Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07
Part 25
Se diamo un'occhiata dal Tropico fino alla bocca del Tanai, potremo da una parte osservare le precauzioni di Giustiniano per reprimere i selvaggi dell'Etiopia[571], e dall'altra le lunghe muraglie, ch'ei costruì nella Crimea per difesa de' Goti suoi amici, che formavano una colonia di tremila pastori e guerrieri[572]. Da quella Penisola fino a Trebisonda, erasi assicurata la curva orientale dell'Eussino per mezzo di Fortezze, di alleanze, o della Religione, ed il possesso di Lazica, ch'è il Colco dell'antica Geografia e la Mingrelia della moderna, divenne tosto l'oggetto d'una importante guerra. Trebisonda, in seguito sede d'un Impero romanzesco, dovè alla liberalità di Giustiniano una chiesa, un acquedotto, ed una Fortezza, di cui le fosse tagliate furono nella viva pietra. Da questa Città marittima può tirarsi fino alla Fortezza di Circesio, ultima stazione Romana sull'Eufrate[573], una linea di confine di cinquecento miglia. Immediatamente sopra Trebisonda, per cinque giorni di cammino verso il mezzodì, è occupato il Paese da folti boschi e da monti scoscesi, tanto ispidi, quantunque non tanto alti, quanto le Alpi ed i Pirenei. In questo rigido clima[574], dove rade volte si fondon le nevi, i frutti vengono tardi e senza sapore, fino il mele è velenoso, la più industriosa cultura si dovea limitare ad alcune piacevoli valli; e le tribù pastorali ricavavano uno scarso sostentamento dalla carne, e dal latte de' loro armenti. I _Calibi_[575] traevano il nome e l'indole della ferrea qualità del suolo; e fino dal tempo di Ciro potevan allegare, sotto le varie denominazioni di Caldei e di Zanj, una prescrizione non interrotta di guerra e di rapina. Al tempo di Giustiniano essi riconobbero il Dio e l'Imperatore de' Romani, e furono fabbricate sette Fortezze ne' luoghi più accessibili per rispingere l'ambizione del Monarca Persiano[576]. La principal sorgente dell'Eufrate viene dalle Montagne de' Calibi, e sembra che scorra verso l'Occidente e l'Eussino; piegando poi questo fiume al sud-ovest passa sotto le mura di Satala o Melitene (che furono restaurate da Giustiniano come baloardi dell'Armenia Minore), ed appoco appoco s'accosta al mare Mediterraneo; finattantochè impedito dal Monte Tauro[577], alla fine dirige il lungo e tortuoso suo corso al sud-est, ed al Golfo Persico. Fra le Città Romane di là dall'Eufrate ne distinguiamo due fondate recentemente, ch'ebbero il nome da Teodosio e dalle reliquie de' Martiri; e due Capitali, Amida ed Edessa, che sono celebri nell'Istoria di tutti i tempi. Alla pericolosa lor situazione Giustiniano proporzionar ne volle la forza. Un fosso ed una palizzata potea servire alla forza indisciplinata della cavalleria Scitica; ma richiedevansi opere più elaborate per sostenere un regolare assedio contro le armi ed i tesori del gran Re. Gli abili suoi Ingegneri sapevano le maniere di fare profonde mine e d'innalzar piattaforme al livello delle mura; egli scuoteva i più forti edifizi con le sue macchine militari; ed alle volte avanzavasi all'assalto con una linea di mobili torri sul dorso degli Elefanti. Nelle gran Città dell'Oriente, lo svantaggio della distanza e forse anche della situazione, veniva compensato dallo zelo del Popolo, che secondava la guarnigione in difesa della patria e della Religione, e la favolosa promessa del Figlio di Dio, ch'Edessa non sarebbe mai stata presa, empieva i Cittadini di valorosa fiducia, e scoraggiava e rendeva dubbiosi gli assediatori[578]. Furono diligentemente fortificate le minori Città dell'Armenia e della Mesopotamia, ed i posti che sembravano dominare sulla terra o sull'acqua, contenevano molti Forti fabbricati regolarmente di pietra o più in fretta con i più comuni materiali di terra e di mattoni. L'occhio di Giustiniano investigava ogni luogo, e le sue crudeli precauzioni tiravan la guerra anche in quelle remote valli; i pacifici abitanti delle quali, collegati fra loro per mezzo del commercio e del matrimonio, ignoravano le discordie delle Nazioni, e le querele de' Principi. All'occidente dell'Eufrate un arenoso deserto s'estende più di sei cento miglia fino al Mar Rosso. La Natura aveva frapposto una vuota solitudine fra l'ambizione di due Imperi emuli fra di loro; gli Arabi, fino al tempo di Maometto, non furon formidabili, che come ladroni, e nell'alta sicurezza della pace si trascurarono le fortificazioni della Siria nel lato più esposto.
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Ma l'inimicizia nazionale, o almeno gli effetti di tale inimicizia si eran sospesi mediante una tregua, che continuò più di quarant'anni. Un Ambasciatore dell'Imperator Zenone accompagnò il temerario ed infelice Peroze nella sua spedizione contro i Neptaliti, ovvero Unni Bianchi, le conquiste de' quali si erano estese dal Mar Caspio nel cuore dell'India, della quale il trono rilucea di smeraldi[579], e la cavalleria sostenevasi da una linea di duemila elefanti[580]. I Persiani furono due volte circondati in una situazione che rendeva inutile il valore, ed impossibil la fuga; e fu compita la doppia vittoria degli Unni per mezzo d'uno stratagemma militare. Essi rilasciarono il regio lor prigioniero, dopo ch'egli si fu sottomesso ad adorare la maestà d'un Barbaro; nè servì ad evitare tal umiliazione la casuistica sottigliezza dei Magi, che istruiron Peroze a diriger la sua intenzione al Sole nascente. Lo sdegnato successore di Ciro dimenticò il suo pericolo e la gratitudine, rinnovò con ostinato furore l'attacco, e vi perdè l'esercito non men che la vita[581]. La morte di Peroze abbandonò la Persia a' suoi esterni e domestici nemici; e passarono dodici anni di confusione, prima che il suo figlio Cabade, o Kobad potesse formare alcun disegno d'ambizione o di vendetta. La disobbligante parsimonia di Anastasio fu il motivo o il pretesto d'una guerra coi Romani[582]; marciarono sotto le bandiere de' Persiani gli Unni e gli Arabi; e le fortificazioni dell'Armenia e della Mesopotamia erano allora in una condizione imperfetta o rovinosa. L'Imperatore ringraziò il Governatore ed il Popolo di Martiropoli per aver subito reso una Città, che non poteva difendersi con buon successo, e l'incendio di Teodosiopoli potea giustificar la condotta dei prudenti di lei vicini. Amida sostenne un lungo e rovinoso assedio: al termine di tre mesi la perdita di cinquantamila soldati di Cabade non era bilanciata da verun prospetto di buon successo; ed in vano i Magi deducevano una lusinghiera predizione dall'indecenza delle donne, che dalle mura avevano esposte le più segrete lor parti agli occhi degli assedianti. Una notte alla fine tacitamente salirono sulla torre più accessibile, che non era guardata che da alcuni Monaci oppressi, dopo le funzioni d'una solennità, dal sonno e dal vino. Allo spuntar del giorno, furono applicate le scale alle mure, la presenza di Cabade, il terribile suo comando, e la sua spada sguainata costrinsero i Persiani a vincere, e prima che quella fosse rimessa nel fodero, ottantamila abitanti avevano espiato il sangue de' loro compagni. Dopo l'assedio d'Amida, la guerra continuò per tre anni, e l'infelice frontiera provò tutto il peso delle calamità, che essa apporta. Troppo tardi fu offerto l'oro d'Anastasio; il numero delle sue truppe era distrutto dal numero de' loro Generali; la Campagna restò spogliata de' suoi abitatori; e tanto i vivi, quanto i morti abbandonati furono alle fiere del deserto. La resistenza d'Edessa, e la mancanza di preda fece piegar l'animo di Cabade alla pace: ei vendè le sue conquiste a un prezzo esorbitante; e la medesima linea di confine, quantunque segnata di stragi e di devastazioni, continuò a separare i due Imperi. Per evitare simili danni, Anastasio risolvè di fondare una nuova Colonia sì forte, che sfidar potesse la potenza Persiana, e sì avanzata verso l'Assiria, che le stazionarie sue truppe fosser capaci di difendere la Provincia, mediante la minaccia o l'esecuzione d'una guerra offensiva. A tale oggetto fu popolata ed ornata la Città di Dara[583] distante quattordici miglia da Nisibi, e quattro giornate di cammino dal Tigri; le precipitose opere d'Anastasio furono migliorate dalla perseveranza di Giustiniano; e senza fermarci su piazze meno importanti, le fortificazioni di Dara possono rappresentarci l'Architettura militare di quel secolo. Fu circondata la Città da due muri, e lo spazio ch'era fra questi di cinquanta passi, serviva di ritirata al bestiame degli assediati. La muraglia di dentro era un monumento di forza e di bellezza: s'alzava questa sessanta piedi sopra il suolo, e l'altezza delle torri era di cento piedi; i fori, dai quali poteva offendersi il nemico con armi da lanciare, erano piccoli, ma numerosi; i soldati stavano lungo il ramparo difesi da una doppia galleria, ed alzavasi una terza piattaforma, spaziosa e sicura, sopra la sommità delle torri. Il muro esteriore par che fosse meno alto, ma più solido; ed ogni torre era difesa da un baloardo quadrangolare. Un terreno duro e sassoso impediva i lavori delle mine, ed al sud-est, dove il suolo era più trattabile, venivano ritardati da una _overa nuova_, che s'avanzava in forma di mezza luna. I fossi duplicati, e triplicati eran pieni d'acqua corrente; e si profittò con la massima industria della comodità del fiume per supplire ai bisogni degli abitanti, per inquietar gli assalitori, e per impedire i danni d'una naturale o artificiale inondazione. Dara continuò più di sessant'anni a secondar le mire dei suoi fondatori, ed a provocar la gelosia dei Persiani, che non lasciavano di lagnarsi, che si era costruita quell'inespugnabil Fortezza con una manifesta violazione del Trattato di pace fatto fra' due Imperi.
Le Province di Colco, d'Iberia, e d'Albania fra l'Eussino ed il Caspio sono intersecate per ogni verso dalle diramazioni del monte Caucaso; e nella geografia, tanto degli antichi quanto de' moderni, si sono spesse volte confuse fra loro le due principali _Porte_, o passi, che vanno dal settentrione al mezzodì. Si è dato il nome di Porte _Caspie_ o d'_Albania_ propriamente a Derbend[584], che occupa un breve declive fra le montagne ed il mare: questa Città, se prestiam fede alla tradizione del luogo, fu fondata da' Greci; e questo pericoloso ingresso venne fortificato da' Re di Persia con un molo, con doppie mura, e con porte di ferro. Le porte _Iberie_[585] si formano da uno stretto passo di sei miglia nel monte Caucaso, che dal lato settentrionale dell'Iberia o della Georgia, s'apre nella pianura, che s'estende fino al Tanai ed al Volga. Una Fortezza, destinata forse da Alessandro, o da alcuno de suoi successori a dominare quell'importante posto, era pervenuta per diritto di conquista o d'eredità in un Principe Unno, che l'offerì per un moderato prezzo all'Imperatore; ma mentre Anastasio indugiava, mentre ne calcolava timidamente il prezzo e la distanza, vi si frappose un più vigilante rivale, e Cabade occupò per forza quel passaggio del Caucaso. Le porte Albanesi, ed Iberie escludevano la cavalleria degli Sciti dalle strade più brevi e più praticabili, e tutta la fronte de' monti era coperta dal riparo di Gog e Magog, o sia dalla lunga muraglia, ch'eccitò la curiosità d'un Califfo Arabo[586] e d'un Conquistatore Russo[587]. Secondo una descrizione recente sono artificialmente unite insieme senza ferro o cemento alcuno molte gran pietre, grosse sette piedi, e lunghe o alte ventuno, per formare un muro, che dura più di trecento miglia dai lidi di Derbend sopra i monti, e per le valli del Daghestan e della Giorgia. Un'opera tale potea intraprendersi senz'alcuna visione dalla Politica di Cabade; e senz'alcun prodigio potè compirsi dal suo figlio, sì formidabile, a' Romani sotto il nome di Cosroe, e così caro agli Orientali sotto quello di Nushirwan. Il Monarca Persiano aveva in mano le chiavi sì della pace che della guerra; ma in ogni Trattato egli stipulava che Giustiniano contribuisse alla spesa della comune Barriera, che difendeva ugualmente i due Imperi dalle scorrerie degli Sciti[588].
VII. Giustiniano soppresse le scuole d'Atene, ed il Consolato di Roma, che avevano dato al Mondo tanti Saggi ed eroi. Ambedue queste Istituzioni erano da gran tempo degenerate dalla primitiva lor gloria; pure si può con ragione dar qualche taccia d'avarizia e di gelosia ad un Principe, per mano del quale furon distrutti que' venerabili avanzi.
Atene, dopo i trionfi Persiani, adottò la Filosofia della Jonia, e la Rettorica della Sicilia; e tali studj divennero il patrimonio di una Città, gli abitanti della quale, ascendenti a circa trentamila maschi, condensarono nel periodo d'una sola generazione il genio di molti secoli, e di molti milioni di uomini. Il sentimento, che abbiamo della dignità della natura umana s'esalta alla semplice riflessione, che Isocrate[589] fu compagno di Platone e di Senofonte; ch'ei si trovò presente, forse insieme coll'Istorico Tucidide, alle prime rappresentazioni dell'Edipo di Sofocle, e della Ifigenia d'Euripide; ed i suoi allievi, Eschine e Demostene, contesero per la corona del patriottismo alla presenza d'Aristotele, Maestro di Teofrasto, che insegnò in Atene al tempo de' Fondatori della Setta Stoica e dell'Epicurea[590]. L'ingenua gioventù dell'Attica godeva i vantaggi della domestica educazione, che fu comunicata senza invidia alle Città sue rivali. Duemila scolari udirono le lezioni di Teofrasto[591]; le scuole di Rettorica dovevano essere anche più numerose di quelle di Filosofia; ed una rapida successione di studenti sparse la fama dei loro Maestri fino agli ultimi confini dell'idioma e del nome Greco. Questi confini furono estesi dalle vittorie di Alessandro; le arti d'Atene sopravvissero alla libertà, e al dominio di essa; e le Colonie Greche, da' Macedoni piantate nell'Egitto, e sparse per l'Asia, intrapresero de' lunghi e frequenti pellegrinaggi per venerare le Muse del favorito lor tempio sulle rive dell'Elisso. I conquistatori Latini rispettosamente ascoltavano le istruzioni de' loro sudditi e prigionieri; furono registrati nelle scuole d'Atene i nomi di Cicerone e d'Orazio; e dopo il perfetto stabilimento del Romano Impero, gl'Italiani, gli Affricani e i Britanni conversarono ne' boschetti dell'Accademia coi loro condiscepoli Orientali. Gli studj della Filosofia e dell'Eloquenza s'accordano col genio d'uno Stato popolare, che incoraggisce la libertà delle ricerche, e non si sottomette che alla forza della persuasione. Nelle Repubbliche di Grecia e di Roma l'arte di parlare era la potente macchina del patriottismo o della ambizione, e le scuole di Rettorica somministrarono una colonia di Politici e di Legislatori. Quando fu soppressa la libertà delle pubbliche discussioni, l'Oratore potè nell'onorevole impiego d'Avvocato difendere la causa dell'innocenza e della giustizia; potè abusare de' suoi talenti nella più lucrosa negoziazione de' panegirici; e gli stessi precetti continuarono a dettare le fantastiche declamazioni del Sofista, e le più pure bellezze della composizione Istorica. I sistemi, che si proponevano di scuoprir la natura di Dio, dell'Uomo e dell'Universo, occupavano la curiosità dello studente filosofico; e secondo l'indole della sua mente poteva o dubitar con gli Scettici, o decidere con gli Stoici, o levarsi con Platone alle sublimi speculazioni, o rigorosamente argomentare con Aristotele. L'orgoglio delle contrarie Sette avea stabilito un termine inaccessibile della morale felicità e perfezione: ma la strada per giungervi era gloriosa e salutare; gli scolari di Zenone, e quelli anche d'Epicuro venivano istruiti tanto ad agire quanto a soffrire; e la morte di Petronio fu efficace non meno che quella di Seneca ad umiliare un tiranno, manifestando la sua impotenza. Infatti la luce della scienza non potè limitarsi alle mura d'Atene. Gl'incomparabili suoi Scrittori s'indirizzarono all'uman Genere; si trasferirono de' Maestri ancor viventi nell'Italia, e nell'Asia; Berito ne' tempi posteriori fu consacrato allo studio della Legge; l'Astronomia e la Fisica si coltivarono nel Museo d'Alessandria; ma le scuole Attiche di Rettorica e di Filosofia mantennero la superiore lor fama, dalla guerra del Peloponeso fino al Regno di Giustiniano. Atene, quantunque situata in un suolo sterile, aveva però un'aria pura, una libera navigazione ed i monumenti delle arti antiche; quel sacro ritiro veniva raramente disturbato dagli affari del commercio o del Governo: e l'infimo degli Ateniesi distinguevasi per i vivaci suoi sali, per la purità del suo gusto e linguaggio, per le socievoli maniere, e per alcuni vestigi, almeno nel discorso, della magnanimità de' suoi Padri. Ne' sobborghi della Città l'_Accademia_ de' Platonici; il _Liceo_ de' Peripatetici, il _Portico_ degli Stoici, ed il _Giardino_ degli Epicurei erano sparsi di alberi, e decorati di statue; ed i Filosofi, invece di star rinchiusi in un Chiostro, davano le loro lezioni in piacevoli e spaziosi viali, che in diverse ore si destinavano agli esercizi dell'animo e del corpo. In quelle venerabili sedi vivea tuttavia il genio de' Fondatori; l'ambizione di succedere ai Maestri della ragione umana eccitava una generosa emulazione: e ad ogni vacanza si determinava il merito de' candidati da' liberi voti di un Popolo illuminato. I Professori Ateniesi eran pagati da' loro discepoli: secondo i vicendevoli bisogni e l'abilità loro, sembra, che il prezzo variasse da una mina fino ad un talento; e lo stesso Isocrate, che deridea l'avarizia de' Sofisti, esigeva nella sua scuola di Rettorica circa trenta lire sterline da ciascheduno dei cento suoi allievi. Le rimunerazioni dell'industria son giuste ed onorevoli; pure il medesimo Isocrate sparse lacrime al primo ricever che fece d'uno stipendio; lo Stoico doveva arrossire, quando si vedeva pagato per predicare il disprezzo del danaro; e mi dispiacerebbe di scuoprire, che Aristotile o Platone fossero talmente deviati dall'esempio di Socrate, che cambiato avesser le cognizioni per l'oro. Ma con la permissione delle Leggi, e per i legati di vari amici defunti, furono assegnate delle possessioni di terre e di case alle Cattedre filosofiche d'Atene. Epicuro lasciò a' suoi scolari i Giardini che egli aveva comprato per ottanta mine, o per dugento cinquanta lire sterline con un fondo sufficiente per la frugale lor sussistenza e per le solennità mensuali[592]; ed il patrimonio di Platone somministrò un'annua rendita, che in otto secoli appoco appoco s'accrebbe da tre fino a mille monete d'oro[593]. Le scuole d'Atene furon protette dal più saggio e virtuoso fra' Principi Romani; la libreria che fondò Adriano, fu collocata in un Portico adorno di pitture, di statue, e d'un tetto d'alabastro, e sostenuto da cento colonne di marmo Frigio. L'animo generoso degli Antonini assegnò de' pubblici stipendi; ed ogni Professore di Politica, di Rettorica e di Filosofia Platonica, Peripatetica, Stoica ed Epicurea ne aveva uno di diecimila dramme, o di più di trecento lire sterline[594]. Dopo la morte di Marco, questi liberali doni, ed i privilegi annessi alle Cattedre delle scienze, furono aboliti e restaurati, diminuiti ed estesi; e sotto i successori di Costantino possono anche trovarsi dei vestigi di Real bontà; ma l'arbitraria loro scelta di qualche indegno soggetto potè indurre i Filosofi di Atene a desiderare i tempi d'indipendenza e di libertà[595]. Egli è da osservarsi che l'imparzial favore degli Antonini fu accordato ugualmente alle quattro fra loro contrarie Sette di Filosofi, ch'essi risguardarono come ugualmente utili, o almeno come ugualmente innocenti. Socrate negli antichi tempi era stato la gloria e la vergogna del suo Paese; e le prime lezioni di Epicuro scandalizzaron talmente le pie orecchie degli Ateniesi, che mediante l'esilio di esso e de' suoi Antagonisti poser silenzio a tutte le vane dispute intorno alla natura degli Dei. Ma nel seguente anno rivocarono quel precipitoso decreto, restituirono la libertà delle scuole, e si convinsero con l'esperienza de' secoli, che nel moral carattere dei Filosofi non influisce la diversità delle Teologiche loro speculazioni[596].
[A. 485-529]