Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07

Part 36

Chapter 363,592 wordsPublic domain

Un Filosofo può compatire e perdonar le debolezze del sesso femminile, da cui egli non riceva alcuna reale ingiuria; ma è spregevole il marito, che sente e soffre la sua propria infamia in quella della sua moglie. Antonina perseguitò il proprio figlio con implacabile odio, ed il valoroso Fozio[724] fu esposto alle segrete persecuzioni di essa nel campo di là dal Tigri. Irritato dalle proprie ingiurie, e dal disonor del suo sangue, si spogliò ancor esso de' sentimenti naturali, e manifestò a Belisario la turpitudine d'una donna, che aveva violato tutti i doveri di madre e di moglie. Dalla sorpresa e dall'ira del General Romano apparisce, che la precedente sua credulità fosse sincera: egli abbracciò le ginocchia del figlio d'Antonina, lo scongiurò a rammentarsi le sue obbligazioni piuttosto che la sua nascita, ed essi confermarono avanti l'altare i loro santi voti di vendetta e di reciproca difesa. S'era diminuito il dominio d'Antonina dall'assenza; e quando essa incontrò il marito nel ritorno di lui da' confini della Persia, Belisario nei primi e transitorj suoi moti confinò la persona, e minacciò la vita della medesima. Fozio fu più risoluto a punire, e meno pronto a perdonare. Volò ad Efeso, trasse a forza di bocca da un confidente eunuco di sua madre la piena confessione della colpa di essa; arrestò Teodosio, ed i suoi tesori nella Chiesa di S. Giovanni Apostolo, e nascose i prigionieri, de' quali fu solamente differita l'esecuzione, in una sicura e remota Fortezza di Cilicia. Un oltraggio sì fiero contro la pubblica giustizia non potea passare impunito; e la causa d'Antonina fu sostenuta dall'Imperatrice, di cui avea essa meritato il favore, mediante i recenti servigi dell'infamia d'un Prefetto, e dell'esilio ed uccisione d'un Papa. Al termine della campagna Belisario fu richiamato, ed egli ubbidì secondo il solito, al comando Imperiale. Il suo animo non era disposto alla ribellione; la sua ubbidienza, per quanto contraria fosse a' dettami dell'onore, era coerente ai desiderj del suo cuore; e quando per ordine, e forse in presenza dell'Imperatrice, abbracciò la sua moglie, l'amoroso marito era ben disposto a perdonare o ad esser perdonato. La bontà di Teodora riservava per la sua compagna un favor più prezioso: «Ho trovato, disse ella, mia carissima Patrizia, una gemma d'inestimabil valore; non è stata per anche veduta da alcun occhio mortale; ma la vista ed il possesso di questa gioia è destinata per la mia amica». Accesa che fu la curiosità e l'impazienza d'Antonina, s'aprì la porta d'un Gabinetto, ed essa vide il suo amante, che la diligenza degli eunuchi avea ritrovato nella segreta di lui prigione. La tacita di lei meraviglia scoppiò in tenere esclamazioni di gratitudine e di letizia; e chiamò Teodora sua Regina, sua benefattrice e sua salvatrice. Il monaco d'Efeso fu nutrito nel Palazzo con lusso ed ambizione; ma invece d'assumere, come gli era stato promesso, il comando degli eserciti Romani, Teodosio spirò nelle prime fatiche d'un amoroso congresso. Il cordoglio d'Antonina non potè alleggerirsi, che mediante i patimenti del proprio figlio. Un giovine di condizione Consolare, e d'una debole costituzione, fu punito senza processo come un malfattore ed uno schiavo; pure tale fu la costanza dell'animo suo, che Fozio sostenne i tormenti più forti senza violare la fede, che aveva giurato a Belisario. Dopo questa inutile crudeltà, il figlio d'Antonina, mentre sua madre si divertiva coll'Imperatrice, fu sepolto nelle sotterranee prigioni di questa, che non ammettevano distinzione alcuna fra la notte ed il giorno. Egli scappò due volte a' più venerabili santuari di Costantinopoli, alle Chiese di S. Sofia, e della Vergine: ma le sue tiranne non eran sensibili nè alla religione nè alla pietà; ed il misero giovine, fra i clamori del Clero e del Popolo, fu per due volte dall'Altare tratto alla prigione. Il terzo di lui tentativo fu più fortunato. In capo a tre anni, il Profeta Zaccaria, o qualche mortale suo amico, gl'indicò la maniera di fuggire; deluse le spie e le guardie dell'Imperatrice; giunse al santo sepolcro di Gerusalemme, abbracciò la professione di Monaco; e l'Abate Fozio, dopo la morte di Giustiniano, fu impiegato a riconciliare fra loro, e regolare le Chiese dell'Egitto. Il figlio d'Antonina soffrì tutto quello, che un nemico può infliggere: ma il paziente di lei marito si sottopose alla più vergognosa miseria di violare la sua promessa, e d'abbandonare l'amico.

Nella seguente campagna, Belisario fu di nuovo mandato contro i Persiani: ei salvò l'Oriente; ma offese Teodora, e forse l'Imperatore medesimo. Una malattia di Giustiniano avea colorito il rumore della sua morte; ed il Generale Romano, sulla supposizione di questo probabile avvenimento, parlò col libero linguaggio proprio d'un Cittadino, e d'un soldato. Buze, suo Collega, che concorse ne' medesimi sentimenti, perdè il suo grado, la libertà, e la salute per la persecuzione dell'Imperatrice: ma la disgrazia di Belisario fu alleggerita dalla dignità del proprio di lui carattere, e dall'influenza della sua moglie, che desiderava per avventura d'umiliare, ma non poteva bramar di rovinare il compagno delle sue fortune. La stessa sua remozione si colorì dalla protesta, che il cadente stato d'Italia non potrebbe sostenersi, che dalla presenza del Conquistatore di quella. Ma appena fu egli tornato solo e senza difesa, fu mandata una ostil commissione in Oriente di prender possesso dei suoi tesori, e di processarne le azioni; le guardie ed i veterani, che seguitavano la privata di lui bandiera, si distribuiron fra i Capitani dell'esercito; e fino gli eunuchi presunsero di partecipare nella divisione dei suoi marziali domestici. Quando egli passò con un piccolo e sordido seguito per le strade di Costantinopoli, la sua negletta comparsa eccitò la sorpresa e la compassione del Popolo. Giustiniano e Teodora lo riceverono con fredda ingratitudine; la servile turba con insolenza e disprezzo; e la sera si ritirò con passi tremanti al suo abbandonato palazzo. Una finta o reale indisposizione avea confinato Antonina nel suo appartamento: ed essa passeggiava sdegnosamente tacendo nel vicino portico, mentre Belisario si gettò sul letto, ed in un'agonia di cordoglio e di terrore aspettava la morte, che aveva tante volte sfidata sotto le mura di Roma. Lungo tempo dopo il tramontar del sole, fu annunziato al medesimo un messaggio mandato dall'Imperatrice; ed egli aprì con ansiosa curiosità la lettera, che conteneva la sentenza del suo destino: «Voi non potete ignorare (diceva) quanto avete meritato il mio dispiacere. Io però non sono insensibile a' servigi d'Antonina. Ai meriti, ed all'intercessione di essa io vi ho accordato la vita, e vi permetto di ritenere una parte delle vostre ricchezze, che giustamente si potrebbero confiscare. Si manifesti la vostra gratitudine a chi è dovuta, non già in parole, ma col vostro contegno per l'avvenire». Io non so come fare a credere, o a riferire i trasporti, co' quali si dice, che l'Eroe ricevesse quest'ignominioso perdono. Ei cadde prostrato avanti la sua moglie, baciò i piedi della sua salvatrice, devotamente promise di vivere come un grato e sommesso schiavo d'Antonina. Fu imposta una multa di cento ventimila lire sterline su beni di Belisario, e coll'ufizio di Conte, o di Soprintendente delle stalle Reali egli accettò la condotta della guerra d'Italia. Alla partenza di esso da Costantinopoli, i suoi amici, ed anche il Pubblico eran persuasi, che tostochè avesse ricuperato la libertà, rinunziato avrebbe alla dissimulazione, e che la sua moglie, Teodora, e forse l'Imperatore medesimo, sarebbero stati sacrificati alla giusta vendetta d'un virtuoso ribelle. Restaron deluse però le loro speranze; e l'invincibil pazienza e lealtà di Belisario sembra, che fosse o _sotto_ o _sopra_ il carattere d'un _Uomo_[725].

NOTE:

[608] Procopio riferisce tutta la serie della guerra Vandalica in un'elegante e regolar descrizione (_L. I c. 1, 25. L. II c. 1, 13_): ed io sarei ben felice, se potessi seguitar sempre le tracce d'una tal guida. Per l'intera e diligente lettura, che ho fatto del Testo Greco, ho diritto di pronunciare, che uno non può ciecamente fidarsi delle Traduzioni Latina e Francese di Grozio, e di Cousin. Eppure il Presidente Cousin spesso è stato lodato, ed Ugone Grozio fu il primo letterato d'un secolo erudito.

[609] Vedi Ruinart _Hist. Persecut. Vandal. c. XII p. 589_. La sua miglior prova è tratta dalla vita di S. Fulgenzio composta da uno de' suoi discepoli, trascritta in gran parte negli Annali del Baronio, e stampata in varie gran collezioni (_Catalog. Bibliot. Bunaviaenae Tom. I Vol. II p. 1258_).

[610] Per qual proprietà dello spirito o del corpo? Per la velocità, per la bellezza, o per il valore? In qual idioma i Vandali leggevan Omero? Parlava egli lingua Germanica? I Latini ne avevan quattro traduzioni (Fabricio Tom. I _L. II c. 3 p. 297_): pure malgrado le lodi di Seneca (_Consol. c. 26_) sembra, che fossero più felici nell'imitare, che nel tradurre i Poeti Greci. Ma il nome d'Achille poteva essere famoso e comune anche fra gl'ignoranti Barbari.

[611] _Un anno?_ che assurda esagerazione! La conquista dell'Affrica può dirsi, che principiasse il dì 14 settembre dell'anno 533 ed è celebrata da Giustiniano nella Prefazione delle sue Istituzioni, che furon pubblicate il dì 21 di novembre del medesimo anno. Tal computo, compresovi il viaggio ed il ritorno, potrebbe veramente applicarsi al _nostro_ Impero dell'Indie.

[612] Ωρμητο δε ο βελισαριος εκ Γερμανιας, Θρακωντε και Ιελλυριων μεταξυ κειται (_Belisario veniva di Germania, che giace fra' Traci, e gl'Illirici_) Procopio _Vandalic. L. I. c. 11_. L'Alemanno, ch'era un Italiano, potè facilmente confutare (_not. ad Anecdot. p. 5_) la Germanica vanità del Gifanio, e del Velserio, che bramavano d'attribuire alla loro Patria quest'eroe: ma la sua _Germania_, Metropoli della Tracia, io non l'ho potuta trovare in alcun catalogo Civile o Ecclesiastico delle Province e città.

[613] Le prime due Campagne Persiane di Belisario sono bene e copiosamente descritte dal suo Segretario (_Persic. L. I c. 12, 18_).

[614] Vedi la nascita, ed il carattere d'Antonina negli _Aneddoti c. 1 ed ivi le note dell'Alemanno p. 3._

[615] Vedi la Prefazione di Procopio. I nemici degli arcieri potevan citare le accuse di Diomede (_Iliad. V, 385 etc._) e quel _permittere vulnera ventis_, di Lucano (_VIII, 384_); ma i Romani non potevano sprezzar le frecce de' Parti; e nell'assedio di Troia, Tindaro, Paride, e Teucro ferirono que' superbi guerrieri, che gl'insultavano come femminelle o fanciulli.

[616] Νευρην μεν μαζώ πελασεν, τοξω δε σιδηρον (_Iliad._ Δ 123) «_Accostò il nervo al petto, e il ferro all'arco_». Quanto è precisa, quanto è bella l'intiera pittura! Io vedo le attitudini dell'arciero; sento lo scocco dell'arco: Λινξε βιος, νευρη δε μεγ’ ιαχεν, αλτο δ’ οιστος. «_Stridè l'arco, il nervo fece grande strepito, e volò via la saetta_».

[617] Sembra, che il testo assegni alle navi maggiori 50,000 medimni, o 3,000 tonnellate (giacchè il medimno pesava 160 libbre Romane, o 120 di sedici once l'una). Io gli ho dato un'interpretazione più ragionevole, supponendo, che lo stile Attico di Procopio indichi il modio legittimo e popolare, ch'era una sesta parte del medesimo (Hooper _Misure antiche p. 152 ec._). Un errore contrario, e ben più strano si è insinuato in un'Orazione di Dinarco (_contra Demosthenem_ ap. Reiske _Orat. Graec. Tom. IV p. II p. 34_). Riducendo il numero delle navi da 500 a 50, e traducendo μεδιμνοι per _mine_, o libbre, il Cousin ha generosamente accordato 500 tonnellate a tutta la flotta Imperiale! doveva mai neppur cadergli ciò nella mente?

[618] Ho letto, che un Legislatore Greco stabilì una pena doppia per i delitti commessi nello stato d'ubbriachezza; ma sembra che si convenga, che questa fu piuttosto una pena politica che morale.

[619] O anche in tre, poichè la prima sera si fermarono alla vicina Isola di Tenedo: il secondo giorno navigarono fino a Lesbo; il terzo fino al Promontorio d'Eubea, e nel quarto giunsero ad Argo (_Odiss. L. 130, 133_. Wood _Saggio sopra Omero p. 40, 46_). Un pirata navigò dall'Ellesponto sino al porto di Sparta in tre giorni (Senofonte _Hellenic. l. II c. 1_).

[620] Caucana, vicino a Camarina, è distante almeno 50 miglia (350 o 400 Stadi) da Siracusa (Claver. _Sicil. antiq. p. 191_).

[621] Procopio Gothic. l. I c. 3. _Tibi tollit hinnitum apta quadrigis equa,_ ne' pascoli Siciliani di Grosfo (Horat. _Carm. II, 16_) _Acragas.... magnanimum quondam generator equorum_ (Virgil. _Aeneid. III, 704_). I Cavalli di Ierone, di cui Pindaro fece le vittorie immortali, furon nutriti in questo Paese.

[622] Il _Caput vada_ di Procopio (dove Giustiniano in seguito fondò una Città, _De Aedif. L._ VI c. 6) è il Promontorio d'_Ammone_ presso Strabone, _il Brachodes_ di Tolomeo, ed il _Capaudia_ de' moderni, vale a dire una lunga e stretta lingua di terra, che sporge in mare (Shaw _Viag. p. 111_).

[623] Un Centurione di Marc'Antonio espresse, quantunque in un modo più virile, il medesimo contraggenio al mare, ed alle battaglie navali (Plutarc. _in Antonio p. 1730 Edit. Henr. Steph._).

[624] Sullette è forse la _Turris Annibalis_, antica fabbrica, presentemente grande quanto la Torre di Londra. La marcia di Belisario a Leptis, Adrumeto ec. viene illustrata dalla campagna di Cesare (Hirtius _de Bello Afric. con l'analisi di Guichardt_) e da' viaggi di Shaw (_p. 105-113_) nel medesimo Paese.

[625] Παραδεισος καλλισος απαντων ων ημεις ισμεν. (_Paradiso più bello di tutti quelli che conosciamo_). I Paradisi, nome ed usanza presa dalla Persia, posson rappresentarsi per mezzo de' Giardini Reali d'Ispahan (_Viag. d'Olear. p. 774_.) Vedasi ne' romanzi Greci il più perfetto modello di essi (Longus _Pastoral. l. IV p. 99-101_; Achilles Tatius _l. I p. 22 ec. _)

[626] Nelle vicinanze di Cartagine il mare, la terra, ed i fiumi son quasi tanto mutati quanto le opere umane. L'istmo, o collo della Città ora è confuso col continente: il porto è una secca pianura: ed il lago o stagno non è più che un pantano con sei o sette piedi d'acqua nel canale di mezzo: Vedi Danville (_Geograph. anc. Tom. III pag. 82_.), Shaw (_viagg. p. 77, 84_), Marmol. (_Description de l'Afrique T. II. p. 465_) e Tuano (LVIII 12 _Tom. III p. 334_).

[627] Da Delfi ricevè il nome di _Delphicum_ tanto in Greco quanto in Latino un tripode: e per una facile analogia fu estesa in Roma, in Costantinopoli, ed in Cartagine la stessa denominazione al luogo, dove si facevano i Banchetti reali (Procop. _Vandal. lib. I. c. 21_: Du-Cange _Gloss. Graec. p. 277 v. Δελφικον, ad Alexiad. p. 412_).

[628] Queste orazioni esprimono sempre i sentimenti di quei tempi, ne' quali son fatte, ed alle volte quelli degli attori. Io ho estratto questi sentimenti, ed ho tralasciata la declamazione.

[629] Le reliquie di S. Agostino da' Vescovi Affricani furon trasportate al loro esilio di Sardegna (an. 500), e nell'VIII secolo fu creduto che Liutprando Re de' Longobardi le trasferisse (an. 721) da Sardegna a Pavia. Nell'anno 1695 i Frati Agostiniani di quella Città trovarono una volta di mattoni, un'urna di marmo, una cassa d'argento, delle involture di seta, delle ossa, del sangue ec., e forse un'Iscrizione d'Agostino in caratteri Gotici. Ma quest'utile scoperta è stata contrastata dalla ragione, e dalla gelosia (_Baronio Annal. an._ 725 n. 2, 9. Tillemont _Mem. Eccles. Tom. XIII p. 944_. Montfaucon _Diar. Ital. p. 26, 30_, Muratori _Antiq. Ital. med. aevi Tom. V Dissert. LVIII p. 9_, che ne aveva composto un Trattato a parte, prima che si facesse il Decreto del Vescovo di Pavia, e del Pontefice Benedetto XIII).

[630] Τα της πολιτειας προσιμια (_le prime terre dell'Impero_) dice Procopio _de Aedif. L. VI c. 7_ Ceuta, che è stata poi disfigurata da' Portoghesi, fiorì, sotto il regno più prospera degli Arabi, nell'agricoltura, e nelle manifatture, decorata di nobili edifizi e di Palazzi (_V. L'Afrique de Marmol T. II p. 236_).

[631] Vedi il secondo e il terzo preambolo a' Digesti, o alle Pandette, promulgate il 16 decembre dell'anno 533. Giustiniano, o piuttosto Belisario, avevan acquistato un giusto diritto a' titoli di _Vandalico_, ed _Affricano_; quello di _Gotico_ era prematuro; ed il _Francico_ falso ed offensivo d'una gran Nazione.

[632] Vedi gli atti originali presso il Baronio (_Aq. 535 n. 21, 54_). L'Imperatore applaudisce alla sua clemenza verso gli Eretici _cum sufficiat eis vivere_.

[633] Dupin (_Geograph. Sacra Africana p. LIX ad Optat. Milev._) nota e compiange l'Episcopal decadenza. Nel tempo più prospero della Chiesa egli vi aveva contato 690 Vescovati: ma per quanto piccole fossero le Diocesi, non è probabile, che vi esistessero tutti nel medesimo tempo.

[634] Le leggi Affricane di Giustiniano sono illustrate dal suo Germano Biografo (_Cod. Lib. I Tit. 27 Novell. 36, 37, 131 Vit. Justinian. p. 349-377_).

[635] Il monte Papua si pone dal Danville (_Tom. III p. 92 e Tabul. Imp. Rom. Occident._) presso Ippone Regio, ed il mare: tal situazione però mal s'accorda con le lunghe ricerche fattene al di là d'Ippone, e con le parole di Procopio (_L. II c. 4_). Εν τοις Νουμιδιαρς εσχατοις (_negli estremi della Numidia_).

[636] Shaw (_Viagg. p. 220_) descrive con somma accuratezza i costumi de' Bedwini, e de' Kabili, gli ultimi de' quali secondo il loro linguaggio, sono i residui de' Mori: pure quanto son mutati questi moderni selvaggi, quanto si sono inciviliti! Fra loro sono abbondanti le provvisioni, ed il pane è comune.

[637] Da Procopio si chiama _Lira: l'Arpa_ sarebbe forse stata più nazionale. Gl'istromenti di musica si distinguono da Venanzio Fortunato in tal modo: _Romanusque Lyra tibi plaudat, Barbarus harpa._

[638] Erodoto elegantemente descrive gli strani effetti della afflizione in un altro schiavo Reale, cioè in Psammetico Re d'Egitto, che pianse alle minori, e tacque alle maggiori sue calamità (_L._ III c. 14). Belisario potea studiar la sua parte nell'incontro di Paolo Emilio e di Perseo: ma è probabile, che non avesse mai letto nè Livio nè Plutarco: ed è certo, che la sua generosità non avea bisogno d'alcun modello.

[639] Dopo che il titolo d'Imperatore ebbe perduto l'antico suo senso militare, e gli auspizj Romani furono aboliti dal Cristianesimo (Vedi la Bleterie, _Mem. de l'Acad. Tom. XXI p. 302, 332_) poteva con minore incoerenza accordarsi un Trionfo ad un Generale privato.

[640] Se pure l'Ecclesiaste è veramente un'opera di Salomone, non già, come il Poema di Prior, una pia e morale composizione fatta ne' tempi più moderni in suo nome, ed in occasione del suo pentimento. Quest'ultima è l'opinione dell'erudito, e franco Grozio (_Opp. Theolog. T._ I _p._ 258): ed in vero l'Ecclesiaste, ed i Proverbi dimostrano un'estensione di pensare, e d'esperienza, maggiore di quella che sembri poter esser propria d'un Giudeo o d'un Re.

[641] Nel Belisario di Marmontel s'incontrano, cenano, e conversano insieme il Re col Conquistatore dell'Affrica, senza rammentarsi l'uno dell'altro. Egli è senza dubbio un difetto di quel romanzo il supporre, che avesser perduto gli occhi o la memoria non solamente l'Eroe, ma anche tutti quelli, che l'avevano sì ben conosciuto.

[642] Shaw p. 59. Siccome però Procopio (_L._ II c. 13) parla d'un Popolo del monte Atlante come già distinto per la bianchezza del corpo, ed il giallo color de' capelli, questo fenomeno (che si vede similmente nelle Andi del Perù, Buffon Tom. III p. 504) può naturalmente attribuirsi alla elevazione del suolo, ed alla temperatura dell'aria.

[643] Il Geografo di Ravenna (_L. III c. XI p. 129, 130, 131. Paris 1688_) descrive la Mauritania _Gaditana_ (opposta a Cadice) _ubi Gens Vandalorum, a Belisario devicta in Africa, fugit, et numquam comparuit._

[644] Un solo avea protestato, e Genserico rimandò, senza una risposta formale, i Vandali di Germania: ma quelli di Affrica derisero la sua prudenza, ed affettarono di sprezzare la povertà delle loro foreste (Procopio _Vandal. lib. I c. 22_).

[645] Tollio descrive per bocca del grand'Elettore (nel 1687) il segreto regno, e lo spirito ribelle de' Vandali del Brandemburgo, che potevan contare cinque o seimila soldati, che, si erano procurati de' cannoni ec. (_Itinerar. Hungar. p. 42_ ap. Dubos _Hist. de la Monarchie Francoise Tom. I p. 182, 183_). Si può con ragione dubitare della veracità non già dell'Elettore, ma di Tollio medesimo.

[646] Procopio (_lib._ I c. 22) n'era totalmente all'oscuro: ουδε μνημη τιστουδε ονομα ες εμε σωξεται (_Non se ne conserva presso di me nè alcuna memoria nè il nome_). Sotto il regno di Dagoberto (an. 630) le Tribù Slave de' Sorbi, e de' Venedi già confinavano con la Turingia (Mascou _Istor. de' Germani XV, 3, 4, 5_).

[647] Sallustio rappresenta i Mori come un residuo dell'armata d'Èrcole (_de Bello Iugurt. c. 21_) e Procopio (Vandal. _l. II c. 10_) come la posterità de Cananei, che fuggirono dal ladro λησης Giosuè. Ei cita due colonne con un'Iscrizione Fenicia. Io ammetto le colonne, dubito dell'Iscrizione, e rigetto la discendenza.

[648] Virgilio (_Georgic. III, 339_), e Pomponio Mela (_I, 8_) descrivono la vita errante de' Pastori Affricani simile a quella degli Arabi, e de' Tartari: e Shaw (_p. 222_) è il migliore commentatore sì del Poeta che del Geografo.

[649] I doni consueti, che loro si facevano, erano uno scettro, una corona o berretta, una veste bianca, una tunica e delle scarpe con figure, il tutto adornato d'oro, e d'argento: nè questi preziosi metalli erano lor meno accolti in forma di moneta (_Procop. Vandal. L. I c. 25_).

[650] Vedi il Governo d'Affrica, ed i fatti militari di Salomone presso Procopio (_Vandal. L. II c. 10, 11, 12, 13, 19, 20_). Ei fu richiamato, e mandatovi di nuovo: e l'ultima sua vittoria porta la data dell'anno XIII di Giustiniano (an. 539). Un accidente l'aveva reso eunuco nella sua puerizia (_L. I c. 11_), ma gli altri Generali Romani erano ampiamente _forniti di barbe_, πωγονος επιπλαμενοι (_Lib. II cap. 8_).

[651] Questa naturale antipatia de' cavalli contro i cammelli si asserisce dagli Antichi (_Xenoph. Cyropaed. l. VI p. 438 l. VIII p. 483, 492 Edit. Hutchinson: Polyaen. Stratagem. VII, 6 Plin. Hist. Nat. VIII, 26 Aelian. de Nat. animal. I. III c. 7_): ma vien contraddetta dalla quotidiana esperienza, e derisa dagli Orientali, che ne sono i migliori giudici (_Voyage d'Olearius p. 553_).

[652] Procopio è il primo, che descriva il monte Aurasio (_Vandal. l. II c. 13 de Aedif. l. VI c. 7_). Ei si può confrontare con Leone Affricano (_Dell'Affrica P V presso Ramusio Tom. I fol. 77 rect._), con Marmol (_Tom. II p. 430_) e con Shaw (_p. 56, 59_).

[653] Isidoro _Chron. p. 722 Edit. Grot. Mariana Hist. Hispan. l. V c. 8 p. 173_. Secondo Isidoro però l'assedio di Ceuta, e la morte di Teude seguì l'anno dell'Era Ispanica 586, di Cristo 548, e la piazza non fu difesa da' Vandali, ma da' Romani.

[654] Procopio _Vandal. l. I c. 24_.

[655] Vedi la Cronica originale d'Isidoro, ed i libri V e VI dell'Istoria di Spagna del Mariana. I Romani furono finalmente cacciati da Suintila Re de' Visigoti (l'anno 621, 626) dopo che si furon questi riuniti alla Chiesa Cattolica.

[656] Vedi il matrimonio, e il destino d'Amalafrida in Procopio (_Vandal. l. I c. 8, 9_); ed in Cassiodoro (_Var. IX, 1_) la richiesta del reale di lei fratello. Si confronti parimente la Cronica di Vittore Tunnunense.

[657] Lilibeo fu fabbricato da' Cartaginesi nell'Olimpiade XCV. 4 e nella prima guerra Punica la forte situazione e l'eccellente suo porto rese quel luogo un oggetto importante per ambedue le nazioni.

[658] Si paragonino fra loro i differenti passi di Procopio (_Vandal L. II c. 5 e Gothic. l. 1 c. 3_).