Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10
Part 25
[403] Mi duole assai che siano smarrite due Opere arabe dell'ottavo secolo, una vita di Musa e una poesia sulle vittorie di Tarik, delle quali, se non son perdute, non ho avuto almeno alcuna notizia. La prima di queste, autentiche amendue, era stata composta da un nipote di Musa, sfuggito alla strage della famiglia; e la seconda dal Visir del primo Abdalrahman, Califfo di Spagna, che aveva potuto conversare con qualche veterano di quel conquistatore (_Bibl. arabico-hispana_, t. II, p. 36-139).
[404] _Bibl. arabico-hispana_, t. II, p. 32-252. La prima di queste citazioni è tratta da una _Biographia hispanica_, scritta da un Arabo di Valenza (_V._ i lunghi estratti che ne dà Casiri, t. II, p. 30-121); e l'ultima da una cronologia generale dei Califfi e delle dinastie Affricane e Spagnuole, con una storia particolare di Granata, tradotta quasi tutta da Casiri (_Bibl. arabico-hispana_, t. II, p. 177-319). L'autore Ebn-Khateb, nativo di Granata, e contemporaneo di Novairi e di Abulfeda (nacque A. D. 1313, e morì A. D. 1374) era storico, geografo, medico e poeta (t. II, p. 71, 72).
[405] Cardonne, _Histoire de l'Afrique et de l'Espagne_, t. I, p. 116, 119.
[406] Si vede nella biblioteca dell'Escuriale un lungo trattato d'agricoltura composto da un Arabo di Siviglia nel dodicesimo secolo, e Casiri aveva l'intenzione di tradurlo. Reca una lista degli autori Arabi, Greci, Latini, ec. che vi sono citati; ma è molto senz'altro se lo scrittore di Andalusia abbia conosciuto gli ultimi per l'opera del suo concittadino Columella (Casiri, _Bibl. arabico-hispana_, t. I, p. 323-338).
[407] _Bibl. arabico-hispana_, t. II, p. 104. Casiri traduce la testimonianza originale dello storico Rasis, tal quale si trova nella _Biographia hispanica_ araba, part. 9; ma stupisco altamente vedendola diretta _Principibus coeterisque christianis Hispanis suis_ CASTELLAE. Questo nome _Castellae_ era ignoto all'ottavo secolo, non avendo cominciato il regno di Castiglia che nel 1022, un secolo dopo Rasis (_Bibl._ t. II, p. 530); e quel nome indicava non una provincia tributaria, ma una serie di castella non soggette a' Mori (d'Anville, _Etats de l'Europe_, pag. 166-170). Se Casiri fosse stato buon critico, avrebbe forse schiarito una difficoltà a cui ha dato egli per avventura occasione.
[408] Cardonne, t. I, p. 337, 338. Egli valuta questa entrata a centotrenta milioni di franchi. Da questa pittura della pace e prosperità dell'impero de' Mori resta amenizzato il sanguinoso ed uniforme quadro della loro storia.
[409] Posseggo per avventura una magnifica ed interessantissima opera non mai posta in vendita, ma dispensata in dono dalla Corte di Madrid, la _Bibliotheca arabico-hispana escurialensis, opera ed studio Michaelis Casiri, Syro Maronitae. Matriti, in folio, tomus prior, 1760, tomus posterior, 1770_. Questa edizione onora veramente i torchi di Spagna: l'editore indica mille ottocento cinquant'un manoscritto giudiziosamente classificati; e co' suoi lunghi estratti illustra la letteratura musulmana e la storia di Spagna. Non rimane più timore di perdere que' monumenti; ma fu veramente imperdonabile la negligenza di chi non fece questo lavoro avanti l'anno 1671, tempo funesto per l'incendio che divorò la maggior parte della Biblioteca dell'Escuriale, allora doviziosa delle spoglie di Granata e di Marocco.
[410] Gli _Harbii_, che così son detti, _qui tolerari nequeunt_, furono, 1. quelli che non solo adorano Dio, ma ben anche il sole, la luna, o gl'idoli; 2. gli atei _utrique, quamdiu princeps aliquis inter Mohammedanos superest, oppugnari debent donec religionem amplectantur, nec requies iis concedenda est, nec pretium acceptandum pro obtinenda conscientiae libertate_ (Reland, _Dissert. 10, De jure militari Mahommedan., t. III, p. 14_). Che teorica austera!
[411] _Si suppone che l'Autore ciò dica siccome asserito dai seguaci della religion Maomettana, che avevano ed hanno una prevenzione in favore di lei; poichè ogni buon credente sa che le rivelazioni di Mosè, e gli Evangelj hanno i caratteri, ed i segni che mostrano la loro origine divina; nè questi segni e questi caratteri si osservano nella pretesa rivelazione di Maometto._ (Nota di N. N.).
[412] In una conversazione del Califfo Al-Mamoun cogl'idolatri, o Sabei di Charra, sta chiaramente indicata la distinzione che facevasi tra una Setta proscritta e una tollerata, tra gli _Harbii_, e il popolo del libro, ossia i credenti d'una rivelazione divina (Hottinger, _Hist. orient_., p. 107, 108).
[413] _Vorrà dire l'Autore, che la legge di Maometto fu più generale di quella di Mosè, alludendo alla permessa poligamia: ma risguardando la legge di Mosè, anche come quella soltanto d'un legislatore civile, è certamente più saggia, e più conforme al buon ordine sociale di quella di Maometto; nè vale il porre in campo il clima caldo degli Arabi, perchè anche gli Ebrei abitavano i paesi ad essi vicini. La pretesa folla de' misterj de' Cristiani, erano stati determinati dai Concilj generali, secondo rettissime spiegazioni dell'Evangelio, al sorger che facevano le erronee opinioni particolari, ossia eresie, perciò quei misterj erano già negli evangelj._ (Nota di N. N.)
[414] Il Zend o Pazend, che è la Bibbia de' Guebri, è da questi, o almeno da' Musulmani annoverata fra' dieci libri che Abramo ricevette dal cielo[*], e la loro religione ha il nome onorevole di religione d'Abramo (d'Herbelot _Bibl. orient.,_ p. 701; Hyde, _De religione veterum Persarum_, c. 13, p. 27, 28, ec.). Temo assai che ci manchi una esposizione pura e libera del sistema di Zoroastro. Il dottore Prideaux (_Connection_, vol. I, p. 300, in 8) aderisce all'opinione che crede che Zoroastro, durante la cattività di Babilonia, fosse schiavo e discepolo d'un profeta Giudeo. I Persiani che furono i padroni de' Giudei rivendicheranno forse l'onore, miserabile onore, d'essere pure stati loro precettori per le opinioni religiose.
* _Fu una tradizione delle teste calde d'alcuni abitanti della Caldea, della Palestina, e dell'Arabia, e d'alcun paese della Persia, che Abramo avesse scritto libri, o li avesse ricevuti dal cielo; lo si fece anche scrittore d'astronomia. Il Calmet ha mostrato che Abramo non iscrisse libri, e non ne ricevè dal cielo; ed il Calmet è un cattolico commentatore della sacra Scrittura: Mosè, i Profeti, gli scrittori Ebrei se ne sarebbero gloriati. Il dotto Autore poi dice benissimo, non aver noi un'esatta esposizione del sistema religioso di Zoroastro, che fu un grand'uomo; e siccome sappiamo, che alcune opinioni filosofiche, o religiose si sono unite insieme, e ne venne che alcuna di loro prese altro nome, così potè avvenire, che i Maomettani abbiano accozzato colle cose dei pretesi libri d'Abramo, da essi riverito, la religione persiana de' Magi, e così questa, ch'era già stata data loro da Zoroastro, sotto la rinomanza d'Abramo, sia stata tollerata da' Maomettani potenti. I Guebri per altro, ed alcun'altra popolazione della Persia, conservano anche oggidì l'antica religione di Zoroastro: è estremamente difficile distruggere una religione che abbia poste estese e ferme radici in uno Stato: è questa l'opera del tempo_. (Nota di N. N.).
[415] Le mille ed una Notte Araba, dipintura fedele de' costumi orientali, rappresentano sotto i più odiosi colori i Magi, o adoratori del fuoco a cui rinfacciano il sagrifizio annuo di un Musulmano. Non sussiste la menoma affinità tra le religioni di Zoroastro e quella degli Indi; ma non di rado i Musulmani le confondono, e questo sbaglio è stato una delle cagioni della crudeltà di Timur (_Hist. de Timur-Bec_, di Cerefedin-Alì-Yezdi, l. V).
[416] _Vie de Mahomet_ di Gagnier, t. III, p. 114, 115.
[417] _Hae tres sectae, judaei, christiani, et qui inter Persas magorum institutis addicti sunt κατ’ εξοχην (per eccellenza) POPULI LIBERI dicuntur_ (Reland, _Dissert_., t. III, p. 15). Il Califfo Mamoun confermò questa onorevole distinzione che separava le tre Sette dalla religione indeterminata ed equivoca de' Sabei, sotto lo scudo della quale permettevasi agli amichi politeisti di Charrae il loro culto idolatra (Hottinger _Hist. orient_., p. 167, 168).
[418] Questa curiosa storia è narrata dal d'Herbelot (_Bibl. orient_., p. 440, 449) su la testimonianza di Condemiro, ed anche dello stesso Mirchond (_Hist. priorum regum persarum_, etc. p. 9-18, not. p. 88, 89).
[419] Mirchond (_Mohammed emir Khoondah Shah_), nativo di Herat, compose in lingua persiana una storia generale dell'oriente, dalla creazione del Mondo sino all'anno ottocento settantacinque dell'Egira (A. D. 1471). Nell'anno 904 (A. D. 1498), fu fatto bibliotecario del principe, e con questo soccorso pubblicò in sette o dodici parti un'opera che fu commentata, e poi fu ridotta in tre volumi dal suo figlio Condemiro (A. E. 927, A. D. 1520). Petit de la Croix (_Hist. de Gengis-Khan_, pag. 537, 538, 544, 545) accuratamente ha distinto questi due scrittori confusi dal d'Herbelot (pag. 358, 410, 994, 995). I molti estratti da quest'ultimo pubblicati sotto il nome di Condemiro appartengono al padre piuttosto che al figlio. Lo storico di Gengis-Khan rimanda il lettore ad un manoscritto di Mirchond datogli dal suo amico d'Herbelot. Ultimamente fu stampato in Vienna, 1782, in quarto, _cum notis_ di Bernardo di Jenisch, un curioso frammento in persiano ed in latino (le dinastie Taheriana e Soffariana), e l'editore dà speranza di continuare l'opera di Mirchond.
[420] _Quo testimonio boni se quidpiam praestitisse opinabantur._ Mirchond per altro avrà condannato questo zelo, giacchè approvava la tolleranza legale dei Magi, _cui_ (il tempio del Fuoco) _peracto singulis annis censu, uti sacra Mohammedis lege cautum, ab omnibus molestiis ac oneribus libero esse licuit_.
[421] L'ultimo Mago, che abbia avuto un nome e qualche autorità, sembra essere Mardavige-il-Dilemita, che nel decimo secolo regnava nelle province settentrionali della Persia situate presso il mar Caspio (d'Herbelot, _Biblioth. orient._, p. 355); ma i _Bovidi_, suoi soldati e successori, professarono l'Islamismo, oppure l'abbracciarono, ed io porrei la caduta della religione di Zoroastro al tempo della loro dinastia (A. D. 933-1020).
[422] Quanto ho esposto dello stato presente de' Guebri nella Persia è tratto dal Chardin, il quale, benchè non sia nè il più dotto, nè il più giudizioso de' viaggiatori moderni, è però quegli che ha posto maggior diligenza nelle ricerche (_Voyages en Perse_, t. II, p. 109, 179, 187, in 4). Pietro della Valle, Oleario, Thevenot, Tavernier, ec., che indarno ho consultati, non aveano occhi abbastanza esercitati con acutezza sufficiente d'ingegno per ben esaminare questo popolo sì osservabile.
[423] La lettera d'Abdoulrahman, governatore o tiranno dell'Affrica, al Califfo Aboul-Abbas, primo degli Abbassidi, ha la data dell'A. E. 132 (Cardonne, _Hist. de l'Afrique et de l'Espagne_, t. I, p. 168).
[424] _Bibl. orient._, p. 66; Renaudot, _Hist. patriar. Alex._, p. 287, 288.
[425] _V._ le lettere de' papi Leone IX (_epist._ 3), Gregorio VII (l. I, _epist._ 22, 23; l. III, _epist._ 19, 20, 21), e le annotazioni del Pagi (t. IV, A. D. 1053, n. 14; A. D. 1073, n. 13), il quale ha cercato il nome e il casato del principe Moro, con cui carteggiava sì urbanamente il più superbo de' Papi.
[426] Mozarabes o Mostarabes, _adscititii_, secondo la traduzione di quella parola in latino (Pocock, _Specim. Hist. Arabum_, p. 39, 40; _Bibl. arabico-hispana_, t. II, pag. 18). La liturgia mosarabica, tenuta un tempo dalla chiesa di Toledo, è stata dai Papi disapprovata ed esposta alle incerte prove del ferro e del fuoco (Marian., _Hist. Hispan_., t. I, l. IX, c. 18, p. 378): è scritta in lingua latina, ma nell'undecimo secolo si credè necessario (A. D. 1039) fare una versione in arabo dei canoni dei Concilii di Spagna (_Bibl. arabico-hispana_, t. I, pag. 547), ad uso dei vescovi e del clero de' paesi soggetti ai Mori.
[427] Circa la metà del decimo secolo l'intrepido inviato dell'imperadore Ottone primo rinfacciò al clero di Cordova questa colpevole condiscendenza (_Vit. Johann. Gorz, in sec. Benedict. V_, n. 115, _apud_ Fleury, _Hist. eccles_., t. XII, pag. 91).
[428] Pagi, _Critica_, t. IV, A. D. 1149 n. 8, 9. Egli osserva giustamente che quando Siviglia fu ripresa da Ferdinando di Castiglia non vi si trovarono altri cristiani fuorchè i prigionieri, e che la descrizione delle chiese mozarabiche dell'Affrica e della Spagna, datane da Giacomo di Vitry, A. D. 1218 (_Hist. Hieros._, c. 80, pag. 1095, _in gestis Dei per Francos_) fu tolta da un libro più antico, e soggiugne che la data dell'Egira 677 (A. D. 1278) debbe applicarsi alla copia, e non all'originale d'un Trattato di giurisprudenza in cui si espongono i dritti civili de' cristiani di Cordova (_Bibl. arab.-hisp._, t. I, pag. 47), e che i Giudei erano i soli dissidenti che da Abul-Waled, re di Granata (A. D. 1313), potessero essere perseguitati o tollerati (t. II, p. 288).
[429] Renaudot, _Hist. patriar. Alex._, p. 288. Se avesse potuto Leone Affricano, prigioniero in Roma, scoprire il menomo avanzo di cristianesimo nell'Affrica, non avrebbe lasciato di dirlo per far la corte al Papa.
[430] _Absit_ (diceano i cattolici al Visir di Bagdad) _ut pari loco habeas Nestorianos, quorum praeter Arabas nullus alius rex est, et Graecos quorum reges amovendo Arabibus bello non desistunt_, etc. V. nelle Raccolte d'Assemani (_Bibl. orient_., t. IV, p. 94-101) lo stato dei Nestoriani sotto i Califfi. Nella dissertazione preliminare del secondo volume d'Assemani viene esposto più concisamente quello dei Giacobiti.
[431] Eutych., _Annal_., t. II, pag. 384, 387, 388; Renaudot _Hist. patr. Alex_., p. 205, 206, 257, 332. Il primo di quei patriarchi Greci poteva essere men fedele agli imperatori e men sospetto agli Arabi, professando in qualche punto l'eresia dei Monoteliti.
[432] Motadhed, che regnò dall'A. D. 892 sino al 902. Conservavano tuttavia i Magi il lor nome e il grado fra le religioni dell'impero (Assem., _Bibl. orient_. t. IV, p. 97).
[433] Narra Reland le angarie messe dalla legge e dalla giurisprudenza musulmana sopra i cristiani (_Dissert._, tom. III, p. 16-29). Eutichio (_Annal._, t. II, p. 448) e il d'Herbelot (_Bibl. orient._, pag. 640) accennano gli ordini tirannici del Califfo Motawakkel (A. D. 847-861), i quali sono ancora in vigore. Il greco Teofane racconta, e probabilmente esagera, una persecuzione del Califfo Omar II (_Chron._, p. 334).
[434] S. Eulogio, che fu pure una delle vittime, celebra e giustifica i martiri di Cordova (A. D. 850 ec.). Un sinodo convocato dal Califfo censurò in modo equivoco la lor temerità. Il saggio Fleury, usando la solita moderazione, non può accordare la lor condotta colla disciplina dell'antichità: _«Pure l'autorità della chiesa ec.»._ (Fleury, _Hist. eccles._, t. X, p. 415-522, e particolarmente p. 451-508, 509). Gli atti autentici di questo sinodo spandono una viva luce, benchè passeggera, sullo stato della chiesa di Spagna nel nono secolo.
[435] _V._ l'articolo _Eslamiah_ (noi diciamo _cristianità_) nella _Bibliothèque orientale_ (p. 325). Questa carta dei paesi soggetti alla religion musulmana è attribuita all'anno dell'Egira 885 (A. D. 995), ed è di Ebn-Alwardi. Le perdite sofferte dal Maomettismo in Ispagna da quel tempo in poi, si sono bilanciate coi conquisti nell'Indie, nella Tartaria e nella Turchia europea.
[436] Nel collegio della Mecca s'insegna come lingua morta l'arabo del Corano. Il viaggiator Danese paragona questo antico idioma al latino; la lingua volgare dell'Hejaz e dell'Yemen all'italiano, e i dialetti arabi della Sorìa e dell'Egitto e dell'Affrica ec. al provenzale, allo spagnuolo, e al portoghese (Niebuhr, _Descript. de l'Arabie_, p. 74 ec.).
CAPITOLO LII.
_I due assedii di Costantinopoli fatti dagli Arabi. Loro invasione in Francia, e loro sconfitta per opera di Carlo Martello. Guerra civile degli Ommiadi e degli Abbassidi. Letteratura degli Arabi. Lusso dei Califfi. Imprese navali contro l'isola di Creta, contro la Sicilia e Roma. Decadimento e divisione dell'impero de' Califfi. Sconfitte e trionfi degli imperatori Greci._
Quando per la prima volta uscirono del lor deserto, avranno sicuramente gli Arabi maravigliato di vedere così facili e rapidi i loro trionfi. Ma quando nella lor corsa vittoriosa, pervennero alle rive dell'Indo e alla vetta dei Pirenei; quando dopo infinite prove ebbero conosciuto la forza delle lor scimitarre, e l'energia della lor fede, si saranno egualmente stupiti di incontrare qualche nazione che potesse resistere alle lor armi invincibili, e qualche limite che oppor si potesse alla dilatazione dell'impero de' successori del Profeta. Temerità è questa che pure è perdonabile in fanatici e in soldati, se si pensa alla fatica che dee durare uno storico, che a mente fredda tien dietro presentemente ai trionfi dei Saracini, quando vuole rendere a sè stesso ragione del come abbiano potuto la religione e i popoli dell'Europa, eccetto la Spagna, salvarsi da quel rischio imminente e quasi inevitabile in apparenza. I deserti degli Sciti e dei Sarmati eran difesi dalla ampiezza loro, dalla miseria e dal coraggio de' pastori del settentrione; remotissima ed inaccessibile era la Cina: ma i Musulmani s'erano insignoriti della maggior parte della Zona temperata; i Greci erano indeboliti dalle calamità della guerra, dalla perdita delle più belle province, e la precipitosa caduta della monarchia de' Goti potea sbigottire i Barbari dell'Europa. Ora io m'accingo a svolgere le cagioni che preservarono la Brettagna e la Gallia dal giogo civile e religioso del Corano, che protessero la maestà di Roma, e ritardarono la servitù di Costantinopoli; che rinvigorirono la resistenza dei cristiani, e fra i Maomettani disseminarono germi di discordia e di debolezza.
[A. D. 668-675]
Quarantasei anni dopo la fuga di Maometto, comparvero armati i suoi discepoli davanti alle mura di Costantinopoli[437]; essi erano animati dalle promesse, o vere o supposte, del Profeta che la prima armata che assediasse la città dei Cesari avrebbe il perdono dei peccati: vedeano inoltre gli Arabi la gloria di quella lunga serie di trionfi che ottennero i primi Romani, trasfusa giustamente nei vincitori della nuova Roma, e la ricchezza delle nazioni versata in quella metropoli, che per la sua bella situazione era fatta veramente per essere a un tempo il centro del commercio e la sede del governo. Il Califfo Moawiyah, dopo avere strozzati i suoi rivali e assodato il trono, volle colle vittorie, e il vanto di questa santa impresa, espiare il sangue de' cittadini versato nelle guerre intestine[438]. Gli apparecchi che fece in mare e in terra furono adeguati alla grandezza della spedizione; ne fu affidato il comando a Sophian, vecchio guerriero; ma furono rincorate le soldatesche dalla presenza e dall'esempio d'Yezid, figlio del comandante de' fedeli. Poco aveano i Greci a sperare, poco i lor nemici a temere dal coraggio e dalla vigilanza dell'Imperatore che deturpava il nome di Costantino, e non imitava del suo avo Eraclio se non se gli anni che aveano ottenebrata la sua gloria. Senza essere arrestate, e senza incontrare ostacolo, le forze navali de' Saracini passarono il canale dell'Ellesponto, che pur oggi dai Turchi è considerato come il baloardo posto dalla natura a difesa della capitale[439]. L'armata araba gittò l'ancora, e sbarcarono le milizie presso il palazzo di Hebdomon, distante sette miglia della Piazza. Dall'alba sino a notte fecero esse per molti giorni parecchi assalti lungo le mura dalla porta dorata al promontorio orientale, e l'urto delle colonne, poste di dietro, spingevano avanti i guerrieri della prima linea. Ma gli assedianti aveano calcolato male la forza e le difese di Costantinopoli. Da numerosa e ben disciplinata guarnigione erano protette le sue mura solide ed alte, e il valore Romano si riscosse in faccia al pericolo, onde era minacciata la religione e l'impero: gli abitanti fuggiaschi dalle province già conquistate, ricoverati colà, rinnovarono con miglior successo i modi difensivi usati in Damasco e in Alessandria, e sbalordirono i Saracini mirando i prodigiosi e strani effetti del fuoco greco. Una resistenza tanto ostinata gli determinò a volgersi ad imprese più facili; corsero quindi a mettere a sacco le coste d'Europa e d'Asia, che cingono la Propontide, e dopo aver tenuto il mare, dal mese d'aprile fino a settembre, si ritirarono per ottanta miglia dalla capitale nell'isola di Cisico, ove formato aveano i magazzini, e depositata la preda. Furon sì pazienti nella perseveranza, o sì deboli nelle operazioni, che per sei estati successive eseguirono l'istesso disegno d'assalto che terminò con ugual ritirata. Quindi ogni impresa, manchevole di effetto, scemava in essi il vigore non che le speranze di vincere, sino a tanto che i naufragi e le malattie, il ferro e il fuoco del nemico gli astrinsero ad abbandonare quell'inutile tentativo. Ebbero essi a piangere la perdita o a celebrare il martirio di trentamila Musulmani, che lasciarono la vita all'assedio di Costantinopoli, e i pomposi funerali di Abù-Ayub, o Giob, solleticarono la curiosità de' cristiani medesimi. Questo Arabo venerando, uno degli ultimi compagni di Maometto, era nel numero degli _Ansar_, o ausiliarii di Medina, che accolsero il Profeta quando fuggì dalla Mecca. Da giovanetto erasi trovato alle battaglie di Beder e di Ohud; giunto all'età matura era stato l'amico e il collega d'Alì, e aveva logorato il resto delle sue forze lungi dalla patria in una guerra contra i nemici del Corano. Sempre fu rispettata la sua memoria: ma fu negletto, ed anzi ignorato, il luogo della sua sepoltura per otto secoli sino a tanto che Maometto II prese Costantinopoli. Una di quelle visioni che sono le arti consuete in tutte le religioni del Mondo rivelò ai Musulmani, che Ayub era sepolto al piè delle mura in fondo al porto, e quindi fu eretta colà una Moschea che poi fu con ragione prescelta per luogo della inaugurazione semplice e marziale dei soldani Turchi[440].
[A. D. 677]