Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07

Part 26

Chapter 263,511 wordsPublic domain

Alle scuole d'Atene furon meno fatali le armi dei Goti, che lo stabilimento d'una nuova Religione, i Ministri della quale impedivano l'esercizio della ragione, risolvevano ogni questione con un articolo di fede, e condannavano l'infedele o lo scettico ad eterne fiamme. In molti volumi di laboriose controversie i medesimi esposero la debolezza dell'intelletto, e la corruzione del cuore, insultarono la natura umana nei Savi dell'antichità, e condannarono lo spirito di ricerca Filosofica tanto ripugnante alla dottrina, o almeno al carattere d'un umil credente. La setta che restava dei Platonici, e che Platone si sarebbe vergognato di riconoscer per sua, fece uno stravagante miscuglio di una sublime teoria con la pratica della superstizione e della magia; e siccome questi rimasero soli in mezzo ad un Mondo cristiano, fomentarono un segreto rancore contro il governo della Chiesa e dello Stato, che tenevano sempre sospesi i rigori sulle lor teste. Circa un secolo dopo il Regno di Giuliano[597], fu permesso a Proclo[598] d'insegnare nella Cattedra filosofica dell'Accademia, e tale fu la sua industria, che spesso pronunziò nel medesimo giorno cinque lezioni, e compose settecento versi. La sagace sua mente esplorò le più profonde questioni della morale e della metafisica, e s'avventurò a proporre diciotto argomenti contro la dottrina Cristiana della creazione del Mondo. Ma negli intervalli di tempo che gli lasciava lo studio, ei diceva di conversare _personalmente_ con Pane, con Esculapio e con Minerva, ne' misteri de' quali era segretamente iniziato, e de' quali adorava le abbattute statue nella devota persuasione che il Filosofo, ch'è un cittadino dell'Universo, dovesse essere il sacerdote delle sue varie divinità. Un ecclisse del Sole annunciò la prossima di lui morte; e la sua vita con quella di Isidoro suo scolare[599], compilate da due de' loro più dotti discepoli, presentano una deplorabil pittura della seconda puerizia della ragione umana. Pure l'aurea catena, com'era enfaticamente chiamata, della successione Platonica continuò per altri quarantaquattro anni, dalla morte di Proclo fino all'Editto di Giustiniano[600], che impose un perpetuo silenzio alle scuole d'Atene, ed eccitò il dispiacere e lo sdegno de' pochi che vi rimanevano devoti della scienza e della superstizione greca. Sette amici e filosofi, Diogene, Ermia, Eulalio, Prisciano, Damascio, Isidoro e Simplicio, che dissentivano dalla Religione del loro Sovrano presero la risoluzione di cercare in un Paese straniero quella libertà, che loro negavasi nella propria Patria. Essi avevano udito dire, ed avevan bonariamente creduto, che si fosse realizzata la Repubblica di Platone nel dispotico Governo di Persia, che ivi regnasse un Re patriottico sulla più felice e virtuosa delle Nazioni. Ma restaron ben presto sorpresi quando in fatti trovarono, che la Persia era simile agli altri paesi del globo; che Cosroe, il quale affettava il nome di Filosofo, era vano, crudele ed ambizioso: che fra i Magi dominava la bacchettoneria e lo spirito d'intolleranza; che i Nobili eran superbi, i Cortigiani servili, ed i Magistrati ingiusti; che il reo talvolta fuggiva la pena, e che l'innocente soventi fiate era oppresso. Defraudati i Filosofi nella loro espettativa, trascurarono le reali virtù de' Persiani, e furono scandalizzati più di quel che forse conveniva alla lor professione, della plurità delle mogli e concubine, de' matrimoni incestuosi, e dell'uso di lasciar esposti i cadaveri a' cani ed agli avvoltoi, invece di seppellirli sotto terra o di consumarli col fuoco. Un precipitoso ritorno dimostrò il lor pentimento, e dichiararono altamente che sarebber piuttosto morti su' confini dell'Impero, che goder la ricchezza ed il favore del Barbaro. Da questo viaggio nonostante essi trassero un vantaggio, che riflette il lustro più puro sul carattere di Cosroe. Ei domandò, che i sette Savi che avevan visitato la Corte di Persia, fossero liberi dalle leggi penali, che Giustiniano avea fatte contro i Pagani suoi sudditi; e tal privilegio, espressamente stipulato in un trattato di pace, fu mantenuto, attesa la vigilanza d'un potente mediatore[601]. Simplicio ed i suoi compagni terminaron la vita in pace e nell'oscurità; e non avendo lasciato discepoli, finisce in essi la lunga lista de' Filosofi Greci, che nonostanti i loro difetti possono giustamente lodarsi come i più saggi e virtuosi fra' loro contemporanei. Gli scritti di Simplicio tuttavia esistono: i suoi Commentari fisici e metafisici sopr'Aristotele col tempo sono andati in disuso, ma la sua interpretazione morale d'Epitteto si conserva nelle Biblioteche delle Nazioni come un libro classico il più acconcio a diriger la volontà, a purificare il cuore ed a consolidar l'intelletto, mediante una giusta fidanza nella natura tanto di Dio quanto dell'uomo.

[A. 541]

Verso quel tempo, in cui Pitagora inventò il nome di Filosofo, ebbe origine in Roma da Bruto il vecchio la libertà ed il Consolato. Nella presente Storia si sono a' suoi luoghi esposte le rivoluzioni dell'ufizio Consolare che può risguardarsi ne' successivi aspetti d'un corpo reale, d'un'ombra e d'un nome. I primi Magistrati della Repubblica erano stati eletti dal Popolo per esercitare nel Senato e nel Campo i diritti della pace e della guerra, che poi si trasferirono negl'Imperatori; ma la tradizione dell'antica dignità fu per lungo tempo rispettata da' Romani e da' Barbari. Un Istorico Goto applaudisce il Consolato di Teodorico quasi l'apice d'ogni temporal gloria e grandezza[602]; l'istesso Re d'Italia si congratula con quegli annui favoriti della fortuna, che godevano lo splendore senza le cure del Trono; ed in capo a mille anni si creavano tuttavia da' Sovrani di Roma e di Costantinopoli due Consoli al sol oggetto di dare una data all'anno ed una festa al Popolo. Ma le spese di questa festa, nelle quali l'opulento e vano titolare aspirava a sorpassare i suoi predecessori, appoco appoco s'accrebbero sino all'enorme somma di ottantamila lire sterline; i Senatori più saggi evitavano un inutile onore che portava seco la certa rovina delle loro Famiglie; ed a questa ripugnanza attribuirei le frequenti lacune che si trovano negli ultimi tempi de' Fasti consolari. I Predecessori di Giustiniano avevano sostenuto col pubblico tesoro la dignità de' candidati meno ricchi; ma l'avarizia di questo Principe antepose il meno dispendioso e più conveniente metodo dell'ammonizione e della regola[603]. Al numero di sette _Processioni_ o spettacoli il suo Editto limitava le corse di cavalli e di cocchi, i divertimenti atletici, la musica ed i pantomimi del teatro, la caccia delle fiere; e piccole monete d'argento furono prudentemente sostituite alle medaglie d'oro che avevano sempr'eccitato il tumulto e l'ebrietà, quando venivano sparse a larga mano fra la plebe. Nonostanti queste precauzioni ed il suo proprio esempio, cessò finalmente la successione de' Consoli nell'anno decimo terzo di Giustiniano, il carattere dispotico del quale probabilmente gradì la tacita estinzione di un titolo, che rammentava a' Romani la antica lor libertà[604]. Pure tuttavia sussisteva il Consolato annuo nelle menti del Popolo; esso ansiosamente aspettava la pronta di lui restaurazione; applaudì alla graziosa condiscendenza de' successivi Principi, da' quali fu assunto nel primo anno del loro Regno; e passarono dopo la morte di Giustiniano tre secoli, prima che quell'antiquata dignità, ch'era stata già soppressa dall'uso, potesse abolirsi per Legge[605]. All'imperfetta maniera di distinguere ogni anno col nome d'un Magistrato, fu vantaggiosamente supplito con la data d'un'Era permanente: i Greci adottarono la creazione del Mondo, secondo la version de' Settanta[606], ed i Latini, dal Secolo di Carlo Magno in poi, hanno computato il lor tempo dalla nascita di Cristo[607].

NOTE:

[446] Teodorico medesimo, o piuttosto Cassiodoro, aveva descritto in tragiche frasi i Vulcani di Lipari (Cluver. _Sicilia p. 406, 410_), e del Vesuvio (IV 50).

[447] S'incontra qualche difficoltà nella data della sua nascita (Ludewig. _in vita Justiniani p. 125_), ma non ve n'è alcuna rispetto al luogo, che fu nel Distretto di Bederiana il villaggio Tauresio, ch'egli di poi decorò col suo nome e splendore (Danville _Hist. de l'Acad. sc. Tom. XXXI p. 287, 292_).

[448] I nomi di questi contadini Dardani son Gotici, e quasi Inglesi: _Giustiniano_ è una traduzione d'_Uprauda_ (_upright, giusto_); suo padre _Sabazio_ (che nel linguaggio Greco barbaro significa _stipes_) nel suo villaggio si chiamava _Istock_ (_Stock, Stipite_); sua madre Bigleniza fu convertita in _Vigilantia_.

[449] Il Ludewig (_p. 127, 135_) tenta di giustificare il nome Anicio di Giustiniano e di Teodora, e d'unirli a quella Famiglia, da cui si è fatta discendere anche la Casa d'Austria.

[450] Vedi gli Aneddoti di Procopio (_c. 5_) con le note di N.-Alemanno. Il Satirico non avrebbe dovuto confondere nella generica e decente denominazione di γεοργος (_agricoltore_) il Βουκολος e συφαρβος (_condottiere di bovi e di porci_) di Zonara. Sebbene perchè mai questi nomi sono disonoranti? Qual Barone Tedesco non si glorierebbe di discendere dall'Eumeo dell'Odissea?

[451] Son lodate le sue virtù da Procopio (_Persic. L. 1, c. 11_). Il Questor Proclo era amico di Giustiniano, e nemico di qualunque altra adozione.

[452] _Manichea_ significa Eutichiana. Si odano le furiose acclamazioni di Costantinopoli e di Tiro: le prime, non più di sei giorni dopo la morte d'Anastasio, cagionarono la morte dell'Eunuco, le seconde vi fecero applauso (Baron. _An. 518 P. II n. 15._ Fleury _Hist. Eccl. Tom. VII pag. 200, 205_ dietro la Collezione de' Concilj _Tom. V pag. 182, 207_).

[453] Il Conte di Buat (_Tom. IX p. 54, 81_) spiega a maraviglia la potenza, il carattere e le intenzioni di esso. Egli era pronipote d'Aspar, Principe ereditario nella Scizia minore, e Conte de' _Confederati_ Gotici di Tracia. I Bessi, sopra quali esso poteva influire, sono i Goti minori di Giornandes (_c. 51_).

[454] _Justiniani Patricii factione dicitur interfectus fuisse_ (Victor. Tununens. _Chron. in Thesaur. Temp. Scalig. P. II p. 7_). Procopio (_Anecdot. c. 7_) lo chiama tiranno, ma riconosce l'ἀδελφοπιστια (_Fede fraterna_), che bene si spiega dall'Alemanno.

[455] Nella sua prima Gioventù (_plane adolescens_) era stato qualche tempo come in ostaggio presso Teodorico. Intorno a questo curioso fatto, l'Alemanno (_ad Procop. Anecdot. c. 9 p. 34 della prima Ed._) cita un'Istoria MS. di Giustiniano, fatta da Teofilo suo precettore. Il Ludewig (_p. 143_) brama di farne un soldato.

[456] Si vedrà in seguito l'Istoria Ecclesiastica di Giustiniano. Vedi Baronio _An. 518, 521_ ed il copioso articolo _Justinianus_ nell'indice del Tomo VII de' suoi Annali.

[457] Si può trovare descritto il Regno di Giustino il Vecchio nelle tre Croniche di Marcellino, di Vittore, e di Gio. Malala (_Tom. II p. 130, 150_) l'ultimo de' quali (malgrado l'Hody, _Prolegom. n. 14, 39 Edit. Oxon._) visse subito dopo Giustiniano (_Osservazioni di Jortin Tom. IV p. 383_), nella Storia Ecclesiastica d'Evagrio (_l. IV c. 1, 2, 3, 9_), nell'Excerpta di Teodoro Lettore (_n. 37_), presso Cedreno (_p. 362, 366_) e Zonara (_l. XVI p. 58, 61_), che può passare per originale.

[458] Si vedano i caratteri di Procopio e d'Agatia presso la Mothe le Vayer (_Tom VIII p. 144, 174_), Vossio (_De Historicis Graecis l. II c. 22_) e Fabricio (_Biblioth. Graecis l. V c. 5 Tom. VI p. 248, 278_). La religione di essi, ch'è un onorevol problema, alle occasioni dimostra della conformità, con un segreto attacco al Paganesimo ed alla Filosofia.

[459] Ne' primi sette libri, destinati due alla guerra Persiana, due alla Vandalica, e tre alla Gotica, Procopio ha preso la divisione delle Province e delle guerre da Appiano. L'ottavo libro, quantunque porti il nome di Gotico, non è che un miscellaneo e general supplemento fino alla Primavera dell'anno 553, dal qual tempo fino al 559 vien continuato da Agatia (_Pagi Critic. an. 579 n. 5_).

[460] Il destino letterario di Procopio è stato alquanto infelice. Primieramente i suoi libri _de Bello Gothico_ furono involati da Leonardo Aretino, e pubblicati (in Foligno 1470 ed a Venezia 1471 presso Janson. _Mattaire Annal. Typogr. Tom. I ediz. 2 p. 240, 304, 279, 299_) in suo proprio nome (_Vedi Voss, De Histor. latinis l. III c. 5_ e la debole difesa del Giornale de' Letterati di Venezia Tom. XIX p. 207); 2. ne furon mutilate le opere da' primi suoi traduttori Latini, Cristofano Persona (Giornale _Tom. XIX p. 340, 348_), e Raffaello Volterrano (Huet _de Clar. Interpr. p. 166_), i quali non consultaron neppure i manoscritti della Libreria Vaticana, di cui essi eran Prefetti (Alemann. _in Praefat. Anecdot_); 3. Il testo Greco non fu stampato che nel 1607 dall'Hoeschelio d'Augusta (_Diction. de Bayle Tom. II p. 782_); 4. L'edizione di Parigi fu eseguita imperfettamente da Claudio Maltret, Gesuita di Tolosa (nel 1663), molto lontano dalla stamperia del Louvre, e da' manoscritti Vaticani, dai quali però egli ottenne alcuni supplementi. I Commentari ec. ch'esso promise, non son mai comparsi alla luce. L'Agatia di Leida (1594) fu saviamente ristampato dall'Editore Parigino con la versione latina di Bonaventura Vulcanio, dotto interprete (Huet. _p. 176_).

[461] Agat. _in Praef. p. 7, 8 l. IV p. 137_, Evagrio (_l. IV c. 12_). Vedasi anche Fozio _Cod. LXIII p. 65_.

[462] Κυρου παιδεια l'Istituzion di Ciro (dice nella Pref. _ad libr. de Aedificiis_ περι κτισματον) non è altro che Κυρου παιδια (_una puerizia di Ciro_) giuoco di parole! In questi cinque libri Procopio affetta uno stile cristiano, ugualmente che cortigiano.

[463] Procopio si scuopre nella Prefaz. _ad Anecdot. c. 1, 2, 5_, e gli Aneddoti stessi da Suida (_Tom. III p. 186 Edit. Kuster_) si contano per il IX libro. Il silenzio d'Evagrio è una meschina obbiezione. Il Baronio (_An. 548 n. 24_) compiange la perdita di questa storia segreta; eppure trovavasi allora nella libreria Vaticana, sotto la custodia di lui medesimo, e fu per la prima volta pubblicata, sedici anni dopo la sua morte, con le dotte, ma parziali note di Niccolò Alemanno (_Lione 1623_).

[464] Giustiniano si rappresenta come un asino.... come una perfetta imagine di Domiziano (_Anecd. c. 8_).... gli amanti di Teodora cacciati fuori del suo letto da' demonj loro rivali... il matrimonio di lui predetto da un gran demonio... un monaco vide il principe de' demonj sul trono in luogo di Giustiniano... i servi, che facevan la guardia, videro una faccia senza fattezze umane, un corpo che camminava senza testa ec. ec. Procopio manifesta la fede ch'egli ed i suoi amici prestavano a queste diaboliche storie (_c. 12_).

[465] Montesquieu (_Considerat. sur la Grand. et la decad. des Romains c. 20_) dà fede a questi Aneddoti come coerenti, 1. alla debolezza dell'Impero, 2. all'incostanza delle Leggi di Giustiniano.

[466] Quanto alla vita ed a' costumi dell'Imperatrice Teodora, vedi gli Aneddoti, specialmente _cap. 1, 5, 9, 10, 15, 16, 17_ con le dotte note dell'Alemanno: citazione, che sempre si dee sottintendere.

[467] Comitone fu dipoi maritata a Sitta Duca d'Armenia, che fu probabilmente il padre dell'Imperatrice Sofia, o almeno essa potè esserne la madre. I due nipoti di Teodora possono esser figli d'Anastasia (Aleman. _p. 30, 31_).

[468] Ne fu innalzata la statua in Costantinopoli sopra una colonna di porfido. Vedi (Procop. _de aedif. l. I c. 11_), che ne fa pure il ritratto negli Aneddoti (_c. 10_). L'Alemanno (_p. 57_) ne produce uno, tratto da un Mosaico di Ravenna, carico di perle e di gioie, e nonostante bello.

[469] Un frammento degli Aneddoti (_c. 19_) un poco troppo nudo fu soppresso dall'Alemanno sebben esistesse nel manoscritto Vaticano: nè tal difetto è stato supplito nell'edizione di Parigi e di Venezia. La Mothe le Vayer (_Tom. VIII. p. 155_) diede il primo cenno di questo curioso e genuino passo (Iortin _Osservaz. Tom. IV. p. 366_) ch'egli aveva ricevuto da Roma, e dopo è stato pubblicato nelle Menagiane (_Tom. III p. 254-259_) con una traduzione Latina.

[470] Dopo di aver ricordato ch'essa portava un picciolo cinto, poichè nessuno potea comparire affatto nudo in teatro, Procopio soggiugne αναπεπεσυια.

Ho udito a dire che un dotto prelato, che or più non vive, era vago di citar questo passo nelle brigate.

[471] Teodora sorpassò la Crispa di Ausonio (Ep. 4, XXI) dalla quale imitava il _capitalis luxus_ delle donne di Nola. Vedi Quintil. Institut. VIII, 6 e Torrenzio _ad Hor. Germ. t. 1 Sat. 2 v. 101_. In una memorabil cena, trenta schiavi servivano a tavola: dieci giovinetti banchettavano con Teodora. La sua carità fu _universale_.

Et lassata viris, necdum satiata, recessit.

[472] Ηος κεκ’ τοιων.

Ella desiderava un _quarto_ altare su cui potesse offrire libazione al Dio d'amore.

[473] Anonym. _De Antiquit. CP. L. III, 132_ ap. Banduri _Imper. Orient. Tom. I p. 48_. Il Ludveigio (_p. 754_) arguisce con ragione, che Teodora non avrebbe voluto rendere immortale un bordello: ma io applico questo fatto alla seconda sua più casta dimora in Costantinopoli.

[474] Vedi l'antica legge nel Codice di Giustiniano (_Lib. V Tit. 5 leg. 7 Tit. XXVII leg. 1_) sotto gli anni 336 e 454. Il nuovo Editto (circa l'anno 521 o 522 Aleman, _pag. 38, 96_) molto sconciatamente non rammenta che la clausola di _Mulieres Scenicae, libertinae, tabernaciae_. Vedi le _Novelle_ 89 e 117 ed un rescritto Greco, da Giustiniano diretto ai Vescovi (_Aleman. p. 41_).

[475] Io giuro per il Padre ec. per la Vergine Maria, per i quattro Evangeli _quae in manibus teneo_, o per i santi Arcangeli Michele e Gabriele, _puram conscientiam, germanumque servitium me servaturum Sacratissimis DD. NN. Justiniano, et Theodorae conjugi ejus_ (_Novell. VIII Tit. 3_). Avrebb'egli obbligato questo giuramento in favor della vedova? _Communes tituli et triumphi ec._ (Alemann. _pag. 27 ec._).

[476] «La riconosca la grandezza, ed essa non è più vile» ec.

Senza il critico telescopio di Warburton, io non avrei mai ravvisato in questa general pittura del vizio trionfante, alcuna personale allusione a Teodora.

[477] Le sue prigioni, caratterizzate per un laberinto, ed un Tartaro (_Anecdot. c. 4_), erano sotto il Palazzo. L'oscurità favorisce la crudeltà, ma è favorevole ugualmente alla calunnia ed alla finzione.

[478] A Saturnino fu data una pena più giocosa, per avere ardito dire, che la sua moglie, favorita dell'Imperatrice, non era stata trovata ατρητος (_Anecdot. c. 17_).

[479] _Per viventem in saecula excoriari te faciam._ Anastas. _de Vitis Pont. Roman. in Vigilio p. 40_.

[480] Ludevig p. 161, 166. Io gli do fede per il caritatevole tentativo, sebbene egli non abbia molta carità nel suo carattere.

[481] Si paragonino gli Aneddoti (c. 17) con gli Edifizi (_l. 1 c. 9_). Quanto diversamente si può esporre il medesimo fatto! Gio. Malala (Tom. II p. 174, 175) osserva, che in questa o in altra simile occasione essa liberò e rivestì le ragazze, che aveva comprato da' lupanari a cinque aurei l'una.

[482] _Novell._ VIII. 1. S'allude al nome di Teodora. I suoi nemici però leggevano _Daemonodora_ (Aleman. p. 66).

[483] S. Saba ricusò di pregare affinchè Teodora avesse un figlio, per timore che questo non divenisse un eretico peggiore d'Anastasio medesimo (Cyrill. _in Vita. S. Sabae ap. Aleman. p. 70, 109_).

[484] Vedi Gio. Malala _Tom. II p. 174_. Teofane _p. 158_. Procopio _de Aedific. l. V c. 3. _

[485] _Theodora Calcedonensis Synodi inimica canceris plaga toto corpore perfusa vitam prodigiose finivit_ (Victor Tununensis in Chronic.). In tali occasioni una mente ortodossa s'indura contro la compassione. L'Alemanno (p. 12, 13) prende quelle parole di Teofane ὲυσεβως ὲκοιμηβη (_piamente morì_) per un linguaggio civile, che non indica nè pietà nè sentimento: pure due anni dopo la sua morte Paolo Silenziario (_in Prooem. v. 58, 62_) celebra S. Teodora.

[486] Poichè essa perseguitò i Papi, e rigettò un Concilio, il Baronio esaurisce i nomi di Eva, di Dalila, d'Erodiade ec. dopo di che ricorre al suo dizionario infernale _civis inferni, alumna daemonum, satanico agitata spirita, aestro percita diabolico ec._ (_An. 548 n. 24_).

[487] Si legga, e si gusti il libro XXIII dell'Iliade, viva pittura de' costumi, delle passioni, di tutte le formalità, e dell'oggetto della corsa de' cocchi. La dissertazione di West su' Giuochi Olimpici (_Sez. XII, XVII_) somministra notizie molto curiose ed autentiche.

[488] I quattro colori _Albati, Russati, Prasini, e Veneti_ secondo Cassiodoro (_Var. III, 51_) che sparge molto spirito ed eloquenza su questo teatral mistero, rappresentano le quattro stagioni. Di questi possono i primi tre ben tradursi _Bianco, Rosso, e Verde._ Il _Veneto_ poi si spiega con _ceruleo_, parola di vario ed equivoco significato, che propriamente significa il cielo riflesso nel mare: ma l'uso ed il comodo può permettere di prender _l'azzurro_ come un equivalente (Roberto Stefano a questo vocabolo, Spence _Polymetis_ p. 228).

[489] Vedi Onofrio Panvinio _de Ludis circensibus L._ I c. 10, 11, _l'annotaz._ 17 all'Istoria de' Germani di Mascovio, e l'Alemanno al _c. 7_.

[490] Marcellino _in Chron. p. 47_. Invece della comun voce _Veneta_ usa i termini più ricercati di _caerulea e caerealis._ Il Baronio (_an. 501 n. 4, 5, 6_) è persuaso, che gli Azzurri fosser ortodossi, ma il Tillemont si sdegna contro tale supposizione, e nega che vi fosse alcun martire per causa di spettacoli (_Hist. des Emper. Tom. VI p. 554_).

[491] Vedi Procop. (_Persic. l. 1 c. 24_). Nel descrivere i vizi delle fazioni, e del Governo il _pubblico_ Istorico non è loro più favorevole di quel che lo sia il _privato_. L'Alemanno (p. 26) ha citato un bel passo di Gregorio Nazianzeno, che prova, che il male era inveterato.

[492] Attestano la parzialità di Giustiniano per gli Azzurri (_Anecdot. c. 7_), Evagrio (_Hist. Eccl. l. IV c. 32_), Giovanni Malala (_Tom. II p. 138, 139_) specialmente per Antiochia, e Teofane (_p. 142_).

[493] Una donna (dice Procopio) ch'era stata afferrata, e quasi violata da una truppa di Azzurri, si gettò nel Bosforo. I Vescovi della seconda Siria (Aleman. _p. 26_) deplorano tal suicidio, la colpa o la gloria della femminil castità, e nominano l'Eroina.

[494] Il dubbioso credito di Procopio (_Anecd_. c. 17) viene sostenuto dalla meno parzial testimonianza d'Evagrio, che conferma il fatto, e specifica fino i nomi. Il tragico destino del Prefetto di Costantinopoli si riferisce da Giovanni Malala (_Tom. II p. 139_).

[495] Vedi Gio. Malala (_Tom. II p. 47_). Anch'egli confessa, che Giustiniano era attaccato agli Azzurri. L'apparente discordia dell'Imperatore con Teodora vien risguardata forse con troppa gelosia e sottigliezza da Procopio (_Anecdot. c. 10_). Vedi Alemann. _Pref. p. 6_.

[496] Questo dialogo, che ci è stato conservato da Teofane, dà un saggio del linguaggio popolare, ugualmente che dei costumi di Costantinopoli nel VI secolo. Il Greco di quel tempo è mescolato con molte parole forestiere e barbare, delle quali, il Du-Cange non sempre sa trovare il significato, o l'etimologia.

[497] Vedi questa Chiesa e Monastero presso il Du-Cange CP. Christiana _l. IV p. 182_.

[498] L'istoria della sedizione _Nika_ è tratta da Marcellino (_in Chron_.), da Procopio (_Persic. l. 1 c. 26_), da Giovanni Malala (_T. II p. 213, 218_), dalla Cronica Pasquale (_p. 336, 340_), da Teofane (_Chronograph. p. 154, 158_) e da Zonara (_L. XVI p. 61, 63_).

[499] Marcellino dice in termini generali; _Innumeris populis in Circo trucidatis._ Procopio numera trentamila vittime, ed i 35,000 di Teofane s'accrescono fino a 40,000 dal più recente Zonara. Tale ordinariamente è il progresso dell'esagerazione.

[500] Jerocle, contemporaneo di Giustiniano, compose il suo Συνδεχμος (_Itinerar. p. 631_), o notizia delle Province e Città Orientali, prima dell'anno 535 (Wesseling. _in Praefat. et not. ad p. 623_ ec.).