Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 11

Part 15

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[190] Viberto ha composta una vita di S. Leone IX, ove si ravvisano le passioni e le massime pregiudicate del suo secolo; opera stampata a Parigi nel 1615 in 8.º, e inserita indi nelle Raccolte de' Bollandisti del Mabillon e del Muratori. Il signore di Saint-Marc (_Abrégé_ t. II, p. 140-210, e p. 25-95) ha narrata con molta accuratezza la storia pubblica e privata di questo Pontefice.

[191] _Vuol dire qui l'Autore, che Leone IX il Santo aveva l'indole sì semplice, che poteva ingannare sè stesso, e colla sua autorità sugli animi del popolo, siccome Papa, indurre gli altri in inganno, senza volere, e senza avvedersi di essere ingannatore. Leone per la sua indole poteva ingannarsi ne' negozj familiari, o politici, ed indurre in inganno gli altri; ma nella cosa di cui trattavasi non sembra essersi potuto ingannare, nè essersi ingannato. Trattavasi di soccorrere gli abitanti della Puglia, e di far che i Normanni pagassero le decime ecclesiastiche: bisogna per altro confessare, che è, in quei tempi d'ignoranza e di barbarie, da condannarsi il costume di usare le armi, inducendo ad impugnarle i poveri popoli, per sostenere le censure, le scomuniche, fatte di tal maniera più spaventose._ (Nota di N. N.)

[192] V. intorno alla spedizione di Leone IX contra i Normanni, Guglielmo il Pugliese (l. II; p. 259-261) e Gioffredo Malaterra (l. I, c. 13, 14, 15, p. 253). Questi due autori danno a divedere imparzialità; perchè la preoccupazione nazionale che tiene gli animi loro, è contrabbilanciata da un'altra preoccupazione di mestiere, siccome preti.

[193] _Il Cattolico romano non chiama superstizioso il rispetto dei Normanni verso S. Leone IX: s'egli seguì il cattivo uso del suo tempo barbaro facendo la guerra a' Normanni pei motivi indicati, il buon credente sentirà che doveva a' Normanni, buoni cattolici, far grande impressione il vedere un Papa, generale d'un'armata nemica._ (Nota di N. N.)

[194]

_Teutonici quia Caesaries et forma decoros_ _Fecerat egregie, proceri corporis illos,_ _Corpora derident normannica, quae breviora_ _Esse videbantur._

I versi del Pugliese non hanno per l'ordinario maggior pretensione: ma egli si anima poi quando gli accade il descriver battaglie. Due delle sue comparazioni, tratte dalla caccia del falco e della negromanzia, servono ad indicare i costumi dei suoi tempi.

[195] Il signor di Saint-Marc (t. II, p. 200-204) cita le lamentanze, o le censure che sulla condotta del Pontefice vennero fatte in allora da rispettabili personaggi. Avendo Pietro Damiano, l'oracolo di quella età, ricusato ai Papi il diritto di far la guerra, il cardinale Baronio (_Annal. eccles._ A. D. 1053, n. 10-17) rimanda l'eremita al suo posto (_Lugens eremi incola_) sostenendo con calore le prerogative delle due spade di S. Pietro[*].

* _Si sa qual uso siasi sempre fatto ne' secoli passati di quell'espressione dell'Evangelo:_ ecce duo gladii hic, _asserendo la Corte romana, e sostenendo i Teologi di quella Chiesa, che una delle due spade era la figura della forza delle scomuniche e dell'autorità spirituale del Papa, e l'altra della sua autorità nelle cose temporali. Quanto al Cardinal Baronio sanno gl'illuminati ingegni, ch'egli ne' suoi_ Annali ecclesiastici _spesse volte eccede in favorire la Corte di Roma, e che quell'Opera corretta dal dottissimo Pagi, e nell'istoria, e nella cronologia, e ne' ragionamenti, acquistò maggior pregio dalla critica di lui, che dall'autore, che ebbe il merito d'aver ordinato gli Annali, ma non discernimento nel trattare la materia, e ne' giudizj._ (Nota di N. N.)

[196] Il Giannone (_Istor. civ. di Napoli_, t. II, p. 37-49-57-66) discute con eguale abilità e come giureconsulto, e come antiquario, l'origine e la natura delle investiture pontificie: ma fa vani sforzi per conciliare insieme i doveri di patriota e di cattolico, e colla futile distinzione, _Ecclesia romana non dedit, sed accepit_, si sottrae alla necessità di una confessione sincera, ma pericolosa.

[197] Le particolarità che riguardano la nascita, l'indole e le prime imprese di Guiscardo, trovansi in Gioffredo Malaterra (l. I, c. 3, 4-11-16, 17, 18-38, 39, 40), in Guglielmo Pugliese (l. II, pag. 260-262), in Guglielmo Gemeticense, o di Jumièges (l. XI, c. 30, p. 663, 664, ediz. di Camden), in Anna Comnena (_Alexiade_, l. I, p. 23, 27, l. VI, p. 165, 166) colle note del Ducange (_Not. in Alex._ p. 230-232-320), che ha raccolte tutte le Cronache latine e francesi, e nuovi schiarimenti ne ha tratti.

[198] Ο δε Ρομπερτος (parola corotta alla Greca) ουτος ην Νορμαννος το γενος, την τυχην ασημος.... e altrove εξ αφανους πανυ τυχης περιφανης, _Romperto_ (parola corrotta alla greca invece di Roberto) _era Normanno di nazione, ignobile di nascita_.... e altrove _divenuto illustre dopo una nascita affatto oscura_, e in un altro luogo (l. IV, p. 84) απο εουχατης πενιας και τυχης αφανους _da una estrema miseria a da oscura nascita._ Anna Comnena era nata per vero dir nella porpora; non così il padre suo di privata condizione, illustre bensì, ma innalzato dal merito solamente.

[199] Il Giannone (t. II, p. 2), dimenticando i suoi autori originali, per far derivare Guiscardo da una schiatta principesca, si fida alla testimonianza d'Inveges, frate agostiniano di Palermo, che vivea nell'ultimo secolo. Questi due autori prolungano la successione dei Duchi, fino a Guglielmo II il Bastardo o il Conquistatore, che credevasi (_comunemente si tiene_) il padre di Tancredi di Altavilla. Questo errore è maiuscolo, ed eccita tanta maggior maraviglia, che allor quando il figlio di Tancredi guerreggiava nella Puglia, Guglielmo II non avea più di tre anni (A. D. 1037).

[200] Il giudizio del Ducange è giusto e moderato: «_Certe humilis fuit ac tenuis Roberti familia, si ducalem et regium spectemus apicem, ad quem postea pervenit; quae honesta tamen et, prater nobilium vulgarium statum et conditionem, illustris habita est, quae nec humi reperet, nec altum quid tumeret_». (Guglielmo di Malmsb. _De gest. Anglorum_, l. III, p. 107, _Not. ad Alexiad._, p. 230).

[201] Citerò alcuni de' migliori versi del Pugliese (lib. II, pag. 270),

_Pugnat utraque manu, nec lancea cassa, nec ensis_ _Cassus erat, quocunque manu deducere vellet._ _Ter dejectus equo, ter viribus ipse resumptis_ _Major in arma redit: stimulos furor ipse ministrat._ _Ut leo cum frendens_, etc. · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · _Nullus in hoc bello, sicuti post bella probatum est,_ _Victor vel victus, tam magnos edidit ictus._

[202] Gli autori e gli editori normanni che meglio conoscevano la loro lingua, traduceano la parola Guiscardo o Wiscard nell'altra Callidus, uomo scaltrito ed astuto. La radice Wise è famigliare agli orecchi inglesi, e l'antico vocabolo Wiseacre offre all'incirca lo stesso significato, e la medesima desinenza. Την χυχην πανουργοτατος esprime assai bene il soprannome e l'indole di Roberto.

[203] La storia del modo onde Roberto Guiscardo si procacciò il titolo di Duca è un argomento assai intralciato ed oscuro. Seguendo le giudiziose osservazioni del Giannone, del Muratori e del Saint-Marc, ho procurato narrarla nella maniera più coerente e meno inverisimile.

[204] Il Baronio (_Annal. ecclesiast._ A. D. 1059, n. 69) ha pubblicato l'Atto originale, ch'ei dice aver copiato dal _Liber censuum_, manoscritto del Vaticano. Ciò nondimeno il Muratori ha pubblicato (_Antiq. med. aevi_; t. V, p. 851-908) un _Liber censuum_, ove un tale atto non trovasi; e i nomi di Vaticano e Cardinale destano egualmente i sospetti d'un protestante e d'un filosofo.

[205] _V._ la vita di Guiscardo nel II e III libro del Pugliese, nel I e II di Gioffredo Malaterra.

[206] Il Giannone (vol. II della sua _Istoria civile_ l. IX, X, XI, e l. XVII, p. 460-470) narra con imparzialità le conquiste di Roberto Guiscardo e di Ruggero I, l'esenzione di Benevento, e delle dodici province del regno. Questa ripartizione però accadde soltanto sotto il regno di Federico II.

[207] Il Giannone (t. II, p. 119-127), il Muratori (_Antiq. medii aevi_, t. III, _Dissert._ 44, p. 935, 936), il Tiraboschi (_Istor. della letteratura ital._) ne hanno offerto uno specchio storico de' medici della Scuola Salernitana. Quanto al giudicare la teorica e la pratica della lor medicina, è tal bisogna che ai nostri medici sol s'appartiene.

[208] L'instancabile Enrico Brenckmann ha aggiunte sul finire della sua _Historia Pandectarum_ (_Trajecti ad Rhenum_, 1722, in 4.), due dissertazioni, _De Repubblica amalphitana e Da Amalphi a Pisanis direpta_, fondate sulla testimonianza di cenquaranta scrittori; ma poi ha dimenticati i due importanti passi dell'ambasceria di Luitprando (A. D. 959), ove s'instituisce un parallelo fra il commercio e la navigazione di Amalfi e di Venezia.

[209]

_Urbs Latii non est hac delitiosior urbe,_ _Frugibus, arboribus vinoque redundat; et unde_ _Non tibi poma, nuces, non pulchra palatia desunt,_ _Non species muliebris, abest probitasque virorum._

Guglielmus Appulus, l. III, p. 267.

[210] Il Muratori pretende che i versi di cui parlasi, sieno stati composti dopo l'anno 1066, epoca della morte di Odoardo il Confessore, _rex Anglorum_, al quale sono indiritti. Le opinioni intorno a ciò, o piuttosto gli sbagli del Pasquier (_Recherches de la France_, l. VII, c. 2), e del Ducange (_Gloss. lat._) non indeboliscono in modo alcuno le prove del Muratori. Già nel settimo secolo, era conosciuta l'usanza de' versi rimati; usanza tolta alle lingue nortiche ed orientali (Muratori, _Antiquit._, t. III; _Dissertat._, n. 40, p. 686-708).

[211] Esattissima ed assai poetica è la descrizione di Amalfi fatta da Guglielmo Pugliese (l. III, p. 267) co' seguenti versi, il terzo de' quali sembra alla bussola riferirsi:

_Nulla magis locuples argento, vestibus, auro,_ _Partibus innumeris: hac pluribus urbe moratur_ _Nauta_ MARIS COELIQUE VIAS APERIRE PERITUS. _Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe_ _Regis, et Antiochi. Gens haec freta plurima transit._ _His Arabes, Indi, Siculi nascuntur et Afri._ _Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,_ _Et mercando ferens, et amans marcata referre._

[212] Il nostro Autore appoggia forse questo calcolo ai riferti de' viaggiatori eruditi che nel principio del secolo decimottavo visitarono Amalfi (Brenckm., _De rep. Amalph. Diss._ 1, c. 23); l'Autore però della _Hist. des Rep. Ital._, nel vol. I, p. 304, ne porta la popolazione a sei o ottomila abitanti. (_N. dell'Ed._)

[213] _Latrocinio armigerorum suorum in multis sustentabatur, quod quidem ad ejus ignominiam non dicimus; sed, ipso ita praecipiente, adhuc viliora et reprehensibiliora dicturi sumus, ut pluribus patescat, quam laboriose et cum quanta angustia a profonda paupertate ad summum culmen divitiarum vel honoris attigerit._ Così il Malaterra s'introduce a narrare il furto de' cavalli (lib. I, c. 25). Dal momento che questo autore fa menzione di Ruggero, suo mecenate (l. I, c. 19), Guiscardo, qual secondo personaggio, sol comparisce. Trovasi qualche cosa di somigliante nella condotta di Velleio Patercolo, Storico di Augusto e di Tiberio.

[214] _Duo sibi proficua reputans, animae scilicet et corpori, si terram idolis deditam ad cultum divinum revocaret_ (Gioffredo Malaterra, l. II, c. 1). I tre ultimi libri di questo Storico son dedicati a narrare la conquista della Sicilia; e lo stesso Malaterra ha composto il Sommario esatto de' suoi Capitoli (p. 544-546).

[215] _V._ la parola _milites_ nel Glossario latino del Ducange.

[216] Fra le altre circostanze curiose, o bizzarre, il Malaterra ne racconta che gli Arabi aveano introdotto in Sicilia l'uso de' cammelli, (l. 1, c. 33), e de' colombi messaggeri (c. 42); che il morso della tarantola produce una malattia _quae per anum inhoneste crepitando emergit_; fenomeno assai ridicolo cui soggiacque tutto l'esercito de' Normanni, accampato sotto la mura di Palermo (c. 36). Aggiugnerò una etimologia che non è indegna dell'undicesimo secolo. _Messana_ è derivato di _Messis_, luogo d'onde le biade venivano dalla Sicilia inviate in tributo a Roma (l. II, c. 1).

[217] _V._ la capitolazione di Palermo nel Malaterra (lib. II, c. 45) e nel Giannone che parla sulla tolleranza generale conceduta ai Saracini (t. II, p. 72).

[218] Giovanni Leone Affricano (_De medicis et philosophis Arabibus_, c. 14, _presso_ Fabricio, _Bibl. graec._ t. XIII, p. 278, 279). Questo filosofo nomavasi Esseriff, Essascialli, e morì nell'Affrica (A. E. 516, A. D. 1112). Tal denominazione ha molta somiglianza coll'altra _Seriff al Eldrisi._ Così chiamavasi chi offerse il suo libro (_Geogr. nubiens.; V._ la _Prefazione_, p. 88, 90, 176) a Ruggero re di Sicilia (A. E. 548, A. D. 1153; D'Herbelot, _Bibl. orient._ p. 786; Prideaux, _Life of Mahomet_, pag. 188; Petis de la Croix, _Hist. de Gengis-kan_, p. 535, 536; Casiri, _Bibl. arab. hispan._ t. II, p. 9-13), onde temo sia accaduto in ordine a ciò qualche equivoco.

[219] Il Malaterra parlando della fondazione de' Vescovadi (l. IV, c. 7) porta la Bolla in originale (l. IV, c. 29). Il Giannone, come istorico del paese, offre un'idea di questo privilegio e della monarchia di Sicilia (t. II, p. 95-102), e Saint-Marc (_Abrégé_, t. III, p. 217-301) discute una tale quistione con tutta l'abilità d'un giureconsulto siciliano.

[220] Nelle descrizioni della prima spedizione di Roberto contra i Greci, i miei autori sono: Anna Comnena (I, II, IV, V. libri dell'_Alexiade_), Guglielmo Pugliese (lib. IV e V, p. 270-275), e Gioffredo Malaterra (l. III, c. 13, 14-24, 29-39); essi erano contemporanei, e possono riguardarsi come autentici i loro scritti, avvertendo però, che niun d'essi fu testimonio oculare delle battaglie.

[221] Una di queste si sposò ad Ugo, figlio di Azzo, o Axo, marchese di Lombardia (Guglielmo Pugliese, l. III, p. 267), ricco, potente e nobile nell'undecimo secolo, e i cui maggiori il Muratori e il Leibnitz hanno scoperto appartenere al nono e decimo secolo. Le due famose Case di Brunswick e di Este derivano da due figli primogeniti del marchese Azzo. _V._ Muratori, _Antichità Est._

[222] Anna Comnena loda e sospira con un po' troppo di libertà questo bel giovinetto, che le venne promesso in isposo quando fu sciolto l'altro contratto di nozze colla figlia di Guiscardo. Nel lib. I, pag. 23, ella dice che questo principe era αγαλμα φυσεως... Θεου χειρων φιλοτιμημα.... χρυσου γενους απορροη _un gioiello dalla natura... una bell'opera delle mani di Dio... una emanazione dell'età d'oro_, ec. (p. 27). Ella descrive altrove il bianco e il vermiglio della pelle, gli occhi di falco ec. l. III, p 71.

[223] Anna Comnena (l. I, p. 28-29), Guglielmo Pugliese (l. IV, p. 271), Gioffredo Malaterra (l. III, c. 13, p. 579, 580). Più circospetto si mostra quest'ultimo; ma il Pugliese dice,

_Mentitus se Michaelem_ _Venerat a Danais quidam seductor ad illum._

Si lasciò sorprendere da questa frode Gregorio VII; e il Baronio è quasi l'unico che la voglia sostenere qual verità (A. D. 1080, n. 44).

[224] _Ipse armatae militia non plusquam MCCC milites secum habuisse, ab eis qui eidem negotio interfuerunt attestatur_ (Malaterra, l. III, c. 24, p. 583), e sono i medesimi che il Pugliese al l. IV, p. 273 chiama _equestris gens ducis, equites de gente ducis._

[225] Εις τριακοντα χιλιαδας _da trentamila_, così si esprime Anna Comnena (_Alexias_, l. I, p. 37), e un tale calcolo concorda col numero e col carico de' navigli. _Ivit in Dyrrachium cum XV militibus hominum_, dice il _Chronicon Breve Normannicum_ (Muratori, _Scriptores_, t. V, p. 278). Io mi sono adoperato a conciliare insieme queste diverse testimonianze.

[226] L'Itinerario di Gerusalemme (p. 609, ediz. Wesseling) accenna un intervallo ragionevole e vero di mille stadj, o cento miglia, che stravagantemente hanno duplicato Strabone (l. VI, pag. 433) e Plinio (_Hist. nat._ III, 16).

[227] Plinio (_Hist. nat._ III, 6, 16) assegna QUINQUAGINTA _miglia_ a questo _brevissimus cursus_, e indica la vera distanza da Otranto alla Vallona o Aulon (d'Anville, _Analyse de sa carte des côtes de la Grèce_, etc. p. 3-6). Ermolao Barbaro che sostituisce il vocabolo _centum_ (Hardouin, not. 66, in Plin. lib. III) avrebbe potuto essere corretto da quanti piloti veneziani erano usciti di quel golfo.

[228] _Infames scopulos Acroceraunia_, Horat., _Carmen_ 1 e 3. Vi è qualche poco di esagerazione nel _praecipitem Africum decertantem aquilonibus et rabiem Noti_, e nel _monstra natantia_ dell'Adriatico; ma Orazio palpitante per la vita di Virgilio, è un esempio che ben comparisce nella storia della poesia e dell'amicizia.

[229] Των δε εις τον πωγωνα αυτου εφυβρισαντων _insultavanlo per la barba (che gli mancava)_ (_Alexias_, l. IV, p. 106). Ciò nondimeno i Normanni si radeano la barba; i Veneziani la lasciavano crescere: di qui avrà avuta origine la mancanza di barba attribuita, poco felicemente per dir vero, a Boemondo (Ducange, _Not. ad Alex._, p. 283).

[230] Il Muratori (_Annali d'Italia_, t. IX, p. 136, 137), osserva che alcuni autori (Pietro Diacono, _Chron. Casin._ lib. III, cap. 49) fanno ascendere l'esercito de' Greci a censettantamila uomini, ma che si può levare il _cento_, lo stesso Malaterra indicandone soli settantamila; piccola svista! Il passo al quale fa allusione il Muratori trovasi nella Cronaca di Lupo Protospata (_Script. ital._ t. V, p. 45). Il Malaterra, (l. IV, 17) parla in termini, ampollosi, ma vaghi, di questa imperiale spedizione: _Cum copiis innumerabilibus_, e il Poeta Pugliese (l. IV, p. 272):

_More locustarum montes et plana teguntur._

[231] _V._ Guglielmo di Malmsbury, _De Gestis Anglor._, l. II, p. 92. _Alexius fidem Anglorum suscipiens, praecipuis familiaritatibus his eos applicabat, amorem eorum filio transcribens._ Orderico Vitale (_Hist. eccles._, l. IV, pag. 508, l. VII, p. 841) racconta la partenza di questi profughi dall'Inghilterra e il modo onde presero servigio in Grecia.

[232] _V._ il Pugliese (l. I, p. 256). Ho già descritto nel capitolo LIV la storia e l'indole di questi Manichei.

[233] _V._ il semplice ed ammirabile racconto di Cesare (_Comment. de bell. civil._ III, 41-75). Gli è da deplorarsi che Quinto Icilio (il Signor Guichard) non sia vissuto a bastanza per far le note a questa parte di essi come le ha fatte alle azioni campali dell'Affrica e della Spagna.

[234] Παλλας αλλη και μη Σθηνη _un'altra Pallade, ma non Minerva._ Il presidente Cousin (_Hist. de Constantinople_, t. IV, p. 131, in 12) ha tradotto molto aggiustatamente «che combattea come una Pallade, benchè non dotta al pari di quella della Grecia». I Greci aveano composti gli attributi delle loro divinità di due caratteri poco fatti per accoppiarsi, quello di Neith, l'artigiana di Sais nell'Egitto, e quello di una vergine amazzone del lago Tritonio nella Libia (Banier, _Mythologie_, t. IV, p. 1-31, in 12).

[235] Anna Comnena (lib. IV, p. 116) ammira con una specie di terrore le maschili virtù di una tal donna. Queste erano più famigliari alle Latine, e benchè il Pugliese (lib. IV, p. 273) faccia menzione della presenza e della ferita della moglie di Guiscardo, affievolisce l'idea della sua intrepidezza:

_Uxor in hoc bello Roberti forte sagitta_ _Quadam laesa fuit: quo vulnere TERRITA nullam_ _Dum sperabat opem, se poene SUBEGERAT hosti._

Il vocabolo _subegerat_ non è felice che trattandosi di una donna prigioniera.

[236] Απο της του Ρομπερτου προηγησαμενης μαχης, γινοσηων την προτων κατα των εναντιων ιππασιαν των Κελτων ανυποιστον _dalla prima battaglia data da Romperto, conoscendo l'invincibile cavalleria de' Celti che primi combattevano nella fronte_ (_Anna_, l. V, p. 133) ed altrove και γαρ Κελτος ανηρ πας εποχουμενος μεν ανυπιστος την ορμην, και την θεαν εστιν _poichè il Celta a cavallo è formidabile non che all'impeto, alla sola vista_ (pag. 140). La pedanteria adoperata dalla Principessa nella scelta delle denominazioni classiche ha incoraggiato il Ducange ad attribuire ai suoi compatrioti l'indole degli antichi Galli.

[237] Lupo Protospata (t. III, p. 45) dice seimila; Guglielmo Pugliese più di cinquemila (l. IV, p. 275): nel che è lodevole e singolare la lor modestia; era sì facile ad essi con un tratto di penna l'uccidere venti o trentamila scismatici, od infedeli.

[238] I Romani riguardando come nome di cattivo augurio il nome _Epidamnus_, gli sostituirono l'altro _Dyrrachium_ (Plinio, III, 26), di cui il popolo avea fatto _Duracium_ (_V._ il Malaterra), vocabolo che ha qualche somiglianza coll'altro, _durezza._ _Durando_ era uno fra i nomi di Roberto, e veramente Roberto potea chiamarsi un _Durando_; giuoco scipitissimo di parole. (Alberic, Monach. _in Chron._, _V._ Muratori, _Annali d'Italia_, t. IX, p. 137).

[239] βρουχους και ακριδας ειπεν αν τις αυτους πατερα και υιον _il padre e il figlio erano appellati bruchi e locuste_ (_Anna_, lib. I, pag. 35). Mercè tali comparazioni, tanto diverse da quelle di Omero, costei s'immagina inspirar disprezzo ed orrore contra il _cattivo animaluzzo_ che appellasi conquistatore. Fortunatamente il comun raziocinio, ossia la comune irragionevolezza, ai lodevoli disegni della greca Principessa fan guerra.

[240]

_Prodiit hac auctor Trojanae cladis Achilles._

Virgilio nel libro secondo dell'Eneide (_Larissaeus Achilles_) aggiugne forza alla supposizione del Pugliese (l. I, p. 275), supposizione non giustificata dalle geografiche descrizioni che si trovano in Omero.

[241] L'ignoranza ha tradotto των πεδιλων προαλματα, (_punte de' talari_) _Speroni_; e questi impacciavano i cavalieri che combattevano a piedi (Anna Comnena, _Alexias_, lib. V, p. 140). Il Ducange ha dedotto il vero significato di queste parole da una usanza ridicola, ed incomoda, durata dall'undicesimo secolo fino al decimoquinto. I ridetti speroni, configurati a guisa di scorpione, aveano talvolta due piedi e una catenella d'argento che gli attaccava al ginocchio.

[242] Tutta questa lettera merita di essere letta (_Alexias_, l. III, p. 93, 94, 95). Il Ducange non ha intese le seguenti parole αστροπελεκυν δεδεμενον μετα χρυμαφις. Ho procurato di dar loro una interpretazione possibilmente plausibile: χρυμαφιου significa _corona d'oro._ Simone Porzio (_in Lexico graeco-barbar._) dice che ασροπελεκυς equivale a κεραυνος, πρηστηρ, lampo.

[243] Intorno a questi principali fatti rimetto i leggitori agli storici Sigonio, Baronio, Muratori, Mosheim, Saint-Marc etc.

[244] Le vite di Gregorio VII sono o leggende, o invettive (Saint-Marc, _Abrégé_; t. III. p. 233; ec.), e i moderni leggitori non crederanno più ai suoi miracoli che ai suoi sortilegi. Nel Leclerc (_Vie de Hildebrand, Bibliothèque ancienne et moderne_, t. VIII) si trovano diverse nozioni instruttive a tale proposito, e molte dilettevoli nel Bayle (_Dictionaire critique, Grégoire VII_). Questo pontefice fu, non v'ha dubbio, un uomo sommo, un secondo Atanasio, in un secolo più fortunato per la Chiesa. Mi sarà egli lecito aggiugnere che il ritratto di Atanasio da me offerto nel Capitolo XXI è uno de' tratti della mia storia de' quali mi trovo meno scontento?

[245] _Ciò che qui dice l'autore di Gregorio VII forse è esagerato; vegga il lettore ciò che abbiamo scritto di questo Papa famoso in una Nota al vol. IX._ (Nota di N. N.)

[246] Anna, col rancore proprio ad una scismatica greca, chiama Gregorio καταπτυσος ουτς Παπας (lib. I, pag. 32), un Papa e un prete degno che gli sia sputato addosso; lo accusa di aver fatto frustare gli ambasciatori di Enrico, di aver fatto ad essi rader la barba; forse d'averli privati degli organi della virilità (p. 31-33); ma questo crudele oltraggio è poco verisimile, nè ben provato. _V._ la sensata prefazione del Cousin.

[247]

_.... Sic uno tempore victi_ _Sunt terrae Domini duo: rex Alemannicus iste,_ _Imperii rector romani maximus ille._ _Alter ad arma ruens armis superatur: et alter_ _Nominis auditi sola formidine cessit._