Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 09

Part 28

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[265] _Spoletini deprecati sunt, ut eos in servitio B. Petri reciperet et more Romanorum tonsurari faceret_ (Anastasio p. 185); ma si può domandare, se essi diedero sè stessi o il loro paese.

[266] Saint-Marc (_Abrégé_, t. 1, p. 390-408) che ha bene studiato il _Codex Carolinus_, esamina accuratamente qual fu la politica e quale la donazione di Carlomagno. Credo con lui che quella donazione non fu che verbale. L'Atto il più antico di donazione che si produce è quello dell'Imperatore Luigi il Pio (Sigonio, _De regno Italiae_, l. IV, _Opera_, t. II, p. 267-270). Si dubita assai della sua autenticità, o almeno della sua integrità (Pagi, A. D. 817, num. 7, ec; Muratori, _Annali_, t. VI, p. 432, ec; _Dissertat. chorographica_, p. 33, 34); ma non trovo negli autori alcuna ragionevole obiezione fondata sul modo con cui disponeano que' principi liberamente di ciò che loro non apparteneva.

[267] Domandò Carlomagno i mosaici del palazzo di Ravenna ad Adriano I, cui apparteneano; li ottenne; voleva abbellire con essi Aquisgrana (_Codex Carol., epist._ 67, p. 223).

[268] I Papi si lamentavano spesso delle usurpazioni di Leone di Ravenna (_Codex Carol., epist._ 51, 52, 53, p. 200-205). _Si corpus S. Andreae, fratris Germani S. Petri, hic humasset, nequequam nos romani pontifices sic subjugassent_ (Agnellus, _Liber pontificalis, in Script. rerum ital.___, t. II, part. I, p. 107).

[269] _La occultazione, o fabbricazione di documenti si fece per altro per promuovere ed aggrandire la signoria temporale de' Papi, e non nelle cose intrinseche alla religione; e poi anche non consta ch'essi espressamente abbiano dato cotal ordine; ciò avvenne per opera dei loro ministri, zelanti di promuoverne la potestà temporale, e la sovranità. Non può negarsi la falsità della donazione di Costantino: se ne ignora l'autore: tutti gli eruditi anche cattolici lo confessano;_ (_Vedi anche Petrus de Marca Archiep. Paris_, De ficta donatione Constantini.) _La falsità delle lettere decretali de' primi Papi fino a Siricio comparve verso la metà del secolo nono, fu riconosciuta per ragioni evidenti da tutti i critici ed eruditi non molto dopo il Concilio di Trento: lo stesso Cardinal Baronio (annali an. 865) e lo stesso Cardinal Bellarmino (de Rom. Pontifice l. 2.) non la negano. Quello che la distese fu un certo Vescovo Isidoro Mercatore (Hincmaro Opuu) aiutato da un monaco: vennero di Spagna, e per opera di Riculfo, Vescovo di Magonza, divotissimo de' Papi, furono divulgate ed acquistarono credito. Nicolò I, ed i suoi successori, nel secolo nono e decimo, vennero a capo di farle ricevere da' Vescovi, e da tutti furono presentate a' Sovrani di que' dì, ed inserite nelle Collezioni di Diritto canonico; finalmente anche il monaco Graziano le pose nella sua autorevole, ed amplissima Collezione, e divennero testo in tutte le scuole degli ecclesiastici, ed in tutte le Università nelle cattedre di Diritto. Furono citate in alcuni Concilii, e riputate autentiche. I Vescovi di Francia per altro furono gli ultimi ad accettarle:_ tandem eo adventum est ut tantis nominibus veterum Pontificum cesserint una cum reliquis episcopis etiam Gallicanae ecclesiae rectores. _(De Marca l. 3. c. 5) Accrebbero grandemente l'autorità dei Papi nelle cose ecclesiastiche, civili, e politiche. Di esse dice il dotto Benedettino Padre Coustan nella sua prefazione:_ Porro hac fraude quam sit perniciose de ecclesia meritus (Isidorus) vix dici potest: hinc debilitati penitus fraetique disciplinae nervi, perturbata episcoporum jura, sublatae judiciorum leges ex probrata catholicis nimia credulitas, fuco fasi ec. _Diedero grande motivo a' protestanti di far accuse a' cattolici._ (Nota di N. N.)

[270] _Piissimo Constantino magno, per ejus largitatem S. R. Ecclesia elevata et exaltata est, et potestatem in his Hesperiae partibus largiri dignatus est.... Quia ecce novus Constantinus his temporibus ec. _ (_Cod. Carol. epist. 49, in_ t. III, part. II, p. 195). Pagi (_Critica_, A. D. 324, num. 16) li attribuisce ad un impostore dell'ottavo secolo, che prese il nome di Sant'Isidoro. Il suo umile titolo di _peccator_ fu cangiato per ignoranza, ma acconciamente, in quello di _mercator._ Ebbero in fatti quegli scritti supposti uno spaccio felice, e pochi fogli di carta furono pagati con tante ricchezze e tanto potere.

[271] Fabricio (_Bibl. graec._, t. VI, p. 4-7) ha accennato le varie edizioni di quest'Atto in greco e in latino. Sembra che la copia riferita da Lorenzo Valla, e da lui medesimo rigettata, sia stata fatta sugli Atti supposti di San Silvestro, o sul decreto di Graziano, al quale, secondo lui ed altri scrittori, fu aggiunta di soppiatto.

[272] _Non può chiamarsi ribellione la forte opposizione di Gregorio II in Italia all'Iconoclastia dell'Imperatore Leone; se poi per questa i popoli d'Italia, avvertiti da Gregorio dell'errore, si sollevarono, si ribellarono, ciò fu un effetto di quella, giacchè quei popoli volevano le Immagini, e non una ribellione di Gregorio, che fu invano anche accusato da' malevoli d'aver impedito l'esazione di una gravezza. Gregorio, ch'era allora suddito dell'Imperatore, conosceva i doveri della suddittanza._ (Nota di N. N.)

[273] Nel 1059, secondo l'opinione del Papa Leone IX e del cardinale Pietro Damiano, (veramente loro opinione?) colloca Muratori (_Annali d'Italia_, tom. IX, pag. 23, 24) le pretese donazioni di Luigi il Pio, d'Ottone, ec. (_De Donatione Constantini. Vedi_ una Dissertazione di Natalis Alexander, _seculum 4, Dissert. 25_, p. 335-350).

[274] Vedi un racconto circostanziato di questa controversia (A. D. 1105) che si levò in occasione d'un processo nel Chronicon Farsense (_Script. rer. ital._, t. II, part. II, p. 637, ec.), e un copioso estratto degli archivi di quell'abbazia di Benedettini. Erano altre volte quegli archivi accessibili alla curiosità degli stranieri (Le Blanc e Mabillon), e quello ch'essi contengono avrebbero arricchito il primo volume dell'_Historia monastica Italiae_ di Quirini; ma la timida politica della Corte di Roma li tiene oggigiorno chiusi (Muratori, _Script. rerum ital._, t. II, part. II, p. 269); e Quirini, che pensava al cappello di Cardinale, cedette alla voce dell'autorità, ed alle insinuazioni dell'ambizione. (Quirini, _Comment._, part. II, p. 123-136.)

[275] Lessi nella raccolta di Scardio (_De potestate imperiali ecclesiastica_, p. 734-780) questo discorso animato, composto da Valla (A. D. 1440) sei anni dopo la fuga del Papa Eugenio IV. È un'operetta assai veemente, e dettata dallo spirito di parte. L'autore giustifica ed eccita la ribellione dei Romani, e vedesi ch'egli avrebbe approvato l'uso del pugnale contro il loro tiranno sacerdotale. Sì fatta critica dovea aspettarsi la persecuzione del clero; pure Valla si riconciliò e fu sepolto nel Laterano (Bayle, _Diction. critique_, art. VALLA; Vossio, _De Histor. latin._ p. 580.)

[276] _Vedi_ Guicciardini, servo dei Papi, in quella lunga e preziosa digressione, che ripigliò il suo luogo nell'ultima edizione correttissima, fatta sul manoscritto dell'autore, e stampata in quattro volumi in 4, sotto il nome di Friburgo 1775 (_Istoria d'Italia_, t. I, p. 385-395).

[277] Il Paladino Astolfo trovò quell'Atto nella luna fra le cose perdute nel nostro Mondo (_Orlando Furioso_ XXXIV, 80).

_Di varii fiori ad un gran monte passa,_ _Ch'ebbe già buono odore, or putia forte._ _Questo era il dono (se però dir lece)_ _Che Constantino al buon Silvestro fece._

E pure questo poema incomparabile fu approvato da una Bolla del Papa Leone X.

[278] _Vedi_ Baronio, A. D. 324 num. 117-123; A. D. 1191, num. 51 etc. Vorrebbe supporre, che Costantino offerì Roma a Silvestro, e che questo Papa la _ricusò._ Ha un'idea stravagantissima dell'Atto di donazione; la crede opera dei Greci.

[279] «Baronius n'en dit guère contre; encore en a t-il trop dit, et l'on voulait sans moi (cardinal du Perron) qui l'empêchai, censurer cette partie de son histoire. J'en devisai un jour avec le pape, et il ne me répondit autre chose: _Che volete? i canonici la leggono_; il le disait en _riant._» (Perroniana p. 77.)

[280] Il rimanente dell'istoria delle Immagini de Irene fino a Teodora, è stata fatta, per parte dei cattolici, da Baronio e Pagi (A. D. 780-840), da Natalis Alexander (_Hist. N. T. seculum 8, Panoplia adversus haereticos_, p. 118-178), e da Dupin ( _Bibl. ecclés._, t. VI. p. 136-154); per parte de' protestanti da Spanheim (_Hist. Imag._ p. 305-639), da Basnagio (_Hist de l'Eglise,_ t. I. p. 566-572, t. II. p. 1362-1385), e da Mosheim (_Institut. Hist. eccles. secul._ VIII. IX). I protestanti, trattone Mosheim, sono inaspriti dalla controversia, ma i cattolici, eccetto Dupin, si danno a divedere ardenti di tutto il furore e di tutta la superstizione monastica; nè da questo odioso contagio sa preservarsi lo stesso Le Beau (_Hist. du Bas-Empire_) il quale era pure un uom di mondo e un letterato.

[281] _Non è maraviglia, che Costantino V Copronimo iconoclasta, ed anche generalmente incredulo, abbia unito inconvenientemente in lui il potere civile all'ecclesiastico. Gli illuminati governi conoscono i limiti d'ambedue._ (Nota di N. N.)

[282] _Le Immagini non erano considerate idoli dai cattolici istruiti come non lo sono neppure oggidì, e come abbiamo già mostrato; gli Iconoclasti poi le consideravano tali, e perciò per uno zelo che diveniva male inteso le proscrivevano._ (Nota di N. N.)

[283] _Rimandiamo il lettore alla nostra nota in proposito._ Vedi a pag. 248. (Nota di N. N.)

[284] _Vedi_ gli Atti in greco e in latino del secondo Concilio Niceno, coi documenti relativi, nel volume ottavo dei Concilii (p. 645-1600 ). Una version fedele, corredata d'annotazioni critiche, moverebbe i lettori, secondo che fossero disposti nell'animo, o al riso o al pianto.

[285] I Legati del Papa che intervennero al Concilio erano messaggeri inviati a caso, sacerdoti senza missione speciale, che furon disapprovati nel lor ritorno. I cattolici persuasero alcuni monaci vagabondi a rappresentare i Patriarchi d'Oriente. Questo curioso aneddoto ci vien rivelato da Teodoro Studita, uno dei più Iconoclasti del suo secolo (_Epist. 1, 38 in Sirmond, Opp. t. V, p. 1319._)

[286] _Che ha a fare una estrinseca particolarità degli Atti del cattolico, e generale Concilio di Nicea II, la quale partecipava delle idee di que' tempi, colla decisione di lui che ristabilì il culto delle Immagini? quella particolarità nulla toglie all'autorità del Concilio._ (Nota di N. N.)

[287] Συμφερει δε σοι μη καταλιπειν εν τη πολει ταυτη πορνειον εις ο μη εισελθης, η ινα αρνηση το προσκυνειν τον κυριον ημον και θεον Ιησουν Χριςον μετα της ιδιας αυτου μητρος εν εικονι. Queste visite non poteano essere innocenti poichè il Δαιμων πορνειας (il demonio della fornicazione) επολεμει δε αυτον.... εν μια ουνως επεκειτο αυτω σφοδρα, Actio IV, pag. 109; Actio V, p. 1031.

[288] _Se Costantino che convocò il primo Concilio generale di Nicea, presieduto dai Legati di Silvestro Papa, l'anno 325, che vi fu presente con gran pompa imperiale, e con soldatesche, e dove contro i Vescovi, e contro tutti gli altri numerosissimi seguaci d'Ario, per cui furon detti Ariani, fu determinato secondo l'Evangelo, che Gesù Cristo era consustanziale al Padre, espressione che fu posta nel Credo, si lasciò trasportare da furiosa gelosia, e fece uccidere Crispo suo figlio, e indi conosciuta la calunnia della moglia Fausta, matrigna di Crispo, perchè questi non aveva voluto condiscendere alla sua brama, mise a morte anch'essa, ciò nulla pregiudica l'ortodossia, cioè la retta opinione dei cattolici, a' quali Costantino non solo diede pace ma protezione validissima, e pubblica, mettendo la religione cattolica in trono, perseguitando da una parte la religione politeistica nella quale era nato, e cresciuto, e dall'altra, gli Ariani, e colmando di ricchezze e d'autorità il Papa, i Vescovi cattolici, e tutto il Clero cattolico, onde venne accrescimento e splendore a tutto il Corpo ecclesiastico, ed alla religione. Se l'Imperatrice Irene fece cavar gli occhi a suo figlio, Costantino VI, per feroce avidità di regnare, ciò neppure pregiudica l'autorità, ed il retto giudizio del Concilio generale VI, di Nicea II, da lei convocato per far decretare il culto delle Immagini, e la cui decisione osservano i cattolici anche oggidì._ (Nota di N. N.)

[289] Vedi alcune particolarità su questa controversia nell'Alessio d'Anna Comnena (lib. V. p. 129), e in Mosheim (_Instit. Hist. ecclés._ p. 371, 372.)

[290] Noi intendiamo di parlare del Libri Carolini (Spanheim, p. 443-529) composti nella Reggia o nei quartieri d'inverno di Carlomagno a Worms, (A. D. 790), e mandati da Engeberto al Papa Adriano I, che ricevutili, scrisse una _grandis et verbosa epistola._ (_Concil._, t. VIII, p. 1553.) Quei Carolini propongono cento venti obiezioni contro il Concilio Niceno; ecco qualche saggio dei fiori rettorici che vi si incontrano: _Dementiam priscae gentilitatis... obsoletum errorem... argumenta insanissima et absurdissima.... derisione dignas naenias_, etc.

[291] _Crediamo che il lettore sia già munito abbastanza, dalle cose dette, contro questi scherzi inconvenienti, e queste ironie. Quanto poi ai libri detti Carolini, mandati dall'Imperatore Carlomagno al Papa Adriano I, contro il generale Concilio VI, di Nicea II, furono essi condannati da questo Pontefice colla sua lettera; e quanto al Concilio di Francoforte di 360 Vescovi, che decretò contro il culto dalle Immagini e condannò il Concilio generale VI suddetto, essendo provinciale, o nazionale, come si voglia, non ha alcuna autorità contro il Concilio generale di Nicea convocato da Irene, avvalorato, e legittimato dalla presenza dei Legati, o procuratori del Papa._ (Nota di N. N.)

[292] Le assemblee convocate da Carlomagno concernevano l'amministrazione ad un tempo e la Chiesa; e i trecento Membri (Nat. Alexander, _sec._ VIII. p. 53.) che sedettero e diedero voto nell'Adunanza di Francoforte, dovean comprendere non solo i Vescovi, ma gli abati e i laici ragguardevoli.

[293] _Qui supra sanctissima patres nostri (episcopi et sacerdotes) omnimodis servitium et adorationem imaginum renuentes, contempserunt, atque consentientes condemnaverunt._ (_Concil._ t. IX p. 101. _canon._ 2. Francoforte.) Sarebbe necessario un cuor ben duro per non sentir compassione delle fatiche del Baronio, del Pagi, d'Alexander e di Maimburgo ec. impiegate ad eludere questa sciagurata sentenza.

[294] Teofane (p. 343) indica i demanii della Sicilia e della Calabria che davano una rendita annua di tre talenti e mezzo d'oro, forse settemila lire sterline. Luitprando fa una numerazione più pomposa dei patrimonii della Chiesa romana, nella Grecia, nella Giudea, nella Persia, nella Mesopotamia, in Babilonia, nella Libia, ingiustamente ritenuti dall'Imperator greco (_Legat. ad Nicephorum, in Script. rerum Ital._, t. II. part. I. p. 481.)

[295] Qui si parla della gran diocesi dell'Illiria orientale con l'Apulia, la Calabria e la Sicilia: Thomassin (_Discip. de l'Eg._, t. 1. p. 145). Per confessione dei Greci, aveva il Patriarca di Costantinopoli distaccati da Roma i Metropolitani di Tessalonica, d'Atene, di Corinto, di Nicopoli e di Patrasso (Luc. Holsten. _Geograph. sacra_, p. 22) e i suoi conquisti spirituali andavano fino a Napoli ed Amalfi, (Giannone, _Istoria civile di Napoli._, t. I, p. 517-524. Pagi A. D. 730 num. 11.)

[296] _In hoc ostenditur, quia ex uno capitulo ab arrota reversis, in aliis duobus, in_ EODEM (era forse lo stesso?) _permaneant errore.... de diocesi S. R. E. seu de patrimoniis iterum increpantes commonemus, ut si ea restituere noluerit, haereticum eum pro hujusmodi errore perserverantia decernemus._ (_Epist. Adriani papae ad Carolum Magnum, in Concil._ t. VIII, p. 1598.) Aggiunge una ragione che direttamente si opponeva al suo procedere, dicendo, di preferire ai beni di questo Mondo corruttibile la salute dell'anime e la regola della Fede.

[297] Fontanini non vede negl'Imperatori se non se gli avvocati della Chiesa _advocatus, et defensor_ S. R. E (_Vedi_ Ducange, _Gloss. lat._ t. I, p. 97). Muratori, suo avversario, considera il Papa come l'Esarca dell'Imperatore. Giusta l'opinione più imparziale di Mosheim (_Instit. Hist. ecclés._, p. 264, 265), i Papi reggeano Roma come vassalli dell'Impero, e come possessori della più onorevole specie di feudo o di beneficio: queste particolarità, per altro _premuntur nocte caliginosa_!

[298] Un epitafio di trentotto versi, di cui si dichiara autore Carlomagno (_Concil._ t. VIII, p. 520), ne ragguaglia del suo merito e delle sue speranze.

_Post patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi._ _Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater...._ _Nomina jungo simul titulis, clarissima, nostra_ _Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater._

Può credersi che Alcuino facesse questi versi, ma che poi questo glorioso tributo di lagrime venisse da Carlomagno.

[299] Ad ogni nuovo Papa si fa quest'annuncio «_Sancte pater, non videbis annos Petri_», i venticinque anni. Esaminando la lista dei Papi si osserva che il termine medio del loro regno è di ott'anni circa; termine assai breve per un Cardinale ambizioso.

[300] Anastasio (t. III, part. 1. p. 197, 198) lo afferma positivamente, e lo credono pure alcuni Annalisti francesi; ma sono più ragionevoli o più sinceri Eginardo ed altri scrittori dello stesso secolo. «_Unus ei oculus paululum est laesus_», dice Giovanni, Diacono di Napoli (_Vit. episcop. Napol., in Scriptores_, Muratori, t. 1, part. 11. p. 312). Un contemporaneo, cioè Teodolfo, vescovo d'Orleans, osserva prudentemente (l. 11. carm. 3 ):

_Reddito sunt? mirum est: mirum est auferre nequisse._ _Est tamen in dubio, hinc mirer an inde magis._

[301] Si fece veder due volte in Roma ad istanza d'Adriano e di Leone, _longa tunica et chlamide amictus, et calceamentis quoque romano more formatis._ Eginardo (c. 23, p. 109-113) descrive, alla maniera di Svetonio, la semplicità del suo abito, talmente usitato in Francia, che quando Carlo il Calvo ritornò colà con un vestito forestiero, i cani patriotti gli abbaiavano dietro (Gaillard, _Vie de Charlemagne_, t. IV, p. 109).

[302] V. Anastasio (p. 199) ed Eginardo (c. 28; p. 124-128). L'unzione è riferita da Teofane (p. 399); il giuramento da Sigonio, (giusta l'_Ordo romanus_); e dagli Annali Bertiniani (Script. Muratori t. 11, part. II, p. 505) l'adorazione del Papa, _more antiquorum principum._

[303] Questo gran fatto della traslazione o restaurazione dell'Impero Occidentale è narrato e discusso da Natalis Alexander (_seculum, 9, Dissert._ 1 p. 390-397), dal Pagi (t. III, p. 418), dal Muratori (_Annali d'Italia_, t. VI. p. 339-352), dal Sigonio (_De regno Italiae_, l. IV, Opp. t. 2. p. 247-251), dallo Spanheim (_De ficta translatione imperii_), dal Giannone (t. 1. p. 395-405), da Saint Marc (_Abrégé chronologique_, t. 1. p. 438-450), dal Gaillard (_Hist. de Charlemagne._ t. II, p. 386-446). Questi moderni quasi tutti van soggetti a qualche pregiudizio religioso o nazionale.

[304] Mably (_Observ. sur l'Hist. de Franc._), Voltaire (_Hist. générale_), Robertson (_Hist. de Charles V._) e Montesquieu (_Esprit. des Lois,_ l. XXXI. c. 28) hanno profuso a Carlomagno gli elogi. Il Signor Gaillard pubblicò nel 1782 la storia di questo monarca (4. Vol. in 12), la quale mi fu assai profittevole, e ne ho usato liberamente. L'autore è giudizioso ed umano; la sua opera elegante ed accurata. Ho per altro esaminato anche i monumenti originali dei regni di Pipino e di Carlomagno nel quinto volume degli Storici di Francia.

[305] La visione di Veltin, composta da un monaco, undici anni dopo la morte di Carlomagno, lo mostra in purgatorio, ove un avvoltoio gli sta lacerando l'organo de' suoi peccaminosi piaceri, senza toccare le altre parti del suo corpo, emblemi delle sue virtù (V. Gaillard, t. II, p. 317-360.)

[306] Il matrimonio d'Eginardo con Emma, figlia di Carlomagno, è abbastanza confutato, per mio avviso, dal _probrum_ e dalla _suspicio_ rovesciate da lui su queste belle fanciulle, senza eccettuarne quella che se gli assegna per moglie (c. XIX, p. 98-100 _cum notis_ Schmincke); un marito avrebbe avuto un animo troppo forte se avesse adempiuto così esattamente i doveri d'uno storico.

[307] Oltre le strage e le trasmigrazioni, a cui furono assoggettati i popoli della Sassonia, decretò Carlomagno la pena di morte ai delitti seguenti: 1. Per chi ricusava il Battesimo; 2. per chi si dicesse battezzato col fine d'evitare il Battesimo; 3. per chi ricadeva nell'idolatria; 4. per chi uccideva un sacerdote o un vescovo; 5. per chi sagrificasse vittime umane; 6. per chi mangiasse carne in quaresima; ma tutti i delitti si espiavano col Battesimo o con una penitenza (Gaillard t. II, p. 241-247); e i Cristiani sassoni diveniano gli eguali e gli amici dei Francesi. (Struv., _Corpus Hist. germanicae_, p. 133).

[308] Il famoso Rutlando, Rolando, Orlando fu ucciso in quel fatto _cum compluribus aliis._ La verità s'incontra in Eginardo (c. 9. _Hist. de Charlemagne_ p. 51-56), e la favola in un supplimento ingegnoso del Signor Gaillard (t. III, p. 474). Van troppo superbi gli Spagnuoli d'una vittoria attribuita dai Monumenti storici ai Guasconi, e dai Romani ai Saracini.

[309] Schmidt, seguendo le migliori autorità, accenna i disordini interni e la tirannia del suo regno (_Hist. des Allemands._ t. II, p. 45-49).

[310] _Omnis homo ex sua proprietate legitimam decimam ad Ecclesiam conferat. Experimento enim didicimus, in anno, quo valida illa fames irrepsit, ebullire vacuas annonas a daemonibus devoratas, in voces exprobationis auditas._ Tal'è il decreto e l'asserzione del gran Concilio di Francoforte. (Canon. XXV. t. IX, p. 105) Selden (_Hist. of Tythes; Works_, vol. III, part. 2. p. 1146) e Montesquieu (_Esprit des Lois_, l. XXXI, c. 12) risguardano Carlomagno come il primo autore legale della decima. Da vero i proprietarii gliene hanno grandi obbligazioni!...

[311] Eginardo (c. 25, p. 119) asserisce a chiare note: _tentabat et scribere.... sed parum prospere successit labor praeposterus et sero inchoatus._ I moderni hanno pervertito e corretto il senso naturale di queste parole, e dal titolo solo della dissertazione del Signor Gaillard (t. III, p. 247-260) trapela la sua parzialità.

[312] V. Gaillard, t. III, p. 138-176, e Schmidt, t. II, p. 121-129.

[313] Il Signor Gaillard (t. III, p. 572) determina la statura di Carlomagno (V. la Dissertazione di Marquard Freher, _ad calcem_ Eginhard. p. 220 etc.) a cinque piedi, nove pollici di Francia, cioè a circa sei piedi, un pollice e un quarto, misura d'Inghilterra. I Romanzieri gli danno otto piedi, e a questo gigante attribuiscono un vigore e un appetito straordinario: con un sol colpo la sua buona spada, la _Giojosa_, divideva per mezzo un cavaliere col cavallo; mangiava in un sol pasto un'oca, due polli, un quarto d'agnello etc.

[314] V. un'opera concisa ma esatta ed originale del Signor d'Anville (_Etats formés en Europe après la chute de l'Empire rom. en Occident, Paris_, 1771, in-4.), con una carta che contiene tutto l'Impero di Carlomagno. Le varie parti sono illustrate, per la Francia dal Valois (_Notitia Galliarum_), per l'Italia dal Beretti (_Dissertatio chorographica_), e per la Spagna dal Marca (_Marca Hispanica_). Confesso di avere pochi materiali per la geografia del medio evo della Germania.

[315] Eginardo, dopo avere rapidamente narrato le guerre e i conquisti di Carlomagno (_Vit. Carol._ c. 5-14) ricapitola in poche parole (c. 15) le varie contrade sottomesse al suo Imperio. Struvio (_Corpus Hist. german._ p. 118-149), ha inserito nelle sue note i testi delle cronache antiche.