, tranne le accuse per delitti di Stato, vendicava egli stesso o l'ingiuria personale di cui querelavasi, o la morte della persona da esso rappresentata. Però in tutte quelle accuse che prova ammettevano, gli era d'uopo offerire testimonj di fatto. Nelle cause civili non si concedea il combattimento, come, prova che giustificasse i diritti di chi il richiedeva, ammenochè prima non desse testimonj, i quali avessero conoscenza del fatto, o affermassero averla. Allora il combattimento diveniva privilegio del difensore, che accusava i testimoni di spergiuro profferito a suo danno, e trovavasi quindi nella stessa circostanza di chi chiedea per cause criminali la pugna. In tal circostanza, il combattimento non provava nè per l'affermativa, nè per la negativa come il Montesquieu lo ha supposto[529]. Ma il diritto di presentarlo fondavasi sulla facoltà di ottenere coll'armi il risarcimento di un affronto; tal che la pugna giudiziaria non riconosceva origine diversa da quella per cui oggidì accadono i nostri duelli. Il campione non concedeasi che alle donne, e agli uomini privi di qualche membro, o l'età de' quali oltrepassasse i sessant'anni. La sconfitta decidea della morte o dell'accusato, o dell'accusatore, ovvero del campione, o testimonio che questo erasi assunto. Nelle cause civili però chi chiedeva il duello, rimanendo vinto, non veniva punito che coll'infamia e colla perdita della causa; bensì il suo campione, o testimonio, ad obbrobriosa morte andava soggetto. In molti casi, il diritto di permettere, o proibire la pugna riserbavasi ai giudici; ma in due circostanze diveniva conseguenza inevitabile della disfida. Erano queste, se un fedele vassallo avesse data mentita a un de' suoi pari sopra qualche ingiusta pretensione da questo armatasi sopra una parte de' dominj del comune Signore; o se un litigante, mal contento della sentenza ardiva tacciare l'onore e l'equità de' giudici della Corte. Gli era lecito il farlo, ma sotto la clausola severa, quanto pericolosa, di battersi nel medesimo giorno con tutti i Membri del tribunale, e sin con quelli che trovati eransi assenti all'atto della condanna, bastando che ei fosse vinto da un solo per soggiacere alla morte, e alla infamia. Ella è cosa probabile assai che niuno si avvisasse di tentare un tale esperimento, ove niuna speranza vedeasi di vittoria. Il Conte di Giaffa merita encomj per l'accortezza, con cui nelle _Assise_ di Gerusalemme, anzichè cercare di agevolarli, s'adoperò a tor di mezzo i combattimenti giudiziarj. Ei li riguardava piuttosto fondati sui principj dell'onore che su quelli della superstizione[530].
L'instituzione de' Corpi civili e delle Comunità municipali, fu una delle precipue cagioni per cui i plebei alla feudale tirannide si sottrassero; e se la fondazione di tali corporazioni nella Palestina ha per epoca la prima Crociata, possono riguardarsi come le più antiche del Mondo latino. Grande era il numero degli uomini postisi in pellegrinaggio a solo fine di procacciarsi sotto le bandiere della Croce un rifugio contra gli immediati loro signori; la politica indusse i principi Francesi, come espediente di impedire tal migrazione, ad assicurar loro i diritti e i privilegi de' liberi cittadini. _L'Assisa_ di Gerusalemme ne dà in aperti termini a divedere, come Goffredo, dopo avere instituita pei Cavalieri e Baroni, una Corte di Pari, alla quale egli medesimo presedeva, creasse un secondo tribunale, ove il Visconte dello stesso Goffredo ne teneva le veci. Su di tutta la cittadinanza del regno la giurisdizione di cotesta Corte estendeasi: ed era composta di un numero di cittadini, scelti fra i più ragguardevoli ed assennati, i quali si obbligavano con giuramento a giudicare secondo le leggi tutti gli affari che si riferivano alle azioni, o alle sostanze de' loro eguali[531]. I re, e i loro grandi vassalli fermandosi a mano a mano di residenza nei luoghi nuovamente conquistati seguirono l'esempio di Gerusalemme, onde prima della perdita di Terra Santa, più di trenta delle ridette corporazioni vi si trovarono. Le cure del Governo si estesero sopra un'altra classe di sudditi, i Cristiani della Sorìa, o orientali[532] che sotto la tirannide del Clero gemeano. Avendo questi domandato di essere giudicati giusta le loro leggi nazionali, Goffredo ben accolse l'istanza; e a favor d'essi, venne instituita una terza Corte, la cui giurisdizione agli scambievoli affari di questi ricorrenti si limitava. Doveano i giudici scelti a tal uopo, essere nati in Sorìa, parlarne la lingua, e professarne la religione. Ma il Visconte della città vi adempia talvolta gli ufizj di presidente (_Rais_ in lingua araba). Le _Assise_ di Gerusalemme si presero ancora qualche pensiero degli uomini posti ad una incommensurabile distanza dai Nobili, degli stranieri, de' villici, e degli schiavi o di gleba, o fatti in guerra, che indistintamente venivano riguardati siccome altrettante proprietà. La cura di sollevare, o proteggere questi infelici, quasi men degna di un legislatore venia reputata; però nel menzionato codice si tratta dei modi di assicurare il ritorno de' fuggiaschi, senza pronunziar contr'essi pene afflittive. Coloro che gli aveano perduti, potevano fare istanza per riaverli, come se stati fossero cani o falconi. Di fatto il valore d'uno schiavo e d'un falcone era il medesimo: ma si chiedeano tre schiavi, o dodici buoi per compensare un cavallo di battaglia: e nel suolo della cavalleria, il prezzo di questo animale, tanto agli altri due superiore venne valutato trecento piastre d'oro[533].
NOTE:
[384] L'origine del vocabolo _Picard_, e per conseguenza di _Picardie_, non più remota del duodicesimo secolo, è affatto singolare, e deriva da un scherno, meramente accademico, sugli studenti dell'università di Parigi, venuti dalle frontiere della Francia, o della Fiandra, ai quali a motivo della indole loro litigiosa fu attribuito l'epiteto di _Picards._ (Valois, _Notitia Galliarum_, pag. 447; Longuerue, _Descript. de la France_, pag. 54).
[385] Guglielmo di Tiro (l. I, c. 11, p. 637, 638) descrive così l'Eremita: _Pusillus, personna contemplibilis, vivacis ingenii, et oculum habens perspicacem gratumque, et sponte fluens ei non deerat eloquium._ (_V._ Alberto d'Aix, p. 185; Giberto, p. 482; Anna Comnena in _Alex._, l. X, p. 284 ec., e le _Note_ del Ducange, p. 349).
[386] _Ultra quinquaginta millia, si me possunt in expeditione pro duce et pontifice habere, armata manu volunt in inimicos Dei insurgere, et ad sepulchrum Domini ipso ducente pervenire._ (Greg. VII, _epist._ 2, 31, t. XII, p. 322, _Concil._).
[387] _V._ le vite originali di Urbano II, scritte da Pandolfo Pisano, e da Bernardo Guido nel Muratori (_Rerum ital. script._, t. III, part. I, 352, 353).
[388] Cotesta donna è conosciuta sotto i nomi di Prasse, Euprecia, Eufrasia e Adelaide. Ella era figlia di un principe russo, e vedova di un Margravio di Brandeburgo (Struw, _Corp. Hist. german._ p. 340).
[389] _Henricus odio eam coepit habere: ideo incarceravit eam, et concessit ut plerique vim ei inferrent; imo filium hortans ut eam subagitaret_ (Dodechin, _Continuat. Marian. Scot., apud_ Baron., A. D. 1092 n. 4), e nel Concilio di Costanza, da Bertoldo, _rerum inspector_ viene indicata; _quae se tantas et tam inauditas fornicationum spurcitias, et a tantis passam fuisse conquesta est, etc. e indi a Piacenza: satis misericorditer suscepit, eo quod ipsam tantas spurcitias non tam commisisse, quam invitam pertulisse, pro certo cognoverit papa cum sancta synodo_ (Ap. Baron. A. D. 1093, n. 4, 1094, 3). Bizzarro argomento alle infallibili decisioni di un Pontefice e di un Concilio![*]. Cotali abbominazioni ripugnano a tutti i sentimenti della natura umana, cui non può alterare una contesa che alla mitra e all'anello si riferisca. Sembra ciò nullameno che questa femmina sciagurata si lasciasse indurre dai preti a raccontare, o ad attestare colla propria sottoscrizione alcuni fatti obbrobriosi per essa e per suo marito ad un tempo.
* _I cattivissimi costumi di quel tempo davano tali sospetti ai Concilj, che per mancanza di buone leggi, di saggia politica, d'illuminati magistrati, e in somma d'incivilimento, dovevano udire tali cose, e rimediarvi, e giudicarne: di que' secoli di mezzo, disse dottamente il Sabellico, ed abbiam noi maggior diritto di dirlo, giacchè di molto andarono innanzi le scienze, da Sabellico a noi_: stupor et amentia quaedam oblivioque morum invaserant hominum animos. (Nota di N. N.)
[390] _V._ la Descrizione e gli _Atti del Sinodo di Piacenza_ (_Concil._ t. XII, p. 821 ec.).
[391] Giberto, nato in Francia tesse egli stesso l'elogio del valore e della pietà di sua nazione, la quale co' detti e coll'esempio predicò la Crociata: _Gens nobilis, prudens, bellicosa, dapsilis et nitida.... Quos enim Britones, Anglos, Ligures, si bonis eos moribus videamus, non illico Francos homines appellemus?_ (pag. 478). Egli medesimo per altro confessa che la vivacità de' suoi compatriotti degenera in vane millanterie (pag. 502), e in petulanza verso gli estranei (p. 483).
[392] _Per viam quam jamdudum Carolus magnus, mirificus rex Francorum, aptari fecit usque C. P._ (_Gesta Franc._, p. 1, Roberto Monaco, _Hist. Hieros._, l. I, p. 33 ec.).
[393] Giovanni Tilpino, o Turpino fu arcivescovo di Reims nell'anno di Cristo 773. Dopo il 1000, un frate delle frontiere della Spagna compose il romanzo che porta in fronte il nome di questo prelato, e ove questo Monsignore vien tratto a dipingersi da sè medesimo, com'uomo al vino e alle risse propenso. Ciò nullameno, tanta era in que' tempi l'opinione del merito degli ecclesiastici, il pontefice Calisto II, A. D. 1122, riconobbe un tale apocrifo libro, siccome autentico, e l'Abate Sugger lo ha citato rispettosamente nelle grandi Cronache di S. Dionigi (Fabric. _Biblioth. latin. medii aevi_, ediz. Mansi, t. IV, pag. 161).
[394] _V. Etat de la France_, del Conte di Boulainvilliers, t. I, p. 180, 182, e il secondo volume delle _Observations sur l'Histoire de France_ dell'abate Mably.
[395] Nelle province australi della Loira, i primi Capeti godeano appena della supremazia feudale; d'ogni lato la Normandia, la Brettagna, l'Aquitania, la Borgogna, la Lorena e la Fiandra, restrigneano i limiti della Francia, così propriamente detta. _V._ Adr. Valois, _Notitia Galliarum._
[396] Questi Conti, usciti d'un ramo secondogenito de' duchi di Aquitania, vennero finalmente da Filippo Augusto spogliati della massima parte de' loro dominj; e i vescovi di Clermont insensibilmente diventarono i sovrani della città (_Mélanges tirés d'une grande Biblioth._, t. XXXVI, p. 288 ec.).
[397] _V._ gli Atti del Concilio di Clermont (_Concil._, t. XII, p. 829, ec.).
[398] _Confluxerunt ad concilium e multis regionibus, viri potentes et honorati innumeri, quamvis cingulo laicalis militiae superbi_ (Baldric, testimonio occulare, p. 86-88; Roberto monaco, p. 31-32; Gugl. di Tiro, 1, 14-15, p. 639-641; Giberto, p. 478-480; Foulcher di Chartres, p. 382.)
[399] La tregua di Dio (_Treva_ o _treuga Dei_) ebbe la sua prima origine in Aquitania, nel 1032; biasimata da alcuni vescovi, come occasione prossima di spergiuro, rifiutata dai Normanni che in contraddizione co' lor privilegi la riguardarono (_V._ Ducange, _Gloss. lat._ t. VI, 682-685).
[400] _Deus vult! Deus vult!_ era il grido del Clero che intendeva il latino (Robert. Monach, l. I, p. 32). I Laici che parlavano il dialetto provenzale, o di Limoges lo corrompevano esclamando: _Deus lo volt_ o _Die el volt!_ V. _Chron. Cassinense_, l. IV, c. II, p. 497, nel Muratori, _Script. rerum ital._, t. IV, e Ducange, _Diss._ XI, p. 207, sopra Joinville, e _Gloss. lat._, t. II, p. 690. Quest'ultimo autore offre nella sua Prefazione un saggio difficile anzichè no del dialetto di Rouergue nel 1100; e le circostanze di luogo e di tempo, si avvicinano assai a quelle in cui il Concilio di Clermont fu tenuto (p. 15, 16).
[401] Essi la portavano per lo più sull'omero, ricamata in oro o in seta, ovvero fatta di due pezzi di drappo cuciti sull'abito. Nella prima spedizione di tal genere tutte queste Croci erano rosse; nella terza i soli Francesi aveano serbato questo colore. I Fiamminghi preferirono croci verdi, bianche gl'Inglesi (Ducange, t. II, p. 651). Pure il rosso sembra il color favorito del popolo inglese, e in tal qual modo nazionale, se abbiasi riguardo ai loro stendardi e alle loro vesti militari.
[402] Il Bongars che ha pubblicate le relazioni originali delle Crociate, adotta con compiacenza il titolo fanatico prescelto da Giberto, _Gesta Dei per Francos._ Alcuni critici proposero l'ammenda _Gesta_ diaboli _per Francos_ (Hannau 1611, 2 vol. in-fol.). Offrirò qui brevemente la nota degli autori da me consultati per la storia della prima Crociata collocandoli nell'ordine in cui si trovano nella raccolta, 1. _Gesta Francorum_; 2. Roberto il monaco; 3. Balderico; 4. Raimondo d'Agiles; 5. Alberto d'Aix; 6. Foulcher di Chartres; 7. Giberto; 8. Guglielmo di Tiro; 9. Radolfo Cadomense _de gestis Tancredi_(_Script. rer. ital._ t. V, p. 285-333), e 10. Bernardo Tesoriere, _De acquisitione Terrae Sanctae_ (tom. VII, pag. 664-848). Quest'ultimo fu ignoto ad un autore francese moderno che ha composto un lungo registro critico degli storici delle Crociate (_Esprit des Croisades_, tom. I, p. 13-141), e i cui giudizj credo nella massima parte poter confermare. Non mi è riuscito il procacciarmi che tardi la raccolta degli Storici francesi del Duchesne. 1. _Petri Tudebodi sacerdotis Sivracensis Historia de Hierosolymitano Itinere_ (t. IV, p. 773-815), è stata rifusa nelle opere del primo scrittore anonimo, del Bongars. 2. La storia in versi della prima Crociata, in sette libri divisa (p. 890-912), oltre all'essere assai sospetta, è ben poco istruttiva.
[403] Se il lettore si farà ad esaminare la prima scena della prima parte dell'Enrico IV, troverà nel testo del Shakespeare gli slanci naturali dell'entusiasmo, e nelle note del dottore Johnson gli sforzi di uno spirito vigoroso, ma ad un tempo pregiudicato, che avidamente afferra tutti i pretesti per odiare e perseguitare chiunque nelle opinioni religiose da lui differisca.
[404] Il sesto discorso del Fleury intorno alla Hist. ecclesiast. (p. 223-261) contiene un esame filosofico sulla cagione e su gli effetti delle Crociate.
[405] Muratori (_Antiq. ital. medii aevi_, t. V, _Dissert._ 68, p. 709-768) e il sig. Chais (_Lettres sur les jubilées et sur les indulgences_, t. II, Lettres 21 e 22, p. 478-556) discutono ampiamente il soggetto della penitenza e delle indulgenze del Medio evo. Avvi però fra essi questa diversità che il dotto Italiano dipinge con moderazione, e forse con troppo deboli tinte, gli abusi della superstizione, mentre il ministro olandese gli esagera con eccesso di acerbità.
[406] Lo Schmidt (_Ist. degli Alemanni_, t. II, p. 211-220, 452-462) offre uno scritto del Codice penitenziale di Regino nel nono secolo e di Burcardo nel decimo. A Worms in uno stesso anno furono commessi cinquantacinque assassinj.
[407] _Il male di que' tempi, nel quale erano involti i laici del pari, che gli ecclesiastici, ed i difetti delle discipline stesse colle quali pretendevasi porvi rimedio, sono già descritti lungamente dagli Storici. I progressi della civiltà, l'ordinamento delle leggi, la cognizione del vero ben pubblico, la buona filosofia, nata, a cresciuta lentamente, ma sodamente, dopo il coltivamento della lettere, e delle arti che a lei disposa, ed elevò gli animi, ci condussero ad uno stato oltremodo migliore, onde noi riguardiamo con compassione quei passati secoli, ne' quali si aveva una falsa idea dell'indulgenze._ (Nota di N. N.)
[408] Si può provare all'evidenza che fino al dodicesimo secolo il _solidus_ d'argento, o lo scellino, valea dodici danari o soldi, e che venti _solidi_ equivaleano al peso di una libbra d'argento, una lira sterlina in circa. La moneta inglese si trova ridotta ad un terzo del suo valore primitivo, e la francese ad un quinto.
[409] _Una qualche parte di queste grandi somme era impiegata a benefizio de' poveri; ma questa disposizione, per sè stessa pia, non faceva, non altrimenti, che quella simile de' ricchissimi monasteri, che alimentare l'infingardaggine, ed impedire il movimento dell'industria, una delle vere sorgenti della prosperità di un popolo._ (Nota di N. N.)
[410] _È noto che v'erano cattive costumanze intorno la remissione de' peccati, e intorno al genere di penitenza, onde cancellarli._ (Nota di N. N.)
[411] Ad ogni centinaio di battiture, il penitente si purificava recitando un salmo; e tutto il Salterio accompagnato da quindicimila staffilate scontava cinque anni di penitenza canonica.
[412] La vita e le imprese di san Domenico l'Incuoiato si trovano riferite da Pier Damiano, ammiratore ed amico di questo Santo. _V._ Fleury (_Hist. ecclés._, t. XIII, p. 96-104). Il Baronio (A. D. 1056, n. 7) osserva, sulle tracce di Damiano, quanto fosse venuto in usanza un tal modo di espiazione (_Purgatorii genus_), ed anche fra le più ragguardevoli matrone (_sublimis generis_).
[413] A un quarto di reale, o anche ad un mezzo reale per battitura. Sancio Pansa non mettea tanto cara l'opera sua; nè forse era più mariuolo.... Mi ricordo aver veduto ne' _Voyages d'Italie_ del padre Labat (t. VII, p. 16-29) una pittura ammirabile della destrezza d'uno di cotesti giornalieri.
[414] _Quicumque pro sola devotione, non pro honoris vel pecuniae adeptione, ad liberandam ecclesiam Dei Jerusalem profectus fuerit, iter illud pro omni paenitentia reputetur._ (_Canon., Concilio di Clermont_, II, p. 829). Giberto chiama _novum salutis genus_ questo pellegrinaggio (p. 471), e tratta, quasi da filosofo, un tale argomento.
[415] Tali erano almeno la fiducia de' Crociati, e l'opinione unanime degli Storici d'allora (_Esprit des Croisades_, t. III, p. 477); giusta la teologia ortodossa però, le preghiere pel riposo dell'anime dovrebbero essere incompatibili coi meriti del martirio.
[416] I venturieri scriveano lettere intese a confermare tutte queste belle speranze, _ad animandos qui in Francia residerant._ Ugo di Reiteste vantavasi di avere in sua porzione una abbazia e dieci castella, pretendendo che la conquista di Aleppo altre cento glie ne frutterebbe. (Guibert, p. 554, 555).
[417] Nella sua lettera, o vera, o falsa, al conte di Fiandra, Alessio fa un miscuglio de' rischi della Chiesa, delle reliquie de' Santi e dello _amor auri et argenti et pulcherrimarum faeminarum voluptas_ (p. 476): come se, montando in collera, osserva Giberto, le donne greche fossero più belle delle francesi.
[418] V. i privilegi de' _Crucesignati_, immunità da' debiti, usure, ingiurie, braccio secolare ec. Essi erano sotto la perpetua salvaguardia del Papa (Ducange, t. II, p. 651, 652).
[419] _Facevano bene a procacciarsi denari, perchè non dobbiam sempre attendere miracoli._ (Nota di N. N.)
[420] Giberto (p. 481) offre una pittura vivacissima di questa frenesia generale. Egli era nel picciol numero di que' suoi contemporanei, capaci di esaminare e apprezzare con freddezza di mente la scena straordinaria che innanzi agli occhi accadeagli: _Erat itaque videre miraculum caro omnes emere, atque vili vendere_, ec.
[421] _Per quanto grande fosse il fanatismo, e la cecità degli uomini in quel tempo, bisognava che l'Autore non solamente citasse cotesta specie di pagamento, ma lo provasse con qualche esempio particolare._ (Nota di N. N.)
[422] Trovansi nell'opera (_Esprit des Croisades_, t. III, p. 169, ec.) intorno a questi stigmi alcune particolarità tolte da autori ch'io non ho confrontati.
[423] _Fuit et aliud scelus detestabile in hac congregatione pedestris populi, stulti et vesanae levitatis, anserem quemdam divino spiritu asserebant afflatum, et capellam non minus eodem repletam; et hos sibi duces secundae viae fecerant_, ec. (Alberto d'Aix, l. I, c. 31, p. 169). Se cotesti contadini fossero stati fondatori di un impero, vi avrebbero potuto introdurre, come in Egitto, il culto degli animali che la filosofia de' lor discendenti avrebbe giustificato sotto il velo di qualche sottile e speciosa allegoria.
[424] Beniamino di Tudela descrive lo stato de' suoi confratelli ebrei, dimoranti sulle rive del Reno, partendosi da Colonia; questi erano ricchi, generosi, istrutti, benefici, e l'arrivo del Messia con impazienza aspettavano (_Viaggi_ t. I, p. 243-245, di Baratier). Ebbero d'uopo di un periodo di settanta anni (egli scrivea verso l'anno 1170) per rilevarsi dopo le perdite e le stragi sofferte.
[425] Lo spogliamento e le strage degli Ebrei che per ogni Crociata rinnovellavansi, vengono dipinti come cose indifferenti dagli storici di quella età. Vero è che S. Bernardo (_epist._ 363, t. I, p. 329) avverte i Francesi orientali che _non sunt Judaei persequendi, non sunt trucidandi._ Ma un frate, rivale di S. Bernardo, predicava un'affatto opposta dottrina.
[426] _V._ la _Descrizione contemporanea dell'Ungheria_ in Ottone di Freysingen (l. II, c. 31) e nel Muratori (_Script. rerum ital._, t. VI, p. 665, 666.).
[427] Gli antichi Ungaresi, senza eccettuarne Turotzio, sono male istrutti della prima Crociata, che, secondo essi, si ridusse a passar tutta per un sol luogo. Il Katona, costretto, come noi, a citare gli scrittori francesi confronta però con cognizione de' luoghi l'antica e la moderna geografia. _Ante portam Cyperon_ est Sopron o Poson, _Mallevilla_, Zemlim, _Fluvius Maroe_, Sava; _Lintax_, Leith; _Mesebroche vel Merseburg_, Onar, o Moson; _Tollemburg_, Praga (_De regibus Hungar._, t. III, p. 19-93).
[428] Anna Comnena (_Alexias_, l. X, p. 287) descrive questo οσων κολωνος, _monte d'ossa_, υψηλον και βαθος και πλατος και πλατος αξιολογωτατον, _alto e scosceso e largo, degnissimo di memoria_; i Franchi medesimi, all'assedio di Nicea, se ne prevalsero per fabbricare un muro.
[429] Trovansi alla successiva p. 301 in un picciolo specchio i rimandi particolari agli Storici che scrissero i grandi avvenimenti della prima Crociata.
[430] L'autore dello _Esprit des Croisades_ ha poste in dubbio, e avrebbe anche potuto negare a suo grado, la crociata e la tragica morte del Principe Svenone, e de' suoi mille cinquecento, o quindicimila Danesi trucidati in Cappadocia dal sultan Solimano; ne ha conservata a bastanza la memoria il Tasso nell'ottavo suo canto.
[431] Gli avanzi del regno di _Lotharingia_, o Lorena, vennero divisi in due Ducati, della Mosella, e della Mosa; il primo ha conservato il suo nome; l'altro ha acquistato quello di Ducato del Brabante. (Valois, _Notit. Gall._, p. 283-288).
[432] _V._ nella _Descrizione della Francia_, dell'abate di Longuerue gli articoli intorno a Bologna (part. I, p. 47, 48, _Bouillon_; p. 134). Nell'atto di sua partenza Goffredo diede in pegno alla Chiesa il Ducato di Buglione, ottenendone tredicimila marchi.
[433] _V._ in Guglielmo di Tiro (l. IX, c. 5-8), il carattere di Buglione; il suo antico divisamento, in Giberto (p. 485); l'infermità, e il voto ch'ei fece, in Bernardo il Tesoriere (c. 78).
[434] Anna Comnena suppone che Ugo ostentasse nascita, potenza e ricchezze (l. X, p. 288); i due ultimi articoli potevano forse a qualche contestazione esser soggetti, ma una ευγενεια, _nobiltà_ celebre, più di settecent'anni addietro nella reggia di Costantinopoli, attestava come antica fosse in Francia la dignità de' Capeti.