Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07
Part 7
Fino all'età di trent'anni, Clodoveo continuò a venerare gli Dei de' suoi maggiori[165]. La sua incredulità, o piuttosto non curanza del Cristianesimo poteva incoraggirlo forse a predare con minor rimorso le chiese d'un paese nemico: ma i suoi sudditi della Gallia godevano l'esercizio libero del Culto religioso; ed i Vescovi mettevano speranza maggiore in un idolatra, che negli eretici. Il Principe Merovingico aveva contratto fortunatamente matrimonio con la bella Clotilde, nipote del Re di Borgogna, che in mezzo ad una Corte Arriana era stata educata nella professione della Fede Cattolica. Era interesse non meno che dovere di lei il compire la conversione[166] d'un marito Pagano, e Clodoveo, senz'accorgersene, diede orecchio alla voce dell'amore e della Religione. Egli acconsentì (ed era forse preventivamente stato convenuto di ciò) al battesimo del suo maggior figlio, e quantunque la repentina morte del fanciullo eccitasse qualche superstizioso timore, fu persuaso per la seconda volta a ripetere quel pericoloso esperimento. Nelle angustie della battaglia di Tolbiac, Clodoveo altamente invocò il Dio di Clotilde e de' Cristiani; e la vittoria lo dispose ad ascoltare con rispettosa gratitudine l'eloquente[167] Remigio[168] Vescovo di Reims, che dimostrò con forza i temporali e spirituali vantaggi della sua conversione. Il Re si dichiarò persuaso della verità della Fede Cattolica; e le ragioni politiche, le quali avrebbero potuto farne sospendere la pubblica professione, furon tolte di mezzo dalle devote o fedeli acclamazioni de' Franchi, che si dimostrarono ugualmente disposti a seguire l'eroico lor capitano, sì al campo di battaglia, che al fonte battesimale. Quest'importante ceremonia fu eseguita nella Cattedrale di Reims con ogni circostanza e solennità che poteva imprimere un rispettoso sentimento di religione nelle menti de' suoi rozzi proseliti[169]. Il nuovo Costantino fu immediatamente battezzato, insieme con tremila guerrieri, suoi sudditi: e fu imitato l'esempio loro dal resto de' _Barbari ingentiliti_, i quali in obbedienza al vittorioso Prelato, adoraron la Croce, ch'essi avevano già bruciato, e bruciarono gli idoli, che avevano adorato[170]. Lo spirito di Clodoveo era suscettibile d'un passaggero fervore: ei fu commosso dal patetico racconto della passione, e della morte di Cristo; ed invece di ponderare i salutari effetti di quel misterioso sacrifizio, esclamò con indiscreto furore; «Se io vi fossi stato presente alla testa de' miei valorosi Franchi, avrei vendicato le sue ingiurie»[171]. Ma il selvaggio conquistator della Gallia era incapace d'esaminare le prove d'una religione, che dipendono da una laboriosa investigazione d'istorica autorità, e di speculativa teologia. Molto più egli era incapace di sentire la dolce influenza del Vangelo, che persuade e purifica il cuore d'un vero convertito. L'ambizioso suo regno presenta una perpetua violazione de' doveri morali e cristiani; le sue mani furon macchiate di sangue, sì in pace, che in guerra, ed appena ebbe Clodoveo licenziato un sinodo della Chiesa Gallicana, che tranquillamente assassinò tutti i Principi della stirpe Merovingica[172]. Pure poteva il Re de' Franchi adorare sinceramente il Dio dei Cristiani, come un Essere più eccellente e potente delle nazionali sue divinità; e la segnalata liberazione e vittoria di Tolbiac incoraggirono Clodoveo a confidar nella futura protezione del Signor degli eserciti. Martino, il più popolare de' Santi, aveva ripieno il Mondo occidentale della fama di que' miracoli, che si facevan continuamente al santo di lui sepolcro di Tours. Il suo visibile o invisibile aiuto favorì la causa d'un Principe liberale ed ortodosso; e non bisogna interpretar la profana osservazione di Clodoveo medesimo, che S. Martino era un dispendioso amico[173], come un sintomo d'alcun permanente o ragionato scetticismo. Ma la terra non meno che il cielo si rallegrò della conversione de' Franchi. Nel memorabile giorno, in cui Clodoveo uscì dal fonte battesimale, egli solo nel Mondo cristiano meritò il nome e le prerogative di Re Cattolico. L'Imperatore Anastasio ammetteva de' pericolosi errori intorno alla natura dell'incarnazione divina; ed i Barbari dell'Italia, dell'Affrica, della Spagna e della Gallia erano involti nell'eresia Arriana. Il maggiore, o piuttosto l'unico figlio, della Chiesa fu riconosciuto dal Clero per suo legittimo sovrano, o glorioso liberatore; e le armi di Clodoveo furono valorosamente sostenute dal zelo e dal fervore della fazione cattolica[174].
[A. 497]
Sotto l'Impero Romano la ricchezza e la giurisdizione dei Vescovi, il sacro carattere e perpetuo ufizio loro, i numerosi dipendenti, la popolar eloquenza e le assemblee provinciali di essi gli avevano sempre resi rispettabili, ed alle volte pericolosi. L'autorità loro aumentossi col progresso della superstizione, e lo stabilimento della Monarchia francese può in qualche modo attribuirsi alla stabile alleanza d'un centinaio di Prelati, che dominavano nelle malcontente, o indipendenti città della Gallia. I deboli fondamenti della Repubblica Armorica si erano più volte scossi, o abbattuti; ma l'istesso Popolo manteneva sempre la domestica sua libertà; sosteneva la dignità del nome Romano; e valorosamente resisteva alle predatorie scorrerie, ed a' regolari attacchi di Clodoveo, che cercava d'estender le sue conquiste dalla Senna alla Loira. La felice lor opposizione introdusse un'uguale ed onorevole società fra loro. I Franchi stimavano il valore degli Armorici[175], e questi si erano riconciliati per mezzo della religione co' Franchi. La forza militare destinata a difender la Gallia, consisteva in cento diverse truppe di cavalleria, o d'infanteria; e queste nel tempo, che prendevano il titolo ed i privilegi di soldati Romani, erano rinnuovate da un continuo supplimento di Barbara gioventù. Si difendevano tuttavia dal disperato lor coraggio le ultime fortificazioni, e gli sparsi frammenti dell'Impero. Ma n'era impedita la ritirata, ed impraticabile la comunicazione: essi erano abbandonati da' Principi Greci di Costantinopoli, e piamente rigettavano qualunque connessione con gli Arriani usurpatori della Gallia. Accettaron però, senza vergogna o ripugnanza, la generosa capitolazione, che fu proposta loro da un eroe cattolico; e questa legittima e spuria progenie di legioni Romane fu distinta ne' successivi tempi con le proprie armi, insegne, vesti ed istituti particolari. Ma per mezzo di questi valevoli e volontari aumenti s'accrebbe la forza nazionale: ed i Regni vicini temettero il numero ugualmente che il coraggio de' Franchi. La riduzione delle Province settentrionali della Gallia, invece che si decidesse dall'evento d'una sola battaglia, sembra, che fosse lentamente effettuata dalle successive operazioni della guerra, e del trattato; e Clodoveo acquistò tutto quello che formava l'oggetto della sua ambizione, per mezzo di tali sforzi, o di tali concessioni, che potevano combinarsi col suo real valore. Il selvaggio carattere di esso, e le virtù d'Enrico IV suggeriscono le idee più contrarie fra loro della natura umana: pure si può trovare qualche somiglianza nella situazione di due Principi, che conquistaron la Francia per mezzo del loro valore, della lor politica e del merito d'una opportuna conversione[176].
[A. 499]
Il Regno de' Borgognoni, che aveva per confini i due fiumi Gallici la Saona ed il Rodano, s'estendeva dalla foresta de' Vosgi fino alle Alpi, ad al Mare di Marsiglia[177]. Lo scettro di esso era in mano di Gundobaldo. Questo valoroso ed ambizioso Principe aveva ristretto il numero de' canditati Reali mediante la morte di due fratelli, uno de' quali era padre di Clotilde[178], ma la sua imperfetta prudenza permise a Godegesilo, suo minor fratello, di possedere il dipendente Principato di Ginevra. L'Arriano Monarca fu giustamente sbigottito dalla soddisfazione e dalle speranze, che pareva animassero il suo Clero, ed il suo Popolo, dopo la conversione di Clodoveo; e Gondubaldo convocò a Lione un'assemblea de' suoi Vescovi per conciliare, se era possibile, i religiosi e politici dissapori. Si fece invano una conferenza fra le due fazioni. Gli Arriani rinfacciarono a' Cattolici il culto di tre Dei; i Cattolici difesero la loro causa per mezzo di teologiche distinzioni; e si dibatterono con ostinato clamore i soliti argomenti, le obbiezioni e le repliche, finattantochè il Re manifestò le sue segrete apprensioni con una improvvisa, ma decisiva questione, che fece a Vescovi Ortodossi: «Se voi professate veramente la Religion cristiana, perchè non frenate il Re de' Franchi? Egli mi ha dichiarato la guerra, e forma alleanza co' miei nemici per distruggermi. Uno spirito sanguinario ed avido non è l'indizio d una conversione sincera: dimostri la sua fede per mezzo delle sue opere». Avito Vescovo di Vienna, che parlava in nome de suoi fratelli, rispose con la voce e col contegno d'un angelo: «Noi non sappiamo i motivi e le intenzioni del Re de' Franchi: ma la Scrittura c'insegna che spesso vengon rovesciati que' Regni che abbandonan la legge Divina; e che sorgeranno da ogni parte de' nemici contro di quelli che hanno fatto Dio lor nemico. Torna col tuo Popolo alla legge di Dio, ed esso darà pace e sicurezza a' tuoi Stati». Il Re di Borgogna, che non era disposto ad accettare la condizione, che i Cattolici risguardavano come essenziale al trattato, rimesse ad altro tempo, e licenziò l'adunanza ecclesiastica, dopo d'aver rimproverato a' suoi Vescovi, che Clodoveo, amico e proselito loro, aveva segretamente tentato la fedeltà del proprio di lui fratello[179].
[A. 500]
La fedeltà del fratello era stata già sedotta, e l'ubbidienza di Godegesilo, che si unì alle bandiere reali con le sue truppe di Ginevra, promosse più efficacemente il successo della cospirazione. Mentre i Franchi, ed i Borgognoni combattevano con ugual valore, l'opportuna sua diserzione decise l'evento della battaglia; e siccome Gundobaldo fu debolmente sostenuto da' mal affezionati Galli, cedè alle armi di Clodoveo, e si ritirò in fretta dal campo, che sembra essere stato fra Langres e Digione. Non s'affidò egli alle fortificazioni di Digione, che aveva una Fortezza quadrangolare circondata da due fiumi, e da una muraglia alta trenta piedi, e grossa quindici con quattro porte, e trentatre torri[180]: abbandonò a Clodoveo le importanti città di Lione e di Vienna; e seguitò a fuggire precipitosamente, finattantochè non giunsero in Avignone, alla distanza di dugentocinquanta miglia dal campo di battaglia. Un lungo assedio, ed una artificiosa negoziazione avvertirono il Re de' Franchi del pericolo, e della difficoltà dell'impresa. Esso impose dunque un tributo al Principe di Borgogna, lo costrinse a perdonare ed a premiare il tradimento del suo fratello, e se ne tornò superbo a' suoi Stati con le spoglie, e gli schiavi delle Province meridionali. Questo splendido trionfo ben tosto venne oscurato dalla notizia, che Gundobaldo aveva violato le recenti sue obbligazioni, e che l'infelice Godegesilo, ch'era restato a Vienna con una guarnigione di cinquemila Franchi[181], era stato assediato, sorpreso ed ucciso dall'inumano di lui fratello. Tale oltraggio avrebbe irritato la pazienza del più pacifico Sovrano; ma il conquistator della Gallia dissimulò l'ingiuria, rilasciò il tributo, ed accettò l'alleanza ed il servizio militare del Re di Borgogna. Clodoveo non aveva più que' vantaggi, che gli avevano assicurato il buon successo della precedente guerra, ed il suo rivale, ammaestrato dall'avversità, aveva trovato nuovi mezzi di risorgere nell'affezione del suo Popolo. I Galli Romani applaudirono alle imparziali e miti leggi di Gundobaldo, che gli aveva innalzati quasi all'istesso livello co' loro vincitori. I Vescovi si riconciliarono, lusingandosi non la speranza, ch'egli artificiosamente dava loro, della sua prossima conversione; e quantunque n'eludesse l'effetto fino all'ultimo momento della sua vita, la moderazione di esso assicurò la pace, e sospese la rovina del regno di Borgogna[182].
[A. 532]
Io sono impaziente di proseguire a narrar l'ultima rovina di quel Regno, che si compì sotto il Re Sigismondo figlio di Gundobaldo. Il cattolico Sigismondo acquistò gli onori di santo e di martire[183]; ma il santo Reale macchiò le proprie mani nel sangue dell'innocente suo figlio, ch'esso crudelmente sacrificò all'orgoglio ed allo sdegno d'una matrigna. Ei tosto scuoprì l'errore, e ne pianse l'irreparabile perdita. Mentre Sigismondo abbracciava il corpo dell'infelice giovane, ricevè questa severa ammonizione da uno de' suoi famigliari: «Non è la sua sorte, o Re, ma la tua, che merita pietà e lamento». I rimorsi d'una rea coscienza, per altro, furono mitigati da' liberali suoi doni al monastero d'Agauno o San Morizio nel Valese, ch'egli stesso aveva fondato in onore degl'immaginari martiri della legione Tebea[184]. Fu istituito dal pio Re un pieno coro di perpetua salmodia; egli assiduamente praticava l'austera devozione de' Monaci, e pregava umilmente il cielo, che gli desse in questo Mondo il castigo delle sue colpe. Fu esaudita la sua preghiera: vennero tosto i vendicatori; e le Province della Borgogna furono innondate da un'esercito di vittoriosi Franchi. Dopo l'evento d'una infelice battaglia, Sigismondo, che desiderava di prolungar la sua vita per prolungar la sua penitenza, si nascose nel deserto sotto l'abito di religioso, finattantochè fu scoperto e tradito da' suoi sudditi, che riunivano il favore de' loro Signori. Il prigioniero Monarca insieme con la sua moglie e due fanciulli, fu trasportato ad Orleans e sepolto vivo in un profondo pozzo per inumano comando de' figli di Clodoveo, la crudeltà de' quali può trarre qualche scusa dalle massime e dagli esempi del barbaro loro secolo. L'ambizione loro che gli stimolava a compir la conquista della Borgogna, era infiammata o coperta dalla filial pietà: e Clotilde, la cui santità non consisteva nel perdonar le ingiurie, gli spinse a vendicar la morte del proprio padre contro la famiglia del suo assassino. I Borgognoni ribelli, giacchè tentarono di romper le loro catene, ebbero tuttavia la permissione di servirsi delle lor leggi nazionali sotto l'obbligo d'un tributo e del militar servizio; ed i Principi Merovingici dominarono pacificamente sopra un regno, la gloria e grandezza del quale era stata prima rovesciata dalle armi di Clodoveo[185].
[A. 507]
La prima vittoria di Clodoveo aveva insultato l'onore de' Goti. Essi videro i rapidi suoi progressi con gelosia e con terrore; e la giovanil fama d'Alarico era oppressa dal genio più potente del suo rivale. Nacquero inevitabilmente delle dispute intorno a' confini de' contigui loro Stati; e dopo gl'indugi d'una infruttuosa negoziazione, si propose ed accettò un personal congresso de' due Re. Quest'abboccamento di Clodoveo e d'Alarico si fece in una piccola isola della Loira, vicina ad Amboise. Si abbracciarono essi, conversarono famigliarmente, mangiarono insieme, e si separarono con le più calde proteste di pace e d'amore fraterno. Ma l'apparente loro amicizia nascondeva un oscuro sospetto di perfidi ed ostili disegni; e le lor mutue querele sollecitarono, elusero ed impedirono una finale composizione. Clodoveo in un'assemblea di Principi e di guerrieri, tenuta a Parigi, ch'ei risguardava già come la sua sede, dichiarò il pretesto ed il motivo di una guerra Gotica. «Mi dispiace, disse, di vedere che gli Arriani tuttavia posseggano la più bella parte della Gallia. Marciamo contro di loro, coll'aiuto di Dio; e vinti gli eretici, possederemo, e ci divideremo le fertili loro Province[186].» I Franchi, eccitati dall'ereditario valore, e dal recente zelo, applaudirono al generoso disegno del loro Monarca; espressero la lor risoluzione di conquistare, o di morire, poichè la morte e la conquista sarebbero state ugualmente vantaggiose; e solennemente protestarono, che non si sarebber rasi la barba, finattantochè la vittoria non gli avesse assoluti da quell'inconveniente voto. L'impresa fu promossa dalle pubbliche, o private esortazioni di Clotilde. Rammentò essa al marito, con quanta efficacia le pie fondazioni avrebber reso propizia la divinità, ed i servitori di essa: ed il Cristiano eroe, scagliando la sua scure militare con abile e robusto braccio. «Là, disse, nel luogo, dove caderà la mia _Francesca_[187], edificherò una Chiesa in onore de' santi Apostoli». Questa ostentata pietà confermò e giustificò l'attaccamento de' Cattolici, co' quali aveva esso una segreta corrispondenza; e le devote lor brame appoco appoco divennero una formidabil cospirazione. Il Popolo d'Aquitania era eccitato dagl'indiscreti rimproveri de' tiranni Gotici, che giustamente l'accusavano di preferire il dominio de' Franchi; e Quinziano, Vescovo di Rodes[188], zelante loro aderente, predicava con più forza nel suo esilio, che nella sua Diocesi. Alarico, ad oggetto di resistere a questi nemici stranieri e domestici, ch'erano fortificati dall'alleanza dei Borgognoni, raccolse le sue truppe molto più numerose delle forze militari di Clodoveo. I Visigoti ripresero l'esercizio delle armi, ch'essi avevano trascurato in una lunga lussuriosa pace[189]; uno scelto corpo di valenti e robusti schiavi seguitarono i loro padroni nel campo[190]; e le città della Gallia furon costrette a somministrare il loro dubbioso e ripugnante aiuto. Teodorico, Re degli Ostrogoti, che regnava in Italia, aveva cercato di mantener la tranquillità della Gallia; ed assunse o affettò per tal motivo l'imparzial carattere di mediatore. Ma l'accorto Monarca temeva il nascente Impero di Clodoveo, e stabilmente impegnossi a sostenere la nazionale e religiosa causa de' Goti.
[A. 507]
Gli accidentali, o artificiali prodigi, che adornarono la spedizione di Clodoveo, furono accettati da un secolo superstizioso come una manifesta dichiarazione del favor divino. Ei partì da Parigi; e siccome passò con decente reverenza per tutta la sacra Diocesi di Tours, la sua ansietà lo tentò di consultare l'urna di S. Martino, ch'era il santuario e l'oracolo della Gallia. Fu ordinato a' suoi messaggi di notare le parole del salmo, che si fosser cantate in quel preciso momento, nel quale essi entravano in Chiesa. Quelle parole fortunatamente espressero il valore e la vittoria de' campioni del Cielo, e facilmente se ne fece l'applicazione al nuovo Giosuè, al nuovo Gedeone, che usciva a combattere contro i nemici del Signore[191]. Orleans assicurò a' Franchi un ponte sulla Loira; ma alla distanza di quaranta miglia da Poitiers, fu arrestato il progresso loro da uno straordinario gonfiamento del fiume Vigenna, o Vienna, mentre le opposte rive eran coperte dall'accampamento de' Visigoti. La dilazione dev'esser sempre pericolosa per i Barbari, che consumano il paese, per il quale marciano; e quand'anche avesse Clodoveo avuto comodo e materiali, sarebbe stato impossibile di costruire un ponte, o forzare il passaggio in faccia ad un superiore nemico. Ma gli affezionati contadini, ch'erano impazienti d'accogliere il loro liberatore, poteron facilmente mostrargli un passo incognito, o non guardato; s'innalzò il merito della scoperta dall'utile interposizione della frode, o della finzione; ed un bianco cervo di singolar grandezza e beltà, comparve a guidare e ad animare la marcia dell'armata cattolica. I consigli de' Visigoti furono irrisoluti e distratti. Una folla d'impazienti guerrieri, che presumevano assai della loro forza, e sdegnavano di fuggire avanti a' ladri della Germania, eccitò Alarico a sostenere colle armi il nome ed il sangue del conquistatore di Roma. Il consiglio dei Capitani più gravi lo stimolava ad eludere il primo ardore de' Franchi; e ad aspettare, nelle Province meridionali della Gallia, i veterani e vittoriosi Ostrogoti, che il Re d'Italia gli aveva già mandato in soccorso. Si consumarono in oziose deliberazioni i decisivi momenti; i Goti abbandonarono, forse con troppa fretta, un posto vantaggioso, e perderono l'opportunità d'una sicura ritirata per causa de' tardi e disordinati lor movimenti. Dopo che Clodoveo ebbe passato il guado, che tuttavia si chiama del _cervo_, si avanzò con arditi e veloci passi ad impedire la fuga del nemico. La notturna sua marcia fu diretta da una lucida meteora, sospesa nell'aria sopra la Cattedrale di Poitiers; e tal segnale, che poteva essersi precedentemente concertato col successore ortodosso di S. Ilario, fu paragonato alla colonna di fuoco, che guidò gl'Israeliti nel deserto. Alla terza ora del giorno, circa dieci miglia di là da Poitiers, Clodoveo sopraggiunse, ed immediatamente attaccò l'armata Gotica, la cui disfatta era già preparata dal terrore e dalla confusione. Pure nell'estremo loro pericolo si riunirono insieme: ed i bellicosi giovani, che avevano altamente richiesto di combattere, non vollero sopravvivere all'ignominia della fuga. I due Re s'incontrarono nella pugna: Alarico cadde per mano del suo rivale; ed il vittorioso Franco fu salvato per la buona tempra della sua corazza, e per il vigore del suo cavallo, dalle lance di due disperati Goti, che furiosamente corsero contro di lui per vendicare la morte del lor Sovrano. L'incerta espressione d'una montagna di uccisi serve per indicare una crudele quantunque indefinita strage; ma Gregorio ha diligentemente osservato, che Apollinare, figlio di Sidonio, suo valoroso nazionale, perdè la vita alla testa de' nobili dell'Alvergna. Forse questi sospetti Cattolici erano stati maliziosamente esposti al cieco assalto del nemico; e forse l'influenza della religione cedè all'attaccamento personale, od all'onor militare[192].
[A. 507]
Tal è l'Impero della fortuna (se pure tuttavia possiam cuoprire la nostra ignoranza con questo volgar vocabolo), che è quasi ugualmente difficile il prevedere gli eventi della guerra, che lo spiegarne le varie conseguenze. Una sanguinosa e compita vittoria non ha portato alle volte, che il puro possesso del campo; ed alle volte la perdita di diecimila uomini è stata capace, in un giorno, a distruggere l'opera di più secoli. La decisiva battaglia di Poitiers fu seguita dalla conquista dell'Aquitania. Alarico aveva lasciato dopo di se un figlio fanciullo, un bastardo suo competitore, da' Nobili faziosi, ed un Popolo disleale; e le restanti truppe de' Goti eran oppresse dalla generale costernazione, o rivolte le une contro le altre nelle civili discordie. Il vittorioso Re de' Franchi procedè senza dilazione all'assedio d'Angolemme. Al suono delle sue trombe, le mura della città imitaron l'esempio di quelle di Gerico, e ad un tratto caddero a terra: splendido miracolo, che può ridursi alla supposizione, che qualche clerical macchinista avesse segretamente scavato i fondamenti delle fortificazioni[193]. A Bordò, che si era sottomessa senza resistenza, Clodoveo stabilì i suoi quartieri d'inverno, e la prudente sua economia trasferì da Tolosa il tesoro reale, ch'era depositato nella Capitale della Monarchia. Il Conquistatore penetrò sino a' confini della Spagna[194]; risarcì l'onore della Chiesa Cattolica; piantò in Aquitania una colonia di Franchi[195]; e commesse a' suoi Luogotenenti la facile impresa di soggiogare, o d'estirpare la Nazione de' Visigoti. Ma questi erano protetti dal saggio e potente Monarca d'Italia. Finattantochè la bilancia durò ad essere uguale, Teodorico aveva forse a bella posta differito la marcia degli Ostrogoti; ma i loro valorosi sforzi resisterono in seguito con successo all'ambizione di Clodoveo; e l'esercito de' Franchi, e de' Borgognoni loro alleati, fu costretto a levare l'assedio d'Arles con la perdita, per quanto fu detto, di trentamila uomini. Queste vicende fecero inclinare il fiero spirito di Clodoveo ad acconsentire ad un vantaggioso trattato di pace. Fu rilasciato ai Visigoti il possesso della Settimania, piccolo tratto di costa marittima dal Rodano ai Pirenei; ma l'ampia Provincia dell'Aquitania, da quelle montagne fino alla Loira, fu indissolubilmente unita al regno di Francia[196].
[A. 510]