Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10

Part 24

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[349] Renaudot (_Hist. patriarch. Alexandr._ p. 334) il quale tratta la lezion comune, o la version d'Elmacin, da' _error librarii_. I 4,300,000 pezze che egli sostituisce pel nono secolo sono un termine medio assai probabile, oltre i 3,000,000 che acquistarono gli Arabi colla signoria dell'Egitto (_idem_, p. 168) e i 2,400,000 che il sultano di Costantinopoli riscosse nell'ultimo secolo (Pietro della Valle, t. I, pag. 352; Thevenot, part. I, p. 824). Il Paw (_Recherches_, t. II, p. 365-373) cresce a poco a poco la rendita dei Faraoni, dei Tolomei, e dei Cesari, da sei a quindici milioni di scudi di Germania.

[350] La lista di Schultens (_Index geograph. ad calcem vit. Saladin._, p. 5) contiene duemila trecento novantasei città o villaggi: quella del d'Anville (_Mém. sur l'Egypte_, p. 29), a seconda dei dati fornitigli dal divano del Cairo, ne numera duemila secento novantasei.

[351] _V._ Maillet (_Description de l'Egypte_, p. 28): i suoi argomenti sono giudiziosi e sembrano procedenti da un uomo leale. Son più contento delle osservazioni fatte da questo autore, che della sua erudizione: egli non conosceva nè le lettere greche, nè le latine, ed è troppo incantato dalle finzioni degli Arabi. Abulfeda (_Descript, Aegypt. arab. et latin., Joh. David Michaelis_, Gottingue, _in_ 4. 1776) ha raccolto quanto essi dissero di più ragionevole. Per riguardo ai due viaggiatori moderni, Savary e Volney, il primo diletta, come già notai; ma il secondo è tanto istruttivo che io vorrei che potesse girare tutto il globo.

[352] La mia narrazione della conquista dell'Affrica è cavata da due Francesi che scrissero sulla letteratura degli Arabi. Cardonne (_Hist. de l'Afrique et de l'Espagne sous la domination des Arabes_, t. I, p. 8-55) e Otter (_Hist. de l'Acad. des inscriptions_, t. XXI, p. 111-125, 136); essi hanno attinto i fatti in gran parte da Novairi, che compose (A. D. 1331) un'Enciclopedia in più di venti volumi. Questa Enciclopedia ha cinque parti generali; ella tratta, 1. della medicina, 2. dell'uomo, 3. degli animali, 4. delle piante, e 5. dell'istoria. Gli affari dell'Affrica sono discussi nel sesto capitolo della quinta sezione di quest'ultima parte (Reiske, _Prodidogmata ad Hadii chalifae tabulas_, p. 232-234). Fra gli storici antichi citati da Novairi, è da osservarsi la narrazione originale d'un soldato che conduceva la vanguardia dei Musulmani.

[353] _V._ l'istoria d'Abdallah in Abulfeda (_vit. Mohammed_ p. 109), e Gagnier (_Vie de Mahomet_, t. III, p. 45-48).

[354] Leone l'Affricano (_in Navigazione e Viaggi di Ramusio_, t. I, _Venezia_, 1550, fol. 76, _retro_) e Marmol (_Description de l'Afrique_, t. II, p. 562) hanno descritta la provincia e la città di Tripoli. Era il primo un Moro erudito che avea viaggiato; compose o tradusse la geografia dell'Affrica a Roma, dove si trovava prigioniero, e avea preso il nome e la religione di Papa Leon decimo. Lo spagnuolo Marmol, soldato di Carlo V, era prigioniero dei Mori quando compilò la sua descrizione dell'Affrica; tradotta in francese dal d'Ablancourt (Parigi, 1667, 3 vol. in 4). Marmol avea letto ed osservato; ma non ha quell'occhio curioso e quelle vedute estese che si trovano nello scritto di Leone l'Affricano.

[355] _V._ Teofane, che fa menzione della sconfitta piuttosto che della morte di Gregorio. Egli dà al Prefetto il nome ingiurioso di Τυραννος _Tiranno_; è verosimile che Gregorio avesse presa la porpora (_Chronograph._, p. 285).

[356] _V._ in Ockley (_Hist. of the Saracens_, vol. II, p. 45) la morte di Zobeir, che fu onorato dalle lagrime di Alì contro cui si era egli ribellato. Eutichio (_Annal._, t. II, p. 308) parla del suo valore all'assedio di Babilonia, se pure non si tratta d'altra persona collo stesso nome.

[357] Shaw's _Travels_, p. 118, 119.

[358] _Mimica empito_, dice Abulfeda, _erat haec, et mira donatio; quandoquidem Othman, ejus nomine nummos ex aerario prius ablatos aerario praestabat_ (_Ann. mosl._ p. 78). Elmacino (nella sua oscura versione pag. 39) riporta, per quel che pare, questo medesimo raggiro. Quando gli Arabi assediarono il palazzo di Othmano, fu questa una delle principali incolpazioni allegate.

[359] Επεστρατευσαν Σαρακηνοι την Αφρικην, και συμβαλοντες τω τυραννω Γρηγοριω τουτον τρεπουσι και τους συν αυτω κτεινουσι και στοικησαντες φορους μετα των Αφρων υπεστρεφαν. _Guerreggiarono i Saraceni in Affrica, e venuti a conflitto col tiranno Gregorio lo batterono, e con lui uccisero i suoi compagni, e dopo avere segnato il tributo sugli Affricani si ritirarono._ (Teofane, _Chronograph._, p. 285, ediz. di Parigi). La sua cronologia è incerta ed inesatta.

[360] Teofane (in _Chronogr._, p. 293) riferisce le voci vaghe che andavano arrivando a Costantinopoli sulle conquiste degli Arabi all'occidente; e Paolo Warnefrido, diacono d'Aquileia (_De gest. Langobard._, l. V, c. 13), ci avvisa che a quei giorni mandarono un'armata navale da Alessandria nei mari di Sicilia e dell'Affrica.

[361] _V._ Novairi (_apud_ Otter, p. 118), Leone l'Affricano (_fol._ 81 _retro_), che conta solo _cinque città ed infiniti casali_; Marmol (_Descript. de l'Afrique_, t. III, pag. 33) e Shaw (_Voyages_, p. 57-65-68).

[362] Leone l'Affricano, _fol._ 58; Marmol t. II, p. 415; Shaw pag. 43.

[363] Leone l'Affricano, _fol._ 52; Marmol t. II, p. 228.

[364] _Regio ignobilis, et vix quicquam illustre sortita, parvis oppidis habitatur, parva flumina emittit, solo quam viris melior et segnitie gentis obscura._ (Pomponio Mela, I, 5, III, 10.). Mela è tanto più degno di credenza in quanto che i suoi Maggiori, oriundi della Fenicia, aveano lasciata la Tingitania per traslocarsi in Ispagna. (_V. in_ II, 6, un passo di questo geografo, messo a crudel tortura dal Salmasio, da Isacco Vossio, e da Giacomo Gronovio, il più violento dei critici). Viveva egli nel tempo che questo paese fu interamente soggiogato dall'imperatore Claudio; eppure, trent'anni dopo, Plinio (_Hist. nat._, V, 1) si lagna di quegli autori troppo indolenti per indagare quella provincia selvaggia e rimota, e troppo orgogliosi nel confessare la loro ignoranza.

[365] Aveano gli uomini a Roma la smania del legname di cederno, come le donne quella delle perle. Una tavola rotonda di quattro o cinque piedi di diametro, si vendeva al prezzo d'un ricco podere (_Latefundii taxatione_), cioè per otto, dieci o dodicimila lire sterline. (Plinio _Hist. nat._, XIII, 29). So bene che non va confuso il _citrus_ coll'albero che dà il frutto dagli antichi appellato _citrum_; ma non sono abbastanza dotto in botanica per caratterizzare il primo, che somiglia al cipresso dei boschi, col nome volgare o con quello che gli assegna Linneo, e non deciderò nemmeno se il _citrum_ sia l'arancio o il limone. Pare che il Salmasio abbia esausta questa materia; ma troppo spesso si intrica nelle file confuse d'una mal ordinata erudizione (_Plinian. Exercit._, t. II, p. 666 ec.).

[366] Leone l'Affricano _fol._ 16 _retro_; Marmol, (t. II, p. 28). Trattasi spesso di questa provincia, che fu il primo teatro delle glorie e della grandezza dei Sceriffi, nella curiosa storia di questa dinastia registrata in fine del terzo volume della descrizione dell'Affrica del Marmol. Il terzo volume delle Ricerche storiche sui Mori, pubblicata recentemente a Parigi, spande molta luce sulla storia e la geografia dei regni di Fez, e di Marocco.

[367] Otter (pag. 119) ha messa tutta l'enfasi del fanatismo a questa esclamazione che il Cardonne (p. 37) ha mitigata, e che sotto la sua penna non indica il pio pensiero di _predicare_ il Corano. Eppure aveano l'uno e l'altro davanti il testo di Novairi.

[368] Ockley (_Hist. of the Saracens_, vol. II, p. 129, 130) parla della fondazione di Cairoan, e Leone l'Affricano (_fol._ 75), Marmol (t. II, p. 532) e Shaw (p. 115) parlano della situazione della moschea ec.

[369] Bene spesso gli autori han commesso un enorme sbaglio per una piccola somiglianza di nome, confondendo la _Cirene_ dei Greci col _Cairoan_ degli Arabi, due città lontane mille miglia l'una dell'altra. Non evitò quest'errore il grande de Thou, errore tanto meno scusabile in quanto si trova in una descrizion dell'Affrica accuratamente da lui elaborata (_Hist._ l. VII, c. 2, in t. I, p. 240 ediz. di Buckley).

[370] Oltre le cronache arabe d'Abulfeda, d'Elmacin, e d'Abulfaragio pel settantesimoterzo anno dell'Egira, si possono consultare d'Herbelot (_Bibl. orient._ p. 7) ed Ockley (_Hist. of the Saracens_, vol. II, p. 339-349). Ockley riferisce in modo patetico l'ultimo colloquio d'Abdallah e di sua madre, ma dimenticò un effetto fisico del dolore da lei provato alla morte del figlio: il ritorno cioè, e le funeste conseguenze dei suoi _mestrui_ in età di novant'anni.

[371] Λεοντιος.... απαντα τα Ρωμαικα εξωπλισς πλοιμα ςτρατηγον τε επ’αυτοις Ιωαννην τον Πατρικιον εμπειρον των πολεμιων προχετρισαμενος προς Καρχηδονα κατα των Σαρακηνων εξεπεμψεν _Leonzio.... imbarcò tutte le forze romane, ed eletto per capitano di quelle il patrizio Giovanni pratico di guerra lo spedì a Cartagine contro de' Saraceni_ (Niceforo, _Constantinop. Breviar._ p. 28). Il patriarca di Costantinopoli e Teofane (_Chronogr._ p. 309) hanno in poche parole rammentato quest'ultimo tentativo per soccorrer l'Affrica. Il Pagi (_Critica_ t. III, p. 129-141) ha stabilita la Cronologia, confrontando esattamente gli storici Arabi e Bizantini che sovente si contraddicono per le epoche e pei fatti. _V._ pure una nota d'Ockley (p. 121).

[372] _Dove s'erano ridotti i nobili Romani e i Goti: e di poi, i Romani fuggirono e i Goti lasciarono Cartagine_ (Leone l'Affricano, fol. 72). Non so da quale scrittore Arabo abbia tolto questo fatto relativo ai Goti: ma questo nuovo ragguaglio è tanto importante e verosimile che mi basta la più piccola autorità per ammetterlo.

[373] Questo Commendatore è chiamato da Niceforo βασιλεως Σαρακηνων _re dei Saraceni_ definizione un po' vaga, ma esatta abbastanza, delle incombenze del Califfo. Teofane usa la strana denominazione di Προτοσυμβολος _Protosimbolo_, che Goar, suo interprete, applica al _Vizir Azem_. Forse attribuivano giustamente al ministro piuttosto che al principe l'uficio attivo; ma dimenticarono che i califfi Ommiadi non aveano che un _Cateb_, o segretario; e che non fu rimessa o istituita la dignità di Visir, se non che l'anno 132 dell'Egira (d'Herbelot p. 912).

[374] Solino (l. XXVII, p. 36 ediz. Salmasio) dice che la Cartagine di Didone ha sussistito seicento settantasette, o settecento trentasette anni. Queste due versioni dipendono dalla differenza dei manoscritti e delle edizioni (Salmas. _Plinian._, _exercit._, t. I, pag. 228). Il primo di questi computi, che ne porta la fondazione a ottocentoventitre anni avanti Gesù Cristo, s'accorda meglio colla testimonianza ben pesata di Velleio Patercolo; ma i nostri cronologisti (Marsham, _Canon. chron._, p. 398) preferiscono l'ultimo conto, che par loro più conforme agli annali degli Ebrei e de' Tiri.

[375] Leone l'Affricano, fol. 71; Marmol. t. II, p. 415-447: Shaw, p. 80.

[376] Si ponno distinguere quattro epoche nella Storia del nome di _Barbaro_: 1. al tempo di Omero, quando i Greci o gli abitanti della costa asiatica usavano forse un idioma comune, il suono imitativo di _barbar_ divenne un nome che si dava alle tribù più rozze, che aveano più ingrata pronunzia e più difettosa grammatica. Καρες βαρβαροφωνοι _I Carii di barbaro accento_ (Iliade 2, 567, con lo Scoliaste d'Oxford, con le note di Clarke e col Tesoro greco di Enrico Stefano t. I, pag. 720). 2. Sin dai tempi d'Erodoto almeno, fu applicato a tutte le nazioni straniere alla lingua e al nome dei Greci. 3. Nel secolo di Plauto i Romani si sottomisero a questo insulto (Pompeo Festo l. II, pag. 48 ediz. del Dacier), e si davano da sè il nome di Barbari. Vennero a poco a poco nella pretensione che non convenisse questo titolo all'Italia, e alle province che aveano assoggettate; e infine non lo diedero che ai popoli selvaggi, od ai nemici che stavano fuori del precinto dell'impero. 4. Conveniva ai Mori in tutti i sensi. I conquistatori Arabi presero questa parola dalla lingua dei Romani stanziati nelle province, ed è poi divenuto un nome locale pei popoli che vivono lungo la costa settentrionale dell'Affrica nomata _Barbaria_.

[377] Il primo libro di Leone Affricano, e le _Osservazioni_ del dottor Shaw (p. 220, 223, 227, 247 ec.) schiarirono assai le tribù erranti della Barbaria che dagli Arabi o dai Mori discendono. Ma lo Shaw s'era tenuto a una rispettosa distanza da quei Selvaggi, e pare che Leone, prigioniero a Roma, dimenticasse in Italia quel che sapeva della letteratura Araba, mentre acquistava qualche cognizione di quella dei Greci e dei Romani. Ha commesso gran numero d'errori grossolani nella prima parte dell'istoria Maomettana.

[378] In una conferenza disse Amrou, ad un principe Greco, che la lor religione era differente, e che questo dava giusto motivo alle liti tra fratelli (Ockley, _Hist. of the Saracens_, vol. I, p. 328).

[379] Abulfeda, _Annal. moslem._, p. 78, _vers._ Reiske.

[380] Il nome d'Andalusia vien dato dagli Arabi non solo alla provincia che ha questo nome al presente, ma a tutta la penisola di Spagna. (_Geograph. nub._, pag. 151; d'Herbelot, _Bibl. orient._, pag. 114, 115). Sembra che questo nome non derivi da _Vandalusia_, paese dei Vandali, come han detto alcuni autori (d'Anville, _Etats de l'Europe_, p. 146, 147 ec.). La vera etimologia par quella di Casiri che osserva che _Handalusia_ significa in arabo la region dell'occidente, e così equivale all'Hesperia dei Greci (_Bibl. arabico-hispana_, t. II, p. 327, ec.).

[381] Descrive il Mariana la caduta e il risorgimento della monarchia dei Goti (t. I, p. 238-260, l. VI, c. 19-26, l. VII, c. 1, 2). Lo stile di questo storico nella suo nobile opera (_Historia de rebus Hispani_, _libri_ XXX, Aia 1733, 4 volumi _in folio_ colla continuazione del Miniana) ha quasi il pregio e l'energia degli autori Romani classici, e dal duodecimo secolo in poi si può riposare sulle dottrine e sul giudizio che egli palesa. Ma questo Gesuita non era scevro dai pregiudizi del suo Ordine; come il suo rivale Buchanan, egli ammette e abbellisce le leggende nazionali più assurde. Trascura troppo la critica e la cronologia, e colla sua vivace immaginazione supplisce alle lacune dei monumenti storici. Queste lacune sono considerabili e frequentissime. Rodrigo di Toledo, primo storico Spagnuolo, viveva cinque secoli dopo la conquista degli Arabi: e quanto si sa dei tempi anteriori è ristretto in poche linee aridissime degli oscuri annali, o cronache, d'Isidoro di Badajoz e di Alfonso III re di Leone, da me trovati solamente negli annali del Pagi.

[382] Lo stupro, dice Voltaire, è difficile a fare, come a provare. Si sarebbero mai collegati i vescovi per una fanciulla? (_Hist. gener._, c. 26). Questo argomento non è concludente in buona logica.

[383] Sembra che nella storia di Cava, il Mariana (l. VI, c. 21, pag. 241, 242) voglia gareggiare col racconto che fa T. Livio nella storia di Lucrezia. Ad esempio degli antichi, cita rare volte gli autori, e la testimonianza più antica indicata dal Baronio (_Annal. eccles._, A. D. 715, n. 19) quella è di Luca Tudense, diacono di Galizia, del secolo tredicesimo il quale dice solamente _Cava quam pro concubina utebatur_.

[384] Gli orientali Elmacin, Abulfaragio ed Abulfeda trapassano in silenzio la conquista della Spagna, o appena appena ne fan motto. Il testo di Novairi e degli altri scrittori Arabi si trova, con qualche mistura, nella storia dell'Affrica e della Spagna sotto la dominazion degli Arabi (Parigi 1765, 3 vol. in 12, t. I, p. 55-114), scritta dal signor de Cardonne, e in modo più conciso nella storia degli Unni (t. I, p. 347-350) del signor de Guignes. Il bibliotecario dell'Escurial non ha risposto alla mia aspettazione, eppure sembra che abbia attentamente rifrustati i materiali confusi che sono sotto la sua custodia. Alcuni frammenti preziosi del _genuino_ Razis (che scrisse in Cordova l'anno dell'Egira 300), di Ben-Hazil, etc. dan lume alla storia della conquista di Spagna (_V._ _Bibl. Arabico-Hispana_, t. II, p. 32-105, 106-182, 252-319, 332). Il dotto Pagi ha fatto suo pro delle cognizioni che aveva il suo amico abate di Longuerne sulla letteratura degli Arabi, e molto mi giovarono le lor fatiche.

[385] Uno sbaglio di Rodrigo di Toledo, nel paragone che ha fatto degli anni lunari dell'Egira cogli anni giuliani dell'Era di Cesare, condusse il Baronio, il Mariana e la turba degli storici Spagnuoli a porre la prima invasion degli Arabi nell'anno 713, e la battaglia di Cheres nel novembre 714. Questo anacronismo di tre anni fu scoperto dai cronologi moderni, e soprattutto dal Pagi (_Critica_, t. III, p. 169-171, 174), che hanno indicato la vera data della rivoluzione. Il sig. Cardonne, versato nella letteratura degli Arabi e che per altro ammise l'antico errore, ha palesato in questo proposito una ignoranza o una negligenza inescusabile.

[386] Il primo anno dell'Era di Cesare, seguìta dalla legge e dal popolo di Spagna sino al secolo decimoquarto, è di trent'otto anni anteriore alla nascita di Gesù Cristo. Parmi che si riporti alla pace generale per mare e per terra che rassodò il potere e la _divisione_ dei Triumviri (Dione-Cassio, l. XLVIII, p. 547, 553; Appiano _De bell. civ._, l. I, p. 1054 ediz. _in folio_). La Spagna era una delle province sottomesse a Cesare Ottaviano, e Tarragona, che innalzò il primo tempio in onore d'Augusto (Tacito, _Annal._, 1, 78), potè apprendere dagli orientali questa specie d'adulazione.

[387] Il padre Labat (_Voyages en Espagne et en Italie_, t. I, pag. 207-217) parla col suo brio ordinario della strada del Cantone e del vecchio castello del conte Giuliano, come pure dei tesori nascosti ec., a cui prestan fede i superstiziosi Spagnuoli.

[388] Il geografo di Nubia (p. 154) descrive i siti che furono il teatro della guerra; ma difficilmente si crede che il Luogo-tenente di Musa siasi appigliato ad un espediente tanto disperato ed inutile quanto quello d'incendiare i propri vascelli.

[389] Xeres (la colonia romana d'Asta Regia) non è lontana da Cadice che due leghe; nel sedicesimo secolo era un granaio del paese, ed oggi è noto il vino Xeres a tutte le nazioni Europee (_Lud. Nonii Hispania_: c. 13, p. 54-56, opera esattissima e concisa). D'Anville (_Etats de l'Europe_, etc. p. 154).

[390] _Id sane infortunii regibus pedem ex acie referentibus saepe contingit._ (Ben-Hazil di Granata, _in Bibl. arabico-hispana_, t. II, p. 323). Alcuni Spagnuoli creduli pensano che Rodrigo riposasse in una cella d'un Eremita; altri dicono che fu chiuso vivo in una botte piena di serpenti, e che esclamò con grido lamentevole: «Sono straziato nella parte ove tanto peccai!» (Don Chisciotte, part. II, l. III, c. I).

[391] Il sig. Swinburne ha speso settantadue ore e mezzo per andare sopra le mule da Cordova a Toledo per la via più breve. Debbe abbisognare più tempo alle mosse lente e deviate d'un esercito. Attraversarono gli Arabi la provincia della Mancia, divenuta pei lettori di tutte le nazioni una terra classica sotto la penna di Cervantes.

[392] Nonio (_Hispania_, c. 59, p. 181-186) descrive in pochi tratti le antichità di Toledo, la quale nel tempo delle guerre puniche era _urbs parva_, ed _urbs regia_ nel sedicesimo secolo. Egli prende in prestito da Rodrigo il _fatale palatium_ dei ritratti moreschi; ma modestamente accenna che altro non era che un Anfiteatro romano.

[393] Rodrigo di Toledo (_Hist. Arab._, c. 9, p. 17, _ad calcem_ Elmacin) descrive questa tavola di smeraldo, e si fonda sull'autorità di Medinat-Almeyda, del quale ci dà il nome in lettere arabiche. Par che conosca gli autori Musulmani; ma non posso convenire col sig. di Guignes (_Hist. des Huns_, t. I, p. 350) che abbia letto e copiato Novairi, perchè morì un secolo prima che Novairi componesse la sua storia. Questo sbaglio nasce da un errore anche più goffo: il sig. di Guignes confonde lo storico Rodrigo Ximenes, arcivescovo di Toledo nel secolo tredicesimo, col cardinale Ximenes che governò la Spagna nel principio del secolo sedicesimo, e che ha esercitato i pennelli della storia, ma non li ha maneggiati giammai.

[394] Avrebbe potuto Tarik incidere su l'ultima rocca quel verso vanaglorioso di Regnard e dei suoi compagni nell'estremità della Lapponia: _Hic tandem stetimus, nobis ubi defuit orbis._

[395] Questo fu l'argomento del traditore Oppas; e i Capi a cui si diresse non risposero già collo spirito di Pelagio: _Omnis Hispania dudum sub uno regimine Gothorum, omnis exercitus Hispaniae in uno congregatus Ismaelitarum non valuit sustinere impetum._ (_Chron. Alphonsi regis, apud Pagi_, t. III, p. 177).

[396] D'Anville (_Etats de l'Europe_, p. 159) in poche parole, ma chiare, riferisce il risorgimento dei Goti nelle Asturie.

[397] I legionari superstiti dopo la guerra de' Cantabri (Dione-Cassio, t. LIII, p. 720) furono collocati in questa metropoli della Lusitania, e forse della Spagna (_submittit cui tota suos Hispania fasces_). Nonio (_Hispania_, c. 31, p. 106-110) fa l'enumerazione degli antichi edifizii, ma la termina con queste parole: _Urbs haec olim nobilissima ad magnam incolarum infrequentiam delapsa est et praeter priscae claritatis ruinas nihil ostendit._

[398] I due interpreti di Novairi, il de Guignes (_Hist. des Huns_, t. I, p. 349) ed il Cardonne (_Hist. de l'Afrique et de l'Espagne_, t. I, pag. 93, 94, 104, 105) fanno entrare Musa nella Gallia narbonese; ma io non trovo che Rodrigo di Toledo, od i manoscritti dell'Escuriale faccian menzione di questa impresa; ed una Cronaca francese rimanda l'invasione dei Saraceni al nono anno dopo la conquista della Spagna, A. D. 721 (Pagi, _Critica_, t. III, pag. 177, 195: _Historiens de France_, t. III). Ho gran dubbio che Musa non abbia passato i Pirenei.

[399] Quattro secoli dopo Teodemiro, i suoi demanii di Murcia e di Cartagena ritengono il nome di Tadmir nel geografo di Nubia (Edrisi, p. 154-161); _V._ pure il d'Anville (_Etats de l'Europe_, p. 156; Pagi, t. III, p. 164). Nonostante la miseria in cui vedesi oggi l'agricoltura della Spagna, il sig. Swinburne (_Travels in Spain_, p. 119) vide con piacere la deliziosa vallata che da Murcia si stende ad Orihuela, e che, in uno spazio di quattro leghe e mezzo, presenta una quantità considerabile di belle biade, di legumi, di trifoglio, di Aranci, ec.

[400] _V._ questo trattato, in arabo e in latino, nella _Bibliotheca arabico-hispana_, tom. II, pag. 105, 106. Ha la data del 4 del mese Regeb, A. II. 94, cioè 5 aprile A. D. 713, il che sembra che prolunghi la resistenza di Teodemiro e il governo di Musa.

[401] Il Fleury (_Hist. eccles._, t. IX, p. 261) ha dato, seguendo l'istoria di Sandoval (p. 87), l'estratto d'altra convenzione segnata _A. AE. c. 115 A. D. 734_, tra un Capo Arabo ed i Goti e Romani del territorio di Coimbra nel Portogallo. Quivi si fissa la contribuzione delle chiese a venticinque libbre d'oro, quella dei monasteri a cinquanta, delle cattedrali a cento; si dichiara che i cristiani saran giudicati dal loro conte, ma che, negli affari capitali, questi dovrà consultare l'Alcade; che le porte della chiesa saranno chiuse, e i cristiani rispetteranno il nome di Maometto. Non ho sott'occhio l'originale per decidere se sia fondato o no il sospetto che questo scritto sia stato inventato per introdurre le immunità d'un convento del paese.

[402] Può paragonarsi questo gran disegno, attestato da vari scrittori Arabi (Cardonne, t. I, p. 95, 96), a quello di Mitridate, di marciare dalla Crimea a Roma, o all'altro di Cesare di conquistare l'oriente, e di tornare dal settentrione in Italia; ma l'impresa eseguita da Annibale supera per avventura quei tre vasti divisamenti.