Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 11

Part 16

Chapter 163,088 wordsPublic domain

È cosa non poco singolare che questo poeta _latino_ parli dell'Imperatore _greco_ come se governasse l'Impero _romano_ (t. IV, p. 274).

[248] La narrazione del Malaterra (l. III, c. 37; pag. 587, 588) è autentica, minuta, imparziale. _Dux ignem exclamans urbi incensa_, etc. Il Pugliese attenua la disgrazia: _inde_ quibusdam _aedibus exustis_, disgrazia che alcune Cronache parziali si studiano esagerare (Muratori, _Annali_, t. IX, pag. 147).

[249] Il Gesuita Donato (_De Roma veteri et nova_, l. IV, c. 8, p. 489) dopo avere parlato di una tale devastazione, aggiugne con grazia: _Duraret hodieque in Caelio monte interque ipsum et Capitolium miserabilis facies prostratae urbis, nisi in hortorum vinetorumque amenitatem Roma resurrexisset, ut perpetua viriditate contegeret vulnera et ruinas suas._

[250] Il titolo di Re promesso, o conferito a Roberto dal sommo Pontefice (_Anna_ l. I, p. 32) è a bastanza provato dal Poeta Pugliese (l. IV, p. 270):

_Romani regni sibi promisisse coronam_ _Papa ferebatur._

e non intendo il perchè questo nuovo tratto di giurisdizione apostolica spiaceva al Gretser e ad alcuni altri difensori del Papa.

[251] _V._ Omero _Iliade_ B. (quanto detesto questo metodo pedantesco di citare i libri dell'Iliade colle lettere dell'alfabeto greco!) 87 ec. Le api di Omero offrono l'immagine di una turba disordinata; perchè la loro disciplina, e i lavori repubblicani sembrano idee di un secolo posteriore (_V. Eneide_, lib. I).

[252] Guglielmo Pugliesi (l. V, p. 276). L'ammirabile porto di Brindisi ne formava due; il porto esterno offeriva un golfo coperto da un'isola, il quale per gradi si restringeva, e comunicava, mediante un canale, nel porto interno che da due bande comprendea la città. Cesare e la natura, sonosi adoperati a rovinarlo: e a petto di siffatte potenze che valgono i deboli sforzi del governo Napolitano? (Swinburne's _Travels in the two Sicilies_, vol. I, p. 384-390).

[253] Guglielmo Pugliese (l. V, p. 276) descrive la vittoria de' Normanni, e dimentica le due sconfitte anteriori, che Anna Comnena però non dimentica (l. VI, p. 159, 160, 161); anzi a sua volta, ella inventa, o esagera una quarta battaglia ove i Veneziani sono vendicati delle perdite sofferte, e del loro zelo ricompensati. I Veneziani non la pensavano così, poichè rimossero il loro Doge, _propter excidium stoli._ (Dandolo _in Chron._, Muratori, _Script. rerum italicarum_, tom. XII, pag. 249).

[254] I più autentici fra gli storici, Guglielmo Pugliese, (l. V, p. 277), Gioffredo Malaterra (l. III, c. 41, p. 589), e Romualdo di Salerno (_Chron. in_ Muratori, _Script. rerum ital._ t. VII) non fanno parola di un tale misfatto, che trovano tanto evidente Guglielmo di Malmsbury (l. III, p. 107) e Ruggero di Hoveden (pag. 710, _in Scrip. post Bedam_). L'Hoveden anzi ne viene spiegando, come Alessio il Giusto sposasse, incoronasse, e facesse bruciar viva la complice della sua colpa. Ma questo Storico inglese è sì cieco che colloca Roberto Guiscardo, o Wiscard, nel novero de' cavalieri di Enrico I, il quale ascese al trono quindici anni dopo la morte del Duca di Puglia.

[255] Anna Comnena cosparge con gioia d'alcuni fiori la tomba del suo nemico (_Alexiade_, l. V, p. 162-166); ma il merito di Guiscardo è ben meglio provato dalla stima e dalla gelosia di Guglielmo il Conquistatore, ne' cui Stati la famiglia di Guiscardo vivea. _Graecia_ (dice il Malaterra) _hostibus recedentibus libera laeta quievit: Apulia tota, sive Calabria turbatur._

[256]

_Urbs Venusina nitet tantis decorata sepulchris._

Uno dei migliori versi del Poema del Pugliese (l. V, p. 278). Guglielmo di Malmsbury (l. III, p. 107) ne ha data cognizione di un epitafio di Guiscardo, che qui non merita d'aver luogo.

[257] Ciò nullameno Orazio condotto a Roma sin dalla sua fanciullezza (_Sermon._ 1 e 6) avea poche obbligazioni a Venosa, e le sue reiterate allusioni agl'incerti limiti della Puglia e della Lucania (_Carm._ III, 4, _Sermon._ II, 1) mal si addicono al suo ingegno e al secolo in cui vivea.

[258] _V._ Il Giannone (t. II, pag. 88-93) e gli Storici della prima Crociata.

[259] I Regni di Ruggero e dei Re normanni della Sicilia, tengono quattro libri della _Istoria civile_ del Giannone (t. II, l. XI-XIV, p. 136-140), e trovansi qua e là descritti nel nono e decimo volume degli Annali del Muratori. La _Biblioteca Italica_ (t. I, pag. 175-222) contiene un compendio molto utile delle opere del Capecelatro, moderno Napoletano, che ha pubblicati due volumi sulla storia del suo paese, incominciando da Ruggero I e venendo inclusivamente a Federico II.

[260] Giusta le testimonianze di Filisto e di Diodoro, Dionigi tiranno di Siracusa manteneva un esercito di diecimila uomini a cavallo, di centomila fantaccini e di quattrocento galee. Si confrontino l'Hume (_Saggi_, v. I, p. 268-435) e il Wallace, avversario di questo istorico, (_Numbers of Mankind_, p. 306-307). Tutti i viaggiatori, D'Orville, Reidesel, Swinburne, ec. parlano delle rovine d'Agrigento.

[261] Un autore contemporaneo che descrive le azioni di Ruggero, dall'anno 1127 all'anno 1135, fonda i titoli di questo principe sul merito e sulla possanza del medesimo, sul consenso de' Baroni, e sull'antichità della monarchia di Palermo e della Sicilia, senza far parola della investitura di Papa Anacleto (_Alexand. caenobii Telesini abbatis de rebus gestis regis Rogerii_, l. IV, in Muratori, _Script. rerum ital._, t. V, p. 607-645).

[262] I Re di Francia, d'Inghilterra, di Scozia, di Castiglia, di Aragona, di Navarra, di Svezia, di Danimarca e di Ungheria. Il trono de' primi tre era assai più antico di quello di Carlomagno. Fra i sei successivi, i tre primi aveano fondate colla spada, i tre ultimi col battesimo le loro monarchie. Il Re d'Ungheria era il solo che avesse avuto l'onore, o l'affronto di ricevere dal Papa la propria corona.

[263] Fazello, e una folla d'altri Siciliani, hanno immaginata una incoronazione precedente di alcuni mesi, alla quale nè il Papa, nè l'Imperatore avrebbero avuta parte (A. D. 1130, 1 maggio). Il Giannone a proprio malgrado la nega (t. II, p. 137-144): il silenzio dei contemporanei dismentisce una tal favola, nè vale a sostenerla un preteso chirografo di Messina. (Muratori, _Annali d'Italia_, t. IX, p. 340; Pagi, _Critica_, t. IV, p. 467, 468).

[264] Ruggero corruppe il secondo ufiziale dell'esercito di Lottario, il quale fece sonare a ritratta, o piuttosto gridò alle truppe di ritirarsi: _perchè gli Alemanni_, aggiugne il Cinnamo (l. III, c. I, p. 51) _non conoscono l'uso delle trombe._ Nell'asserire la qual cosa, ci mostra di non conoscere egli medesimo gli usi de' popoli che ha descritti.

[265] _V._ De Guignes, _Hist. génér. des Huns_, t. I, p. 369-373, e Cardonne, _Hist. de l'Afrique_, etc., _sous la domination des Arabes_, t. II, p. 70-140. Sembra che questi due autori abbiamo preso Novairi per loro guida.

[266] Tripoli (dice il Geografo di Nubia, o parlando con più esattezza il Seriffo al Edrisi) _urbs fortis, saxeo muro vallata, sita prope littus maris. Hanc expugnavit Rogerius, qui mulieribus captivis ductis, viros peremit._

[267] _V._ la Geografia di Leone l'Affricano (_in Ramusio_, t. I, fol. 74, vers. fol. 75 recto) e i _Viaggi di Shaw_ (p. 110); il settimo libro del presidente De Thou, e l'undecimo dell'Abate di Vertot. I cavalieri di Malta ebbero la saggezza di rifiutare questa piazza, che Carlo V offeriva loro a condizione di difenderla.

[268] Il Pagi ha indicate con esattezza le conquiste di Ruggero nell'Affrica: e l'amico di lui, l'abate di Longuerue, ne illustrò le osservazioni con alcune Memorie arabe (A. D. 1147, n. 26, 27; A. D. 1148, n. 16: A. D. 1153, n. 16).

[269] _Appulus et Calaber, Siculus mihi servit et Afer._ Orgogliosa iscrizione, dalla quale apparisce che i vincitori normanni veniano sempre contraddistinti dai lor sudditi Cristiani e Musulmani.

[270] Ugone Falcando (_Hist. Sicula, in Muratori, Script._, t. VII, p. 270, 271) attribuisce tali perdite alla negligenza, o alla perfidia dell'ammiraglio Maio.

[271] Al silenzio degli Storici siciliani, che finiscono troppo presto, o cominciano troppo tardi, possono supplire Ottone di Fraysingen (_De gest. Freder._ I, l. I, c. 33, in Muratori, _Scriptor._, t. VI, pag. 668), il veneziano Andrea Dandolo (_Id._, t. XII, p. 282, 283) e gli Autori greci, Cinnamo (l. III, c. 2-5) e Niceta (_in Manuel._ l. II, c. 1-6).

[272] Credo riferirsi alla prigionia e alla liberazione di Luigi VII il παρ ελιγον ηλθε του αλωναι, _venne dall'essere prigioniero per poco tempo_, di Cinnamo l. II, c. 19, p. 47. Il Muratori, fondandosi sopra assai valevoli testimonianze (_Ann. d'Ital._ t. IX, p. 420, 421), si fa beffe del dilicato riguardo di alcuni autori Francesi i quali asseriscono _marisque nullo impediente periculo ad regnum proprium reversum esse_; del rimanente il loro difensore Ducange, a quanto osservo, si mostra meno asseverante nel comentare Cinnamo che allorquando presenta l'edizione del Joinville.

[273] _In palatium regium sagittas igneas injecit_, dice Dandolo; ma Niceta (l. II, c. 8, p. 66) trasforma queste frecce in Βελη αργντεους εχοντα ατρακτους, _frecce che aveano la punta d'argento_; aggiugnendo che Manuele qualificava un tale oltraggio co' vocaboli παιγνιον, γελωτα... γηστευοντα, _puerili, ridicoli... da ladroni._ Un compilatore, Vincenzo di Beauvais, dice che queste frecce erano d'oro.

[274] V. intorno all'invasione dell'Italia, argomento quasi disdegnato da Niceta, la più accurata storia del Cinnamo (l. IV, c. 1-15, p. 78-101). Quest'ultimo si fa strada ad una diffusa narrazione con questo pomposo proemio, περι της Σικελιας τε, και της Ιταλων εσηεπτετολης, ως και γαυτας Ρωμαιοις ανασωσαιτο, _fu veduto intorno alla Sicilia, e all'Italia, inteso a restituire a Roma anche quelle province._

[275] Un Autore latino, Ottone (_De gestis Friderici_ I, l. II, c. 30, p. 734), attesta essere stato finto un tal documento. Il Greco Cinnamo (l. I, c. 4, p. 78) fa valere una promessa di restituzione di Corrado, o di Federico. Una frode è sempre credibile quando viene attribuita ai Greci.

[276] _Quod Anconitani graecum imperiunt nimis diligerent.... Veneti speciali odio Anconam oderunt._ I _beneficia_ e il _flumen aureum_ dell'Imperatore erano la cagione di questo effetto, e forse ancora di una tal gelosia. Il Cinnamo (l. IV, c. 14) conferma la narrazione latina.

[277] Il Muratori fa menzione di due assedj di Ancona. Il primo nel 1167, sostenuto contra Federico I, che combattè in persona (_Ann._, t. X, p. 39 ec.), il secondo nel 1173, contra l'arcivescovo di Magonza, luogotenente di questo principe, prelato indegno del suo titolo e delle sue cariche (p. 76 ec.). Le Memorie pubblicate dal Muratori nelle sua grande Raccolta (t. VI, p. 921-946) al secondo assedio si riferiscono.

[278] Questa circostanza abbiam ricavata da una Cronaca anonima del Fossa Nova, pubblicata dal Muratori (_Script. ital._, t. VII, p. 874).

[279] Il βασιλειος σημειον, _segno regio_, del Cinnamo (l. IV, c. 14, pag. 99) ammette due spiegazioni. Uno stendardo si conforma meglio ai costumi de' Latini, una immagine a quelli de' Greci.

[280] _Nihilominus quoque petebat, ut quia occasio justa et tempus opportunum et acceptabile se obtulerant, romani corona imperii a sancto apostolo sibi redderetur; quoniam non ad Frederici Alamanni, sed ad suum jus asseruit pertinere_ (_vit. Alexandri III a cardinal. Aragoniae, in Script. rer. ital._, t. III, part. I, p. 458). Egli partì per la sua seconda ambasceria, _cum immensa multitudine pecuniarum_.

[281] _Nimis alta et perplexa sunt_ (_vit. Alexandri III_, p. 460, 461), dicea il circospetto Pontefice.

[282] Μηδεν γεσον ειναι λεγλν Ρωμη τη νεοτερα προς την πρεσβυτεραν παλαι απορραμεισωέ, _dicendo non essere alcuna differenza dalla nuova Roma in confronto all'antica, dopo averle divise_. (Cinnamo, l. IV, c. 14, p. 99).

[283] Il Cinnamo nel suo sesto libro descrive la guerra di Venezia, che Niceta non ha giudicata degna della sua attenzione. Il Muratori porta all'anno 1171 e successivi alcune particolarità che riguardano gl'Italiani, e che non hanno un vezzo generale per noi.

[284] Romualdo di Salerno (_in_ Muratori, _Scr. Ital._, t. VII, p. 198) fa menzione di una tale vittoria. Ella è cosa assai singolare che il Cinnamo (l. IV, c. 13, p. 97, 98) si mostri più animato del Falcando, e racconti particolarità omesse da questo Storico (p. 208, 270) nel far l'encomio del Re di Sicilia. Ma l'Autore greco amava le descrizioni, e il Latino non amava Guglielmo il Cattivo.

[285] _V._ intorno alla lettera di Guglielmo I, il Cinnamo (l. IV, c. 15, p. 101, 102) e Niceta (l. II, c. 8). Sarebbe cosa malagevole il decidere, se i Greci s'ingannassero eglino stessi, o volessero ingannare il Pubblico con queste adulatrici descrizioni della grandezza dell'Impero.

[286] Non posso citare a tal luogo altre originali testimonianze fuor delle miserabili cronache di Sicardo di Cremona (p. 603), e del Fossa Nova (p. 875) che leggonsi nel settimo volume storico del Muratori. Il Re di Sicilia inviò le sue truppe _contra nequitiam Andronici... ad acquirendum imperium C. P._ I soldati del medesimo furono _capti aut confusi... decepti, captique_ da Isacco.

[287] Ne manca qui il soccorso del Cinnamo, e ci vediamo ridotti a Niceta (_Andronico_, l. I, c. 7, 8, 9, l. II, c. 1, _Isacco l'Angelo_, l. I, c. 1-4) che diviene un contemporaneo di molto peso. Avendo egli scritto dopo la caduta dell'Imperatore e dell'Impero non è trascorso in adulazioni: ma il disastro di Costantinopoli inacerbisce la sua nimistà contro i Latini. Noterò qui ad onore della letteratura che Eustazio, arcivescovo di Tessalonica, il famoso comentatore di Omero, ricusò di abbandonare il suo gregge.

[288] La _Historia Sicula_ di Ugone Falcando che, per parlare aggiustatamente procede dall'anno 1154 all'anno 1169, trovasi nel settimo volume della Raccolta del Muratori (p. 259-344), ed è preceduta (p. 251-258) da una Prefazione, o eloquente lettera _de calamilatibus Siciliae._ Il Falcando è stato soprannomato il Tacito della Sicilia, e, salva l'immensa differenza che passa fra il primo secolo, e il dodicesimo, tra un senatore ed un frate, non disputerò al Falcando un simile onore. Rapida e chiara ne è la narrazione, coraggioso ed elegante lo stile, sensatissime le osservazioni: conoscea gli uomini, e cuore d'uomo egli avea. Spiacemi soltanto che abbia spese le sue fatiche sopra un terreno tanto sterile, ed esteso sì poco.

[289] I laboriosi Benedettini pensano (_Art de vérifier les Dates_, p. 896) che il vero nome di Falcando sia Fulcandus, o Foucault. A loro avviso, Ugo Foucault, francese d'origine, che divenne in appresso Abate di S. Dionigi, avea seguìto in Sicilia il suo protettore, Stefano De La Perche, zio della madre di Guglielmo II, arcivescovo di Palermo, e Gran Cancelliere del regno. Ciò nullameno il Falcando ha tutti i sentimenti di un Siciliano, e il titolo di Alumnus che egli si attribuisce da sè medesimo, sembra indicare che egli sia nato, o almeno allevato nell'Isola.

[290] (Falcando p. 303). Riccardo di S. Germano incomincia la sua Storia dal narrare la morte, e dal far gli encomj di Guglielmo II. Dopo alcuni epiteti che non significano nulla, aggiunge: _Legis et justitiae cultus tempore suo vigebat in regno: sua erat quilibet sorte contentus_ (erano questi uomini?), _ubique pax, ubique securitas, nec latronum metuebat viator insidias, nec maris nauta offendicula piratarum_ (_Script. rer. ital._ t. VII, p. 969).

[291] _Costantia, primis a cunabilis in deliciarum tuarum affluentia diutius educata, tuisque institutis, doctrinis et moribus informata, tandem opibus tuis Barbaros delatura discessit: et nunc cum ingentibus copiis revertitur, ut pulcherrima nutricis ornamenta barbarica foeditate contaminet...... Intueri mihi jam videor turbulentas Barbarorum acies.... civitates opulentas et loca diuturna pace florentia, metu concutere, caede vastare, rapinis atterere et foedare luxuria: hinc cives aut gladiis intercepti, aut servitute depressi, virgines constupratae, metronae_, etc.

[292] _Certe si regem non dubiae virtutis elegerint, nec a Saracenis Christiani dissentiant, poterit rex creatus, rebus licet quasi desperatis et perditis subvenire, et incursus hostium, si prudenter egerit, propulsare._

[293] _In Appulis, qui, semper novitate gaudentes, novarum rerum studiis aguntur, nihil arbitror spei aut fiduciae reponendum._

[294] _Si civium tuorum virtutem et audaciam attendas..... murorum etiam ambitum densis turribus circumspectum._

[295] _Cum crudelitate piratica Theutonum confligat atrocitas, et inter ambustos lapides, et Ethnae flagrantis incendia_, etc.

[296] _Eam partem quam nobilissimarum civitatum fulgor illustrat, quae et toti regno singulari meruit privilegio praeminere, nefarium esset... vel Barbarorum ingressu pollui._ Merita di essere letta la descrizione ricercata sì, ma non priva di vezzo, con cui il Falcando dipinge il palagio, la città, e l'ubertosa pianura di Palermo.

[297] _Vires non suppetunt, et conatus tuos tam inopia civium, quam paucitas bellatorum elidunt._

[298] _At vero, quia difficile est Christianos in tanto rerum turbine, sublato regis timore, Saracenos non opprimere, si Saraceni injuriis fatigati ab eis coeperint dissidere, et castella forte marittima, vel montanas munitiones occupaverint; ut hinc cum Theutonicis summa virtute pugnandum, illinc Saracenis crebris insultibus occurrendum, quid putas acturi sunt Siculi inter has depressi angustias, et velut inter malleum et incudem multo cum discrimine constituti? Hoc utique agent quod poterunt, ut se Barbaris miserabili conditione dedentes, in eorum se conferant potestatem. O utinam plebis et procerum, Christianorum et Saracenorum vota conveniant, ut, regem sibi concorditer eligentes, Barbaros totis viribus, toto conanime, totisque desideriis proturbare contendant_; nel qual voto i Normanni e i Siciliani vengono confusi fra loro.

[299] La testimonianza di un Inglese, Ruggero di Hoveden (p. 689), è di poco peso a fronte del silenzio degli Autori alemanni ed italiani (Muratori, _Annali d'Italia_, tom. X, p. 156). Gli ecclesiastici, e i pellegrini che tornavan da Roma, innumerevoli favole spacciarono sull'onnipotenza del Santo Padre.

[300] _Ego enim in eo cum Theutonicis manere non debeo._ (Caffari, _Annales genuenses_, in Muratori, _Script. rer. ital._ t. VI, p. 367, 368).

[301] _V._ intorno ai Saracini della Sicilia e di Nocera gli _Annali_ del Muratori (t. X, p. 149, ed A. D. 1223-1247), il Giannone (t. II, p. 385); e fra gli originali citati nella Raccolta del Muratori, Riccardo di S. Germano (t. VII, p. 996), Matteo Spinelli di Giovenazzo (t. VII, p. 1064), Nicolò di Jamsilla (t. X, p. 494) e Matteo Villani (t. XIV, l. VII, p. 103). L'ultimo di questi Scrittori lascia luogo a pensare che Carlo II della Casa di Angiò, adoperasse l'artifizio anzichè la violenza per ridurre in soggezione i Saracini di Nocera.

[302] Il Muratori cita il passo di Arnaldo di Lubecca (l. IV, c. 20): _Reparit thesauros absconditos, et omnem lapidum pretiosorum et gemmarum gloriam, ita ut oneratis 160 sommariis, gloriose ad terram suam redierit._ Ruggero di Hoveden, che accenna la violazione delle tombe e de' cadaveri de' monarchi, fa ascendere il valore dello spoglio di Salerno a dugentomila once d'oro (p. 746). Al qual proposito, sarei propenso ad esclamare colla giovinetta stordita del La-Fontaine: «Vorrei aver io quel che ci manca».

CAPITOLO LVII.

_I Turchi Selgiucidi. Loro ribellione contra Mamud, conquistatore dell'Indostan. Togrul sottomette la Persia e protegge i Califfi. Romano, Imperatore debellato e fatto prigioniere da Alp-Arslan. Potenza e grandezza di Malek-Sà. Conquiste dell'Asia Minore e della Siria. Trista condizione cui Gerusalemme è ridotta. Pellegrinaggio al Santo Sepolcro._

Fa duopo che il leggitore, abbandonando le rive della Sicilia, si trasporti al di là del mar Caspio, in quelle contrade d'onde uscirono i Turchi o Turcomanni, contro de' quali la prima tra le Crociate venne intrapresa. L'Impero che questi fondato aveano nel sesto secolo sulle regioni della Scizia, da lungo tempo non era più; ma vivea tuttor celebre il loro nome fra i Greci e fra gli Orientali: e gli avanzi di cotesta nazione formavano diverse popolazioni independenti, formidabili per le lor forze, e diffuse in tutta l'estensione del Deserto, dalla Cina alle rive del Danubio e dell'Osso. La colonia ungarese facea parte della Repubblica europea; sui troni d'Asia altrettanti schiavi, e soldati di origine turca si stavano. Intanto che le lancie normanne soggiogavano la Sicilia e la Puglia, uno sciame di questi pastori del Settentrione, i reami della Persia inondava. I loro Principi, della stirpe di Selgiuk, innalzarono un saldo e possente Impero, che da Samarcanda ai confini della Grecia, e dell'Egitto estendeasi, e i Turchi signoreggiarono l'Asia Minore assai prima che lo stendardo vincitore della luna ottomana sventolasse sulla cupola di S. Sofia.

[A. D. 997-1028]