Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07

Part 28

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[574] Questo Paese vien descritto da Tournefort (_Voyage au Levant Tom. III Lettr. XVII, XVIII_). Quell'abile Botanico ben presto scuoprì la pianta, che infetta il mele (Plin. XXI, 44, 45). Egli osserva, che i soldati di Lucullo con ragione restaron sorpresi al freddo, che vi trovarono, mentre anche nella pianura d'Erzerum alle volte cade la neve nel mese di giugno, e di rado termina la raccolta prima del Settembre. I Colli dell'Armenia sono sotto il grado 40 di latitudine: ma nella montuosa regione, dove io abito (_la Svizzera_), si sa bene, che una salita di alcune ore trasporta il viaggiatore dal clima della Linguadocca in quello della Norvegia: e si ammette come regola generale, che sotto la linea equinoziale un'elevazione di 2400 tese equivale al freddo del cerchio polare (Remond _Observat. sur les Voyages de Coxe dans la Suisse Tom. II p. 104_).

[575] Può rintracciarsi l'identità, o prossimità de' Calibi e dei Caldei presso Strabone (_L. XII pag. 825, 826_), Cellario (_Geogr. Antiq. Tom. II p. 202, 204_) e Freret (_Mem. de l'Acad. Tom. IV p. 594_). Senofonte, nel suo Romanzo (_Cyropaed. l. III_), introduce quegli stessi Barbari, contro i quali avea combattuto nella sua ritirata (_Anabas. l. IV_).

[576] Procopio _Persic. lib. I cap, 15 de Aedif. lib. III cap. 6_.

[577] _Ni Taurus obstet in nostra maria venturus_ (Pompon. Mela III, 8). Plinio, Poeta non meno che Naturalista, personifica il fiume, ed il monte, e ne descrive il combattimento. Vedasi nell'eccellente Trattato del Danville il corso del Tigri, e dell'Eufrate.

[578] Procopio (_Persic. l. II c. 12_) racconta la storia col tuono mezzo scettico e mezzo superstizioso d'Erodoto. Questa promessa non si trova nella primitiva menzogna d'Eusebio, ma cominciò almeno dall'anno 400: ed una terza favola, cioè la _Veronica_, ben presto insorse sulle altre due (Evagrio _lib. IV c. 27_). Siccome Edessa è stata presa, il Tillemont dovè negar la promessa (_Mem. Eccl. Tom. I p. 362, 383, 617_).

[579] Questi si compravano da' mercanti d'Aduli, che commerciavano nell'India (Cosma _Topogr. Christ. L. XI p. 339_). Pure nella stima delle pietre preziose il primo era lo smeraldo Scitico, il Battriano aveva il secondo luogo, e l'Etiopico solamente il terzo (Theophrast. d'Hill, _p. 61 ec. 92_). La produzione, le cave ec. degli smeraldi sono involte nella oscurità: ed è dubbioso, se noi abbiamo alcuna delle dodici specie di essi note agli Antichi (Goguet _Orig. des Leix ec. Part. II Lib. 2 cap. 2 art. 3_). In questa guerra gli Unni guadagnarono, o almeno Peroze perdè la più preziosa perla del Mondo, di cui Procopio racconta una ridicolosa favola.

[580] Gl'Indo-Sciti continuarono a regnare dal tempo d'Augusto (Dionys. Perieget. 1088 _col commentario d'Eustazio_ presso Hudson _Geogr. minor. Tom. IV_) fino a quello di Giustino il Vecchio (Cosma _Topograph. Christ. Lib. XI p. 338, 339_). Nel secondo secolo essi eran padroni di Larice, o di Guzerat.

[581] Vedi le avventure di Firuz, e Peroze, e le loro conseguenze presso Procopio (_Persic. l. 1 c. 3, 6_) che può confrontarsi co' frammenti dell'Istoria Orientale (d'Herbelot _Bibliot. Orient. p. 351_ e Texeira Istoria di Persia tradotta o compendiata da Stewens _l. I c. 32 p. 132, 138_). La Cronologia è ben determinata dall'Assemanno (_Bibliot. Orient. Tom. III p. 396, 427_).

[582] La descrizione della Guerra Persiana sotto i regni di Anastasio e di Giustino può trarsi da Procopio (_Persic. l. I c. 7, 8, 9_), da Teofane (_In Chronograph. pag. 124, 127_), da Evagrio (_L III c. 37_), a Marcellino (_in Chron. p. 47_), e da Giosuè Stilita (ap. Asseman. _Tom. I p. 272, 281_).

[583] Procopio fa un'ampia e corretta descrizione di Dara (_Persic. l. I c. 10. l. II c. 13 de Aedif. l. II c. 1, 2, 3. l. III c. 5_). Se ne veda la situazione presso il Danville (_l'Euphrate et le Tigre p. 53, 54, 55_) quantunque sembra, ch'egli raddoppi la distanza fra Dara e Nisibi.

[584] Per la Città, ed il passo di Derbend vedasi d'Herbelot (_Bibliot. Orient. p. 157, 291, 807_), Petit de la Croix (_Hist. de Gengiscan. l. IV c. 9_), Istoria Genealogica de' Tartari (_Tom. I p. 120_), Oleario (_Voyage en Perse p. 1039, 1042_) e Cornelio le Bruyn (_Viaggi Tom. I p. 146, 147_). Può confrontarsi il prospetto di questo con la pianta d'Oleario, il quale crede che le mura siano di crostacei e di sabbia induriti dal tempo.

[585] Procopio con qualche confusione le chiama sempre _Caspie_ (_Persic. l. 1 c. 10_). Questo passo presentemente si appella _Tatar-topa_, Porte Tartare (Danville _Geogr. anc. Tom. II p. 119, 120_).

[586] L'immaginario riparo di Gog e Magog, che fu seriamente investigato e creduto da un Califfo del IX secolo, sembra che sia derivato dalle porte del Monte Caucaso, e da un'incerta notizia della muraglia della China (_Geogr. Nubiens. p. 267, 270: Memoires de l'Academie Tom. XXXI p. 210, 219_).

[587] Vedi un'erudita Dissertazione di _Baier de muro Caucaseo in Comment. Acad. Petropolit. anno 1726 Tom. I p. 425, 463_: ma le manca una carta o pianta. Quando il Czar Pietro I s'impadronì di Derbend l'anno 1722 la misura del muro fu trovata essere di _Orgigie_ o braccia russe 3285 ciascheduna delle quali contiene sette piedi Inglesi, e perciò della lunghezza in tutto di poco più di quattro miglia.

[588] Vedi le Fortificazioni ed i trattati di Cosroe o Nushirwan presso Procopio (_Persic. l. I c. 16, 22 l. II_), e di Herbelot (_p. 682_).

[589] La vita d'Isocrate s'estende dall'Olimpiade 86. 1. fino alla 110. 3. (dall'anno 436 al 338 avanti Gesù Cristo). Vedi Dionys. Halicarn. _Tom. II p. 149, 150 Edit. Hudson_. Plutarco (o l'Anonimo) _in Vit. X Orator. pag. 1538, 1543 Edit. II Steph._ Phot. _Cod. CCLIX p. 1453_.

[590] Sono copiosamente descritte, quantunque in concise parole, le scuole d'Atene nella _Fortuna Attica di_ Meursio (_c. VIII p. 59, 73 nel Tom. I Opp._). Quanto allo stato ed alle arti di quella città, vedi il primo libro di Pausania, ed un piccolo trattato di Dicearco (nel secondo Tomo dei Geografi di Hudson), che scrisse verso l'Olimpiade CXVII. (_Dissert. di Dodwell. sez. 4_).

[591] Diogen. Laert. _De vit. Philosopher. L. V segm. 37 p. 389_.

[592] Vedi il testamento d'Epicuro presso Diogene Laerzio _L. X segm. 16, 20 pag. 611, 612_. Una sola Epistola (_ad Familiar. XIII, 1_) scuopre l'ingiustizia dell'Areopago, la fedeltà degli Epicurei, la destra urbanità di Cicerone, e la mescolanza di disprezzo e di stima, con cui i Senatori Romani riguardavano la Filosofia ed i Filosofi della Grecia.

[593] Damascius _in vit. Isidori ap. Photium Cod. CCXLIII. p. 1054_.

[594] Vedi Luciano (_in Eunech. Tom. II. pag. 350-359 Ediz. Reitz_), Filostrato (_in Vit. Sophist. l. II c. 2_), e Dione Cassio, o Zifilino (_l. LXXI p. 1195_) insieme co' loro Editori Du Soul, Oleario, e Reimar, e soprattutto Salmasio (_ad Hist. Aug. p. 72_). Un giudizioso Filosofo (Smith _Ricchezza delle nazioni Vol. II. p. 340-374_) preferisce le libere contribuzioni degli studenti ad uno stipendio fisso pel Professore.

[595] Brucker _Hist. Crit. Philos. Tom. II p. 310_ ec.

[596] Si fissa la nascita d'Epicuro all'anno 342 prima di Cristo, (Bayle) nell'Olimpiade CIX. 3, ed egli aprì la sua scuola in Atene nell'Olimp. CXVIII 3 cioè 306 anni avanti la medesima Era. Quella Legge intollerante (secondo Ateneo l. XIII p. 610, Diogene Laerzio, _L. V: S. 38. p. 290_ e Giulio Polluce IX 5) fu fatta nel medesimo o nel seguente anno (Sigon. Opp. T. V. p. 62. Menag. _ad Diogen. Laert. p. 204_. Corsini _Fasti Attic. T. IV p. 67, 68_) e fu soggetto al medesimo esilio anche Teofrasto Capo de' Peripatetici, e discepolo d'Aristotele.

[597] Questa non è un'Era immaginaria: i Pagani contavano le lor calamità dal regno del loro Eroe. Proclo, di cui la nascita è segnata dal suo Oroscopo (l'an. 412 il dì 8 di Febbrajo a Costantinopoli), morì 124 anni απο Ιουλιανου βασιλεως (dopo l'Imperator Giuliano) l'anno 485 (Marin. _in vit. Procli c. 36_).

[598] La vita di Proclo, composta da Marino, fu pubblicata dal Fabricio (_Hamburg, 1700, et ad calcem Bibliot. Latin. Lond. 1703_). Vedi Suida (_Tom. III p. 185, 186_), Fabric. (_Bibliot. Graec. t. V c. 26 p. 449, 552_), e Brucker (_Hist. Crit. Philos. Tom. II. 319-326_).

[599] La vita d'Isidoro fu fatta da Damascio (ap. Photium _Cod. CCXLII p. 1028, 1076_). Vedi l'ultimo secolo de' Filosofi Pagani presso Brucker (_Tom. II. p. 341-351_).

[600] Fa menzione della soppressione delle scuole d'Atene Giovanni Malala (_Tom. II p. 187_) ed una Cronica anonima nella Libreria Vaticana (ap. Aleman. _ p. 106_).

[601] Agatia (_l. III p. 69, 70, 71_) riferisce questa curiosa storia. Cosroe montò sul trono l'anno 531, e fece la sua prima pace co' Romani al principio dell'anno 533 epoca ben conciliabile con la _giovin_ sua fama, e con la _vecchia_ età d'Isidoro (Asseman. _Bibliot. Orient. Tom. III p. 404_ Pagi _Tom. II p. 543, 550_).

[602] Cassiodoro _Var. Epist. VI, I Giornandes c. 57 p. 696. Edit. Grot. Quod summum bonum primumque in mundo decus edicitur._

[603] Vedi i regolamenti di Giustiniano (_novell. CV_) con la data del 5 luglio a Costantinopoli, indrizzati a Strategico, Tesoriere dell'Impero.

[604] Procopio _in Anecdot. c._ 26 _Aleman. pag. 106_. Nel XVIII anno dopo il Consolato di Basilio, secondo il computo di Marcellino, di Vittore, di Mario ec. fu composta la Istoria segreta, ed agli occhi di Procopio il Consolato era già totalmente abolito.

[605] Da Leone il Filosofo (_Nov. XCIV an. 886, 911_). Vedi Pagi (_Dissert. Hypatic. p. 325, 362_) e Du-Cange (_Gloss. Graec. p. 1635, 1636_). Erasi avvilito fino il titolo: _Consulatus Codicilli... vilescunt_, dice il medesimo Imperatore.

[606] Secondo Giulio Affricano ec. il Mondo fu creato nel primo giorno di settembre 5508 anni, tre mesi, e venticinque giorni avanti la nascita di Cristo (Vedi Pezron _Antiquité des tems defendue p. 20, 28_) e quest'Era si è usata da' Greci, da' Cristiani orientali, ed anche da' Russi fino al regno di Pietro I. Tal periodo per quanto sia arbitrario, è però chiaro e comodo. De' 7296 anni, che si suppongono passati dopo la creazione, ne troveremo 3000 d'ignoranza, e d'oscurità; 2000 favolosi o dubbiosi, 1000 d'istoria antica, principiando dall'Impero Persiano, e dalle Repubbliche di Roma e d'Atene, 1000 dalla caduta del Romano Impero in Occidente fino alla scoperta dell'America, ed i rimanenti 296 formeranno quasi tre secoli dello stato moderno d'Europa, e del Genere umano. Io sceglierei piuttosto questa cronologia, che stimo assai preferibile al nostro doppio e intricato metodo di contare per l'indietro, e per l'avanti gli anni prima e dopo l'Era Cristiana.

[607] L'Era del Mondo ha prevalso in Oriente dopo il VI Concilio Generale (an. 681). In Occidente l'Era Cristiana fu inventata primieramente nel VI secolo: si propagò nell'VIII per l'autorità e gli scritti del Venerabile Beda; ma non fu che pel secolo X che l'uso di essa divenne legale e comune. Vedi _L'Art de verifier les dates, Dissert. Prelim. p. III, XII Dictionaire diplomat. Tom. I p. 329, 337_. Opere d'una laboriosa società di Monaci Benedettini.

CAPITOLO XLI.

_Conquiste di Giustiniano in Occidente. Carattere, e prime campagne di Belisario. Esso invade e soggioga il Regno Vandalico in Affrica. Suo trionfo. Guerra Gotica. Ricupera la Sicilia, Napoli e Roma. Assedio di Roma fatto da' Goti. Ritirata, e perdite de' medesimi. Resa di Ravenna. Gloria di Belisario. Sua vergogna, e disgrazie domestiche._

[A. 533]

Quando Giustiniano salì sul trono, circa cinquant'anni dopo la caduta dell'Impero di Occidente, i Regni de' Goti e de' Vandali avevano acquistato un solido e, per quanto potrebbe sembrare, legittimo stabilimento sì in Europa, che in Affrica. I titoli che la vittoria Romana erasi attribuita, furono con ugual giustizia cancellati dalla spada de' Barbari; e la fortunata loro rapina trasse un più venerabil diritto dal tempo, dai trattati e da' giuramenti di fedeltà ripetuti già da due o tre generazioni di ubbidienti sudditi. L'esperienza ed il Cristianesimo avevan confutato la superstiziosa speranza, che Roma fosse fondata dagli Dei per regnare in perpetuo sulle Nazioni della Terra. Ma la superba pretensione di perpetuo ed invulnerabil dominio che i suoi soldati non poteron più sostenere fu costantemente difesa da' suoi Politici e Giureconsulti, le opinioni de' quali son talvolta risorte e si son propagate nelle moderne scuole di Giurisprudenza. Dopo che la stessa Roma fu spogliata della Porpora Imperiale, i Principi di Costantinopoli assunsero il solo e sacrato scettro della Monarchia; dimandarono come legittima loro eredità le Province, che erano state soggiogate da' Consoli o possedute da' Cesari; e debolmente aspiravano a liberare i fedeli lor sudditi d'Occidente dall'usurpazione degli Eretici e dei Barbari. A Giustiniano fu riservata in qualche parte l'esecuzione di questo splendido disegno. Per i primi cinque anni del suo Regno esso fece con ripugnanza una dispendiosa e svantaggiosa guerra contro i Persiani, finattantochè l'orgoglio non cedè all'ambizione di esso e comprò al prezzo di quattrocento quarantamila lire sterline una precaria tregua, che nel linguaggio di ambedue le Nazioni fu decorata col nome d'eterna pace. La sicurezza dell'Oriente lasciò l'Imperatore in libertà d'impiegar le sue forze contro i Vandali; e lo stato interno dell'Affrica somministrò un onorevol motivo, e promise un efficace aiuto alle armi Romane[608].

[A. 525-534]

Il Regno Affricano, secondo il testamento del suo Fondatore, era per retta linea pervenuto in Ilderico, maggiore in età fra' Principi Vandali. Una dolce indole fece inclinare il figlio d'un tiranno, ed il nipote d'un conquistatore a preferire i consigli di clemenza e di pace; ed il suo avvenimento al trono fu contrassegnato da un salutar editto, che restituì dugento Vescovi alle lor Chiese, e permise la libera professione del Simbolo Atanasiano[609]. Ma i Cattolici accettarono con fredda e passeggiera gratitudine un favore tanto inferiore alle lor pretensioni, e le virtù d'Ilderico offesero i pregiudizi de' suoi Nazionali. Il Clero Arriano cercò d'insinuare a' Vandali ch'egli aveva rinunziato alla fede de' suoi Maggiori, ed i soldati più altamente si dolsero, che avea degenerato dal coraggio di essi. Si sospettò ne' suoi Ambasciatori una segreta e vergognosa negoziazione alla Corte Bizantina: ed il suo Generale, che si chiamava l'Achille[610] de' Vandali, perdè una battaglia contro i nudi e indisciplinati Mori. Gelimero, a cui l'età, l'origine e la fama militare dava un apparente diritto alla successione, esacerbò il mal contento: ei prese col consenso della Nazione le redini del Governo; ed il suo sfortunato Sovrano senza neppure un combattimento, precipitò dal trono in una prigione, dove fu rigorosamente guardato insieme con un fedel Consigliere, ed il suo malveduto nipote, l'Achille de' Vandali. Ma l'indulgenza che Ilderico avea dimostrato a' suoi sudditi Cattolici, lo raccomandò efficacemente al favore di Giustiniano, che per vantaggio della propria setta, poteva ammettere l'uso e la giustizia della tolleranza religiosa. Mentre il nipote di Giustino era tuttavia privato, si fomentò la loro alleanza col vicendevol commercio di doni e di lettere; e l'Imperator Giustiniano sostenne la causa della dignità reale e dell'amicizia. Egli ammonì l'usurpatore in due successive ambascierie a pentirsi del suo tradimento o almeno ad astenersi da ogni ulteriore violenza che provocar potesse l'ira di Dio, e de' Romani; a rispettare le leggi della parentela e della successione; ed a lasciar, che un uomo vecchio ed infermo terminasse in pace i suoi giorni, o sul trono di Cartagine, o nel palazzo di Costantinopoli. Le passioni, ovvero la prudenza di Gelimero lo costrinsero a rigettar queste domande, che venivan fatte con calore nell'altiero tuono di minacce e di comandi, ed ei giustificò la sua ambizione in un linguaggio, che di rado tenevasi alla Corte di Bizanzio, allegando il diritto, che aveva un Popolo libero di rimuovere o di punire il suo principal Magistrato che avea mancato nell'esecuzione dell'ufizio Reale. Dopo questa inutile intimazione il prigioniero Monarca fu trattato con più rigore; al suo nipote furono levati gli occhi, ed il crudel Vandalo, confidando nella sua forza e distanza derideva le vane minacce, ed i lenti preparativi dell'Imperatore d'Oriente. Giustiniano dunque risolvè di liberare, o vendicare il suo amico; Gelimero di sostener la sua usurpazione; e la guerra, secondo l'uso delle Nazioni incivilite, fu preceduta dalle più solenni proteste, che ciascheduna delle parti desiderava sinceramente la pace.

La notizia d'una guerra Affricana non fu grata che alla vana ed oziosa plebaglia di Costantinopoli di cui la povertà l'esentava da' tributi, e la poltroneria ben di rado l'esponeva al servizio militare. Ma i Cittadini più savi, che dal passato giudicavano del futuro, riflettevano all'immensa perdita, sì di uomini che di danaro, dall'Impero sofferta nella spedizione di Basilisco. Le truppe che dopo cinque laboriose Campagne si erano richiamate dalle frontiere della Persia, temevano il mare, il clima e le armi d'un incognito nemico. I ministri delle Finanze calcolavano, per quanto eran suscettibili di calcolo, i bisogni d'una guerra nell'Affrica; le tasse, che bisognava trovare ed esigere per supplire ai tali esorbitanti bisogni; ed il pericolo che le proprie lor vite, o almeno i loro lucrosi impieghi non fossero responsabili della mancanza di ciò ch'era necessario. Giovanni di Cappadocia, mosso da tali cagioni del proprio interesse (giacchè non può sopra di lui cadere il sospetto d'alcuna sorte di zelo del pubblico bene), si avventurò ad opporsi in pieno consiglio alle inclinazioni del suo Signore. Confessò in vero, che una vittoria di tale importanza non potea mai comprarsi a troppo caro prezzo; ma ne rappresentò in un grave discorso le difficoltà certe, e l'incerto evento. «Se intraprendete, disse il Prefetto, l'assedio di Cartagine per terra, la distanza non è minore di cento quaranta giorni di cammino, e per mare bisogna che passi un intero anno[611], prima che voi possiate avere alcuna nuova della vostra flotta. Soggiogando l'Affrica, essa non potrebbe conservarsi senza la conquista anche della Sicilia, e dell'Italia. Il buon successo vi obbligherà a nuovi travagli; ed una sola disgrazia attirerà i Barbari nel cuore dell'esausto vostro Impero». Giustiniano sentì il peso di questo salutevol consiglio; restò confuso dall'insolita libertà di un ossequioso servo; e forse si sarebbe abbandonato il disegno di far quella guerra, se non si fosse ravvivato il suo coraggio da una voce, che fece tacere i dubbi della profana ragione: «Ho avuto una visione (gridò un artificioso o fanatico Vescovo d'Oriente): è volere del Cielo, o Imperatore, che non abbandoniate la vostra santa impresa di liberare la Chiesa Affricana. Il Dio degli Eserciti precederà le vostre bandiere, e dispergerà i vostri nemici che sono i nemici del suo Figlio». L'Imperatore potè facilmente tentarsi, ed i suoi consiglieri furon costretti a dar fede a questa opportuna rivelazione: ma essi trassero una più ragionevole speranza dalla rivolta, che gli aderenti di Ilderico o Atanasio avevano già eccitato a' confini della Monarchia Vandalica. Pudenzio, suddito affricano, aveva segretamente manifestato le sue fedeli intenzioni, ed un piccol soccorso militare fece tornar la Provincia di Tripoli all'ubbidienza de' Romani. Era stato affidato il Governo di Sardegna a Goda, valoroso Barbaro, che sospese il pagamento del tributo, negò di prestar omaggio all'usurpatore, e diede orecchio agli emissari di Giustiniano, che lo trovaron padrone di quella fertile Isola, alla testa delle sue guardie, e superbamente rivestito delle insegne Reali. Si diminuiron le forze dei Vandali dalla discordia e dal sospetto; e gli eserciti Romani furono animati dal coraggio di Belisario, uno di que' nomi eroici, che son cogniti ad ogni tempo e ad ogni Nazione.

[A. 529-532]