Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10

Part 9

Chapter 93,534 wordsPublic domain

[1] Poichè in questo capitolo e nel seguente io mostrerò molta erudizione araba, debbo dichiarare la mia perfetta ignoranza delle lingue orientali, e la gratitudine mia pei dotti interpreti, che mi han fatto copia del lor sapere su questa materia in latino, in francese e in inglese. Indicherò a tempo e luogo le raccolte, le versioni e le storie che ho consultate.

[2] In tre classi ponno dividersi i Geografi dell'Arabia: 1. i _Greci_ e i _Latini_, le cognizioni progressive de' quali si possono esaminare in Agatarcide (_De mari Rubro in Hudson, geographi minores, t. I._), in Diodoro di Sicilia (t. I. l. II, p. 159-167, l. III, p. 211-216, edit. Wesseling), in Strabone (l. XVI, p. 1112-1114), dietro Eratostene, (p. 1122-1132, dietro Artemidoro), in Dionigi (_Periegesis, 927-969_), in Plinio (_Hist. natur., V, 12; VI, 32_) e in Tolomeo (_Descript. et Tabulae urbium in Hudson, t. III._) 2. Gli _scrittori arabi_ che han trattato quest'argomento collo zelo del patriottismo o della divozione. Gli estratti dati da Pocock (_Specimen Hist. Arabum, p. 125-128_) della Geografia del Seriffo al-Edrissi, accrescono il disgusto che si prova nella versione, o nel sommario, (p. 24, 27, 44, 56, 108, etc.) pubblicata dai Maroniti coll'assurdo titolo della _Geographia nubiensis_ (Paris 1619); ma i traduttori latini e francesi, Graves (in Hudson, t. III) e Galland (_Voyage de la Palestine_, del La Roque, p. 265-346), ci han dato a conoscer l'Arabia d'Abulfeda, descrizione la più minuta ed esatta che si abbia di quella penisola, e se le può aggiugnere per altro la _Biblioteca Orientale_ del d'Herbelot, p. 120, et _alibi passim_. 3. I _viaggiatori Europei_, tra i quali Shaw (p. 438-455) e Niebuhr (_Description_, 1773; _Voyages_, tom. I, 1776) vogliono essere menzionati con onore: Busching (_Géographie_ par Berenger, t. VIII. p. 416-510) ha fatto una compilazione giudiziosa; e il lettore debbe aver sotto gli occhi le carte del d'Anville (_Orbis veteribus notus_, e la prima parte dell'Asia) e la sua _Geografia antica_ (t. I, p. 208-231).

[3] Abulfeda, _Descriptio Arabiae_, p. 1; d'Anville, l'_Eufrate e il Tigri_, p. 19, 20. In questo luogo, ove si trova il paradiso, o sia giardino d'un satrapo, passò Senofonte coi Greci l'Eufrate per la prima volta (_Ritirata dei diecimila_l. 1. c. 10, p. 29. edit. Wells).

[4] Il Reland ha provato con molta erudizione superflua 1. che il nostro mar Rosso (il Golfo d'Arabia) non è che l'una parte del _mare Rubrum_, Ερυθρα θαλασση degli antichi, che si allungava fino allo spazio indefinito dell'Oceano indiano; 2. Che i vocaboli sinonimi ερυθρος, αιθιοψς, sono allusivi al color dei Neri o Negri. (_Dissert. miscell_., t. I. p. 59-117).

[5] Fra le trenta giornate o stazioni, che si contano fra il Cairo e la Mecca, quindici mancano d'acqua dolce. _V._ la strada degli Hadjees, nei _Viaggi di Shaw, p. 477_.

[6] Plinio, nel duodicesimo libro della sua Storia naturale, (l. XII, c. 42) tratta degli aromi, e soprattutto del _thus_ o incenso dell'Arabia: Milton in una similitudine rammenta gli odori aromatici che il vento del Nord-est trasporta sulla costa di Saba (Paradiso Perduto lib. 4).

[7] Agatarcide afferma che vi si trovavano pezzi d'oro vergine, la cui grossezza variava da quella d'una oliva a quella d'una noce; che il ferro valea due volte e l'argento dieci volte più dell'oro (_De mari Rubro_, p. 60.). Questi tesori, veri o immaginarii, si son dileguati, e non si conosce al presente nell'Arabia una sola miniera d'oro. (Niebuhr, _Description_, p. 124).

[8] Si consulti, si legga per intero e si studii lo _Specimen Historiae Arabum_ di Pocock (Oxford, 1650, in 4). Le trenta pagine del testo e della versione sono un estratto delle dinastie di Gregorio Abulfaragio, tradotte poi dal Pocock (Oxford 1663, in 4.) Le trecencinquantotto note sono una Opera classica ed originale sulle antichità dell'Arabia.

[9] Arriano indica gl'Icthyofagi della costa d'Hejaz (_Periplus maris Erythraei_, p. 12), e li pone ancora al di là di Aden (p. 15.). Pare probabile che le coste del mar Rosso (prese nel senso più largo) fossero abitate da quei Selvaggi anche ai tempi di Ciro; ma stento a credere che vi fossero tuttavia dei cannibali fra loro sotto il regno di Giustiniano (Procopio, _De bello Persico_ l. I. c. 19).

[10] _V._ lo _Specimen Historiae Arabum_, di Pocock, p. 2, 5, 86, ec. Il viaggio del Signor d'Arvieux fatto nel 1664 al campo dell'Emir del Monte Carmelo (_Voyage de la Palestine_, Amsterdam, 1718) presenta un quadro piacevole ed originale della vita de' Beduini, rischiarato ancora da Niebuhr, (_Description de l'Arabie_, p. 327-344), e dal Signor di Volney (t. I. p. 343-385), l'ultimo e il più giudizioso di quanti han pubblicati viaggi nella Siria.

[11] Leggansi (nè sarà noiosa la briga) gli articoli impareggiabili sul _Cavallo_ e sul _Cammello_ dell'_Istoria naturale_ del Signor di Buffon.

[12] _V._ sui cavalli arabi il d'Arvieux (p. 159-173), e Niebuhr (p. 142-144). Sulla fin del tredicesimo secolo erano stimati i cavalli di Neged per la sicurezza del piede; quelli dell'Yemen per la forza e per l'utilità dei servigi; quelli di Hejaz per la più bella apparenza. I cavalli europei, che si poneano nella decima ed ultima classe, erano generalmente spregiati per aver troppo corpo e poco ardimento (d'Herbelot _Bibl. Orient._ p. 339); avean bisogno di adoperare tutto il vigore per portare il cavaliere e la sua armatura.

[13] _Qui carnibus camelorum vesci solent odii tenaces sunt_diceva un medico Arabo. (Pocock Specimen p. 88.). Maometto stesso, che amava molto il latte della femmina di questo quadrupede, preferiva la vacca, e non ha fatto menzion del cammello; ma il vitto alla Mecca e a Medina era già meno frugale (Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. III. p. 404).

[14] Marciano d'Eraclea (_in Perip., p. 16, in t. I_; de Hudson, _minor Geograph_.) noverava cento sessantaquattro città nell'Arabia Felice. Poca per altro poteva esserne l'estensione, e forse grande la credulità dello scrittore.

[15] Albufeda (_in_ Hudson, t. III, p. 54) paragona Saana a Damasco: anche oggi è la residenza dell'Iman dell'Yemen (_Voyages de Niebuhr_, t. I. p. 331-342). Saana è distante ventiquattro parasanghe da Dafar (Abulfeda, p. 51), e sessantotto da Aden (p. 53).

[16] Pocock, _Specimen_, p. 57; _Geograph. Nubiensis_, p. 52. Meriaba, o Merab, che avea sei miglia di circonferenza fu distrutta dalle legioni d'Augusto (Plinio _Hist. nat._ VI, 32); e non era per anche risorta nel secolo sedicesimo (Albufeda _Descript. Arab._, p. 58).

[17] Il nome di Medina fu dato κατ’ εξοχην, per eccellenza, a Yatreb (la Iatrippa de' Greci), ove risiedeva il Profeta. Albufeda fa il computo (p. 15) delle distanze da Medina per istazioni, o giornate d'una caravana; ne conta quindici sino a Bahrein, diciotto a Bassora, venti a Cufah, venti a Damasco o alla Palestina, venticinque al Cairo, dieci alla Mecca, trenta dalla Mecca a Saana, o Aden, e trentun giorni, o quattrocento dodici ore, sino al Cairo (_Voyages de Shaw_, p. 477); e secondo il calcolo del d'Anville (_Mesures itinéraires_, p. 99), una giornata di cammino era di circa 25 miglia inglesi. Plinio (_Hist. nat._ XII, 32) contava sessanta cinque stazioni di cammelli dal paese dell'incenso (Hadramaüt, nell'Yemen, fra Aden, e il capo Fartasch) sino a Gaza nella Siria. Queste misure possono aiutare la fantasia e dar lume a' fatti.

[18] Fa d'uopo ricorrere agli Arabi per sapere quel che si può della Mecca (d'Herbelot, _Bibl. orient._ p. 368-371; Pocock, _Specimen_, p. 125-128; Abulfeda, p. 11-40). Non essendo permesso a' miscredenti l'entrarvi, i nostri viaggiatori non ne parlano: il poco che ne dice Thevenot (_Voyage du Levant_, part. I, p. 490) è tolto dalla bocca sospetta d'un rinnegato affricano. Alcuni Persiani vi noveravano seimila case (Chardin, t. IV, p. 167).

[19] Strabone, l. XVI, p. 1110. D'Herbelot (_Bibl. orient._, p. 6.) accenna una di queste case di sale presso Bassora.

[20] _Mirum dictu ex innumeris populis pars aequa in commerciis aut latrociniis degit_ (Plinio, _Hist. nat._, VI, 32). _Vedi_ il Koran di Sale, _Sura_ 106, p. 503; Pocock, _Spec._, p. 2; d'Herbelot, _Bibl. orient._, p. 361; Prideaux, _Vie de Mahomet_, p. 5; Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. 1, p. 72-120, 126. etc.

[21] _La Genesi, al capo 16, v. 12, dice:_ hic erit ferus homo: manus ejus contra omnes, et manus omnium contra eum, et e regione universorum fratrum suorum figet tabernacula. _Qui nel dato carattere d'Ismaele possono considerarsi descritti profeticamente i suoi discendenti, gli Arabi, dati a regolare ladroneccio, e dimoranti poco lungi della Palestina; non sono artificiosamente contorti i sensi della Genesi; non si potrebbe per altro spiegare il_ manus omnium contra eum _che col riferirlo all'essere stata l'Arabia alcune volte invasa da armate tartare, e persiane; ma ciò potrebbe pur dirsi di tanti altri Stati._ (Nota di N. N.)

[22] Un dottor anonimo (_Univers. History_, vol. XX, edit. in-8) ha ricavato dall'independenza degli Arabi una _dimostrazione_ formale della verità del cristianesimo. Può un critico primieramente negare i fatti, e poi disputare sul senso del passo che si allega della Bibbia (_Genes._ XVI, 12), su l'ampiezza della applicazione, e sul fondamento della genealogia.

[23] Fu soggiogato (A. D. 1173) da un fratello del gran Saladino che fondò una dinastia de' Curdi o degli Ayoubiti (Guignes, _Hist. des Huns_, t. 1, p. 425; d'Herbelot, p. 477).

[24] Dal luogotenente di Solimano I (A. D. 1538), e da Selim II (1568). _V._ Cantemir (_Hist. de l'empire Ottoman_, p. 201-221.) Il Bascià che risedeva in Saana comandava a ventun Bey, ma non mandò mai tributi alla Porta (Marsigli, _Stato Militare dell'impero Ottomano_, p. 124), e i Turchi ne furono cacciati verso l'anno 1630. (Niebuhr, p. 167, 168.)

[25] Le principali città della provincia romana che chiamavasi Arabia e terza Palestina, erano Bostra e Petra che datavano dall'anno 105, epoca in cui furono soggiogate da Palma, luogotenente di Traiano. (Dion Cassio, l. LXVIII). Petra era la capitale de' Nabatei, che traevano il nome dal primogenito dei figli d'Ismaele (Genes. XXV, 12, etc., co' _Commenti_ di San Girolamo, del Le Clerc, e del Calmet). Giustiniano abbandonò un paese palmifero di dieci giornate di viaggio al mezzodì di Aelah (Procopio, _De bell. persico_, l. I, c. 19); e i Romani avevano un centurione e una dogana (Arriano _in Periplo maris Erythroei_, p. 11, in Hudson, t. 1) in un luogo (λευκη κωμη, _Pagus Albus_ Hawarra) del territorio di Medina (d'Anville, _Mémoire sur l'Egypte_, p. 243). Su questi possedimenti reali, e su qualche nuova scorreria di Traiano (_Peripl._ p. 14, 15) fondarono gli storici e le medaglie la supposizione che i Romani conquistassero l'Arabia.

[26] Niebuhr (_Descript. de l'Arabie_, p. 302, 303, 329-331) ci dà le notizie più recenti ed autentiche sul grado d'autorità che possedono i Turchi nell'Arabia.

[27] Diodoro di Sicilia (t. II, l. XIX, p. 390-393, ediz. del Wesseling) ha data a conoscere chiaramente l'independenza degli Arabi nabatei, che fecero resistenza alle armi d'Antigono e di suo figlio.

[28] Strabone, l. XVI, p. 1127-1129; Plinio, _Hist. nat_., VI, 32. Elio Gallo sbarcò presso Medina, e fece quasi trecento leghe nella parte dell'Yemen che giace fra Mareb e l'Oceano. Il _non ante devictis Sabeae regibus_ (_Od_. I, 29), e gl'_intacti Arabum thesauri_ (_Od_. III, 24) d'Orazio, attestano l'indipendenza ancora inviolata degli Arabi.

[29] _Lo stendardo di Maometto non è sacro pel lettore cristiano: questo aggettivo è male applicato ad uno stendardo di un fortunato Capo d'entusiasti, che coll'armi diffusero la lor religione rapidamente in molte, e vaste regioni dell'Asia, e dell'Affrica._ (Nota di N. N.)

[30] _V._ in Pocock una Storia imperfetta dell'Yemen, _Specimen_, p. 55-66; di Hira, p. 66-74; di Gassan p. 75-78, su tutte le cose che si poterono sapere, o di cui si potè in un tempo d'ignoranza serbare memoria.

[31] Le Σαρακηνικα φυλα, μυριαδες ταυτα, και το πλειστον αυτων ερημονομοι, και αδεσποτοι, _tribù Saracene, a decine di migliaia, e per lo più abitatrici di deserti, e independenti_, descritte da Menandro (_Excerpt. legat._, p. 149), da Procopio (_De bell. Pers._ l. I. c. 17-19; l. II, c. 10) e, coi più forti colori, da Ammiano Marcellino, (l. XIV, c. 4) che ne parla sin dal tempo di Marc'Aurelio.

[32] Questo nome usato da Tolomeo e da Plinio in un senso più ristretto, e da Ammiano e da Procopio in significato più largo, fu ridicolamente derivato da _Sarah_, moglie d'Abramo; e in un modo assai oscuro dal villaggio di _Saraka_ μετα Ναβαταιους _fra i Nabatei_ (Stephan., _De urbibus_), ma più plausibilmente da vocaboli arabici, che significano un naturale disposto al ladroneccio, o che denotano la loro situazione all'Oriente (Hottinger, _Hist. orient._, lib. I, c. I. p. 7, 8; Pocock, _Specimen_, p. 33-35; Assemani, _Bibl. orient._ t. IV, p. 567). Ma l'ultima e la più ammessa di tali etimologie è confutata da Tolomeo (_Arabia_, p. 2, p. 18, _in_ Hudson, t. IV), che segna espressamente la situazione occidentale e meridionale de' Saraceni, che allora erano una tribù oscura stanziata su le frontiere dell'Egitto. Questa denominazione adunque non può riferirsi al carattere nazionale; e poichè fu data da forestieri, convien cercarne l'origine non già nella lingua araba, ma in una straniera.

[33] _Saraceni.... mulieres aiunt in eos regnare._ (_Expositio totius Mundi_, p. 3, _in_ Hudson, t. III). Il regno di Mavia è famoso nella Storia ecclesiastica (Pocock, _Specim._, p. 69-83).

[34] Μη εξειναι εκ των Βασιλειων, _non uscire della reggia_, dicono Agatarcide (_De mari Rubro_, p. 63, 64, _in_ Hudson, t. I), Diodoro di Sicilia (t. I, l. III, c. 47, p. 215), e Strabone (l. XVI, p. 1124); ma sono tentato a credere che sia una di quelle fole popolari, o di quegli strani accidenti che dalla credulità degli scrittori si spacciano sovente per un atto costante, per un costume, o per una legge.

[35] _Non gloriabantur antiquitus Arabes, nisi gladio, hospite, et_ ELOQUENTIA (Sephadius, _apud_ Pocock, _Specimen_, p. 161, 162.) Solo co' Persiani avevano comune il dono della parola; e gli Arabi sentenziosi avrebbero probabilmente sdegnato la schietta e sublime dialettica di Demostene.

[36] Debbo rammentare al lettore che d'Arvieux, d'Herbelot, e Niebuhr dipingono co' più vivi colori i costumi e il governo degli Arabi, e che da diversi passi della vita di Maometto pigliano luce queste materie.

[37] _V._ Il primo capitolo di Giobbe, e si rammenti la lunga muraglia di mille e cinquecento stadi eretta da Sesostri cominciando da Pelusio sino ad Eliopoli (Diodoro di Sicilia, t. 1, l. I, p. 67). A quel tempo i re pastori aveano soggiogato l'Egitto sotto nome di _Hycsos_ (Marsham, _Canon. chron._, p. 98-163, ec.)

[38] Ovvero, secondo altro calcolo, mille e dugento (d'Herbelot, _Bibl. orient._, p. 75). I due storici che hanno scritto su le _Ayam-al-Arab_, le battaglie degli Arabi, viveano nei secoli nono e decimo. Due cavalli furono il motivo della famosa guerra di Dahes e di Gabrah, che durò quarant'anni, e passò in proverbio (Pocock, _Specimen_, p. 48).

[39] Niebuhr (_Description_, p. 26-31) espone la teorica e la pratica moderna degli Arabi nel vendicare l'assassinio. Si può riscontrare nel Coran (c. 2, p. 20; c. 17, p. 230), colle osservazioni di Sale, l'indole più rozza dell'antichità.

[40] Procopio (_De bell. Pers._ l. I, c. 16) assegna i due mesi di pace verso il solstizio estivo; ma gli Arabi ne contan _quattro_, il primo mese dell'anno, il settimo, l'undecimo, e il duodecimo, e pretendono che in una lunga serie di secoli non sia mancata questa tregua che quattro o sei volte (Sale, _Disc. prélim._, p. 147-150, e _Note_ sul nono Capitolo del Corano, p. 154, etc.; Casiri, _Bibl. hispano-arabica_, t. II, p. 20, 21).

[41] Arriano, che vivea nel secondo secolo, accenna (_in Periplo maris Erithraei_, p. 12) la differenza parziale o totale de' dialetti Arabi. Pocock (_Specimen_, p. 150-154), Casiri (_Bibl. hispano-arabica_, t. I, p. 1, 83, 292; tom. II, p. 25, ec.) e Niebuhr (_Descript. de l'Arabie_, p. 72-86) hanno minutamente trattato di ciò che risguarda l'alfabeto e la lingua degli Arabi; ma io trascorro leggermente su questa materia, non prendendo io diletto a ripetere da pappagallo parole che non intendo.

[42] Il Voltaire ha inserito nel suo Zadig una Novella familiare (il Cane ed il Cavallo) per provare l'accortezza naturale degli Arabi (d'Herbelot, _Bibl. orient._ p. 120, 121; Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. I, p. 37-46); ma d'Arvieux, o piuttosto La Roque (_Voyage de la Palestine_, p. 92), ha negata la superiorità di che si dan vanto i Beduini. Le cento sessantanove sentenze di Alì (tradotte in inglese da Ockley, a Londra, 1718) sono un saggio dello spirito de' frizzi in cui son singolari gli Arabi.

[43] Pocock (_Specimen_, p. 158-161) e Casiri (_Bibl. Hisp. Arab._, t. I, p. 48-84, ec., 119; t. II, p. 17, ec.) parlano de' poeti Arabi anteriori a Maometto. I sette poemi della Caaba furono stampati in inglese da Sir William Jones; ma l'onorevole missione che gli fu commessa nell'India ci ha privato delle sue note molto più interessanti che non quel testo vieto ed oscuro.

[44] Sale, _Discours prélim._, p. 29, 30.

[45] D'Herbelot, _Bibl. orient._, p. 458; Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. III, p. 118. Caab, e Hesno (Pocock, _Specim._ p. 43, 46, 48) si segnalaron anch'essi nella liberalità, ed un poeta arabo dice elegantemente di quest'ultimo: _Videbis eum cum accesseris exultantem, ac si dares illi quod ab illo petis_.

[46] Tutto quello che ora può sapersi dell'idolatria degli Arabi antichi si trova in Pocock, (_Specim._, p. 89, 136, 163, 164). La sua profonda erudizione è stata interpretata in modo ben chiaro e conciso dal Sale (_Discours prélim._, p. 14-24); e l'Assemani (_Bibl. orient._, t. IV, p. 580-590) ha aggiunto annotazioni preziose.

[47] Ιερον αγιωτατον ιδρυται τιμωμενον υπο παντων Αραβων περιττοτερον si vede un Tempio famoso venerato per santissimo da tutti gli Arabi (Diod. di Sicilia, t. I, l. III, p. 211); la qualità e il sito concordano tanto che mi fa maraviglia come siasi letto questo passo curioso senza avvertirlo e senza badare all'applicazione. Pure Agatarcide (_De mari Rubro_, p. 58, _in_ Hudson, t. I.), copiato da Diodoro nel resto di quella descrizione, non fa motto di quel celebre Tempio. Forse che il Siciliano ne sapea più che l'Egizio? O fu costrutta la Caaba tra l'anno di Roma 650 e il 746, tempo in cui componevano i loro libri? (Dodwell, _in Dissertat. ad._ t. I, Hudson, p. 72; Fabricio, _Bibl. graec._, t. II. p. 770).

[48] Pocock, _Specimen_, p. 60, 61. Dalla morte di Maometto retrocediamo a sessantott'anni, e dalla sua nascita a cento ventinove anni avanti l'Era cristiana. Il velo, o la tela, che oggi è di seta e d'oro, non fu anticamente che una stoffa di lino d'Egitto. (Abulfeda, _Vit. Mohammed_, c. 6, p. 14).

[49] La pianta originale della Caaba, servilmente copiata dal Sale, dagli autori della Storia universale, ec. è un abbozzo fatto da un Turco, che Reland (_De religione Mohammed_, p. 113-123) ha corretta e spiegata colla scorta di buone autorità. Si consulti su la Leggenda e la Descrizione della Caaba il Pocock (_Specimen_, p. 115-122), la _Bibliothèque orientale_ del di Herbelot (_Caaba, Hagier, Zemzem_, etc.), e il Sale (_Disc. prélimin._ p. 114-122).

[50] Sembra che Cosa, quinto antenato di Maometto, usurpasse la Caaba (A. D. 440); ma Iannabi (Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. I, p. 65-69) e Abulfeda (_Vit. Mohammed_, c. 6, p. 13) raccontano il fatto diversamente.

[51] Massimo Tirio, che vivea nel secondo secolo, attribuisce agli Arabi il culto d'una pietra. Αραβιοι σεβουσι μεν, εντινα κα δε ηιδα, το δε αγαλμα ειδον; λοθος ην τετθαγωνος _gli Arabi adorano un simulacro di tal fatta, che per altro non ho veduto; la pietra, era quadrangolare_ (_Dissert. 8_, t. I, p. 142, ediz. Reiske); e i cristiani hanno ripetuto con gran veemenza questo rimprovero (Clemente Alessandrino, _in Protreptico_, p. 40; Arnobio, _Contra gentes_, lib. VI, p. 246). Ma pure quelle pietre altro non erano che i Βαιτυλα della Siria e della Grecia, tanto rinomati nell'antichità sacra e profana (Euseb. _Praep. Evangel._, l. I, p. 37; Marsham, _Canon. chron._ p. 54-56).

[52] Il dotto Sir John Marsham (_Canon. chron._, p. 76-78, 301-304) discute esattamente i due orridi punti dell'Ανδροθυσια _sagrifici umani_, e della παιδοθυσια, _sagrifici di fanciulli_. Sanconiatone dall'esempio di Crono trae l'origine de' sagrifici della Fenicia; ma non sappiamo se Crono vivesse prima o dopo Abramo, od anzi se mai sia stato al Mondo.

[53] Κατ’ ετος εκαστον παιδα εθυον _ogn'anno sagrificavano un fanciullo_; tal'è il rimprovero di Porfirio; ma egli accusa di questo crudel costume anche i Romani, costume già abolito del tutto, A. V. C. 657. Tolomeo (_Tabul._, p. 37, _Arabia_, p. 9-29), ed Abulfeda (p. 57) fan menzione di Dumaetha, Daumat-al-Gendal; e le carte di d'Anville pongono questo luogo nel cuor del deserto, tra Chaibar e Tadmor.

[54] Procopio (_De bell. pers._, l. I, c. 28), Evagrio (l. VI, c. 21) e Pocock (_Specimen_, p. 72-86) attestano i sagrifici umani degli Arabi del sesto secolo. Il pericolo e la liberazione d'Abdalah son piuttosto una traduzione che un fatto (Gagnier, _Vie da Mahomet_, l. I, p. 82-84).

[55] _Non può dirsi, che gli Ebrei s'astenessero dal mangiare le carni del porco per ignoranza, per sanità o per qualunque altro motivo; essi ciò facevano per comando di Dio, venuto loro per mezzo di Mosè, fondatore di lor religione; non bisogna unire insieme gli usi religiosi delle altre nazioni con quelli degli Ebrei; potevano essi essere i medesimi, anzi, parlando dell'astinenza dal mangiare il porco, lo erano; ma i motivi di cotale astinenza erano diversi; presso gli Ebrei, il solo motivo che Mosè ne addusse fu il commando assoluto di Dio. Lo stesso dicasi della circoncisione della quale viene l'Autore subito a parlare._ (Nota di N. N.)

[56] _Suillis carnibus abstinent_, scrive Solino (_Polyhist._, c. 33), il quale copia da Plinio (l. VIII, c. 68); strana supposizione che i maiali non possano vivere nell'Arabia. Aveano gli Egizi un'avversione naturale e superstiziosa per questo animale immondo (Marsham, _Canon_, p. 206). Gli Arabi antichi praticavano altresì, _post coitum_, la ceremonia dell'abluzione (Erodoto, l. I, c. 80), consacrata dalla legge de' Musulmani (Reland, p. 57, etc.; Chardin, o piuttosto il _Mollah_ di Shah Abbas, t. IV, p. 71, etc.).

[57] I dottori Musulmani non han piacere di trattare questa materia; pure credono necessaria la circoncisione per la salute, e pretendono ancora che per una specie di miracolo, nascesse Maometto senza prepuzio (Pocock, _Spec._, p. 319, 320; Sale, _Disc. prélim._, p. 106, 107).

[58] Diodoro Siculo (t. I, l. II, p. 142-145) ha data alla lor religione un'occhiata curiosa ma superficiale da Greco. Si dee apprezzare la loro astronomia, avvegnachè aveano finalmente fatto uso della lor ragione, se dubitavano che il sole fosse nel numero de' pianeti e delle stelle fisse.

[59] Semplicio (che cita Porfirio), _De coelo_, l. II, com. 46, p. 123; l. XVIII, _ap._ Marsham, _Canon chron._, p. 474, che dubita del fatto perchè contrario a' suoi sistemi. La più vecchia data delle osservazioni de' Caldei è dell'anno 2234 avanti Gesù Cristo. Dopo il conquisto di Babilonia fatto da Alessandro, quelle osservazioni, per le preghiere d'Aristotele, furono comunicate all'astronomo Ipparco. Che bel monumento nella storia delle Scienze!

[60] Pocock (_Specim._, p. 138-146), Hottinger (_Hist. orient._, p. 162-203), Hide (_De relig. vet. Persar._, p. 124-128, ec.), d'Herbelot (_Sabi_, p. 725, 726) e Sale (_Discours prélim._) destano in noi curiosità senza soddisfarla, e l'ultimo scrittore confonde il Sabeismo colla religion primitiva degli Arabi.