Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 09

Part 27

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[212] Come si raccoglie da questi fiori di rettorica Συνοδον παραμον και αθεον _Sinodo empio ed ateo_, si trattarono i Vescovi da τοις ματαιοφροσιν. Damasceno chiama questo Concilio ακυρος και αδεκτος, _non autorevole e non ammesso_. (_Opera_, t. I, p. 623) Fece Spanheim con pari ingegno e sincerità l'apologia del Concilio di Costantinopoli (p. 171, ee.); ne trasse i materiali dagli Atti del Concilio di Nicea (p. 1046, etc.) L'arguto Giovanni di Damasco, dice επισκωτους _tenebrosi_ in vece di επισκοπους _Vescovi_, e dà ai Vescovi il nome di κοιλιοδουλους schiavi del loro ventre, ec. (_Opera_, t. 1, p. 306.).

[213] _Tutto al più poteva dirsi, che la credenza, e la protezione de' sovrani hanno influito a dar coraggio ai Vescovi ortodossi nel sostenere e fissare le buone dottrine contro le false opinioni dei Vescovi eretici, e dei Conciliaboli; ma i Vescovi nei Concilii ortodossi, e generali, che appunto spiegavano, e fissavano i dogmi, furono liberi nelle loro decisioni. Se, per esempio nei quattro primi Concilii generali, che spiegarono, e fissarono i fondamenti dogmatici, vi assistettero gli Imperatori, o i loro ministri, e consiglieri, se vi furono ufficiali di Polizia e soldatesche, ciò fu solamente per tener il buon'ordine ed impedire i disordini delle contese._ (Nota di N. N.)

[214] Si accusa Costantino d'avere proscritto il titolo di Santo, d'aver chiamata la Vergine Maria madre di Gesù Cristo, d'averla paragonata, dopo il parto, ad una borsa vuota; si accusa di più d'arianismo, di nestorianismo, ec. Spanheim, che lo difende (c. 4, p. 207), è alquanto imbrogliato tra gl'interessi d'un protestante, e i doveri d'un teologo ortodosso.

[215] Il santo confessore Teofane approva il principio della loro ribellione θειω κινουμενοι ξηλο, _mossi da zelo divino_. (p. 339). Gregorio II (_in epist. 1, ad imp. Leon_, _Concil._, t. VIII, p. 661-664) applaudisce allo zelo delle donne di Bizanzio, che uccisero gli officiali dell'Imperatore.

[216] _I Greci ortodossi, cultori delle Immagini, avranno sperato d'ottenere qualche miracolo a loro favore nella battaglia contro l'armata dell'Imperatore Leone Iconoclasta; ma, i miracoli stanno nella mano di Dio, e se i Greci sostenitori delle Immagini non ne ottennero, il fuoco greco doveva avere il suo effetto di distruggere la loro flotta; e questo effetto non avrebbe avuto luogo se avessero ottenuto un miracolo._ (Nota di N. N.)

[217] _La violenza di Costantino Copronimo ha indotto la prudenza del Patriarca a preferire per il momento la dissimulazione ad uno zelo pericoloso, sperando di poter in circostanze più favorevoli spiegare il vero suo sentimento; e questo accorgimento politico non è da biasimarsi._ (Nota di N. N.)

[218] _Dovevasi dire fedeli al culto delle Immagini il quale, per la nota nostra alla pag. 248, nel vero senso non è superstizione; se poi i monaci ammassarono ricchezze, abusarono della loro influenza sugli animi, delle circostanze, e dell'ignoranza de' tempi, ciò è da disapprovarsi._ (Nota di N. N.)

[219] Giovanni o Mansur era nobile cristiano di Damasco, che avea una carica ragguardevole al servizio del Califfo. Il suo zelo nella causa delle Immagini l'espose al risentimento e alla perfidia dell'Imperatore greco; pel sospetto d'una rea corrispondenza, gli fu tagliata la mano destra restituitagli miracolosamente dalla Vergine. Cedette quindi la carica, distribuì le sue ricchezze, e andò a nascondersi nel monastero di San Saba, tra Gerusalemme e il mar Morto. Famosa è la Leggenda; ma il padre Lequien, dotto editore di lei, sgraziatamente provò, che S. Giovanni Damasceno era già monaco prima della controversia iconoclastica. (_Opera_, t. I, _vita S. Johannis Damascen._, p. 10-13. et _Notas ad loc._)

[220] Dopo aver mandato al diavolo Leone, fa parlare il suo erede το μιαρον αυτου γεννημα, και της κακιας αυτου κληρονος εν διπλω γενομενος, _scellerato germe di lui, divenuto erede doppiamente della sua malvagità._ (_Opera Damascen._ t. I, p. 625.) Se l'autenticità di questo pezzo è sospetta, siamo certi, che in altre opere, che non esistono più, Giovanni dà a Costantino i titoli di νεον Μωαμεθ, Χριστμαχον, μιςαγιον, _nuovo Maometto, avversario di Cristo, nimico dei Santi._ (t. I. p. 306).

[221] Spanheim (p. 235-238), che narra questa persecuzione secondo Teofane e Cedreno, dilettasi a paragonare il _draco_ di Leone coi _dragoni_ (_dracones_) di Luigi XIV, e si ricrea grandemente con questo scherzo di parole.

[222] Προγραμμα γαρ εξεπεμψε κατα πασαν εξαρχιαν ιων υπο της χειρος αυτος; παντας υπογραψαι και ομνυναι του αθετησαι την προσκουησιν των σεπτων εικονων. _Imperocchè mandò un avviso per tutto l'Esarcato che da lui dipendeva di dover tutti sottoscrivere e giurare che abiuravano l'adorazione delle occidentali Immagini._ (_Damascen., Op._, t. I, p. 625.) Non mi ricordo d'aver letto questo giuramento nè questa sottoscrizione in niuna raccolta moderna.

[223] _Se la sollevazione d'Italia contro il suo legittimo sovrano, cagionata dall'Iconoclastia, diede occasione, agli abitanti di Roma e delle vicine terre di darsi volontariamente a Gregorio II, e di considerarlo suo principe, onde quest'atto può riguardarsi il primo dei molti avvenimenti che determinarono ne' Papi potestà, e indi sovranità temporale, bisogna per altro aggiungere, e confessare, che lo stesso Gregorio II s'adoperò scrivendo ad Orso, Doge di Venezia, acciocchè l'Esarcato di Ravenna invaso dai Longobardi nel tempo della ribellione pel decreto dell'Imperatore Leone contro il culto delle Immagini rimanesse sotto il dominio dell'Imperatore stesso;_ Quia peccato faciente Ravennatum civitas quae caput est omnium a nec dicenda gente longobardorum capta est, et filius noster eximius D. Exarchus apud Venetias moratur (ut cognovimus) debeat Nobilitas tua ei adhaerere, et cum eo nostra vice pariter decertare, ut ad pristinum statum sanctae reipubblicae in Imperiali servitio ipsa revocetur Ravennatum civitas etc. Epistola Gregorj II. Labbe T. 8. p. 177 ad Ursum Ducem Venetiarum. _E la Repubblica di Venezia obbedendo al papa, potente in que' giorni anche nelle cose politiche, e civili, rimise con un'armata Paolo Esarca, per l'Imperatore, nel governo di Ravenna siccome ci documenta il Sigonio,_ Lectis litteris Veneti autoritatem Pontificis secuti Paulum summa ope adjuvandum decreverunt Sigonius de Regno Italiae, l. 3.

_Ed è vero ancora, che lo stesso Gregorio indi impedì, che gli Italiani eleggessero un nuovo Imperatore;_ omnis Italia consilium iniit ut eligeret Imperatorem, sed compescuit tale judicium Pontifex sperans conversionem Principis. Anes. Bibl. Vita Gregorii II. (Nota di N. N.)

[224] Και την Γωμην σ υν Ιταλια της βασιλειας αυτου απεστησε, _e separò dal suo regno con tutta l'Italia_, dice Teofane (_Chronograph._ p. 343). Gregorio è chiamato perciò da Cedreno ανηρ αποςολικος, _uomo apostolico_, (p. 550). Zonara specifica questo fulgore di αναθηματι συνοδικω, _scomunica Sinodico_ (t. II. l. XV, p. 104, 105). È da notare essere i Greci disposti a confondere i regni e le azioni dei due Gregorii.

[225] _Vedi_ Baronio (_Annal. ecclés._, A. D. 730, num. 4, 5): _dignum exemplum!_ (Bellarmin., _De rom. Pontifice_, l. V, c. 8.): _mulctavit eum parte imperii._ (Sigonius, _De regno Italiae_, l. III, _opera_, t. II, pag. 169.) Ma le opinioni in Italia sono cangiate a tale, che l'editore di Milano, Filippo Argelati, Bolognese e suddito del Papa, corregge Sigonio.

[226] _Quod si Christiani olim non deposuerunt Neronem aut Julianum; id fuit quia deerant vires temporales Christianis_ (così parla il virtuoso Bellarmino, _De rom. Pont._, l. V, c. 7.) Il Cardinale du Perron fa una distinzione che è più onorevole ai primi cristiani, ma che non dee piacere di più ai principi moderni. Distingue il _tradimento_ degli eretici e degli apostati, che mancano ai loro giuramenti, falsificano il marchio ricevuto, e rinunciano alla fedeltà che devono a Gesù Cristo e al suo Vicario (_Perroniana_, p. 89).

[227] Si può citare per esempio il circospetto Basnagio (_Hist. de l'Eglise_, p. 1350, 1351), e il veemente Spanheim (_Hist. imaginum_), che calcano con cent'altri le vestigia dei centuriatori di Magdeburgo.

[228] _Vedi_ Launoy (_Op._, t. V, part. II, _ep._ VII, 7, p. 456-474), Natalis Alexander (_Hist. novi Testam._, _secul._ 8, _Dissert._ 1, p. 92, 96), Pagi (_Critica_, t. III, p. 215, 216), e Giannone (_Istoria civ. di Napoli_, t. I, p. 317-320), discepolo della Chiesa gallicana. Nel campo delle controversie io compiango sempre la fazion moderata, che sta in mezzo ai combattenti, esposta al fuoco d'ambe le parti.

[229] Ricorrono a Paolo Warnefrido, o il Diacono (_De gestis Langobard._, l. VI, c. 49, p. 506, 507) _in script. Ital._, (Muratori, t. 1, part. 1), e all'Anastasio supposto (_De vit. pont._, in Muratori, t. III, part. I), a Gregorio II (p. 154), a Gregorio III (p. 158), a Zaccaria (p. 161), a Stefano II (p. 165), a Paolo (p. 172), a Stefano IV (p. 174), ad Adriano (p. 179), a Leone III (p. 175). Ma io noterò che il vero Anastasio (_Hist. eccles._, p. 134 edit. Reg.) e l'autore dell'_Historia miscella_ (l. XXI, p. 151, _in_ t. I. _script. Ital._), amendue scrittori del quinto secolo, traducono e approvano il testo greco di Teofane.

[230] Con qualche picciola differenza, i critici i più dotti, Luca Olstenio, Schelestrate, Ciampini, Bianchini, Muratori (_Prolegomena_, _ad_ t. III, parte I.), convengono, essere stato il _Liber pontificalis_ principiato e quindi continuato dai bibliotecarii e notai apostolici dei secoli ottavo e nono, e non essere che l'ultima parte (la meno ragguardevole) opera di Anastasio, il cui nome sta in fronte al libro. N'è barbaro lo stile, piena di parzialità la narrativa; son minutissimi i ragguagli; si dee però leggerla come un monumento curioso ed autentico del secolo di cui parliamo in questo luogo. L'Epistole dei Papi si trovano sparse nei volumi dei Concilii.

[231] Le due Epistole di Gregorio II furono conservate negli Atti del Concilio di Nicea (t. VIII, p. 651-674); van senza data: Baronio dà loro quella del 726; Muratori (_Annali d'Italia_, t. VI, p. 120) dice che furono scritte nel 729, e Pagi nel 730. Tal'è la forza delle prevenzioni che alcuni Papi scrittori lodarono il buon senso e la moderazione di queste lettere.

[232] Εικοσι τεσσαρα σταδια υποχωρησει ο Αρχιερευς Ρομης εις την χωραν της καμπανιας, και υπαγε διωξων. _Il Pontefice di Roma si ritrarrà per ventiquattro stadii nella provincia della Campania, e tu perseguiterai i venti._ (_Epist._ I, p. 664). Questa vicinanza dei Lombardi è molto indigesta. Camillo Pellegrini (_Dissert._ 4,_ De ducatu Beneventi_, nelle _Script. Ital._ t. V, p. 172, 173) conta con qualche apparenza di ragione i ventiquattro stadii, non da Roma, ma dai confini del ducato Romano, fino alla prima Fortezza dei Lombardi, ch'era forse Sora. Credo piuttosto, che Gregorio, secondo la pedanteria del suo secolo, impiegò il termine di _stadio_ in vece di quello di miglio, senza badare al vero valore della parola che usa.

[233] Ον αι πασαι βαριλειαι της δυρεως ως Θεον επιγειον εχουσι. _Cui tutti i regni d'Occidente risguardano come un Dio terreno._

[234] Απο ιης εσωτερου δυσεως του λεγομενου Σεπτετου. _Dall'Occidente estremo, denominato Septeto._ Sembra che il Papa facesse impressione sull'animo de' Greci ignoranti: visse, e morì nel palazzo di Laterano, e all'epoca del suo regno tutto l'Occidente aveva abbracciato il cristianesimo. Questo Septeto ignoto non potrebbe per avventura avere qualche conformità col Capo dell'Eptarchia sassone, come quell'Inn, re di Wessex, che nel pontificato di Gregorio II andò a Roma non per ricevere il Battesimo, ma come pellegrino? (Pagi, A. D. 689, num. 2; A. D. 726, num. 15).

[235] Trascriverò qui il passaggio ragguardevole e decisivo del _Liber pontificalis. Respiciens ergo pius vir profanam principis jussionem, jam contra imperatorem quasi contra_ HOSTEM _se armavit, renuens haeresim ejus, scribens ubique se cavere christianos eo quod orta fuisset, impietas talis._ IGITUR _permoti omnes Pentapolenses, atque Venetiarum exercitus contra imperatoris jussionem restituerunt: dicentes se nunquam in ejusdem pontificis condescendere necem, sed pro ejus magis defensione viriliter decertare_ (p. 156).

[236] Un _census_ o capitazione, dice Anastasio (p. 156), tassa crudele e ignota agli stessi Saracini, esclama lo zelante Maimbourg (_Histoire des Iconoclastes_, l. I), e Teofane (p. 344), che ricorda l'enumerazione dei maschi d'Israele, ordinata da Faraone. Questa forma di gabella era famigliare ai Saracini, e sgraziatamente per Maimbourg, Luigi XIV suo protettore la introdusse in Francia pochi anni dopo.

[237] V. il _Liber pontificalis_ d'Agnellus (nei _Scriptores rerum italicarum_ di Muratori, t. II part. I). Scorgesi in questo scrittore un color più carico di barbarismo, d'onde risulta, ch'erano i costumi di Ravenna un pò differenti da quelli di Roma. Gli siamo però debitori di alcuni fatti curiosi e particolari di quella città. Egli ci dà a conoscere i quartieri e le fazioni di Ravenna (p. 154), la vendetta di Giustiniano II (p. 160, 161) e la sconfitta dei Greci (p. 170, 171), etc.

[238] È chiaro, che i termini del decreto comprendeano Leone _si quis.... imaginum sacrarum.... destructor.... extiterit, sit extorris a corpore D. N. Jesu-Christi, vel totius Ecclesiae unitate._ Tocca ai Canonisti a decidere se basti il delitto per avere la scomunica, o se bisogna essere nominato nel decreto. E questa decisione interessa estremamente la sicurezza degli scomunicati, poichè l'oracolo (Gratien, _Caus._, 23, q. 5, c. 47, _apud_ Spanheim, _Hist. immag._ p. 112) dice: _homicidas non esse qui excommunicatos trucidant._

[239] _Compescuit tale consilium pontifex, sperans conversionem principis_ (Anastasio, p. 156). _Sed ne desisterent ab amore et fide R. J. admonebat._ (p. 157) Danno i Papi a Leone e a Costantino Copronimo i titoli d'_imperatores_ e di _domini_, accompagnati dallo strano epiteto di _piissimi._ Un celebre mosaico del palazzo di Laterano (A. D. 798) rappresenta Gesù Cristo che consegna le chiavi di San Pietro e lo stendardo a Costantino V. (Muratori, _Annali d'Italia_, t. VI; p. 337.)

[240] Indicai l'estensione del Ducato di Roma secondo le carte geografiche, e mi servii di queste carte secondo l'eccellente dissertazione del padre Beretti (_Chorographia Italiae medii aevi_, sect. 20, p. 216-232). Devo per altro notare, essere stato Viterbo fondato dai Lombardi (p. 211), e Terracina presa dai Greci.

[241] Si leggeranno con piacere nel Discorso preliminare della _République romaine_, opera del Signor di Beaufort, (t. I.) le particolarità concernenti all'estensione, alla popolazione etc. del Regno romano: non si accuserà quest'autore di troppa credenza pei primi secoli di Roma.

[242] _Non è superstizione, come dice sempre l'Autore, il culto delle Immagini bene inteso, e prestato secondo il sentimento della Chiesa. È poi vero che le controversie, le sollevazioni per cotal contrattato culto, produssero un nuovo governo in Roma, e diedero occasione alla sovranità dei Papi._ (N. di N. N.)

[243] _Quos (ROMANOS) non Langobardi scilicet, Saxones, Franci, Lotharingi, Bajoarii, Suevii, Burgundiones, tanto dedignamur ut inimicos nostros commoti, nihil aliud contumeliarum nisi Romani, dicamus: hoc solo, id est Romanorum nomine, quicquid ignobilitatis, quicquid timiditatis, quicquid avaritiae, quicquid luxuriae, quicquid mendacii, immo quicquid vitiorum est comprehendentes. (Luitprando, in legat. script. Ital._, t. II, p. 481). Minosse avrebbe potuto imporre a Catone o a Cicerone, in penitenza dei loro peccati, l'obbligo di leggere ogni giorno questo passaggio d'un Barbaro.

[244] _Pipino, Regi Francorum, omni senatus, atque universa populi generalitas a Deo servatae romanae urbis._ (_Codex Carolin._ _epist._ 36, _in script. Ital._, t. III, part. II, p. 160). I nomi di _senatus_ e di _senator_ non furono mai al tutto annichilati (_Dissert. chorograph._, p. 216, 217). Ma nell'età media essi non significarono nient'altro che _nobiles_, _optimates_, ec. (Ducange, _Gloss. latin._)

[245] _Vedi_ Muratori, _Antiq. Ital. medii aevi_, t. II. _Dissert._ 27, p. 548. Sopra una di quelle monete leggesi Hadrianus Papa (A. D. 772), sul rovescio, Vict. DDNN, colla parola CONOB, che il padre Ioubert (_Science des médailles_, t. II, p. 42) spiega per CONstantinopoli Officina B, (_secunda_).

[246] _Vedi_ la dissertazione di West sui Giuochi Olimpici (Pindaro, vol. 2, p. 32-36: ediz. in 12), e le giudiziose riflessioni di Polibio (t. I., l. IV, p. 466, ediz. di Gronov.)

[247] Sigonio (_De regno Ital._ l. III, _opera_, t. II, p. 173) mette in bocca a Gregorio un discorso al Re dei Lombardi, in cui v'ha l'audacia e il coraggio di quelli di Salustio e di Tito Livio.

[248] Due storici veneziani, Giovanni Sagorino (_Chron. Venet._ p. 13) e il doge Andrea Dandolo (_Script. rer. Ital._, t. XII, p. 135) conservarono quest'Epistola di Gregorio. Paolo Diacono (_De gest. Langobard._, l. VI, c. 49-54, _in script. Ital._ t. I, part. I, p. 506-508) fa menzione della perdita e della ripresa di Ravenna; ma non possono i nostri cronologisti Pagi e Muratori ec., accertare nè l'epoca di questo avvenimento, nè le circostanze che l'accompagnarono.

[249] Quest'incertezza è fondata sulle varie lezioni del manoscritto d'Anastasio: leggesi nell'una _deceperat_ e nell'altra _decerpserat_ (_Scriptor. Ital._, tom. III, part. I, p. 167).

[250] Il _Codex Carolinus_ è una raccolta di lettere dei Papi a Carlo Martello (ch'essi chiamarono _Subregulus_), a Pipino e a Carlomagno; giungono fino all'anno 791, epoca in cui l'ultimo di que' principi le unì insieme. Il manoscritto originale e autentico (_Bibliothecae Cubicularis_) è oggigiorno nella Biblioteca imperiale di Vienna, e fu pubblicato da Lambecio e da Muratori (_Script. rer. Ital._, t. III, part. II, 75. ec.)

[251] _Vedi_ questa lettera straordinaria nel _Codex Carolinus_, _epist._ 3, p. 92. I nemici dei Papi accusarono Stefano di superchieria e di bestemmia; era però intenzione di quel Pontefice più di persuadere che d'ingannare. Era questo metodo di far parlare i morti o gl'immortali familiare agli antichi oratori; ma bisogna confessare ch'esso fu impiegato in tale occasione colla rozzezza dell'epoca di cui parliamo.

[252] Trascurarono per altro questa precauzione quando si trattò del divorzio della figlia di Desiderio, ripudiata da Carlomagno, _sine aliquo crimine._ Il Papa Stefano IV erasi opposto con furore al matrimonio d'un nobile Franco, _cum perfida, horrida, nec dicenda, faetentissima natione Langobardorum_, alla quale attribuisce l'origine della lebbra (_Cod. Carol. epist._ 45, p. 178, 179). Un'altra ragione contro quel matrimonio era l'esistenza d'una prima moglie. (Muratori, _Ann. d'Ital._, t. VI, p. 232, 233-236, 237.) Ma Carlomagno si facea lecito la poligamia o il concubinato.

[253] _Vedi_ gli _Annali d'Italia_ del Muratori, t. VI, e le tre prime Dissertazioni delle sue _Antiquitat. Italiae medii aevi_, t. I.

[254] Oltre gli storici ordinarii, tre critici francesi, Launoy (_Opera_, t. V. part. II, l. VII, _epist._ 9. p. 477-487), Pagi (_Critica_, A. D. 751; num. 1-6; A. D. 752, num. 1-10) e Natalis Alexander (_Hist. Novi Testamenti, Dissertat._ 2; p. 96-107) trattarono dottamente, e con accuratezza questo soggetto del discacciamento di Childerico, ma dando un contorno ai fatti per salvare l'independenza della corona. Si trovarono però terribilmente angustiati dai passaggi che traggono da Eginardo, da Teofane e dagli antichi Annali _Laureshamenses, Fuldenses, Loisielani._

[255] _Non è maraviglia che in quei tempi d'ignoranza di tutte le cose, e di confusione di tutte le idee, un vasto campo si sia presentato ad alcuni Papi per estendere grandemente con molti disordini ed abusi il loro potere, e per trasformarlo a danno dei diritti dei re e dei governi, e tacendo le affievolite leggi, e le volontà, sieno in Europa, divenuti gli oracoli in ogni argomento civile, e politico; ma gli abusi non somministrano ragioni di offendere la religione._ (Nota di N. N.)

[256] Non fu assolutamente allora la prima volta che si usò l'unzione dei re d'Israele; se ne fece uso sopra un teatro meno cospicuo nel sesto e settimo secolo dai Vescovi della Brettagna e della Spagna. L'unzione reale di Costantinopoli fu presa ad imprestito dai Latini nell'ultima epoca dell'Impero. Costantino Manasse parla di quella di Carlomagno come d'una cerimonia straniera, giudaica e incomprensibile. _Vedi_ i _Titoli d'onore_ di Selden nelle sue opere, vol. 3, part. 1. p. 234-249.

[257] _Quantunque, a dir vero, gli Imperatori romani cristiani e cattolici del quarto, e quinto secolo, non sieno stati unti, non può chiamarsi superstiziosa la cerimonia dell'unzione, che, sebbene in origine ebraica, non fu o condannata, o tolta via dal cristianesimo, che riformando il giudaismo su d'esso essenzialmente si fondò; e poi cotal cerimonia serviva e serve a rendere specialmente per il volgo più rispettabili i sovrani, i quali lo sono grandemente per gli uomini ragionevoli, e fedeli, anche senza la cerimonia anzidetta._ (Nota di N. N.)

[258] _Vedi_ Eginardo, _in vita Caroli Magni_, c. 1, p. 9, ec. c. 3, p. 24. Childerico fu deposto, _jussu_, e la razza Carlovingia ristabilita sul trono, _auctoritate pontificis romani._ Launoy ed altri scrittori pretendono che quest'energiche parole sono suscettive d'un'interpretazione assai mite; sia pure; ma Eginardo conosceva bene il Mondo, la Corte e la lingua latina.

[259] _Vedi_ sul titolo e sui poteri di patrizio di Roma, Ducange (_Gloss. lat._, t. V, p. 148-151), Pagi (_Crit._, A. D. 740; num. 6-11), Muratori (_Annali d'Italia_, tom. VI, 308-329) e Saint-Marc (_Abrégé chronologique de l'Italie_, t. I, p. 379-382). Di tutti questi scrittori il Francescano Pagi è più disposto a ravvisare nel patrizio un luogotenente della Chiesa, anzi che dell'Impero.

[260] Possono i difensori del Papa rattemperare il significato simbolico della bandiera e delle chiavi; ma sembra che le parole _ad regnum dimisimus o direximus_ (_Codex Carol._ _epist._ I, t. III, part. II, p. 76) non ammettino nè palliativi nè sutterfugii. Nel manoscritto della Biblioteca di Vienna leggesi _rogum_, preghiera o supplica, in vece di _regnum_ (_Vedi_ Ducange), e questa rilevante correzione distrugge il titolo regio di Carlo Martello. (Catalani, nelle sue Prefazioni critiche degli _Annali d'Italia_, t. XVII, p. 95-99.)

[261] Leggesi nel _Liber pontificalis_, che contiene relazioni autentiche intorno a quel ricevimento: _Obviam illi ejus sanctitas dirigens venerabiles cruces, id est signa; sicut mos est ad exarchum aut patricium suscipiendum, eum cum ingenti honore suscipi fecit_ (t. III, part. I., p. 185).

[262] Paolo Diacono, che scrisse prima dell'epoca in cui assunse Carlomagno il titolo d'Imperatore, parla di Roma come d'una città suddita di questo principe. _Vestrae civitates_ (ad Pompeium Festum) _suis addidit sceptris (De Metensis Ecclesiae episcopis)._ Alcune medaglie carlovingie coniate a Roma, guidarono Le Blanc in una dissertazione elaborata, ma molto parziale, risguardante l'autorità che aveano i Re di Francia su Roma, in qualità di patrizii e d'Imperatori. (Amsterdam, 1692, in 4.)

[263] Mosheim (_Instit. Hist. eccl._, p. 263) esamina questa donazione con pari saggezza e buona fede. L'Atto originale non è mai stato prodotto; ma il _Liber pontificalis_ descrive questo bel presente (p. 171), e il _Codex Carolinus_ lo suppone. Sono queste due Opere monumenti contemporanei, ed è l'ultimo ancor più autentico, perchè fu conservato nella Biblioteca dell'Imperatore, e non in quella del Papa.

[264] Tra le pretensioni esorbitanti e le concessioni assai limitate dell'interesse e del pregiudizio, di cui non è esente lo stesso Muratori (_Antiquitat._, t. I, p. 65-68), nel determinare i confini dell'Esarcato e della Pentapoli presi a guida la _Dissert. chorograph. Italiae medii aevi_, t. X, p. 160-180.