Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06
Part 8
[73] Τρις μακαρες Δαναιο και τετρακις, _Tre e quattro volte beati Greci ec._ Questi generosi versi d'Omero (_Odyss. l. V. 306_) furon trascritti da uno dei giovani schiavi di Corinto: e le lacrime di Mummio posson provare, che il rozzo conquistatore, quantunque ignorasse il valore di una pittura originale, possedeva la più pura sorgente del buon gusto, cioè un cuore. Plutarc., _Sym. posiac. l. IX. Tom. II p. 737. Edit. Weebel_.
[74] Omero continuatamente descrive l'esemplare pazienza di queste schiave, che accordavano le loro grazie, ed anche i loro cuori agli uccisori dei loro padri, fratelli, ec. Racine tocca con ammirabil delicatezza tal passione d'Erifile per Achille.
[75] Plutarco (_in Pyrrho. Tom. II. p. 471. Edit. Brian._) esprime la risposta genuina in dialetto laconico. Pirro attaccò Sparta con 25000 fanti, 2000 cavalli e 24 elefanti, e la difesa di quell'aperta città è un bel comento alle leggi di Licurgo, anche nell'ultimo stato di decadenza.
[76] Quale per avventura l'ha dipinto sì nobilmente Omero (_Iliad. XX. 164_).
[77] Eunapio (_in vit. Philos. p. 90-93_) dichiara che una truppa di Monaci tradì la Grecia e seguì il campo Gotico.
[78] Quanto alla guerra Greca di Stilicone, si confronti l'ingenua narrazione di Zosimo (l. V. p. 295-296) con la curiosa e circostanziata adulazione di Claudiano (_I. Cons. Stilich. l. I. 172-186. IV. Cons. Honor. 459-477_). Siccome l'evento non fu glorioso, viene artificiosamente gettato nell'ombra.
[79] Le truppe, che passavano per Elide, mettevano giù le loro armi. Questa sicurezza arricchì gli Eleati, che amavan la vita campestre. Le ricchezze produssero l'orgoglio; essi sdegnarono il lor privilegio, e ne riportarono danno. Polibio li consiglia a ritirarsi un'altra volta dentro il magico loro cerchio. Vedasi un dotto e giudizioso discorso sui giuochi Olimpici, che il West ha premesso alla sua traduzione di Pindaro.
[80] Claudiano (_in IV. Cons. Hon. 486_) allude al fatto senza nominare il fiume, forse l'Alfeo (_I. Cons. l. I, 185._)
_.... Et Alpheus Geticus angustus acervis_ _Tardior ad Siculos etiam num pergit amores._
Pure io preferirei il Peneo, basso fiume in un largo e profondo letto, che scorre per Elide, e si getta nel mare sotto Cillene. Esso fu congiunto coll'Alfeo per purgare la stalla d'Augia; Cellar. _Tom. I. p. 760. Viagg. di Chandler p. 286_.
[81] Strabon. l. VIII. p. 517. Plin., _Hist. nat. IV. 3_. Wheeler p. 308. Chandler p. 275. Essi misurarono da diversi punti la distanza fra le due terre.
[82] Sinesio passò tre anni (dal 397 al 400) in Costantinopoli, come deputato da Cirene all'Imperatore Arcadio. Esso gli presentò una corona d'oro, e recitò in sua presenza l'istruttiva orazione de Regno (p. 1-32 _edit. Petav. Par. 1611_). Il Filosofo fu fatto Vescovo di Tolemaide nel 410 e morì verso il 430. Vedi Tillemont, _Mem. Eccles. Tom. XII. p. 499, 554, 683-685_.
[83] Sinesio, _de Regno p. 21-26_.
[84]
_... Qui foedera rumpit_ _Ditatur; qui servat, eget: vastator Achivae_ _Gentis et Epirum nuper populatus inultam_ _Praesidet Illyrico: jam, quos obsedit, amicos_ _Ingreditur muros; illis responsa daturus,_ _Quorum conjugibus potitur, natosque peremit._
Claudiano, _in Eutrop. l. II, 212_. Alarico applaudisce alla propria politica (_de Bell. Get. 633-64_) nell'uso che fece di questa giurisdizione nell'Illirico.
[85] Giornandes c. 29. p. 651. L'istorico Goto aggiunge con insolito spirito: _Cum suis deliberans, suasit suo labore quaerere regna, quam alienis per otium subjacere_.
[86]
_Discors, odiisque anceps civilibus Orbis,_ _Non sua vis tutata diu, dum foedera fallax_ _Ludit, et alternae perjuria venditat aulae._ Claudian., _de Bell. Getic. 565_.
[87]
_Alpibus Italiae ruptis penetrabis ad urbem._
Quest'autentica predizione fu annunziata da Alarico, o almeno da Claudiano (_de Bell. Get. 547_), sette anni avanti del successo. Ma siccome non fu adempita dentro il termine che si era baldanzosamente fissato, gl'interpreti se ne sono disimpegnati per mezzo d'un ambiguo senso.
[88] I migliori materiali che abbiamo, sono 970 versi di Claudiano nel poema della guerra Gotica, e nel principio di quello, che celebra il sesto consolato d'Onorio. Zosimo è in perfetto silenzio; e noi siam ridotti a quegli avanzi o piuttosto bricioli, che possiam trovare in Orosio e nelle Croniche.
[89] Non ostanti gli errori grossolani di Giornandes, che confonde fra loro le guerre Italiche d'Alarico (c. 29) la data, che ei cita del Consolato di Stilicone e d'Aureliano (an. 400) è fissa e rispettabile. Egli è certo, secondo Claudiano (Tillem., _Hist. des Emp. Tom. V. p. 804_), che la battaglia di Pollenzia seguì nel 403; ma non possiamo facilmente riempire quest'intervallo.
[90] _Tantum Romanae Urbis judicium fugis, ut magis obsidionem barbaricam, quam pacatae urbis judicium velis substinere_; Girol. Tom. II. p. 239. Ruffino conobbe il proprio pericolo: la _pacifica_ città era infiammata dalla vecchia Marcella, e dal restante della fazione di Girolamo.
[91] Gioviano, nemico del celibato e de' digiuni, che fu perseguitato ed insultato dal furioso Girolamo (Jortin., _Osserv. Vol. IV. p. 104_). Vedasi l'original editto d'esilio nel _Cod. Teod. lib. XVI. Tit. V. leg. 43_.
[92] L'epigramma _De sene Veronensi, qui suburbium numquam egressus est_, è una delle prime e più piacevoli composizioni di Claudiano. L'imitazione di Cowley (_Ediz. di Hurd vol. II. p. 251_) ha dei tratti naturali e felici; ma è molto inferiore al ritratto originale che è tolto evidentemente dal vero.
[93]
_Ingentem meminit parvo qui germine quercum,_ _Aequaevumque videt consenuisse nemus_
[94] Claudian., _de Bell. Get. 199, 266_. Ei può sembrare prolisso; ma il timore e la superstizione occupavano altrettanto spazio nelle menti degl'Italiani.
[95] Dal passo di Paolino, che è allegato dal Baronio (_Annal. Eccl. an. 403. n. 51_) si chiarisce, che una generale agitazione avea penetrato tutta l'Italia, fino a Nola nella Campania, dove quel famoso penitente aveva stabilito la sua dimora.
[96] _Solus erat Stilicho._ Tal è l'esclusiva lode, che gli dà Claudiano (_de Bell. Get. 267_) senza neppur eccettuare l'Imperatore. Quanto insignificante dovea comparire Onorio nella sua propria Corte!
[97] Si descrivono eccellentemente la faccia del paese, e l'ardire di Stilicone, _de Bell. Get. 340-363_.
[98]
_Venit et extremis legio praetenta Britannis,_ _Quae Scoto dat fraena truci... (De Bell. Get. 416)._
Pure la più rapida marcia da Edimburgo, o da Newcastle a Milano esigeva necessariamente uno spazio di tempo più lungo di quello che Claudiano pare che assegni alla durata della guerra Gotica.
[99] Ogni viaggiatore dee rammentarsi la situazione della Lombardia (Vedi Fontanelle Tom. V. p. 279) che è spesso tormentata da una capricciosa ed irregolare abbondanza di acque. Gli Austriaci avanti a Genova erano accampati nel secco letto della Polcevera, nè sarebbe (dice il Muratori) «mai passato per la mente a que' buoni Alemanni, che quel picciolo torrente potesse, per così dire, in un istante cangiarsi in un terribil gigante» _Annal. d'Ital. Tom. XVI. p. 443. Milano 1753-8_.
[100] Claudiano, in vero, non risponde chiaramente alla nostra domanda, dove trovavasi Onorio medesimo? Pure la fuga viene indicata dalla caccia, e si conferma la mia idea della guerra Gotica dai Critici Italiani, Sigonio (T. I. P. II. 369 _de Imp. Occid. l. X._), e Muratori (_Annal. d'Ital. T. IV. p. 45_).
[101] Può indicarsi a quest'effetto una delle strade, che si trovano negl'Itinerarj (p. 98, 288, 294) con le note del Wesseling. Asti è qualche miglio sulla destra.
[102] Asti o Asta, colonia Romana, è presentemente la capitale d'una piacevol Contea, che nel decimosesto secolo passò ne' Duchi di Savoia (Leandro Alberti, _Descriz. d'Ital. p. 382_).
[103] _Nec me timor impulit ullus._ Egli poteva tenere questo superbo linguaggio l'anno seguente a Roma, cinquecento miglia lontano dal luogo del pericolo (VI. _Cons. Hon. 449_).
[104]
_Hanc ego vel victor regno, vel morte tenebo_ _Victus, humum etc._
I discorsi (_de Bell. Get. 479-549_) del Nestore, e dell'Achille de' Goti son forti, caratteristici, adattati alle circostanze e forse non meno genuini di quelli di Livio.
[105] Ad Orosio (l. VII. c. 37) fa colpo l'empietà de' Romani, che attaccarono la Domenica di Pasqua Cristiani così devoti. Pure nel tempo stesso facevansi pubbliche preghiere alle reliquie di S. Tommaso d'Edessa per la distruzione dell'Arriano devastatore. Vedi Tillemont (_Hist. des Emp. Tom. V. p. 529_) che cita un'Omelia, che fu erroneamente attribuita a S. Grisostomo.
[106] I vestigi di Pollenzia giaciono venticinque miglia al sud-est di Torino. _Urbs_, nelle medesime vicinanze, era una caccia reale de' Re di Lombardia, ed un piccolo fiume, che scusò la predizione, _penetrabis ad Urbem_. (Cluver., _Ital. antiq. Tom. I. p. 83-85_).
[107] Orosio desidera d'indicare in dubbiosa parole la disfatta de' Romani; _Pugnantes vicinus, victores victi sumus_, Prospero (_in Chronic._) la chiama un'uguale e sanguinosa battaglia; ma gli scrittori Gotici, come Cassiodoro (_in Chronic._) e Giornandes (_de reb. Get. 2, 29_) pretendono una decisiva vittoria.
[108]
_Demens Ausonidum gemmata monilia matrum,_ _Romanasque alta famulas cervice petebat._ (_De bell. Get. 627_).
[109] Claudiano (_de bell. Get. 580. 647_) e Prudenzio (_in Symmach. l. II. 694-719_) celebrano senz'ambiguità la Romana vittoria di Pollenzia. Sono essi scrittori poetici e parziali; ma si dee prestar qualche fede a' testimoni anche più sospetti, che son frenati dalla recente notorietà de' fatti.
[110] La perorazione di Claudiano è forte ed elegante; ma l'identità del campo Cimbrico e del Gotico si deve intendere (come il Filippi di Virgilio Georg. I. 490) secondo la libera Geografia d'un Poeta. Vercelli e Pollenzia son distanti sessanta miglia fra loro; e la differenza è anche maggiore, se i Cimbri fossero stati disfatti nella vasta e nuda pianura di Verona (Maffei, _Veron. Illustr. P. I. 54-62_).
[111] Bisogna esaminare rigorosamente Claudiano e Prudenzio, per ridurre le figure, ed estorcere il senso istorico di que' Poeti.
[112]
_Et gravant en airain ses frêles avantages_ _De mes états conquis enchaîner les images._
Era famigliare a' Romani la pratica d'esporre in trionfo le immagini de' Re e delle Province. Il busto di Mitridate medesimo, d'oro massiccio, era alto dodici piedi. Freinshem, _Suppl. Livian. 103. 47_.
[113] La guerra Gotica ed il sesto Consolato di Onorio, legano oscuramente insieme gli avvenimenti della ritirata di Alarico e delle sue perdite.
[114] _Taceo de Alarico.... saepe victo, saepe concluso, semperque dimisso._ Orosio l. VII. c. 37. p. 567. Claudiano (_VI. Cons. Hon. 320_) tiravi sopra un velo con una delicata immagine.
[115] L'avanzo del poema di Claudiano sul sesto Consolato d'Onorio descrive il viaggio, il trionfo ed i giuochi (330-660).
[116] Vedasi l'inscrizione nell'Istoria degli antichi Germani di Mascou VIII. 12. Le parole sono positive ed indiscrete, _Getarum nationem in omne oevum domitam etc._
[117] Sopra il curioso, quantunque orrido, soggetto dei Gladiatori si consultino i due libri dei Saturnali di Lipsio, che come _Antiquario_ è disposto a scusare la pratica dell'_antichità_ Tom. III. p. 483-545.
[118] _Cod. Theod. lib. XV. Tit. XII. leg. 1_. Il comentario del Gotofredo somministra (Tom. V. p. 396) dei gran materiali per la storia dei Gladiatori.
[119] Vedasi la perorazione di Prudenzio (_in Symmac. l. II, 1121-1131_) che senza dubbio avea letto l'eloquente invettiva di Lattanzio (_Divin. Instit. l. VI. c. 20_). Gli Apologisti Cristiani non hanno risparmiato questi sanguinosi giuochi, che s'erano introdotti nelle feste religiose del Paganesimo.
[120] Teodoret. l. V. c. 28. Io bramo di creder la storia di S. Telemaco. Pure non è stata dedicata veruna Chiesa, nessun altare è stato eretto all'unico monaco, che morì martire nella causa dell'umanità.
[121] _Crudele Gladiatorum spectaculum, et inhumanum_ nonullis _videri solet, et_ haud scio, _an ita sit, ut nunc fit_: Ciceron. _Tusc. II. 17_. Egli debolmente censura l'abuso, e con calore difende l'uso di questi divertimenti: _Oculis nulla poterat esse fortior contra dolorem et mortem disciplina_. Seneca (_Epist. 7_.) dimostra sentimenti d'uomo.
[122] Questo ragguaglio di Ravenna è tratto da Strabone (l. V. p. 327), da Plinio (III. 20), da Stefano di Bisanzio (V. Ραβεννα p. 651. _Edit. Berhel_), da Claudiano (_in VI. Cons. Hon._ 494 ec.), da Sidonio Apollinare (l. I. _Epist._ V. 8), da Giornandes (_de Reb. Get. c. 29_), da Procopio (_de Bell. Got._ l. I. c. I. p. 309. _Edit. Leuvr._), e dal Cluverio (_Ital. Antiq. T. I._ p. 301-307). Pure io sono ancora mancante d'un Antiquario locale, e d'una buona carta topografica.
[123] Marziale (_Epigr. III. 56, 57_) scherza sull'inganno d'un furbo, che gli avea venduto del vino invece d'acqua; ma seriamente dichiara, che in Ravenna una cisterna è più valutabile d'una vigna. Sidonio si duole, che la città è priva di fonti e di acquedotti, e pone la mancanza d'acqua fresca nel numero de' mali locali, come del gridar dei ranocchi, del pungere degli insetti ec.
[124] La favola di Teodoro e d'Onorio, che Dryden ha sì mirabilmente preso dal Boccaccio (_Giorn. III novell. 8_) seguì nel bosco di _Chiassi_, voce corrotta da _Classis_, navale stazione, che con la strada o sobborgo intermedio, _via Caesaris_, formava la triplice città di Ravenna.
[125] Dall'anno 404 in poi le date del Codice Teodosiano divengono permanenti in Costantinopoli ed in Ravenna. Vedi la _Cronologia delle Leggi del Gotofredo Tom. I. p. 148_.
[126] Vedi Deguignes _Hist. des Huns Tom. I. p. 179, 189, T. II. p. 295, 334, 338_.
[127] Procopio (_de Bell. Vandal l. I. c. 3. p. 182._) ha fatto menzione d'un'emigrazione dalla palude Meotide al Settentrione della Germania, ch'esso attribuisce alla carestia. Ma i suoi lumi d'istoria antica sono estremamente oscurati dall'ignoranza e dall'errore.
[128] Zosimo (l. V. p. 331) usa la generale espressione di nazioni di là dal Danubio e dal Reno. Anche i vari epiteti, che ogni antico scrittore può avere accidentalmente usato, indicano manifestamente la lor situazione, e conseguentemente i loro nomi.
[129] Il nome di Radagast era quello d'una Divinità locale degli Obotriti (in Meclemburgo). Un Eroe potrebbe naturalmente aver preso il nome del suo Dio tutelare; ma non è probabile, che i Barbari adorassero un Eroe sfortunato. Vedi Mascou _Ist. de' Germani 8. 14_.
[130] Olimpiodoro appresso Fozio (p. 180) usa il vocabolo greco όπτϊμάτοι, che non dà alcuna idea precisa. Io sospetto, che fossero Principi e nobili coi loro fedeli compagni, cavalieri coi loro scudieri, come si sarebber chiamati alcuni secoli dopo.
[131] Tacit. _De morib. German. c. 37_.
[132]
_.... Cujus agendi_ _Spectator vel causa fui._ Claudian. VI. _Cons. Hon 439._
Tale è il modesto linguaggio d'Onorio, trattando della guerra Gotica, ch'egli aveva veduta alquanto più da vicino.
[133] Zosimo (l. V. p. 331) trasporta la guerra e la vittoria di Stilicone oltre il Danubio; strano errore, che viene imperfettamente e di mala grazia medicato leggendo Αρνον per l'ϛρον (Tillemont _Hist. des Emp._ Tom. V. p. 807). Da buoni politici noi dobbiamo far uso di Zosimo senza stimarlo o fidarci di lui.
[134] _Cod. Theod. lib. VII. Tit. XIII. leg. 16_. La data di questa legge 18 Maggio 406 persuade me, come ha persuaso il Gotofredo (Tom. II. p. 387) del vero anno dell'invasione di Radagasio. Il Tillemont, il Pagi, ed il Muratori preferiscono l'anno antecedente, ma essi vengono astretti da certe obbligazioni di civiltà e di rispetto verso S. Paolino di Nola.
[135] Poco dopo che Roma fu presa dai Galli, il Senato, in un subitaneo bisogno armò dieci legioni, cioè 3000 cavalli, e 42000 fanti; forza che la città non avrebbe potuto somministrare sotto Augusto; Liv. VII. 25. Questa proposizione può imbarazzare un antiquario, ma vien chiaramente spiegata dal Montesquieu.
[136] Machiavello ha dimostrato, almeno come filosofo, che Firenze trasse insensibilmente l'origine dal commercio che si faceva dalla rupe di Fiesole alle rive dell'Arno (_Ist. Fior. Tom. I. l. II. p. 37. Londra 1747_). I Triumviri mandarono una colonia a Firenze, che al tempo di Tiberio (Tacit. _Annal._ I. 79) meritò la riputazione ed il nome di città che _fiorisce_. Vedi Cluver. _Ital. antiq. Tom. I p. 507_, ec.
[137] Il Giove però di Radagaiso, che adorava Thot e Woden, era molto diverso dal Giove Olimpico o Capitolino. L'indole condiscendente del Politeismo potea congiungere quelle varie e distanti Divinità. Ma i veri Romani abborrivano i sacrifizi umani de' Germani e de' Galli.
[138] Paolino (_in vit. Ambros._ c. 50) riferisce quest'istoria ch'egli attinse dalla bocca di Pansofia medesima, pia matrona di Firenze. Pure l'Arcivescovo presto cessò di prender parte attivamente negli affari del Mondo, e non fu giammai un santo popolare.
[139] Agostin. _de Civit. Dei._ V. 25. Oros. l. VII. c. 37. p. 567-571. I due amici scrissero nell'Affrica dieci o dodici anni dopo la vittoria; e l'autorità loro è seguitata implicitamente da Isidoro di Siviglia (_In Chron. p. 713. Edit. Grot._). Quanti fatti interessanti avrebbe Orosio potuto inserire nello spazio, che è consacrato da lui ad un pio non senso?
[140]
_Franguntur montes, planumque per ardua Caesar_ _Ducit opus: pandit fossas, turritaque summis_ _Disponit castella jugis, magnoque recesso._ _Amplexus fines, saltus numerosaque tesqua_ _Et silvas, vastaque feras indagine claudit._
Pure la semplice verità (_Caes. de Bell. Civ. III. 44_) è molto più grande delle amplificazioni di Lucano (_Phars. l. VI. 2963_).
[141] Le oratorie espressioni d'Orosio «in arido et aspero montis jugo,» «in unum ac parvum verticem» non sono molto adattate all'accampamento d'un grand'esercito. Ma Fiesole, distante solo tre miglia da Firenze, potea somministrare sufficiente spazio pei quartieri di Radagaiso, ed esser compresa dentro il cerchio delle linee Romane.
[142] Vedi Zosimo l. V. p. 331, e le Croniche di Prospero e di Marcellino.
[143] Olimpiodoro (appresso Fozio p. 180) usa un'espressione προσηταιρισατο _se l'era fatto amico_, che indicherebbe una stretta ed amichevole alleanza, e renderebbe tanto più reo Stilicone. Le parole _paulisper detentus, deinde interfectus_ d'Orosio sono sufficientemente odiose.
[144] Orosio, piamente inumano, sacrifica il Re ed il popolo, Agag e gli Amaleciti, senza un sintomo di compassione. Il sanguinoso attore è meno detestabile del freddo insensibil Istorico.
[145] E la musa di Claudiano dormiva ella? Era forse stata mal pagata? Sembra, che il settimo Consolato d'Onorio (an. 407) avrebbe somministrato il soggetto d'un nobil poema. Prima che si conoscesse, che lo Stato non poteva più a lungo salvarsi, Stilicone (dopo Romolo, Camillo e Mario) avrebbe meritato il nome di quarto fondatore di Roma.
[146] Un luminoso passo della Cronica di Prospero _in tres partes per diversos Principes divisus exercitus_, limita il miracolo di Firenze, e connette l'istoria dell'Italia, della Gallia e della Germania.
[147] Orosio e Girolamo positivamente l'accusano d'avere instigato l'invasione: _Excitatae a Stilichone gentes_ etc. Bisogna intendere _indirettamente_. Ei salvò l'Italia a spese della Gallia.
[148] Il Conte di Buat è persuaso, che i Germani, i quali invasero la Gallia, fossero _i due terzi_ rimasti dell'armata di Radagaiso. Vedi _l'Histoir. ancien. des peuples de l'Europe, Tom. VII. p. 87-121, Paris 1772_; elaborata opera, che non ho avuto il vantaggio di leggere fino all'anno 1777. Trovo la medesima idea espressa in un rozzo sbozzo della presente storia fino all'anno 1771, e dopo mi si è presentata una simile osservazione in Mascou (VIII. 15). Tale conformità, senza alcuna vicendevole comunicazione, può dar qualche peso al nostro comun sentimento.
[149]
_... Provincia missos_ _Expellet citius fasces, quam Francia Reges_ _Quos dederis...._
Claudiano (i. _Cons. Stil. l. 1. 235_. ec.) è chiaro e soddisfacente. Questi Re di Francia sono ignoti a Gregorio di Tours; ma l'autore delle _Gesta Franc._ fa menzione tanto di Sunno che di Marcomiro, e nomina l'ultimo come padre di Feramondo (Tom. II. p. 545). Sembra, che abbia tratto le sue notizie da buoni materiali, che ei non intendeva.
[150] Vedi Zosimo (l. V. p. 373). Orosio (l. II. c. 9. p. 165 nel secondo volume degli Istorici di Francia) ha conservato un valutabil frammento di Renato Profuturo Frigerido, i tre nomi del quale indicano un Cristiano, un suddito Romano, ed un Semibarbaro.
[151] Claudiano (_Cons. Stil. l. I. 221. l. II. 186_) descrive la pace e la prosperità della frontiere Gallica. L'Abate Dubos (_Hist. Crit. Tom. I. p. 174_) leggerebbe _Alba_ (ignoto ruscello delle Ardenne) invece d'_Albis_, e si diffonde nel pericolo del bestiame Gallico, che pascola di là dall'_Elba_. Questa è una stoltezza. Nella Geografia poetica l'Elba e l'Ercinia indicano qualunque fiume o qualunque selva nella Germania. Claudiano non è preparato all'esame rigoroso dei nostri antiquari.
[152]
_... Geminasque viator_ _Cum videat ripas, quae sit Romana requirat._
[153] Girolam. Tom. I. p. 93. Vedi nel _primo volume degli Storici di Francia p. 777-782_ gli accurati estratti del _Carmen de Provident. Divin._ e Salviano. L'anonimo poeta medesimo era prigioniero insieme col proprio Vescovo e coi suoi cittadini.
[154] La dottrina Pelagiana, che s'agitò per la prima volta nell'anno 405, fu condannata nello spazio di dieci anni in Roma ed in Cartagine. S. Agostino combattè, e vinse: ma la Chiesa Greca favorì i suoi avversari, e (quel che è assai singolare) il popolo non prese parte veruna in una disputa, che non poteva intendere.
[155] Vedi _le Memorie di Guglielmo du Bellay l. VI_.
[156] Claudian. I. _Cons. Stil._ l. II. 250. Si suppone, che gli Scoti d'Irlanda invadessero per mare tutta la costa occidentale della Britannia; e può darsi qualche tenue fede anche a Nennio, ed alle tradizioni Irlandesi (_Carte Istor. d'Inghilterra vol. I. p. 169_. Whitaker _Genuin. Istor. dei Brettoni p. 199_). Le sessantasei vite di S. Patrizio, che sussistevano nel nono secolo, dovevano contenere altrettante migliaia di bugie; pure possiamo credere, che il futuro Apostolo fosse condotto via schiavo in una di queste invasioni Irlandesi (Usser. _Antiquit. Eccles. Britann. p. 431._ e Tillemont _Mem. Eccl. Tom. XVI. p. 456, 782_).
[157] Gli usurpatori Britannici son presi da Zosimo (l. VI p. 371-375), da Orosio (l. VII c. 40. p. 576, 577), da Olimpiodoro (_ap. Phot. pag. 181_), dagl'Istorici Ecclesiastici, e Croniche. Ai Latini però non è noto Marco.
[158] _Cum in Costantino_ incostantiam.... _execrarentur_ (Sidon. Apollinar. _l. V. epist. 9. p. 159. Edit. Secund. Sirmond_). Sidonio però potè esser tentato da un bisticcio sì bello ad infamare un Principe, che aveva disonorato il suo avo.
[159] Il nome, che Zosimo dà loro, è _Bagaudae_. Forse meritavano un carattere meno odioso (Vedi Dubos _Hist. Crit. Tom. I. p. 203_ e quest'Istoria). Noi avremo occasione di sentirne parlare di nuovo.
[160] Veriniano, Didimo, Teodosio, e Lagodio, che nelle Corti moderne si chiamerebbero Principi del sangue, non eran distinti con verun grado o privilegio dal resto dei sudditi.
[161] Questi _Honoriani_, o sia _Honoriaci_, contenevano due truppe di Scoti o Attacotti, due di Mori, due di Marcomanni, i Vittori, gli Ascarj, ed i Gallicani, _Notit. Imper. Sect. Edit. Labb._ Essi formavano una parte dei sessantacinque _Auxilia Palatina_, e sono propriamente chiamati da Zosimo l. VI. p. 374 εη τη αυλη ταξεις, _milizie della Corte_.
[162]
_... Comitatur euntem_ _Pallor, et atra fames; et faucia lividus ora_ _Luctus, et inferni stridentes agmine morbi._ Claud. _in IV. Cons. Hon. 321_.