Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06
Part 42
[789] Sidonio (_l. II. Epist. 9_) ha descritto la vita rurale de' nobili Galli in una visita ch'ei fece ad alcuni suoi amici, i beni de' quali erano nelle vicinanze di Nimes. Le _ore della mattina_ si occupavano nel (_Sphaeristerium_) giuoco della palla, o nella libreria, che era piena di Autori Latini, sacri e profani: e questi per gli uomini, quelli per le donne. Due volte s'imbandiva la tavola, a desinare ed a cena, con cibi cotti (lesso ed arrosto), e con vino. Nel rimanente del tempo la compagnia dormiva, andava a spasso a cavallo, ed usava i bagni caldi.
[790] Settanta versi del panegirico (505, 575), impiegati a scrivere l'importunità di Teodorico e della Gallia, che cercavan di vincere la modesta ripugnanza d'Avito, vengono cancellati da tre parole d'un onesto Istorico: _Romanum ambisset Imperium_: Gregor. Turon. _l. II. c. II. in Tom. II. p. 168_.
[791] Isidoro Arcivescovo di Siviglia, ch'era del sangue reale de' Goti, confessa, e quasi giustifica (_Hist. Goth. p. 718_) il delitto, che Giornandes loro schiavo aveva bassamente dissimulato (_c. 43. p. 673_).
[792] Questa elaborata descrizione (_l. I. ep. 2. p. 2, 7_) fu dettata da qualche motivo politico. Essa era destinata per pubblicarsi, ed era passata per le mani degli amici di Sidonio, prima che fosse inserita nella collezione delle sue lettere. Il primo libro fu pubblicato separatamente. Vedi Tillemont _Mem. Eccl. Toni. XVI. p. 264_.
[793] Ho tralasciato in questo ritratto di Teodorico varie minute circostanze, ed espressioni tecniche, le quali potevano esser tollerabili o almeno intelligibili solo per quelli, che avessero frequentato, come i contemporanei di Sidonio, i mercati, dove si esponevano gli schiavi nudi alla vendita; (_Dubos Hist. crit. Tom. I. p. 404_).
[794] _Videas ibi elegantiam Graecam, abundantiam Gallicanam, celeritatem Italam, publicam pompam, privatam diligentiam, regiam disciplinam._
[795] _Tunc etiam ego aliquid obsecraturus feliciter vincor, et mihi tabula perit, ut causa salvetur_, Sidonio d'Alvergna non era suddito di Teodorico; ma potè forse trovarsi impegnato a chieder giustizia o favore alla Corte di Tolosa.
[796] Teodorico medesimo aveva fatta una solenne e volontaria promessa di fedeltà, che si sparse tanto nella Gallia, che nella Spagna
_..... Romae sum, te duce, amicus;_ _Principe te, miles....._ Sidonio _Paneg, Avit. 511_.
[797] _Quaeque sinu pelagi jactat se Bracara dives._ Auson. _de dar. urbib. p. 245_.
Dal disegno, che aveva formato il Re degli Svevi, è chiaro che si conosceva, e si praticava la navigazione da' porti della Gallicia al Mediterraneo. Lo navi di Bracara o Braga navigavano cautamente lungo la costa, senz'arrischiarsi di estendersi nell'Atlantico.
[798] Questa guerra Svevica è la parte più autentica della Cronica d'Idazio, che come Vescovo d'Iria Flavia ne fu spettatore egli stesso, e ne soffrì gli effetti. Giornandes (_c. 44 p. 675, 676, 677_) ha spaziato con piacere intorno ad una vittoria Gotica.
[799] In uno de' portici o gallerie spettanti alla libreria di Traiano, fra le statue degli scrittori ed oratori celebri. Sidonio Apollinare _lib. IX. epist. 16. pag. 284. Carm. VIII. pag 350_.
[800] _Luxuriose agere volens a Senatoribus projectus est_; questa è la succinta espressione di Gregorio di Tours (_l. II. c. XI. p. 168_). Un'antica Cronica (_nel Tom. II. p. 649_) fa menzione d'uno scherzo indecente d'Avito, che sembra più applicabile a Roma che a Treveri.
[801] Sidonio (_Paneg. Anthem. p. 302 etc._) loda la nascita reale di Ricimero, legittimo erede, com'egli vuole dare ad intendere, di ambedue i regni, Gotico e Svevico.
[802] Vedi la Cronica d'Idazio. Giornandes (_c. 44. p. 676_) lo nomina con qualche sorta di verità _virum egregium, et pene tunc in Italia ad exercitum singularem_.
[803] _Parcens innocentiae Aviti_: questa è la compassionevole, ma sprezzante espressione di Vittore Tunnunense (_in Chron. ap. Scaliger. Euseb._). In un altro luogo l'appella _vir totius simplicitatis_. Questa commendazione è più umile, ma è più solida e sincera delle lodi di Sidonio.
[804] Egli soffrì, come si suppone, il martirio nella persecuzione di Diocleziano (Tillemont, _Mem. Eccl. Tom. 5. p. 279, 696_). Gregorio di Tours, suo particolar devoto, ha consacrato alla gloria di Giuliano martire un intero libro (_de gloria Martyr. l. II. in maxima Bibl. Patr. Tom. XI. p. 861, 871_), nel quale racconta circa cinquanta sciocchi miracoli fatti dalle sue reliquie.
[805] Gregorio di Tours (_l. II. c. XI. p. 168_) è breve, ma esatto nel regno del suo nazionale. Le parole d'Idazio _caret imperio, caret et vita_, sembra che indichino essere stata violenta la morte d'Avito; ma bisogna, che fosse segreta, mentre Evagrio (_l. II. c. 7_) potè supporre, che morisse di peste.
[806] Dopo aver modestamente portato gli esempi de' suoi confratelli Virgilio ed Orazio, Sidonio confessa ingenuamente il suo debito, e promette di pagarlo:
_Sic mihi diverso nuper sub marte cadenti_ _Jussisti placido Victor ut essem animo._ _Serviat ergo libi servati lingua Poetae,_ _Atque meae vitae laus tua sit pretium._
Sidon. Apoll., _Carm. IV. p. 308_. Vedi _Dubos, Hist. Crit._
[807] Le parole di Procopio meritano d'esser trascritte: ουτος γαρ ο Μαιοριανος ξυμπαντας του πωποτε Ρωμαιων βεβασιλευκοτας υπεραιρων αρετη πασι; e quindi ανηρ τα μεν εις τους υπηκοους μετριος γεγονως φοβεφος δε τα ες τους πολεμιους (_De Bell. Vandal. l. 1. c. 7. p. 194_) breve ma piena definizione della virtù reale.
[808] Quel Panegirico fu pronunziato a Lione avanti la fine dell'anno 458 mentre l'Imperatore era tuttavia console. Esso contiene più artifizio che genio, e più fatica che arte. Gli ornamenti son falsi o triviali; l'espressione debole e prolissa; e Sidonio manca dell'abilità di porre il soggetto principale in un aspetto luminoso, e distinto. La vita privata di Maioriano occupa circa 200 versi, 107-305.
[809] Ella ne chiese l'immediata morte, e fu appena contenta della sua disgrazia. Parrebbe, che Ezio, ugualmente che Belisario, e Marlborough, fosse governato dalla propria moglie, la fervente pietà della quale, quantunque capace d'operar miracoli (_Gregor. Turon. l. II. c. 7. p. 162_), pure non era incompatibile co' bassi e sanguinari disegni.
[810] Gli Alemanni avevan passato le alpi Rezie, e furono disfatti ne' _Campi Canini_, o nella vallata di Bellinzona, per cui scorre il Ticino nella sua discesa dal monte Adula al lago Maggiore (Cluver., _Ital. antiq. Tom. 1. pag. 100, 101_). Questa vantata vittoria su _novecento_ Barbari (_Paneg. Maior. 373. etc._) dimostra l'estrema debolezza dell'Italia.
[811] _Imperatorem me factum P. C. electionis vestrae arbitrio, et fortissimi exercitus ordinatione agnoscite (Novell. Majorian. Tit. 3. p. 34. ad Calc. Cod. Theod.)_. Sidonio vanta l'unanime voce dell'Impero.
_......... Postquam ordine vobis_ _Ordo omnis regnum dederat; plebs, curia, miles,_ _Et collega simul...._ 386.
Questo è un linguaggio antico e costituzionale: possiamo qui osservare, che il _Clero_ non era considerato ancora come un ordine distinto dello Stato.
[812] Tanto _dilationes_, che _delationes_ possono somministrare un senso tollerabile; ma nell'ultima voce si trova più sentimento e più spirito, e perciò le ho dato la preferenza.
[813] _Ab externo hoste et a domestica clade liberavimus._ Per quest'ultima doveva intendere Maioriano la tirannia di Avito, di cui per conseguenza risguardava egli la morte come un atto meritorio. In quest'occasione Sidonio è timoroso ed oscuro; egli descrive i dodici Cesari, le nazioni dell'Affrica ec. per evitare il pericoloso nome d'Avito (305, 569).
[814] Vedasi tutto l'editto, o la lettera di Maioriano di Senato (_Novell. Tit. IV. pag. 34_). Pure quest'espressione _regnum nostrum_ porta qualche indizio di quel secolo, e non fa buona lega con la parola _Respublica_, che esso frequentemente ripete.
[815] Vedi le Leggi di Maioriano (non sono che nove di numero, ma molto lunghe e di vario argomento) al fine del Codice Teodosiano, _Novell. L IV. pag. 32, 37_. Il Gotofredo non ha fatto alcun comentario a queste aggiunte.
[816] _Fessas Provincialium varia atque multiplici tributorum exactione fortunas, et extraordinariis fiscalium solutionum oneribus attritas etc. Novell. Majorian. Tit. IV. pag. 34._
[817] L'erudito Greaves (_Vol. I. pag. 329, 330, 331_) ha trovato per mezzo di diligenti ricerche, che gli aurei degli Antonini pesavano cento diciotto grani Inglesi, e quelli del quinto secolo solo sessant'otto. Maioriano diede corso a tutta la moneta d'oro, eccettuato solamente il _solido Gallico_, per la sua mancanza non già nel peso, ma nel titolo.
[818] Tutto l'editto (_Novell. Majorian. tit VI. p. 35_) è curioso. _Antiquarum aedium dissipatur speciosa constructio: et ut aliquid reparetur magnae diruuntur. Hinc iam occasio nascitur, ut etiam unusquisque privatum aedificium construens per gratiam iudicum..... praesumere de publicis locis necessaria et transferre non dubitet._ Con uguale zelo, ma con minor potere il Petrarca nel decimo quarto secolo ripetè le stesse querele (_Vit. del Petrarca Tom. I. p. 326, 327_). Se io proseguo quest'istoria, non mi dimenticherò della decadenza e della rovina della _città_ di Roma, interessante oggetto, a cui si limitava in principio il mio disegno.
[819] L'Imperatore riprende la dolcezza di Rogaziano, Consolare di Toscana, in un tuono di aspro rimprovero, che sembra quasi una personale animosità (_Novella Tit. IX p. 37_). La legge di Maioriano, che puniva le vedove ostinate, fu rivocata poco dopo da Severo suo successore (_Novell. Sever. Tom. I. p. 37_).
[820] Sidonio _Paneg. Major. 385, 440_.
[821] La rivista dell'armata, ed il passaggio delle alpi sono le parti più tollerabili, del panegirico (470, 552 ). Il Buat (_Hist. des Peuples etc. Tom. VIII. p. 49, 55_) è un comentatore più soddisfacente, che il Savaron o il Sigismondo.
[822] Τα μεν οελοις, τα δε λογοις; Tal è la giusta e forte distinzione di Prisco (_Excerpt. Legat. p. 42_) in un breve frammento, che getta molta luce sull'istoria di Maioriano. Giornandes ha soppresso la disfatta e l'alleanza de' Visigoti, che furono solennemente pubblicate nella Gallicia, e sono notate nella Cronica d'Idazio.
[823] Floro _l. II. c. 2_. Egli scherza con l'immagine poetica, che gli alberi si erano trasformati in navi: ed in vero tutto il fatto, come vien raccontato nel primo libro di Polibio, si allontana troppo dal corso probabile degli avvenimenti umani.
[824]
_Interea duplici texis dum littore classem_ _Inferno superoque mari, cedit omnis in aequor_ _Sylva tibi etc........._ Sidonio _Paneg. Major. 441, 461_.
Il numero delle navi, che Prisco fissa a 300 vien magnificato mediante un'indefinita comparazione con le flotte d'Agamennone, di Serse e d'Augusto.
[825] Procopio (_De Bell. Vandal. l. 1. c. 8. p. 194_). Quando Genserico condusse l'incognito suo ospite all'arsenale di Cartagine, le armi da loro stesse fecero dello strepito urtandosi. Maioriano aveva tinto la sua bionda chioma di color nero.
[826]
_..... Spoliisque potitus_ _Immensis, robur luxuria perdidit omne,_ _Qua valuit, dum pauper erat._ _Paneg. Major. 330._
In seguito applica, ingiustamente per quanto sembra, a Genserico i vizi de' suoi sudditi.
[827] Egli abbruciò i villaggi, ed avvelenò le fonti (Prisco _p. 42_). Dubos (_Hist. Crit. Tom. I p. 475_) osserva, che i magazzini, che i Mori avevan posti sotto terra, poterono evitare le sue distruttive ricerche. Si trovano alle volte scavate due o trecento fosse nel medesimo luogo: ed ogni fossa contiene almeno quattrocento misure di grano. Shavv. _Viagg. p. 139_.
[828] Idazio, che nella Gallicia era sicuro dalla potenza di Ricimero, arditamente ed ingenuamente dichiara: _Vandali per proditores admoniti etc._ Ei dissimulò però il nome del traditore.
[829] Proc., _de bell. Vandal. l. I. c. 8. p. 194_. La testimonianza d'Idazio è chiara ed imparziale: _Majorianum de Galliis Romam redeuntem et Romano Imperio vel nominis res necessarias ordinantem, Ricimer livore percitus, et_ invidorum _consilio fultus, fraude interficit circumventum_. Alcuni leggono _Suevorum_, ed io ammetterei l'una e l'altra parola, esprimendo esse i diversi complici, che ebbero parte nella cospirazione contro Maioriano.
[830] Vedi gli Epigrammi d'Ennodio n. 135 fra le opere di Sirmondo _Tom. I. p. 1903_. Il suo stile è grossolano ed oscuro; ma Ennodio fu fatto Vescovo di Pavia cinquanta anni dopo la morte di Maioriano, e le sue lodi meritan fede e riguardo.
[831] Sidonio fa un noioso racconto (_l. I. epist. XI. p. 25, 31_) d'una cena in Arles, alla quale fu invitato da Maioriano poco tempo avanti la sua morte. Non aveva esso intenzione di lodare un Imperatore defunto; ma un'accidentale sua disinteressata osservazione, _Subrisit Augustus, ut erat auctoritate servata, cum se communioni dedisset, joci plenus_; vale più di sei cento versi del suo venal panegirico.
[832] Sidonio (_Paneg. Anthem. 317_) l'invia al cielo:
_Auxerat Augustus naturae lege Severus_ _Divorum numerum....._
ed una vecchia lista degl'Imperatori, composta verso il tempo di Giustiniano, loda la sua pietà, e ne fissa la residenza in Roma (Sirmondo _not. ad Isid. p. 111, 112_).
[833] Il Tillemont, ch'è sempre scandalizzato dalla virtù degl'infedeli, attribuisce questo vantaggioso ritratto di Marcellino (conservatosi da Suida) al parziale zelo di qualche isterico Pagano _Hist. des Emper. Tom. VI p. 330_.
[834] Procopio _de bell. Vandal. l. I, c. 6. p. 191_. In varie circostanze della vita di Marcellino non è facile di conciliare l'Istorico Greco con le croniche Latine contemporanee.
[835] Conviene applicare ad Egidio le lodi, che Sidonio (_Paneg. Major. 553_) dà ad un anonimo Generale, che comandava la retroguardia di Maioriano. Idazio commenda, per la pubblica fama, la sua cristiana pietà; e Prisco fa menzione (_p. 42_) delle sue virtù militari.
[836] Gregor. Turon. _l. II. c. 12. in Tom. II, p. 168_. Il P. Daniel, che aveva idee superficiali e moderne, ha mosso obiezioni contro la storia di Childerico (_Hist. de France Tom, I. Prefac. Historiq. p. lxxviii etc._): ma sono state bene sciolte dal Dubos (_Hist. Crit. Tom. I, p. 460, 510_), e da due autori, che si disputarono il premio dell'Accademia di Soissons (_p. 131, 177, 310, 339_). Quanto al termine dell'esilio di Childerico, è necessario o prolungar la vita d'Egidio oltre il tempo assegnato da Idazio, o correggere il testo di Gregorio, leggendo _quarto anno_ invece di _octavo_.
[837] La guerra navale di Genserico è descritta da Prisco (_Exc. Legation. p. 42_), da Procopio (_de Bell. Vandal. l. I. c. 5. p. 189 190. e c. 22. p. 228_), da Vittore Vitense (de persecut. Vandal. lib. I. c. 17) e presso il Ruinart (_p. 467, 481_), e nei tre panegirici di Sidonio, l'ordine cronologico de' quali vien assurdamente trasposto nell'edizioni tanto del Savaron, che del Sirmondo (_Avit. Carm. VIII. 441, 451. Major. Carm. V. 327, 350, 385, 440_. Anthem. Carm. II. 358, 386). In un luogo il Poeta sembra inspirato dal suo soggetto, ed esprime una forte idea con una immagine vivace.
_....... Hic Vandalus hostis_ _Urget; et in nostrum numerosa classe quotannis_ _Militat excidium; conversoque ordine fati_ _Torrida Caucaseas infert mihi Byrsa furores._
[838] Il Poeta stesso è costretto a confessare l'angustia di Ricimero:
_Praeterea invictus Ricimer, quem pubblica fata_ _Respiciunt, proprio solus vix marte repellit_ _Piratam per rura vagum...._
L'Italia dirige le sue querele al Tevere, e Roma, all'istanza del divino fiume, si porta a Costantinopoli, rinunzia i suoi antichi diritti, ed implora l'amicizia dell'Aurora, Dea dell'Oriente. Questa favolosa macchina, di cui aveva già usato, ed abusato il genio di Claudiano, è il costante miserabile ripiego delle muse di Sidonio.
[839] Gli autori originali de' regni di Marciano, di Leone e di Zenone son ridotti ad alcuni imperfetti frammenti, alle mancanze de' quali convien supplire per mezzo delle più recenti compilazioni di Teofane, di Zonara o di Cedreno.
[840] S. Pulcheria morì l'anno 453 quattro anni prima del suo nominal marito; e se ne celebra da' moderni Greci la festa il dì 10 di Settembre. Essa lasciò un immenso patrimonio per servire ad usi pii, o almeno Ecclesiastici. Vedi Tillemont, _Mem. Eccl. Tom. XV. p. 181-184_.
[841] Vedi Procop., _de bell. Vandal. l. I. c. 4. p. 185_.
[842] Da questa incapacità d'Aspar a salire sul trono può rilevarsi, che la macchia dell'_Eresia_ era perpetua ed indelebile, mentre quella del _Barbarismo_ svaniva nella seconda generazione.
[843] Teofan. p. 95. Questa sembra che fosse la prima origine di una cerimonia, che di poi tutti i Principi Cristiani del Mondo hanno adottata, e da cui il Clero ha tratto le più formidabili conseguenze.
[844] Cedreno, (p. 345, 346), che aveva a mano gli Scrittori di migliori tempi, ci ha conservato le rimarchevoli parole d'Aspar: Βασιλευ τον αυτην την αλουργιδα πε ιβεβλημενον ου χρη διαψευδεσθαι.
[845] La potenza degl'Isauri agitò l'Impero Orientale ne' due successivi regni di Zenone e d'Anastasio; ma finì con la distruzione di que' Barbari, che mantennero la fiera loro indipendenza per circa dugento trent'anni.
[846]
_..... Tali tu civis ab urbe_ _Procopio genitore micas, cui prisca propago_ _Augustis venit a proavis..._
Il Poeta (Sidon. _Paneg. Anthem. 67-306_) quindi passa a riferir la vita privata, e le avventure del futuro Imperatore, di che doveva egli esser ben poco informato.
[847] Sidonio dimostra con tollerabile ingegno, che questa moderazione aggiunse nuovo splendore alla virtù d'Antemio (210, ec.) il quale evitò uno scettro, e con ripugnanza ne accettò un altro, 22, e ec.
[848] Il Poeta celebra di nuovo la concordia di tutti gli ordini dello Stato (15, 22), e la Cronica d'Idazio fa menzione delle truppe, che l'accompagnarono.
[849] _Interveni autem nuptiis Patricii Ricimeris, cui filia perennis Augusti in spem publicae securitatis copulabatur_. Il viaggio di Sidonio da Lione, e le feste di Roma son descritte con qualche spirito (_l. 1. epist. 5. pag. 913. epist. 9, pag. 21_).
[850] Sidonio (_l. 1, epist. 9. p. 23, 24_) espone assai chiaramente il motivo del suo panegirico, la fatica, ed il premio, che n'ebbe: _Hic ipse panegyricus si non iudicium, certe eventum boni operis accepit_. Ei fu fatto Vescovo di Clermont l'Anno 471. (Tillemont, _Mem. eccl. Tom. XVI. pag. 750._)
[851] Il palazzo d'Antemio era situato sulle rive della Propontide. Nel nono secolo Alessio, genero dell'Imperatore Teofilo, ottenne la permissione di comprar quel terreno: e terminò i suoi giorni in un Monastero, ch'ei fondò in quel delizioso luogo. Ducange, _Costantinopolis Christiana p. 117, 152_.
[852] _Papa Hilarius.... apud Beatum Petrum Apostolum palam ne id fieret clara voce constrinxit in tantum, ut non ea facienda cum interpositione iuramenti idem promitteret Imperator_. Gelas., Epist. ad Andronicum ap. Baron. an. 467. n. 3. Il Cardinale osserva con qualche compiacenza, ch'era molto più facile seminar l'eresie a Costantinopoli, che a Roma.
[853] Damascio nella vita del Filosofo Isidoro _ap. Phot. p. 1049_. Damascio, che visse al tempo di Giustiniano, compose un'altra opera consistente in 570 racconti preternaturali di anime, di demonj, di apparizioni ec.; follie del Paganesimo Platonico.
[854] Nelle opere poetiche di Sidonio, ch'egli di poi condannò (_l. IX. epist. 16, p. 285_) le Divinità favolose sono i principali attori. Se Girolamo fu battuto dai demonj solo per avere letto Virgilio, il Vescovo di Clermont per una imitazione sì misera meritava maggiori percosse dalle Muse.
[855] Ovidio (_Fast. l. II. 267-452_) ha fatto una piacevole descrizione delle follie dell'antichità, che sempre inspiravano tanto rispetto, che un grave Magistrato correndo nudo per le strade non era un soggetto di maraviglia, nè di derisione.
[856] Vedi Dionis. Alic. _l. 1. p. 25, 65. Edit. Hudson_. Gli antiquari Romani, Donato (_l. II. c. 18. p. 173, 174_), ed il Nardini (_p. 386, 387_) hanno cercato di stabilire la vera situazione del Lupercale.
[857] Il Baronio pubblicò questa lettera di Gelasio Papa, tratta da' Manoscritti della libreria Vaticana (_an. 496, n. 28, 45_), ed ha per titolo _Adversus Andromachum Senatorem, ceterosque Romanos, qui Lupercalia secundum morem pristinum colenda constituebant_. Gelasio sempre suppone, che i suoi avversari sieno cristiani solo di nome, e per non ceder loro in assurdi pregiudizi, attribuisce a quell'innocente festa tutte le calamità di quel tempo.
[858] _Itaque nos, quibus totius mundi regimen commisit superna provisio,.... Pius et triumphator semper augustus filius noster Anthemius, licet divina majestas, et nostra creatio pietati ejus plenam Imperii commiserit potestatem etc...._ Tal è il superiore stile di Leone, che Antemio rispettosamente appella _Dominus et Pater meus Princeps sacratissimus Leon._ (Vedi _novell. Anthem. Tit. II. III. p. 38. ad calcem Cod. Theod_).
[859] La spedizione d'Eraclio è piena di difficoltà (Tillem. _Hist. des Emper. Tom. VI. p. 640_), e si richiede qualche destrezza nel far uso delle circostanze somministrateci da Teofane, senza offendere la testimonianza più rispettabile di Procopio.
[860] La marcia di Catone, che partì da Berenice nella Provincia di Cirene, fu più lunga di quella d'Eraclio da Tripoli. Egli passò il vasto arenoso deserto in trenta giorni, e bisognò prevedersi, oltre gli ordinari bagagli, d'un gran numero di otri pieni d'acqua, e di molti _Pselli_, che si supponeva, avessero l'arte di succiar le ferite fatte da' serpenti del nativo loro paese. Vedi Plutarco, _in Caton. Uticens. Tom. VI. p. 275_. Strab. _Georg. l. XVII. p. 1191_.
[861] La somma principale vien espressa chiaramente da Procopio (_de Bell. Vandal., l. 1. c. 6. pag. 191_): le parti minori delle quali era composta, che il Tillemont (_Hist. des Emper., Tom. VI. p. 396_) ha con gran fatica raccolte dagli scrittori Bizantini, sono meno certe, e meno importanti. L'istorico Malco si duole della pubblica miseria (_Excerpt. ex Suida in corp. Hist. Byzant. p. 58_); ma è certamente ingiusto, allorchè accusa Leone d'ammassare i tesori, che estorceva dal Popolo.
[862] Questo promontorio è distante quaranta miglia da Cartagine (Procop. _l. 1. c. 6. p. 192_), e venti leghe dalla Sicilia (Shavv _viagg. p. 89_). Scipione sbarcò più a dentro nella baia al promontorio Bianco. Vedasi l'animata descrizione di Livio XXIX. 26, 27.
[863] Teofane (_p. 100_) asserisce, che molte navi dei Vandali furon colate a' fondo. L'asserzione di Giornandes (_de success. regn._) che Basilisco attaccò Cartagine, si deve intendere in un senso ben limitato.
[864] Damascio (_in vit. Isidor. ap. Phot. 1048_). Paragonando fra loro le tre brevi Croniche' di que' tempi, si vedrà, che Marcellino aveva combattuto vicino a Cartagine, e che fu ucciso in Sicilia.
[865] Quanto alla guerra Affricana vedasi Procopio (_de bell. Vandal. l. 1. cap. 6. p. 191, 192, 193_). Teofane (_p. 99, 100, 101_), Cedreno (_p. 349, 350_) e Zonara (_Tom. II. l. XIV. p. 50, 51_). Montesquieu (_Considerat. sur la grandeur etc. c. XX. Tom. 3. pag. 497_) ha fatto una giudiziosa osservazione sulla mancanza di successo di tali grandi armamenti navali.
[866] Giornandes è la miglior nostra guida per i regni di Teodorico II e d'Enrico (_de reb. Get. c. 44, 45, 46, 47, p. 675, 681_). Idazio termina troppo presto, ed Isidoro è troppo riservato nelle notizie, che ci avrebbe potuto dare su gli affari di Spagna. I fatti relativi alla Gallia, sono con grande studio illustrati nel terzo libro dell'Abbate Dubos _Hist. Crit. Tom. 1. p. 424-620_.
[867] Vedi Mariana, _Hist. Hispan. Tom. 1. lib. V. c. 5. p. 162_.