Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10

Part 10

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[61] _Essendo stato Abramo un pastore Caldeo, essendo stati gli Ebrei schiavi in Babilonia, città della Caldea, ed essendo stati istruiti della creazione, e del diluvio da Mosè, è naturale che le idee dei Caldei, o Sabei, intorno a queste cose, fossero conformi a quelle degli Ebrei: del resto sono stati attribuiti alcuni libri ad Adamo, a Seth, e ad Enoch._ (Nota di N. N.)

[62] D'Anville (l'_Eufrate e il Tigri_, p. 130-147) determina il sito di que' cristiani equivoci. L'Assemani (_Bibl. orient._, t. IV, p. 607-614) avrà forse esposto i lor veri Domma, ma è fatica arrischiata il voler fissare la credenza d'un popolo ignorante che teme e arrossisce di svelare le sue arcane tradizioni.

[63] Abitavano i Magi nella provincia di Bahrein (Gagnier, _Vie de Mahomet_, t. III, p. 114) frammisti agli Arabi antichi (Pocock, _Specimen_, p. 146-150).

[64] _Cioè i Cattolici hanno procurato di spargere il più che hanno potuto la loro credenza, ma non già d'avere l'Impero temporale._ (Nota di N. N.)

[65] Pocock, aderendo a Sharestani, ec. (Specimen, p. 60-134, ec.), Hottinger (_Hist. orient._, p. 212-238), d'Herbelot, (_Bibl. orient._, p. 474-476), Basnagio (_Hist. des Juifs_, t. VII, pag. 185, t. VIII, pag. 280) e Sale (_Disc. prélim._, p. 22, ec. 33, ec.) descrivono la situazione de' Giudei e dei Cristiani nell'Arabia.

[66] Nelle obblazioni avean per massima d'ingannar Dio a pro dell'idolo, ch'era meno possente, ma più irritabile (Pocock, _Specimen_, p. 108-109).

[67] Le versioni ebraiche o cristiane che abbiamo della Bibbia sembrano più moderne del Corano, ma dee credersi che s'avessero traduzioni anteriori, 1. per l'uso perpetuo della sinagoga, che spiegava la lezione ebraica con una parafrasi in lingua volgare del paese; 2. per l'analogia delle versioni armena, persiana ed etiopica, espressamente citate da' Padri del quinto secolo, i quali asseriscono che le scritture erano state tradotte in tutte le lingue de' Barbari. (Walton, _Prolegomena ad Biblia Polyglotta_, p. 34, 93, 97; Simon, _Hist. crit. du vieux et du nouveau Testament_, t. I, p. 180, 181, 282, 286, 293, 305, 306; t. IV, p. 206.)

[68] _La credenza che prestarono gli Arabi, prima che Maometto fondasse la sua nuova religione, ai miracoli narrati nella Bibbia, era fondata sopra i motivi di credibilità che avevano i miracoli stessi; non può dunque dirsi credulità. L'Autore poi ha torto dicendo, per le parole di Hottinger,_ est une calomnie maladroite des chrétiens_, poichè vi sono anche alcuni altri scrittori cristiani che confessano esser nato Maometto di stirpe nobile._ (Nota di N. N.)

[69] _In eo conveniunt omnes, ut plebejo vilique genere ortum_, etc. (Hottinger, _Hist. orient._, p. 136). Ma Teofane, il più antico degli storici Greci, e padre di più menzogne, confessa che Maometto era della razza d'Ismaele, εκ μιας γενικωτατης φυλης (_Chron._ p. 277.) di una famiglia nobilissima.

[70] Abulfeda (in _Vit. Mohammed_, c. 1, 2) e Gagnier (_Vie de Mahomet_, p. 25-97) espongono la genealogia del Profeta quale è ammessa da' suoi nazionali. Se fossi alla Mecca, mi guarderei ben del contrastarne l'autenticità, ma a Losanna mi farò lecito d'osservare, 1. che da Ismaele a Maometto lo spazio è di duemila e cinquecento anni, e che i Musulmani non contano che trenta generazioni in vece di settantacinque; 2. che i Beduini moderni sono ignari della storia propria, e non si curano della lor genealogia (_Voyage de Darvieux_, p. 100-103).

[71] I primi semi di questa o favola o storia si trovano nel centesimoquinto capitolo del Corano, e Gagnier (_Préface de la Vie de Mahomet_, p. 18, etc.) ha tradotto il racconto d'Abulfeda sul quale si può cercare qualche schiarimento nel d'Herbelot (_Bibl. orient._, p. 12) e Pocock (_Specimen_, p. 64). Prideaux (_Vie de Mahomet_) scrive essere una novella inventata dal profeta; ma il Sale (_Koran_, p. 501-503), mezzo Musulmano, punge l'incoerenza di questo scrittore che credeva ai miracoli dell'Apollo di Delfo. Il Maracci (_Alcoran_, t. I, parte II, p. 14; t. II, p. 823) attribuisce il prodigio al diavolo, e forza i Musulmani a confessare che Dio non avrebbe protetto contro i cristiani gli idoli della Caaba.

[72] Le epoche più sicure, quelle d'Abulfeda (_in Vit._, c. 1, p. 2) d'Alessandro o de' Greci 882, di Bocht Naser o Nabonassar 1316, ci danno l'anno 569 per quella della nascita di Maometto. A' Benedettini è sembrato troppo oscuro ed incerto il vecchio calendario degli Arabi per prestargli fede (_Art de vérifier les dates_, p. 15); stando al giorno del mese o della settimana, fanno un nuovo computo, e ritirano indietro la nascita di Maometto sino al 10 novembre 570. Concorderebbe questa data coll'anno 882 de' Greci, stabilita da Elmacin (_Hist. Saracen._ p. 5) e da Abulfaragio (_Dynast._ p. 101, e l'_Errata_ della versione di Pocock). Si pone oggi molta cura a conoscere l'epoca precisa della nascita di Maometto, che forse non era nota a quest'ignorante profeta[*].

* _Alcuni letterati più moderni pongono la nascita di Maometto nell'anno 571 dell'Era cristiana._ (Mohammeds religion, etc. _von Cludius_, p. 21) (Nota dell'Editore francese).

[73] Secondo altri, Abu-Taleb s'impadronì del retaggio paterno di Maometto, e cercò ancora di far perire quell'orfano, il quale dovè ricorrere alla protezione degli altri parenti, di fuggire e d'andare dietro le carovane. (_Mohammeds religion aus dem Koran dargelegt_ etc. _von_ Cludius, p. 21.) (_Nota dell'Editore francese_).

[74] Ecco la testimonianza onorevole che Abu-Taleb rendette alla sua famiglia e al nipote. _Laus Dei, qui nos a stirpe Abrahami et semine Ismaelis constituit, et nobis regionem sacram dedit, et nos judices hominibus statuit. Porro Mohammed filius Abdollahi nepotis mei_ (nepos meus) _quo cum ex aequo librabitur e Koraishidis quispiam cui non praeponderaturus est, bonitate et excellentia, et intellectu et gloria et acumine etsi opum inops fuerit (et certe opes umbra transiens sunt et depositum quod reddi debet), desiderio Chadijae filiae Chowailedi tenetur, et illa vicissim ipsius, quidquid autem dotis vice petieritis, ego in me suscipiam_ (Pocock, _Specimen_, _a septima parte libri_ Ebu Hamduni.)

[75] L'istoria della vita privata di Maometto, dalla sua nascita sino alla sua missione, si legge in Abulfeda (_in Vit._, c. 3-7) e negli scrittori Arabi, autentici o supposti, citati dall'Hottinger (_Hist. orient._, p. 204-211), nel Maracci (t. I, p. 10-14) e nel Gagnier (_Vie de Mahomet_, t. I, p. 97-134).

[76] Abulfeda (_in Vit._ c. 65, 66), Gagnier (_Vie de Mahomet_, t. III, p. 272-289). Le tradizioni più verosimili sulla persona e i discorsi del Profeta vengono da Ayesha, da Alì e da Abu Horaira, soprannomato il padre d'un gatto (Gagnier, t. II, p. 267; Ockley, _Hist. of the Saracens_, t. II, p. 149), e che morì l'anno dell'egira 59.

[77] Que' che credono che Maometto sapesse leggere e scrivere, non hanno adunque esaminato ciò ch'è scritto d'altra mano che la sua ne' _suras_, o cap. del Corano 7, 29 e 96. Abulfeda (_in vit._, c. 7), Gagnier (_Not. ad_ Abulfeda, p. 15), Pocock (_Specimen_, p. 151), Reland (_De Religione Mohammed._, p. 236) e Sale (_Disc. prélim._, p. 43) ammettono senza contrasto que' testi e la tradizione della Sonna. Il Sig. White è presso che il solo che neghi l'ignoranza del profeta, per accusarne l'impostura. Ma le sue ragioni sono tutt'altro che soddisfacenti. Due viaggi non lunghi alle fiere di Siria non bastavano certamente ad acquistare cognizioni sì rare fra i cittadini della Mecca; nè mai alla sottoscrizione d'un trattato, che si fa con animo quieto, avrebbe Maometto lasciata cadere la maschera. Niuna conseguenza può dedursi da ciò che si narra della sua malattia e del suo delirio. Prima che s'avvisasse di spacciarsi profeta, avrebbe dovuto nella vita privata mostrar di sovente che sapeva leggere e scrivere; e i suoi primi proseliti, i membri della sua famiglia, sarebbero stati i più pronti a riconoscere ed accusare la sua scandalosa ipocrisia. (White, _Sermons_, p. 203, 204; _Notes_, p. 36-38.)

[78] Il conte di Boulainvilliers (_Vie de Mahomet_, p. 201-228) fa viaggiare Maometto come il Telemaco del Fénelon e il Ciro di Ramsay. La sua andata alla Corte di Persia è probabilmente una fola, nè posso capire io stesso donde venga quella esclamazione: «I Greci peraltro son uomini!» Quasi tutti gli scrittori Arabi, Musulmani e Cristiani parlano dei due viaggi nella Siria (Gagnier, _ad_ Abulfeda, p. 10.)

[79] Mi manca il tempo d'esaminare le favole e le congetture poste in mezzo sul nome di que' forestieri accusati, o presunti dagl'Infedeli della Mecca. (_Corano_, c. 16, p. 223; c. 35, p. 297, colle note del Sale; Prideaux, _Vie de Mahomet_, p. 22-27; Gagnier, _Not._ ad Abulfeda, p. 11-74; Maracci, t. II, p. 400). Il Prideaux medesimo ha osservato che queste intelligenze saranno state secrete, e che la scena succedette nel cuor dell'Arabia.

[80] Abulfeda (_in vit._, c. 7, p. 15; Gagnier, t. I, p. 133-135.) Abulfeda (_Geogr. arab._, p. 4) indica il sito del monte Hera. Eppure Maometto non aveva mai udito parlare della grotta della ninfa Egeria, _ubi nocturnae Numa constituebat amicae_; non del monte Ida, ove Minosse conversava con Giove, ec.

[81] _Basta leggere il Decalogo, che contiene le volontà di Jehovah, vale a dire di Dio, considerato nella sua essenza, siccome intendevano, ed intendono con quel vocabolo di esprimere gli Ebrei, per conoscere la concordanza dei di lui attributi morali colle virtù sociali; se poi si trovano nella Scrittura sacra alcune espressioni, ed alcuni epiteti, che sembrano sulle prime non potersi concordare coll'idea dell'Essere supremo, siccome sarebbero quelli di iracondo, di furioso, di geloso, determinanti passioni umane, essi, siccome dicono i teologi, devono considerarsi siccome modi figurati di dire de' sacri scrittori, i quali si servivano di cotali espressioni per usare un linguaggio inteso dagli uomini. Se la Scrittura per esempio ci dice, che Dio si riposò dopo l'opera della creazione, chi penserà che l'Essere supremo abbia avuto bisogno di riposarsi, egli ch'è un'attività immensa ed eterna?_ (Nota di N. N.)

[82] _Corano_, c. 9, p. 153. Al-Beidawi e gli altri commentatori citati dal Sale, ammettono questa accusa; io non so vedere come possa acquistare verosimiglianza dalle tradizioni oscure ed assurde de' Talmudisti.

[83] _Leggasi la nostra annotazione_ (p. 248) _fatta al T. IX, e vedrassi distesamente, che non era nel settimo secolo, nè è presentemente, un'idolatria il culto che i Cristiani, o per meglio dire i Cattolici, prestano alle immagini, ed alle reliquie. Se poi i cristiani detti Collidiani, e ch'erano eretici, prestavano a Maria un culto che a ragione era un'idolatria, ciò nulla offende il cattolicismo._ (Nota di N. N.)

[84] Hottinger, _Hist. orient._, p. 225-228. L'eresia de' Colliridii fu recata di Tracia in Arabia da varie donne, e il nome procede dal vocabolo Κολλυρις, ossia focaccia, ch'esse offerivano alla Dea. Questo esempio, non che quello di Berillo, vescovo di Bostra (Eusebio, _Hist. eccles._, l. VI, c. 33) e di parecchi altri, ponno scusare quel rimbrotto, _Arabia haereseon ferax_.

[85] Quando il Corano parla di tre Dei (c. 4, p. 81, c. 5, p. 92), è chiaro che alludea Maometto al nostro mistero della Trinità; ma i commentatori Arabi non vedono in que' passi che il Padre, il Figlio e la Vergine Maria, Trinità ereticale, sostenuta, dicesi, da alcuni Barbari nel Concilio niceno (Eutych. _Annal._, t. I, p. 440). Ma l'esistenza de' _Marianiti_ è contestata dal sincero Beausobre (_Hist. du Manichéisme_, t. I, p. 532); e per dare spiegazione allo sbaglio, dice che viene dalla parola _rouah_ (Spirito Santo), che è del genere femminino in vari idiomi dell'Oriente, e che è in senso figurato la madre di Gesù Cristo nell'Evangelo de' Nazareni.

[86] _La spiegazione soddisfa anche sufficientemente la ragione, e non porge l'idea di pluralità di Dei, ossia di politeismo, ch'era la religione di quasi tutti i popoli antichi, eccettuato specialmente l'Ebreo, e lo è di moltissimi anche oggidì, ed al quale la religione cristiana si opponeva, e si oppone. E poi finalmente cotal mistero non è contrario alla ragione, ma solamente è superiore alla ragione, siccome con buoni ragionamenti sostengono i teologi: la natura è piena di misterj superiori alla ragione, siccome sanno i fisici, ed i metafisici; vorressimo noi negarli perchè non li intendiamo, perchè superano le facoltà della nostra ragione, mentre sono in fatto? perchè non ne ammetteremo noi dunque parlando teologicamente del di lei Autore? Il Gibbon si dichiarò già Teista, cioè pensa rettamente contro gli atei, se pur veramente ve ne furono, e ve ne sono, esservi un Esser supremo, dicendo_ p. 51, e che così comprende una verità eterna, _confermando ciò da filosofo Teista anche in altri luoghi, e specialmente_ p. 56, il Dio della natura ha posto in tutte le sue opere la pruova della sua esistenza, e ha scolpito la sua legge nel cuore dell'uomo. _Perchè mai sembra egli qui opporsi all'idea della Trinità di quest'Essere supremo, siccome fece Maometto, il quale nell'atto che predicava e sosteneva con grande entusiasmo, ed anche coll'armi, contro il politeismo degli Arabi del suo tempo, esservi un Essere supremo, un Dio solo, non ammetteva la Trinità delle Persone, e quindi veniva a negare la divinità di Cristo, ed a riguardarlo soltanto come un uomo ottimo e sapiente, la quale divinità coi motivi della di lei credibilità è il fondamento della credenza dei cristiani?_ (Nota di N. N.)

[87] Questo sistema d'idee filosoficamente si svolge nell'esempio d'Abramo, che nella Caldea si oppose alla prima introduzione della idolatria (_Corano_, c. 6, p. 106; d'Herbelot, _Bibl. orient._, p. 13.)

[88] _V._ il _Corano_, e soprattutto i capitoli 3 (p. 30), 57 (p. 437), 58 (p. 441) che annunciano l'onnipotenza del Creatore.

[89] Pocock (_Specimen_, p. 274, 284-292), Ockley (_Hist. of the Saracens_, v. 2, p. 82-95), Reland (_De relig. Mohamm._, l. I, p. 7-13) e Chardin (_Voyages en Perse_, t. IV, p. 4-28) hanno tradotto i simboli più ortodossi dell'Islamismo. A questa grandissima verità, che niente v'ha di simile a Dio, Maracci (_Alcoran._, t. I, part. III, p. 87-94) oppone goffamente, che Dio fece l'uomo ad immagine sua.

[90] V. Reland (_De relig. Moham._, l. I, p. 17-47). Sale (_Discours prélim._, p. 73-86, _Voyage de Chardin_, t. IV, p. 28, 37, 39, 47), su questa aggiunta de' Persiani, _Alì è il vicario di Dio_. Ma il numero preciso de' profeti non è articolo di fede.

[91] _V._ intorno a' libri apocrifi d'Adamo, il Fabricio, _Codex pseudepigraphus_. V. T., p. 27-29; intorno a que' di Seth, p. 154-157; a que' d'Enoch, p. 160-219; ma il libro d'Enoch è per alcuni rispetti consecrato dalla citazione che ne fa l'appostolo San Giuda. Sincello e Scaligero allegano in suo favore un lungo brano d'una leggenda.

[92] I sette precetti di Noè sono spiegati dal Marsham (_Canon. chronicus_, p. 154-180), che in questa occasione aderisce al sapere e alla credulità dello Selden.

[93] D'Herbelot ha seminato con amenità, ne' suoi articoli _Adamo, Noè, Abramo, Mosè,_ ec., le leggende inventate dalla fantasia de' Musulmani, che hanno piantato il loro edificio su le fondamenta della Sacra Scrittura e del Talmud.

[94] Corano, c. 7, p. 128, ec.; c. 10, p. 173, ec.; d'Herbelot, p. 647, ec.

[95] Corano, c. 3, p. 40; c. 4, p. 80; d'Herbelot, p. 390, ec.

[96] V. l'Evangelo di San Tommaso, o dell'Infanzia, nel _Codex apocryphus_ N. T. del Fabricio, che rauna le varie testimonianze su quello scritto (p. 128-158). Fu pubblicato in greco dal Cotelier, e in arabo dal Sike, che crede posteriore a Maometto la copia che ne abbiamo; ma pure le citazioni s'accordano coll'originale sul discorso di Gesù Cristo nella culla, su gli uccelli d'argilla dotati di vita, ec. (Sike, c. I, p. 168, 169; c. 36, p. 198, 199; c. 46, p. 206; Cotelier, c. 2, p. 160, 161.)

[97] _La Chiesa latina crede, come fu rivelato, che Maria concepì per opera dello Spirito Santo; crede inoltre ch'essa sia stata immacolata nella sua Concezione, e non ha bisogno di prendere quest'ultima credenza dal libro di Maometto, nomato il_ Koran; _se poi la Concezione immacolata v'è indicata, ciò non può che formare un favore già superfluo a cotale credenza._ (Nota di N. N.)

[98] L'immacolata Concezione della Vergine Maria è in modo oscuro indicata nel Corano (c. 3, p. 39), e più apertamente dalla tradizione de' Sonniti (Sale, _Nota_, e Maracci, t. II, p. 212). San Bernardo riprovò, nel secolo duodecimo, l'immacolata Concezione, come una novità presuntuosa (Fra Paolo, _Istoria del Concilio di Trento_, l. II.).

[99] _La morte e la resurrezione di Gesù Cristo sono narrate chiaramente negli evangelj, e furono sempre credute. Anche Giuseppe Flavio storico, benchè Ebreo, a vantaggio di tale credenza, accenna la resurrezione, nè vale che alcuni critici indiscreti abbiano sostenuto essere stato artifiziosamente inserito il passo nell'Opera di Giuseppe Flavio, per accreditare la resurrezione narrata nell'evangelio coll'affermazione d'uno scrittore Ebreo vicino alla morte di Cristo: l'autenticità di questo passo fu con buone ragioni difesa._ (Nota di N. N.)

[100] _V._ il Corano, c. 3, v. 53, e c. 4, v. 156 dell'edizione del Maracci. _Deus est praestantissimus dolose agentium_ (bizzaro elogio)_.... nec crucifixerunt eum, sed objecta est eis similitudo_: espressione che potrebbe accordarsi coll'opinione de' Doceti; ma credono i comentatori (Maracci t. II, p. 113; 115, 173; Sale, p. 42, 43, 79) che un altro uomo, amico o nemico, fosse crocifisso in vece di Gesù Cristo. Uno favola è questa, che avean letta nel vangelo di San Barnaba, pubblicata sin dal tempo di Sant'Ireneo, da vari Ebioniti (Beausobre, _Hist. du Manichéisme_, t. II, p. 25; Mosheim, _De reb. cristian._, p. 353).

[101] Quest'accusa si trova oscuramente espressa nel Corano (c. 3, p. 45); ma nè Maometto nè i suoi settari erano abbastanza versati nella lingua o nell'arte critica, per dare a' lor sospetti qualche valore o apparenza di verità. Gli Ariani peraltro e i Nestoriani han potuto spacciare qualche istoria in questo proposito, e l'ignorante Profeta porge orecchio alle asserzioni ardite de' Manichei. _V._ Beausobre, t. I, p. 291-306.

[102] _I discepoli di Gesù Cristo ricevettero il Paracleto, ossia lo Spirito Santo, che da lui era stato loro promesso, siccome leggiamo nel secondo capo del Libro degli atti degli appostoli; è inutile poi rispondere alle vane pretensioni di Maometto._ (Nota di N. N.)

[103] Tra le profezie dell'antico e del nuovo Testamento, pervertite di senso per la frode o l'ignoranza de' Musulmani, venne applicata al loro Profeta la promessa del _Paracleto_, o del Consolatore, che i Montanisti ed i Manichei s'erano già appropiata (Beausobre, Hist. crit. du Manich. t. I, p. 263 etc.); e cambiando la parola περικλυτος in παρακλητος, ciò ch'è facile, fanno risultare l'etimologia del nome di Maometto (Maracci, t. I, part. I, p. 15-28).

[104] _V._ sul Corano, d'Herbelot, p. 85-88; Maracci t. I. _in vit. Mohammed_, p. 32-45; Sale, _Discours prélim._, p. 56-70.

[105] _L'Alcorano contiene una farragine di moltissime cose, alcune delle quali sono oscure, altre paraboliche, ed enigmatiche; alcune altre si contraddicono. È vero, che i Maomettani dottori pretendono aver avuto L'Alcorano una derivazione divina, cioè esser venuto da Dio fino all'orbita della luna, dalla quale sia stato ogni versetto rivelato a Maometto dall'angelo Gabriele; ma secondo i migliori critici, il libro fu scritto per la massima parte da Maometto; altri pensano che un certo monaco Sergio, o Bhaira, cristiano nestoriano, sia concorso a scriverlo, tanto più che vi si nega la divinità di Cristo, siccome facevano i Nestoriani, e ne venne un miscuglio delle religioni ebraica, cristiana, ed antica arabica; la morale, nell'amore del prossimo, è simile alla cristiana; potrebbe Maometto averla presa anche dai libri di Confucio, legislator de' Chinesi; ma non sembra averne avuto contezza._ (Nota di N. N.)

[106] _Corano_ c. 17, v. 89; Sale, p. 235, 236; Maracci, p. 410.

[107] Credeva una Setta d'Arabi che la penna d'un mortale eguagliar potesse o sorpassare il Corano (Pocock, _Specimen_ p. 221, etc.); e il Maracci (polemico troppo duro per un traduttore) mette in ridicolo l'affettazione di rime che si scontra nel passo più applaudito (tom. I, part. II, p. 69-75).

[108] _Colloquia_ (siano reali o favolosi) _in media Arabia atque ab Arabibus habita_, (Lowth, _De poesi Hebraeorum praelect._ 32, 33, 34, col Michaelis suo editore tedesco _Epimetron_ IV). Il Michaelis per altro (p. 671, 673) ha notate molte immagini che vengono dall'Egitto, come l'elefantiasi, il papiro, il Nilo, il coccodrillo, ec. Ha caratterizzato l'idioma in cui è scritto il libro di Giobbe, colla denominazione equivoca di _Arabico-Hebraea_. La rassomiglianza de' dialetti procedenti dalla stessa fonte era assai più sensibile nella loro infanzia che nella maturità (Michaelis, p. 682; Schutens, _in praefat Job_).

[109] Al-Bochari morì, A. H. 224. _V._ d'Herbelot, p. 208, 416, 827; Gagnier, _Nota ad_ Abulfeda, c. 19, p. 33.

[110] _V._ soprattutto i capitoli 2, 6, 12, 13, 17, del Corano. Prideaux (_Vie de Mahomet_, p. 18, 19) ha confuso quell'impostore. Il Maracci, che fa maggiore sfarzo di dottrina, ha dimostrato che i passi del Corano in cui si negano i miracoli di Maometto sono chiari e positivi (_Alcoran_ t. I, part. II, p. 7-12), e che sono ambigui e inconcludenti gli altri che sembrano affermativi (p. 12-22).

[111] _V._ lo _Specimen Hist. Arabum_, il testo d'Abulfaragio (p. 17), le note di Pocock (p. 187-190), d'Herbelot (_Bibl. orient._, p. 76, 77 ), _i viaggi del Chardin_ (t. IV, p. 200-203). Il Maracci (_Alcoran_, t. I, p. 22-64) s'è affaticato a raccogliere o a confutare i miracoli, e le profezie di Maometto, che, secondo vari scrittori, ascendono a tremila.

[112] Abulfeda (_in vit. Mohammed_, c. 19, p. 33) narra assai minutamente questo viaggio notturno, ch'ei tratta da visione. Prideaux, che pure ne parla (p. 31-40), aggrava gli assurdi; e Gagnier (t. I, p. 252-343) dichiara, seguendo lo zelante Al-Jannabi, che negare quel viaggio è lo stesso che non credere al Corano. Il Corano peraltro non nomina in quel proposito nè il cielo, nè Gerusalemme, nè la Mecca; non lascia sfuggire che queste mistiche parole; _Laus illi qui transtulit servum suum ab oratorio Haram ad oratorium remotissimum_ (_Koran_, c. 17, v. I; nel Maracci, t. II, p. 407, poichè il Sale si fa lecita più libertà nella sua versione). Fondamento ben misero per l'aereo edificio della tradizione.

[113] Maometto, nello stile profetico che adopera il presente o il passato in vece del futuro, avea detto: _Appropinquavit hora et scissa est luna_ (_Koran_, c. 54, v. I; nel Maracci, t. II, p. 688). Questa figura rettorica fu presa per un fatto che dicesi confermato da testimoni oculari i più degni di fede (Maracci, t. II, p. 990). I Persiani sogliono sempre celebrare la festa di questo avvenimento (Chardin, t. IV, p. 201); e Gagnier (_Vie de Mahomet_, t. I, p. 183-234) noiosamente svolge tutta questa leggenda su la fede, per quel che pare, del credulo Al-Jannabi. Nondimeno un dottor Musulmano ha combattuto il testimonio principale (apud Pocock, _Specimen_, p. 187). I migliori interpreti spiegano il passo del Corano nel modo più semplice (Al-Beidawi, _apud_ Hottinger, _Hist. orient._, l. II, p. 302); e Abulfeda serba il silenzio che a un principe e ad un filosofo si conveniva.

[114] Abulfaragio (_in Specimen, Hist. Arab._, p. 17); e le autorità più rispettabili citate nelle note del Pocock (p. 190-194) vengono giustificando quello scetticismo.

[115] _Il buon credente troverà che non era da farsi cotal paragone._ (Nota di N. N.)