Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07
Part 5
[36] L'antico _Codex Regularum_, compilato da Benedetto Aniano, riformatore de' Monaci, nel principio del nono secolo, e pubblicato nel decimosettimo da Luca Holstenio, contiene trenta regole diverse per gli uomini, e per le donne. Sette di queste furon composte in Egitto, una nell'Oriente, una in Cappadocia, una in Italia, una in Affrica, quattro in Spagna, otto nella Gallia o Francia, ed una nell'Inghilterra.
[37] La regola di Colombano, che tanto prevalse in Occidente, assegna cento sferzate per mancanze molto leggiere (_Cod. Reg. part. 2. pag. 174_). Prima del tempo di Carlo Magno, gli Abbati si divertivano a mutilare i loro Monaci, o a levar loro gli occhi, pena molto meno crudele del tremendo _vade in pace_ (prigione sotterranea, o sepolcro), che fu inventato in seguito. Vedasi un ammirabil discorso dell'erudito Mabillon (_Oeuvr. Posthum. Tom. II. p. 321, 336_) che in quest'occasione sembra inspirato dal genio dell'umanità. Per tale sforzo gli si può perdonare la sua difesa della santa lacrima di Vandomo p. 561-399.
[38] Sulp. Severo Dial, I. 12, 13. p. 532. Cassiano Inst. lib. IV. c. 26, 27. _Praecipua ibi virtus et prima est obedientia._ Tra le parole Seniorum (_in vit. Patrum lib._ V, p. 617) il decimo quarto libello, o discorso s'aggira sopra l'ubbidienza: ed il Gesuita Rosweyde, che pubblicò quel grosso volume per uso de' Conventi, ha raccolto ne' due suoi copiosi indici tutti i passi, che vi sono sparsi.
[39] Il Dottor Jortin (_Osservazioni sull'istoria Eccles. vol._ IV. p. 161) ha notato lo scandaloso valore de' Monaci Cappadoci, di cui si vide l'esempio nell'esilio del Grisostomo.
[40] Cassiano ha descritto semplicemente, quantunque con diffusione, l'abito monastico dell'Egitto (_Istit. l. I_) a cui Sozomeno (_l. III, c. 14_) attribuisce qualche allegorico senso, e virtù.
[41] _Regul. Bened. n. 55, in Cod. Regularum Part. 2. p. 51._
[42] Vedi la regola di Ferreolo Vescovo d'Uzés (_m. 31. in Cod. Regul. p. 2. p. 136_), e d'Isidoro, Vescovo di Siviglia (n. 33. _in Cod. Regul. p. 2. p. 214_).
[43] Si dava qualche particolar permissione per le mani e per i piedi: _Totum autem corpus nemo unguet, nisi causa infirmitatis, nec lavabitur aqua nudo corpore nisi languor perspicuus sit_. (_Regul. Pachom. 92. Part. 1. p. 78_).
[44] S. Girolamo esprime con forti ma indiscrete frasi l'uso più importante del digiuno, e dell'astinenza: _Non quod Deus universitatis creator et Dominus, intestinorum nostrorum rugitu, et inanitate ventris, pulmonisque ardore delectetur, sed quod aliter pudicitia tuta esse non possit_. (_Oper. Tom. I. pag. 137. ad Eustoch_.). Vedi le collezioni 12, e 22. di Cassiano _de castitate, e de illusionibus nocturnis_.
[45] _Edacitas in Graecis gula est, in Gallis natura_. (_Dialog. I. c. 4. pag 521_). Cassiano chiaramente confessa, che non si può imitare nella Gallia la perfetta norma dell'astinenza, per causa dell'_aerum temperies, e qualitas nostrae fragilitatis_ (_Inst. 4. 11_). Fra le regole occidentali, quella di Colombano è la più austera; egli era stato educato in mezzo alla povertà dell'Irlanda, forse tanto rigida ed inflessibile, quanto l'astinente virtù dell'Egitto. La regola d'Isidoro di Siviglia è la più dolce: nelle feste concede l'uso della carne.
[46] «Quelli, che bevono solamente acqua, e non hanno liquore nutritivo, dovrebbero avere almeno una libbra e mezza (_24 once_) di pane il giorno» _Stat. delle Carceri p. 40_. di Howard.
[47] Vedi Cassiano _Collat. l. II. 19, 20, 21_. Ai piccoli pani, o biscotti di sei once l'uno, si diede il nome di _Paximacia_ (Roswayde _Onomastic. pag. 1045_), Pacomio però concesse a' suoi Monaci qualche estensione nella quantità del loro cibo; ma gli faceva lavorare in proporzione di quello che mangiavano (Pallad. _in hist. Lausiac. c. 38, 39. in vit. Patr. l. VIII. p. 736. etc._).
[48] Vedasi il banchetto, a cui fu invitato Cassiano (_Collat. VIII. 1_) da Sereno, Abbate Egiziano.
[49] Vedi la regola di S. Benedetto n. 39, 40. (_in Cod. Regul. P. II. pag. 41, 42_). _Licet legamus vinum omnino Monachorum non esse, sed quia nostris temporibus id Monachis persuaderi non potest_; egli concede loro un'hemina romana, misura che si può determinare per mezzo delle Tavole dell'Arbuthnot.
[50] Tali espressioni, come il mio libro, la mia veste, le mie scarpe (Cassiano _Instit. l. IV. c. 13_) erano proibite fra Monaci occidentali, con severità non minore, che fra gli orientali; (_Cod. Regul. P. II. p. 174, 235, 288_), e la Regola di Colombano li puniva con sei colpi di disciplina. L'ironico Autore dell'opera intitolata _Ordres Monastiques_, che pone in ridicolo la folle scrupolosità de' conventi moderni, sembra, che non sappia, che gli antichi erano ugualmente assurdi.
[51] Due gran Maestri della scienza ecclesiastica, il P. Tommassino (_Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1090, 1139_) ed il P. Mabillon (_Etudes Monastiq. Tom. I. p. 116, 155_) hanno seriamente esaminato il lavoro manuale dei Monaci, che il primo risguarda come un merito, ed il secondo come un _dovere_.
[52] Il Mabillon (_Erud. Monast. Tom. I. pag. 47, 55_) ha raccolto molti curiosi fatti per provare i lavori letterari de' suoi predecessori, sì in Oriente, che in Occidente. Si copiavano libri negli antichi Monasteri d'Egitto (Cassiano _Instit. l. IV c. 12_), e da' Discepoli di S. Martino (_Sulp. Sever. in vit. Martin. c. 7. p. 473_). Cassiodoro ha dato gran materia per gli studi de' Monaci: e noi non ci scandalizzeremo, se la loro penna talvolta da Grisostomo ed Agostino, passò ad Omero e Virgilio.
[53] Il Tommassino (_Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 118, 145, 146, 171, 179_) ha esaminato le vicende delle leggi civili, canoniche e comuni. La moderna Francia conferma la morte, che i Monaci si son dati da loro stessi, e giustamente li priva d'ogni diritto d'eredità.
[54] Vedi Girolamo _Tom. 1. p. 576, 183_. Il Monaco Pambo diede questa sublime risposta a Melania, che desiderava di specificare il valore del suo dono: «L'offri tu a me, o a Dio? Se a Dio, quello, che sospende le montagne in una bilancia, non ha bisogno d'essere informato del peso del tuo dono». (Pallad. _Hist. Lausiac. c. 10. in vit. Patr. l. VIII. p. 715_).
[55] Το πολυ μερος της ω̃κειωσαντο, προφασει των μεταδιδοναι παντα πτωχοις, παντας (ωσοιπειν) πταχους καταστησαντες. Zosimo L. V. p. 325. Pure la ricchezza de' Monaci orientali fu di gran lunga oltrepassata dalla principesca grandezza de' Benedettini.
[56] Il sesto Concilio generale (_il Quinisesto in Trullo Can. 47. ap. Beverid. Tom. 1. p. 213_) proibisce alle donne di passar la notte in un Monastero di maschi, e agli uomini in uno di femmine. Il settimo Concilio generale (_il Niceno II. Can. 20. ap. Bevereg. Tom. I. p. 325_) vieta i Monasteri doppi, o promiscui di ambidue i sessi; ma si rileva da Balsamone, che tal proibizione non fu efficace. Sopra i piaceri, e le spese irregolari del Clero, e de' Monaci, vedi Tommassin. _Tom. III. p. 1334, 1368_.
[57] Io ho udito, o letto in qualche luogo questa sincera confessione d'un Abbate Benedettino: «Il mio voto di povertà mi ha dato centomila scudi l'anno; il mio voto di ubbidienza mi ha inalzato al grado di Principe Sovrano.» Mi son dimenticato delle conseguenze del suo voto di castità.
[58] Pior, Monaco Egiziano, permise alla sua sorella di vederlo; ma durante la visita tenne sempre gli occhi chiusi. Vedi _vit. Patr. l. III, p. 504_. Potrebbero addursi molti altri simili esempi.
[59] Gli articoli 7, 8, 29, 30, 31, 34, 57, 60, 86 e 95 della regola di Pacomio impongono le leggi più intollerabili di silenzio e di mortificazione.
[60] Le preghiere diurne e notturne de' Monaci vengono lungamente discusse da Cassiano ne' libri terzo e quarto delle sue Instituzioni; ed egli costantemente preferisce la liturgia, che un Angelo avea dettata a' Monasteri di Tabenna.
[61] Cassiano descrive per propria esperienza l'_acedia_ o torpidezza di spirito e di corpo, a cui trovavasi esposto un Monaco, allorchè sospirava trovandosi solo: _Saepiusque egreditur, et ingreditur cellam, et solem velut ad occasum tardius properantem crebrius intuetur_ (_Instit_.)
[62] Le tentazioni, ed i tormenti di Stagirio furono da quell'infelice giovane comunicati a S. Gio. Grisostomo, suo amico. Vedi Middleton _Oper. Vol. I, p. 107, 110_. In simile guisa presso a poco principia la vita d'ogni Santo, ed il famoso Inigo, o Ignazio fondatore de' Gesuiti (_Vit. di Inigo di Guiposcoa Tom. I, p. 29, 38_) può servire di memorabil esempio.
[63] Fleury _Hist. Eccl. Tom. VII. pag. 46_. Ho letto in qualche luogo delle _Vite de' Padri_, ma non ho potuto ritrovarlo, che vari, e credo _molti_ de' Monaci, che non manifestavano all'Abbate le loro tentazioni, divenivano rei di suicidio.
[64] Vedi le Collazioni 7 ed 8 di Cassiano, ch'esamina gravemente, perchè i demonj eran divenuti meno attivi e numerosi dopo il tempo di S. Antonio. Il copioso indice di Rosweyde alle _Vite de' Padri_ somministra una gran varietà di scene infernali. I diavoli erano più formidabili in forma di donne, che in qualunque altra.
[65] Quanto alla distinzione de' _Cenobiti_, e degli _Eremiti_, specialmente in Egitto, vedi Girolamo (_Tom. 1. p. 45. ad Rustic_.), il primo dialogo di Sulpicio Severo, Ruffino (_c. 22. in Vit. Patr. l. 11. p. 478_), Palladio (_c. 7, 69. in vit. Patr. L. VIII. p. 712, 758_), e soprattutto le Collazioni 18 e 19 di Cassiano. Questi Scrittori, che paragonano la vita comune con la solitaria, scuoprono l'abuso ed il pericolo di quest'ultima.
[66] Suicer. _Thesaur. Eccles. Tom. I. p. 205, 218_. Il Tommassino (_Discipl. de l'Eglis. Tom. I. pag. 1501, 1502_) da una buona descrizione di queste celle. Quando Gerasimo fondò il suo Monastero, nel deserto del Giordano, questo fu accompagnato da una Laura di settanta celle.
[67] Teodoreto ha raccolto in un grosso Volume (_Philotheus in Vit. Patr. L. IX. p. 793, 863_) le vite ed i miracoli di trenta Anacoreti. Evagrio (_l. 1. c. 12_) celebra più brevemente i Monaci ed Eremiti della Palestina.
[68] Sozomeno L. VI. c. 33, Il celebre Sant'Efrem compose un panegirico su questi Βοσγοι, o Monaci pascolanti (Tillemont _Mem. Eccl. Tom. 8. p. 292_).
[69] Il P. Sicard. (_Missions du Levant Tom._ II. p. 217, 233) esaminò le caverne della bassa Tebaide con maraviglia e devozione. Le iscrizioni sono in carattere Siriaco antico, quale si usava da' Cristiani nell'Abissinia.
[70] Vedi Teodoreto (_in Vit. Patr. L._ IX. p. 848,854), Antonio (_in Vit. Patr. L._ I. p. 170, 177), Cosma (_in Assemann. Biblioth. Or. Tom._ I. p. 239,253), Evagrio (_L._ I. c. 13, 14), e Tillemont (_Mem. Eccl. Tom._ XV. p. 347, 392).
[71] L'angusta circonferenza di due cubiti, o di tre piedi, ch'Evagrio attribuisce alla sommità della colonna, non combina con la ragione, co' fatti, nè con le regole d'Architettura. Il popolo, che la vedeva da basso, poteva facilmente ingannarsi.
[72] Non debbo tacer un motivo d'antico scandalo intorno all'origine di questa piaga. Fu detto, che 'l diavolo, prendendo la forma d'Angelo, l'invitò a salire com'Elia sopra un carro di fuoco. Il Santo alzò il piede con troppa fretta, e Satana profittò di quell'istante per gastigare in tal modo la sua vanità.
[73] Io non saprei come scegliere, o specificare i miracoli contenuti nelle _Vitae Patrum_ di Rosweyde, mentre il numero di essi avanza molto le mille pagine di quella voluminosa opera. Se ne può trovare un elegante saggio ne' dialoghi di Sulpicio Severo, e nella sua vita di S. Martino. Ei venera i Monaci d'Egitto; ma gl'insulta osservando, che essi non risuscitaron mai morti, mentre il Vescovo di Tours aveva restituita la vita a tre persone.
[74] Rispetto ad Ulfila, ed alla conversione de' Goti, vedasi Sozomeno _L. VI. c. 37_. Socrate _L. IV. c. 33_. Teodoreto _L. IV. c. 37_. Filostorgio _L. II. c. 5_. Sembra che l'eresia di Filostorgio gli abbia somministrato de' mezzi più atti ad informarsi.
[75] Si pubblicò l'anno 1665 una copia mutilata de' quattro Evangeli della Versione Gotica, ed è stimata il monumento più antico della lingua Teutonica, sebbene Wetstein tenti, mediante alcune frivole congetture, di togliere ad Ulfila l'onore di quell'opera. Due delle quattro Lettere aggiunte esprimono il _W_, e il _Th_ degli Inglesi. (Vedi Simon. _Hist. Critiq. du nouv. Testam. Vol. II. p. 219, 223_. Mill. _Prolegomen. p. 157. Edit. Kuster_. Wetstein Prolog. _Tom I. p. 114_).
[76] Filostorgio erroneamente pone questo passaggio sotto il regno di Costantino; ma io sono molto inclinato a credere, che questo fosse anteriore a quella grande emigrazione.
[77] Noi dobbiamo a Giornandes (_de Reb. Get. cap. 151. p. 688_) una breve e vivace pittura di questi Goti minori. «_Gothi minores, populus immensus, cum suo Pontifice ipsoque Primate Wulfila_». Le ultime parole, se non sono una pura ripetizione, indicano qualche giurisdizione temporale.
[78] _At non ita Gothi, non ita Vandali; malis licet Doctoribus instituti, meliores tamen etiam in hac parte quam nostri._ Salvian. (_de Gubern. Dei L. VII. p. 243_).
[79] Il Mosemio ha leggiermente abbozzato il progresso del Cristianesimo nel Nord dal quarto secolo fino al decimo quarto. Questo soggetto somministrerebbe de' materiali per un'ecclesiastica, ed anche filosofica storia.
[80] Socrate (_L. VII. c. 30_) attribuisce a tal causa la conversione de' Borgognoni, la pietà cristiana de' quali è celebrata da Orosio (_L. VII. c. 19_).
[81] Vedasi un originale e curiosa lettera scritta da Daniele, primo Vescovo di Winchester (_Bede Hist. Eccl. Angloi., L. V. c. 18. p. 203. edit. Smith_) a S. Bonifacio, che predicava il Vangelo fra' Selvaggi dell'Asia, e della Turingia, _Epistol. Bonifacii 67 nella Maxima Bibliotheca Patrum Tom. XIII. p. 93_.
[82] La spada di Carlo Magno accrebbe forza all'argomento: ma quando Daniele scrisse questa lettera (_an. 725_), i Maomettani, che regnavano dall'India fino alla Spagna, potevano ritorcerlo contro i Cristiani.
[83] Le opinioni di Ulfila e de' Goti tendevano al Semiarrianismo, poichè non volevano essi dire, che il Figlio fosse una creatura: quantunque comunicassero con quelli, che sostenevano tal eresia. Il loro Apostolo rappresentò tutta la disputa come una questione di piccol momento, e che si era eccitata dalle passioni del Clero. Teodoret. _L. IV. c. 37_.
[84] Si è imputato l'Arrianismo de' Goti all'Imperator Valente: _Itaque justo Dei judicio ipsi eum vivum incenderunt, qui propter eum etiam mortui, vitio erroris arsuri sunt._ Orosio _L. VII. c. 33. p. 354_. Questa crudel sentenza vien confermata dal Tillemont (_Mem. Eccl. T. VI. p. 604, 610_), che freddamente osserva «un seul homme entraîne dans l'enfer un nombre infini de Septentrionaux etc.» Salviano (_de Gubernat. Dei L. V. p. 150, 151_) compatisce, e scusa il loro involontario errore.
[85] Orosio asserisce nell'anno 416 (_L. VII. c. 21 p. 580_) che le Chiese di Cristo (cioè de' Cattolici) eran piene di Unni, di Svevi, di Vandali, di Borgognoni.
[86] Ratbodo, Re de' Frisoni, fu tanto scandalizzato da tal temeraria dichiarazione d'un Missionario, che tornò indietro, dopo esser entrato nel fonte battesimale. (Vedi Fleury _Hist. Eccl. Tom. IX. p, 167_).
[87] Le lettere di Sidonio Vescovo di Vienna sotto i Visigoti, e d'Avito Vescovo di Vienna sotto i Borgognoni dimostrano alle volte, in oscuri accenti, le disposizioni generali de' Cattolici. L'istoria di Clodoveo, e di Teodorico somministrerà de' fatti particolari su questo proposito.
[88] Genserico confessò tal somiglianza, mediante la severità con cui punì quelle indiscrete allusioni. _Victor Vitens l. 7. p. 10._
[89] Tali sono le querele contemporanee di Sidonio Vescovo di Clermont (_L. VII. c. 6. p. 182, ec. edit. Sirmond_). Gregorio di Tours, che cita questa lettera (_L. II. c. 25 in Tom. 2. p. 174_), ne trae un'asserzione, che non si può verificare, cioè che di nove sedi Vacanti nell'Aquitania, alcune eran vacate per causa di _Martiri_ episcopali.
[90] I monumenti originali della persecuzione de' Vandali si son conservati ne' cinque libri dell'istoria di Vittore Vitense (_de persecutione Vandalicà_), Vescovo che fu esiliato da Unnerico; nella vita di S. Fulgenzio, che si distinse nella persecuzione di Trasimondo (_in Biblioth. max. Patr. T. IX. p. 4, 16_) e nel primo libro della guerra Vandalica dell'imparzial Procopio (_c. 7, 8, p. 196, 197, 198, 199_), Il Ruinart, ultimo editore di Vittore, ha illustrato tutto questo soggetto con un copioso e dotto apparato di note, e di supplementi (_Parigi 1694_).
[91] Victor. IV. 2. p. 65. Unnerico nega il nome di Cattolici agli _Omousi_. Descrive come, _veri Divina Majestatis cultores_, quegli del suo partito, che professavan la fede confermata da più di mille Vescovi ne' Concilj di Rimini e di Seleucia.
[92] Victor. _II. 1. p. 21, 22_. _Laudabilior.... videbatur_. Ne' Manoscritti, ne' quali si omette questa parola, il passo non è intelligibile. Vedi Ruinart _not. p. 264_.
[93] Victor. _II. 2, p. 22, 23_. Il Clero di Cartagine chiamava queste condizioni _periculosae_; ed infatti sembra, che fossero poste come una rete per prendere i Vescovi Cattolici.
[94] Vedi la narrazione di questa conferenza, ed il trattamento de' Vescovi presso Vittore _II, 13, 18, p. 35, 42_, e tutto il quarto libro _p. 63, 171_. Il terzo libro (_p. 42, 62_) contiene la loro apologia, o confessione di fede.
[95] Vedasi la lista de' Vescovi affricani presso Vittore _p. 117, 120 con le note del Ruinart p. 215, 397_. Spesso vi si trova il nome scismatico di Donato, e sembra, che avessero adottato (come i nostri fanatici dell'ultimo secolo) le pie denominazioni di _Deodatus_, _Deogratias_, _Quidvult Deus_, _Habet Deum etc._
[96] Fulgent. _Vit. c. 16, 29_. Trasimondo affettava la lode di moderazione e di dottrina; e Fulgenzio indirizzò tre libri di controversia all'Arriano Tiranno, ch'ei chiama _piissime Rex._ (_Bibliot. max. Patr. Tom. IX. p. 21_). Nella vita di Fulgenzio si fa menzione di soli sessanta Vescovi esuli; si accrescono fino a centoventi da Vittore Tunnunense, e da Isidoro; ma si specifica il numero di dugentoventi nell'_Historia Miscella_, ed in una breve Cronica autentica di quei tempi. Vedi Ruinart _p. 570, 571_.
[97] Vedansi gl'insipidi e bassi epigrammi dello Stoico, il quale non seppe soffrir l'esilio con maggior fortezza, che Ovidio. La Corsica poteva non produrre del grano, del vino, o dell'olio; ma non poteva mancare di erbaggi, d'acqua, e di fuoco.
[98] _Si ob gravitatem coeli interissent_, vile _damnum_. Tacit. _Annal. II. 85_. Facendone l'applicazione, Trasimondo avrebbe adottato la lettura di alcuni critici, _utile damnum_.
[99] Vedansi questi preludj d'una _general_ persecuzione appresso Vittore II. 3, 4, 7, ed i due editti d'Unnerico _L. II. p. 35. L. IV. p. 64_.
[100] Vedi Procopio _de Bell. Vandal. L. I. c. 7, p. 197, 198_. Un Principe Moro cercava di rendersi propizio il Dio de' Cristiani, mediante la sua diligenza a cancellare i segni del sacrilegio Vandalico.
[101] Vedi questa storia presso Vittore _II. 8, 12. p. 30, 34_. Vittore descrive le angustie di que' Confessori come testimone di veduta.
[102] Vedasi il quinto libro di Vittore. Le sue appassionate querele son confermate dalla sobria testimonianza di Procopio, e dalla pubblica dichiarazione dell'Imperator Giustiniano (_Cod. Lib. I. tit. 27_).
[103] Victor. II, _18. p. 71_.
[104] Victor. V. _4. p. 74, 75_. Ei chiamavasi Vittoriano, ed era un ricco Cittadino d'Adrumeto, che godeva la confidenza del Re, per il favore del quale aveva ottenuto il posto, o almeno il titolo, di Proconsole dell'Affrica.
[105] Victor. I. _6. pag. 8, 9_. Dopo aver narrato la ferma resistenza, e la destra risposta del Conte Sebastiano, soggiunge: _Quare alio generis argumento postea bellicosum Virum occidit_.
[106] Victor. V. 12, 13. Tillemont, _Mem. Eccl. Tom. IV. p. 609_.
[107] Il titolo proprio del Vescovo di Cartagine era quello di _Primate_: ma dalle Sette, e dalle nazioni si dava il nome di Patriarca al loro principal Ministro Ecclesiastico. Vedi Tommassin., _Discipl. de l'Eglis. Tom I. p. 155, 158_.
[108] Il Patriarca Civila stesso dichiarò, ch'ei non intendeva il Latino (Victor. II. _p. 42_.) _nescio latine_; e poteva tollerabilmente conversare, senza esser però capace, di predicare o disputare in quella lingua. Il Vandalo suo Clero era vie più ignorante; e poco potea contarsi sugli Affricani, che si erano uniformati al medesimo.
[109] Victor. II, _1, 3. p. 22_.
[110] Victor. V. _7. p. 72_. Ei chiama in testimone l'Ambasciatore medesimo, che aveva per nome Uranio.
[111] _Astutiores_, Vict. IV. _4. p. 70_. Egli chiaramente afferma, che la lor citazione del Vangelo _non jurabitis in toto_ non tendeva, che ad eludere l'obbligazione d'un giuramento inconveniente. I quarantasei Vescovi, che ricusarono, furono esiliati in Corsica; ed i trecentodue, che giurarono, furono distribuiti per le Province dell'Affrica.
[112] Fulgenzio, Vescovo di Ruspa nella Provincia Bizacena, era d'una famiglia Senatoria, ed aveva avuto una nobile educazione. Egli sapeva tutto Omero o Menandro prima che incominciasse a studiare il Latino, sua lingua nativa. (_Vit. Fulgent. c. 1_). Molti Vescovi Affricani intendevano il Greco, ed erano stati tradotti in Latino molti Greci Teologi.
[113] Si confrontino le due prefazioni a' dialoghi di Vigilio di Tapso (_pag. 118, 129. edit. Chifl_.). Ei poteva divertire i suoi eruditi lettori con un'innocente finzione; ma il soggetto era troppo grave, e gli Affricani troppo ignoranti.
[114] Il P. Quesnel mosse quest'opinione, che si è ricevuta favorevolmente. Ma le seguenti tre verità, per quanto possano parer sorprendenti, sono _presentemente_ accordate da tutti (Gearardo Voss. _Tom. VI. p. 516, 522_. Tillemont, _Mem. Eccl. Tom VIII. p. 667, 671_): 1. S. Atanasio non è l'autore del _Credo_, che sì frequentemente si legge nelle nostre Chiese; 2. non sembra, che questo esistesse per lo spazio d'un secolo dopo la sua morte; 3. fu composto originalmente in lingua Latina, e per conseguenza nelle Province occidentali. Gennadio, Patriarca di Costantinopoli, fu tanto sorpreso da tale straordinaria composizione, che disse francamente, che quella era opera d'un ubbriaco. (Petav., _Dogm. Theolog. Tom. II. L. VII. c. 8. p. 587_).
[115] I. Joan. V. 7. Vedi Simone, _Hist. Crit. du nouv. Testam. Part. I. c. 18. p. 203, 218., e Part. II. c. 9. p. 99, 121_ e gli elaborati Prolegomeni ed Annotazioni, del Dot. Mill e di Wetstein, alle loro edizioni del Testamento Greco. Nel 1689 il Papista Simon cercava d'esser libero; nel 1707 il Protestante Mill desiderava d'essere schiavo; nel 1751 l'Arminiano Wetstein si servì della libertà de' suoi tempi, e della sua setta.
[116] Fra tutti i Manoscritti che esistono nel numero di ottanta ve ne sono alcuni che hanno almeno 1200 anni. (Wetstein _lot. cit._). Le copie ortodosse del Vaticano, degli Editori Complutensiani, e di Roberto Stefano son divenute invisibili; ed i due Manoscritti di Dublino e di Berlino non meritano di fare un'eccezione. Vedi Emlyn _Oper. Vol. II. pag. 227, 255, 269, 299_ e le quattro ingegnose lettere del Sig. de Missy nel Tom. 8 e 9 del Giornale Britannico.
[117] O piuttosto da' quattro Vescovi, che composero, e pubblicarono la professione di fede in nome de' loro confratelli. Essi dicono questo testo luce _clarius_ (Victor. Vitens. _De persecut. Vandal. L. III. c. II. p. 54_). Poco dopo è citato da' Polemici Affricani, Vigilio e Fulgenzio.
[118] Nell'XI, e XII secolo le Bibbie furon corrette da Lanfranco, Arcivescovo di Canterbury, e da Nicola, cardinale e bibliotecario della Chiesa Romana, _secundum ortodoxam fidem_ (Wetstein _Prolegom. p. 84, 85_). Nonostanti queste correzioni, quel passo tuttavia manca in venticinque Manoscritti Latini (Wetstein _loc. cit._), che sono i più antichi, ed i più belli: due qualità, che rare volte s'uniscono, eccetto ne' Manoscritti.