Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 09

Part 29

Chapter 293,157 wordsPublic domain

[316] Un diploma conceduto al monastero di Alaon (A. D. 845) da Carlo il Calvo ne dà questa genealogia. Non so se in quella catena tutti gli anelli del nono e decimo secolo sian tanto saldi quanto gli altri. Nulla di meno la genealogia è approvata e difesa tutta intera dal Signor Gaillard, (t. II. p. 60-81. 203-206), il quale afferma, che la famiglia di Montesquieu (non già quella del presidente di Montesquieu), discende, per donne, da Clotario e da Clodoveo. Pretensione innocente.

[317] I governatori o Conti della Marca spagnuola, verso l'anno novecento, alzarono lo stendardo della rivolta contro Carlo il Semplice; e i Re di Francia non ne han ricuperata che una picciola parte (il Rossiglione) nel 1642 (Longuerne _Description de la France_; t. I. p. 220-222). Il Rossiglione per altro contiene 188,900 abitanti, e paga 2,600,000 lire d'imposizione (Necker, _Administration des Finances_, t. I. p. 278, 279); vale a dire che forse contiene più abitanti, e sicuramente paga più che tutta la Marca di Carlomagno.

[318] Schmidt. _Hist. des Allemands_, t. II. pag. 200 etc.

[319] _Vedi_ Giannone, t. I. p. 374, 375, e gli Annali del Muratori.

[320] _Quot praelia in eo gesta! quantum sanguinis effusum sit! testatur vacua omni habitatione Pannonia, et locus in quo regia Cagani fuit ita desertus, ut ne vestigium quidem humanae habitationis appareat. Tota in hoc bello Hunnorum nobilitas periit, tota gloria decidit, omnis pecunia et congesti ex longo tempore thesauri direpti sunt._

[321] Non intraprese la congiunzione del Reno e del Danubio che per agevolare le operazioni della guerra di Pannonia (Gaillard, _Vie de Charlemagne_, t. II, p. 312-315). Pioggie esorbitanti, fatiche militari e terrori superstiziosi interruppero questo canale, che sarebbe stato lungo soltanto due leghe; se ne vedono ancora alcune vestigia nella Svevia (Schaepflin, _Hist. de l'Accad. des inscript._ t. XVIII. p. 256. _Molimina fluviorum_, etc. _jungendorum_, p. 59-62).

[322] _Vedi_ Eginardo (c. 16), e il Signor Gaillard (t. II, p. 361-385), che riportano, senza spiegarsi troppo sull'autorità a cui s'appoggiano, il carteggio di Carlomagno e di Egiberto, il dono della sua spada fatto dall'Imperatore al principe Sassone, e la modesta risposta di questo. Se tale anneddoto è vero, sarebbe stato un ornamento di più per le nostre storie d'Inghilterra.

[323] Solamente gli Annali francesi parlano di questa corrispondenza di Carlomagno con Harun al Raschid; e gli Orientali hanno ignorato l'amicizia del Califfo per un _cane di Cristiano_; gentile espressione usata da Harun parlando dell'Imperatore dei Greci.

[324] Gaillard, t. II, p. 331-365, 471-476, 492. Io ho preso da lui le sue giudiziose osservazioni sul disegno di conquiste di Carlomagno, e la distinzione non men giudiziosa ch'egli fa de' suoi nemici del primo e del secondo circondario (t. II. p. 184-509 ec.).

[325] Thegan, il biografo di Luigi, ci narra quest'incoronazione; e Baronio da buon uomo la trascrisse (A. D. 1813, num. 13, ec. _Vedi_ Gaillard, t. II. p. 506, 507, 508) sebbene sia tanto contrario alle pretensioni dei Papi. Vedi sulla successione dei principi Carlovingi, gl'istorici di Francia, d'Italia e d'Alemagna, Pfeffel, Schmidt, Velly, Muratori, ed anche Voltaire, il quale dipinge sovente con esattezza e sempre con eloquenza le cose che narra.

[326] Era figlio d'Ottone, figlio di Lodolfo, a favore del quale era stato istituito il Ducato di Sassonia. A. D. 858. Ruotgero il biografo di S. Brunone, (_Bibl. Bunavianae Catalog._, t. III. vol. II. p. 679) dipinge nella più bella sembianza la famiglia di questo principe. _Atavorum atavi usque ad hominum memoriam omnes nobilissimi; nullus in eorum stirpe ignotus, nullus degener facile reperitur._ (_Apud_ Struvium, _Corp. Hist. german._ p. 216). Per altro Gundling (in Henrico Aucupe) non crede che discendesse da Vitichindo.

[327] _Vedi_ il trattato di Conringio (_De finibus imperii germanici_, Francfort, 1680, in 4.). Confuta le idee stravaganti che alcuni han voluto darci dell'estensione dell'Impero di Roma e dei Carlovingi; discute con moderazione i diritti della Germania, quelli de' suoi vassalli e dei vicini.

[328] La forza dell'uso mi costringe a porre Corrado I ed Enrico I l'Uccellatore nel novero degl'Imperatori, titoli che quei Re della Germania non presero mai. Gl'Italiani, per esempio Muratori, sono più scrupolosi e più esatti, e non contano che i principi coronati a Roma.

[329] _Invidiam tamen suscepti nominis C. P. imperatoribus super hoc indignantibus magna tulit patientia, vicitque eorum contumaciam.... Mittendo ad eos crebras legationes, et in epistolis fratres eos appellando._ (Eginardo c. 28. p. 128). E forse per cagion loro affettò egli qualche ripugnanza coll'esempio d'Augusto a ricevere l'Impero.

[330] Teofane parla dell'incoronazione e dell'unzione di Carlo Καρουλλος (_Chronograph._ p. 399), e del suo trattato di matrimonio con Irene (p. 102) ignoto ai Latini. Il Signor Gaillard riporta i negoziati di questo principe coll'Impero greco (t. II, p. 446-468).

[331] Osserva benissimo il Signor Gaillard, che quest'apparato non era che una specie di farsa da fanciulli, ma che per altro era fatta al cospetto e in grazia di fanciulli grandi.

[332] Si raffronti nei testi originali raccolti dal Pagi (t. III. A. D. 812. num. 7. A. D. 824, num. 10 ec.) la figura che fa Carlomagno e quella del figlio. Quando gli ambasciatori di Michele, i quali per altro furono riprovati, si volsero al primo, _more suo, id est lingua graeca laudes dixerunt, imperatorem eum et βασιλεα appellantes_, e all'ultimo applicarono quest'espressione: _vocato Imperatori Francorum_, etc.

[333] _Vedi_ questa lettera nei _Paralipomena_ dell'anonimo autore Salernitano (_Script. Ital._ t. II par. II. p. 243 254 c. 93-107) che fu scambiato da Baronio (A. D. 871. num. 51-71) per Erchemperto, quando lo copiò negli Annali.

[334] _Ipse enim vos, non_ IMPERATOREM id est βασιλεα SUA LINGUA, SED OB INDIGNATIONEM Ρηγα, _id est regem nostra vocabat._ (Luitprando, _in Legat. in script. Ital._, t. II. part. I p. 479). Il Papa esortò Niceforo, Imperator dei Greci, a pacificarsi con Ottone, Augusto Imperator de' _Romani._ QUAE INSCRIPTIO _secundum Graecos peccatoria et temeraria.... Imperatorem inquiunt_, UNIVERSALEM, ROMANORUM, AUGUSTUM, MAGNUM, SOLUM, NICEPHORUM, (p. 486).

[335] Si trova l'origine e i progressi del titolo di Cardinale nel Tomassino (_Discipline de l'Eglise_, t. I. p. 1261-1298), nel Muratori (_Antiquitat. Italiae medii aevi_, t. VI, Dissert. 61, p. 159-182) e nel Mosheim (_Instit. Hist. eccles._, p. 345-347), il quale indica esattamente le forme della elezione e i cangiamenti successivi. I Cardinali vescovi, tanto rispettati da Pier Damiano, sono caduti a livello degli altri Membri del Sagro Collegio.

[336] _Firmiter jurantes, numquam se papam electuros aut ordinaturos, praeter consensum et electionem Othonis et filii sui._ (Luitprando, l. VI, c. 6. p. 472). Questa rilevante concessione può valere per supplimento o per conferma al decreto del clero e del popolo romano con tanta alterezza rigettato dal Baronio, dal Pagi e dal Muratori (A. D. 964), e sì bene propugnato e spiegato dal Saint Marc (_Abrégé_, t. II. p. 808-816, t. IV, p. 1167-1185). Convien consultare questo storico critico e gli Annali del Muratori sulla elezione o conferma d'ogni Papa.

[337] La storia e la legazion di Luitprando (_Vedi_ p. 440, 450, 471-476, 479, ec.) dipingono con forza l'oppressione ed i vizi del clero di Roma nel decimo secolo; è cosa assai strana vedere il Muratori inteso a mitigare le invettive del Baronio contro i Papi; ma giova osservare che quei Papi non erano stati eletti da Cardinali, ma da Laici.

[338] L'epoca a cui si riporta la papessa Giovanna (_papissa Johanna_) è un po' anteriore a quella di Teodora e di Marozia; e i due anni del suo papato immaginario sono notati fra Leon IV e Benedetto III; ma Anastasio loro contemporaneo pone come indubitata cosa che l'elezion di Benedetto succedesse immediatamente alla morte di Leone (_illico_, _mox._, p. 247). Dall'esatta cronologia del Pagi, del Muratori e del Leibnitz son collocati questi due avvenimenti nell'anno 857.

[339] Gli autori che sostengono esservi stata una papessa Giovanna citano centocinquanta testimoni, o piuttosto centocinquanta eco del quattordicesimo, del quindicesimo e del sedicesimo secolo. Moltiplicando così le testimonianze somministrano una prova contro di sè e contro la Leggenda; imperocchè ci dimostrano quanto sarebbe stato impossibile che una storia sì stravagante non fosse ripetuta dagli scrittori d'ogni fatta, dai quali doveva essere pienamente conosciuta. Un caso tanto recente avrebbe fatto doppia impressione sull'animo di quelli del nono e decimo secolo. Avrebbe mai Fozio trascurata una tale accusa? e Luitprando avrebbe mai dimenticato uno scandolo simile? È inutile discutere le varie lezioni di Martin Polonus, di Sigisberto di Gemblours ed anche di Mariano Scotto; ma il passo della papessa Giovanna inserito per sorpresa in qualche manoscritto od edizione del romano Anastasio è d'una falsità palpabile.

[340] Questa storia debbe aversi per falsa, ma non però incredibile. Supponiamo che il famoso cavalier Francese (La D'Eon), che ai nostri giorni fece tanto rumore, fosse nata in Italia e fosse stata allevata per la professione ecclesiastica; avrebbe potuto il merito e la fortuna portarla sul trono di S. Pietro, ed ella avrebbe potuto darsi all'amore, e sarebbe stata una disgrazia, ma non una cosa impossibile, che avesse partorito in mezzo alla strada.

[341] Sino alla riforma fu ripetuta e creduta questa novella senza che facesse ribrezzo a veruno; e la statua della papessa Giovanna stette lungo tempo fra quelle dei Papi nella cattedrale di Siena (Pagi, _Critica_ t. III. p. 624-626). Bensì questo romanzo è stato distrutto da due dottissimi protestanti Blondel e Bayle (_Dictionnaire critique_ Art. PAPESSE, POLONUS, BLONDEL); ma la lor Setta rimase scandalezzata di questa giusta e ragionevole critica. Spanheim e Lenfant si studiano di mantenere questo miserabile soggetto di controversia, e lo stesso Mosheim vuol pure conservarne qualche dubbio (p. 289).

[342] _Si poteva, omettere questo sarcasmo intorno per altro a' fatti veri, e riferire in vece semplicemente le parole dell'ingenuo storico Cardinal Baronio, che senza negare i fatti, il che non poteva farsi, toglie e leva ogni macchia, che per essi apparentemente sembra venire alla Santa Sede romana._ Quam foedissima ecclesiae romanae facies, cum Romae dominarentur potentissimae aeque ac sordidissime meretrices, cujus arbitrio mutarentur sedes, darentur Episcopi, e intruderentur in sedem Petri earum, amatores Pseudo-Pontifices, qui non sunt nisi ad conservanda tantum tempora in Cathalogo Romanorum Pontificum scripti. Baronio Annali anno 962. (Nota di N. N.)

[343] _Lateranense palatium.... prostibulum meretricum.... Testis omnium gentium, præter quam Romanorum, absentia mulierum, quæ sanctorum apostolorum limina orandi gratia timent visere, cum nonnullas ante dies paucos, hunc audierint conjugatas viduas, virgines vi oppressisse._ (Luitprando, _Hist._, l. VI. c. 6. p. 471. Vedi pure per ciò che riguarda al libertinaggio di Giovanni XII. p. 471-476.)

[344] _Bisognava dire questo monaco zelante. È necessario per altro convenire, in mezzo al conflitto di tanti scrittori partigiani, o avversarii, del troppo famoso Papa Gregorio VII, che il primo de' suoi due progetti, rettamente definito dall'autore dottissimo, è giustificabile pienamente se si riguardi in ispeciale modo a tumulti, a mali, a guerre che dall'influenza, e potere dagli Imperatori Germanici, e dai partiti de' preti, e del popolo venivano quasi ad ogni elezione all'eccelsa Sede papale; e che il secondo, il quale pur troppo le molte volte ebbe luogo ne' tempi posteriori a Gregorio, secondo l'ardimento, l'indole dei Papi, le circostanze, la timidità, le prevenzioni di principi, e l'ignoranza in genere, e sempre recando terribili turbolenze sanguinose, e disastri, e lunghe guerre in tutta Europa, a danno dei diritti dei re, delle nazioni, e delle leggi degli Stati, è da condannarsi grandemente, siccome hanno pensato e pensano oggidì tutti i saggi illuminati monarchi, ed i prudenti governi, principiando da S. Luigi IX re di Francia, che ricusò l'Impero d'Alemagna offertogli dal Papa Gregorio IX che ne aveva spogliato Federico II._ (Nota di N. N.)

[345] Si può citare per un nuovo esempio de' mali originati dall'equivoco, il _beneficium_ (Ducange, t. 1, p. 617, etc.) che il Papa concedette all'Imperatore Federico I, poichè il vocabolo latino potea significare tanto un feudo legale quanto un favore o beneficio. V. Schmidt, _Hist. des Allemands_ t. III, p. 393-408; Pfeffel, _Abrégé chronologique_, t. I, p. 229, 296, 317, 324, 420, 430, 500, 506, 509, etc.

[346] _Vedi_ su la Storia degl'Imperatori, in ciò che concerne Roma e l'Italia, il Sigonio (_de Regno Italiae Opp._ t. II, colle note del Saxius) e gli Annali del Muratori, il quale per altro poteva con più precisione citare gli Autori nella sua gran Raccolta.

[347] _Vedi_ la dissertazione del Le Blanc in fine del suo trattato delle _Monete di Francia_, ove dà contezza di alcune monete romane d'Imperatori francesi.

[348] _Romanorum aliquando servi, scilicet Burgundiones, Romanis imperent?..... Romanæ urbis dignitas ad tantam est stultitiam ducta, ut meretricum etiam imperio pareat?_ (Luitprand. l. III, c. 12, p. 450.) Sigonio (l. VI, p. 400) afferma positivamente che fu rimesso il consolato; ma dai vecchi autori, Alberico è chiamato più spesso _princeps Romanorum._

[349] _Vedi_ Ditmar, pag. 354; _apud_ Schmidt, t. III, p. 439.

[350] Questo sanguinario banchetto è descritto in versi leonini nel Panteon di Goffredo da Viterbo (_Scriptor. Ital._, t. VII, p. 436, 437) che visse su la fine del secolo dodicesimo (Fabricio, _Bibl. lat. Med. et infimi aevi_, t. III. p. 69, edit. Mausi); ma il Muratori (Annali, t. VIII, p. 177) diffida a ragione di tal testimonianza, che illuse il Sigonio.

[351] Si trovano alcune particolarità dell'incoronazione dell'Imperatore, e di qualche cerimonia del decimo secolo nel Panegirico di Berenger (_Script. Ital._ t. II, part. 1, p. 405-414), illustrato dalle note d'Adriano di Valois e di Leibnitz. Sigonio narrò in buon latino, ma con alcuni sbagli di data e di fatto, (l. VII, p. 441-446) tutto ciò che risguarda i viaggi di quegli Imperatori a Roma.

[352] In occasione d'una controversia sorta quando fu incoronato Corrado II, Muratori prende la libertà di notare che: _Dovevano ben essere allora indisciplinati Barbari, e_ bestiali _i Tedeschi._ (_Annal._, t. VIII, p. 368.)

[353] Dopo averli fatti bollire. I vasi destinati a tal effetto erano compresi nel numero degli utensili indispensabili al viaggio; e un Germano che facea bollire le ossa di suo fratello in uno di questi vasi, lo promettea al suo amico, dopo che se ne fosse servito (Schmidt, t. III, p. 423, 424). Il medesimo autore osserva che tutto il lignaggio sassone s'estinse in Italia (t. II, p. 440).

[354] Ottone, vescovo di Freysingen, ci lasciò un passo rilevante sopra le città d'Italia (l. 1, c. 13, in _Script. Ital._, t. VI, p. 707-710), e Muratori (_Antiquit. Ital. medii aevi_, t. IV, _Dissert._ 45-52, p. 1-675; _Annal._, t. VIII, IX, X) spiega perfettamente la nascita, il progresso e il governo di queste repubbliche.

[355] _Vedi_ sopra questi titoli, Selden (_Titles of Honour_, vol. III, part. I, p. 488), Ducange (_Glossar. latin._, t. II, p. 140; t. VI, p. 776) e Saint-Marc (_Abrégé chronologique_, t. II, p. 179).

[356] I Lombardi inventarono il _carocium_, stendardo sopra un carro tirato da buoi. (Ducange, t. II, p. 194, 195; Muratori, _Antiquit._, t. II, _Dissertat._ 26, p. 489-493.)

[357] Guntero Ligurino, l. VIII, p. 584 e segu; _apud_ Schmidt, t. III, p. 399.

[358] _Solus imperator faciem suam firmavit ut petram._ (Burcard., _De excidio Mediolani_, _Script. Ital._, t. VI, p. 917). Questo tomo di Muratori contiene i monumenti originali dell'istoria di Federico I, da confrontarsi fra loro, senza dimenticare la condizione e i pregiudizii di quegli scrittori, sieno essi Germani o Lombardi.

[359] _Vedi_, sull'istoria di Federico II e sulla Casa di Svevia a Napoli, Giannone, _Istoria civile_, t. II, l. XIV-XIX.

[360] Nell'immenso labirinto del Diritto pubblico d'Alemagna, debbo citare un autor solo, o citarne mille; ed io amo piuttosto attenermi a una sola scorta fedele, che trascrivere sulla parola una farragine di nomi e di passi. Questa guida è il Signor Pfeffel, autore del _nouvel Abrégé chronologique de l'Histoire et du Droit public d'Allemagne_, Paris, 1776, 2 vol. in 4. Questa, a parer mio, è la migliore istoria legale e costituzionale, che in alcun luogo siasi mai pubblicata. Egli ha afferrate le cose più importanti con molta esattezza e sapere; semplice e conciso, egli le ristringe in piccolo spazio; coll'ordine cronologico che ha seguìto, ciascun fatto è posto sotto la sua vera data, e un indice accurato li raccoglie sotto aspetti generali. Quest'opera, sebbene forse meno perfetta quando venne alla luce la prima volta, giovò molto al Dottore Robertson per formar quell'abbozzo di man maestra, ove segna anche i cangiamenti che nei tempi moderni accaddero nel Corpo germanico. Ho pur consultato il _Corpus Historiae germanicae_ dello Struvio con tanto maggior profitto, poichè questa voluminosa compilazione riporta ad ogni pagina i testi originali.

[361] _Qui poi l'Autore è in errore preciso quanto alla Casa de' Conti d'Absbourg autori della regnante eccelsa Casa d'Austria; poichè Rodolfo I d'Absbourg Capo-stipite della Casa d'Absburgo-Austria, eletto Imperatore Romano Germanico, specialmente per la sua pietà l'anno 1273, si segnalò col terminar vittoriosamente la guerra da lui giustamente incontrata contro Ottocaro Re di Boemia; fu notato dagli storici per le azioni, per le sue gesta qual principe valoroso, prudente, politico, conoscitore delle cose governative, e premuroso che fosse resa giustizia. Non volle andare a Roma per farsi coronare Imperatore dicendo che nessuno de' suoi predecessori vi era andato senza aver perduto de' suoi diritti, e della sua autorità; prese tutte le città che attaccò, e guadagnò quattordici battaglie ordinate. Alberto I suo figlio simile a lui pel vigore e per la mente, per l'intrepidezza e pel coraggio fu eletto pure Imperatore, e seppe uscir vincitore da ogni contesa venutagli dagli inquieti abitanti di Vienna, di Salisburgo, dagli Ungari, e dai Boemi. Sarebbe assai lungo il noverare i meriti de' sovrani dell'eccelsa Casa d'Absbourg-Austria. Sono piene le Storie dell'Imperatore Carlo V, e Ferdinando II, e di Ferdinando III, specialmente nella guerra de' trent'anni: vegga il lettore il Plutarco Austriaco._ (Nota di N. N.)

[362] Carlo IV per altro non dee, per la sua persona, essere considerato come un Barbaro. Dopo aver avuto l'educazione in Parigi, ripigliò l'uso della lingua boema, ch'era la sua naturale, e parlava e scriveva con pari facilità il francese, il latino, l'italiano e il tedesco (Struvio p. 615, 616). Petrarca ne parla sempre come d'un principe pulito e dotto.

[363] Oltre le particolarità che sulla spedizion di Carlo IV si trovano negli storici d'Alemagna e d'Italia, vien essa dipinta in una foggia vivace ed esatta nelle memorie sulla vita del Petrarca (t. V. p. 376-430) dell'Abate de Sade, opera curiosa, la cui prolissità non sarà di leggieri biasimata da chi accoppii il gusto e l'amore dell'erudizione.

[364] _Vedi_ la descrizione di questa cerimonia nello Struvio p. 629.

[365] La repubblica dell'Europa col Papa e coll'Imperatore per Capi non fu mai rappresentata con più dignità, quanto nel Concilio di Costanza. _Vedi_ l'Istoria di quest'assemblea scritta dal Lenfant.

[366] Gravina, _Origines Juris Civilis_ p. 108.

[367] Furon trovate seimila urne che servivano per gli schiavi e pei liberti d'Augusto e di Livia. Tanta era la moltiplicità degl'impieghi, che uno schiavo per esempio non aveva altra incumbenza che di pesare la lana filata dalle fantesche di Livia, un altro d'aver cura del cane ec. (_Camere sepolcrali ec._ del Bianchini. _Vedi_ pure l'estratto della sua opera nella Biblioteca Italica, t. IV, p. 175, e l'elogio fattone da Fontanelle, t. VI. p. 356). Ma quei servi avean tutti lo stesso grado, e forse non erano più numerosi di quelli di Pollione o di Lentulo. Provano solamente quanta fosse in generale la ricchezza della città di Roma.

FINE DEL VOLUME NONO.

INDICE DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE CHE SI CONTENGONO NEL NONO VOLUME

CAPITOLO XLVII. _Storia Teologica della dottrina dell'Incarnazione. Natura umana e divina di Gesù Cristo. Inimicizia dei Patriarchi d'Alessandria e di Costantinopoli, S. Cirillo e Nestorio. Terzo Concilio generale tenuto in Efeso. Eresia d'Eutiche. Quarto Concilio generale tenuto in Calcedonia. Discordia civile ed ecclesiastica. Intolleranza di Giustiniano. I tre Capitoli. Controversia dei Monoteliti. Sette dell'Oriente: prima i Nestoriani, seconda i Giacobiti, terza i Maroniti, quarta gli Arminiani, quinta i Cofti e gli Abissinii._

A. D.