Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10

Part 11

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[116] Maracci (_Prodromus_, part. IV, p. 9-24). Reland (nel suo egregio Trattato _De religione mohammedica_, Utrecht, 1717, p. 67-123), e Chardin (_Voyage en Perse_, t. IV, p. 47-195) seguendo i teologi Persiani ed Arabi, danno una relazione autenticissima di que' precetti sul pellegrinaggio, su l'orazione, il digiuno, le limosine e le abluzioni. Il Maracci è un accusator parziale; ma il gioielliere Chardin avea l'occhio d'un filosofo, e il Reland, erudito giudizioso, avea corso l'oriente senza uscire di Utrecht. Il Tournefort narra nella lettera quattordicesima (_Voyage du Levant_, t. II, p. 325-360, in-8) quel che avea veduto della religione de' Turchi.

[117] Maometto (_Koran_ del Sale, c. 9, p. 153) rimprovera i cristiani perchè si sottomettono a' preti e a' monaci, ed abbiano così altri padroni fuorchè Dio. Il Maracci (_Prodromus_, part. III, p. 69, 70) scusa questo culto, specialmente pel Papa, e cita, collo stesso Corano, il caso d'Eblis o Satano, che fu precipitato dal cielo per non aver voluto adorare Adamo.

[118] _Koran_, c. 5, p. 94, e la nota del Sale, che cita in proposito Jallalodino e Al-Beidawi. D'Herbelot dice che Maometto condannò la _vita religiosa_, e che i primi sciami di Fakiri, di Dervissi, ec. non comparvero che dopo l'anno 300 dell'Egira (_Bibl. orient._, p. 292-718).

[119] _V._ le due difese in proposito (_Koran_, c. 2, p. 25; c. 5, p. 94); l'una nello stile d'un Legislatore, l'altra in quello d'un fanatico. Il Prideaux (_Vie de Mahomet_, p. 62-64) e il Sale (_Discours préliminaire_, p. 124) svolgono i motivi particolari e pubblici che indussero Maometto a così ordinare.

[120] La gelosia del Maracci (_Prodromus_, part. IV, p. 33) fa l'enumerazione delle limosine più liberali ancora che si usano da' Cattolici di Roma. Dice che quindici grandi spedali accolgono migliaia di pellegrini e d'infermi; che annualmente sono dotate mille e cinquecento fanciulle; che vi son cinquantasei scuole di carità pe' due sessi, e che centoventi Confraternite recano sollievo a' lor Membri bisognosi, ec. Le carità di Londra sono anche più estese, ma temo non convenga attribuirle più all'umanità che alla religione del popolo inglese.

[121] _V._ Erodoto (l. II. c. 123) e il nostro dotto concittadino Sir John Marsham (_Canon. chron._, p. 46). L'Αδης di quello scrittore (p. 254-274) è uno schizzo elaborato delle regioni infernali quali erano immaginate e descritte dagli Egizii e da' Greci, da' poeti e da' filosofi dell'antichità.

[122] Il _Coran_ (c. 2, p. 259; etc.) del Sale (p. 32) e del Maracci (p. 97) riferiscono un miracolo ingegnoso che satisfece alla curiosità d'Abramo, e ne rassodò la credenza.

[123] Reland, guidato sempre da lealtà, dimostra che Maometto ha riprovato tutti gl'increduli (_De religione Mohammed_, p. 128-142), che per li diavoli mai non vi sarà salute (pag. 196-199), che non sarà limitato il paradiso a' piaceri sensuali (p. 199-205) e che l'anima delle donne è immortale (p. 205-209).

[124] Al-Beidawi, _apud_ Sale, Coran, c. 9, p. 164. Il non pregare per un parente incredulo è giustificato, secondo Maometto, da' doveri di un Profeta e dall'esempio d'Abramo, il quale riprovò il proprio padre come nemico di Dio. E pure Abramo (soggiugne egli, c. 9, v. 116, Maracci, t. II, p. 317) _fuit sane pius, mitis_.

[125] _Questa è una scurrilità poco conveniente ad un grave Scrittore; ogni lettore sensato disapproverà questo scherzo._ (Nota di N. N.)

[126] _V._ sul giorno del Giudizio, sull'inferno, sul paradiso, ec., il Corano (c. 2, v. 25, c. 56, 78 ec.), colla confutazione virulenta bensì, ma dotta, del Maracci (nelle sue _Note_, e nel _Prodromo_, part. IV, p. 78, 120, 122, ec.), d'Herbelot (_Bibl. orient._, p. 368-375), Reland (p. 47-61) e il Sale (p. 76-103). Le idee de' Magi sono esposte in guisa oscura ed ambigua del dottore Hyde, loro apologista (_Hist. relig. Pers._, c. 33, p. 402-412, _Oxford_, 1760). Il Bayle ha provato nell'articolo _Maometto_, che lo spirito e la filosofia mal suppliscono al difetto di cognizioni esatte.

[127] Prima di delineare l'istoria delle operazioni di Maometto verrò indicando gli autori, o i documenti da me prescelti. Le versioni latina, francese e inglese del Corano sono precedute da discorsi storici, e i tre traduttori, il Maracci (t. I, p. 10-32), il Savary (tom. I, p. 1-248) e il Sale (_Preliminary Discourse_, p. 33-56) aveano accuratamente studiato la lingua e il carattere del loro autore. Furono pubblicate due vite particolari di Maometto, l'una dal dottore Prideaux (_Life of Mahomet_, settima edizione, _Londra_, 1718, in 8.) e l'altra dal conte di Boulainvilliers (_Vie de Mahomet_, Londres, 1730, _in_ 8.). Ma l'opposta brama di trovare un impostore o un eroe, troppo frequentemente ha fatto torto al sapere del primo, e alla sincerità del secondo. L'articolo della Biblioteca orientale del d'Herbelot (p. 598-603) è ricavato precipuamente da Novairi e da Mircond; ma il Sig. Gagnier, nativo di Francia, e professore di lingue orientali in Oxford, è in questa parte la guida migliore e più certa. Ha pubblicato due opere ben lavorate (Ismael Abulfeda, _De vita et rebus gestis Mohammedis_, etc., _latine vertit_, _praefatione et notis illustravit Joannes Gagnier_. Oxford, 1723, _in fol._ — La vita di Maometto, tradotta e compilata dall'Alcorano dalle tradizioni autentiche della Sonna, e de' migliori Autori arabi, _Amsterdam_, 1748, 3 vol. _in_ 12): egli ha interpretato, illustrato, supplito il testo arabo d'Abulfeda e Al-Jannabi; il primo principe istruito che regnò in Hamah nella Siria, A. D. 1310-1332 (_V._ Gagnier, _Praefat. ad_ Abulfeda): il secondo dottor credulo che visitò la Mecca, A. D. 1556 (d'Herbelot, p. 397; Gagnier, t. III, p. 209, 210). Questi sono gli Autori da me seguìti: e dopo questa mia dichiarazione il lettore curioso potrà più minutamente esaminare l'ordine de' tempi e de' capitoli. Debbo osservare per altro che Abulfeda e Al-Jannabi sono storici moderni, e che non si può ricorrere a veruno scrittore del primo secolo dell'Egira.

[128] Prideaux (p. 8) dietro ai Greci rivela i dubbii segreti della moglie di Maometto. Boulainvilliers (p. 272) espone le mire sublimi e patriottiche di Cadijah, e dei primi discepoli del Profeta, quasi fosse stato il consigliere privato di Maometto.

[129] _Vezirus, portitor, bajulus, onus ferens_; e con giusta metafora questo nome plebeo fu applicato alle colonne dello Stato (Gagnier, _Not. ad_ Abulfeda, p. 19). Io m'ingegno di conservare il carattere dell'idioma arabo per quanto mi vien fatto di scorgerlo in una traduzione latina e francese.

[130] Energici sono e molti i passi del Corano in favore della tolleranza. _V._ c. 2, v. 257; c. 16, v. 129; c. 17, v. 64; c. 45, v. 15; c. 50, v. 39; c. 88, v. 21, ec. colle note del Maracci e del Sale. In generale possono giudicar gli eruditi questo carattere di tolleranza secondo che loro sembrerà, e se tal capitolo fu rivelato alla Mecca o a Medina.

[131] _V._ il Corano (_passim_, e particolarmente c. 7, p. 123, 124, ec.) e la tradizione degli Arabi (Pocock, _Specimen_, p. 35-37). Si mostravano a mezza strada, fra Medina e Damasco, certe caverne della tribù di Thamud, adatte ad uomini d'una statura ordinaria (Abulfeda, _Arabiae Descript._, p. 43-44); e si ponno con qualche probabilità attribuirle ai Trogloditi del Mondo primitivo (Michaelis, ad Lowth, _De poesi Hebraeor._, p. 131-134; _Recherches sur les Egyptiens_, t. II, p. 48 ec.).

[132] Al tempo di Giobbe, i magistrati Arabi punivano realmente il delitto d'empietà (cap. 31, v. 26, 27, 28), ed io arrossisco per un illustre Prelato (_De poesi Hebraeorum_, p. 650, 651, ediz. Michaelis, e _Lettera_ d'un professore dell'Università d'Oxford, p. 15-53), vedendo che ha giustificato e decantato questa inquisizione de' Patriarchi.

[133] D'Herbelot, _Bibl. Orient._, p. 445. Cita egli una storia particolare della fuga di Maometto.

[134] L'Egira fu istituita da Omar, secondo califfo, a imitazione dell'Era de' Martiri de' Cristiani (d'Herbelot. p. 444), e, parlando esattamente, cominciò sessantotto giorni prima della fuga di Maometto, avanti il primo di Moharren, o sia il primo giorno di quell'anno arabo, che fu il venerdì 16 luglio, A. D. 622. ( Abulfeda, _Vita Mohammed_, c. 22, 23, p. 45-59, e l'edizione datane da Greaves, delle _Epochae Arabum d'Ullug Beig_, etc., c. 1, p. 8-10 ec.).

[135] Le circostanze della vita di Maometto, dopo la sua missione sino all'Egira, si trovano in Abulfeda (p. 14-45), e Cagnier (t. I, p. 134-251, 342-383). La leggenda che sta a pag. 187-234, è assicurata da Al-Iannabi, e rifiutata da Abulfeda.

[136] Abulfeda (30, 33, 40, 86) e Gagnier, (t. I, p. 343, ec.; 349 ec., t. II, pag. 223, ec.), descrivono la triplice inaugurazione di Maometto.

[137] Il Prideaux (_Vie de Mahomet_, p. 44) prorompe in rimproveri contro la scelleragine dell'impostore che spogliò due orfani, figli d'un carpentiere; rimproveri tratti dalla _Disputatio contra Saracenos_, scritta in Arabo prima dell'anno 1130; ma l'onesto Gagnier (_ad_ Abulfeda, p. 53) ha dimostrato che mal colsero que' due autori il senso della parola _al nagiar_, che in questo luogo significa non un abietto mestiere, ma una tribù nobile d'Arabi. Abulfeda descrive il cattivo stato di quel terreno; il suo valente interprete ha pensato, seguendo Al-Bochari, che se ne offerse il prezzo; seguendo Al-Iannabi, che la compera fu fatta in tutte le regole, e che, seguendo Ahmed Ben-Giuseppe, il generoso Abubeker ne pagò la somma. Così viene giustificato in questa parte il Profeta.

[138] Al-Iannabi (_apud_ Gagnier, t. II, pag. 246, 324) descrive il suggello e la cattedra di Maometto come due reliquie preziose; e la dipintura che fa della Corte del Profeta è tolta da Abulfeda (c. 44, p. 85).

[139] L'ottavo e il nono capitolo del Corano sono i più veementi e feroci; e il Marucci (_Prodromus_, parte IV, p. 59, 64) ha mostrato più giustizia che discrezione nell'inveire contro le espressioni ambigue adoperate dall'impostore.

[140] _Se Mosè diede esempj di grande severità, egli ci dice, che gli diede per ordine di Dio, e questo basta: quanto poi a' Giudici re d'Israele, sanno i dotti, e ce lo dice anche lo stesso storico ebreo Giuseppe Flavio, che il governo degli Ebrei era teocratico il quale per sè stesso è soggetto a grandi e terribili abusi per parte degli uomini._ (Nota di N. N.)

[141] I devoti cristiani del nostro secolo leggono con rispetto, ma non con pari soddisfazione, il decimo e il ventesimo capitolo del Deuteronomio, corredati da' commenti in pratica di Giosuè, di Davidde, ec.; ma vari vescovi,[*] e i rabbini dei primi tempi han battuto con piacere e con buon effetto il tamburo della guerra sacra. (Sale, _Discours prélimin._, p. 142, 143).

* _Se i vescovi de' tempi andati fecero guerra, e diedero battaglie, non fecero ciò secondo lo spirito vero dell'Evangelo, il quale rimane lo stesso qualunque sieno state le loro azioni._ (Nota di N. N.)

[142] Abulfeda, _in Vit. Mohamm._, p. 156. L'arsenal particolare di Maometto consisteva in nove sciabole, tre lancie, sette picche, o semipicche, un turcasso e tre archi, sette corazze, tre scudi, e due elmetti (Gagn. t. III, p. 328, 334); eravi inoltre uno stendardo bianco e una bandiera nera (p. 335), venti cavalli (p. 322), ec. La tradizione ha conservato due de' suoi discorsi guerreschi. (Gagnier, t. II, p. 88-337).

[143] Il dotto Reland (_Dissertationes miscellaneae_, t. III, _Dissert._, 10, p. 3-53) ha trattato compiutamente questo soggetto in una dissertazione particolare, _De jure belli Mohammedanorum_.

[144] Il Corano (c. 3, p. 52, 53; c. 4, p. 70, ec. colle note del Sale, e, c. 17, p. 413, colle note del Maracci) espone in tuono serio questa dottrina della predestinazione assoluta, su la quale poche religioni hanno da rimproverare sè stesse. Reland (_De Religione Mohammed._, p. 61-64) e il Sale (_Discours prélimin._ p. 103) vengono sviluppando le opinioni dei dottori; e i nostri viaggiatori moderni van disaminando quanta sia la fidanza inspirano a' Turchi, fiducia che già comincia a scemare.

[145] Al-Iannabi (_apud_ Gagnier, t. II, p. 9) gli dà settanta od ottanta cavalli; e in due altre occasioni, anteriori alla battaglia d'Ohud, dice (p. 10) che Maometto aveva una milizia di trenta, e a pagina 66, un corpo di cinquecento cavalieri. Abulfeda, che pare più esatto, asserisce (_in Vit. Mohammed_, part. XXXI, p. 65) che i Musulmani non aveano alla battaglia d'Ohud che due cavalli. Erano numerosi i cammelli nell'_Arabia Petrea_, ma i cavalli, per quanto pare, non vi erano comuni come nell'Arabia _Felice_ o nell'Arabia _Deserta_.

[146] Beder-Huneena, lungi venti miglia da Medina, quaranta dalla Mecca, giace su la strada maestra della caravana d'Egitto; i pellegrini fanno un'annua festa per la vittoria del Profeta con illuminazioni, razzi ec. (_Viaggi di Shaw_, p. 477).

[147] Il luogo ove si ritirò Maometto durante il combattimento è chiamato dal Gagnier (_in_ Abulfeda, c. 27, p. 58, _Vie de Mahomet_, t. II, p. 30-33) _umbraculum_, un palchetto di legno con una porta. Reiske (_Annales Moslemici Abulfedae_, p. 23) traduce la stessa parola Araba in quelle di _Solium_, _Suggestus editior_; differenza che molto importa per l'onore dell'interprete e dell'eroe. Duolmi vedere come il Reiske rimproveri il suo collaboratore. _Saepe sic vertit, ut integrae paginae nequeant nisi una litura corrigi: Arabiae non satis callebat et carebat judicio critico_ (J.-J. Reiske, _Prodidagmata ad Hagji Chalifae Tabulae_, p. 228, _ad calcem Abulfedae Syriae Tabulae_, Leipzig, 1766, _in_ 4).

[148] Le vaghe espressioni del Corano (c. 3, pag. 124, 125; c. 8, p. 9) permettono a' commentatori di supporre il numero di mille, tremila o novemila angeli: il più piccolo senza altro bastava a trucidare settanta Koreishiti (Maracci, _Alcoran_, t. II, p. 131). Gli scoliasti però confessano che niun occhio mortale vide questa squadra angelica (Maracci, p. 297). Fanno commenti arguti su quelle parole: «non tu, ma Dio ec.» (c. 8, 16); d'Herbelot, _Bibl. orient._ p. 600, 601.

[149] _Geograph. nubiensis_, p. 47.

[150] Nel terzo capitolo del Corano (p. 50-53, colle note del Sale) arreca il Profeta qualche misera scusa sulla sconfitta di Ohud.

[151] _V._ su i particolari delle tre guerre di Beder, d'Ohud e della fossa, fatte dai Koreishiti contro Maometto, Abulfeda (p. 56-61, 64-69, 73-77), Gagnier (t. II, p. 23-45, 70-96, 120-139), cogli articoli del d'Herbelot, e i compendi d'Elmacin (_Hist. Saracen._, p. 6,7) e Abulfaragio (_Dynast._ p. 102).

[152] Abulfeda (p. 61, 71, 77, 87, ec.) e Gagnier (t. II, p. 61-65, 107-112, 139-148, 268-294) raccontano le guerre di Maometto contro le tribù Giudaiche di Kainoka, de' Nadhiriti, di Koraidha, e di Chaibar.

[153] Abu Rafe, servo di Maometto, affermò, si dice, che tutta la sua forza unita a quella d'altre sette persone non bastò a rialzare quella porta da terra (Abulfeda, p. 90). Abu Rafe era un testimonio oculare; ma chi farà testimonianza per lui?

[154] Elmacin (_Hist. Saracen._ p. 9), e il grande Al-Zabari (Gagnier, t. II, p. 285) attestano che i Giudei furono sbanditi. Nondimeno il Niebuhr (_Descript. de l'Arabie_, p. 324) crede che la tribù di Chaibar professi tuttavia la religione Giudaica e la Setta de' Kareiti, e che nel saccheggio delle caravane i discepoli di Mosè sieno soci di quelli di Maometto.

[155] Abulfeda (p. 84-87, 97-100, 102-111), Gagnier (t. II, p. 209-245, 309-322; t. III, p. 1-58), Elmacin (_Hist. Saracen._, p. 8, 9, 10), Abulfaragio (_Dynast._, p. 103), narrano i progressi della impresa per assoggettare la Mecca.

[156] Solo dopo il conquisto della Mecca il Maometto di Voltaire immagina e compie i più orrendi misfatti. Confessa il Poeta che non ha fondamento storico, e si contenta a dire per sua giustificazione, «che chi fa la guerra alla patria in nome di Dio, è capace di tutto.» (_Oeuvr. de Voltaire_, t. XV, p. 282). Questa massima non è nè caritatevole nè filosofica, e si dee poi certamente portare un po' di rispetto alla gloria degli eroi, e alla religione de' popoli. So poi che la rappresentazione di quella tragedia scandolezzò forte un ambasciatore Turco che allora stava a Parigi.

[157] Si disputa tuttavia da' dottori Musulmani su la quistione se la Mecca fosse soggiogata dalla forza, o se ella si sottomettesse di buon grado (Abulf. p. 107, e Gagnier, _ad loc._); e questa contesa di parole è tanto importante quanto quella che si agita in Inghilterra sopra Guglielmo il _Conquistatore_.

[158] Il Chardin (_Voyage en Perse_, t. IV, p. 166) e il Reland (_Disser. miscell._, t. III, p. 51) escludendo i cristiani dalla penisola d'Arabia, dalla provincia di Heyas o dalla navigazione del mar Rosso, sono più severi de' Musulmani medesimi. Sono ammessi i cristiani senza ostacolo nel porto di Moka, e in quello altresì di Gedda, e solo s'è interdetto ai profani l'ingresso nella città e nel precinto della Mecca. (Niebuhr, _Description de l'Arabie_, p. 308, 309; _Voyage en Arabie_, t. I, p. 205-248, ec.).

[159] Abulfeda, pag. 112-115, Gagnier, t. III, pag. 67-88, d'Herbelot, art. _Mohammed_.

[160] Abulfeda (p. 117-123) e Gagnier (t. III, p. 88-111) narrano l'assedio di Tayef, la division del bottino, cc. Al-Iannabi fa menzione delle macchine, e degl'ingegneri della tribù di Daws. Credevasi che l'ubertoso terreno di Tayef fosse una porzione della Siria, e trasportato l'avesse colà il diluvio universale.

[161] Abulfeda (p. 121-133), Gagnier (t. III. p. 119-219), Elmacin (pag. 10, 11) ed Abulfaragio (p. 103) raccontano gli ultimi conquisti, e il pellegrinaggio ultimo di Maometto. Il nono anno dell'Egira fu denominato _l'anno delle ambasciate_. (Gagnier, _Not. ad Abulfed._, p. 121).

[162] Si confronti il superstizioso Al-Iannabi (_ap._ Gagnier, t. II, p. 232-255) con Teofane (p. 276-278), con Zonara (t. II, l. XIV, p. 86) e con Cedreno (p. 421), Greci non meno di lui superstiziosi.

[163] _V._ su la battaglia di Muta, e le conseguenze, Abulfeda (p. 100-102) e Gagnier (t. II, p. 327-343). Καλεδος, scrive Teofane, ον λεγουσι μαχαιραν του Θιου _Caled, denominato Spada di Dio_.

[164] I nostri soliti storici, Abulfeda (_Vit. Moham._ p. 123-127) e Gagnier (_Vie de Mahomet_, t. III, pag. 147-163) espongono l'impresa di Tabuc; ma per fortuna possiamo per questa ricorrere al Corano (c. 9, p. 154-165), e alle note erudite e sagaci del Sale.

[165] Il _Diploma securitatis Ailensibus_ è attestato da Ahmed-Ben-Giuseppe e dall'autore _Libri splendorum_ (Gagnier, _Not. ad_ Abulfeda p. 125). Ma lo stesso Abulfeda, come Elmacin (_Hist. Saracen._ p. 11), quantunque convengano su i riguardi che Maometto ebbe ai cristiani (p. 13), non fan menzione che della pace che con essi conchiuse, e del tributo che loro impose. Nel 1630, Sionita pubblicò a Parigi il testo e la versione della patente di Maometto in favor de' cristiani: fu ammessa dal Salmasio, rigettata dal Grozio (Bayle, MAHOMET, Rem. A. A.). Hottinger dubita se sia autentica (_Hist. orien._ p. 237). Renaudot la sostiene, perchè riconosciuta da' Musulmani (_Hist. patriarch. Alexand._ pag. 169); ma il Mosemio (_Hist. eccles._, p. 224) dimostra quanto futile sia quest'opinione, e inclina a quella che crede apocrifa la patente. Pure Abulfaragio cita il trattato dell'impostore col patriarca Nestoriano (Assemani, _Bibl. orient._ t. II, p. 418); ma Abulfaragio era patriarca de' Giacobiti.

[166] Teofane, Zonara e gli altri Greci asseriscono che Maometto pativa accesi epilettici, e questa asserzione è con trasporto ammessa dal goffo bigottismo dell'Hottinger (_Hist. orient._ p. 10, 11), del Prideaux (_Vie de Mahomet_, p. 12) e del Maracci (t. II), _Alcoran._ (pag. 762, 763). I titoli dei due capitoli del Corano (73, 74), denominati l'_avviluppato_ ed il _coperto_, citati in pruova di questo fatto, s'adattano male a questa interpretazione. È più decisivo il silenzio o l'ignoranza de' commentatori Musulmani che una negativa perentoria; ed Ockley (_Hist. of the Saracen._, t. I, pag. 301), il Gagnier (_ad_ Abulfeda, p. 9, _Vie de Mahomet_, t. I. p. 118) e il Sale (_Koran_, p. 469-474) si attengono alla parte più caritatevole.

[167] Abulfeda (p. 92) ed Al-Jannabi (_apud_ Gagnier, t. II, p. 286-288), suoi partigiani zelanti, francamente confessano il fatto del veleno, il cui effetto era tanto più obbrobrioso, poichè la donna, che glielo diede, aveva avuta intenzione di smascherare così l'impostura del Profeta.

[168] _Non deve maravigliare, che nel caldo del fanatismo i discepoli di Maometto si sieno ingannati a grado di non crederlo morto, ed abbianlo paragonato a Mosè, ed a Gesù Cristo. Saggio e bello è poi il discorso di Abubeker, e conforme al puro Deismo, ed alla religione dello stesso Maometto, che non ha mai nè detto, nè preteso d'essere adorato, ma soltanto obbedito come un preteso inviato da Dio per manifestare la sua legge agli uomini._ (Nota di N. N.)

[169] I Greci e i Latini hanno inventato e divolgato la ridicola fola che da forti calamite sia tenuto sospeso in aria il deposito di Maometto nella volta del tempio della Mecca σημα μετεωριζομενον. (Laonico Calcondile, _De rebus turcicis_, l. III. p. 66). _V._ il _Dizionario_ di Bayle, art. _Mahomet._ Rem. EE. FF. Anche senza l'aiuto della filosofia, basta osservare, 1. che il Profeta non è stato sepolto alla Mecca; 2. che la sua tomba, che sta a Medina, fu veduta da milioni di pellegrini, ed è in terra (Reland, _De religione Moammed_, l. II, c. 19, p. 209-211; Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. III, p. 263-268).

[170] Al-Jannabi enumera (_Vie de Mahomet_, t. III, p. 372-391) i vari doveri del pellegrino che va a visitare il sepolcro del Profeta e de' suoi compagni; e quel dotto casuista decide che questo è un atto rigoroso di devozione come l'adempimento d'un precetto divino, e quasi meritorio ugualmente. Contendono fra loro i dottori per sapere quale delle due città, della Mecca o di Medina, debba ottenere la preminenza, (p. 392-394).

[171] Abulfeda (_Vit. Moham._, p. 133-142) e Gagnier (_Vie de Mahomet_, t. III, p. 220-271) descrivono l'ultima malattia, la morte e la sepoltura di Maometto. I particolari più secreti e rilevanti furono descritti nel principio da Ayesha, da Alì, da' figli d'Abbas, ec.; e abitando essi in Medina, e avendo sopravvissuto al Profeta molt'anni, poterono ripetere que' pii racconti ad una seconda e terza generazione di pellegrini.

[172] Con molta imprudenza s'avvisarono i cristiani di dare a Maometto una colomba domestica, la quale parea che scendesse dal cielo, e gli parlasse all'orecchio: siccome Grozio si fonda su questa supposizione di miracolo (_De veritate religionis christianae_), il suo traduttore Arabo, il dotto Pocock, gli ha chiesto il nome de' suoi autori; Grozio ha confessato essere ignota la cosa a' Musulmani. Si soppresse nella versione Araba questa pia menzogna, per timore non movesse a riso e a sdegno i Settari di Maometto; ma s'è conservata, per edificare i fedeli, nelle tante edizioni del testo latino. (Pocock, _Specimen Hist. Arabum_, pag. 186, 187; Reland, _De religione moham._ l. II, c. 39, p. 259-262).

[173] Εμοι δε τουτο εσιν εκ παιδος αρξαμενον φωνη τις γιγνομενη η οταν γενηται ασι αποτρεπει με τουτου ό αν μελλπραττειν, προτρεπει δε ουποτου: _sin da fanciullo ho provato una certa voce interna, la quale ogni volta mi distoglieva da quel ch'io fossi per fare, ma non mai mi volgeva a fare_. (Platon., _in Apolog. Socrat._, c. 19, p. 121, 122, ediz. Fisher.). Gli esempli familiari che Socrate vanta nel suo dialogo con Teage (_Platonis opera_, t. I, 128, 129, ediz. Enr. Stefano) sorpassano la previdenza umana, e l'inspirazione divina (il Δαιμονιον) del filosofo si vede chiaramente indicata ne' _Memorabilia_ di Senofonte. Cicerone (_De divinat._, t. LIV), e le quattordicesima e quindicesima dissertazione di Massimo Tirio (1. 153-172, ediz. Davis) espongono le idee che ne aveano i platonici più ragionevoli.