Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07
Part 11
Tale strana alterazione ha persuaso gl'Istorici, ed anche i Filosofi, che i Provinciali della Brettagna fossero affatto esterminati; e che la terra vacante fosse di nuovo popolata da un perpetuo concorso, e rapido accrescimento di Colonie germaniche. _Si dice_, che trecentomila Sassoni obbedissero alle chiamate d'Engisto[287]: al tempo di Beda l'intiera emigrazione degli Angli si chiariva dalla solitudine del nativo loro paese[288]; e l'esperienza ci ha dimostrato, quanto è grande la libera propagazione della specie umana, quando si trova in un fecondo deserto, dove non son limitati i suoi passi, ed è abbondante la sufficienza. I Regni Sassoni avevan l'aspetto d'una recente scoperta e cultura: le città de' medesimi erano piccole, i villaggi distanti l'uno dall'altro, l'agricoltura era languida ed imperfetta; quattro pecore equivalevano ad un acro della terra migliore[289]; un ampio spazio di boschi, e di paludi era lasciato in abbandono alla natura; ed il moderno Vescovato di Durham, cioè tutto il territorio dal Tyne al Tees, era tornato al suo primitivo stato di selvaggia e solitaria foresta[290]. Si sarebbe potuto supplire ad una tanto imperfetta popolazione, dopo alcune generazioni, dalle colonie Inglesi; ma nè la ragione, nè i fatti posson giustificare l'improbabil supposizione, che i Sassoni della Brettagna rimanessero soli nel deserto, ch'essi avevano soggiogato. Dopo che i sanguinari Barbari ebbero assicurato il proprio dominio, e soddisfatta la lor vendetta, era loro interesse di conservare gli abitanti, ugualmente che il bestiame della non resistente campagna. In ogni successiva rivoluzione il paziente gregge diviene patrimonio dei suoi nuovi padroni; ed il salutevole patto del cibo e del lavoro viene tacitamente confermato dalle loro vicendevoli necessità. Wilfrido, Apostolo di Sussex[291], ricevè dal regio suo proselito in dono la penisola di Selsey, vicina a Chichester, con le persone e le cose de' suoi abitatori, che in quel tempo ascendevano ad ottantasette famiglie. Esso gli liberò con un solo atto dalla servitù spirituale e temporale; e dugentocinquanta schiavi di ambedue i sessi furono battezzati dall'indulgente loro Signore. Il regno di Sussex, che s'estendeva dal mare al Tamigi, conteneva settemila famiglie; mille dugento se ne attribuivano all'isola di Wight; e se moltiplichiamo questo incerto computo, sembra probabile, che l'Inghilterra fosse coltivata da un milione di servi, o _villani_, ch'erano attaccati alle terre degli arbitrari loro padroni. I bisognosi Barbari, spesso eran tentati di vendere i loro figli, o se medesimi in perpetua, ed anche straniera schiavitù[292]; pure le speciali esenzioni, che si accordavano agli schiavi _nazionali_[293], sufficientemente dimostrano, ch'essi eran di numero molto minore, che gli stranieri, che avevan perduto la libertà, o mutato padroni per gli accidenti della guerra. Quando il tempo e la religione ebbero mitigato il fiero spirito degli Anglo-Sassoni, le leggi favorirono il frequente uso della manomissione; ed i sudditi d'origine di Galles, o Cambria assunsero la rispettabile condizione di uomini liberi inferiori, possederono terre, ed acquistarono i diritti della civil società[294]. Tal cortese trattamento potè assicurare la fedeltà d'un feroce Popolo, che era stato di fresco vinto su' confini di Galles, e di Cornovaglia. Il saggio Ina, Legislatore di Wessex, riunì le due nazioni co' vincoli della domestica alleanza; e nella Corte d'un Monarca Sassone poterono distinguersi onorevolmente quattro Signori Britanni di Somersetshire[295].
Sembra che gl'indipendenti Brettoni ricadessero nello lo stato d'original barbarie, da cui si erano imperfettamente liberati. Separati per la forza de' loro nemici dal resto dell'uman Genere, tosto divennero un oggetto di scandalo, e d'aborrimento al Mondo cattolico[296]. Si professava tuttavia il Cristianesimo nelle montagne di Galles; ma que' rozzi Scismatici, rispetto alla _forma_ della tonsura clericale, ed al _giorno_ della celebrazion della Pasqua, ostinatamente resistevano agli imperiosi mandati de Pontefici Romani. Si abolì appoco appoco presso di loro l'uso della lingua Latina, ed i Brettoni restaron privi delle arti, e della dottrina, che l'Italia comunicava a' Sassoni suoi proseliti. Nel paese di Galles, e nell'Armorica si mantenne, e si propagò la lingua Celtica, primitivo idioma dell'occidente; ed i _Bardi_, ch'erano stati i compagni de' Druidi, erano tuttavia protetti, nel secolo decimosesto, dalle leggi di Elisabetta. Il loro Capo, ch'era un rispettabile uficiale delle Corti di Pengwern, o Aberfraw, o Caermathaen, accompagnava i Servi del Re alla guerra: la Monarchia de' Britanni, ch'ei celebrava col canto, alla testa della battaglia, eccitava il loro coraggio, e giustificava le loro prede; ed il cantore aveva per suo legittimo premio la più bella vitella della spoglie. I ministri, subordinati al medesimo, ch'erano i maestri, e gli scolari della musica sì vocale che istrumentale, visitavano ne' respettivi loro distretti le case del Re, dei Nobili e de' Plebei, e la pubblica povertà, quasi esausta dal Clero, era oppressa dalle importune domande de' Bardi. Si fissava il grado ed il merito loro per mezzo di solenni esperimenti, e la forte credenza d'una ispirazione soprannaturale esaltava la fantasia del poeta, e della sua udienza[297]. Gli ultimi nascondigli della libertà Celtica, vale a dire i territori più remoti della Gallia e della Brettagna, eran meno adattati alla coltivazione, che alla pastura: la ricchezza de' Brettoni consisteva ne' loro greggi ed armenti; il latte e la carne erano l'ordinario lor cibo; ed il pane talvolta era stimato, o rigettato, come un lusso straniero. La libertà avea popolato le montagne di Galles e le paludi dell'Armorica; ma la popolazione loro si è maliziosamente attribuita alla libera pratica della poligamia; ed è stato supposto, che le case di questi licenziosi Barbari contenessero dieci mogli, e forse cinquanta figli[298]. Essi erano d'indole impetuosa, e collerica, audaci nelle azioni e nelle parole[299]; e siccome ignoravano le arti della pace, soddisfacevano a vicenda le loro passioni nelle guerre straniere e domestiche. La cavalleria dell'Armorica, i lancieri di Gwent, e gli arcieri di Merioneth erano ugualmente formidabili; ma la lor povertà rade volte poteva provvedergli di scudi o di elmi: e l'incomodo peso di questi avrebbe ritardato la velocità e l'agilità delle subitanee loro operazioni. La curiosità d'un Imperator Greco fece delle ricerche ad uno de' più grandi fra' Monarchi Inglesi intorno allo stato della Brettagna; ed Enrico II potè asserire, per la propria personal esperienza, che la provincia di Galles era abitata da una razza di guerrieri nudi, che affrontavan senza timore le armi difensive de' loro nemici[300].
Per la rivoluzione della Brettagna si ristrinsero i limiti della scienza, ugualmente che quelli dell'Impero. L'oscura nuvola, ch'era stata rischiarata dalle scoperte Fenicie, ed affatto sgombrata dalle armi di Cesare, si posò di nuovo su' lidi dell'Atlantico, ed una provincia Romana si perdè nuovamente fra le isole favolose dell'Oceano. Cento cinquant'anni dopo il regno d'Onorio, il più grave Istorico di que' tempi[301] descrive le meraviglie d'un isola remota, le cui parti Orientale ed Occidentale son divise da una antica muraglia, limite della vita e della morte, o piuttosto della verità e della finzione. L'Orientale contiene una bella campagna abitata da un Popolo culto; l'aria è salubre, le acque pure ed abbondanti, e la terra dà regolarmente i suoi frutti. Nell'Occidentale oltre la muraglia, l'aria è infetta e mortale, la terra è coperta di serpenti; e quell'arida solitudine è l'abitazione di ombre di morti, che vi sono trasportati dagli opposti lidi, in solidi battelli, e per opera di rematori viventi. Alcune famiglie di pescatori, sottoposte ai Franchi, sono esenti da' tributi, a riguardo del misterioso ufizio, che si fa da questi Caronti dell'Oceano. Ciascheduno di essi a vicenda è chiamato, nell'orror di mezza notte, ad ascoltar le voci, ed anche i nomi degli spiriti: ei sente il loro peso, e si trova spinto da un'ignota, ma irresistibil forza. Dopo questo sogno di fantasia, leggiamo con stupore, che il nome di quest'isola è _Brittia_, ch'essa giace nell'Oceano, in faccia all'imboccatura del Reno, e distante meno di trenta miglia dal continente; ch'essa è posseduta da tre nazioni, da' Frisj, dagli Angli e da' Brettoni, e che alcuni Angli eran comparsi a Costantinopoli nel seguito degli Ambasciatori francesi. Da questi Ambasciatori potè forse Procopio essere informato d'una singolare, quantunque non improbabile, avventura, che indica lo spirito piuttosto, che la delicatezza d'una Eroina Inglese. Essa era stata promessa a Radigero, Re de' Varni, Tribù di Germani, che confinava coll'Oceano, e col Reno; ma il perfido amante fu indotto, da motivi di politica, preferirle la vedova di suo padre, sorella di Teodeberto Re de' Franchi[302]. L'abbandonata Principessa degli Angli, in vece di deplorare la sua disgrazia, pensò a vendicarla. _Si dice_, che i bellicosi di lei sudditi non conoscessero l'uso e neppur la forma del cavallo, ma essa, partendo audacemente dalla Brettagna, approdò alla bocca del Reno, con una flotta di quattrocento navi, ed un esercito di centomila uomini. Dopo la perdita d'una battaglia Radigero, fatto prigione, implorò la pietà della vittoriosa sua sposa, che generosamente gli perdonò l'ingiuria, lasciò in libertà la sua rivale, e costrinse il Re de' Varni a soddisfare con onore e con fedeltà i doveri di marito[303]. Sembra che questa galante impresa fosse l'ultima guerra navale degli Anglo-Sassoni. L'arte della navigazione, mediante la quale avevano essi acquistato l'Impero della Brettagna e del mare, fu tosto negletta dagl'indolenti Barbari, che rinunziarono scioccamente a tutti i vantaggi del commercio, che la loro isolare situazione somministrava. I sette loro indipendenti regni erano agitati da perpetue discordie; ed il _Mondo Britannico_ rade volte si trovava connesso in pace o in guerra, con le nazioni del continente[304].
Ho terminato adesso la faticosa narrazione della decadenza, e caduta del Romano Impero dalla fortunata età di Traiano e degli Antonini fino alla sua total estinzione in Occidente, circa cinque secoli dopo l'Era Cristiana. In quell'infelice tempo i Sassoni fieramente contrastavano pel possesso della Brettagna co' nativi di essa: la Gallia e la Spagna eran divise fra le potenti Monarchie de' Franchi e de' Visigoti, ed i regni dipendenti degli Svevi e de' Borgognoni: l'Affrica era esposta alla crudel persecuzione de' Vandali, ed a' Selvaggi insulti de' Mori: Roma e l'Italia fino alle rive del Danubio, veniva angustiata da un esercito di Barbari mercenari, all'arbitraria tirannia de' quali successe il regno di Teodorico l'Ostrogoto. Tutti i sudditi dell'Impero, che per l'uso che facevano della lingua Latina, meritavano più specialmente il nome ed i privilegi di Romani, eran oppressi dalla vergogna e dalle calamità d'una straniera conquista; e le vittoriose nazioni della Germania stabilirono un nuovo sistema di costumi, e di governo nell'Occidentali regioni d'Europa. Debolmente rappresentavasi da' Principi di Costantinopoli, languidi ed immaginari successori d'Augusto, la maestà di Roma. Pure continuarono a regnare sull'Oriente, dal Danubio sino al Nilo ed al Tigri; dalle armi di Giustiniano si rovesciarono i regni Gotico e Vandalo dell'Italia e dell'Affrica; e l'Istoria degl'Imperatori Greci può sempre somministrare una lunga serie di istruttive lezioni e di rivoluzioni interessanti.
NOTE:
[141] In questo Capitolo io trarrò le mie citazioni dall'Opera intitolata _Recueil des Historiens des Gaules, et de la France. Paris 1738-1767_ in undici Tomi in foglio. Mediante la fatica di Dom Bouquet e degli altri Benedettini, si sono disposte per ordine cronologico, ed illustrate con erudite note tutte le memorie originali fino all'anno 1060. Tal opera nazionale, che sarà continuata fino all'anno 1500 dovrebbe provocare la nostra emulazione.
[142] Tacito _Hist. IV. 73, 74. in Tom. I. p. 445_. Sarebbe in vero una presunzione il compendiar Tacito. Ma io posso scegliere le idee generali che egli applica al presente stato, ed alle future rivoluzioni della Gallia.
[143] _Eadem semper caussa Germanis transcendendi in Gallias libido atque avaritiae et mutandae sedis amor; ut relictis paludibus et solitudinibus suis, fecundissimum hoc solum vosque ipsos possiderint.... Nam pulsis Romanis, quid aliud quam bella omnium inter se gentium exsistent?_
[144] Sidonio Apollinare scherza, con affettato spirito e vivacità, sulle angustie della sua situazione (_Carm. XII. in Tom. I. p. 811_).
[145] Vedi Procopio, _de Bell. Gothico L. I. c. 12. in T. II. p. 31_. Il carattere di Grozio mi fa inclinare a credere, che egli non abbia sostituito il Reno al Rodano (_Hist. Gothor. p. 175_) senza l'autorità di qualche manoscritto.
[146] Sidonio _L. VIII. Epist. 3, 9. in Tom. I. p. 800_. Giornandes (_de Reb. Getic. c. 47. p. 680_) giustifica in qualche modo questo ritratto dell'eroe Goto.
[147] Io fo uso del nome famigliare _di Clovis, Clodoveo_, dal latino _Chlodovechus o Chlodovaeus_. Ma il _ch_ esprime solamente l'aspirazione Germanica; ed il vero nome non è diverso da _Luduin_, o _Lewis_, Lodovico o Luigi (_Mem. de l'academ. des Inscript. Tom. XX. p. 68_).
[148] Greg. Turon. _L. II. c. 12. in Tom. I. p. 168_. Basina parla il linguaggio della natura. I Franchi, che l'avevan veduta nella lor gioventù, poterono conversar con Gregorio nella lor vecchiezza; ed il Vescovo di Tours non potea desiderare infamare la madre del primo Re Cristiano.
[149] L'Abbate Dubos (_Hist. critiq. de l'etablissem. de la Monarch. Franc. dans les Gaules, Tom. I. p. 630, 650_) ha il merito di aver stabilito il primitivo regno di Clodoveo, e fissato il vero numero de' suoi Sudditi.
[150] _Ecclesiam incultam ac negligentia civium paganorum praetermissam, veprium densitate oppletam_. Vit. _S. Vedasti in Tom. III. p. 372_. Questa descrizione suppone, che Arras fosse posseduta da' Pagani, molti anni prima del battesimo di Clodoveo.
[151] Gregorio di Tours (_L. V. c. I. in Tom. II. p. 232_) confronta la povertà di Clodoveo con la ricchezza de' suoi nipoti. Remigio però (_in Tom. IV. pag. 52_) fa menzione delle sue _paterne ricchezze_, come sufficienti a redimer gli schiavi.
[152] Vedi Gregorio _L. II. c. 27, 37. in Tom. II. p. 175, 181, 182_. La famosa storia del vaso di Soissons spiega la potenza ed il carattere di Clodoveo. Come soggetto di controversia si è stranamente torturato dal Boulainvilliers, dal Dubos, e da altri antiquari politici.
[153] Il Duca di Nivernois, nobil Politico, il quale ha maneggiato importanti e delicate negoziazioni, illustra ingegnosamente (_Mem. de l'Acad. des Inscr. Tom. XX. p. 147, 184_) il sistema politico di Clodoveo.
[154] Il Biet (in una Dissertazione, che meritò il premio dell'Accademia di Soissons _p. 178, 226_) accuratamente ha determinato la natura e l'estensione del Regno di Siagrio, e di suo Padre; ma troppo facilmente ammette la debole testimonianza di Dubos (_Tom. II. p. 54, 57_) per privarlo di Beauvais e d'Amiens.
[155] Si può avvertire, che Fredegario nella sua Epitome di Gregorio di Tours (_Tom. II. p. 398_) ha prudentemente sostituito il nome di _Patricius_ all'incredibile titolo di _Rex Romanorum_.
[156] Sidonio (_L. V. ep. 5. in Tom. 1. p. 794_), che lo chiama il Solone, l'Amfione de' Barbari, s'indirizza a questo Re immaginario in uno stile d'amicizia e d'uguaglianza. Per mezzo di tali uffizi di equità, l'accorto Dejoce si era inalzato al trono de' Medi (Herodot. _l. 1. c. 96, 100_).
[157] _Campum sibi praeparari jussit_. Il Biet (226, 261) ha diligentemente fissato questo campo di battaglia a Nogent, Abbazia Benedettina, distante circa dieci miglia da Soissons, dalla parte settentrionale. Quel terreno era indicato da un recinto di sepolcri pagani; Clodoveo donò le terre addiacenti di Leuilly e Coucy alla Chiesa di Reims.
[158] Vedi Cesare _Comment. de Bell. Gall. II, 4. in Tom. I. p. 220_, e le notizie _Tom. I. p. 126_. Le tre _fabbriche_ di Soissons erano _scutaria, balistaria_, e _clinabaria_. L'ultima somministrava tutta l'armatura de' gravi corazzieri.
[159] Deve quest'epiteto limitarsi alle circostanze d'allora e non potrebbe giustificarsi coll'Istoria il pregiudizio Francese di Gregorio (_L. II, c. 27. in. Tom. II. p. 175_) _ut Gothorum pavere mos est_.
[160] Dubos mi ha persuaso (_Tom. 1. p. 277, 286_) che Gregorio di Tours ed i suoi copisti o lettori hanno più volte confuso il regno Germanico della _Turingia_ oltre il Reno, colla città Gallica di Tongria sulla Mosa, che anticamente era il paese degli Eburoni, e modernamente la diocesi di Liegi.
[161] _Populi habitantes iuxta,_ Lemanum _lacum_ Alemanni _dicuntur_. Serv. _ad Virgil. Georg._ IV. 278. Dom Bouquet (_Tom. I. p. 817_) ha solamente allegato il più recente, e corrotto testo d'Isidoro di Siviglia.
[162] Gregorio di Tours manda S. Lupicino _inter illa Jurensis deserti secreta, quae inter Burgundiam Alemaniamque sita Aventicae adiacent Civitati (in Tom. I. p. 648)_ Il Watteville (_Hist. de la confederat. Helvet. Tom. I. p. 9, 10_) ha diligentemente fissato i confini Elvetici del Ducato dell'Alemannia, e della Borgogna Transiurana. Essi corrispondevano alle Diocesi di Costanza, e d'Avenche o Losanna, e sono tuttavia distinti, nella moderna Svizzera, dall'uso della lingua Germanica e Francese.
[163] Vedi Guilliman _de Reb. Helveticis L. I. c. 3. p. 11, 12_. Dentro le antiche mura di Vindonissa si sono successivamente fabbricate la fortezza d'Habsburgh, l'Abbazia di Konigsfield, e la Città di Bruck. Il filosofico viaggiatore può paragonare i monumenti della conquista Romana, della feudale tirannia, della superstizione monastica, e dell'industriosa libertà. Se sarà veramente Filosofo, applaudirà il merito, e la felicità de' suoi tempi.
[164] Gregorio di Tours (_L. II. 30, 37. in Tom. II. p. 176, 177, 182_), le _Gesta Francorum_ (_in Tom. II. p. 551_) e la lettera di Teodorico (Cassiodoro _Var. Lib. II. cap. 41. in Tom. IV. p. 4_) descrivono la disfatta degli Alemanni. Alcune delle loro Tribù si stabilirono nella Rezia sotto la protezione di Teodorico, i successori del quale cederono la Colonia ed il paese loro al nipote di Clodoveo. Può vedersi lo stato degli Alemanni sotto i Re Merovingici presso Mascou (_Istor. degli antichi Germani XI. 8. etc. Annotas. 362_) e Guillimain (_De Reb. Helvetic. L. II c. 10, 12. p. 72, 80_).
[165] Clotilde, o piuttosto Gregorio, suppone, che Clodoveo adorasse gli Dei della Grecia e di Roma. Il fatto è incredibile, e tale sbaglio non serve che a dimostrare, come in meno d'un secolo si era pienamente abolita ed anche dimenticata la Religion nazionale de' Franchi.
[166] Gregorio di Tours riferisce il matrimonio, e la conversione di Clodoveo (_L. II. c. 28, 31. in Tom. II. p. 175, 178_). Anche Fredegario, o l'Epitomatore anonimo (_in T. II. p. 399, 400_), l'Autore delle _Gesta Francorum_ (_in Tom. II. p. 548, 552_) ed Aimoino medesimo (_L. I. c. 13. in T. III. p. 37, 40_) non sono da disprezzarsi. La tradizione ha potuto conservar lungamente alcune curiose circostanze di questi importanti successi.
[167] Un Viaggiatore, che tornava da Reims nell'Alvergna aveva rubato una copia delle sue declamazioni al segretario o libraio del modesto Arcivescovo (Sidon. Apollinar. _L. IX. Epist. 7_). Quattro lettere di Remigio, che tuttavia esistono (_in Tom. IV. p. 51, 52, 53_) non corrispondono alla lode magnifica di Sidonio.
[168] Incmaro, uno de' successori di Remigio (_an. 845, 882_) ne fece la vita (_in Tom. III. p. 373, 480_). L'autorità degli antichi Manoscritti della Chiesa di Reims potrebbe ispirare qualche fiducia, la quale però vien distrutta dalle temerarie ed audaci finzioni d'Incmaro. Egli è molto notabile, che Remigio, il quale fu consacrato all'età di ventidue anni (anno 457) occupò la cattedra Episcopale settantaquattro anni (Pagi, _Critic. in Baron. Tom. II. p. 384, 572_).
[169] Per il battesimo di Clodoveo fu portata da una bianca colomba una boccetta (la santa ampolla) d'olio santo, o piuttosto celeste, e ciò tuttavia si usa, e si rinnuova nella coronazione de' Re di Francia. Incmaro (che aspirava alla Primazia della Gallia) è il primo autore di questa favola (_in Tom. III. p. 377_), i deboli fondamenti della quale con profondo rispetto, e consumata destrezza si sono rovesciati dall'Abbate Vertot (_Memoir. de l'Acad. des Inscr. Tom. II. p. 619, 633_).
[170] _Mitis depone colla Sicamber: adora quod incendisti, incende quod adorasti_. Gregorio Turon. _L. II. cap. 31. in Tom. II. p. 177_.
[171] _Si ego ibidem cum Francis meis fuissem, injurias eius vindicassem_. Questa temeraria espressione, che Gregorio ha prudentemente taciuta, vien celebrata da Fredegario (_Epitom. c. 21. in Tom. II. p. 400_), da Aimoino (_L. 1, c. 16. in Tom. III. p. 40_), e dalla croniche di S. Dionisio (_L. 1. c. 20. in Tom. III. p. 171_), come un'ammirabile effusione di zelo cristiano.
[172] Gregorio _L. II. c. 40, 43. in Tom. 11. p. 183, 185_. Dopo aver freddamente riferito i replicati delitti, e gli affettati rimorsi di Clodoveo, conclude, forse inavvertentemente, con una lezione, che l'ambizione non vorrà mai ascoltare: _His ita transactis.... obiit_.
[173] Dopo la vittoria Gotica, Clodoveo fece delle ricche offerte a S. Martino di Tours. Ei desiderava di riscattare il suo cavallo di battaglia col dono di cento monete d'oro; ma l'incantato cavallo non potè muoversi dalla stalla, finattantochè non fu raddoppiato il prezzo del suo riscatto. Questo miracolo eccitò il Re ad esclamare: _Vere R. Martinus est bonus in auxilio, sed carus in negotio. Gesta Francor. in Tom. II. p. 554, 555_.
[174] Vedi la lettera scritta dal Pontefice Anastasio al convertito Reale (_in Tom. IV. p. 50, 51_). Avito, Vescovo di Vienna, scrisse a Clodoveo sul medesimo soggetto (p. 49); e molti Vescovi Latini lo vollero assicurare del loro contento ed attaccamento.
[175] In vece di Αρβορρυχοι, ignoto Popolo, che si trova nel testo di Procopio, Adriano di Valois ha restituito il nome più a proposito di Αρμορυχοι, e questa facile correzione si è quasi universalmente approvata. Pure uno spregiudicato lettore naturalmente supporrebbe, che Procopio intendesse di descrivere una tribù di Germani alleata di Roma, non già una confederazione di Città della Gallia, che si fossero ribellate dall'Impero.
[176] Questa importante digressione di Procopio (_De Bell. Goth. L. I. c. 12, in Tom. II. p. 29, 36_) illustra l'origine della Monarchia francese. Pure bisogna osservare, I. che l'Istorico Greco dimostra una ignoranza inescusabile della geografia dell'Occidente; II. che questi trattati e privilegi, che dovevan lasciare qualche durevole traccia dopo di loro, sono totalmente invisibili presso Gregorio di Tours, nelle Leggi Saliche ec.
[177] _Regnum circa Rhodanum, aut Ararim cum provincia Marsiliensi retinebat_. Gregorio Turon. _L. II. c. 32. in T. II. p. 178_. La Provincia di Marsiglia fino alla Duranza fu in seguito ceduta agli Ostrogoti: e si suppone, che le sottoscrizioni di venticinque Vescovi rappresentassero il Regno di Borgogna (_an. 519. Concil. Epaon. in Tom. IV. p. 104, 105_). Nondimeno eccettuerei Vindonissa. Il Vescovo, che viveva sotto i Pagani alemanni, doveva naturalmente intervenire a' sinodi del vicino Regno Cristiano. Mascou (nelle sue prime quattro annotazioni) ha spiegato molte circostanze relative alla Monarchia di Borgogna.
[178] Mascou (_Istor. de German. XI. 10_), che diffida con molta ragione della testimonianza di Gregorio di Tours, ha prodotto un passo d'Avito (_Epist. 5_) per provare, che Gundobaldo affettava di deplorare quel tragico successo, a cui da' suoi sudditi affettavasi d'applaudire.