Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 08

Part 12

Chapter 123,726 wordsPublic domain

[111] Procopio, l. III c. 12. L'anima di un eroe è profondamente impressa in questa lettera, nè possiamo noi confondere tali atti genuini ed originali insieme con le elaborate e spesso vuote concioni degli storici Bizantini.

[112] Procopio non dissimula l'avarizia di Bessa (l. III c. 17, 20). Questi espiò la perdita di Roma con la gloriosa conquista di Petra (_Goth._ l. IV c. 12): ma gli stessi vizj lo seguitarono dal Tevere al Fasi (c. 13); e l'istorico narra con egual verità i meriti e i difetti del suo carattere. Il castigo che l'autore del romanzo di Belisario ha inflitto all'oppressore di Roma è più conforme alla giustizia che all'istoria.

[113] Durante il lungo esilio di Vigilio, e dopo la sua morte, la chiesa romana fu governata dall'arcidiacono, indi Papa (A. C. 555) Pelagio, il quale fu creduto non innocente dei mali sofferti dal suo predecessore. Vedi le vite originali dei Papi sotto il nome di Anastasio (Muratori, _Script. rer. italicarum_, tom. III P. 1 p. 130, 131. il quale narra varj curiosi accidenti degli assedj di Roma e delle guerre d'Italia).

[114] Il monte Gargano, ora monte S. Angelo, nel regno di Napoli, si prolunga trecento stadj nel mare adriatico (Strab. l. VI p. 436), e nei secoli tenebrosi fu illustrato dall'apparizione, dai miracoli e dalla chiesa di S. Michele Arcangelo. Orazio, nativo di Apulia o Lucania, avea veduto le querce e gli olmi del Gargano, sbattuti e muggenti per la forza del vento settentrionale che soffiava su quell'alta costa (Carm. II, 9. Epist. II, I, 201).

[115] Non posso determinare esattamente la posizione di questo campo di Annibale; ma gli alloggiamenti Punici stettero lungo tempo e spesso nelle vicinanze di Arpi (Tito Livio, XXII, 9, 12; XXIV, 3, ecc.).

[116] _Totila..... Romani ingreditur..... ac evertit muros, domos aliquantas igni comburens, ac omnes Romanorum res in praedam accepit, hos ipsos Romanos in Campaniam captivos abduxit. Post quam devastationem, XL aut amplius dies, Roma fuit ita desolata, ut nemo ibi hominum, nisi_ (nullae?) _bestiae morarentur_ (Marcellin. _in Chron._ p. 54).

[117] I Triboli sono ferri con quattro punte, una delle quali si pianta in terra, e le tre altre sorgono verticali od oblique (Procopio, Got. l. III c. 24. Giusto Lipsio, Poliorcete, l. V c. 3). La metafora è tolta dai triboli, pianta che produce frutti spinosi, comune in Italia (Martino, _ad Virgil. Georg._ I, 153, vol. II p. 33).

[118] Ruscia, il _Navale Thuriorum_, fu trasferita in distanza di sessanta stadj a Ruscianum, Rossano, arcivescovato senza suffraganei. La repubblica di Sibari è ora una terra del duca di Corigliano (Riedesel, viaggi nella Magna Grecia e nella Sicilia, p. 166-171).

[119] Questa cospirazione vien riferita da Procopio (_Goth._, l. III c. 31, 32) con tal ingenuità e candore, che la libertà degli Aneddoti non gli porge più nulla da aggiungere.

[120] Gli onori di Belisario sono con piacere rammemorati dal suo segretario (Procopio, _Goth._ l. III c. 35; l. IV c. 21). Il titolo di Στρατηγος è mal tradotto, almeno in questa occasione, col _praefectus praetorio_; e trattandosi di una carica militare, sarebbe meglio dire _magister militum_ (Ducange, _Gloss. Graec._ p. 1458, 1459).

[121] Alemanno (_ad Hist. Arcan._ p. 68), Ducange (_Familiae Byzant._ p. 98) ed Eineccio (_Hist. juris civilis_, p. 434) rappresentano tutti tre Anastasio come figlio della figlia di Teodora; e l'opinione loro saldamente si appoggia sulla chiarissima testimonianza di Procopio (Aneddoti, c. 4, 5, θυγατριδω, due volte ripetuto). Tuttavia io farò notare, 1. che nell'anno 547, Teodora poteva difficilmente avere un nipote giunto alla pubertà; 2. che noi siamo affatto al bujo di questa figlia e del suo marito; 3. che Teodora nascondeva i suoi bastardi, e che il suo nipote dal lato di Giustiniano sarebbe stato l'erede presuntivo dell'Impero.

[122] Gli αμαρτηματα, od errori dell'eroe in Italia e dopo il suo ritorno, sono manifestati απαρακαλυωτως, e più probabilmente ingrossati dall'autore degli Aneddoti (c. 4, 5). I disegni di Antonina erano favoriti dalla fluttuante giurisprudenza di Giustiniano: sopra la legge del matrimonio e del divorzio quest'Imperatore era _trocho versatilior_ (Eineccio, _Elem. juris civilis ad ordinem Pandect._ P. IV n. 233).

[123] I Romani erano tuttora affezionati ai monumenti dei loro maggiori; e secondo Procopio (Got. l. IV c. 22) la galera di Enea, di un solo ordine di remi, larga 25 piedi, e lunga 120, conservavasi intera nel _Navalia_ presso il Monte Testaceo, ai piedi dell'Aventino (Nardini, Roma antica, l. VII c. 9 p. 466. Donato, Roma antica, l. IV c. 13 p. 334). Ma tutti gli autori antichi nulla dicono di questa reliquia.

[124] In que' mari, Procopio cercò invano l'isola di Calipso. In Feacea o Corcira, gli fu mostrata la nave impietrita di Ulisse (_Odyss._ XIII, 163); ma egli trovò che era una fabbrica recente, composta di molte pietre, e dedicata da un mercatante a Giove Cassio (l. IV c. 22). Eustazio aveva supposto che fosse la fantastica rassomiglianza di una rupe.

[125] Il Danville (_Mem. de l'Acad._ tom. XXXII p. 513-528) illustra il golfo di Ambracia; ma non può determinare la situazione di Dodona. Un paese che giace in vista della Italia è men conosciuto che i deserti dell'America.

[126] Vedi gli atti di Germano nell'istoria pubblica (Vandal. l. II c. 16, 17, 18. Got. l. III c. 31, 32) e nell'istoria segreta (Aneddoti, c. 5); e quelli di suo figlio Giustino, in Agatia (l. IV p. 130, 131). Non ostante un'espressione ambigua di Giornande, _fratri suo_, Alemanno ha trovato che egli era figlio del fratello dell'Imperatore.

[127] _Conjuncta Aniciorum gens cum Amala stirpe, spem adhuc utriusque generis promittit_ (Giornande, c. 60 p. 703). Egli scrisse in Ravenna prima della morte di Totila.

[128] Il terzo libro di Procopio termina colla morte di Germano (_Add._ l. IV c. 23, 24, 25, 26).

[129] Procopio riferisce tutta la serie di questa seconda guerra gotica e della vittoria di Narsete (l. IV c. 21, 26-35). Splendido quadro! Fra i sei argomenti di poema epico che il Tasso volgeva in mente, egli esitava tra la conquista d'Italia fatta da Belisario e quella fatta da Narsete (Hayley's Works, vol. IV p. 70).

[130] Ignota è la patria di Narsete, poichè non si dee confonderlo col Persarmeno. Procopio gli dà il nome di (Got. l. II c. 13) Βασιλικων χρηματων ταμιας, Paolo Varnefrido (l. II c. 3 p. 776) lo chiama Chartularius: Marcellino aggiunge il titolo di _Cubicularius_. In un'iscrizione sul ponte Salario egli vien chiamato _Ex-Consul_, _Ex-Praepositus_, _Cubiculi Patricius_ (Mascou, Storia dei Germani, l. XIII c. 25). La legge di Teodosio contro gli eunuchi era caduta in disuso o abolita (annot. XX). Ma la sciocca profezia dei Romani sussisteva in tutto il vigore (Procop. l. IV c. 21).

[131] Il Lombardo Paolo Varnefrido racconta con compiacenza i soccorsi, i servigi e l'onorevol congedo de' suoi paesani. _Reipublicae Romanae adversus aemulos adjutores fuerant_ (l. II c. 1 p. 774, ediz. Grot.). Mi fa stupore che Alboino, guerriero lor re, non conducesse in persona i suoi sudditi.

[132] Egli fu, se non un impostore, il figlio del cieco Zame, salvato per compassione ed allevato nella Corte di Bisanzio pei differenti motivi di politica, di generosità e di orgoglio (Procop. _Persic._ l. I c. 23).

[133] Al tempo di Augusto e nel medio evo, tutto il territorio che si stende da Aquileja a Ravenna era coperto di boschi, di laghi e di paludi. L'uomo ha vinto la natura, e si coltivò la terra dopo che cacciate od imprigionate ne furon le acque. Vedi le erudite ricerche del Muratori (_Antiquitat. Italiae Medii aevi_, tom. I, dissert. XXI p. 253, 254) tratte da Vitruvio, Strabone, Erodiano, dai vecchi diplomi, e dalla cognizione de' luoghi.

[134] La via Flaminia, secondo le correzioni del Danville, fatte dietro gl'itinerari e le migliori carte moderne (_Analyse de l'Italie_, p. 147-162), può determinarsi nel modo che segue: da Roma a Narni, 51 miglia romani; a Terni, 57; a Spoleto, 75; a Foligno, 88; a Nocera, 103; a Cagli, 142; ad Intercisa, 157; a Fossombrone, 160; a Fano, 176; a Pesaro, 184; a Rimini, 208; circa 189 miglia inglesi. Egli non parla della morte di Totila; ma Vesselingio (Itinerar. p. 614) in luogo del campo di Tagina mette l'incognito nome di Ptanias in distanza di otto miglia da Nocera.

[135] Tagina, o veramente Tadina, vien ricordata da Plinio; ma la sede vescovile di questa oscura città, posta nella pianura distante un miglio da Gualdo, fu riunita nel 1007 a quella di Nocera. Si conservano i segni dell'antichità nei nomi dei luoghi, come Fossato (il campo), Capraja (Caprea), Bastia (_Busta gallorum_). Vedi Cluverio (_Italia antiqua_, l. II c. 6 p. 615, 616, 617), Luca Olstenio (_Adnot. ad_ Cluver. p. 85, 86), Guazzesi (dissert. p. 177-217, che di ciò tratta _ex professo_), e le carte dello Stato ecclesiastico pubblicate da Le Maire, e Magini.

[136] Avvenne questa battaglia nell'anno di Roma 458, ed il Console Decio, col sacrificare la propria vita, assicurò il trionfo della sua patria e del suo collega Fabio (Tito Livio, X, 28, 29). Procopio ascrive a Camillo la vittoria di _Busta Gallorum_; ed il suo errore vien impugnato da Cluverio col nazionale rimprovero di _Graecorum nugamenta_.

[137] Teofane, _Chron._ p. 193. _Hist. Miscell._ l. XVI p. 108.

[138] Evagrio, l. IV c. 24. L'inspirazione della Vergine rivelò a Narsete il giorno e la parola d'ordine della battaglia. (Paolo Diacono, l. II c. 3 p. 776).

[139] Επι τουτου βασιλευοντος το πεμπτον εαλω. (_Regnando lui presa cinque volte_). Nell'anno 536 da Belisario, nel 546 da Totila, nel 547 da Belisario, nel 549 da Totila, e nel 552 da Narsete. Maltrate si è apposto male traducendo _sextum_; errore che egli ritratta in appresso: ma il male era fatto; e Cousin, con una mano di lettori francesi e latini, era caduto nell'inganno.

[140] Si paragonino due passi di Procopio (l. III c. 26; l. IV c. 24), i quali, aggiungendovi qualche lume tolto di Marcellino e da Giornande, illustrano lo stato del Senato spirante.

[141] Vedi, nell'esempio di Prusia, come trovasi nei frammenti di Polibio (_excert. legat._ XCVII p. 927, 928) un curioso ritratto di uno schiavo regale.

[142] Il Δρακων di Procopio (_Goth._ l. IV c. 35) è manifestamente il Sarno. Cluverio ne accusa od altera con violenza il testo (l. IV c. 3 p. 1156); ma Camillo Pellegrini di Napoli (Discorsi sopra la Campania Felice, p. 330, 331) ha provato con antichi documenti che sia dall'anno 822 quel fiume chiamavasi il Dracontio, o Draconcello.

[143] Galeno (_De Method. Medendi_, l. V _apud_ Cluver. l. IV c. 3 p. 1159, 1160) descrive il sito elevato, l'aria pura ed il prezioso latte del monte Lattario, i cui benefici effetti erano egualmente conosciuti e ricercati al tempo di Simmaco (l. VI epist. 18) e di Cassiodoro (Var. XI, 10). Nulla or ne rimane, tranne il nome della città di Lettere.

[144] Il Buat (tom. XI p. 2 ec.) fa passare in Baviera, suo prediletto paese, questo avanzo di Goti, i quali da altri vengono sepolti nei monti di Uri, o restituiti alla natia lor isola di Godlanda (Mascou, annot. XXI).

[145] Io lascio che Scaligero (_Animadvers._ _in_ Euseb. p. 59) e Salmasio (_Exercitat. Plinian._ p. 51, 52) contendano fra loro intorno all'origine di Cuma, la più antica delle colonie greche in Italia (Strab. l. V p. 372. Vellejo Patercolo, l. I c. 4), già quasi deserta al tempo di Giovenale (Satir. III), ed ora in rovina.

[146] Agatia (l. I c. 21) mette la grotta della Sibilla sotto le mura di Cuma; egli in ciò si accorda con Servio (_ad_ l. VI _Aeneid._); nè io scorgo perchè l'opinione loro sia rigettata da Heyne, eccellente editore di Virgilio (tom. II p. 650, 651). _In urbe media secreta religio!_ Ma Cuma non era ancor fabbricata; ed i versi di Virgilio (l. VI 96, 97) diverrebbero ridicoli, se Enea si trovasse in una città greca.

[147] Avvi qualche difficoltà nel connettere il capitolo 35. del libro IV della guerra Gotica di Procopio insieme col libro primo dell'istoria di Agatia. Ci è forza ora lasciare uno statista ed un soldato per seguire i passi di un poeta e di un retore (l. I p. 11; l. II p. 51, ediz. Louvre).

[148] Tra le favolose imprese di Buccellino si trova che egli sconfisse ed uccise Belisario, soggiogò l'Italia e la Sicilia, ec. Vedi, negli Storici di Francia, Gregorio di Tours (tom. II l. III c. 32 p. 203) ed Aimoino (tom. III l. II. _De Gestis Francorum_, c. 23 p. 59).

[149] Agatia parla della loro superstizione con filosofico stile (l. I p. 18). A Zug, nella Svizzera, l'idolatria dominava ancora nell'anno 613. San Colombano e San Gallo furono gli apostoli di quel selvaggio paese; e quest'ultimo fondò un romitorio, che, crescendo, divenne un principato ecclesiastico ed una città popolosa, sede della libertà e del commercio.

[150] Vedi la morte di Lotario in Agatia (l. II p. 38) ed in Paolo Varnefrido, soprannominato il Diacono (l. II c. 3 p. 775). I Greci lo fanno divenir frenetico e mangiarsi la propria carne. Egli avea saccheggiato le chiese.

[151] Il P. Daniele (_Hist. de la Milice françoise_, t. I p. 17-21) ha fatto di questa battaglia una descrizione a capriccio, alquanto nel genere del cavaliere Folard, l'editore una volta famoso di Polibio, il quale accomodava, a norma delle sue abitudini ed opinioni, tutte le operazioni militari dell'Antichità.

[152] Agatia (l. II p. 47) riferisce un epigramma greco di sei versi sopra questa vittoria di Narsete, che favorevolmente vien paragonata alla battaglia di Maratona e di Platea. La differenza principale, a dire il vero, sta nelle conseguenze loro: — così triviali nel primo caso — così durevoli e gloriose nel secondo.

[153] In cambio del Beroi e del Brincas di Teofane o del suo copista (p. 201) si dee leggere ed intendere Verona e Brixia.

[154] Ελιπετο γαρ οιμαι, αυτοις υπο αβελτελτεριας τας ασπιδας τυχον και τα κρανη αμφορεως οινου βαρβιτου αποδοσθαι. «Rimanea solo, io penso, alla loro stoltezza, il contrattare scudi e cimieri con fiaschi di vino, e con chitarre». (Agatia, l. II p. 48) Nella prima scena del Riccardo III, Shakespeare ha bellamente amplificato questa idea di cui probabilmente non andava obbligato all'istorico Bizantino.

[155] Il Maffei ha provato (Verona illustrata, P. I l. X p. 257, 289), contro l'opinione comune, che i Duchi d'Italia furono instituiti avanti la conquista dei Lombardi dallo stesso Narsete. Nella Sanzione Prammatica (n. 23), Giustiniano ristringe gli _iudices militares_.

[156] Vedi Paolo Diacono, l. III c. 2 p. 776. Menandro (_in Excepta Legat_. p. 133) ricorda alcune sollevazioni in Italia, eccitate dai Franchi; e Teofane (p. 201) fa cenno di qualche ribellione dei Goti.

[157] La Sanzione Prammatica di Giustiniano, la quale stabilisce e regola lo stato civile dell'Italia, è composta di 27 articoli: e porta la data de' 15 agosto anno 554. Essa è indirizzata a Narsete, V. J. _Praepositus Sacri Cubiculi_, e ad Antioco, _Praefectus Praetorio Italiae_; e ci fu conservata da Giuliano Antecessore: trovasi nel _Corpus Juris Civilis_, dopo le Novelle e gli Editti di Giustiniano, di Giustino e di Tiberio.

[158] Un numero più grande ancora perì di fame nelle province meridionali, senza comprendervi (εκτος) il golfo Jonico. Le ghiande tenevano il luogo del pane. Procopio ha veduto un orfanello abbandonato, cui una capra allattava. Diciassette passaggieri furono alloggiati, trucidati e mangiati da due donne, le quali un diciottesimo viaggiatore discoperse ed uccise, ec.

[159] _Quinta Regio Piceni est; quondam, uberrimae multitudinis CCCLX millia Picentium in fidem P. R. venere_ (Plin. Hist, Nat. III, 18). Al tempo di Vespasiano, questa antica popolazione era già diminuita.

[160] Forse quindici o sedici milioni. Procopio (Aneddoti, c. 18) fa il conto che l'Affrica perdè cinque milioni, che l'Italia era tre volte più estesa, e che la spopolazione fu proporzionatamente più grande. Ma questi computi sono esagerati dalla passione, ed annebbiati dall'incertezza.

[161] La satira che fa Procopio (Aneddoti, c. 24. Alemanno, p. 101 e 103) di queste scuole militari, vien confermata ed illustrata da Agatia (l. V p. 159), che non si può rigettare come testimonio nemico.

[162] La distanza da Costantinopoli a Melanzia, _Villa Caesariana_ (Ammiano Marcell. XXX, 2), viene variamente fissata da 102 a 140 stadj (Suida, f. II p. 522, 523. Agatia, l. V p. 158), ovvero da diciotto a diciannove miglia (_Itineraria_, p. 138, 230, 323, 332, ed Osservazioni di Vesselingio). Le prime dodici miglia sino a Reggio furono fatte selciare da Giustiniano, il quale edificò un ponte sopra una palude o un gorgo che trovasi tra un lago ed il mare (Procop. _de Edif._ l. IV c. 8).

[163] L'Atyras (Pompon. Mela, l. II c. 2 p. 169, ed. Voss.). All'imboccatura del fiume, Giustiniano fortificò una città o rocca dello stesso nome (Procop. _de Aedif._ l. IV c. 2. _Itin._ p. 570 e Vesselingio).

[164] La guerra contro i Bulgari, e l'ultima vittoria di Belisario sono imperfettamente descritte nella prolissa declamazione di Agatia (l. V p. 154-174) e nell'arida cronaca di Teofane (p. 197, 198).

[165] Ινδους. Non si può ben credere che fossero veri Indiani; e gli Etiopi, alle volte conosciuti sotto quel nome, non vennero mai usati dagli antichi in qualità di guardie o seguaci: essi formavano il frivolo, benchè costoso oggetto del lusso femminile e regale (Terenzio, Eunuco, atto I, scena II. Svetonio, _in August._ c. 83, con una buona nota di Casaubono _in Caligula_, c. 57).

[166] Procopio fa menzione di Sergio (_Vandal._ l. II c. 21, 22. Aneddoti, c. 5) e di Marcello (Got. l. III c. 32). Vedi Teofane, p. 197, 201.

[167] Alemanno (p. 3) cita un antico codice Bizantino, che fu inserito nell'_Imperium Orientale_ del Banduri.

[168] Il genuino ed originale rapporto della disgrazia e del risorgimento di Belisario si rinviene nel frammento di Giovanni Malala (t. II p. 234-243) e nell'esatta Cronaca di Teofane (p. 194-204). Cedreno (_Compendium_, p. 387, 388) e Zonara (t. II l. XIV p. 69) sembrano esitare tra la verità invecchiata e la menzogna che prendeva vigore.

[169] L'origine di questa favoletta par venire da un'opera miscellanea del duodecimo secolo, le _Chiliadi_, di Giovanni Tzetze Monaco (Basilea 1546, _ad calcem Lycophront. Colon. Allobrog._ 1614, _in Corp. poet. graec._). Egli racconta la cecità e la mendicità di Belisario in dieci versi popolari o _politici_ (_Chiliad._ III n. 88, 339-348, _in Corp. poet. graec._ t. II p. 311).

Εκπωμα ξυλινον κρατων εβοα τω μιλιω Βελισαριω οβολον δοτε τω στρατηλατη Οκ τυχη μεν εδοξασεν, αποτυφλοι δο φθονος.

«Tenendo in mano una coppa di legno, gridava al popolo: date un obolo a Belisario Generale, glorificato già dalla sorte, poi dall'invidia accecato».

Questa morale o romanzesca novella fu portata in Italia insieme con la lingua ed i codici della Grecia; e quivi fu ripetuta avanti il fine del secolo XV da Crinito, da Pontano e da Volaterrano; impugnata da Alciato, per onor della giurisprudenza; e difesa dal Baronio (A. D. 561 n. 2 ec.) per onor della Chiesa. Non pertanto lo stesso Tzetze aveva letto in _altre_ cronache che Belisario non perdette la vista, e che ricuperò la sua riputazione ed i suoi beni.

[170] La statua che trovasi nella villa Borghese a Roma, seduta e colla mano stesa a chiedere, che volgarmente si attribuisce a Belisario, può con più dignità attribuirsi ad Augusto in atto di farsi Nemesi propizia (Winkelman, _Hist. de l'Art_, t. III p. 266). _Ex nocturno visu etiam stipem, quotannis, die certo, emendicabat a populo, cavam manum asses porrigentibus praebens_ (Suet. _in August._ c. 91, con un'eccellente nota di Casaubono).

[171] La penna di Tacito punge sottilmente il _Rubor_ di Domiziano (_in Vit. Agricol._ c. 45). Plinio il giovane (Paneg. c. 48) e Svetonio (_in Dom._ c. 18) e Casaub. (_ad loc._), ne fanno cenno essi pure. Procopio (Aneddoti, c. 8) stoltamente crede che _un solo_ busto di Domiziano fosse pervenuto sino al sesto secolo.

[172] Gli studj e la scienza di Giustiniano si chiariscono più dalla confessione (Aneddoti, c. 8, 13) che dalle lodi (Got. l. III c. 31, _de Aedif._ l. I. Proem. c. 7) di Procopio. Si consulti il copioso indice di Alemanno, e si legga la vita di Giustiniano scritta da Ludewig (p. 135-142).

[173] Vedi nella C. P. _Christiana_ del Ducange (l. I c. 24 n. 1) una sequela di testimonianze originali da Procopio nel VI secolo sino a Gillio nel XVI.

[174] La prima cometa vien rammentata da Giovanni Malala (t. II p. 190, 219) e da Teofane (p. 154); la seconda da Procopio (_Persic._ l. II c. 4). Tuttavia io sospetto fortemente l'identità loro. Il pallore del sole (Vandal. l. II c. 14) viene applicato da Teofane (p. 158) ad un anno differente.

[175] Seneca, nell'ottavo libro delle Questioni Naturali, trattando della teoria delle comete, fa prova di filosofica mente. Però non dobbiamo troppo bonariamente confondere una predizione vaga, un _veniet tempus_, col merito delle scoperte reali.

[176] Gli Astronomi possono studiare Newton ed Halley. Io traggo l'umile mia dottrina dall'articolo _Cometa_, nell'Enciclopedia Francese del sig. d'Alembert.

[177] Whiston, l'onesto, il pio, il visionario Whiston, ha immaginato, per l'era del diluvio di Noè (2242 anni A. C.), un'apparizione anteriore della stessa cometa, la quale annegò la terra colla sua coda.

[178] Una Dissertazione di Freret (_Mém. de l'Acad. des inscript._ t. X p. 357-377) presenta un felice aggregato di filosofia e di erudizione. Il fenomeno del tempo di Ogige fu salvato dell'obblio da Varrone _ap. August. de civitate Dei_, XXI, 8, il quale cita Castore, Dione di Napoli, ed Adrasto di Cizico, _nobiles mathematici_. I mitologi greci ed i libri aprocrifi dei versi sibillini ci hanno trasmesso la memoria dei due periodi susseguenti.

[179] Plinio (_Hist. Nat._ II, 23) ha trascritto i registri originali di Augusto. Il Mairan, nelle ingegnosissime sue lettere al P. Parennin, missionario alla China, trasporta i giuochi e la cometa del settembre, dall'anno 44 all'anno 43 avanti l'era Cristiana; ma io non mi do interamente per vinto dalla critica dell'Astronomo (Opuscoli, p. 275-351).

[180] Quest'ultima cometa si fece vedere nel dicembre del 1680. Bayle il quale pose mano ai suoi _Pensieri sulle comete_ nel gennajo del 1681 (Opere, t. III), fu obbligato a servirsi di questo argomento, che una cometa soprannaturale avrebbe confermato gli antichi nella loro idolatria. Bernoulli (Vedi il suo Elogio in Fontenelle, t. V p. 99) diceva che la testa della cometa non è un segno straordinario dello sdegno celeste, ma che la coda può esserne uno.

[181] Il Paradiso Perduto uscì in luce nell'anno 1667; ed i famosi versi (l. II, 708 ec.) che sbigottirono il censore possono alludere alla recente cometa del 1664 osservata da Cassini a Roma in presenza della regina Cristina (Fontenelle, Elogio di Cassini, l. V p. 338). Aveva forse Carlo II lasciato sfuggire qualche segno di curiosità o di spavento?

[182] Intorno alla cagione dei terremoti, vedi Buffon (t. I p. 502-536, _Supplément à l'Histoire Naturelle_, t. V p. 382-399, ediz. in 4), Valmont di Bomare (_Diction. d'Histoire Naturelle, Tremblemens de Terre, Pyrites_), Watson (_Chemical essays_, t. I p. 181-209).

[183] I tremuoti che scossero il Mondo romano nel regno di Giustiniano sono descritti o rammentati da Procopio (Got. l. IV c. 25. Aneddoti, c. 18), da Agatia (l. II p. 52, 53, 54; l. V p. 145-152), da Giovanni Malala (Chronaca, t. II p. 140-146, 176, 177, 183, 193, 220, 229, 231, 233, 234), e da Teofane (p. 151, 183, 189, 191-196).

[184] Altura scoscesa, Capo perpendicolare tra Arado e Botri, detto dai Greci θεων προσωπον, e ευπροσωπον, o λιθοπροσωπον dagli scrupolosi Cristiani (Polib. l. V p. 411. Pompon. Mela, l. I c. 12 p. 87, _cum Isaac Voss. observat_. Maundrell, Journey, p. 32, 33. Pocock, descript. vol. II p. 93).