Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06
Part 21
[448] Son note le atroci calunnie dei Gentili, figlie in parte della loro ignoranza, contro i primi fedeli. Tertul., Apolog. C. 7. Minul. Fel. in Oct.... Neppur si sapeva esattamente il nostro nome. Tertul., Apolog. C. 3. _Perperam Christianus pronunciatur a vobis; nam nec nominis certa est notitia penes vos._ Questa ignoranza durava ai tempi di Lattanzio tra molti. _Divinar. Inst. C. 7. Lib. 4_.
[449] Ho presente la Dissert. Filosof. _De Argum. Theologico ab invid. ducto num. Octavo etc._ Credo però, che S. Girolamo fosse in istato di giudicare delle intenzioni di Vigilanzio assai meglio, che il Sig. le Clerc dopo 12 buoni secoli.
[450] Trid. sess. 25, _De Invocat. etc._
[451] Vedi il Muratori, _Della regolata Divozione etc._ Cap. XXIII.
[452] Plutarc., in Comment. _Quomodo adolescens poetas audire debeat_ ex Xyland. pag. 11.
[453] Lo stesso, e con ragione esigono i Protestanti. Vedi Concl. Syn. Dord. _in Syntagm. Confes. Fid._
[454] Trid. sess. 25. al l. e la professione di fede non dice di più. Vedi Franc. Veron., _Reg. Fid. § 7_.
[455] Vedi _l'Esposiz. della Dottr. della Chiesa_ di Mons. Bossuet Cap. 4. l'Avvertim. premesso all'Ediz. di Venez. 1713.
[456] _Absit.... ut Christianus homo in se ipso vel confidat, vel gloriatur, et non in DOMINO, cujus tanta est erga omnes homines bonitas, ut eorum velit esse merita, quae sunt IPSIUS DONA. Trid. sess. 6. Cap. 15._ Vedi Bossuet, _Spiegaz. di alcune diffic. sopra la Messa. Cap. 39 e 40_.
[457] L'eruditissimo Grozio avendo esaminate le diverse maniere indicate dai Padri, e dai nostri Teologi per ispiegare come i Santi abbiano notizia dei nostri bisogni etc. conchiude = _Ita inique faciunt Protestantes; qui Idolatriae damnant eos, qui multorum veterum sententiam secuti, putant nostrarum necessitatum et precum notitiam aliquam ad Martyres pervenire._ Grot. ad Consult. Cassand. T. 4. p. 6. Vedi _Perpétuité de la Foy. Tom. 5. L. 7. C. 7_. ed il Veton., _Reg. Fid. §.7_.
[458] Cath. Rom. p. 3. _De Cultu etc._
[459] T. ad Thessal. Cap. 5, 25, ad Hebr. C. 13, 18. Jacob. C. 5. 16. _Orate pro invicem, ut salvamini; multum enim valet deprecatio fusti assidua._ Potrei ancora allegare il comando di Dio medesimo = _Job autem servus meus orabit pro vobis_ Job. Cap. 42. V. 8. ec.; ma i nostri avversarj o stravolgono i Sacri Libri con interpetrazioni arbitrarie, o gli ripudiano totalmente: _Tertull., de Praescript. Haeret. § 17_.
[460] Dico ciò, perchè il Sig. Gibbon cita Burnet, _de Stat. mort_..... Leggetelo pure, ma leggete ancora il Muratori, _De Paradiso non expectata Corp. Resurect._, e specialmente il Cap. 23, dove dimostra quanto giustamente abbia deciso il concilio Fiorentino l'opinione contraria a quella di Burnet coll'autorità di _S. Greg. M._ a cui dee tanto la vostra Inghilterra, del _Ven. Beda_, di _S. Aldhelmo_, e di _Alcuino_, tutti luminari del vostro Regno.
[461] Le orazioni della Liturgia quasi tutte terminano con la clausula: _Per Dominum nostrum J. Christum etc._
[462] Certum est, quod hac interpellatione adoratio illa, et cultus, qui soli Deo debetur non imminuitur; cum Sanctos Dei _non ut Deos, et largitores bonorum, sed ut Condeprecatores,_ et _Impetratores_ appellemus. Cassand. Cons. art. 21. Tuttavolta M. Fell Vescovo di Oxford si ostina ad asserire = Deos, qui rogat (Martyres) ille facit = Ditemi in grazia: a pregare un ministro, perchè sostenga una supplica presentata a S. M. Britannica, si divien forse rei di alto tradimento?
[463] Quis umquam auditus in precibus aut Litaniis dixisse _Sanctae Raliquiae orate pro me?_ Eppur una tal manifesta calunnia dei Centurioni Magdeb. è ripetuta dal Sig. Gibbon. Vedi il Bellarm., de Reliq. C. 2. in f.
[464] Trident. sess. 25. De invocat etc.
[465] O convien credere accetto a Dio il culto dei Santi, e delle loro Reliquie, o bisogna negar tutti _fino ad uno_ i miracoli, che si raccontano operati da Esso a favore di chi ha praticato un tal culto. Quest'ultimo partito, che è quel di Daillé e del Sig. Gibbon (N. 1) porta ad ammettere non solo una _credulità_, ed una _stupidezza_ (appena scusabile in un fanciullo) ma eziandio una _frode_, ed un manifesto carattere d'_impostura_ in S. Ambrogio, S. Agostino, S. Ilario, S. Paolino, S. Gio. Grisostomo, S. Asterio, Teodoreto, Eulogio, ed altri senza numero, tutti insigni per antichità, per integrità, e per ingegno e dottrina. Vedi il Petav., _de Incarn. Lib. 15. C. 13_. Son forse tutti i prodigi narrati da essi impossibili, inverisimili, e senza esempio nelle S. Scritture? Colui che volle onorare S. Pietro e S. Paolo ancor racchiusi _in carcere mortis hujus_, operando prodigi per mezzo dell'_Ombra_ di questo (Act. Cap. 5 ), e delle cose state al _contatto del corpo_ di questo (Act. C. 19) sarà cosa impossibile, strana e ridicola, che gli abbia operati per mezzo dei _vasi posseduti_ sino alla morte _in honorem_ da quei medesimi Santi, dopo averli coronati nel Cielo? Vedi il T. 2. de Unit. Eccl. lib. 12. C. 29. Fratr. Walenburch. e l'A. Anon., _dell'Arte di pensare. P. 4. C. 14_.
[466] Trid. sess. 22. C. 5 de Sacr. Mis. Vedi il bel Catech. di M. Giorgio Berger. Vesc. di Montpellier sulla materia in questione.
[467] Vedi l'Avvertim. all'_Esposizione_ nell'Ediz. di Venez. del 1713.
[468] Molti altri hanno sfogato il loro veleno contro la Chiesa. Vedi Alberto Fabric., _Bibliogr. antiq._ Cap. 4. N. 6. etc.
[469] _Adv. Vigilant._ Ed. Paris T. 4, p. 284. Vedi la dotta Dissert. _de Veterum quorumd. Christianor. nominibus_ del Ch. Padre Passini. Venet. 1772 ed il Gaetano 2. II. Quaest. 86. Art. 1.
[470] Baron., _in Annotat. ad Martyrolog._ R. ad d. 2. Febr., _Annal. ad Ann. 45. p. 273_. Venet. Ed. 1705.
[471] Middleton inclina a credere con lo Spencero, che le Cerimonie Giudaiche gran tempo prima fossero usate dagli Egiziani. In tale ipotesi, il culto del popolo prediletto da Dio nel suo tempio santo sarà dunque stato impuro, e sacrilego? Le lavande nei fiumi si praticavano dai Pagani per cancellare le colpe. Dunque il Battesimo sarà un atto d'Idolatria? Vedi il Valsecchi, _Dei Fondam. della Relig._ Lib. 2 e 4, e Lib. 3. e 6. p. 2.
[472] De Civ. D. Lib. 8. c. 23
[473] Histoire etc. T. 2 p. 680. 2, 3.
[474] Lib. 20. _Contr. Faust. C. 21. T. 6. p. 156_. Si confronti col Tridentino alla sess. 22. _de sacrif. Mis._ cap. 3.
[475] Histoire etc. p. 676. Tom. 2.
[476] Così lo qualifica il Sig. Gibbon, onde mostra di adottarne i sentimenti.
[477] Vedi il Muratori nella Dissert. _de Rebus Liturg. T. 13_. Ed il Vescovo di Arezzo P. 1. p. 180, 191, dove mostra ad evidenza con passi chiari di S. Agostino il domma Cattolico intorno al Sacrifizio dell'Altare contro Bingham ec. e la 3. Dissert. del Padre Touttée cap. 12 de Doct. S. Cyrilli Ed. Paris.
[478] Histoire etc. T. 2. p. 681.
[479] Vedi S. Iren., _Cont. Haeres. L. 1. c. 10 T. 1_.
[480] S. Agost. med., _de Morib. Eccl. C. 39_.
[481] Non è una esagerazione: Vedi il Petav., _de Incarn. Lib. XIV. c. 10_, il Bellarm., _de Reliq._ etc., ed il Catech. di M. Berger, etc.
[482] Can. 5. Syn. Nic. I. Can. 20, Conc. Antioch. a. 341. Can. 19. Conc. Calcedon. _secundum Regulas Petrum bis in anno in unum convenire Episcopos, ubi singula, quae emerserint, corrigantur_. Vedi il Decr. di Graziano alla Dist. 18. S. Leone Ep. 16 c. 7. inculca questa regola _pro custodia concordissimae unitatis_.
[483] Optat. Lib. 2. cont. Parmeo. _Cum quo_ Damaso Pontefice _nobis totus orbis commercio formatarum in una communionis societate concordat_. S. Aug. Ep. 163 V. Ed. ad Eleus. V. Cabas. Diss. 7. _Notit. Concil._
[484] Serm. 101. _de Divers. C. 7_. Ed. Plantin. T. X. p. 572. I testi, che riportano poco dopo, dimostrano i Fedeli bene informati.
[485] Ad _Riparium_ Ep. 37. T. 4. Ed. Paris. p. 278. et. adv. Vigilant. p. 280.
[486] S. Aug. _Cunt. Faust._ Lib. 20, c. 21.
[487] Tertull. de _Praescript. Haeret._ §. 21, etc, e l'Analisi del Ch. D. Tamburini Prof. della R. I. Università di Pavia.
[488] Vedi Ruinart nella Pref. generale _in act. Mart._ e Mamachi _Orig. et Antiq. Christ._ T. 1. L. 1. § 27.
[489] Beausob. l. c. pag. 663.
[490] Euseb. H. E. L. 4. C. 15.
[491] Un segno di gioja, lasciando da parte la mistica, erano i lumi, adoprati ne' primi tre secoli per necessità, e quindi per ceremonia. Tanto è contraria la Chiesa alle novità. Vedi de Vert. T. 2. p. 18, Pref. e la Lettera a Jurieu. Quale ingiustizia il voler prender regola del Culto pubblico dai tempi della più barbara persecuzione! Vedi Prudent., _hymn. de S. Laurentio_; e S. Paolino, _Carm. de S. Felice_ colla Dissert. del Muratori 16. Tom. XI. p. 1. Ed. di Arez. ol. _Anecdot. T. 1_.
[492] Euseb., H. E. loc. cit.
[493] Vedi il Trombelli, _de cultu_ SS. Diss. 7. capit. 6. e seg.
[494] Beausob. T. 2 p. 668 N. 2. l, c.
[495] Beausob. ivi pag. 644. n. 2.
[496] _Suo loco et ordine nominantur, non tamen a Sacerdote, qui sacrificat, invocantur._ S. Aug., de C. D. Lib. 22. c. 10. Così Beausobre. _Deo quippe, non ipsis sacrificat, quamvis in Memoria sacrificet corum, quia Dei Sacerdos est non illorum_. Così prosegue S. Agost. Le parole poi antecedenti sono: _Ad quod sacrificium sicut homines Dei, qui mundum in ejus confessione vicerunt suo loco etc._
[497] Serm. 107 de divers. cap. 2. Ed. Plant. pag. 582 T. X.
[498] Serm. 17. _de Verb. Apost. c. 1. 131. T. X_.
[499] Tract. 84. _in Joan. T. IX_. Ed, Plant. p. 185.
[500] Euseb. H. E. L. 2. C. 25.
[501] Histoire etc. T. 2. pag. 668.
[502] L'autorità di S. Cirillo ha sempre spaventato i Settarj: onde hanno tentato ogni via per eluderla. Vedi la _Pref._ alle sue Opere _Edit. Paris._ §. 2. Le ventitre Catechesi si mostrano un parto genuino, ed incorrotto di quel S. da Nat. Aless. contro _Rivet Hist. Eccl. Saec. IV. c. 6. art. 12_, e dal Padre Touttée Bened. _Dissert._ 2 premessa alla Ediz. cit. Vedi il cap. 3 destinato alla difesa delle 5 Mistagog.; giacchè nella quinta di queste §. IX. p. 328 si legge: _Postea recordemus eorum, qui obdormierunt, primum Patriarcharum, Prophetarum, Apostolorum, Martyrum, ut Deus EORUM PRECIBUS, et legationibus orationem nostram suscipiat_. La Liturgia attribuita a S. Giacomo mi par che confermi l'asserzione di S. Cirillo, leggendosi = _Commemorationem agamus..... omnium SS. et justorum, ut PRECIBUS, atque intercessionibus EORUM omnes misericordiam consequamur. Tom. 2. Bib. PP. pag. 4, in fin_. Ed. Lugd. 677. Vedi Renaudot. _Liturgiarum Oriental. Coll. Tom. 2. p. 29 e seg._ Lascio però al Sig. Beausobre il privilegio di contare sopra monumenti sì dubbj. V. Praef. Tract, etc. Praelim. Jo. Bolland. Tom. 3. Ed. Venet. 1751. pag. 473. Sul passo delle _Costituz. Apost._ Vedi il Muratori, Dissert. _De Reb. Liturg._ cap. 22, ove rileva egregiamente la mala fede di Bingham., _Crimine ab uno etc._
[503] Vedi la cit. Dissert. a, del P. Toutée § 31 pag. 121.
[504] Liturgia S. Jo. Chrisost. = _In honorem... Dei Genitricis, et S. V. Mariae, cujus intercessionibus suscipe Domine Sacrificium hoc._ Indi il Sacerdote fa la commemorazione dei SS. o dei Martiri _QUORUM PRECIBUS visitari se a Deo rogat_. Presso il Petav. l. cit. V. T. Epifanio Haere 75, §. 7. ed i sacramentarj _Leoniano, Gelesiano e Gregoriano_ presso il Muratori T. 13 P. I. II. III. della Ediz. cit.
[505] L'invocazione de' SS. si confessa molto antica da Chemnizio, _Exam. Conc. Trid._ P. IV. p. 16. Può vedersi Agosti Einsidlens. Tom V. _Oecum. Trid. Concilii Veritas inextincta cont. Heidegger._ usandone con Critica. È celebre il testo di S. Cipriano nell'Epist. 57, _ad Cornel. Edit. Pamel._ sostenuto dal Petavio, _cont. Rigalt. de Incarn. L. XIV. c. 10_. ed il Can. XX. _del Conc. Gangrense_ nel Pontificato di S. Silvestro.
[506] Questo argomento è trattato ampiamente nel T. I. _de la Perpetuitè de la Foy_. Lib. 1. cap. 10. Debbono ancora spiegare i Protestanti il perchè in tutti i tempi la Chiesa abbia usato una somma cautela in registrare gli Atti de' Martiri, e nell'esame delle S. Reliquie per impedire le frodi talora pie, e talor vergognose. Vedi Ruinart, _Praef. in Act. Martirum_ §. 4., Mabillon _de Canoniz. SS. ad. Saec. V. Bened._, e l'Epist. _de Cultu SS. Ignotor._ Front. Duc., _de diebus fest._, Orsi, _Dissert. Apolog. pro SS. Perpet. et Felicit._, ed i Prolegomeni _ad Hist. Eccl. p. 20_ del Ch. Zola. Ma questa spiegazione si aspetta invano.
[507] Vedi la _lettera di una Inglese Cattol._ presso il Murat. Tom. 4. dell'Oper. Ediz. cit. Giovanni Hus e Wicleffo acconsentirono all'Invocazione de' SS. _Storia delle variazioni_ Lib. XI. §. 157, e 165, ed Arrigo VIII, ne confermò solennemente la pratica. Ivi lib. VII. §. 26 e 37.
[508] M. Claude ha compreso il settimo secolo intiero _dans les beaux jours de l'Eglise_: Ospiniano avendo appunto in mira il culto dei SS. e delle Reliquie riguarda S. Greg. M. come il fonte da cui scaturì il _torrente della superstizione, e della Idolatria_: i Centuriatori Magdeburg. si contraddicono. Vedi al Bellarm. _l. cit._ Chamier od altri prendon per _figure rettoriche_ le invocazioni dei SS. fatte dai Padri del IV. Secolo. Gibbon dopo Beausobre o Dailé etc. è meno scrupoloso. Quali e quante variazioni! È egli questo il carattere della verità! V. _la Perpet. de la Foy T. 1. e T. 5_. al _luog. cit._ Una innovazione, ed una innovazione superstiziosa e pagana poteva ella esprimersi con questi termini? _Iidem (Praesides Provinciarum) Martyrum festos dies jussu Principii OBSERVABANT._ Euseb., _in Vit. Const._ Lib. IV. c. 23. _Eorum Martyrum sepulchra celebrare, et PRECES ibi votaque nuncupare, et beatas illorum animas venerari CONSUEVIMUS: idque a nobis MERITO fieri statuimus._ Il med. Euseb., _Praep. Evangel._ Lib XIII. c. II. _Una innovazione superstiziosa e pagana_, può mai autorizzarsi dai Concilj Ecumenici? Nel Conc. Calced. _Act._ XI esclamarono i Padri = _ecce ultio, ecce VERITAS: Flavianus post mortem vivit, Martyr pro nobis oret_. Lab. Lutet. Paris. Tom. 4. P. 697. Tralascio come sospetto il Capit. 7. del VI. Conc. Gener. Tom. 6. p. 205., rimettendovi agli Atti dei Niceno II. Tom. VII.
[509] Lib. V, Cap. 20. _Contr. Haeres._ pag. 317. T. I. Ed. di Ven. de' Bened.
[510] Paradiso Cant. V.
CAPITOLO XXXII.
_Arcadio Imperatore dell'Oriente. Amministrazione e disgrazia d'Eutropio. Rivolta di Gaina. Persecuzione di S. Gio. Grisostomo. Teodosio II. Imperatore dell'Oriente. Sua sorella Pulcheria. Eudossia sua moglie. Guerra Persiana e division dell'Armenia._
[A. 395-1453]
La divisione del Mondo Romano tra i figli di Teodosio contrassegna il finale stabilimento dell'Impero orientale, che dal regno d'Arcadio fino alla presa di Costantinopoli, fatta dai Turchi, durò mille e cinquantotto anni in uno stato di prematura e perpetua decadenza. Il Sovrano di quell'Impero assunse ed ostinatamente ritenne il vano, e di poi fittizio titolo d'Imperator dei _Romani_; e l'ereditarie denominazioni di _Cesare_ e d'_Augusto_ continuarono a dichiarare, che egli era il legittimo successore del primo degli uomini, che avesse regnato sulla prima delle nazioni. Il Palazzo di Costantinopoli gareggiava, e forse oltrepassava la magnificenza della Persia; e gli eloquenti discorsi di S. Gio. Grisostomo[511] celebrano il pomposo lusso del regno d'Arcadio nell'atto di condannarlo. «L'Imperatore (dic'egli) porta sul capo o un diadema o una corona d'oro adornata di pietre preziose, d'inestimabil valore. Questi ornamenti e le vesti di porpora son riserbate per la sola sua sacra persona; ed i suoi abiti di seta son ricamati con figure di dragoni d'oro. Il suo trono è d'oro massiccio. Ogni volta che comparisce in pubblico, egli è attorniato dai cortigiani, dalle guardie e dai Ministri. Le lance, gli scudi, le corazze, le briglie, ed i finimenti dei loro cavalli sono o in sostanza o in apparenza d'oro, e l'ampio splendido rilievo, che è nel mezzo del loro scudo, è circondato da piccole borchie, le quali hanno la figura dell'occhio umano. Le due mule, che tirano il cocchio del Monarca, sono perfettamente bianche, e da ogni parte risplendono d'oro. Il cocchio medesimo, di purissimo oro sodo, attrae l'ammirazione degli spettatori, che osservano le portiere di porpora, il candido tappeto, la grossezza delle pietre preziose, e le rilucenti lastre d'oro, che brillano, quando sono agitate dal moto del cocchio. Le pitture Imperiali son bianche sopra un fondo turchino: l'Imperatore comparisce assiso sul trono, con le armi, i cavalli e le guardie intorno ad esso, ed i suoi soggiogati nemici, in catena, a' suoi piedi». I successori di Costantino stabilirono la perpetua lor residenza nella città reale, che egli aveva eretta sul confine dell'Europa e dell'Asia. Inaccessibili alle minacce dei loro nemici, e forse alle querele dei loro Popoli, ricevevano, qualunque vento spirasse, le tributarie produzioni d'ogni clima, e l'inespugnabil forza della lor Capitale continuò per più secoli a sfidare gli ostili sforzi dei Barbari. I loro Stati avevano per confini l'Adriatico, e il Tigri, e l'intiero spazio di venticinque giorni di navigazione, che separava la fredda estremità della Scizia dalla Zona torrida dell'Etiopia[512], era compreso nei limiti dell'Impero orientale. Le popolose regioni di quell'Impero erano la sede delle arti e delle scienze, del lusso e della ricchezza, e gli abitanti di esse, che avevan preso il linguaggio ed i costumi dei Greci, si nominavano con qualche apparenza di verità la parte più colta e gentile della specie umana. La forma del Governo era una pura e semplice monarchia. Il nome di _Repubblica Romana_, che per tanto tempo conservò una debole tradizione di libertà, ristringevasi alle province Latine; ed i Principi di Costantinopoli misuravano la lor grandezza dalla servile obbedienza del loro Popolo. Essi non sapevano quanto una tal passiva disposizione snerva e degrada ogni facoltà della mente. I sudditi, che avevano abbandonato la lor volontà ai comandi assoluti d'un padrone, erano ugualmente incapaci e di difender le vite ed i beni loro dagli assalti dei Barbari, e di guardar la propria ragione dai terrori della superstizione.
[A. 365-399]
Sono tanto fra loro connessi i primi avvenimenti del regno d'Arcadio e d'Onorio, che la ribellione dei Goti e la caduta di Buffino hanno già avuto luogo nell'Istoria dell'Occidente. Si è già osservato, che Eutropio[513], uno dei principali Eunuchi del palazzo di Costantinopoli, successe a quel superbo Ministro, di cui aveva ultimato la rovina, e tosto imitato i vizi. Ogni Ordine dello Stato inchinavasi al nuovo favorito, e la vile ed ossequiosa lor sommissione l'incoraggiò ad insultar le leggi, e quel che è viepiù difficile o pericoloso, i costumi del paese. Sotto i più deboli fra i Predecessori d'Arcadio, il regno degli Eunuchi era stato segreto e quasi invisibile. S'erano insinuati nella confidenza del Principe; ma le ostensibili loro funzioni erano ristrette al domestico servizio della guardaroba e della camera Imperiale. Potevano essi dirigere sotto voce i pubblici consigli, e distruggere con le maliziose lor suggestioni la fama e le sostanze dei cittadini più illustri, ma non avevan mai ardito di porsi apertamente alla testa dell'Impero[514], o di profanare i pubblici onori dello Stato. Eutropio fu il primo dell'artificiale suo sesso, che osò d'assumere il carattere di Magistrato Romano e di Generale[515]. Talvolta in presenza del vergognante Senato, saliva sul Tribunale per giudicare o per recitare un elaborato discorso, ed alle volte compariva a cavallo con gli abiti e l'armatura d'un eroe alla testa delle sue truppe. Il disprezzo del costume e della decenza scuopre sempre una mente debole e mal regolata, nè sembra che Eutropio compensasse la follìa del suo disegno con alcuna superiorità di merito o di destrezza nell'esecuzione. Il precedente suo genere di vita non l'aveva fatto iniziare allo studio delle leggi, o agli esercizi del campo; i temerari ed infelici suoi tentativi provocarono il segreto disprezzo degli spettatori; i Goti espressero il lor desiderio, che un tal Generale potesse comandar sempre gli eserciti di Roma, ed il nome del Ministro era infamato col ridicolo, più dannoso forse che l'odio per un carattere pubblico. I sudditi d'Arcadio erano esacerbati dalla memoria, che questo deforme e decrepito Eunuco[516], che sì sgraziatamente imitava le azioni d'un uomo, era nato nella più vil condizione di schiavo; che avanti d'entrare nel palazzo Imperiale, era stato più volte venduto o comprato da cento padroni, i quali avevano esaurito la giovanile sua forza in ogni abbietto ed infame ufizio, e finalmente nella sua vecchiezza l'avevano abbandonato alla libertà ed alla miseria[517]. Mentre queste vergognose istorie giravano e si esageravano forse nelle private conversazioni, era lusingata la vanità del favorito con gli onori più straordinari. Si eressero ad Eutropio nel Senato, nella Capitale, e nelle Province statue di bronzo o di marmo decorate coi simboli delle sue civili e militari virtù, e scritto vi fu sopra con pompa il titolo di terzo fondatore di Costantinopoli. Fu promosso al grado di Patrizio, che incominciava a significare in un senso popolare ed anche legale Padre dell'Imperatore, e l'ultimo anno del quarto secolo fu macchiato dal Consolato d'un Eunuco, e d'uno schiavo. Tale strano però ed inespiabil prodigio[518] risvegliò i pregiudizi dei Romani. L'Occidente rigettò l'effemminato Console, come un'indelebile macchia per gli annali della Repubblica; e senza invocar le ombre di Bruto o di Camillo, il Collega d'Eutropio, colto e rispettabile Magistrato[519], sufficientemente dimostrò le diverse massime delle due amministrazioni.