Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06

Part 3

Chapter 33,419 wordsPublic domain

Gildone s'era preparato a far fronte all'invasione con tutte le forze dell'Affrica. Con la liberalità dei doni e delle promesse procurò d'assicurarsi la dubbiosa fedeltà de' soldati Romani, mentre attirava alle sue bandiere le remote tribù della Getulia e dell'Etiopia. Mise in ordine un'armata di sessantamila uomini, ed altamente vantavasi con quella temeraria presunzione, che suol precorrere la disgrazia, che la sua numerosa cavalleria calpestato avrebbe le truppe di Mascezel, ed involto in un nuvolo di ardente sabbia i nativi delle fredde regioni della Gallia e della Germania[49]. Ma il Mauritano, che comandava le legioni d'Onorio, era troppo bene informato delle maniere de' suoi nazionali per concepire alcun serio timore di un disordinato e nudo esercito di Barbari, il braccio sinistro dei quali invece di scudo non era difeso che da un mantello; che, appena scagliato aveano con la destra il lor giavelotto, restavano totalmente disarmati; ed i cui cavalli non erano mai stati ammaestrati a soffrir l'impaccio della briglia, o ad obbedirne la guida. Egli fermò il suo campo di cinquemila veterani in faccia ad un superiore nemico, e dopo la dilazione di tre giorni diede il segno di una generale battaglia[50]. Avanzandosi Mascezel sulla fronte con belle offerte di perdono e di pace, incontrò uno dei primi che portava lo stendardo Affricano, e ricusando questo di cedere, gli tagliò il braccio con la sua spada. Cadde a quel colpo insieme col braccio l'insegna; e subito fu replicato da tutte le bandiere della fila quel supposto atto di sommissione. A questo segno le disaffezionate coorti proclamarono il nome del legittimo loro Sovrano; i Barbari, sorpresi per la diserzione dei Romani loro alleati, si dispersero, secondo il loro costume, in una tumultuaria fuga; e Mascezel ottenne l'onore di una facile e quasi non sanguinosa vittoria[51]. Il tiranno dal campo di battaglia fuggì al lido del mare; e si gettò in un piccol vascello con la speranza di giugner sicuro a qualche amico porto dell'Impero Orientale; ma l'ostinazione del vento lo rispinse nel porto di Trabaca[52], che aveva riconosciuto insieme col resto della provincia il dominio d'Onorio, e l'autorità del suo vicario. Gli abitanti, in prova del pentimento e della fedeltà loro, arrestarono la persona di Gildone, e lo posero in carcere; ma la propria disperazione lo liberò dall'intollerabil tormento di soffrir la presenza di un ingiuriato e vittorioso fratello[53]. Si portarono al piè dell'Imperatore i prigionieri e le spoglie dell'Affrica: ma Stilicone, la moderazione del quale appariva sempre più cospicua e più sincera in mezzo della prosperità, tuttavia affettò di osservar le leggi della Repubblica: e deferì al Senato ed al Popolo Romano il giudizio de' più illustri delinquenti[54]. Fu pubblico e solenne il loro processo; ma i Giudici nell'esercizio di quell'antiquata e precaria giurisdizione, erano impazienti di punire i Magistrati Affricani, che avevano intercettato la sussistenza del Popolo Romano. Quella ricca e colpevol Provincia fu oppressa dai ministri Imperiali, che avevano un interesse visibile a moltiplicare il numero dei complici di Gildone; e quantunque sembri, che un editto d'Onorio freni la maliziosa industria degli accusatori, un altro editto, alla distanza di dieci anni, continua e rinnova la processura di que' danni, che furon fatti nel tempo della general ribellione[55]. Gli aderenti del tiranno, che scamparono dal primo impeto dei soldati e dei giudici, poteron trarre qualche consolazione dal tragico fine del fratello di lui, che non potè mai ottenere il perdono per gli straordinari servigi, che avea prestati. Dopo d'aver terminato un'importante guerra nello spazio di un solo inverno, Mascezel fu ricevuto alla Corte di Milano con grande applauso, con affettata gratitudine e con segreta gelosia[56], e si è risguardata la sua morte, che forse fu l'effetto del caso, come un delitto di Stilicone. Nell'atto di passare un ponte, il Principe Mauritano, ch'era in compagnia del Generale dell'Occidente, fu ad un tratto gettato dal suo cavallo nel fiume; restò impedita l'officiosa premura dei famigliari da un crudele e perfido sorriso, che videro in volto a Stilicone; e mentr'essi differivano il necessario soccorso, l'infelice Mascezel rimase annegato[57].

[A. 398]

La gioja del trionfo Affricano felicemente s'unì colle nozze dell'Imperatore Onorio e della sua cugina Maria, figlia di Stilicone: e quest'uguale ed onorevole parentela parve che investisse il potente ministro dell'autorità di padre sopra il sommesso pupillo di lui. Non tacque in giorno sì propizio la musa di Claudiano[58]: cantò in vari e vivaci metri la felicità della coppia reale e la gloria dell'Eroe, che confermava la lor unione, e sosteneva il lor trono. Il genio poetico salvò dall'obblivione le antiche favole della Grecia, che avevan quasi finito d'esser l'oggetto di una fede religiosa. La pittura del bosco di Cipro, sede dell'armonia e dell'amore, il trionfante progresso di Venere sopra i nativi suoi mari, e la dolce influenza, che sparse la presenza di lei nel palazzo di Milano, esprimono ad ogni età i naturali sentimenti del cuore nel giusto e piacevol linguaggio di un'allegorica finzione. Ma l'amorosa impazienza, che Claudiano attribuisce al giovine Principe[59], dovè eccitare il riso della Corte; e la sua bella sposa (se pur meritava la lode della beltà) non avea molto da temere o da sperare dalle passioni del suo amante. Onorio non avea che l'età di quattordici anni; Serena, madre della sposa, differì per arte, o per mezzo di persuasioni la consumazione delle nozze Reali. Maria morì vergine dopo essere stata moglie dieci anni; e fu assicurata la castità dell'Imperatore dalla freddezza, o forse anche dalla debolezza della sua costituzione[60]. I suoi sudditi, che attentamente studiavano il carattere del giovane loro Sovrano, conobbero, che Onorio era senza passioni, e conseguentemente senza talenti; e che la debole e languida di lui natura era ugualmente incapace di adempire i doveri del suo grado che di godere i piaceri dell'età sua. Nella prima sua gioventù fece qualche profitto nell'esercizio di cavalcare e di tirar l'arco: ma presto abbandonò quelle faticose operazioni, ed il divertimento di nutrir uccelli divenne la seria e quotidiana cura del Monarca dell'Occidente[61], il quale rimise le redini dell'Imperio nella ferma ed abile mano di Stilicone di lui tutore. L'esperienza dell'istoria, potrà confermare il sospetto, che un Principe, nato nella porpora, ebbe un'educazione peggiore dell'infimo dei suoi sudditi; e che l'ambizioso ministro lo lasciò arrivare all'età virile senza procurar d'eccitarne il coraggio, o d'illuminarne l'intelletto[62]. I predecessori d'Onorio eran soliti d'animare col loro esempio, o almeno con la presenza il valore delle legioni; e le date delle lor leggi attestano la perpetua attività dei loro movimenti per le Province del Mondo Romano. Ma il figlio di Teodosio passò il sonno della sua vita, come uno schiavo nel suo palazzo, come uno straniero nel suo paese, e come un paziente e quasi indifferente spettatore della rovina dell'Impero Occidentale, che fu più volte attaccato, e finalmente distrutto dalle armi dei Barbari. Nell'istoria, piena di eventi, di un regno di vent'otto anni, rare volte sarà necessario di rammentare il nome dell'Imperatore Onorio.

NOTE:

[1] Aletto, invidiosa della pubblica felicità, convoca un concilio infernale, Megera le raccomanda Ruffino suo allievo e l'eccita a far del male ec. Ma v'è tanta differenza fra la furia di Claudiano e quella di Virgilio, quanta n'è fra i caratteri di Turno e di Ruffino.

[2] Egli è evidente (Tillemont _Hist. des Emp. Tom. V. p. 770_), quantunque il de Marca si vergogni di tal compatriota, che Ruffino era nato in Elusa, Metropoli della Novempopulania, ora piccolo villaggio della Guascogna: Danville _Notic. de l'anc. Gaul. p. 289_.

[3] Filostorg. l. XI, c. III. _colle Dissertazioni del Gotofred. p. 440._

[4] Un passo di Suida esprime la sua profonda dissimulazione; Βαθυγνωμων αυθρωπος και κρυψὶνος; _uomo taciturno e cupo_.

[5] Zosimo l. IV. p. 272, 273.

[6] Zosimo, che descrive la caduta di Taziano e del suo figlio (l. V. p. 273, 274), asserisce la loro innocenza; e può anche la sua testimonianza preponderare alle accuse dei loro nemici (_Cod. Teod. T. IV. p. 489_) che gli accusano d'aver oppresso le Curie. La connessione, ch'ebbe Taziano con gli Arriani, quando fu Prefetto d'Egitto (an. 373), fa inclinare il Tillemont a credere, che fosse reo d'ogni delitto. _Hist. des Emp. Tom. V. p. 360 Mem. Eccl. Tom. VI. p. 589_.

[7]

_Juvenum rorantia colla_ _Ante patrum vultus stricta cecidere securi._ _Ibat grandaevus nato moriente superstes_ _Post trabeas exul_.... In Ruffin. I. 248.

I fatti di Zosimo spiegano le allusioni di Claudiano; ma i principali suoi interpreti non conoscevano la storia del quarto secolo. Io trovo coll'aiuto del Tillemont la _fatal corda_ in un discorso di S. Asterio d'Amasca.

[8] Quest'odiosa legge vien riferita e confermata da Arcadio (an. 396) nel codice Teodosiano lib. IX. Tit. XXXVIII. leg. 9. Il senso della medesima come viene spiegato da Claudiano (_in Ruffin. I. 234_) e dal Gotofredo (Tom. III p. 279), è perfettamente chiaro.

_........ Exscindere cives_ _Funditus, et nomen gentis delere laborat._

Gli scrupoli del Pagi e del Tillemont non posson nascere che dal loro zelo per la gloria di Teodosio.

[9] _Amonius... Ruffinum propriis manibus suscepit sacro fonte mundatum_. Vedi Rosweyde _Vit. Patrum p. 947_. Sozomeno (l. VIII c. 17) fa menzione della Chiesa e del Monastero, ed il Tillemont (_Mem. Eccl. Tom. IX. p. 593_) rammenta questo sinodo, in cui S. Gregorio Nisseno fece una cospicua figura.

[10] Montesquieu (_Espr. des Loix l. 12 c. 12_) loda una legge di Teodosio indirizzata al Prefetto Ruffino (lib. IX. Tit. IV. leg. unic.) per incoraggiare l'accusa delle parole contro il Principe o contro la Religione. Una legge tirannica prova l'esistenza della tirannia; ma un editto lodevole può solamente contenere le speciose proteste, o le inefficaci brame del Principe o dei suoi Ministri. Ho paura, che questo sia un giusto, sebbene mortificante, canone di critica.

[11]

_........ Fluctibus auri_ _Expleri ille calar nequit_ · · · · · · · · · · · · · · _Congestae cumulantur opes, orbisque rapinas_ _Accipit una domus......_

Questo carattere (Claudian. _in Ruffin. 2. 184-220_) vien confermato da Girolamo, testimone disinteressato (_dedecus insatiabilis avaritiae Tom. I ad Heliodor. p. 26_), da Zosimo (_l. V. p. 286_) e da Suida, che copiò l'istoria d'Eunapio.

[12]

_.... Caetera segnis;_ _Ad facinus velox; penitus regione remotas_ _Impiger ire vias......_

Quest'allusione di Claudiano (in Rufin., I. 241.) parimente si spiega dalla circostanziata narrazione di Zosimo, lib. V. p. 288.

[13] Zosimo (l. IV. 243.) loda il valore, la prudenza, e l'integrità di Bautone Franco. Vedi Tillemont, _Hist. des Emp. T. V., p. 771_.

[14] Arsenio fuggì dal palazzo di Costantinopoli, e passò cinquantacinque anni in rigida penitenza ne' monasteri dell'Egitto. Vedi Tillemont, _Mem. Eccles. Tom. XIV, p. 676., e 702_, e Fleury, _Hist. Eccles._ Tom. V. p. 1, etc. Ma quest'ultimo per mancanza di autentici materiali ha creduto troppo alla leggenda del Metafraste.

[15] Quest'istoria (Zosimo l. V. p. 290) prova, che tuttavia s'usavano senz'idolatria i riti matrimoniali dell'antichità dai Cristiani orientali; e la sposa era condotta _per forza_ dalla casa de' proprj parenti a quella del marito. La forma del matrimonio, che usiamo noi, esige con minor delicatezza il pubblico ed espresso consenso d'una vergine.

[16] Zosimo (l. V p. 290), Orosio.(l. VII. c. 37) e la cronica di Marcellino, Claudiano (_in Ruffin. II 7-100_) dipinge con vivi colori le angustie e le colpe del Prefetto.

[17] Stilicone o direttamente o indirettamente forma il tema perpetuo di Claudiano. La gioventù e la vita privata dell'Eroe vengono senza connessione espresse nel poema, che fece sul primo suo consolato 35-140.

[18] _Vandalorum, imbellis, avarae, perfidae, et dolosae gentis genere editus_: Orosio l. VII. c. 38. Girolamo (Tom. I. _ad Geront. p. 93_) lo chiama un _Semi-barbaro_.

[19] Claudiano, in un poema imperfetto, fa un bello, e forse adulante ritratto di Serena. Questa favorita nipote di Teodosio era nata, come la sua sorella Termanzia, in Ispagna, di dove nella più tenera lor gioventù erano state onorevolmente condotte al palazzo di Costantinopoli.

[20] Si potrebbe aver qualche dubbio, se quest'adozione fosse legale, o solo metaforica (Vedi du Cange _Famil. Byzant. p. 75_) Un'antica iscrizione dà a Stilicone il singolar titolo di _Progener Divi Theodosii_.

[21] Claudiano (_Laus Serenae_ 190-193) esprime in linguaggio poetico il _dilectus equorum_, ed il _gemino mox idem culmine duxit agmina_. L'iscrizione aggiunge _Conte de' domestici_: importante comando che Stilicone prudentemente potè ritenere nel colmo della sua grandezza.

[22] I bei versi di Claudiano (_in I. Cons. Stilic. II. 113_) palesano il suo ingegno; ma l'integrità di Stilicone (nell'amministrazion militare) si stabilisce con molto maggior fermezza dall'involontaria testimonianza di Zosimo (lib. V. p. 245).

[23]

_... Si bellica moles_ _Ingrueret, quamvis annis et jure minori,_ _Cedere grandaevos equitum peditumque magistros_ _Adspiceres..._ (Claudiano, _Laus Seren. p. 196_).

Un Generale moderno stimerebbe la lor sommissione o un eroico patriottismo o un'abbietta servitù.

[24] Si confronti il poema sul primo Consolato (I. 95-115). coll'altro intitolato _Laus Serenae_ (227, 237) dove disgraziatamente finisce. Noi possiamo scorgervi la profonda inveterata malizia di Ruffino.

[25]

_... Quem fratribus ipse_ _Discendens, clypeumque defensoremque dedisti._

Pure tal deputazione fu privata (_IV. Cons. Hon. III. Cons. Honor. 142_) _cunctos discedere.... jubet_, e perciò può esser sospetta. Zosimo e Suida applicano a Stilicone e a Ruffino l'istesso ugual titolo di Επιτροποι _guardiani o tutori_.

[26] La legge Romana distingue due sorte di _minorità_, una che spirava all'età di quattordici e l'altra di venticinque anni. La prima era sottoposta al tutore, o guardiano della persona; la seconda al curatore, o custode de' beni (Heinec. _Ant. Rom. Ad Jurispr. pertin. lib. I. Tit. XXII XXIII. p. 218, 232_). Ma queste idee legali non furono mai esattamente applicate alla costituzione d'una Monarchia elettiva.

[27] Vedi Claudiano (I, _Cons. Stilic. I. 188 242_), ma bisogna che accordi più di 15 giorni pel viaggio e ritorno; da Milano a Leida.

[28] I. _Cons. Stil. II. 88. 94_. Non solamente le vesti ed i diademi del morto Imperatore, ma eziandio gli elmetti, le guardie delle spade, i bodrieri, le corazze ec. erano arricchite di perle, di smeraldi e di diamanti.

[29]

_.... Tantoque remoto_ _Principe, mutatas orbis non sensit habenas._

Quest'alta lode (I. _Cons. Stilich. I. 149_) si può giustificare da' timori del moribondo Imperatore (_De Bell. Gildon. 292-301_), e dalla pace e buon ordine, che si goderono dopo la sua morte I. _Cons. Stil. I. 150-168_.

[30] La marcia di Stilicone e la morte di Ruffino son descritte da Claudiano (_in Ruffin. l. II. 101-453_), da Zosimo (l. V. p. 296. 297), da Sozomeno (l. VIII. c. 1), da Socrate (VI. c. 1), da Filostorgio (l. XI. c. 3 col Gotofredo p. 441) e dalla Cronica di Marcellino.

[31] La sezione di Ruffino, che Claudiano eseguisce con la cruda freschezza d'un anatomico (_in Ruffin II. 405, 415_) viene anche indicata da Zosimo e da Girolamo, T. I. p. 16.

[32] Il pagano Zosimo fa menzione del santuario e del pellegrinaggio di esse. Silvania, sorella di Ruffino, che passò la sua vita in Gerusalemme, è celebre nell'istoria Monastica. Primieramente la studiosa vergine avea diligentemente ed anche più volte letti i Commentatori della Bibbia, come Origene, Gregorio, Basilio ec., le opere de' quali ascendevano a cinque milioni di versi. In secondo luogo all'età di sessant'anni potea vantarsi di non essersi mai lavata le mani, la faccia, o alcun'altra parte di tutto il suo corpo, eccettuate le punte delle dita per ricever la Comunione. Vedi _Vit. Patr. p. 779. 977._

[33] Si veda il bell'esordio di quest'invettiva contro Ruffino, che si discute curiosamente dal Bayle _Dict. Crit. Ruffin. not. E._

[34] Vedi _Cod. Teod. lib. IX. Tit. 42. Leg. 14. 15_. I nuovi Ministri procurarono, con incoerente avarizia, di prender le spoglie del loro predecessore e di provvedere alla futura lor sicurezza.

[35] Vedi Claudiano (I. _Cons. Stilic. l. I. 275. 292. 296, l. II. 83_), Zosimo l. V. p. 302.

[36] Claudiano dirige il Consolato dell'Eunuco Eutropio ad una riflessione nazionale (l. II. 134).

_... Plaudentem cerne Senatum_ _Et Byzantinos Proceres, Grajosque Quirites_ _O patribus plebes, o digni consule patres._

Egli è curioso d'osservare i primi sintomi della gelosia e dello scisma fra l'antica e la nuova Roma, fra i Greci ed i Latini.

[37] Può Claudiano aver esagerato i vizi di Gildone; ma la Mauritana di lui origine, le sue notorie azioni, e le querele di S. Agostino possono giustificar lo invettive del Poeta. Il Baronio (_annal. an. 398. n. 35. 56._) ha trattato della ribellione Affricana con abilità ed erudizione.

[38]

_Instat terribilis vivis, morientibus haeres,_ _Virginibus raptor, thalamis obscenus adulter._ _Nulla quies: oritur praeda cessante libido,_ _Divitibusque dies, et nox metuenda maritis._ _.... Mauris clarissima quaeque_ _Fastidita datur_...

Il Baronio condanna tanto più severamente la licenziosità di Gildone, che la moglie, la figlia e la sorella di esso erano esempi di perfetta castità. Una legge Imperiale raffrena gli adulterj dei soldati Affricani.

[39] _Inque tuam sortem numerosas transtulit urbes._ Claudiano (_de Bell. Gildonic. 230-324_) ha toccato con politica delicatezza gl'intrighi della Corte Bizantina, de' quali fa menzione anche Zosimo (l. V. p. 302).

[40] Simmaco (_l. IV. epist. 4_) esprime le formalità giudiciali del Senato; e Claudiano (_Cons. Stilic. l. I. 325 ec. _) sembra respirare il coraggio Romano.

[41] Claudiano delicatamente spiega questi lamenti di Simmaco in un discorso della Dea di Roma avanti al trono di Giove (_de Bell. Gild. 28-128_).

[42] Vedi Claudiano _in Eutrop. l. I. 401. ec. I. Cons. Stil. l. I. 306. II. Cons. Stil. 91 ec._

[43] Egli era d'età matura, poichè antecedentemente (an. 373) avea militato con Firmo suo fratello (Ammiano XXIX. 5). Claudiano, che conosceva la Corte di Milano si fermò nelle ingiurie piuttosto che ne' meriti di Mascezel (_de Bell. Gild. 389-414_). La guerra Mauritana non era degna d'Onorio o di Stilicone ec.

[44] Claudian. _Bell. Gild. 415, 423_. Il cangiamento della disciplina indifferentemente gli permetteva d'usare i nomi di _Legione_, di _Coorte_, di _Manipolo_. Vedi _Not. Imper. l. 38. 40. _

[45] Orosio (l. VII. c. 36. p. 563) aggiugne a questo racconto un'espressione di dubbio (_ut ajunt_) e ciò difficilmente si combina quella di Δυναμεις αδρας _numerose forze_, di Zosimo (l. V. p. 303). Pure Claudiano dopo qualche declamazione intorno ai soldati di Cadmo, francamente confessa, che Stilicone mandò un piccolo esercito, per timore che il ribello fuggisse; _ne timere timeas_ I. _Cons. Stilich. l. I. 314_.

[46] Claud. Rutil. Numatian. _Itiner._ l. 439-448. Egli di poi fa menzione (515-526) di un religioso pazzo nell'Isola di Gorgona. Per tali profane osservazioni Rutilio e i suoi seguaci son chiamati dal suo comentatore Batthio _rabiosi canes diaboli_. Il Tillemont (_Mem. Eccl. Tom. XII. p. 42_) più tranquillamente osserva, che l'incredulo poeta loda quanto intende di censurare.

[47] Orosio l. VII. c. 36. p. 564. Agostino celebra due di questi Santi dell'Isola delle Capre, _Epist. 81. ap. Tillem. Mem. Eccl. Tom. XIII. p. 317 e Baron. annal. Eccl. n. 398 num. 51._

[48] Qui termina il primo libro della guerra Gildonica. Il testo del poema di Claudiano è perduto; e non sappiamo, come o dove l'armata prendesse terra nell'Affrica.

[49] Orosio dev'essere responsabile di tal racconto. La presunzione di Gildone, e le sue varie truppe di Barbari son rammentate da Claudiano (I. _Cons. stil. l. 345-955_).

[50] S. Ambrogio, che era morto circa un anno avanti, rivelò in una visione il tempo ed il luogo della vittoria. Di poi Mascezel raccontò il suo sogno a Paolino, scrittore originale della vita del Santo, dal quale potè facilmente passare tal notizia ad Orosio.

[51] Zosimo (l. V. p. 303) suppone un ostinato combattimento; ma la narrazione d'Orosio par che occulti un fatto reale sotto la maschera d'un miracolo.

[52] Trabaca è situata fra le due Ippone (Cellar. Tom. II. P. 2. p. 212. Danville Tom. III. p. 84). Orosio ha nominato distintamente il campo di battaglia; ma la nostra ignoranza non può stabilirne la precisa situazione.

[53] La morte di Gildone s'esprime da Claudiano (_I. Cons. Stil. p. 357_), e dai suoi migliori interpreti, Zosimo ed Orosio.

[54] Claudiano (II. _Cons. Stilich. 99-119_) descrive il loro processo (_tremuit quos Africa nuper, cernunt rostra reos_) ed applaudisce al ristabilimento dell'antica costituzione. Qui è dove introduce quella celebre sentenza, tanto familiare agli amici del dispotismo: _numquam libertas gratior extat, quam sub Rege pio_..... Ma la libertà, che dipende dalla pietà regale, appena merita questo nome.

[55] Vedi _il Cod. Teod. lib. IX. Tit. XXXIX. leg. 3. tit. XL. l. 19._

[56] Stilicone, che pretendeva un'egual parte in tutte le vittorie di Teodosio e del suo figlio, particolarmente asserisce, che l'Affrica fu ricuperata per la saviezza dei suoi consigli. Vedi un'iscrizione prodotta dal Baronio.

[57] Ho addolcito la narrazione di Zosimo, che nella sua cruda semplicità è quasi incredibile (l. V. p. 303). Orosio condanna il vittorioso Generale (p. 538) per aver violato il diritto del Santuario.

[58] Claudiano, come poeta laureato, compose un elaborato e serio epitalamio di 340 versi, oltre a varie giocose Fescennine, che si cantarono in tuono più licenzioso nella notte del maritaggio.

[59]

_.... Calet obvius ire_ _Jam Princeps, tardumque cupit discedere solem._ _Nobilis haud aliter sonipes...._

(De nupt. Hon. et Mariae 287) e più liberamente nelle Fescennine (112-126).

_Dices, o quoties mihi dulcius_ _Quam flavos decies vincere Sarmatas_ · · · · · · · · · · · · · · · · _Tum victor madido prosilias toro_ _Nocturni referent vulnera praelii._

[60] Vedi Zosimo t. V. p. 333.

[61] Procop. _de Bell. Gothico l. I. c. II_. Io ho preso la pratica generale d'Onorio, senz'adottare la strana e veramente improbabil novella, riferita dall'istorico Greco.

[62] Le lezioni di Teodosio, o per meglio dir di Claudiano (IV. _Cons. Honor. 214-418_) potrebber formare una bella istruzione pel futuro Principe di una libera e vasta nazione. Ma questa era troppo superiore ad Onorio ed a' depravati suoi sudditi.

CAPITOLO XXX.

_Ribellione dei Goti. Saccheggian la Grecia. Due grandi invasioni nell'Italia, fatte da Alarico e da Radagaiso. Sono essi rispinti da Stilicone. I Germani invadon la Gallia. Usurpazione di Costantino in Occidente. Disgrazia e morte di Stilicone._

[A. 395]