Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10
Part 38
[576] _Leucatensis mihi juravit episcopus, quotannis ecclesiam suam debere Nicephoro aureos centum persolvere, similiter et caeteras plus minuisve secundum vires suas_ (Luitprando, _in Legat._, p. 489).
[577] _V._ Costantino (_in vit. Basil._, c. 74, 75, 76, p. 195-197, _in Scriptor. post Theophanem_) il quale impiega gran numero di parole tecniche o barbare. Barbare dic'egli, τη των πολλων αμαθια. καλον γαρ επι τουτοις κοινολεκτειν _per l'imperizia di molti, essendo ben fatto famigliarizzarsi con esse_. Il Ducange si studia di spiegarne alcune: ma gli mancava la scienza d'artefice.
[578] Quanto scrive Ugo Falcando degli opificii di Palermo (_Hist. sicula in Proem._, in Muratori _Scriptor rerum italic._, t. V; p. 256), è tolto da quei della Grecia. Senza trascrivere le sue frasi declamatorie, che ho mitigate nel testo, osserverò che in quel passo, il Carisio, primo editore, ha ragionevolmente sostituita la parola _exanthemata_ alla bizzarra di _exarentasmata_. Viveva Falcando verso l'anno 1190.
[579] _Inde ad interiora Graeciae progressi Corinthum, Thebas, Athenas antiqua nobilitate celebres expugnant; et maxima ibidem praeda direpta, opifices etiam qui Sericos pannos texere solent, ob ignominiam imperatoris illius, suique principis gloriam, captivos deducunt. Quos Rogerius, in Palermo Siciliae metropoli collocans, artem texendi suos edocere praecepit; et exhinc praedicta ars illa, prius a Graecis tantum inter christianos habita, Romanis patere coepit ingeniis._ (Ottone di Frisinga, _De Gestis Frederici I_, l. I, c. 33; in Muratori, _Scriptor. Ital._, t. VI, pag. 668). Questa eccezione permette al vescovo di vantare Lisbona, e Almeria, _in sericorum pannorum opificio praenobilissimae_ (_in Chron._, _apud_ Muratori, _Annal. d'Ital._, t. IX, p. 415).
[580] Niceta, _in_ Manuel, l. II, c. 8, p. 65. Egli parla dei Greci come abili ευητριους οθονας σφαινειν, _a tessere grandi tele_, come ιστω προσανοεχοντας των εξαμιτων κιαι χρυσωπαστων στολων _intesi a far tessuti di sciamiti e di stoffe con oro_.
[581] Ugo Falcando le chiama _nobiles officinas_. Gli Arabi piantarono canne e ne cavarono zucchero nella pianura di Palermo; ma non recarono colà la seta.
[582] _V._ la vita di Castruccio Castracani, non quella pubblicata dal Machiavelli, ma da Nicola Tegrini, che è più autentica. Il Muratori che l'inserì nell'undecimo volume de' suoi _Scriptores_ etc. cita questo passo curioso nelle sue _Antichità d'Italia_ (t. I, _Dissert._ 25, p. 378).
[583] _V._ l'estratto degli statuti manoscritti di Modena citati dal Muratori nelle _Antichità d'Italia_ (t. II, _Dissert._ 30, p. 46-48).
[584] I telai di stoffe di seta furono introdotti in Inghilterra l'anno 1620 (Andersons, _Chronological Deduction_, vol. II, p. 4). Ma alla rivocazione dell'Editto di Nantes è debitrice la Gran Brettagna della colonia di Spitalfields.
[585] _Voyage_ di Beniamino di Tudela, t. I, c. 5, p. 44-52. Il testo ebraico fu tradotto in francese da Baratier, quel giovanetto maraviglioso pel sapere, che però aggiunse alla versione un volume d'erudizione indigesta. Gli errori e le finzioni del Rabbino ebreo non bastano a ingerir dubbio sulla realtà de' suoi viaggi.
[586] _V._ il continuator di Teofane (t. IV, p. 107), Cedreno (p. 544) e Zonara (t. II, l. XVI, p. 157).
[587] Zonara (t. II, l. XVII, p. 225) invece di _libbre_, usa la denominazione più classica di talenti: stando al senso letterale di questo vocabolo, il tesoro di Basilio, con un calcolo esatto, sarebbe sessanta volte più considerevole.
[588] Chi brama una minuta descrizione del palazzo imperiale, vegga la _Constantinop. christiana_ (l. II, c. 4, p. 113-123) del Ducange ch'è il Tillemont del medio evo. La laboriosa Alemagna non ha prodotto due dotti più operosi e più esatti di questi due antiquari, impastati per altro del sangue spiritoso dei Francesi.
[589] Se si crede ad un epigramma (Anthol. graec., l. IV, p. 488-489, Brodaci, _ap._ Wechel) attribuito a Giuliano, ex-prefetto dell'Egitto, il palazzo di Bisanzio vinceva il Campidoglio, il palazzo di Pergamo, il bosco Ruffiniano (φαιδρον αγαλμα _bel simulacro_), il tempio di Adriano, Cizico, le piramidi, il faro ec. Il Brunch ha raccolto (_Analect. graec._, t. II, p. 493-510) settant'uno epigrammi di questo Giuliano, alcuni de' quali sono frizzanti, ma questo non vi si trova.
[590] _Constantinopolitanum palatium non pulchritudine solum, verum etiam fortitudine omnibus quas unquam videram munitionibus praestat_ (Luitpr., _Hist._, l. V, c. 9, p. 465).
[591] _V._ il continuatore anonimo di Teofane (p. 59-61-86), cui mi sono attenuto dietro l'estratto elegante e conciso del Le Beau (_Hist. du Bas-Empire_, t. XIV, p. 436-438).
[592] _In aureo triclinio quae praestantior est pars potentissimus_ (l'usurpatore Romano) _degens caeteras partes (filiis) distribuerat_ (Luitprando, _Hist._, l. V, c. 9, p. 489). _V._ sul significativo di triclinio (_aedificium tria vel plura_ κλινη (letti) _scilicet_ σεγη (camere) _complectens_), il Ducange, (_Gloss. graec. e Observations_ sul Joinville p. 240), e il Reiske (_ad Constantinum de Ceremoniis_, p. 7).
[593] _In equis vecti_ (dice Beniamino di Tudela), _regum filiis videntur persimiles._ Io preferisco la version latina dell'imperator Costantino (p. 46) alla francese del Baratier (t. I, p. 49).
[594] _V._ i particolari del viaggio, della munificenza, e del testamento di essa nella vita di Basilio scritta da Costantino, nipote di questo imperatore (c. 74, 75, 76, p. 195-197).
[595] Carsamatium (καρξιμαδες, Ducange, _Gloss._) _Graeci vocant, amputatis virilibus et virga, puerum eunuchum quos Verdunenses mercatores ob immensum lucrum facere solent et in Hispaniam ducere_ (Luitprando, l. VI, c. 3, p. 470); è questo l'ultimo abbominio dell'infame traffico di schiavi. Mi fa stupore peraltro che in Lorena, nel decimo secolo, si trovassero così attive speculazioni di commercio.
[596] _V._ l'_Alessiade_ (l. III, p. 78, 79) d'Anna Comnena, che può paragonarsi a Madamigella di Montpensier, trattane la pietà filiale. Col suo gran rispetto pe' titoli e per le formalità, ella dà a suo padre il nome di Επισημοναρχης, inventore di quest'arte regia, τεχνη τεχνων _arte delle arti_, e επισημων επισημη, _scienza delle scienze_.
[597] Στεμμα, σεφανος, διαδημα; _serto, corona, diadema_ (_V._ Reiske, ad _Ceremoniale_ p. 14, 15). Il Ducange ha pubblicato una dotta dissertazione sulle corone di Costantinopoli, di Roma, e di Francia ec. (sopra Joinville, XXV, p. 289-303): ma nessuno dei trentaquattro modelli che egli ne dà s'accorda esattamente colla descrizione d'Anna Comnena.
[598]
_Par exstans curis, solo diademate dispar_ _Ordine pro rerum vocitatus_ CURA-PALATI,
dice l'Affricano Corippo (_De laudibus Justini_, l. I, 136); e nello stesso secolo (il sesto) Cassiodoro dice parlando di quell'uffiziale, _Virga aurea decoratus inter numerosa obsequia primus ante pedes regis incederet_ (_Variar._, VII, 5). In processo di tempo, cacciarono i Greci al quindicesimo grado questo grande ufficiale, e divenne quasi ignoto, ανεπιγνωστος, e non esercitava più alcun ufficio νυν δε ουδεμιαν (Codin, c. 5, p. 65).
[599] Niceta (_in_ Manuele, l. VII, c. I,) lo definisce così, ως η Λατινων φωνη καγκελαριον, ως δ’Ελληνες ειποιεν λογοθετην, _quel che in lingua, latina è il cancelliere, i Greci chiamano Logoteta_. Andronico vi aggiunse l'epiteto di μεγας _grande_ (Ducange, t. I. p. 822, 823).
[600] Dopo l'imperatore Leone I (A. D. 470), l'inchiostro imperiale, che tuttavia si vede in alcuni atti originali, fu una mescolanza di minio, di cinabro o di porpora. I tutori dell'imperatore, che avean facoltà di servirsene, scrivean sempre l'indizione e il mese con inchiostro verde. _V._ il _Dictionnaire diplomatique_ (t. I, p. 511-513), compendio prezioso.
[601] Il soldano mandò un Σιαους _Siaus_ ad Alessio (_Anna Comnena_ l. VI, p. 170: Ducange _ad loc._); e Pachimaro parla spesso del μεγας τζαους, _grande Tziaus_ (l. VII, c. I; l. XII, c. 30; l. XIII, c. 22). Lo Sciau bascià oggi comanda settecento ufficiali (Ricaud, _Ottoman Empire_ p. 349, ediz. _in_-8.)
[602] _Tagesman_ è il nome arabo d'un interprete (d'Herbelot, p. 854, 855), πρφτος των ερμηνεων ους κοινως ονομαζουσι δραγομανους, _il primo degli interpreti, che comunemente chiamano dragomani_, dice Codino (c. 5, n. 70, p. 67). _V._ Villehardouin (n. 96), Busbek (_epist._ 4, p. 338) e Ducange (_Observ._ sopra Villehardouin, _et Gloss. graec. et latin._)
[603] Κονοσταυλος o κοντοσταυλος, _conostaulo_ o _controstaulo_, parola corrotta dal latino _comes stabuli_ o dal francese _connétable_. I Greci han dato a questo vocabolo un senso militare sin dall'undecimo secolo, cioè almeno tanto per tempo quanto i Francesi.
[604] Questa parola dalla lingua dei Normanni passò direttamente ai Greci. Nel duodecimo secolo, Giannone annovera l'ammiraglio di Sicilia tra i grandi ufficiali.
[605] Questo abbozzo degli onori e delle cariche dell'impero Greco è cavato da Giorgio Codino Curopalata, che viveva ancora dopo che Costantinopoli fu presa dai Turchi. La sua frivola Opera, ma scritta accuratamente (_De officiis ecclesiae et aulae_ C. P.), è stata illustrata dalle note di Goar e dai tre libri del Gretsero, dotto Gesuita.
[606] La maniera di salutare portando la mano alla bocca, _ad os_, è l'origine della parola latina _adorare_. _V._ l'erudito Selden (_Titles of Honour_ vol. III, p. 143-145, 942). Pare, giusta il primo libro d'Erodoto, che quest'uso venga dalla Persia.
[607] Luitprando descrive facetamente le sue due ambasciate che fece nella Corte di Costantinopoli, quello che vide e che ebbe a soffrire nella capitale dell'impero Greco (_Hist._ l. VI, c. 1-4, p. 469-471; _Legatio ad Niceph. Phoc._, p. 479-489).
[608] Fra gli altri divertimenti di questa festa, un giovanetto tenne sulla fronte in equilibrio una picca, o pertica, lunga ventiquattro piedi, che portava un po' al di sotto della sua estremità superiore una spranga di due cubiti. Due altri ignudi, ma coperti alla cintura (_campestrati_), fecero ora insieme or separatamente diversi scherzi come d'arrampicarsi, di fermarsi, di giocare, di scendere ec. _ita me stupidum reddidit_, dice Luitprando, _utrum mirabilius nescio_ (p. 470). A un altro pranzo si lesse un'omelia di S. Crisostomo sugli Atti degli appostoli, _elata voce non latine_ (p. 483).
[609] Con molta verosimiglianza si fa derivare la parola _gala_, da _cala_ o _caloat_, che, in arabo, significa un abito d'onore (Reiske, _Not. in cerem._, p. 84).
[610] Πολυχρονιζειν desiderar _lunga vita_, parola spiegata poi con quella di ευφημιζειν _augurar bene_ (Codin, c. 7, Ducange, _Gloss. Graec_. t. I, p. 1199).
[611] Κωνσερβετ Δεους εμπεριουμ βεστρουμ — βικτορ σις σεμπερ — βηβητε Δομινι Ημπερατορες ην μυλτος αννος _Conservet Deus imperium vestrum — victor sis semper — Vivite Domini Imperatores in multos annos_ (_Ceremon._ c. 75, p. 215). I Greci non avendo il _V_ latino furono obbligati ad usare il loro β. Queste frasi strane han potuto imbarazzare qualche professore, fintanto che avran poi scoperto il vero linguaggio.
[612] Βαραγγοι κατα την πατριαν γλωσσαν ουτοι, ηγουν Ινκλινιστι πολυχρονιζουσι _i Varangi (gli Inglesi) secondo la patria lingua ancor essi, cioè inchinati, auguran lunga vita_ (Codin, p. 90). Vorrei che avesse conservato, anche in parte corrotte, le parole della acclamazion degli Inglesi.
[613] _V._ sopra questa cerimonia l'opera di Costantino Porfirogeneta colle note, anzi dissertazioni degli editori tedeschi Leich e Reiske, sul grado delle persone di Corte (pag. 80, not. 23-62), sull'adorazione che non si facea le domeniche (p. 95-240 not. 131), sulle uscite trionfali (p. 2, ec. not. p. 3 ec.), sulle acclamazioni (_passim_, not. 25 ec.), sulle fazioni e sull'Ippodromo (p. 177-214, not. 9-95 ec.), suoi giuochi dei Goti (pag. 221, not. 3), sulla vendemmie (pag. 217, not. 109): questo libro contiene molte altre particolarità.
[614] _Et privato Othoni et nuper eadem dicenti nota adulatio_ (Tacito, _Hist._ I, 85).
[615] Le _Familiae byzantinae_ del Ducange spiegano e rettificano il decimoterzo capitolo _De administratione imperii_.
[616] _Sequiturque nefas Aegyptia conjux_ (Virgilio, _Aeneid_, VIII, 688). Questa Egiziana per altro discendeva da gran numero di re. _Quid te mutavit_ (dice Antonio ad Augusto in una lettera) _an quod reginam ineo? Uxor mea est_ (Svetonio, _in August._, c. 69). Per altro non so, nè ho tempo di cercare, se il Triumviro osasse mai celebrare il suo matrimonio con Cleopatra secondo i riti romani o quei dell'Egitto.
[617] _Berenicem invitus invitam dimisit_ (Sveton. _in Tito_, c. 7). Non mi ricordo se io abbia altrove osservato che questa bella Giudea avea allora più di cinquant'anni. Il giudizioso Racine s'è ben guardato dal parlar della sua età e del suo paese.
[618] Si suppone che Costantino avesse fatto elogio della ευγενεια _nobiltà_, e della περιφανεια _fama_ dei Franchi, con cui avea contratto alleanze pubbliche e private. Gli autori francesi (Isacco Casaubono, _in Dedicat. Polybii_) si compiacciono di quei complimenti.
[619] Costantino Porfirogeneta (_De administ. imperii_, c. 26) dà la genealogia e la vita dell'inclito re Ugone. περιβλπτου ρεγος Ουγονως. Se ne avranno idee più esatte nella critica del Pagi, negli annali del Muratori e nel compendio di Saint-Marc, A. D. 925-946.
[620] Luitprando dopo avere parlato delle tre Dee, aggiugne _et quoniam non rex solus iis abutebatur, earum nati ex incertis patribus originem ducunt_ (_Hist_., l. IV, c. 6). _Vedi_ sul matrimonio della seconda Berta, Hist. l. V, c. V; sull'incontinenza della prima, _Dulcis exercitio hymenaei_, l. II, c. XV; su le virtù ed i vizi di Ugone, l. III, c. 5. Non conviene però dimenticare che il vescovo di Cremona è un poco inclinato per le cronache scandalose.
[621] _Licet illa imperatrix graeca sibi et aliis fuisset satis utilis et optima_, etc. Tale è il preambolo d'un autore nemico (_apud_ Pagi t. IV, A. D. 989, n. 3). Il Muratori, il Pagi, e il Saint-Marc alla data di ognuno di questi avvenimenti, parlano del suo matrimonio e delle principali azioni della sua vita.
[622] Cedreno (t. II. p. 699), Zonara (t. II, p. 221), Elmacin (_Hist. Saracen_., l. III, c. 6), Nestore (_apud_ Lévesque, t. II, p. 112), Pagi (_Critica_, A. D. 987, n. 6); combinazion singolare! Volodimiro ed Anna son nel numero dei Santi della chiesa russa, eppure noi conosciamo i vizi del primo e ignoriamo le virtù della seconda.
[623] _Henricus primus duxit uxorem scythicam, russam, filiam regis Jeroslai_. Alcuni vescovi Greci furono spediti ambasciatori in Russia; e il padre _gratanter filiam cum multis donis misit_. Si fece questo matrimonio nel 1051. _V._ i passi delle cronache originali negli storici di Francia del Bouquet (t. XI, p. 29-159-161-319-384-481). Il Voltaire ha potuto maravigliarsi di questa alleanza; ma non avrebbe dovuto confessarsi ignaro del paese, della religione ec., di Jeroslao, nome notissimo negli Annali di Russia.
[624] Una costituzion di Leone Filosofo (78), _Ne Senatusconsulta amplius fiant_, parla il linguaggio del più assoluto dispotismo: εξ ου το μοναρχων κρατος την τουτων ανηπται διοικησιν και ματαιον το αχρηστον μετα των χρειαν παρεχομενων συναπτεσθαι, _da che la potenza dei monarchi regola la loro amministrazione, essere inopportuno e vano il congiungere a ciò che è inutile le cose che portano utilità._
[625] Codino (_De officiis,_ c. 17, p. 120, 121) ci dà a conoscere questo giuramento sì forte verso la chiesa πιστος και γνηστιος δουλος και υιος της αγιας εκκλησιας, _fedele e legittimo servo, e figlio della santa chiesa_, e poi sì debole quando si tratta degli interessi del popolo, και απεχεσθαι φονων και ακρωτηριασμων και αμοιων τουτοις κατα το δυνατον _ed astenersi dal mandar a morte, dal mutilare, e da possibili condanne per quanto fosse possibile_.
[626] _I saggi e buoni sovrani sanno por limiti al loro potere colla voce di una retta coscienza, condotta dall'equità, e dal bene generale dello Stato; conoscono i loro diritti, ed i loro doveri; sanno tener fermo il trono, sanno scegliere i ministri, che partecipano con essi delle gravi cure dello Stato._ (Nota di N. N.)
[627] _Quelli che hanno la grave cura di governare, sanno prevenire gli effetti funesti de' capricci de' governati, e conservare l'ordine stabilito._ (Nota di N. N.)
[628] _Deve intendersi che l'Autore riferisca il vocabolo despota al governo degli Arabi, ed anche di Costantinopoli nell'epoca di cui si tratta, ed anche a quello del Gran Signore d'oggidì. Sanno tutti che governo despotico è quello che non è regolato ordinatamente da un Codice scritto di leggi, e sotto il quale le proprietà non sono sicure, siccome non lo sono le vite. Le attuali monarchie d'Europa hanno un codice scritto, che guarentisce le proprietà, le vite, ed i diritti; nè queste cose si possono perdere che per la violazione delle leggi._ (Nota di N. N.)
[629] Ecco le minacce di Niceforo all'ambasciatore d'Ottone: _Nec est in mari domino tuo classium numerus. Navigantium fortitudo mihi soli inest, qui cum classibus aggrediar, bello maritimas ejus civitales demoliar; et quae fluminibus sunt vicina redigam in favillam_ (Luitprando _in legat. ad Nicephorum Phocam, in_ Muratori _Scriptores rerum italicarum_, t. II, part. I, p. 481). Egli dice in un altro sito: _qui caeteris praestant Venetici sunt et Amalphitani_.
[630] _Nec ipsa capiet eum_ (l'imperator Ottone) _in qua ortus est pauper et pellicea Saxonia: pecunia qua pollemus omnes nationes super eum invitabimus; et quasi Keramicum confringemus_ (Luitprando, in Legat., p. 487). I due libri _De administrando imperio_, ripetono per tutto gli stessi principii politici.
[631] Il decimonono capitolo della Tattica di Leone (_Meurs. opera_, t. VI, p. 825-848), pubblicata più correttamente sopra un manoscritto di Gudio dal laborioso Fabricio (_Biblioth. graec._, t. VI, p. 372-379), tratta della _naumachia_ o guerra navale.
[632] L'armata di Demetrio Poliorceta aveva pure navigli di quindici o sedici ordini di remi, de' quali non si faceva uso che nel combattimento. Quanto alla nave con quaranta ordini di remi di Tolomeo Filadelfo, era un piccolo palazzo ondeggiante, la cui portata, paragonandola a quella d'un vascello inglese di cento cannoni, era nella proporzione di quattro e mezzo ad uno, secondo il dottore Arbuthnot (_Tables of ancient coins_, etc., p. 231-236).
[633] È tanto chiara l'asserzione degli autori che dicono avere avuto i _Dromoni_ di Leone ec. due ordini di remi, che io debbo criticare la versione di Meursio e di Fabricio, i quali pervertono il senso per una cieca fedeltà alla denominazione classica di _triremi_. Gli storici bisantini commettono qualche volta la medesima inesattezza.
[634] Costantino Porfirogeneta _in vit. Basil._, c. 61, p. 185: loda egli moderatamente questo stratagemma come βουλην συνστην και σοφην _un'invenzione prudente e dotta_; ma, offuscato dalla sua fantasia, presenta la navigazione intorno al Capo del Peloponneso come un tragitto di mille miglia.
[635] Il continuator di Teofane (l. IV, p. 122, 123) nomina i luoghi di questi segnali che rispondono gli uni agli altri; il castello di Lulum presso Tarso, il monte Argeo, il monte Isamo, il monte Egilo, la collina di Mamasso, il Ciriso, il Mocilo, il colle d'Ausenzio, il quadrante del faro del gran palazzo. Dice che le notizie si trasmettevano εν ακαρει in un attimo: miserabile esagerazione, che nulla dice perchè dice troppo. Sarebbe stata cosa più istruttiva l'indicare un intervallo di tre, di sei o di dodici leghe.
[636] _V._ il _Cerimoniale_ di Costantino Porfirogeneta (l. II, c. 44, p. 176-192). Un lettore attento scorgerà qualche contraddizione in varie parti di questo calcolo; ma non sono già più oscure, o più inesplicabili, delle tabelle totali, e di quelle degli uomini effettivi, dei soldati presenti e degli altri atti al servigio, dei riscontri di riviste e dei congedi, cose che nei nostri eserciti odierni si vogliono coperte d'un velo misterioso, ma profittevole a taluno.
[637] _V._ il quinto, sesto e settimo capitolo, περι οπλων, περι οπλισεως, e περι γυμνασιας _delle armi, dell'armamento e dell'esercizio_, nella Tattica di Leone, coi passi corrispondenti in quella di Costantino.
[638] Osservano essi της γαρ τοξειας παντελως αμεληθεισης... εν τοις Ρωμαιοις τα πολλα νον αιωθε σφαλματα γινησθαι _essendo onninamente negletta l'arte del balestriere... sogliono presentemente succedere fra i Romani molti errori_ (Leone, _Tactique_, p. 581; Costantino, p. 1216). Non era però massima de' Greci e de' Romani lo spregiare l'arte de' saettieri, perchè combattevano da lungi, e disordinatamente.
[639] Si confrontino i passi della Tattica, p. 669, e 721, e il duodecimo col diciottesimo capitolo.
[640] Nella prefazione alla sua Tattica, Leone deplora apertamente la mancanza di disciplina e le disgrazie di quel tempo. Ripete senza scrupolo (_Proem._ p. 537) i rimproveri di αμελεια, αταξια, αγυμνασια, δειλια, _negligenza_, _confusione_, _mancanza d'esercizio_, _poltroneria_ ec.; e pare che sotto la generazion seguente meritassero la stessa censura gli alunni di Costantino.
[641] _V._ nel _Cerimoniale_ (l. II, c. 19, p. 363) la consuetudine tenuta quando l'imperatore calpestava i Saracini prigionieri, mentre cantavasi: «tu hai fatto scabello de' tuoi nemici», e il popolo ripeteva il _Kyrie eleison_ quaranta volte seguitamente.
[642] Osserva Leone (_Tactique_ p. 668), che una battaglia ordinata contro qualunque nazione è επισφαλες e επικινδυνον _incerta_ e _pericolosa_. Le parole sono energiche, e l'osservazione è giusta; ma se i primi Romani fossero stati di questo avviso, noti avrebbe mai dato leggi Leone alle rive del Bosforo Tracio.
[643] Zonara (t. II, l. XVI, p. 202, 203) e Cedreno (_Compend._, p. 698) che parlano di questa idea di Niceforo, applicano molto male l'epiteto di γενναιον _generosa_ all'opposizion del Patriarca.
[644] Il decimo ottavo capitolo, che tratta della tattica delle varie nazioni, è il più storico ed il più utile di tutta l'Opera di Leone. Non avea che troppe occasioni l'imperator Romano di studiare i costumi e le armi de' Saracini (_Tactique_ p. 809-817, e un frammento d'un manoscritto della biblioteca Medicea, che si trova nella prefazione del sesto volume del Meursio).
[645] Παντος δε παι κακου εργου τον Θεον αιτιον υποτιθενται και πολεμοις χαιρειν λεγουσι τον Θεον τον διασκορπιζουντα εθνη τα τους πολεμους θελοντα. _Suppongono che Iddio sia l'autore d'ogni azione, anche cattiva, e dicono che si compiace della guerra quel Dio che disperde le nazioni che voglion la guerra_ (Leone, _Tactique_ p. 809).
[646] Luitprando (p. 484, 486) riferisce e spiega gli oracoli de' Greci e de' Saracini, dove, secondo l'uso della profezia, il passato è chiaro ed istorico, e l'avvenire oscuro, enimmatico ed inesatto. Secondo questa linea di demarcazione tra la luce e l'ombra, si può per lo più determinar l'epoca di ognuno di quegli oracoli.
[647] Si riscontra la sostanza di questa riflessione in Abulfaragio (_Dynast._, p. 2, 62, 101); ma non mi sovviene dove io l'abbia trovata nella forma di questa spiritosa sentenza.
[648] _Ex Francis, quo nomine tam Latinos quam Teutones comprehendit, ludum habuit_ (Luitprand., _in Legat. ad imp. Nicephor._, p. 483, 484). L'ampiezza data poi a questa denominazione è confermata da Costantino (_De administr. imp._, l. II, c. 27, 28), e da Eutichio (_Annal._, t. I, p. 55, 56) che vissero tutti e due prima delle Crociate. Le testimonianze d'Abulfaragio (_Dyn._, p. 69) e d'Abulfeda (_Praefat. ad Geogr._) sono le più recenti.