Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10

Part 32

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[470] Son questi i conti di Paolo Warnefrid, diacono d'Aquileia (_De gestis Langobard._, l. VI, p. 921, ediz. di Grozio) e d'Anastasio, bibliotecario della chiesa Romana (_in vit. Gregorii II_): parla quest'ultimo di tre spugne miracolose, che rendettero invulnerabili i soldati francesi che le aveano spartite fra loro. Sembrerebbe che nelle sue lettere al Papa si usurpasse Eude l'onore della vittoria; tale è il rimprovero che gli fanno gli annalisti francesi, i quali l'accusano falsamente ancor essi d'aver chiamato i Saracini.

[471] Pipino, figlio di Carlo Martello, ripigliò Narbona e il resto della Settimania A. D. 755 (Pagi _Crit._, t. III, p. 300). Trentasette anni dopo, fecero gli Arabi una scorreria in questa parte della Francia, e impiegarono i prigionieri alla costruzione della moschea di Cordova (De Guignes, _Hist. des Huns_, t. I, P. 354).

[472] _Non è da meravigliarsi, che in quei tempi si scrivessero, e si spacciassero simili cose; la storia dei secoli di mezzo n'è piena; l'interesse od il fanatismo le dettava, e l'ignoranza e la stupidità le avvalorava, e le accettava. Ciò nulla ha a fare coll'intrinseco della religione cristiana tanto nella parte dogmatica, che nella parte morale._ (Nota di N. N.)

[473] Questa lettera pastorale diretta a Luigi il Germanico, nipote di Carlo Magno, è probabilmente composta dall'astuto Hincmar, ha la data dell'anno 858, ed è segnata dai vescovi delle province di Reims e di Rouen (Baronio, _Annal. eccles._, A. D. 741; Fleury _Hist. eccles._, t. X, p. 514, 516). Baronio stesso, per altro, e i critici francesi rigettano con disprezzo questa favola inventata dai vescovi.

[474] I cavalli e le selle che avean portato le sue mogli furono uccisi ed arsi, per timore che non fossero montati poi da un uomo. Mille e dugento muli, o cammelli, erano destinati al servizio della cucina, ove si consumavano ogni giorno tremila pani, cento agnelli, senza parlare de' buoi, del pollame ec. Abulfaragio (_Hist. dynast._ p. 140).

[475] _Al-Hemar._ Egli era stato governator della Mesopotamia, e in un proverbio arabo vien lodato il coraggio di quegli asini guerrieri, che mai non fuggono davanti al nemico. Questo soprannome di Merwan può giustificare la nota similitudine d'Omero (_Iliade_, A. 557, etc.), e il soprannome e la citazione Omerica devono impor silenzio ai moderni, che riguardan l'asino come una emblema di stupidità e di bassezza (d'Herbelot, _Bibl. orient._, p. 558).

[476] Quattro città d'Egitto portano il nome di Busir, o Busiride, sì famoso nelle favole greche. La prima, in cui fu morto Merwan, sta all'occidente del Nilo, nella provincia di Fium o d'Arsinoe, la seconda nel Delta, nel Nomo Sebennitico, la terza presso le Piramidi, e la quarta, che fu distrutta de Diocleziano (_V._ il Capitolo XIII di quest'opera), è nella Tebaide. Ecco una nota del dotto, ed ortodosso Michaelis: _Videntur in pluribus Aegypti superioris urbibus Busiri Coptoque arma sumpsisse christiani, libertatemque de religione sentiendi defendisse, sed succubuisse, quo in bello Coptus et Busiris diruta, et circa Esnam magna strages edita. Bellum narrant, sed causam belli ignorant scriptores Byzantini, alioqui Coptum et Busirim non rebellasse dicturi, sed causam christianorum suscepturi_ (Nota 211 p. 100). _V._ sulla geografia delle quattro Busiridi, Abulfeda (_Descript. Aegypt._, p. 9, vers. Michaelis, Gottingue, 1776, _in-4_), Michaelis (_Not._ 122-127, p. 58-63) e d'Anville (_Mém. sur l'Egypte_, p. 85-147-205).

[477] _V._ Abulfeda (_Annal. moslem._ p. 136-145), Eutichio (_Annal._, t. II, p. 392, vers. Pocock), Elmacin (_Hist. Saracen._, pag. 109-121), Abulfaragio (_Hist. dynast._ p. 134-140), Rodrigo di Toledo (_Historia Arabum_, c. 18 p. 33), Teofane (_Chronographie_, p. 356, 357, che parla degli Abbassidi sotto il nome di Χωρασανιται _Corasaniti_ e di Μαυροφοροι _Maurofori_) e la _Biblioth._ d'Herbelot, articoli _Ommiades_, _Abbassides_, _Maerwan_, _Ibrahim_, _Saffah_, _Abou-Moslem_.

[478] Si consulti sulla rivoluzione di Spagna, Rodrigo di Toledo (c. 18, pag. 34, ec.), la _Bibliotheca arabico-hispana_ (t. II, p. 30, 198) e Cardonne (_Hist. de l'Afriq. et de l'Esp._, t. I, p. 180-197, 205, 272, 323, ec.).

[479] Io non confuterò gli errori bizzarri, nè le chimere di Sir William Temple (_Oeuvres_, v. III, p. 372-374, ediz. in 8), nè del Voltaire (_Hist. générale_, c. 28, tom. II, p. 124, 125, ediz. di Losanna) sulla division dell'impero de' Saracini. Gli errori del Voltaire provengono da difetto di notizie e di riflessione: ma sir William fu tratto in inganno da un impostore Spagnuolo, che ha inventato una storia apocrifa del conquisto della Spagna fatto dagli Arabi.

[480] Il geografo d'Anville (_l'Euphrate et le Tigre_, p. 121-123) e il d'Herbelot (_Biblioth. orient._, p. 167, 168) bastano a dar a conoscere Bagdad. I nostri viaggiatori Pietro della Valle (t. I, p. 688-698), Tavernier (t. I, p. 230-238), Thevenot (part. II, p. 209-212), Otter (t. I, p. 162-168) e Niebuhr (_Voyage en Arabie_, t. II, p. 239-271) non la videro che decaduta; e per quanto io so, il geografo di Nubia (p. 204) e l'Ebreo Beniamino di Tudela (_Itinerarium_, p. 112-123, di Const. imperatore, _apud_ Elzevir 1633), sono i soli scrittori che vedessero Bagdad sotto il regno degli Abbassidi.

[481] Si posero le fondamenta di Bagdad, A. E. 145 (A. D. 762). Mostasem, ultimo degli Abbassidi, venne in balìa dei Tartari che lo mandarono a morte, A. E. 656 (A. D. 1258, 20 febbraio).

[482] Medinat al Salem, Dar al Salam. _Urbs pacis_, o Ειρηνοπολις (Irenopoli), secondo la denominazione ancor più elegante che le han data i scrittori Bizantini. Non van d'accordo gli autori sull'etimologia di Bagdad; ma convengono che la prima sillaba in lingua persiana significa un giardino di Dad, eremita cristiano, la cella del quale era la sola abitazione che fosse nel sito ove si fabbricò la città.

[483] _Reliquit in aerario sexcenties millies mille stateres, et quater et vicies millies mille aureos aureos._ (Elmacin, _Hist. Saracen._ p. 126). Ho valutato le pezze d'oro per otto scellini, ed ho supposto che la proporzione dell'oro all'argento fosse di dodici a uno: ma non mi fo mallevadore delle quantità numeriche di Erpenio; i Latini non vagliono più dei Selvaggi nei calcoli aritmetici.

[484] D'Herbelot p. 638; Abulfeda (p. 154) _nivem Meccam apportavit, rem ibi aut nunquam aut rarissime visam_.

[485] Descrive Abulfeda, (pag. 184-189) la magnificenza e la liberalità d'Almamon. Il Milton fece allusione a quest'uso orientale:

«Ovvero ai luoghi ove il pomposo oriente, colla opulenta sua mano, versa sopra i suoi re l'oro e le perle della Barbarìa».

Mi son valso dell'espression moderna di _lotto_ per tradurre li _missilia_ degli imperadori Romani, i quali davano un premio o un lotto a chi lo coglieva quando era gettato in mezzo alla folla.

[486] Quando Bell d'Antermony (_Travels_, vol. I; pag. 99) accompagnò l'ambasciador Russo all'udienza dello sventurato Shah Hussein di Persia, furon condotti nella sala dell'assemblea due leoni, per far mostra del potere che aveva il monarca sugli animali più feroci.

[487] Abulfeda, p. 237: d'Herbelot, p. 590. Quell'ambasciator Greco giunse a Bagdad A. D. 917. Nel passo d'Abulfeda mi son servito, con qualche cangiamento, della traduzione inglese del dotto ed amabile sig. Harris di Salisbury (_Philological Enquiries_, 364, 365).

[488] Cardonne, _Hist. de l'Afr. et de l'Esp._, t. I, p. 330-336. La descrizione e le incisioni dell'Alhambra, che si trovano nei _Voyages de Swinburne_ (p. 171-188, in ingl.), danno una vera idea del gusto e dell'architettura degli Arabi.

[489] Cardonne, t. I, pag. 329, 330. I detrattori della vita umana citeranno in aria di trionfo questa confessione, i lamenti di Salomone sulle vanità del mondo (_V._ il poema verboso ma eloquente di Prior) e i dieci giorni felici dell'imperatore Seghed (Rambler, n. 204, 205); spesso sono smodati i loro disegni, e rare volte imparziale il lor modo di valutarli. Se mi è lecito parlar di me (il sol uomo di cui posso con certezza parlare), i miei giorni felici han superato di molto il piccol numero indicatoci dal Califfo di Spagna, a continuano tuttavia; nè temerò di aggiungere, che il piacere che io provo a comporre quest'Opera ha una gran parte nel conto de' miei giorni beati.

[490] Il Gulistan (pag. 239) narra la conversazione di Maometto e d'un medico (_Epistol._ Renaudot, _in_ Fabricio, _Bibl. graec._, t. I, p. 814). Il Profeta esso stesso era versato nell'arte della medicina, e il Gagnier (_Vie de Mahomet_, t. III, p. 394-405) ha fatto un estratto degli aforismi che sussistono sotto il suo nome.

[491] _V._ le particolarità di questa curiosa architettura delle api in Réaumur (_Hist. des Insectes_, t. V., Memoria 8). Questi esagoni son terminati da una piramide. Un matematico ha cercato quali angoli dei tre lati d'una tal piramide adempirebbero al dato fine colla minor quantità di materie possibili, ed ha determinato il più grande in 109°, 26′, e il più piccolo in 70°, 34′. La misura che seguono le api è di 109°, 28′, e di 70°, 32′. Questa perfetta concordanza non fa onore per altro al lavoro se non a danno dell'artista, poichè le api non conoscono la geometria trascendente.

[492] Saied-Ebn-Ahmed, Cadì di Toledo, che morì A. E. 462, A. D. 1069, ha somministrato ad Abulfaragio (_Dynast._ p. 160) questo passo singolare, come pure il testo dello _Specimen Historiae Arabum_ del Pocock. Alcuni aneddoti letterari sui filosofi e i medici ec., vissuti sotto ogni Califfo, formano il primario pregio delle dinastie di Abulfaragio.

[493] Questi aneddoti letterari sono tratti dalla _Bibliotheca arabico-hispana_ (t. II, p. 38, 71, 201, 202), da Leone Affricano (_De Arab. medicis et philosophis_, in Fabrizio, _Bibl. graec._, t. XIII, p. 259-298, ed in particolare p. 274), da Renaudot (_Hist. patriar. Alex._ p. 274, 275, 536, 537), e dai _Remarques chronologiques_ d'Abulfaragio.

[494] Il Catalogo arabo dell'Escuriale darà un'idea giusta della proporzion delle classi. Nella biblioteca del Cairo, i manoscritti d'astronomia e di medicina eran da seimila e cinquecento, con due bei globi, uno di bronzo e l'altro d'argento (_Bibl. arab.-hispana_, t. I, p. 417).

[495] Vi si è trovato, per esempio, il quinto, sesto e settimo libro (manca sempre l'ottavo) delle Sezioni coniche d'Apollonio Pergeo, stampati poi, nel 1661, secondo il manoscritto di Firenze (_Fabr. Bibl. graec._ t. II, p. 559). I dotti per altro possedevano già il quinto libro indovinato e rinnovato dal Viviani (_V._ il suo elogio nel Fontenelle, t. V, p. 59 ec.).

[496] Il Renaudot (Fabricio, _Bibl. graec._ t. I, p. 812, 816) discute in un modo veramente filosofico il pregio di queste versioni arabe piamente difese dal Casiri (_Bibliot. arab.-hisp._ t. I, p. 238-240). La maggior parte delle traduzioni di Platone, d'Aristotile, d'Ippocrate, di Galeno ec., che viveva in Corte dei Califfi di Bagdad, e che morì A.D. 876. Era Capo d'una scuola o d'un'officina di traduttori, e van sotto il suo nome le Opere dei suoi discepoli. _V._ Abulfaragio (_Dynast._, p. 88, 113, 171-174, et _apud_ Assemani, _Bibl. orient._, t. II, p. 438), d'Herbelot (_Bibl. orient._, p. 456), Assemani (_Bibl. orient._, t. III, pag. 164) e Casiri (_Bibl. arabico-hispana_ t. I, p. 238 ec., 251, 286-290; 302-304, ec.).

[497] _V._ Il Moshemio, _Instit. Hist. eccles._, p. 181, 214, 236, 257, 315, 338, 396, 438 ec.

[498] Il Commentario più elegante su le categorie o su i predicamenti d'Aristotile è quello che si trova nei _Philosophical arrangements_ del signor Giacomo Harris (Londra 1775 in 8), il quale si ingegna di ravvivare lo studio delle lettere e della filosofia dei Greci.

[499] Abulfaragio, _Dynast._, p. 81-222; _Bibl. arab.-hispan._, t. I, p. 370, 371. _In quem_ (dice il Primate de' Giacobiti) _si immiserit se lector, oceanum hoc in genere_ (_algebrae_) _inveniet_. Non si sa in qual tempo abbia vissuto Diofanto d'Alessandria. Ma sussistono ancora i suoi sei libri, e sono stati spiegati dal Greco Planude, e dal Francese Meziriac (Fabricio, _Bibl. graec._, t. IV, p. 12-15).

[500] Abulfeda (_Annal. moslem._, p. 210, 211, vers. Reiske) descrive questa operazione dietro la scorta di Ibn-Challecan e de' migliori storici. Questo grado misurato esattamente era di dugentomila cubiti regi, ossia assemiti; misura che gli Arabi avean tolta dai libri divini, e dagli usi della Palestina e dell'Egitto; questo antico cubito si vede quattrocento volte sopra ogni lato della base della gran piramide, e indica, per quanto pare, le misure primitive e universali dell'oriente (_V._ la _Metrologia_ del laborioso sig. Paucton, p. 101, 195).

[501] _V._ le _Tavole astronomiche_ d'Ulugh-Begh, colla _Prefazione_ del dottor Hyde, nel primo volume del suo _Syntagma dissertationum_, Oxford, 1767.

[502] Albumasar e i migliori astronomi arabi convenivano della verità dell'astrologia, e attigneano le loro predizioni più sicure, non già da Venere e Mercurio, ma da Giove e dal Sole. (Abulfaragio _Dynast._, p. 161-163). _V._ sullo stato e sui progressi dell'astronomia in Persia il Chardin (_Voyages_ t. III, p. 162-283).

[503] _Bibl. arabico-hispana_, t. I, pag. 438. L'autore originale narra un'istoria faceta d'un pratico ignorante, ma senza malizia.

[504] Nel 956, Sancio il Grasso, re di Leone, fu guarito dai medici di Cordova. (Mariana, l. VIII, c. 7; t. I, p. 318).

[505] Muratori discute, da quell'uomo dotto e giudizioso che egli era, (_Antiquit. Ital. med. aevi_, t. III, p. 932-940) ciò che si riferisce alle scuole di Salerno, e alla introduzione della dottrina degli Arabi in Italia (_V._ pure Giannone, _Istoria civile di Napoli_ t. II, p. 119-127).

[506] _V._ una bella descrizione dei progressi dell'anatomia, in Wotton, (_Reflections on ancient and modern learning_, p. 208-256). I begli ingegni hanno indegnamente assalita la sua riputazione nella controversia del Boyle e del Bentley.

[507] _Bibliot. arab.-hispan._ t. I, p. 275. Al-Beithar di Malaga, il più grande dei lor botanici, avea viaggiato in Affrica, nella Persi e nell'India.

[508] Il dottor Watson (_Elements of chemistry_, v. I, p. 17 ec.) consente che i progressi degli Arabi nella chimica erano veramente opera loro: egli cita non ostante la modesta confessione del celebre Geber, scrittore del nono secolo (d'Herbelot p. 387), il quale diceva d'aver ricavato dagli antichi Saggi la maggior parte delle sue cognizioni, forse sulla trasmutazione de' metalli. Qual che fosse l'origine o la vastità del loro sapere, sembra che le arti della chimica e dell'alchimia fossero diffuse nell'Egitto tre secoli almeno prima di Maometto (_Wotton's Reflections_, p. 121-133; Paw, _Recherches sur les Egyptiens et sur les Chinois_, t. I, p. 376-429).

[509] Abulfaragio (_Dynast._, p. 26-148) cita una version siriaca dei due poemi d'Omero, fatta da Teofilo, Maronita cristiano del monte Libano, il quale professava l'astronomia in Roha o Edessa sulla fine dell'ottavo secolo: la sua Opera sarebbe una curiosità letteraria. Ho letto in qualche luogo, ma senza crederlo, che Maometto II traducesse in lingua turca le Vite di Plutarco.

[510] Ho letto con gran piacere il commentario latino di Sir William Jones sulla poesia asiatica (Londra 1774 in 8), che quest'uomo maraviglioso, per la sua cognizione sulle lingue, pubblicò in gioventù. Oggi, che il suo gusto e il suo ingegno sono perfettamente maturi, scemerebbe per avventura un poco gli elogi così caldi ed anche esagerati, che egli dà alla letteratura degli orientali.

[511] È stato accusato Averroe, un de' filosofi Arabi, d'avere sprezzate le religioni dei Giudei, dei Cristiani e dei Musulmani (_V._ il suo articolo nel Dizionario di Bayle): certamente ognuna di queste religioni direbbe che fu ragionevole il suo disprezzo, eccetto che nella parte che la concerne.

[512] D'Herbelot, _Bibl. orient._, p. 546.

[513] Θεοφιλος ατοπον κρινας ει την των οντων γνωσιν, δι ην το Ρωμαιων γενος θαυμαζεται εκδοτον ποιησει τοις εθνεσι, etc. _Stimando Teofilo cosa inopportuna se comunicasse ai Gentili la cognizione degli Enti per cui sono ammirati i Romani_, ec. Cedreno (p. 548) espone i vili motivi d'un imperatore, che nobilmente negò un matematico alle istanze ed alle offerte del Califfo Almamon. Questo sciocco scrupolo, quasi negli stessi termini, è riferito dal continuator di Teofane (_Scriptores post Theophanem_, p. 118).

[514] _V._ il regno e il carattere di Haroun-al-Rashid nella _Bibliothèque orientale_, p. 431-433, all'articolo di quel Califfo, e negli altri a cui ci rimanda il d'Herbelot: questo dotto compilatore ha trascelto con molto gusto nelle cronache d'oriente gli aneddoti istruttivi e dilettevoli.

[515] Quanto alla situazione di Racca, l'antico Niceforio, veggasi d'Anville (_l'Euphrate et le Tigre_, pag. 24-27). Nelle Notti Arabe si parla di Haroun-al-Rashid come se non uscisse mai di Bagdad. Egli rispettava la sede reale degli Abbassidi: ma i vizi degli abitanti l'aveano cacciato da quella città (Abulfeda, _Annal._ p. 167).

[516] Il signor di Tournefort nel suo dispendioso viaggio da Costantinopoli a Trebisonda, passò una notte in Eraclea, ossia Eregri. Esaminò la città nel suo stato d'allora, e ne raccolse le anticaglie. (_Voyage du Levant_, tom. III, lettera 16, p. 23-35). Abbiamo una storia particolare d'Eraclea nei frammenti di Mennone, conservati da Fozio.

[517] Teofane (p. 384, 385, 391, 396, 407, 408), Zonara (t. II, l. XV, p. 115-124) Cedreno, (p. 447, 478), Eutichio (_Annal._, t. II, p. 407 ), Elmacin (_Hist. Saracen._, p. 136, 151-152), Abulfaragio (_Dynast._ p. 147, 151) ed Abulfeda (156, 166-168) parlano delle guerre di Haroun-al-Rashid contro l'impero Romano.

[518] Gli autori che mi hanno meglio istruito dello stato antico e moderno di Creta, sono Belon (_Observ._ ec. c. 3-20, _Paris_, 1555), Tournefort (_Voyage du Levant_, t. I, lettera II e III) e Meursio (CRETA, nella raccolta delle sue Opere t. III, p. 343-544). Benchè Creta sia chiamata da Omero Πιειρα _opulenta_, e da Dionigi λιπαρη τε και ευβοτος _splendida ed ubertosa_, non so credere che quell'isola montuosa superasse e nemmeno pareggiar potesse la fertilità della maggior parte dei paesi di Spagna.

[519] Le particolarità più autentiche e più minute si incontrano nei quattro libri della continuazion di Teofane, che Costantino Porfirogenito, fece da sè stesso, o che fu fatta per ordine suo, e pubblicata colla vita di suo padre Basilio il Macedone (_Scriptores post Theophan._, p. 1-162 da Francesco Combesis, _Paris_, 1685 ). Vi si narra la perdita di Creta e di Sicilia (l. II, p. 46-52 ). Vi si ponno aggiungere come testimonianze secondarie quelle di Giuseppe Genesio (l. II, pag. 21, Venezia, 1733), di Giorgio Cedrano (_Compend._, p. 506-508), e di Giovanni Scylitze Curopalata (_apud_ Baronio, _Annal. eccl._, A. D. 827, n. 24 ec.). Ma i Greci moderni rubano sì palesemente, che fra loro si potrebbe citare una folla d'altri autori.

[520] Renaudot (_Hist. patriar. Alex._, p. 251-256, 268, 270) ha descritto i guasti commessi in Egitto dagli Arabi dell'Andalusia; ma si dimenticò di congiungerli al conquisto di Creta.

[521] Δηλοι (dice il continuator di Teofane, l. II, p. 51) δε ταυτα σαφεστατα και πλατικωτερον η τοτε γραφαισα Οεογνωστω και εις χειρας ελθουσα ημων, _tai cose sono manifestissime e più divulgate di quelle scritte allora da Teognosto e venute nelle nostre mani_. Questa storia della perdita della Sicilia non si ha più. Muratori (_Ann. d'Ital._ t. VII, p. 7-19-21 ec.) ha soggiunto alcune particolarità tratte dalle cronache d'Italia.

[522] La pomposa e interessante tragedia del _Tancredi_ converrebbe piuttosto a quest'epoca, che all'anno 1005 scelto dal Voltaire. Io farò un lieve rimprovero all'autore per avere dato a Greci, schiavi dell'imperator di Bisanzio, il coraggio della cavalleria moderna e delle antiche repubbliche.

[523] Il Pagi ha riferito e rischiarato il racconto o le lamentazioni di Teodosio (_Critica_, t. III, p. 619 ec.). Costantino Porfirogenito (_in vit. Basil._, c. 69, 70, pag. 190-192) fa menzione della perdita di Siracusa e del trionfo dei demonii.

[524] Si trovano parecchi estratti d'autori Arabi sulla conquista della Sicilia in Abulfeda (_Annal. moslem_., p. 271-273), e nel primo volume degli _Script. rerum italic_. del Muratori. Il signor de Guignes (_Hist. des Huns_, t. I, p. 363, 364) aggiunge alcuni fatti rilevanti.

[525] Uno dei più eminenti personaggi di Roma (Graziano, _magister militum et romani palatii superista_) fu accusato per aver detto: Quia _Franci nihil nobis boni faciunt, neque adjutorium praebent, sed magis quae nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus Graecos et cum eis faedus pacis componentes Francorum regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus?_ (Anastasio in Leone IV, p. 199).

[526] Il Voltaire (_Hist. générale_, t. II, c. 38, p. 124) pare molto colpito dal carattere di Leone IV. Ho usato le sue frasi generali, ma la veduta del Foro mi ha fornito un'immagine più esatta e più viva.

[527] De Guignes (_Hist. génér. des Huns_, t. I, pag. 363, 364), Cardonne (_Hist. de l'Afrique et de l'Espagne_, sotto il dominio degli Arabi, t. II, pag. 24, 25). Questi scrittori non van d'accordo intorno alla successione degli Aglabiti, nè a me basta l'animo di conciliarli.

[528] Beretti (_Chronogr. Ital. med. aevi_, p. 106-108) ci ha dato schiarimenti sulla città di Centumcellae, di Leopoli, della città Leonina e delle altre del ducato di Roma.

[529] Gli Arabi e i Greci tacciono egualmente in proposito dell'invasion di Roma, fatta dagli Affricani. Le cronache latine non ci istruiscono abbastanza (_V._ gli _Annali_ del Baronio e del Pagi). Anastasio, bibliotecario della chiesa Romana, istorico contemporaneo, è la guida autentica che abbiam seguìta per la storia de' Papi del nono secolo. La sua vita di Leon IV contiene ventiquattro pagine (p. 175-199 ediz. di Parigi): e se comprende in gran parte minuzie superstiziose, dobbiamo biasimare e lodare ad un tempo il suo eroe, perchè più spesso è stato in chiesa che al campo.

[530] Questo numero d'_otto_ fu applicato a diverse circostanze della vita di Motassem. Era egli l'_ottavo_ degli Abbassidi, e regnò _otto_ anni, _otto_ mesi, e _otto_ giorni; lasciò morendo _otto_ figli, _otto_ figlie, _otto_ mila schiavi, e _otto_ milioni d'oro.

[531] Rare volte parlano i Geografi antichi di _Amorio_, e gli itinerari romani l'hanno dimenticato del tutto. Dopo il sesto secolo divenne sede episcopale, e poi metropoli della nuova Galazia (Carlo di Saint-Paul, _Geograph. sacra_, pag. 234). Questa città è risorta dalle sue rovine se si legge _Amuria_ invece di _Anguria_, nel testo del geografo di Nubia (p. 236).

[532] Era chiamato in Oriente Δυστυχης _sciagurato_ (_Continuator_ Τheoph. l. III, p. 84). Ma tanta era l'ignoranza dei popoli d'occidente, che non vergognarono i loro ambasciadori di parlare in un'arringa pubblica _de victoriis quas adversus exteras bellando gentes coelitus fuerat assecutus_ (_Annal. Bertinian., apud_ Pagi, t. III, p. 720).

[533] Abulfaragio (_Dynast_., p. 167, 168) riferisce uno di quei cambi singolari che si fece sul ponte del Lamo in Cilicia, confine dei due imperi, lontano una giornata all'occidente di Tarso ( d'Anville, _Geogr. ancien_., t. II, p. 91). Quattromila quattrocentosessanta Musulmani, ottocento donne e fanciulli, e cento alleati furono cambiati con egual numero di Greci. Passarono gli uni davanti agli altri a mezzo il ponte, e quando da ambe le parti furon giunti ai lor concittadini esclamarono _Allah Acbar_ e _Kyrie eleison_! È probabile che allora si facesse il cambio del maggior numero de' prigionieri di Amorio; ma lo stesso anno (A. E. 231) i più illustri di loro, indicati colle denominazioni di quarantadue martiri, furon decapitati per ordine del Califfo.

[534] Costantino Porfirogenita _in vit. Basil_. c. 61, pag. 186. È vero che que' Saracini, come corsari e rinnegati, furono puniti con un rigor particolare.